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giovedì 16 agosto 2012

Contro il manganello delle tasse. Oggi come allora

Le tasse non piacciono a nessuno, è noto e non c’è bisogno di un’indagine per averne conferma. C’è chi si limita a pensarlo, c’è chi non lo tiene per sé e lo grida come e dove può. Qualcuno, mentre era al governo, ha più volte giustificato l’evasione fiscale (senza domandarsi con quali soldi avrebbe fatto fronte alle spese dello Stato), era nelle cose che qualcun altro prima o poi pensasse di costruirvi intorno un movimento.
Da pochi giorni quell’idea si è fatta partito, grazie a Leonardo Facco, giornalista, scrittore ed editore. A dire il vero, statuto e atto costitutivo non ci sono ancora, dunque il partito, inteso come associazione vera e propria, per il momento non esiste, ma è questione di settimane. Il nome, però, è già lì: «Forza evasori». Chiaro, inequivocabile, indisponibile a letture accomodanti. Accanto al nome, cinque articolate idee di programma che compongono – sono parole dell’ideatore – un «passaporto per la salvezza». Si snocciolano in fretta, volendo: «Del fisco me ne infischio», «Dieta paleolitica per lo Stato», «Il futuro è mio e lo decido io», «Abbasso la squola», «Libertà di pensiero e di confessione».