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domenica 10 luglio 2022

Al Cantiere di Italia al Centro spunta il terzo simbolo del partito di Toti

"Lo dico con affetto a chi in queste ore continua a dire 'Il centro è mio, il centro è nostro': il centro è di tutti": lo ha detto con convinzione ieri Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, al "Cantiere" - così è stato chiamato l'incontro tenutosi all'Auditorium Antonianum - del suo partito politico, Italia al Centro, nato il 16 febbraio come "federazione sovrastrutturata dei partiti IDeA e Cambiamo" (come recita l'atto costitutivo) e poi ufficialmente come partito il 28 aprile avendo Toti come presidente, Gaetano Quagliariello come vicepresidente e Mariarosaria Rossi come tesoriera. Il riferimento, ovviamente, era alle parole di Silvio Berlusconi, che venerdì in un messaggio registrato aveva voluto ricordare "a questi signori [...] che il centro siamo noi, che il centro è Forza Italia, che in Italia è un partito indispensabile perché costituisce la testimonianza e la continuazione della tradizione liberale, cristiana, garantista, europeista e dei principi e dei valori della società occidentale": parole non proprio amichevoli, dettate quasi certamente anche dal fatto che una parte rilevante delle figure di primo piano del nuovo soggetto politico (e certamente tutti e tre i fondatori indicati nell'atto costitutivo) hanno avuto una lunga militanza forzista. 
L'incontro di ieri ha avuto risonanza anche per la partecipazione di figure potenzialmente interessate alla "conservazione" e "rinnovazione" del Centro, cercando convergenze: non sono passate inosservate le parole di Carlo Calenda ("Siate netti e pragmatici: se dite che questo cantiere è aperto a tutti finirete per annacquarvi in un indefinito che non porterà un voto. Questo è il momento del coraggio e di ricordaci che la religione del laico è innanzitutto verità e coerenza. Occorre ricordare ai partiti delle grandi famiglie europee che è tempo del riscatto rispetto ai populismi e ai sovranismi; tutto il resto è un fritto misto che non porta a nulla e che fa gioire gli avversari che possono dire che nel centro c'è di tutto, Calenda, Di Maio, non cito Mastella perché è amico vostro. Il centro è il contrario di tutto questo: il centro liberale è il luogo delle scelte nette e delle persone per bene") che non sono esattamente piaciute al citato Clemente Mastella (che, dopo aver staffilato a più riprese il "pariolino" della "Calenda greca", ha comunque precisato "Bisogna iniziare subito a costruire il centro e correre il rischio, io sono per un centro che possa stare anche da solo, a prescindere dalla legge elettorale, anche perché spesso si fa all'ultimo minuto e non possiamo aspettare, perché avremmo una fragilità intrinseca"); sono intervenuti anche Ettore Rosato (per Italia viva: "Evitiamo di fare dieci costituenti di centro, mettiamo insieme le nostre energie che sono di più dei partiti") e Mariastella Gelmini (per il governo, anche se ha precisato di essere intervenuta "non per cercare collocazioni politiche", ma per il confronto sui temi del suo ministero), oltre che Antonio Noto (che ha tentato di tracciare un identikit del centro e del suo elettorato).
Chi ha organizzato quel Cantiere ne è convinto: "il Centro è stato grande quando è stata grande l'Italia" (e, si deve supporre, viceversa), eppure "c'è il rischio che scompaia dall'atlante della politica italiana", come ha detto nel suo intervento iniziale Gaetano Quagliariello. Proprio lui ha rivendicato la scelta di avere avviato la costruzione di qualcosa di nuovo e autonomo, piuttosto che cercare ospitalità in altri partiti per cercare di ottenere lo stesso risultato. Ciò si è tradotto in "una traversata nel deserto per rimanere fedeli non tanto alle idee, ma a una visione, perché l'area del centro non scomparisse": per fare questo, visto che nel deserto della traversata capita di frequente di sentirsi soli, per Quagliariello è stato opportuno cercare "di fare un pezzo di strada insieme ad altri compagni, in maniera inclusiva, con umiltà e disponibilità, a volte anche troppo. Per questo abbiamo cambiato tante sigle". Lui stesso, pensando a sé, ha ricordato il passaggio da IDeA a Cambiamo! a Coraggio Italia (quando ancora era visto come un progetto comune Toti-Brugnaro) a Italia al Centro: "un po' come i vecchi comunisti, diciamo: Pci, Pds, Ds, poi Pd, ora forse D, poi speriamo si fermino, sennò non rimane più niente...", anche se ha rivendicato di aver "cambiato sigle per non cambiare idee" (frase certamente non nuova) e di averlo fatto "dalla parte giusta della storia".
La versione dell'atto costitutivo
Già che ci si è, bisognerebbe dire che, oltre a tante sigle, sono stati cambiati tanti simboli. E in questo caso lo si può ben dire perché proprio ieri il Cantiere era "tappezzato" di una nuova versione dell'emblema di Italia al Centro, la terza a livello nazionale. Nell'atto costitutivo del 28 aprile scorso, infatti, era stato indicato come simbolo ufficiale un "cerchio suddiviso all'interno in due porzioni. La porzione in alto è di colore blu. In questa porzione compare la scritta in colore bianco e carattere maiuscolo grande 'ITALIA'. Al centro, tra la porzione in alto e quella in basso, compare la scritta in colore bianco e in carattere maiuscolo piccolo 'AL'. La porzione in basso è di colore arancio. In questa porzione compare la scritta di colore bianco e in carattere maiuscolo grande 'CENTRO'. Sullo sfondo di entrambe le porzioni, dall'alto verso il basso, compare un'immagine stilizzata dell'Italia che assume un colore blu chiaro nella porzione in alto e arancio chiaro nella porzione in basso. Il tutto è delimitato da un segno di circonferenza di colore blu". 
Alle ultime elezioni amministrative, nei casi in cui Italia al Centro ha partecipato con il suo simbolo ufficiale all'interno di altri contrassegni (come a Parma e a Palermo), si è solitamente vista una seconda versione del fregio, che ha concentrato il nome tutto nella parte superiore blu (che per l'occasione era stata ampliata, occupando circa il 60% del cerchio), mentre il segmento arancione inferiore conteneva il riferimento a Toti, come era avvenuto già con Cambiamo!. Altrove, invece, erano state usate altre versioni, o relativamente simili al simbolo nazionale, con la posizione della città evidenziata sulla sagoma dell'Italia (a L'Aquila) o della regione (a Catanzaro), oppure molto diversi, com'è accaduto in Liguria a Genova e alla Spezia, a prevalenza decisamente arancione con il riferimento a Toti in enorme evidenza. 
Ieri, invece, è apparsa una nuova versione, ulteriore variazione di quello nazionale con il riferimento a Toti. Innanzitutto il nome è stato riscritto, lasciando da parte il carattere Impact e sostituendolo con il Nexa (o per lo meno molto somigliante: era lo stesso carattere di Scelta civica e del Nuovo centrodestra); il cerchio è di nuovo sostanzialmente diviso a metà, anche se il diametro è leggermente crescente e coperto da un tricolore costituito da tre strisce (quella rossa, in alto, molto più sottile delle altre), interrotte al centro per fare spazio alla preposizione "con"; nella parte inferiore, poi, il riferimento a Toti è ancora più evidente che in passato, riprendendo in sostanza il simbolo della lista Toti delle regionali 2020 e delle liste liguri di Italia al Centro di quest'anno. 
Nel giro di poche settimane, dunque, sono apparse varie versioni e aggiustamenti successivi dello stesso simbolo. E sarà che, come ha detto lo stesso Toti in apertura del suo discorso finale, tutti "i cantieri sono un po' disordinati", ma le cose erano andate quasi nello stesso modo con Cambiamo!, che in pochi giorni aveva fatto circolare ben tre versioni del simbolo, anche se poi non era più cambiato di fatto. Nell'attesa di vedere se anche in questo caso l'emblema si stabilizzerà, si attende di scoprire se Vinciamo Italia - rappresentata nel Cantiere di ieri da Marco Marin - svelerà il suo simbolo e, nel caso, che destino avrà. 

domenica 27 marzo 2022

Toti vara a Genova Italia al Centro, con i suoi primi simboli locali

Può dirsi iniziato ieri in modo ufficiale - con la sua prima assemblea nazionale, svolta in parte in presenza e in parte da remoto - il cammino di Italia al Centro, il progetto politico guidato da Giovanni Toti insieme a Gaetano Quagliariello e Paolo Romani: al momento si tratta di un'aggregazione di esperienze locali e regionali (che si tradurranno innanzitutto in liste alle elezioni comunali che si svolgeranno nella tardissima primavera), ma la prospettiva è di presentarsi in modo unitario e visibile alle prossime elezioni politiche (ed è ancora presto per dire con chi, anche a causa dell'incognita della legge elettorale). 
La presentazione nazionale - a livello locale qualcosa si è già fatto nei giorni scorsi - si è tenuta all'Acquario di Genova, uno dei comuni più importanti tra quelli interessati dal prossimo voto amministrativo e certamente uno dei comuni in cui Italia al Centro sarà presente alle elezioni, sia pure - come si vedrà tra poco - con una veste ad hoc
Non è senza significato, peraltro, che a presentare l'evento Dalle città all'Italia, una proposta per il Paese sia stata Mariarosaria Rossi, senatrice della componente del gruppo misto al Senato Italia al Centro (che include anche Quagliariello e Romani, oltre alle senatrici e senatori Massimo Berutti, Andrea Causin, Raffaele Fantetti, Sandra Lonardo, Marinella Pacifico e Sandro Biasotti, già presidente della Regione Liguria e anch'egli presente ieri; c'erano anche alcuni deputati connessi a distanza, incluso Marco Marin di Coraggio Italia). "Giovanni Toti - ha detto in apertura dell'evento - ci dice che oggi in troppi parlano di centro e vi si collocano, per tatticismi o giochi di palazzo, per differenziarsi dagli estremismi o per creare alleanze in vista delle campagne elettorali, ma ancora nessuno ha provato a guardarci dentro: il centro sono i nostri fabbisogni, le speranze, i nostri bambini, il nostro ambiente, il Centro siamo noi, ma dobbiamo tornare tutti a pensare a un progetto che ci accomuna, per riportare il paese al Centro". Appare interessante la ricostruzione politica del cammino fatto sin qui, proposta dalla stessa Rossi: "Ognuno di noi proviene da esperienze diverse, ma se siamo tutti qui insieme è perché abbiamo trovato in Toti la sintesi: lui ci ha portato nella sua comunità di Cambiamo!, che poi si è unita a Idea di Quagliariello, in seguito si è aggregata con Coraggio Italia di Luigi Brugnaro e oggi si allarga ancora con Italia al Centro".
Del quadro internazionale ha parlato il capo delegazione al Senato, Paolo Romani, ma lui stesso ha fornito alcune riflessioni importanti anche sul piano elettorale: "Abbiamo vissuto una stagione di bipolarismo vincente e netto, in cui chi vinceva governava e chi perdeva andava all'opposizione: era un bipolarismo non malato, che forse non ha aiutato l'Italia dal punto di vista economico ma sicuramente la domenica sera gli italiani sapevano chi vinceva e chi perdeva. In parte dal 2013, ma sicuramente dal 2018 tutto questo non è più avvenuto: noi che siamo sempre stati per il maggioritario dobbiamo convertirci, come fecero i padri della nostra Repubblica, a una legge elettorale proporzionale. Non vorrà dire che quella sera sapremo chi ha vinto, ma che ogni italiano saprà che il suo voto è andato a un partito che conserverà i valori e i contenuti per i quali ha espresso quel voto. Di questi cartelli, che non hanno più funzionato perché si trasformano, si rompono - noi stessi abbiamo migrato, siamo i primi a essere parte di quel sistema che non funziona più - ho l'impressione che qualcuno ragionevolmente si debba occupare". I #drogatidipolitica guarderanno soprattutto a queste frasi, anche se a conquistare l'attenzione dei più è stata la frase successiva: "Dirò una cosa scomoda: a me fa paura che con questo sistema elettorale che si chiama Rosatellum qualcuno che si chiama Meloni o Salvini possa andare a Palazzo Chigi, non tanto per le cose che non sanno fare perché non hanno studiato abbastanza, quanto per la possibile reazione di Bruxelles, di cui tutto sommato dobbiamo tenere conto".
Si è configurato come più rivolto alla politica interna (ma non solo) il discorso di Gaetano Quagliariello: "In questa sala ci sono fondamentalmente, in gran parte, gli eredi del '94, di quelli che allora si opposero a un'apparentemente scontata vittoria della gloriosa macchina da guerra" (che, per la cronaca, in realtà era "gioiosa", anche se perse), per cui coloro che sono parte del progetto sono "liberali in economia, atlantisti in politica estera, conservatori nei costumi. Negli anni '90 pensavamo di avere vinto, di non avere più concorrenti, ma sono arrivate le smentite; pensammo con un po' di arroganza che la democrazia si potesse esportare con le baionette e, riguardando quel periodo, dovremmo fare un po' di autocritica; sovranismi e nazionalismi sono nati anche come reazione alle nostre sconfitte occidentali, ecco perché qualcuno ha pensato di rinnovarsi guardando a Putin che guardava direttamente agli zar. Noi ora abbiamo la grande occasione di rigenerare culturalmente quella parte che nel nostro paese è sempre stata egemone e in passato ha fatto grande l'Italia, anche grazie al fatto che ora a Palazzo Chigi c'è una persona ha i nostri stessi valori. Nessuno qui vuole trovare un lavoro a Mario Draghi, ma è legittimo che qui si lavori perché tra un anno non si torni alla situazione umiliante che c'era prima di lui. Il centro è un'esigenza sociale da riempire di contenuti ed esiste a prescindere dalla legge elettorale, altrimenti non ci sarà davvero". Sul piano organizzativo, Quagliariello ha insistito sul concetto di "piramide rovesciata", che deve porre in alto la base territoriale con le sue istanze, per poi dare vita agli altri livelli che di quelle istanze dovranno necessariamente tenere conto.
Dopo gli interventi dai territori - tra cui quello di Sandro Biasotti, per il quale i valori di Italia al centro "sono quelli della Dc e di Forza Italia" e fanno parte dei punti di forza, insieme alla squadra e al leader ("Gli elettori arriveranno, ma a Giovanni dico: andiamo con calma, non andiamo a sposarci con Renzi o Calenda, sarei a disagio, dovrebbero venire loro casomai") - la chiusura è toccata allo stesso Giovanni Toti: "Oggi attraversiamo una vera crisi di sistema, solo in parte mitigata da un governo in cui ci riconosciamo e che è nato anche grazie a noi. Servono risposte complesse, senza nascondere la polvere sotto il tappeto. Le due coalizioni sono testimonianza di tempo che fu, non il presente né tanto meno il futuro. Che progetto di paese ha il centrodestra, che valori lo uniscono? Non credo che il centrodestra si sia sciolto come neve al sole durante l'elezione del Presidente della Repubblica: è arrivato lì cercando di rimettere insieme qualcosa che in realtà si era già sciolto prima, in questa legislatura non è mai stato insieme un'ora dalla stessa parte in Parlamento e già questo qualche riflessione dovrebbe farcela fare. Il centrodestra è quello dei vaccini o quello che dice che c'è una dittatura sanitaria? Quello che crede nelle riforme di Draghi o è quello che contesta ogni singola riforma e pensa a un isolazionismo, una sorta di forma di autarchia? Ho difficoltà a pensare Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, noi ed altri su un palco insieme: chiudiamo questa nefasta parentesi del governo Draghi o cerchiamo di fare tesoro di quello che abbiamo imparato in questi mesi sulla pragmaticità, sulla necessità di governare e fare le riforme? Nell'altra coalizione non c'è meno nebbia, anzi, se possibile ce n'è anche di più".
Sul progetto politico Italia al Centro, Toti ha detto: "Il Centro che vogliamo non è fatto di tattica e strategia ma ha dei valori. Non abbiamo fretta, non vogliamo scorciatoie ma seguiamo un percorso complesso, magari anche confuso, come la realtà è. Credo serva uno sforzo - forse meno sexy per i giornalisti ma necessario - per definire che cosa vogliamo: il Centro non è un contenuto, ma è un contenitore di contenuti, non ci si dichiara di centro per sentirsi nel giusto, ma ci si sente di centro quando in quel Centro si sono messe cose che si ritengono utili per Paese. Non usciamo di qui dicendo con chi saremo alleati nel '23: lo saremo di chi condivide i nostri valori e vogliamo riportare al Centro la cultura di governo". Cos'è dunque Italia al Centro? "Come figura retorica è una metonimia, il contenitore per il contenuto. Non credo sia passo indietro rispetto a Cambiamo, Idea, Coraggio Italia, ma un passo avanti e credo che ne faremo altri: se la nostra vocazione è aggregare persone sulla base di contenuti, noi dobbiamo fare il cerchio dell'insieme solo per quei contenuti, altrimenti rischiamo di fare l'ennesima cosa autoreferenziale. Vogliamo essere la somma di tante esperienze civiche, associative, con nomi diversi e che correranno anche con geometrie diverse sul territorio. Credo che il nostro partito debba mettere insieme comunità anche diverse, le migliori espressioni di città, movimenti, amministrazioni, dando uguali opportunità a tutti. Siamo velleitari? Forse, il nostro è un progetto che può tranquillamente fallire, però siccome siamo a Genova ricordiamo che Cristoforo Colombo diceva che non si attraversa l'oceano senza paura di perdere di vista la sponda da cui si è partiti".
Non è stato presentato al momento alcun simbolo di Italia al Centro, anche perché è prematuro: come detto, il primo appuntamento sarà costituito dalle elezioni amministrative, che vedranno anche una grafica variabile. A Genova e La Spezia, capoluoghi liguri che andranno al voto, il simbolo sarà una variazione di quello della lista Cambiamo con Toti presidente, vista alle regionali: il cognome del presidente della Liguria campeggerà in blu su fondo arancione e sulla sagoma della regione, con in basso il riferimento alla singola città (Toti per Genova, Toti per Spezia); unico riferimento al progetto nazionale sarà l'espressione "Liguria al Centro" posta ad arco nella parte alta del simbolo. Altrove, invece, si userà il formato "[comune] al Centro": pochi giorni fa è stato presentato il simbolo di L'Aquila al Centro, che usa gli stessi colori che dominano nei simboli di Cambiamo! e delle liste liguri, ma al contrario (fondo blu, silhouette dell'Italia arancione, con un cuore in prossimità del capoluogo). Nelle prossime settimane si vedrà come sarà declinato il simbolo in altre città, guardando alle somiglianze e alle differenze; per capire quanto di quella grafica sarà conservato nell'emblema di Italia al Centro ci vorrà più tempo, ma basterà avere pazienza.

mercoledì 18 gennaio 2017

Una nuova Idea (con nuovo simbolo) per far ripartire il centrodestra

Il 13 gennaio, dunque cinque giorni fa, si può dire che abbia rappresentato un nuovo inizio per Idea, la formazione voluta e guidata da Gaetano Quagliariello. Si dovrebbe votare nel 2018, ma il partito non può certo pensare di limitarsi ai parlamentari su cui ora può contare (oltre all'ex ministro per le riforme, Carlo Giovanardi, Eugenia Roccella, Andrea Augello, Luigi Compagna, Guglielmo Vaccaro e Vincenzo Piso), senza cercare di mettere radici nei territori. Poteva cercare di aprire circoli o sezioni città per città; ha invece preferito cercare di coinvolgere nel progetto gruppi già esistenti e presenti nelle istituzioni locali, cercando di preparare così la propria presenza in tutta l'Italia. Nell'incontro tenuto nella sala del Refettorio - nel palazzo che ospita la biblioteca della Camera - e nei giorni successivi, Quagliariello al momento sarebbe riuscito a raccogliere una cinquantina di movimenti, liste civiche e associazioni territoriali, con oltre 300 amministratori locali sparsi in tutte le regioni, tranne Valle d'Aosta e Liguria.  
Quello concluso nei giorni scorsi è stato qualificato come un "patto di federazione" con Idea: i soggetti locali, in particolare, manterrebbero "a livello territoriale tutta la loro autonomia - ha spiegato Quagliariello - devolvendo a un vertice comune la loro rappresentanza nonché la ricerca di una più ampia politica di alleanze". Alcuni dei gruppi che hanno risposto all'appello di Idea sono particolarmente nutriti: è il caso, ad esempio, di Cuori italiani, progetto politico legato ad Andrea Augello che propone nel simbolo il tricolore formato dai tre cuori stilizzati e che, al momento, nel Lazio può contare addirittura su circa 150 amministratori, decisamente la compagine più grande.
Non va comunque sottovalutato l'apporto di altri soggetti politici. Eloquente è l'esempio di Noi Centro, formazione legata a Massimo Ferrarese, ex presidente della provincia di Brindisi, alla quale si riconduce pure l’attuale sindaca della stessa città, Angela Carluccio. Il partito è stato fondato nel 2010 - nato "dall'esigenza - si legge nel sito - di dare una risposta ai bisogni di un Sud ed una Italia in difficoltà" e con lo sguardo volto "verso il Partito della Nazione, la grande forza che dal centro condurrà l’Italia verso un domani migliore" - e si distingue graficamente con un sole senza raggi, che sorge da un mare piuttosto placido (setting poco socialdemocratico quindi); l'emblema denota una certa cura grafica (si vede anche, per dire, un uso studiato delle luci e dei riflessi, come se l'emblema fosse coperto da un vetro). 
Tra gli emblemi che da qui in avanti faranno riferimento a Idea, anche Verona domani, formazione guidata dal consigliere regionale Stefano Casali, già capogruppo in Regione legato a Flavio Tosi, ma allontanatosi dall'attuale sindaco di Verona e probabile aspirante sindaco nella stessa città. L'emblema scelto dalla formazione è dominato dal Ponte Pietra, un segno evidente del territorio veronese, così come sono scaligeri i colori giallo e blu; decisamente originale è un particolare della grafica attualmente in uso, che "ripiega" all'indietro una parte della circonferenza per creare la V di "Verona" (una soluzione certamente interessante, che però non potrebbe essere ripresa in un contrassegno elettorale, dovendo il cerchio comprendere tutti gli elementi). 
Non va lasciato da parte nemmeno Umbria Next, movimento guidato dal consigliere regionale Sergio De Vincenzi, nato il 4 dicembre 2015 e diffusosi via via in tutta la regione. La prima assemblea regionale, tenutasi il 14 gennaio 2017, giusto il giorno dopo l'incontro romano di Quagliariello, è servita appunto ad aderire al patto federativo con Idea, "nell'ottica del rispetto dell'autonomia locale e di un'alternativa cristianamente laica e liberale alla sinistra". Una curiosità: accanto all'emblema (poco originale, con un romboide verde e due bande rosse su fondo bianco e all'interno di una spessa circonferenza blu) non si può non notare la sigla TM, che starebbe per marchio registrato; in effetti, però, cercando nel database dei marchi si scopre che la richiesta di registrazione riguarda solo il nome e, in ogni caso, la domanda risulta "registrabile", senza che il titolo sia stato rilasciato.
L'idea (anzi, Idea) di Quagliariello era di mettere in campo il suo piccolo partito "per coltivare la grande ambizione di contribuire alla costruzione di un forte e ampio partito di centrodestra", sperando di riuscire a mettere in piedi una coalizione "che ambisca a governare questo Paese, nella chiarezza del confronto e nella ricerca di sintesi comuni", mentre continuare ad avere un centrodestra diviso tra particolarismi porrebbe "le premesse perché si ripeta ciò che accadde a Weimar, laddove le cosiddette forze centrali non avevano insieme la maggioranza del Paese e le estreme erano tra loro incoalizionabili".
E mentre il partito si prepara alle assemblee provinciali (da svolgersi dopo il 31 marzo, almeno nelle province in cui sarà stato raggiunto "il numero previsto di iscritti secondo un criterio legato alla popolazione territoriale"), qualcuno si è reso conto che il simbolo era già cambiato da alcune settimane, all'incirca dalla metà dello scorso dicembre. Via il nome "Identità e azione", è rimasta solo la sigla, sempre arancione, tranne che per la "e", bianca sul nuovo fondo blu scuro, ma sempre minuscola: continua infatti a fare da congiunzione, stavolta nell'espressione Popolo e libertà. A prima vista sembrerebbe una riedizione (senza tricolore) del Pdl berlusconiano, in cui ha militato lo stesso Quagliariello; riflettendoci un po', in realtà, il ritocco sembra piuttosto un modo per dare maggiore visibilità all'esperienza dei Popolari liberali di Carlo Giovanardi (anch'egli ex Pdl), che dunque avrebbero pari dignità grafica all'interno dell'emblema.
Nel frattempo, però, chi ha buona memoria potrebbe anche ricordare che la parola "Idea" ben in vista in un emblema - peraltro a fondo blu - c'era già stata. Bisogna tornare indietro al 2010, quando alle elezioni regionali del Veneto a sostegno di Giuseppe Bortolussi era stata presentata anche una lista "verde": il sole che ride (in quel caso rosso a fondo giallo, con la scritta "Nucleare? No, grazie" che riprendeva quella delle origini) era stato piazzato su un cerchio color carta da zucchero con la parola "idea" tutta minuscola, piuttosto visibile. In quel caso la sigla significava "Italia democratica etica ambientalista"; ironia della sorte, nella stessa tornata elettorale Idea era apparsa anche in Basilicata, ma in quel caso era acronimo di "Insieme democrazia economia ambiente". L'Idea di Quagliariello, insomma, non era proprio nuovissima, ma è stato fortunato, perché nessuno se n'era accorto... 

venerdì 4 dicembre 2015

L'IDeA di Quagliariello? Alla Camera è sudamericana...

L'IDeA di Gaetano Quagliariello, dunque, ha mosso i primi passi. Gli interessati hanno ripetuto più volte che no, Identità e azione non è un partito, ma solo un movimento politico - aperto, tra l'altro, alla doppia tessera - e dunque è naturale pensare a forme di collaborazione con altre forze politiche. a partire da Italia unica (anche se l'altro giorno, in conferenza stampa, lo stesso Quagliariello non ha particolarmente gradito il titolo di "speaker" della formazione di Passera dato in quell'occasione a Guglielmo Vaccaro). Al momento, però, la sigla IDeA in Parlamento non c'è, nel senso che nessuno degli eletti che aderiscono al soggetto politico si è distinto con quel nome.
A Palazzo Madama, per esempio, i senatori interessati - oltre a Quagliariello, Carlo Giovanardi, Luigi Compagna e Andrea Augello - sono rimasti nel gruppo di Area popolare, probabilmente per non andare nel gruppo misto (al Senato non esistono ufficialmente le componenti, anche se di fatto anche un solo membro può attribuirsi un'etichetta specifica). A Montecitorio, invece, qualche movimento c'è stato, anche se non troppo appariscente: dal 30 novembre, infatti, nel gruppo misto si è formata una nuova componente, quella dell'Unione sudamericana emigrati italiani, ossia il partito con cui nel 2013 è stata eletta alla Camera Renata Bueno, che risulta essere tra gli starter di IDeA. La cosa, ai più attenti alla politica e ai suoi movimenti (nel senso di spostamenti grandi e piccoli), potrebbe anche provocare un'espressione tra lo stupito e il sorridente, visto che finora l'Usei di tracce parlamentari non ne aveva lasciate, anche - verrebbe da dire - per volontà della stessa Bueno.
Dopo i primissimi giorni di non adesione ad alcun "sottogruppo", il 21 marzo 2013 Renata Bueno ha aderito alla componente Maie - Movimento associativo italiani all'estero, l'altra grande formazione legata alla Circoscrizione estero (che nel logo, tra l'altro, ha proprio una stilizzazione dell'America meridionale); poco dopo il gruppo acquisì anche la sigla dell'Api rutelliana, visto l'ingresso nella compagine di Franco Bruno, unico senatore eletto di Alleanza per l'Italia. Chiaramente, essendo l'unica eletta Usei, la Bueno non aveva i numeri per costituire una componente "visibile" del misto: invece che stare sola, ha scelto di aggregarsi a chi già rappresentava gli italiani all'estero. 
Ad aprile del 2014 l'Usei - a prescindere dalla del tutto involontaria assonanza ben nota a lombardi ed emiliani - ebbe una fiammata di indesiderata notorietà per l'inserimento nel simbolo del Movimento Bunga Bunga (già depurato dei riferimenti indebiti alla Juve): alla base ci sarebbe stato un accordo - rivendicato dal creatore della lista, Marco Di Nunzio - che, grazie alla rappresentanza parlamentare della Bueno, avrebbe permesso alla lista di presentarsi alle elezioni europee - e, più avanti, alle regionali del Piemonte - senza raccogliere firme. Davanti a quella situazione il presidente Usei Eugenio Sangregorio reagì con un'azione legale, sostenendo di non avere delegato in alcun modo i rappresentanti di Bunga Bunga all'uso del simbolo (e in questo modo riuscì a far bocciare le liste con quell'emblema così particolare) Renata Bueno invece, contattata dal sito Italia chiama Italia, fu netta nelle sue dichiarazioni: "Questa vicenda non mi riguarda. Non seguo più le attività né le scelte dell’Usei perché non sono più una loro iscritta. Mi sono candidata e sono stata eletta con questo movimento ma, in seguito, mi sono distaccata, non mi riconosco in questa realtà e non li seguo più".
Oltre un anno e mezzo dopo quelle dichiarazioni, all'indomani della presentazione di IDeA, invece, la Bueno ha lasciato la componente Maie (che intanto aveva accolto i deputati transfughi di Alleanza liberalpopolare autonomie, mettendo per primo il nome di Ala) e ha fondato proprio quella dell'Usei: ha potuto farlo, in deroga alla norma che richiede una consistenza di almeno dieci deputati, perché ha dichiarato di rappresentare l'Unione sudamericana emigrati italiani, partito esistente alla data delle elezioni politiche del 2013 e che allora aveva presentato liste. Certo non poteva farlo da sola, essendo necessari almeno altri due deputati: a lei si sono uniti Aniello Formisano (che è tornato nell'Italia dei valori dopo la parentesi di Centro democratico, ma non poteva dare rappresentanza all'Idv perché quella formazione nel 2013 non aveva presentato liste proprie o con la sua "pulce" in un emblema) e l'ex Pd Guglielmo Vaccaro; l giorno dopo sono arrivati anche Vincenzo Piso ed Eugenia Roccella, altri compagni di Bueno e Vaccaro nel nuovo movimento politico. Per il momento, dunque, la componente degli emigrati italiani in Sudamerica è la casa di IDeA, sebbene Piso, Vaccaro e la Roccella (e il discorso vale pure per Formisano) siano italianissimi e tutt'altro che emigrati. Tranne che dai loro partiti di elezione, ovviamente.

mercoledì 2 dicembre 2015

L'IDeA di Quagliariello che nacque tricolore

Potrebbe essere così
l'IDeA tricolore originale
L'IDeA di Quagliariello? Era gia abbastanza concreta il 3 novembre, quando il primo nucleo del simbolo era stato depositato all'Ufficio italiano brevetti e marchi. La notizia è emersa oggi, nel giorno in cui lo stesso Gaetano Quagliariello e Corrado Passera hanno annunciato in una conferenza stampa il loro percorso comune: il primo passo, l'ingresso dell'ex Pd Guglielmo Vaccaro (tra i fondatori di IDeA) nella direzione nazionale di Italia unica, diventandone speaker parlamentare alla Camera per portare le istanze del partito in aula (al Senato lo stesso compito se l'è assunto Quagliariello).
Se però la stampa ha conosciuto ufficialmente IDeA il 25 novembre, i movimenti erano iniziati molto prima. Lo testimonia il deposito di una richiesta di registrazione come marchio di un emblema da parte di Diana Fabrizi, membro del Consiglio nazionale degli studenti universitari e assistente dell'ex coordinatore di Ncd. Il nome del movimento legato al fregio, guarda caso, era proprio Idea - Identità e azione.
A cambiare, in realtà, era la grafica: se a fine novembre era stato presentato un tondo bianco, leggermente ombreggiato, con l'acronimo arancione di IDeA e il nome per esteso in nero, all'inizio del mese la descrizione che era stata depositata - non è al momento disponibile l'immagine della grafica presentata - era almeno in parte diversa. In base al database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, quello depositato dalla Fabrizi dovrebbe essere "un simbolo circolare all'interno del quale sono scritte la parola 'idea' in grassetto corsivo minuscolo di colore bianco sulla linea immaginaria del diametro e le parole 'identità e azione' (su due righe) in stampatello maiuscolo di colore bianco al centro della metà inferiore del simbolo stesso. Lo sfondo del simbolo è di colore verde nel semicerchio superiore e di colore rosso nel semicerchio inferiore".
L'AdnKronos, che ha dato la notizia del "precedente tricolore", ha parlato di un "simbolo provvisorio che serviva a depistare eventuali curiosi". E' probabile, in realtà, che - curiosi a parte - servisse soprattutto "prenotare" il testo del nome (in effetti non modificato) e una grafica sommaria, magari da rivedere in seguito: dopotutto, quello dell'ex ministro per le riforme del governo Letta non si pone come un partito e poteva esserci meno urgenza di tutelare anche la soluzione grafica definitiva. Anche se, bisogna ammetterlo, di estro e fantasia grafica nell'emblema di Quagliariello si avverte un po' la mancanza.

mercoledì 25 novembre 2015

L'IDeA di Quagliariello, alternativa al centrosinistra

"... e poi, e poi / che idea... Ma quale idea?". Non avrebbe dubbi Gaetano Quagliariello a rispondere alla domanda contenuta nel classico di Pino D'Angiò: quale idea? La "mia" idea, anzi, IDeA. Ove la parola diventa l'acronimo di Identità e Azione. Il sito - www.movimentoidea.it - è già nato, anche se di pagine da riempire ce ne sono ancora varie; la "squadra" per dare corpo alla nuova IDeA invece c'è già. 
Tra i fondatori, accanto a Quagliariello, altri esponenti già appartenenti al Nuovo centrodestra da tempo a disagio (anche per questioni etico-politiche), su tutti Carlo Giovanardi ed Eugenia Roccella; accanto a loro, Andrea Augello, Luigi Compagna (già liberale, poi Pdl-Gal, prima dell'approdo in Ncd), Guglielmo Vaccaro (eletto col Pd, ma passato al gruppo misto e sostenitore di Caldoro contro De Luca in Campania), Vincenzo Piso e persino Renata Bueno, eletta alla Camera all'estero in rappresentanza dell'Unione sudamericana emigrati italiani e in seguito ritenuta vicina a Matteo Renzi. Con Quagliariello ci sono anche vari ex dirigenti Ncd, soprattutto della Puglia (a cominciare da Domi Lanzillotta) e alcuni consiglieri regionali.
La spiegazione del nome, in fondo, sul sito c'è già: nella trasformazione del mondo e dell'Italia politica "persino le idee, le identità sembrano essersi smarrite, o appaiono inservibili e invecchiate", mentre per Quagliariello e colleghi le idee "nascono non solo dalla mente ma dal cuore. E perché senza di esse fare politica non vale la pena: si riduce a gestione asfittica del potere". Trasformazioni e sconvolgimenti, in ogni caso, "hanno terremotato il sistema politico. E il vecchio centrodestra, che era stato il baricentro di una lunga stagione imperniata sul conflitto tra berlusconismo e antiberlusconismo, ne ha pagato il prezzo più alto": lo stesso Nuovo centrodestra, pur avendo evitato al paese derive greche, sembra potersi ritenere "conclusa", come si legge anche sull'Occidentale). E' duramente realista Quagliariello nel riconoscere che "a disgregarci siamo stati tutti bravissimi", mentre ora bisogna riuscire ad aggregare, mettendo in campo "idee nuove per riscoprire identità antiche": "serve un’Identità - si legge sempre nel sito - che si traduca in Azione. Serve un’Idea".
Ma, appunto, quale idea? E, prima ancora, cos'è IDeA? Tiene a precisare Quagliariello che IDeA non è "l'ennesimo partitino", che peraltro non serve: si tratta piuttosto di un movimento, perché ciò che è vincente e realmente utile è "mettersi in Movimento" (nessun riferimento, ovviamente, al M5S), con la consapevolezza che "tutto ciò che fin qui ha resistito nel campo alternativo alla sinistra non può essere guardato con atteggiamenti di immotivata superiorità, ma sapendo anche che non è sufficiente". Morale, niente liste di proscrizione per i partiti, ma nessuno può dettare legge nella (ri)costruzione del centrodestra, che dovrà finanziarsi "con la partecipazione e con l'iniziativa" e potrebbe unire "storie e mondi diversi" anche consentendo la doppia appartenenza (motivo di più, probabilmente, per non qualificare IDeA come un partito).   
Il marchio abbreviato
dell'editore De Agostini
(proprietà De Agostini Spa)
Ciò si dovrebbe tradurre in un emblema che, su fondo bianco-grigio sfumato "a spilletta", inserisce l'acronimo e la denominazione del movimento per esteso. Il nome di certo è piuttosto nuovo (in politica l'aveva usato il Movimento idea sociale di Rauti), come anche il riferimento all'identità (l'azione si è già vista, più a destra che a sinistra). Non si è di fronte a un simbolo vero e proprio: non ci sono elementi grafici degni di nota, tutto si regge sul lettering in carattere bastone. Unica particolarità, la "e" minuscola, riportata nella sigla e nel nome completo ad altezza delle maiuscole. Anche quell'idea, però, non è affatto nuova, anzi ricorda qualcosa di già visto: la "e" minuscola tra la "D" e la "A" maiuscole, infatti, è da anni il marchio abbreviato della De Agostini editore. Ovviamente non si pone alcun problema legale sui segni distintivi (IDeA è diverso da DeA, nel significato, nei colori e in parte nella grafica), ma colpisce che Quagliariello abbia lasciato un partito - il Nuovo centrodestra - il cui primo logo, quello rettangolare, richiamava piuttosto l'emblema di uno studio professionale o di un farmaco, per costituire un movimento che involontariamente richiama il marchio di un editore.
Tondo com'è, il simbolo potrebbe anche essere presentato alle elezioni, ma è tutt'altro che scontato: se il prossimo parlamento - almeno per quanto riguarda la Camera - quasi certamente sarà eletto con l'Italicum, le corse "solitarie" saranno scoraggiate, a vantaggio delle federazioni di vari soggetti politici. Difficile quindi che IDeA finisca sulle schede: può essere che ci finiscano i suoi aderenti, magari sotto altre insegne politiche. 

mercoledì 15 aprile 2015

Le mutazioni grafiche non proprio felici di Area Popolare

E' passato giusto qualche giorno da quando si era detto su questo sito che, in fondo, il simbolo "a bicicletta" che Ncd e Udc avevano deciso di darsi sotto il nome di Area Popolare, pur non essendo un capolavoro, rappresentava comunque un miglioamento rispetto ai contrassegni visti alle elezioni europee e regionali dello scorso anno. Oggi, francamente, tocca già ricredersi, specialmente dopo che Gaetano Quagliariello ha diffuso, attraverso i social network, l'emblema di Ap che si prevede di utilizzare nella consultazione elettorale in Veneto, a sostegno di Flavio Tosi
Se non si era apprezzata la ripartizione in senso orizzontale del cerchio fatta l'anno scorso, sembra francamente imbarazzante il risultato di una divisione successiva, con il semicerchio superiore equamente diviso tra Ncd e Udc. Nel quartino degli alfaniani, tra l'altro, trova spazio anche la scritta "Veneto autonomo", che fa parte della denominazione adottata dal gruppo consiliare: la "D" blu della sigla di Alfano risulta quasi innaturalmente schiacciata, anche se le proporzioni delle lettere sono rispettate. Per lo meno questa volta lo scudo crociato dell'Udc non è stato compresso, anche se risulta proprio piccolo; lo sfondo azzurrino originale consente di nuovo di vedere le vele sottostanti apportate da Ccd e De. Il nome del partito mantiene la sua disposizione semicircolare originaria, anche se l'effetto nello "spicchio" riservato al partito di Cesa non è proprio dei migliori. 
A dominare su tutto, per l'imponenza dello spazio, la grandezza dei caratteri e i colori, è il semicerchio inferiore, con la dicitura "Area popolare Veneto" (in blu) "con Tosi" (nero), il tutto su fondo giallo. Se già il contrassegno del 2014 era parso infelice per l'accozzaglia di elementi, questa volta esteticamente non c'è davvero quasi nulla da salvare. Dei commenti raccolti qua e là, di positivo c'è poco, anche se le critiche - alcune davvero feroci e irripetibili - riguardano soprattutto il "progetto" politico; non per questo, ovviamente, la grafica dev'essere "assolta". Anche chi ci metterà una croce sopra, non guarderà quel cerchiolino volentieri.
E pensare che, solo qualche giorno prima, le scelte grafiche cui aveva partecipato Area Popolare erano state molto più sobrie e apprezzabili. Si prenda ad esempio l'emblema che sabato era stato presentato con riferimento alle elezioni nelle Marche. Si tratta, in particolare, dell'emblema del laboratorio Marche 2020, legato al presidente uscente Gian Mario Spacca, non più inquadrato e inquadrabile nel Pd. Area Popolare ha scelto di correre con quel raggruppamento, presentando un emblema che, nel segmento basso, contiene la semplice denominazione dell'alleanza, tra l'altro in una font Arial ristretta e in grassetto, senza che la grafica rimandi in qualche modo all'associazione fondata da Ncd e Udc.
Ancora più minimalista, se possibile, è stata la scelta divulgata ieri con riferimento a rinnovo del consiglio regionale umbro. Lì Area popolare correrà all'interno della lista "Per l'Umbria popolare", che candida alla presidenza della regione Claudio Ricci, sindaco di Assisi: il simbolo, in realtà, era già apparso in questo sito, ma per ragioni assai meno nobili (di cui, va detto subito, gli ideatori erano del tutto incolpevoli). Ebbene, la novità è quasi impercettibile ed è lo stesso Quagliariello a farla notare sul suo profilo: "Nelle stelline sono comparse una A e una P, che noi speriamo segnino l'astro nascente di Area Popolare. Si parte ufficialmente, in Umbria. Ma proprio lì da tempo è stata segnata la nostra via". L'entusiasmo, in fondo, fa sempre piacere: chissà se ha resistito intatto anche alla grafica molto discutibile spuntata oggi...

mercoledì 5 novembre 2014

Il Nuovo Centrodestra? Pronto per essere archiviato

Ma, soprattutto: chi l'ha detto che i simboli non interessano (più) a nessuno e non fanno notizia? Ieri Il Tempo ha battezzato quasi un'intera pagina in chiave symbol news, a partire da una dichiarazione dell'ex ministro Gaetano Quagliariello a quel passaggio obbligato della politica-spettacolo che è ormai diventato Un giorno da pecora«Presto cambieremo nome. Ncd serviva in una determinata fase, ma io ora spero che andremo oltre. Il nuovo nome si sceglierà più avanti».
Avrebbe dunque le settimane contate il Nuovo Centrodestra forgiato da Angelino Alfano: andrebbe in soffitta il nome e, ovviamente, anche l'emblema, probabilmente uno dei più vituperati della storia recente (e nemmeno su queste pagine all'esordio è stato trattato bene). Del resto, anche il varo del contrassegno aveva conosciuto la sua dose di sfortuna. E' sempre Il Tempo a ricordare, per la penna di Carlantonio Solimene, che il 5 dicembre 2013, alla presentazione del simbolo al Tempio di Adriano, il buio in sala durò quasi un minuto prima che il logo si materializzasse sul serio: «Un piccolo inconveniente tecnico - notò con arguzia al curaro il quotidiano romano - che preoccuperebbe i più scaramantici».
Il minicolpo di scena, peraltro, una manciata di giorni prima c'era già stato e nessuno, tra l'altro, lo sapeva meglio di Quagliariello. Perché proprio a casa sua il marchio "Il Nuovo centrodestra" era arrivato nelle mani di Alfano. Lo aveva registrato all'Ufficio italiano brevetti e marchi, in tempi non sospetti (era il 2011) Italo Bocchino, già vicepresidente di Fli. Praticamente un contrappasso, dopo che - a fine 2010 - i più vicini a Gianfranco Fini erano stati cortesemente informati che i viareggini Simonetta Marchetto e Ginetto Sugliano erano stati molto più veloci a depositare il marchio "Futuro e libertà". Ironia della sorte, i due erano esponenti della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza (in quel momento ancora impegnata nella battaglia legale sullo scudocrociato) e, tanto per cambiare, hanno registrato anche il "Partito della nazione" che potrebbe interessare a un certo Matteo Renzi. 
Alfano si era rivolto a Bocchino quando il suo fidato Davide Tedesco, nel depositare vari altri marchi potenzialmente utili alla nascente formazione, anche solo per impedire ad altri di usarli ("Centrodestra"; "Unione per la libertà"; "Unione della libertà"; "Confederazione della libertà" e "Federazione della libertà"), aveva scoperto che sul segno distintivo principale qualcuno era arrivato prima. A evitare ogni pericolo, un atto notarile di due paginette ha sancito il passaggio di mano: "Considerando l’interesse di Alfano, - recitava il testo, diffuso da AdnKronos - Bocchino intende trasferire a titolo gratuito e con spirito di liberalità il marchio, come proprio contributo al nuovo progetto politico”.
La donazione, tuttavia, non è stata garanzia di successo per il partito (anzi, intinge di nuovo la penna nel curaro Il Tempo, ricordando come il "tonfo elettorale dell'ex presidente della Camera" nel 2013 "non incoraggiava certo all'ottimismo"). E' vero, al Parlamento europeo il partito ci è arrivato, ma la soglia del 4% è stata superata anche grazie al cartello elettorale con l'Udc, operazione che a molti ex An non dev'essere stata facile da digerire. E mentre vari aderenti a Ncd stanno già prendendo altre strade (da Forza Italia alla nascente Lega dei popoli marchiata Salvini), qualcuno si prepara a segnare il nuovo corso del gruppo alfaniano con l'ennesimo cambio di simbolo. "Come si cambia / per non morire", ammesso che basti.