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giovedì 18 aprile 2024

Europee, simbolo di Alleanza Verdi e Sinistra (senza Possibile) intatto?

In queste ore si sta parlano moltissimo della candidatura annunciata da Alleanza Verdi e Sinistra di Ilaria Salis, "detenuta in Ungheria, in condizioni che violano gravemente i diritti delle persone, [...] prossime elezioni europee" dell'8 e del 9 giugno. La candidatura, concertata con il padre Roberto, è ancora da definire nei modi (anche per l'accettazione che Salis dovrà firmare per poter entrare in lista) e nelle forme, con il fine di "tutelare i diritti e la dignità di una cittadina europea, anche dall'inerzia delle autorità italiane, per ottenere una rapida scarcerazione in favore degli arresti domiciliari negati con l'ultima decisione dai giudici ungheresi" e di generare, a partire dalla candidatura, "una grande e generosa battaglia affinché l’Unione Europea difenda i principi dello Stato di Diritto e riaffermi l’inviolabilità dei diritti umani fondamentali su tutto il suo territorio e in ognuno degli Stati membri". 
L'annuncio è arrivato quando formalmente non è ancora stato confermato il simbolo con cui le liste di Avs si distingueranno alle elezioni europee; se si guardano alcuni materiali elettorali già circolanti - per esempio le grafiche dell'europarlamentare uscente Massimiliano Smeriglio, eletto nel 2019 con la lista Pd - Siamo Europei e uscito dalla delegazione dem all'inizio del 2024 - si ha la sensazione che il contrassegno sia esattamente lo stesso presentato alle ultime elezioni politiche: proprio il risultato ottenuto nel 2022, che ha consentito l'elezione di deputati costituitisi in gruppo, consente la presentazione delle liste senza dover raccogliere le firme. I due soggetti principali costituenti, peraltro, fanno riferimento a due partiti politici europei (e gruppi parlamentari) diversi: il Partito verde europeo per Europa Verde (che schiera anche il girasole dell'European Green Party) e il Partito della Sinistra Europea per Sinistra Italiana (che ha lo status di osservatore, visto che solo il Partito della Rifondazione comunista è un membro a pieno titolo del partito europeo). 
Martedì 16 aprile, tuttavia, di Avs si è iniziato a parlare soprattutto a proposito del rapporto complesso con Possibile: il partito, fondato da Pippo Civati e guidato dal 2018 da Beatrice Brignone, nel 2019 aveva concorso alle liste di Europa Verde (anche se il contrassegno ormai era stato depositato), candidando lo stesso Civati (che non mancò di polemizzare sull'inserimento di alcune candidature espressione del Fronte Verde, oggi partecipante alla lista Libertà di Cateno De Luca) senza però riuscire a spingere la lista a superare la soglia di sbarramento. 
Sulla questione della posizione di Possibile alle elezioni europee di giugno, il partito proprio il 16 aprile ha diffuso una propria nota, riportata di seguito: 
A partire dalle politiche del 2022 e poi sui territori per le amministrative e le regionali abbiamo avviato ove possibile percorsi comuni con Alleanza Verdi e Sinistra e con le forze la compongono, percorsi che hanno dato e stanno dando, in vista della tornata di giugno, forza e incisività alle nostre idee, alle battaglie comuni e alle persone che scelgono di portarle avanti. Purtroppo abbiamo constatato che non c'è la stessa disponibilità per quanto riguarda il percorso europeo, quindi condividiamo con tutte e tutti voi la riflessione che abbiamo già inviato alle forze politiche che costituiscono AVS, a Europa Verde, a Sinistra Italiana e ai Verdi Europei, ringraziandovi per il sostegno e per l'interesse che state dimostrando per le battaglie che portiamo avanti e per il modo di fare politica della nostra comunità. 
"Tra pochissime settimane verranno depositate le liste per le prossime elezioni Europee, ma nonostante il tentativo intrapreso da parte nostra fin dalle scorse politiche di costruire insieme una forza che si presenti alle elezioni unita, ad oggi ci spiace constatare che la nostra partecipazione non appare utile né forse gradita. Come capirete, all’alba di una campagna elettorale, senza coinvolgimento né risposte e senza vedere definizioni di alcun tipo, per noi non è più possibile traccheggiare oltre ed è con vero dispiacere che siamo costretti a prendere atto del fatto che il contributo che siamo convinti di poter portare al progetto e alla campagna elettorale non possa esserci con queste condizioni, e a condividere la situazione con chiarezza con il partito e con i nostri elettori. I progetti che vedono presentarsi unitamente AVS e Possibile sui territori dimostrano la validità dell’alleanza e ci auspichiamo che possano crescere e consolidarsi, ma è evidente che a livello nazionale non è al momento possibile replicare la stessa alchimia.  Ringraziamo i vertici dei Verdi Europei per i tentativi di mediazione e ci auguriamo che in futuro si valuti con maggiore attenzione la risorsa che Possibile può rappresentare."
Un articolo di Luca Pons su Fanpage ha cercato di approfondire il punto, raccogliendo un lapidario commento di Civati ("Povera sinistra") e una risposta più articolata di Brignone: a suo dire, non ci sarebbero stati problemi di carenza di posti tra le candidature. "Non siamo neanche arrivati a parlarne. Il punto è che fin dalle ultime elezioni politiche stiamo cercando di costruire una proposta politica unitaria a sinistra. Pensavamo che i tempi fossero maturi per farlo anche alle europee, ma evidentemente ci sbagliavamo". E se, come si comprende dalle parole scritte, tra i Verdi italiani ed europei "c'era disponibilità a presentare un contrassegno comune, [...] Sinistra italiana non è stata della stessa idea".
Brignone e Civati si candidarono nelle liste di Avs (prive di ogni riferimento grafico a Possibile) senza conseguire l'elezione; questo non ha impedito che in seguito si siano concepiti altri percorsi comuni: nel 2023, per esempio, alle elezioni regionali in Lazio ha partecipato alla lista Verdi e Sinistra a sostegno di Alessio D'Amato (portando - pur nella sconfitta della coalizione di centrosinistra - all'elezione di un consigliere, non riferibile però a Possibile) e in Friuli ha concorso alla lista di Avs in appoggio a Massimo Moretuzzo (lui non ha vinto, ma la lista ha comunque ottenuto un'eletta, sia pure riferita a Sinistra Italiana); in Sardegna, poi, quest'anno è stata presentata una lista a sostegno di Alessandra Todde che, grazie alla vittoria della candidata, ha ottenuto quattro rappresentanti in consiglio regionali, inclusa Maria Laura Orrú, aderente a Possibile e confermata nella sua carica di consigliera). 
"Nei territori dove a Possibile è stato riconosciuto un giusto ruolo, ci auguriamo che il buon lavoro dei nostri iscritti si fortifichi e si potenzi", ha detto Brignone, che con riferimento alla situazione legata alle elezioni europee ha usato altre parole: "Il problema sta nella tendenza a mantenere lo status quo. Siamo un Paese conservatore, anche a sinistra. Difficilmente cambiano schemi, parole e protagonisti". L'autore dell'articolo ha aggiunto altro, sostenendo che le trattative con Avs e in particolare con Sinistra Italiana si sarebbero rotte proprio sul contrassegno, quindi sull'inserimento di un riferimento a Possibile, "creando un clima di 'imbarazzo' che ha sostanzialmente impedito di arrivare a confrontarsi sulla campagna elettorale".
Sul piano grafico bisogna dire che la presenza di Possibile spesso non ha migliorato l'aspetto finale del simbolo: in alcuni casi, come in Sardegna e - in parte - in Lazio, ha decisamente contribuito a riempire e "appesantire" il contrassegno, mentre in Friuli - Venezia Giulia si è trovata una soluzione più fine, a danno però della visibilità e riconoscibilità del partito guidato da Brignone. Ci sarebbe ancora tempo, in ogni caso, per intervenire sulla grafica, se solo si volesse effettivamente includere possibile all'interno della lista; nel frattempo, è giusto segnalare che dalla sua creazione il partito fondato da Civati e guidato dal 2018 da Brignone non ha mai depositato il suo emblema al Ministero dell'interno, almeno con riferimento alle elezioni politiche (2018 e 2022) ed europee (2019). Sarà così anche questa volta? 

martedì 26 luglio 2022

Sinistra italiana ed Europa Verde, alleanza grafica con tocco arcobaleno

Che alle prossime elezioni politiche una delle liste sarebbe stata presentata da Europa Verde e Sinistra italiana insieme era ormai chiaro da tempo, almeno da quando il 2 luglio le due forze politiche avevano tenuto insieme a Roma l'evento "Nuove Energie", rendendo nota la loro intenzione di camminare insieme verso la nuova scadenza elettorale. Oggi il progetto della lista, denominata Alleanza Verdi e Sinistra, è stato presentato dai rispettivi leader, che in conferenza stampa hanno "svelato" il simbolo che sarà schierato alle elezioni.
Non si trattava certo della prima alleanza per nessuna delle due forze: la Federazione dei Verdi - lo stesso soggetto giuridico che oggi si chiama Europa Verde - aveva già partecipato alle elezioni politiche con altri partiti (lo Sdi nel Girasole nel 2001, Pdci e Consumatori uniti al Senato nel 2006, il Psi, Area civica e ulivisti nel 2018, passando per i cartelli della Sinistra l'Arcobaleno e di Rivoluzione civile nel 2008 e nel 2013). Quanto a Sinistra italiana, assai più giovane come soggetto politico, nel 2018 aveva concorso alle elezioni all'interno della lista Liberi e Uguali, mai divenuta partito ma sopravvissuta come componente del gruppo misto al Senato e soprattutto come gruppo parlamentare alla Camera: proprio questo particolare, tutt'altro che insignificante, consentirà alla lista presentata oggi di correre senza firme alle prossime elezioni (visto che, tra l'altro, nel frattempo il gruppo a Montecitorio è stato rinominato come Liberi e Uguali - Articolo 1 - Sinistra italiana, esplicitando le due forze principali all'interno del gruppo e consentendo appunto a Si di fruire dell'esenzione spettante al gruppo di LeU).
Si diceva del simbolo, letteralmente "svelato" alla fine della conferenza (insieme all'indirizzo che ospiterà il sito web della lista, www.verdisinistra.it). Pur non essendo stato illustrato dai presenti, il contrassegno è di facile lettura, tenendo presente che non era facile far convivere gli emblemi dei due partiti senza seguire le forme "classiche" e un po' limitanti della "bicicletta". Chi ha curato la grafica ha pensato di ovviare riservando alle due forze politiche un segmento circolare convesso, diviso rigorosamente a metà, facendo rinunciare al "doppio cerchio": se la "sigla lineare" di Sinistra italiana, con tanto di nome sottolineato del partito, in fondo è semplicemente incastonata al centro del semisegmento destro (con un curioso ribaltamento semantico), Europa Verde ha ridotto - dando lo stesso ingombro del logo di Si - il girasole dei Verdi europei e il nome del partito, al punto che lo storico sole che ride sarà piuttosto difficile da leggere sulla scheda (ma mai quanto il riferimento all'European Green Party, spostato subito sotto al nome e praticamente illeggibile). Nella parte superiore, a fondo bianco, trova posto il nome della lista, "Alleanza Verdi e Sinistra" appunto: questa parte può comprensibilmente ricordare - pure con l'uso di altri caratteri - il centro del simbolo di Sinistra ecologia libertà, in cui i colori (e anche i concetti rossi e verdi) erano invertiti. Accanto non passa inosservata, anche per riequilibrare il peso del testo, la sagoma di una colomba tinta con i colori della pace (che riporta al tempo in cui la Federazione dei Verdi, dal 2004, aveva inserito i colori dell'arcobaleno e la dicitura "per la Pace" nel suo simbolo); non manca in alto a sinistra un piccolo riferimento arancione alle "Reti civiche", con riferimento alla partecipazione di realtà civiche legate ai territori (tra l'altro, alla fine del 2011, i Verdi avevano preso il nome di Ecologisti e Reti civiche).
L'apertura della conferenza è stata affidata alla co-portavoce di Europa Verde, l'eurodeputata Eleonora Evi, per tratteggiare un'alleanza che "rappresenta due partiti che hanno due forti identità, ma vuole anche aprirsi al mondo, alle reti civiche, alle associazioni e alla società civile": in questo senso, ha rivolto un appello "a tutte quelle donne e quegli uomini che rappresentano le nuove energie di cui questo paese ha bisogno per affrontare le crisi drammatiche che stiamo vivendo, quella climatica e ambientale e insieme quella sociale". Nel proporre un'azione di netta discontinuità rispetto a quanto è accaduto soprattutto negli ultimi mesi in materia ambientale e sociale, Evi ha invitato a non ritenere scontato e inevitabile che vincano "le destre: il paese è antifascista e credo ci siano tante cittadine e tanti cittadini che non vogliono un governo populista, sovranista e neofascista, che neghi la crisi climatica e possa arretrare sul riconoscimento dei diritti".
"Siamo stanchi di guardare all'Europa solo quando ci chiede di tagliare le spese o di aumentare gli investimenti in armamenti - ha aggiunto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana -. Ci piace l'Europa in cui in ogni Paese c'è un salario minimo e il matrimonio egualitario, in cui si corre veloci verso il solare e l'elettrico, mentre in Italia siamo drammaticamente al palo. Vogliamo costruire un Paese in cui i salari tornino a crescere, in cui si riduca l'orario di lavoro a parità di salario e si redistribuisca la ricchezza, in cui non si debba scegliere tra innovazione, transizione ecologica e tenuta del lavoro, in cui si torni a investire nella sanità pubblica che protegga le persone e si possa andare a scuola e all'università gratuitamente". La lista messa in campo è la proposta "contro una destra che restringe i diritti e ci manda indietro: occorre il coraggio di una proposta politica chiara, costruendo massa critica": nell'appello di Fratoianni affinché "tutte e tutti si facciano un esame di coscienza" per costruire "la più larga convergenza per impedire che la destra avanzi" e dare all'Italia un Parlamento "in cui ci siano più sinistra, più ecologisti e meno destra" non è impossibile vedere un'apertura alla partecipazione a un'alleanza ampia di cui faccia parte anche il Pd (con cui però restano molte differenze sensibili, soprattutto sullo sguardo sulle politiche di transizione ecologica della cosiddetta "agenda Draghi"), ma c'è soprattutto il desiderio di rafforzare nel corpo elettorale la presenza del progetto che vuole unire giustizia ambientale e sociale.
"Il tema della crisi climatica è entrato nelle case delle famiglie in modo drammatico, non solo per il caldo, ma anche per le disparità sociali che questa crisi determina" ha ricordato il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli: "Siamo l'unica forza che sta portando avanti una battaglia molto forte contro un colosso dell'energia, Eni, che in questo paese alla fine del 2021 ha visto aumentare l'utile rispetto a un anno prima del 3870%: da una parte abbiamo miliardi di euro che producono tanta ricchezza, dall'altra famiglie e imprese che si impoveriscono". L'idea è di costruire "un argine democratico", oltre che centrato sulle battaglie ambientali e sociali, grazie al cammino condiviso tra Europa Verde, Sinistra italiana e varie realtà civiche, inclusi vari amministratori locali (Bonelli ha citato i sindaci di Latina, Carmine Valente, e di Brindisi, Riccardo Rossi).
C'è ancora un po' di tempo - ma non molto - per capire come si collocherà la lista, se sceglierà di coalizzarsi con il Pd e/o con altre forze politiche o troverà strade diverse. Di certo questo è il primo contrassegno composito presentato in vista delle elezioni politiche del 2022 (almeno tra le forze parlamentari, visto che è composito anche il simbolo di Alternativa per l'Italia); non può dirsi un capolavoro - è piuttosto pieno e non totalmente leggibile - ma non era facile far convivere i due simboli di partito (da inserire, per essere riconoscibili) con gli altri elementi e almeno traspare un certo studio per cercare di tenere insieme tutti i tasselli. In passato si sono visti esiti meno soddisfacenti; non è improbabile che ciò accada di nuovo anche quest'anno.

sabato 18 luglio 2020

Terra, la sfida ecologista, civica e democratica per la Campania

In attesa che anche per le elezioni regionali in Campania sia indicata la data - formalmente è ancora possibile votare in anticipo rispetto al 20 e al 21 settembre, date immaginate dal governo per lo svolgimento in contemporanea del referendum costituzionale e degli altri appuntamenti elettorali, ma con il passare dei giorni è sempre più probabile che anche le singole regionali si tengano negli stessi giorni - si è data un nome e anche un proprio simbolo una delle formazioni che si preparano a sfidare il presidente uscente, Vincenzo De Luca. Si tratta di Terra, un movimento civico-politico, non rivolto solo alle elezioni, che unisce comitati e associazioni di cittadini impegnate in battaglie ambientali, con il supporto di forze politiche. A illustrare il progetto e il simbolo per I simboli della discordia è Tonino Scala, segretario regionale di Sinistra italiana e tra coloro che hanno aderito al progetto fin dal primo incontro.

* * *

Scala, Terra si sta preparando a partecipare alle prossime elezioni regionali campane: cos'è e come nasce?
Terra nasce dall'idea di rimettere al centro la terra, devastata nel corso di questi anni, soprattutto in Campania. Non a caso la prima assemblea, con circa trecento persone, l'abbiamo tenuta a Taverna del Re, simbolo del fallimento della politica degli ultimi vent'anni: milioni di ecoballe che sono ancora lì, in attesa di essere smaltite, mentre nello stesso tempo non si è riusciti a costruire nessuna forma di ciclo integrato di rifiuti. Nei suoi cinque anni di mandato, la giunta De Luca non ha fatto costruire alcun tipo di impianto e non mi riferisco solo a quelli finali come i termovalorizzatori. Il problema è che l'idea di fondo diffusa è ancora quella del "forno da pizza": si prende e si butta dentro tutto e si pensa che il problema si risolva. Quelle ecoballe sono lì perché non c'è stato alcun revamping degli impianti esistenti, né appunto si è costruito alcun impianto intermedio, dedicato per esempio al compostaggio. Partire, anzi ripartire dalla terra, dunque, era inevitabile ed è stata una scelta simbolica.
Lei è il segretario regionale di Sinistra italiana: che ruolo hanno i partiti nella costruzione di questa lista?
Preciso che c'è la nostra idea è stata quella di aderire a un percorso politico lanciato dai comitati. In particolare esiste una rete denominata Stop Biocidio e che riunisce al suo interno un'ottantina di associazioni costituitesi sul territorio campano: ciascuna di queste è nata per seguire fronteggiare una specifica vertenza. Quell'organizzazione aveva lanciato un appello, che tra l'altro si apriva e si chiudeva citando l'enciclica Laudato si' di papa Francesco dedicata all'ambiente: si partiva dalla constatazione che "La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle città e nei campi possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe", ma ancora più significativa era la frase finale, per cui "Se i cittadini non controllano il potere politico - nazionale, regionale e municipale, neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali". L'appello, diffuso il 24 giugno, chiedeva di mettere in campo per la regione un progetto ecologista, civico e democratico: molte forze politiche che nel loro Dna hanno quei temi hanno deciso di aderire, ma hanno fatto un passo di alto, stando a disposizione di questo progetto civico. 
Di quali forze politiche parla?
Mi riferisco soprattutto a Sinistra italiana, a Rifondazione comunista, al Partito comunista italiano, al Partito del Sud, ma anche ad altre formazioni, come i Cobas. Il primo appuntamento è stato appunto a Taverna del Re il 4 luglio. Attraverso un percorso democratico si è pensato ad alcune tappe, compresa soprattutto la definizione del simbolo, dunque dell'immagine con cui presentarci alle elettrici e agli elettori.
Come avete deciso i contenuti del simbolo?    
Alcune prove grafiche intorno al nome Terra e libertà
Prima di arrivare al disegno definitivo, peraltro tutto prodotto in autonomia all'interno del nostro gruppo, si è svolta una discussione molto ampia che aveva prodotto varie ipotesi. erano state fatte alcune altre ipotesi. Alcune di esse riguardavano anche un nome più ampio di quello poi scelto: noi di Si per esempio avevamo proposto "Terra e libertà", il che avrebbe tra l'altro richiamato un famoso film di Ken Loach; alla fine però si è deciso di conservare solo il riferimento alla terra, perché dava comunque il senso dell'operazione "dal basso" che noi avevamo deciso di proporre. C'era poi chi intorno al simbolo voleva mettere alcune parole chiave, come "diritti", "salute", "uguaglianza"; qualcuno, anche giustamente, avrebbe voluto inserire una parola chiave per la sinistra come "lavoro"; alla fine però abbiamo scelto di lasciare "Terra" come unico elemento verbale forte.
Una curiosità: "sinistra" non è mai stata considerata come parola da inserire nel simbolo?
No, sostanzialmente per un motivo: noi siamo di sinistra senza bisogno di doverlo specificare, anzi scriverlo sarebbe diventato forse ridondante. Nel momento in cui si dice che si mette al centro del discorso politico la terra e il rapporto tra l'essere umano e la natura, si dice chiaramente che si è di sinistra anche se quella parola non è scritta nel simbolo. Questa dovrebbe essere, secondo noi, la forza della sinistra 3.0.
Torniamo al vostro simbolo e contrassegno elettorale: come siete arrivati alla versione finale?
Versione intermedia del logo
Ci sono stati vari apporti, dati un po' da tutti, soprattutto dai giovani che partecipano a questo movimento civico, perché tengo a precisare che di questo si tratta, non di una lista elettorale. Alla fine la costruzione è avvenuta in modo democratico, unendo appunto gli elementi delle varie proposte e bilanciandoli tra loro: la decisione è stata presa il 14 luglio in un altro luogo simbolo del degrado ambientale della nostra regione, la spiaggia Boccaperti di San Giovanni a Teduccio. Ciascuno ha dato il suo contributo attraverso dei fogliettini e alla fine è uscito il simbolo con il quale ci presenteremo alle elezioni. 
Che lettura dà di questi elementi?
C'è l'acqua del mare, il cui colore azzurro tinge anche il nome del movimento, dando il senso dell'unione dei beni comuni; c'è appunto la terra, qui tinta di verde chiaro, con quelle "onde" che richiamano i nostri campi lavorati ma che necessitano di quelle bonifiche che la nostra terra martoriata non ha ricevuto in tutti questi anni. C'è poi una figura umana che, dietro di sé, proietta l'ombra di un albero: la si può intendere in molti modi, come la persona destinata a tornare alla terra e alla natura - una sorta di "polvere sei e polvere ritornerai", per riprendere accenti biblici - oppure come uomo e albero elementi paritari e armonici di un ecosistema di grande rispetto reciproco.
Sul piano cromatico mi colpiscono due particolari: il fatto che Terra si tinga dei colori del mare, il che può sembrare anomalo, e il rosso usato per la figura umana. Ci sono ragioni particolari per queste scelte?
In effetti in un primo tempo avevamo anche pensato di scrivere "Terra" in rosso, ma quando abbiamo provato abbiamo visto l'effetto che faceva l'accostamento con l'azzurro del mare e non ci aveva convinto. Il rosso però abbiamo voluto che ci fosse comunque, appunto, in quella figura umana: il rosso è il colore della lotta, per il lavoro o per la natura, dunque un elemento cromatico che richiama la persona che lotta nel simbolo c'è.
In questi giorni avete detto che avete intenzione di candidare una coppia di persone alla presidenza: in che senso?
Noi vogliamo presentarci alle elettrici e agli elettori con un ticket uomo-donna, perché riteniamo giusto che alla presidenza non si candidi un uomo o una donna, ma il genere umano; anche all'interno di Sinistra italiana, per esempio, in certe realtà esiste una doppia segreteria, con un segretario e una segretaria. I nomi ancora non ci sono, ma l'idea c'è e vorremmo che fossero due giovani, anche per uscire dalla logica che vede per la terza volta sfidarsi Vincenzo De Luca e Stefano Caldoro. La settimana prossima, in una nuova assemblea, dovremmo indicare i nomi.
Giuridicamente, però, non è possibile candidare due persone, occorrerà "spacchettare" la coppia....
In effetti non si può, quindi decideremo insieme quale nome candidare ufficialmente per la presidenza della giunta regionale: sui manifesti ufficiali e sulle schede dovrà esserci soltanto quella persona, ma troveremo il modo di valorizzare quest'idea che secondo noi completa il nostro progetto politico e dà più senso alla complessità dell'operazione.
Per concludere: oggettivamente, la partita in Campania sembra già definita, come molti sostengono, o crede che sia ancora aperta?
Mi pare che De Luca si stia prendendo tutto il possibile: credo che il suo obiettivo non sia solo vincere, ma anche distruggere il Partito democratico. Si delinea sempre più una sorta di armata Brancaleone, di suk che comprende prodotti di vario tipo, a volte scaduti da tempo: anche quella parte di sinistra che pensava di poter stare all'interno di quel contenitore di fatto in queste ore sta scomparendo. In sostanzia, in Campania ci troviamo di fronte a due destre: quella di De Luca e quella di Caldoro che tra l'altro inizia la campagna elettorale sulla questione morale, fatto del tutto inedito per il centrodestra. La nostra risposta a tutto questo riparte da Terra.

domenica 18 dicembre 2016

Sel chiude bottega: analisi di un emblema al capolinea

Le storie umane nascono per durare il più a lungo possibile; a volte terminano troppo presto, a volte troppo tardi, ma la fine è scritta nel loro Dna fin dall'inizio. L'atto conclusivo (o ciò che direttamente lo precede) è arrivato ieri anche per Sel. Una sigla che, all'inizio della storia - databile al 16 marzo 2009, giorno della conferenza stampa di presentazione - significava Sinistra e libertà, ma già qualche mese dopo - in particolare dall'assemblea fondativa del 19 e 20 dicembre 2009 - aveva il significato completo di Sinistra ecologia libertà. Sette anni di vita con lo stesso nome, che si sono di fatto chiusi ieri alla Domus Australia di via Cernaia a Roma: il penultimo passo, annunciato da tempo, verso la nuova avventura di Sinistra italiana destinata a prendere ufficialmente il via tra qualche mese.
Ho detto penultimo passo perché, per quello che si è potuto capire, l'ultimo atto - ossia la decisione definitiva di scioglimento - spetterà alla segreteria, una volta completate le assemblee locali svoltesi nei giorni scorsi. Niente congresso nazionale dunque, cosa che a qualcuno non è piaciuta, così come una parte degli iscritti non condivide l'approdo - previsto dal 17 al 19 febbraio 2017 - all'interno di Sinistra italiana, per cui alcuni (come Luciano Uras) sono già approdati al Pd o si sono avvicinati, aggiungendosi a coloro che hanno percorso la stessa strada nei mesi scorsi (tra loro, ad esempio, Gennaro Migliore). 
Non spetta a questo sito dire se Sel è stata davvero - come si leggeva nel sito alcuni giorni fa - "un'esperienza di straordinaria ricchezza, che [...] ha dato molto in termini di riflessione, di legami umani e patrimonio politico"; certamente di fatto ieri si è conclusa una storia, vissuta quasi sempre ai margini. Prima della politica parlamentare (nel 2009 il cartello Sinistra e libertà mancò l'obiettivo dello sbarramento al 4% e non riuscì a entrare a Strasburgo), poi della politica che conta: nel 2013 fece parte della coalizione Italia bene comune di Pierluigi Bersani e, permettendo al centrosinistra di ottenere il premio di maggioranza alla Camera, ottenne un discreto numero di seggi, ma con la nascita del governo Letta si collocò subito all'opposizione e lì è rimasta per tutta la legislatura. 
Negli iscritti  c'è la consapevolezza di dover puntare a far introdurre nell'agenda del paese la lotta alla crisi economica e alla diseguaglianza viva nel paese, l'impegno per le politiche ambientali, l’innovazione e la ricerca, per i diritti di cittadinanza e per la conversione dell'economia verso sistemi "più solidali e intelligenti". Tutto ciò, peraltro, non sarà (più) fatto o tentato sotto il simbolo di Sel, uno dei primi emblemi essenzialmente "letterali" degli ultimi dieci anni: l'area del contrassegno colorata di rosso - che contenesse o meno il riferimento a Nichi Vendola - non aveva una funzione grafica precisa, se non quella estetica, risultando molto più importante il contenuto testuale dell'emblema. 
Certo, anche il simbolo - provvisorio? - di Sinistra italiana è fondamentalmente letterale, anche se la sigla è stata scritta in un modo riconoscibile e minimamente studiato. Non basta però rilevare questo per assicurare che anche nel nuovo soggetto politico si potrà "provare a costruire una memoria condivisa, [...] riflettere su ciò che siamo stati e su ciò che sarà". Di certo Sinistra italiana non potrà, non vorrà essere una riedizione della Sinistra - l'Arcobaleno del 2008 o (peggio) della Rivoluzione civile di Ingroia (2013), con cui si era cercato di tenere insieme i pezzi della sinistra radicale (e non solo quella), rimanendo però regolarmente fuori dalle aule parlamentari. Proprio all'interno della Camera e del Senato, invece, è nato il nucleo di Sinistra italiana e lì vorrà rimanere e tornare, per incidere sulle scelte politiche in modo più significativo di quanto non sia stato fatto finora. Certo gli affezionati al rosso, anche solo per ragioni storiche, con l'ultima versione emblema avranno di che essere contenti, vista l'abbondanza del colore. 

lunedì 20 giugno 2016

Sesto Fiorentino, i simboli della Sinistra che vince

Al di là di Roma, Torino, Milano, Bologna e Napoli, i casi più commentati degli ultimi due giorni, i ballottaggi alle elezioni amministrative dello scorso fine settimana hanno riservato vari altri casi interessanti, che meritano di essere analizzati. Ha ricevuto, per esempio, una certa risonanza mediatica il voto a Sesto Fiorentino - già Sestograd, per i drogati di politica - con il candidato del Pd avanti al primo turno, ma battuto al ballottaggio dall'appena più giovane Lorenzo Falchi, candidato dichiaratamente di sinistra. Non a caso, questo è uno dei pochi comuni in cui è stato presentato il simbolo di Sinistra italiana o, almeno, qualcosa che gli somigli: la sigla è quella, ma non è stata resa con le righe parallele; il fondo è rosso quasi come nell'ultima versione del segno e la parte inferiore bianca, a base curva, ricorda un po' la struttura (a colori invertiti) del penultimo simbolo di Sel.
A sostegno di Falchi, peraltro, c'era anche una seconda lista, una formazione civica denominata Per Sesto. La formazione è stata un po' più aggressiva sul piano grafico: su un fondo sfumato ma tendente allo scuro, infatti, è stata inserita una grossa e pesante X in funzione di "per", a voler rafforzare l'espressione "per Sesto". Non era facile far acquisire familiarità con una grafica simile, anche se di certo aveva poche probabilità di passare inosservata: non a caso, al primo turno, a fronte del 17,54% di Sinistra italiana, aveva comunque portato a casa un dignitosissimo 9,55%, che ora le permette di ottenere 5 consiglieri, uno in più del Pd che ha ottenuto il triplo dei voti.
Quanto alla coalizione che sosteneva Lorenzo Zambini (classe 1978, appoggiato in modo esplicito dalla segreteria nazionale), oltre all'ovvio simbolo del Partito democratico (senza aggiunte o nomi), si segnalava la lista Sesto! Siamo noi, già varata alle amministrative del 2014 (quando venne eletta sindaca Sara Biagiotti, amministrazione finita con il commissariamento dopo le dimissioni di un gruppo di consiglieri) e riproposta in questa occasione. Pur essendo una formazione della società civile (cui hanno dato appoggio pure Popolari per Sesto, socialisti, Democrazia solidale e Idv), la grafica richiamava e richiama quella utilizzata nel 2012 da Matteo Renzi, con lo slogan "Adesso!".
Terza formazione del gruppo era Sesto civica, raggruppamento che riunisce all'interno dello stesso emblema le "pulci" del Movimento Sesto2014 (soggetto che nel 2014 aveva corso da solo con Fabrizio Muscas come candidato a sindaco, ora capolista della formazione), dei Cittadini per Sesto Fiorentino (evoluzione di Scelta Civica) e di Laboratorio Italia. In effetti, rispetto alle realtà che ha cercato di riunire, i promotori della lista hanno cercato di far emergere soprattutto il carattere civico della formazione, grazie al nome e all'evidenza che ha ricevuto nell'emblema: bisogna ammettere, però, che il carattere Courier, assieme alla struttura almeno un po' sbilanciata del contrassegno, non ha aiutato a ottenere un risultato grafico soddisfacente. Entrambe le formazioni, tuttavia, sono rimaste sotto al 4% e resteranno fuori dal consiglio.
Altro candidato di area sinistra, arrivato terzo al primo turno, era Maurizio Quercioli, già candidato due anni fa per Sel e due liste civiche. Questa volta poteva contare innanzitutto su un curioso rassemblement, denominato Insieme, che unisce tre emblemi: quello di Rifondazione comunista, quello di Possibile e il meno noto logo di Alternativa libera, movimento costituito da alcuni fuoriusciti del M5S e che alla Camera ha fatto nascere una componente del gruppo misto proprio con i civatiani di Possibile. Nel suo essere semivuoto e semiaffollato, il contrassegno non è riuscito nemmeno troppo sgradevole, anche se di certo non era un capolavoro di grafica o di originalità.
L'altro emblema a sostegno della candidatura di Quercioli era quello di Per Sesto bene comune, nata essenzialmente come associazione di promozione sociale e presentatasi a queste elezioni come lista. In questo caso, obiettivamente, la grafica è stata curata con maggiore attenzione: ci si è affidati soprattutto all'uso delle font per rendere il nome della lista, inserendo solo due archetti arancioni - come il testo - per riempire un po' di più lo spazio del cerchio, senza lasciare troppo bianco all'interno della circonferenza. Questa lista, peraltro, anche per il suo probabile radicamento, ha ottenuto più del 10% e riuscirà anche ad avere un proprio rappresentante in consiglio.
Penultima al primo turno - a pochi decimi di punto di distanza da Pietro Pompeo Cavallo, candidato del M5S e comunque eletto consigliere - si è collocata Maria Tauriello, candidata sindaca per il centrodestra. Lei riuscirà a entrare in consiglio, mentre resteranno fuori tutti i rappresentanti delle sue liste. Su Forza Italia, presentatasi con il simbolo delle europee 2014 personalizzato con il cognome della candidata, si è leggermente imposta la "bicicletta" Sesto Fiorentino - Tauriello sindaco, che affiancava i simboli della Lega Nord Toscana (con il cognome di Salvini scritto decisamente troppo sottile) e di Fratelli d'Italia (sempre versione 2014), collocandoli in un cerchio equamente diviso tra bianco e giallo.

giovedì 24 marzo 2016

Se invertire i colori fa bene alla Sinistra (italiana)

Alle volte, inutile negarlo, alle idee si arriva procedendo per gradi e tentativi. In sé non c'è niente di male, anche se quando questo accade in politica di solito genera malumori tra la gente, che non accantona mai la speranza che le cose si facciano tutte in una volta e, possibilmente subito. Anche nel'ambito della comunicazione e del marketing, in effetti, andare per tentativi è piuttosto rischioso: se l'esordio di un marchio o di un messaggio è perfettibile ma decoroso, si può anche intervenire in un secondo momento per la messa a punto; se però la prima prova è deludente e un segno non ha impatto, può non esserci spazio per una "prova d'appello" che corregga il tiro.
Tutto questo per dire che, quando alcuni giorni fa in rete è apparsa una versione riveduta e corretta del logo di Sinistra italiana, per qualcuno era lecito avere dubbi sull'efficacia dell'aggiustamento grafico: quando il simbolo era stato presentato a Cosmopolitica, erano stati più i dubbi e le perplessità suscitate rispetto ai pareri positivi (tra i presenti e coloro che hanno commentato in rete), per cui si poteva anche pensare che il danno fosse ormai stato fatto, senza possibilità di porre rimedio.
Frenando l'istinto e mettendo in funzione il cervello, invece, sembra opportuno fare marcia indietro. E' vero, la modifica in fondo non è stata enorme, o forse sì: tutto dipende da come si interpreta l'inversione dei colori, per cui la sigla e la scritta rosse su fondo bianco sono diventate bianche su fondo rosso. Una sorta di "negativo", se si vuole, che peraltro - come direbbero i giuristi - equat quadrata rotundis, cioè "cerchia il quadro", dando uno sviluppo circolare a un segno che in origine appariva quadrato o rettangolare.
Inutile dire come una mossa simile sia particolarmente utile in chiave elettorale, anche pensando all'eventuale candidatura di Stefano Fassina a Roma (certo, sarebbe bastato inserire il logo precedente in un cerchio, magari bianco a bordo rosso, ma non sarebbe stata la stessa cosa); al di là di questo, però, è tutto il simbolo a guadagnarne in efficacia, resa grafica e - se si vuole - ideologica. Il colore rosso, decisamente dominante, porta in dote a Sinistra italiana un elemento importante di riconoscibilità, un po' come era avvenuto per la lista Tsipras alle europee del 2014 (anche se, di certo, si punta ad altre percentuali); potrebbe dare qualche noia in fase di stampa, per la corretta resa delle righe bianche affogate nel rosso, ma difficilmente qualcuno potrebbe confondere l'emblema. 
Sarà questo il segno definitivo di Sinistra italiana o dovremo attenderci altri aggiustamenti? Non è dato saperlo al momento, ma se questa era la prova d'appello, l'impressione è che sia stata superata.

domenica 21 febbraio 2016

Sinistra italiana, un marchio che sa di "già visto"

Si chiude oggi Cosmopolitica, assemblea di tre giorni per far ripartire la sinistra in Italia a partire dalla vita reale, fatta di persone ed esperienze. L'evento l'hanno organizzato varie associazioni e movimenti, da Sinistra ecologia libertà e da Sinistra italiana, contenitore che raccoglie vari ex Pd (come Carlo Galli e Alfredo D'Attorre) e al momento esistente essenzialmente come gruppo alla Camera, appunto assieme a Sel. 
Quella che si chiude ora è essenzialmente un'assemblea delle idee, non un evento congressuale: quello è previsto in dicembre, ma fino ad allora Sinistra italiana è destinata a essere qualcosa di più che il nome di un gruppo parlamentare. E' stato Peppe De Cristofaro di Sel (partito che ha scelto di non rinnovare il tesseramento per il 2016, in vista della nascita di un nuovo soggetto politico) a confermare che quell'etichetta sarà, in via provvisoria, il nome della nuova formazione, in attesa del congresso che potrà confermarlo o cambiarlo. Lo stesso avverrà con il simbolo provvisorio che è stato proiettato venerdì sera al Palazzo dei Congressi di Roma e che, forse, sarebbe meglio denominare logo: si risolve infatti nell'acronimo di Sinistra italiana, con le lettere tracciate da quattro linee rosse e con la "i" minuscola girata, in modo da consentire una lettura anche come punto esclamativo, quasi a voler affermare la convinzione per il nuovo progetto.
Di certo la soluzione grafica adottata venerdì non è piaciuta a tutti (al di là della reazione del pubblico presente non proprio entusiasta, i primi dubbi sono arrivati da Mariano Di Palma di ACT), così come qualcuno ha espresso dubbi sul nome, soprattutto sul reale valore attuale della parola "sinistra". "Cosmopolitica è stata un'opportunità importante per aprire finalmente un'alternativa credibile e di sinistra - precisa Raffaella Casciello, sempre del direttivo di ACT -. Pensiamo per questo che vada fatto uno sforzo ulteriore su nome e simbolo andando ancora oltre il nome provvisorio che è stato scelto. Lo decideremo democraticamente nei prossimi mesi. La parola 'sinistra' e la parola 'italiana' non raccontano a sufficienza l'enorme spazio sociale e politico che le nostre idee e le nostre pratiche possono rappresentare per milioni di persone nel nostro Paese".
Limitandosi al simbolo, tuttavia, ci si può al momento limitare a dire che la novità non sembra il punto di forza del nuovo segno. Innanzitutto la sigla è la stessa dei Socialisti italiani di Boselli (nati alla fine del 1994), a sua volta già usata in precedenza da Vittorio Sgarbi e dai referendari vicini a Massimo Severo Giannini nel 1992. 
Sul piano grafico-visivo, in più, l'idea di tracciare le lettere con varie linee equidistanti tra loro è già stata sfruttata in più occasioni. Il marchio più duraturo probabilmente è stato quello del Coni, il comitato olimpico nazionale italiano, che prima del segno distintivo in uso oggi ha avuto la propria sigla disegnata proprio con cinque linee blu (o, se si preferisce, quattro bande bianche bordate di blu). Soluzioni simili si possono ricordare - sono le prime che mi vengono in mente, in realtà - applicate agli emblemi del Centro sportivo italiano e del Credito italiano. Unica vera novità sembra essere il colore, che forse non poteva essere che il rosso; al momento, comunque, a contrassegnare "una formula ibrida, un partito oltre il classico partito" (sempre parole di De Cristofaro, riportate dal manifesto) restano le lettere "Si". Per capire il futuro, anche simbolico, della sinistra parlamentare c'è ancora qualche mese di tempo e molto lavoro da fare.

sabato 7 novembre 2015

La banda arancione della Sinistra italiana

L'idea grafica è chiaramente provvisoria, basta uno sguardo per capirlo. Non per questo, tuttavia, è inutile analizzare l'emblema scelto per Sinistra italiana, nome utilizzato per i gruppi parlamentari unitari che da lunedì (almeno alla Camera, al Senato è un po' presto) accoglieranno alcuni fuoriusciti del Pd, Sel e certi ex esponenti del MoVimento 5 Stelle. 
Nel sito di Sel, in cui si trova l'immagine utilizzata, il file stesso è denominato "slide" e in effetti somiglia a una diapositiva che si proietta sullo schermo di fondo, come poteva essere quello del teatro Quirino in cui si è svolta la presentazione stamani. Proprio quello, del resto, era l'uso più ovvio per questo "debutto", assieme al pannello della tribuna dalla quale sono intervenuti Alfredo D'Attorre, Stefano Fassina e gli altri (le misure e proporzioni della striscia, a ben guardare, erano quelle). 
Lo stesso D'Attorre aveva precisato, alla vigilia dell'appuntamento, che sarebbe stato prematuro parlare della nascita di un partito, ma qualcuno ha già le idee chiare: "Mi piace parlare di partito - ha detto Nicola Fratoianni, Sel -. Sappiamo che un gruppo parlamentare non è un partito ma noi vogliamo andare in quella direzione. E usiamo la parola 'sinistra' per far capire da che parte stiamo". Cosa che non è strana, per un soggetto che proprio da Sinistra ecologia libertà viene.
Il nome, dunque, è di fatto uno dei due elementi della grafica inaugurata oggi, scritto in bianco-negativo (con una font bastoni di gusto antico) su una banda a parallelogramma, di colore arancione. Un colore che per qualcuno può rimandare alla vecchia campagna elettorale di Giuliano Pisapia a Milano (e, volendo, di De Magistris a Napoli), ma anche all'ultimo tentativo della sinistra di entrare compatta in Parlamento, quello di Rivoluzione Civile (com'è finita - cioè male - è cosa nota). Rispetto ad allora è ben marcata la posizione che si vuole tenere (la sinistra, ovviamente) e non si è fatto ricorso, almeno per ora, a segni grafici di altro tipo, come la stilizzazione del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.
A qualcuno, però, quell'emblema potrebbe ricordare anche qualcos'altro. Bisogna ammetterlo, occorre spremere bene gli archivi della memoria per ripescare un simbolo quasi passato inosservato nel 2001: quello della lista Paese nuovo, presentato dal centrosinistra come "lista civetta", per evitare che i voti dei candidati di coalizione vincitori nei collegi uninominali fossero sottratti a quelli guadagnati dai Ds nella quota proporzionale, a causa del meccanismo dello "scorporo". Anche quella volta c'era una banda arancione col testo bianco all'interno, inserita in quel caso nel cerchio vuoto. Pur essendo uno degli emblemi più anonimi, raccolse incredibilmente 34mila voti (la metà del Partito pensionati): sfiorò lo 0,1%, pochissimo in apparenza, ma pur sempre di più del Fronte sociale nazionale, di Forza Nuova o dei Repubblicani europei della Sbarbati. Di certo, questo precedente grafico non è felicissimo: anche per questo, urge trovare un altro simbolo, definitivo stavolta.

giovedì 5 novembre 2015

D'Attorre e la Sinistra italiana che verrà

Sarà così il simbolo che verrà? 
Questione di giorni, a quanto pare: sabato dovrebbe nascere "un soggetto unitario della sinistra", acquistando immediatamente rappresentanza parlamentare. Ad annunciarlo è Alfredo D'Attorre, da poco fuoriuscito dal Pd, intervistato da Alberto Maggi per AffariItaliani.it. A dare corpo alla nuova realtà politica, "quelli che hanno lasciato il Pd e Sel, che si mettono a disposizione di questo progetto".
Si ripartirà dallo stesso D'Attorre, da Stefano Fassina e da chi altro vorrà essere della partita (tranne, per il momento, Pippo Civati, il cui curioso percorso parlamentare sarà più chiaro nei prossimi giorni).
Si preannuncia dunque la nascita di un nuovo partito ed è proprio D'Attorre a lasciarlo capire, senza alcun dubbio. Certamente dovrà esserci un nome, che in questa fase contrassegnerà per lo meno il gruppo o la componente parlamentare di riferimento: il deputato ha confermato che nella rosa delle ipotesi c'è Sinistra italiana, ma non è la sola. Unica certezza: "Sicuramente ci sarà la parola sinistra". Da lì in poi inizierà un percorso di alcuni mesi per costituire realmente il partito, che potrebbe nascere "in primavera o subito dopo le Amministrative". Consultazione elettorale che dovrebbe vedere il nuovo soggetto politico presente "sicuramente con duttilità e rispetto per le realtà territoriali che le Amministrative chiedono". A fianco persino del Pd, se questo appoggiasse programmi e candidati "chiaramente di centrosinistra", da tutt'altra parte e in alternativa "al Partito della Nazione" ove la formazione di Renzi si rivolgesse "a figure e ad alleanze di centrodestra".
Nessuna idea chiara, invece, sul simbolo, anche perché sembrerebbe prematuro: D'Attorre per ora annuncia "una sigla", per poi approdare a un vero emblema con il congresso fondativo del partito. Al momento di chiaro ci sarebbe solo il progetto di "offrire un riferimento a un elettorato molto ampio di Centrosinistra che era stato lasciato orfano dal Pd", senza "organizzare una piccola forza della sinistra radicale, esperimento già tentato e fallito in passato", ma costruendo "un partito ampio di sinistra di governo, culturalmente plurale e che superi una vecchia distinzione tra riformisti e radicali".
Certo, se il nome fosse Sinistra italiana, il battesimo potrebbe non essere dei migliori: già l'anno scorso Esseblog.it aveva raccolto un buon numero di proposte per il simbolo di un soggetto politico unitario e il nome più riprodotto era proprio "Sinistra italiana". Peccato che l'esperienza della lista Tsipras - che peraltro è rappresentata al Senato, grazie alla decisione di alcuni mesi fa di Francesco Campanella - sia poi entrata in crisi poco dopo le elezioni europee. Quella denominazione, insomma, potrebbe non essere nata sotto buona stella. Sempre meglio, in ogni caso, di Sinistra unita o unitaria, aggettivi che nella storia - vedere soprattutto alla voce "socialisti" - hanno sempre portato terribilmente scarogna, essendo l'anticamera di una divisione rovinosa.

lunedì 9 giugno 2014

Sinistra unita: come spegnere l'entusiasmo simbolico (di Calogero Laneri)

Per il post di oggi lascio volentieri spazio all'amico Calogero Laneri, che racconta di un progetto simbolico subito abortito, assieme all'idea di un progetto a sinistra finalmente unitario. L'idea di parlarne è venuta da lui, per cui il racconto non può che essere il suo.
Leggenda vuole che, quando due persone di sinistra si incontrano, finiscano per fondare tre partiti. Eppure, con la nascita della “Lista Tsipras”, i promotori del progetto legato alla figura del leader greco, avevano tentato di smontare quel vecchio adagio, anteponendo l'unità della lista alle piccole beghe della sinistra radicale.
Nonostante le mille difficoltà, il superamento della fatale soglia di sbarramento sembrava avere posto le basi per la costruzione di una casa comune di chi, a sinistra, non si ritrova nel Partito Democratico di Matteo Renzi. L'entusiasmo di un popolo che dopo anni appare unito nel condividere un progetto comune e una piccola grande vittoria, si è spinto oltre, sino a proporre addirittura un logo per il tanto atteso soggetto unitario della sinistra. Ad ingegnarsi nell'arduo compito, decine di militanti che hanno inviato le bozze di un ipotetico simbolo alla redazione di
Esseblog.it, comunità politica da cui nasce la rivista La Costituente.
Archiviato in fretta l'asettico simbolo della lista (che pure era figlio di un improbabile referendum online), con questa iniziativa gli autori hanno tentato di riappropriarsi di quei colori e quei simboli, rimpiazzati negli anni in nome della poliedricità degli esperimenti elettorali accomunati dai risultati tragici.
Dai più allegri colori della pace, alla più tradizionale stella gialla su sfondo rosso, fino al riferimento esplicito alla dimensione europea (con l'uso del simbolo della Sinistra europea o della dicitura "Sinistra unita" che richiama gli spagnoli di Izquierda Unida), il popolo della sinistra radicale si dimostra pronto a rinunciare ai propri recinti - si noti la totale assenza della coppia classica di falce e martello - in nome della nascita di uno progetto più ampio.
Che siano accompagnate da una stella, da un tricolore o dai colori dell'arcobaleno, le diciture "Sinistra italiana" e "Sinistra unita", non lasciano spazio a dubbi e, dall'alto della loro sinteticità, sfidano la storia degli ultimi anni e l'atavica inconciliabilità tra le parole "sinistra" e "unità", ampiamente sperimentata in terra italica. Infine, in controtendenza rispetto a chi aveva deciso di omettere la parola “sinistra” dal logo della Lista Tsipras, l'essenzialità delle singole proposte sembra voler combattere l'esaltazione acritica del nuovo, male assoluto della politica; al di là di scelte grafiche più o meno discutibili, lo scopo appare quello di riprendere in mano la propria storia, tentando di rilanciarla.
"Il processo non si arresta, avanti tutti insieme!", commenta la redazione di EsseBlog pubblicando i simboli, ma probabilmente il cambio di rotta di Barbara Spinelli – che, accettando il seggio da eurodeputato, ha contraddetto la promessa fatta in campagna elettorale – pone un nuovo freno a un processo che ora deve fare i conti con mille difficoltà. La decisione della Spinelli (che, impedendo l'ingresso a Strasburgo del candidato di Sel Marco Furfaro, rompe di fatto l'equilibrio tra le anime della lista), il feroce dibattito interno a Sinistra ecologia libertà, il ruolo di Rifondazione Comunista (indebolita da un congresso logorante) e del Pdci (prima escluso dalla lista e proprio in queste ore interessato da una nuova microscissione) attenuano l'entusiasmo di chi, all'indomani del sudato 4,03%, non solo immaginava di dar già vita ad un processo costituente, ma ne vedeva pure una rappresentazione iconografica.
Che le proposte grafiche per un nuovo simbolo siano arrivate con un po' di genuina ed euforica avventatezza? Probabilmente sì, ma per comprendere meglio questa nuova convulsa scommessa della sinistra, soccorrono bene le parole di un caro amico: "Per fare anche da noi Syriza si comincia con la più greca delle cose: la tragedia".
Calogero Laneri