
Le tasse non piacciono a nessuno,
è noto e non c’è bisogno di un’indagine per averne conferma. C’è chi si limita
a pensarlo, c’è chi non lo tiene per sé e lo grida come e dove può. Qualcuno,
mentre era al governo, ha più volte giustificato l’evasione fiscale (senza
domandarsi con quali soldi avrebbe fatto fronte alle spese dello Stato), era
nelle cose che qualcun altro prima o poi pensasse di costruirvi intorno un movimento.
Da pochi giorni quell’idea si è
fatta partito, grazie a Leonardo Facco, giornalista, scrittore ed editore. A
dire il vero, statuto e atto costitutivo non ci sono ancora, dunque il partito,
inteso come associazione vera e propria, per il momento non esiste, ma è
questione di settimane. Il nome, però, è già lì: «Forza evasori». Chiaro,
inequivocabile, indisponibile a letture accomodanti. Accanto al nome, cinque articolate
idee di programma che compongono – sono parole dell’ideatore – un «passaporto
per la salvezza». Si snocciolano in fretta, volendo: «Del fisco me ne infischio»,
«Dieta paleolitica per lo Stato», «Il futuro è mio e lo decido io», «Abbasso la
squola», «Libertà di pensiero e di confessione».