venerdì 2 febbraio 2024

Sardegna, simboli e curiosità sulla scheda

Con il sorteggio avvenuto lunedì presso la Corte d'appello di Cagliari, si è stabilito l'ordine di presentazione delle candidature e delle liste sulle schede delle elezioni regionali della Sardegna, previste per il 25 febbraio. Elettrici ed elettori potranno scegliere tra quattro aspiranti presidenti (Alessandra Todde, Paolo Truzzu, Renato Soru e Lucia Chessa, in ordine di estrazione, uguale per tutta l'isola), che potranno a loro volta contare sull'appoggio di 25 liste (il cui ordine, invece, è diverso per ognuna delle otto circoscrizioni), mentre nel 2019 si erano affrontate 24 liste a sostegno di ben 7 candidati.
Di seguito si mostrano e commentano i simboli, seguendo la successione sorteggiata per la circoscrizione di Cagliari; subito dopo, però, si cercherà di fare luce - in mancanza di notizie ufficiali - sui simboli depositati e non impiegati, visto che secondo le agenzie erano stati presentati 35 contrassegni.

Alessandra Todde

1) MoVimento 5 Stelle - A innantis!

La prima candidatura sorteggiata è quella di Alessandra Todde, già sottosegretaria al Ministero dello sviluppo economico (nel governo Conte II, poi viceministra per lo stesso dicastero nel governo Draghi) in quota MoVimento 5 Stelle, partito di cui è vicepresidente. Il caso ha voluto porre in prima posizione a Cagliari (e anche a Carbonia-Iglesias) il contrassegno depositato dal M5S, con il simbolo del partito inserito in un cerchio color verde acqua, che nella parte superiore contiene l'espressione "Alessandra Todde presidente" (il cognome è riportato in evidenza in giallo), mentre in basso, disposto ad arco - e completando una sottile circonferenza bianca - compare il riferimento ad A innantis!, il progetto politico di Franciscu Sedda che ha deciso di concorrere alle liste del MoVimento, senza utilizzare nessuna forma dell'albero deradicato (che aveva fatto sorgere polemiche con Irs).

2) Democrazia solidale

Seconda formazione indicata dal sorteggio (ma assente nella circoscrizione di Olbia-Tempio) è Democrazia solidale: per la prima volta il partito di Paolo Ciani e Mario Giro, vicino all'esperienza della Comunità di Sant'Egidio, partecipa alle elezioni regionali sarde. Nel contrassegno il logo di DemoS viene ridotto di dimensioni e il nome del partito (intero e in forma abbreviata) sono spostati in alto - sempre sul fondo color verde pino - per lasciare spazio nella parte inferiore del cerchio al riferimento alla candidatura di Todde (con nome e cognome evidenziato in rosso e l'appellativo "presidente" proposto nello stesso colore del segmento superiore del simbolo).
 

3) Progressisti - La Base

Il terzo posto sulla scheda è occupato dalla lista dei Progressisti: nessun riferimento alla coalizione di sinistra del 1994, ma al gruppo politico e consiliare guidato dall'ex sindaco di Cagliari (e aspirante alla presidenza della regione nel 2019, battuto da Solinas) Massimo Zedda, sostenuto allora anche dal suo Campo progressista. Elemento caratterizzante del contrassegno è la P che trasforma parte della "pancia" in una freccia che punta in alto; il segmento inferiore rosso, che contiene il riferimento a Zedda, ricorda in parte il vecchio simbolo di Sel (in cui l'ex sindaco di Cagliari ha militato); la parte superiore del cerchio contiene un piccolo segmento riservato a La Base, il progetto politico di Efisio Arbau. 

4) Partito socialista italiano - Sardi in Europa

In quarta posizione su manifesti e schede si trova la lista del Partito socialista italiano, che schiera il suo simbolo ufficiale con una piccola, ma significativa modifica. Se al centro è ben riconoscibile la grafica adottata dal Psi nel 2019 (con la sigla e il garofano stilizzato in evidenza), al posto della circonferenza rossa di contorno si trova una vera corona verde sfumata, che contiene la dicitura Sardi in Europa: il riferimento è all'associazione omonima fondata ad agosto dello scorso anno da Emanuele Armeni e Enzo Cugusi, con l'idea di lavorare per costruire "una macro regione del Mediterraneo, con la Sardegna al centro".
 

5) Sinistra futura

Il simbolo più colorato della coalizione di Todde (e forse dell'intera scheda elettorale) è il quinto: quello schierato dalla lista Sinistra futura, sorta poco meno di un anno fa come associazione di cultura politica per opera di vari esponenti di Articolo Uno e Sinistra italiana nel tentativo di proporre un percorso unitario per la sinistra sarda. Nel simbolo emerge l'immagine di un albero, che non è solo la rilettura dell'arbero arborense: il tronco è in realtà un avambraccio con una mano aperta (per simboleggiare i lavori, l'accoglienza, l'armonia tra uomo e natura, nonché tra lavoro e ambiente); non manca  una stella rossa, per richiamare i valori della Costituzione repubblicana e antifascista. Accanto all'albero, sulla terra stilizzata che contiene il riferimento alla candidatura di Todde, c'è anche la miniatura arcobaleno dell'associazione Orizzonte Sinistra.
 

6) Fortza Paris

Il sesto emblema presente sulle schede è ben noto alle elettrici e agli elettori di Sardegna: il partito Fortza Paris è nato infatti nel 2004 e ha partecipato a molti appuntamenti elettorali in questi vent'anni. Il simbolo, molto semplice è quasi sempre rimasto uguale, con il nome del partito - che in sardo significa "Avanti insieme" - diviso nei due semicerchi, quello rosso in alto e quello bianco in basso. Fortza Paris ha concorso anche alle ultime regionali, ottenendo l'1,62%; nel 2019 però ha sostenuto la candidatura di Christian Solinas (dunque si collocava sul fronte avverso rispetto a quello attuale ed ebbe un eletto) e il contrassegno era stato modificato (con l'inserimento della parola "Federalisti").
 

7) Partito democratico

Se il MoVimento 5 Stelle è la forza politica cui Alessandra Todde è legata, si contenderà la prima posizione all'interno della coalizione con il Partito democratico, che ha accettato di sostenere la candidatura dell'ex viceministra. Il simbolo del Pd è stato sostanzialmente conservato in quest'occasione: la grafica elaborata da Nicola Storto è stata solo leggermente ridotta per far posto, nella parte inferiore del cerchio, a una fascetta rossa con il riferimento alla Sardegna (con un carattere molto più evidente rispetto a cinque anni fa e senza l'inserimento del nome della candidatura per la presidenza).
 

8) Orizzonte Comune

All'ottavo posto sulla scheda (e all'interno della coalizione di Todde) si colloca la lista di Orizzonte Comune, movimento nato a luglio dello scorso anno e promosso dall'ex consigliere regionale (e già sindaco di Castelsardo) Franco Cuccureddu, nel 2019 demiurgo della lista Sardegna civica, schierata con Solinas. Nata per offrire le istanze delle amministrazioni locali (e delle rispettive comunità cittadine) e le esperienze degli amministratori alla politica regionale, Orizzonte Comune si distingue con un simbolo in cui spicca una fascia tricolore (decorata con il segno dei Quattro Mori) che occhieggia su uno sfondo giallo-arancione, che sembra portare le tracce del disegno di un progetto; nella parte inferiore non manca il riferimento alla candidatura di Todde.
 

9) Uniti per Alessandra Todde

Si configura come una vera e propria "lista della candidata presidente" Uniti per Alessandra Todde: lungi dal voler mostrare vicinanze politiche, il contrassegno qualifica l'esperienza come "lista civica". La grafica si basa sul rosso e sul blu, che si dividono equalmente l'interno del simbolo e (un po' meno equamente e quasi a specchio rispetto all'interno) la circonferenza di contorno (che ricorda un po', per i tagli diagonali, quella di Italia in Comune). All'interno del contrassegno spiccano la parola "Uniti" e il cognome della candidata, per il rilievo dato alle parole grazie alla loro brevità e al marcato carattere "bastoni" utilizzato
 

10) Alleanza Verdi e Sinistra

Ultima delle dieci liste in appoggio a Todde (si tratta della coalizione più numerosa di questo appuntamento elettorale) è quella presentata da Alleanza Verdi e Sinistra, che ospita al suo interno anche Possibile: il contrassegno di base è quello elaborato per le elezioni politiche del 2022, ma qui gli elementi fondativi dell'emblema sono ridotti e concentrati nella parte superiore per fare spazio al segmento riservato a Possibile e, subito sopra, a una fascetta ricurva con la dicitura "Sinistra sarda". Non manca, nella parte superiore, un riferimento alla candidatura di Todde: il contrassegno, insomma, è decisamente pieno e carico. 
 

Paolo Truzzu

11) Riformatori sardi

Al secondo posto è stata sorteggiata la candidatura dell'attuale sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, che può contare sull'appoggio di nove liste. La prima, secondo l'ordine di estrazione, è una "specialità sarda" anche se con un identificabile respiro nazionale un po' vintage: i Riformatori sardi, infatti, sono una forza politica nata nel 1998, declinazione sarda dei Patti legati a Mariotto Segni. Dopo Massimo Fantola e Roberto Frongia, la guida è passata a Mara Lai, ma il simbolo depositato è sempre lo stesso, con l'arco-emiciclo tricolore (con i "conci" uguali) su fondo blu, con sei stelle disposte sempre ad arco nella parte inferiore sopra le parole "Liberal democratici".
 

12) Unione di centro

In seconda posizione all'interno del centrodestra si trova il contrassegno dell'Unione di centro, che di fatto è solo leggermente variato rispetto a quello ufficiale del partito. Se le vele di Ccd e De restano in filigrana sullo sfondo azzurro scuro, lo scudo crociato in prio piano è stato ingrandito grazie anche alla riduzione del segmento rosso superiore: lì non c'è più scritto "Italia" (o "Sardegna" come cinque anni fa), ma si trova la sigla Udc, che - insieme allo scudo e al fondo simile al blu - potrebbe aver giocato un ruolo non irrilevante nella prima bocciatura del simbolo della Democrazia cristiana di Cuffaro e Donato.
 

13) Lega

Al terzo posto nel centrodestra si trova la lista della Lega, che inizialmente avrebbe preferito proporre la conferma del presidente uscente Solinas, ma ha poi accettato di sostenere la proposta unitaria del centrodestra. Si tratta della seconda partecipazione del simbolo con Alberto da Giussano alle elezioni regionali sarde: nel 2019, con l'11,4%, fu il primo partito della coalizione e il secondo di tutta la competizione elettorale, dopo il Pd. Il contrassegno schierato è esattamente lo stesso di allora, con il riferimento alla Sardegna conservato al di sotto del cognome di Matteo Salvini, all'interno del segmento inferiore blu.
 

14) Partito sardo d'azione

Alla fine la candidatura di Truzzu ha ricevuto il sostegno anche del Partito sardo d'azione, che ha tenuto il punto sulla ricandidatura del proprio presidente uscente, Christian Solinas, fino al suo ritiro dalla competizione dopo la notizia del sequestro cautelativo di alcuni suoi beni scaturito da un'indagine a suo carico. Il simbolo del partito è quello classico, con il fregio dei Quattro Mori racchiuso in un quadrato; questa volta il contrassegno depositato e impiegato non contiene scritte (nel 2019 c'era invece il riferimento a "Solinas presidente").
 

15) Forza Italia

Si conferma l'apporto di Forza Italia alla coalizione di centrodestra: il sostegno alla soluzione Truzzu era stato assicurato fin dall'inizio. Il contrassegno schierato (e depositato in Corte d'appello dall'ex presidente della regione Ugo Cappellacci) è molto simile a quello elaborato in occasione delle elezioni politiche del 2022: la bandierina tricolore di Cesare Priori è sempre al centro, in alto ad arco c'è il riferimento al Ppe (ma non è l'unico partito europeo presente sulla scheda), mentre sotto c'è solo il cognome di Silvio Berlusconi, senza più la parola "presidente".
 

16) Sardegna al centro - 20Venti

Sesta lista della coalizione che appoggia Truzzu è Sardegna al centro - 20Venti, che sembra unire due progetti. Il secondo, in particolare, è in diretta continuità con Sardegna 20Venti, lista promossa nel 2019 da Stefano Tunis (allora consigliere regionale uscente di Forza Italia) e premiata con 3 consiglieri grazie al suo 4,13%: il fregio dei Quattro Mori reinterpretato con le cifre dell'anno 2020 viene da lì. Sardegna al centro, invece, rimanda al progetto nazionale di Italia al centro di Giovanni Toti: non a caso, tra i promotori della lista c'è anche Antonello Peru, coordinatore sardo di Italia al centro e i colori usati (arancione e azzurro) ricordano quelli della formazione di Toti.
 

17) Alleanza Sardegna - Partito liberale italiano

L'unica vera "bicicletta" di queste elezioni regionali sarde è rappresentata dalla lista Alleanza Sardegna - Partito liberale italiano. Alleanza Sardegna è una forza locale - come dimostra il tema dei Quattro Mori riletto coi pallini al posto delle teste, sovrapposto alla sagoma dell'isola e collocato su un fondo color sabbia - guidata da Gerolamo "Mimmo" Solina. Il Pli, che da un anno e mezzo ha come segretario il cagliaritano Roberto Sorcinelli, ha accostato il suo simbolo a quello di Alleanza Sardegna, con il diametro che è esattamente metà rispetto a quello del logo più grande (ma il fregio tricolore è comunque più visibile rispetto al 2019, quando il Pli aveva concorso alla lista Energie per l'Italia).  
 

18) Fratelli d'Italia

Ottava lista della coalizione di centrodestra è quella politicamente più vicina all'aspirante presidente Truzzu: Fratelli d'Italia. Com'è noto Fdi ha premuto a lungo perché fosse il proprio candidato a rappresentare il centrodestra in questa competizione elettorale (resistendo a chi avrebbe preferito riproporre il presidente uscente). Pure per questo può stupire che nemmeno questo contrassegno contenga un riferimento al candidato (ma sul punto si tornerà più avanti); in compenso, per l'occasione, Fdi rinuncia alla struttura "a cannocchiale", spostando la propria dicitura in alto e collocando il nome della presidente Giorgia Meloni al centro (subito sopra la fiamma tricolore), dandogli ancora più evidenza. Se nel 2019 il partito aveva ottenuto il 4,72%, questa volta è lecito aspettarsi un risultato ben diverso.  
 

19) Democrazia cristiana con Rotondi

Chiude lo schieramento di centrodestra la lista Democrazia cristiana con Rotondi, della quale in realtà si è abbondantemente parlato nei giorni scorsi: il primo simbolo con lo scudo crociato su fondo blu, infatti, era stato ricusato per confondibilità con l'Udc e, nel giro di qualche ora, lo staff del partito ha sostituito il contrassegno, proponendo il nome del partito solo in sigla e collocando al centro - sullo sfondo diventato bianco - il disegno di una balena bianca. Si tratta quasi certamente di un emblema di transizione (sono probabili alcuni aggiustamenti), ma intanto il problema è stato risolto e le liste sono state regolarmente presentate.
 

Renato Soru

20) Liberu

Può contare sul sostegno di una coalizione, sia pure più ridotta (le liste sono cinque) e decisamente variegata, anche Renato Soru, fondatore di Tiscali e già presidente della Regione Sardegna (2004-2009). La prima lista sorteggiata è quella di Liberu, partito della sinistra indipendentista che punta a difendere gli interessi e rappresentare le istanze del popolo sardo (il nome è la forma ridotta del motto "Lìberos Rispetados Uguales") e, dopo un primo tempo di vicinanza al "campo largo" del centrosinistra, ha deciso di sostenere Soru. L'elemento più visibile del simbolo è il quadrato rosso che comprende un ideogramma che accosta e unisce le lettere L, R e U, con tratti che ricordano i graffiti rupestri presenti in Sardegna o, più facilmente, gli arcieri ritratti nei bronzetti nuragici.
 

21) Movimento Progetto Sardegna

La seconda lista estratta è quella più legata al ri-aspirante presidente: Progetto Sardegna era il nome della formazione che aveva accompagnato la vittoria di Soru nel 2004 (la più votata dopo Ds e Margherita) e Progetto Sardegna è la lista che guida la cosiddetta "Coalizione sarda" vent'anni dopo (e cui guarda anche Italia viva). Il contrassegno di quest'anno riprende il disegno di un nuraghe polilobato (anche se dall'alto può ricordare anche una costellazione) già usato nel 2004, così come l'arancione; il nome e il segmento in cui è inserito il riferimento a Soru sono invece tinti di viola (ricordando in questo la struttura del simbolo di Movimento X - Progetto Per).
 

22) +Europa - Azione - Upc

Avevano annuncato a dicembre il loro sostegno a Renato Soru, abbandonando anch'esse la coalizione guidata da Pd e M5S, +Europa (anche se non tutto il partito locale sembra aver apprezzato) e Azione: i partiti guidati da Riccardo Magi e Carlo Calenda si uniscono nel contrassegno, dividendosi lo spazio del cerchio che al centro porta una banda blu con il riferimento a Soru: in alto c'è +Europa (con qualche elemento giallo, lo stesso del "+"), in basso c'è Azione (con qualche elemento verde). Se la parte superiore contiene la dicitura "Liberali democratici europei" (riferimento all'Alde Party cui le due forze appartengono), in basso c'è la sigla multicolore Upc, che sta per Unione popolare cristiana, presente da tempo in Sardegna.
 

23) Vota Sardigna

Quarta lista della coalizione in appoggio a Soru è Vota Sardigna, formazione elettorale che unisce le forze del movimento Sardegna Chiama Sardegna, Irs e ProgReS sotto un'unica insegna. Nessuno dei tre emblemi però è entrato nel contrassegno di lista, nel quale spicca su fondo bianco la sagoma della Sardegna ricostruita con tante tessere, come un mosaico. Il colore principale (dell'isola e del segmento inferiore del cerchio su cui insiste parte del nome) è il verde acqua, ma non mancano tesserine tinte di giallo ocra o di porpora.
 

24) Partito della Rifondazione comunista

A dimostrazione della natura piuttosto eterogenea della Coalizione sarda, si può considerare la quinta e ultima lista, presentata dal Partito della Rifondazione comunista. Il Prc ha scelto di appoggiare Soru dopo aver tentato inutilmente di costruire - con altre forze di sinistra e sardiste - una coalizione alternativa ai due principali raggruppamenti elettorali; Rifondazione comunista partecipa a questo voto con il suo simbolo ufficiale, ormai consolidato da oltre vent'anni (anche con riguardo al riferimento al Partito della Sinistra europea, leggibile nella "lunetta" rossa del cerchio grande).
 

Lucia Chessa

25) Sardigna R-esiste

L'ultima posizione sulla scheda elettorale sarda è occupata dall'aspirante presidente Lucia Chessa, segretaria del partito dei RossoMori, che persegue gli ideali del sardismo, del socialismo e dell’azionismo. Non è però il simbolo del suo partito a sostenere Chessa: la lista - presente in sei delle otto circoscrizioni, vista la mancata presentazione della lista in Ogliastra e a Sassari - si chiama Sardigna R-esiste. Il suo simbolo è costituito da un cerchio azzurro che, oltre al nome della lista e al riferimento alla candidata presidente (la parte graficamente meno riuscita del contrassegno, a dire il vero), contiene un cerchio bianco con il profilo multicolore dell'isola, costruito a trattini, mentre altri tratti impilati richiamano la forma di un nuraghe.   

I simboli non arrivati sulla scheda

Fin qui le 25 liste che sono state effettivamente presentate sull'isola. La sera del 15 gennaio, tuttavia, si era parlato di ben 35 contrassegni depositati negli uffici della Corte d'appello di Cagliari: evidentemente mancano dieci simboli all'appello. Alcuni sono facili da individuare, altri si possono supporre, di altri ancora nulla si sa.
Si è parlato per esempio dell'esclusione dalle elezioni regionali della candidatura di Maria Rosaria Randaccio, che - dopo avere sostenuto Ugo Cappellacci nel 2014 con la sua lista Sardegna Zona Franca - si presentava con l'appoggio dell'unica lista Forza del Popolo, soggetto politico guidato da Lillo Massimiliano Musso (ed emerso con una certa notorietà a partire dalle elezioni politiche del 2022). Il contrassegno era quello si questa forza politica, integrato con il riferimento alla candidatura di Randaccio, la grafica dei Quattro Mori in filigrana e la dicitura "Sardegna zona franca extradoganale". 
A determinare l'esclusione sarebbero state, in varie circoscrizioni (non a Sassari, però, dove la lista è stata ammessa), le contestazioni alla validità delle autenticazioni delle firme dei sottoscrittori: in particolare, i magistrati avrebbero rilevato che molte autenticazioni ad opera di Musso (come avvocato del foro di Agrigento che ha dichiarato la disponibilità ad autenticare le firme) portavano la stessa data, il che avrebbe significato una improbabile raccolta e autenticazione massiva di firme (1441) in un solo giorno. In una lunga diretta online, Musso ha contestato quest'accusa, sostenendo la tesi della c.d. "autenticazione differita": le firme, tutte autentiche, sarebbero state raccolte effettivamente davanti a lui, in presenza fisica o attraverso un supporto elettronico (ritenendo che si dovesse accettare anche quella forma come "presenza"), mentre la data indicata sarebbe stata quella della formazione del plico degli "atti separati" con le firme, con tanto di pinzatura dei fogli e di timbri di congiunzione tra le pagine (operazioni che richiederebbero assai meno tempo e sarebbero del tutto compatibili con l'apposizione della medesima data). 
Ora, è pur vero che il tenore del testo della formula di autenticazione - "A norma dell’art. 21, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, certifico vere ed autentiche le firme, apposte in mia presenza, degli elettori sopra indicati [numero delle firme], da me identificati con il documento segnato a margine di ciascuno" - seguita da luogo e data non chiarisce senza ombra di dubbio che luogo e data devono essere relativi anche alle operazioni di raccolta delle sottoscrizioni e verifica di coincidenza con il documento, oltre che alla mera "certificazione di autenticità"; tuttavia è noto che, in base alla prassi, la firma dell'autenticatore alla fine dei fogli del singolo atto separato viene (o è opportuno che sia) apposta alla fine della singola giornata di raccolta, con l'indicazione del numero esatto di sottoscrizioni che il soggetto autenticatore ha verificato (dichiarando peraltro, in sostanza, di essere stato presente durante tutte le operazioni di raccolta), dunque anche quando il foglio non è completamente riempito. Lo si intuisce da alcuni elementi: 1) non di rado gli uffici elettorali, soprattutto quelli dei comuni, suggeriscono di autenticare le firme giorno per giorno anche per assicurarsi che - scongiuri accettati... - l'eventuale decesso di uno dei sottoscrittori della lista non faccia sorgere dubbi sull'autenticità delle altre firme (dubbi che non sorgerebbero in caso di morte in data successiva a quella dell'autentica, mentre sarebbero più fondati nell'ipotesi inversa); 2) qualora si faccia ricorso ad autenticatori "professionali" (notai, cancellieri...) o "istituzionali" (segretari comunali e funzionari delegati), è difficile immaginare che la persona possa completare la dichiarazione di autenticazione in un momento diverso da quello della raccolta (mentre un simile scenario potrebbe sembrare più plausibile per gli autenticatori "politici", quindi gli eletti indicati dalla legge n. 53/1990 e, volendo, gli avvocati legati alla singola forza politica). In ogni caso, Forza del Popolo non risulta avere fatto ricorso.
Altro simbolo escluso di cui si è parlato nei giorni scorsi è quello presentato sempre da Alleanza Sardegna, il cui emblema questa volta occupava l'intero cerchio, con all'interno le miniature dei simboli del Partito liberale italiano - di nuovo - e (ancora più piccolo) della Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria di Antonio Cirillo. Si è però già raccontato che il ricorso al Tar di Cagliari presentato da Mimmo Solina è finito con un rigetto, essenzialmente per la confondibilità data dallo scudo crociato, sia pure in forma diversa rispetto a quello dell'Udc; questo ha messo in secondo piano l'inevitabile somiglianza con l'altro emblema presentato da Alleanza Sardegna (quello condiviso con il Pli, di cui si è parlato nella prima parte dell'articolo). 
Lo stesso Tar sardo, invece, aveva riammesso il contrassegno ufficiale della Democrazia cristiana guidata da Totò Cuffaro (mentre è rimasto ignoto il simbolo sostitutivo comunque presentato dal partito). Eppure, a dispetto della riammissione, non è stata presentata nessuna lista della Dc-Cuffaro, nonostante il partito potesse contare - com'è già stato scritto e come vale per tutte le forze finite sulla scheda e anche per alcune che hanno scelto di non presentarsi, tranne la citata Forza del Popolo - sulla dichiarazione di un consigliere regionale uscente che esentava dalla raccolta delle firme. Il motivo della mancata presenza della Dc lo ha spiegato bene l'europarlamentare Francesca Donato con un suo post del 30 gennaio: "A seguito della ricusazione del nostro contrassegno, scaturita proprio dalle contestazioni mosse dall'Udc, abbiamo depositato in via cautelativa un contrassegno alternativo per poter comunque presentare le nostre liste di candidati in caso di rigetto del ricorso. Ciò ha fornito il perfetto alibi a chi voleva inizialmente candidarsi con noi ma cercava dei paracadute politici in caso di insuccesso, per i propri interessi personali. Approfittando delle incertezze sorte fra alcuni candidati in ordine al probabile accoglimento del ricorso (su cui noi dirigenti non abbiamo mai nutrito dubbi), ha convinto gli stessi dell’impossibilità di raccogliere voti con l’eventuale nuovo contrassegno e li ha convinti a candidarsi con l’Udc, svuotando in tal modo le nostre liste nelle circoscrizioni del Nord, buttando alle ortiche i valori di lealtà, verità e correttezza su cui la Dc si impegna. A ridosso dello scadere del termine per la presentazione delle liste è stato impossibile per noi trovare dei candidati alternativi e pertanto, con grande rammarico, abbiamo dovuto rinunciare".
Ha invece scelto deliberatamente di non presentare la propria candidatura Alessandra Zedda, consigliera uscente di Forza Italia, che in un primo tempo aveva scelto di "offrire al centrodestra, in un momento di stallo e di confusione, una proposta di guida per la regione Sardegna proveniente dalla società civile e in particolare dall'Associazione Anima di Sardegna. Alla luce degli appelli di Paolo Truzzu e della ritrovata unità della coalizione - ha dichiarato - ritengo importante offrire al centrodestra un gesto di generosità e ritirare la mia candidatura a presidente". Per questo non è arrivato sulle schede il simbolo della lista Anima di Sardegna, peraltro molto ben realizzato: su fondo color carta da zucchero (o, se si preferisce, blu-mare), spicca la sagoma della Sardegna realizzata con cinque "pezzi" (quasi in stile Tangram) tinti di altri colori che vogliono raccontare il territorio, cioè l'azzurro-cielo, il verde-natura, il giallo-sole e l'arancione-terracotta, insieme al bianco centrale. 
Si è già detto della candidatura ritirata (meglio: ufficialmente mai presentata) di Christian Solinas dopo la notizia del sequestro di beni a suo carico disposto dal gip di Cagliari. Sul piano dei contrassegni depositati, occorre dare conto del fatto che Pietro Salvatori, in un suo articolo per l'Huffington Post pubblicato il 15 gennaio, aveva mostrato il simbolo Solinas presidente, a fondo bianco, con il cognome del presidente al centro sottolineato di rosso e di blu, un nuraghe polilobato in alto e la testa di uno dei Mori bendati in basso. La lista avrebbe goduto dell'esenzione dalla raccolta firme, ma è abbastanza chiaro il motivo per cui non è stata presentata. Va peraltro detto che un articolo apparso sulla Nuova Sardegna il 16 gennaio parlava anche di un contrassegno uguale a quello depositato nel 2019, vale a dire quello del Psd'az con al di sotto un segmento circolare nero con la dicitura "Solinas presidente": non è dato sapere se effettivamente sia stato così (e se quel simbolo sia stato poi ammesso).
Lo stesso articolo accennava alla possibilità che potessero sorgere contenziosi tra il Partito socialista italiano e il Nuovo Psi, visto che quest'ultimo - guidato da Stefano Caldoro e Lucio Barani - ha depositato l'ultima versione del suo contrassegno elettorale, con il garofano accanto alla sigla nPSI (stesso carattere di quella del Psi) e, nella parte superiore su fondo blu, la dicitura "Liberali e riformisti". Vale la pena notare che anche il Nuovo Psi, alla pari di varie altre liste, aveva la possibilità di presentare candidature senza firme grazie al sostegno tecnico di un consigliere uscente (in questo caso Michele Cossa dei Riformatori Sardi); molte più polemiche, in compenso, aveva destato la notizia in base alla quale le liste di Soru hanno beneficiato di esenzioni concesse da esponenti della maggioranza uscente (Piero Maieli - Psd'az per Liberu, Annalisa Manca - Riformatori sardi per Vota Sardigna, Pietro Moro - Grande centro per il Prc, Annalisa Mele - Riformatori sardi per +Europa e Francesco Stara - Grande centro per Azione, anche se queste ultime due forze hanno scelto di correre insieme). 
Risultavano esonerate dalla ricerca di sottoscrittori altre tre potenziali liste, Truzzu presidente, Orgoglio Sardegna e Autonomia, tutte esentate da consiglieri di Fratelli d'Italia. E sempre secondo il citato articolo della Nuova Sardegna proprio Fdi avrebbe fatto presentare altrettanti simboli riconducibili a quelle denominazioni; tuttavia, salvo errore, nessuna di queste grafiche è trapelata in questi giorni. Se, infine, si scorre l'elenco delle forze politiche esentate grazie all'adesione tecnica di un consigliere, si ritrova anche Idea Sardegna - alleanza civica identitaria, gruppo costituito a marzo del 2022 dai tre consiglieri che attualmente sono parte del gruppo misto, Carla Cuccu, Roberto Caredda e Giovanni Antonio Satta (gli esoneranti erano gli ultimi due). La lista, com'è noto, non è finita sulla scheda, ma è probabile che il 35° contrassegno depositato sia stato proprio questo: ove emergesse che così non è stato, ovviamente, si farebbe pronta rettifica.

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