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sabato 25 maggio 2024

Cagliari, simboli e curiosità sulla scheda

Dei 3715 comuni chiamati a rinnovare la loro amministrazione (in realtà a votare per le amministrative l'8 e il 9 giugno saranno meno, visto che in qualche comune non sono state validamente presentate liste), sei sono capoluoghi di regione (Firenze, Perugia, Campobasso, Bari, Potenza, Cagliari): iniziamo dall'unico capoluogo isolano, Cagliari, da pochi mesi guidato da una commissaria straordinaria dopo che il sindaco uscente, Paolo Truzzu, si era dimesso per candidarsi alla guida della giunta regionale sarda.
Qui si contano 5 aspiranti alla carica di sindaco, mentre le liste sulla scheda saranno 20: ce n'è una in più rispetto al 2019, quando si erano candidate tre persone (incluso il vincitore Truzzu). In effetti le liste presentate erano 21, ma una stata esclusa: se ne parlerà in coda all'articolo, dopo aver analizzato i contrassegni in ordine di sorteggio.

* * *

Emanuela Corda

1) Alternativa 

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Emanuela Corda, già candidata sindaca per il MoVimento 5 Stelle nel 2011, eletta come deputata nel 2013 per la stessa forza politica, confermata cinque anni dopo e poi uscita dal M5S dopo che questo aveva deciso di sostenere il governo Draghi. Dopo l'adesione al gruppo parlamentare L'alternativa c'è, ha concorso alla nascita del partito Alternativa, di cui nel frattempo è diventata presidente: è proprio questa l'unica lista che sostiene Corda, schierando come contrassegno proprio il suo simbolo ufficiale, con la "A" strappata (sopra al nome del soggetto politico) su fondo arancione.
 

Massimo Zedda

2) Cagliari europea (Partito socialista italiano - Partito repubblicano italiano - Fortza Paris)

Seconda candidatura estratta è quella di Massimo Zedda, già sindaco di Cagliari dal 2011 al 2019 (anche lui si era dimesso in anticipo per candidarsi alla guida della regione Sardegna, in quel caso per il centrosinistra). In questa nuova corsa elettorale Zedda è sostenuto da ben 10 liste (il record di quest'elezione). Il sorteggio ha indicato per prima Cagliari europea, formazione che unisce nello stesso contrassegno (su un fondo sfumato rosso-viola- blu, col nome bianco-verde in alto: sul piano cromatico il contrassegno non sembra ottimamente riuscito) Fortza Paris, Partito socialista italiano e Partito repubblicano italiano: i primi due partiti erano già presenti alle regionali a sostegno di Alessandra Todde. Nella parte inferiore del cerchio si legge a malapena la dicitura "Partito Socialista Italiano - Sardi in Europa", il nome della lista che si era presentata poche settimane fa alle regionali (ciò non è casuale: avendo quella lista eletto un consigliere regionale, questo ha esentato dalla raccolta firme la lista presentata in questo caso, visto che la legge regionale lo prevede).  
 

3) Cagliari che vorrei

Seconda lista a favore di Zedda è Cagliari che vorrei, non tanto un partito bensì un "Movimento di comunità", come si legge nella parte alta del contrassegno: un "movimento di cittadini, comitati e gruppi di persone che vogliono affrontare la sfida dei cambiamenti urbani occupandosi degli spazi pubblici, dei quartieri, della città" partendo dai problemi quotidiani. Sul fondo color giallo ocra del contrassegno spiccano il nome della lista (tinto di rosso e di nero, colori della Sardegna) e due palloncini a forma di cuore con filo (i colori qui sono quelli ufficiali della bandiera della città, dunque rosso e blu).
 

4) Progressisti

Il terzo simbolo della coalizione che appoggia Zedda è uno dei più vicini al candidato sindaco: in quella posizione sono infatti stati sorteggiati i Progressisti, vale a dire il gruppo fondato in consiglio regionale da Zedda dopo la sua elezione (come evoluzione del Campo progressista) e poi divenuti forza politica. Come alle regionali, il segno caratterizzante è la "P" con una freccia curva che sale ricavata nella pancia della lettera; il logo e il nome, però, rispetto all'esperienza elettorale di tre mesi fa appaiono più ridotti per lasciare spazio e rilievo al riferimento al candidato sindaco, scritto in bianco sul segmento curvilineo rosso collocato che occupa in pratica la metà inferiore del cerchio.
 

5) Orizzonte Comune

Ricompare sulle schede cagliaritane, dopo l'esperienza delle regionali sarde, anche il simbolo della lista di Orizzonte Comune, movimento nato a luglio del 2023 e promosso dall'ex consigliere regionale (e già sindaco di Castelsardo) Franco Cuccureddu. Il fregio è praticamente identico a quello visto tre mesi fa: una fascia tricolore (decorata con il segno dei Quattro Mori) che occhieggia su uno sfondo giallo-arancione, sul quale si leggono varie linee bianche simili a quelle di un progetto o comunque di un disegno geometrico. Nella parte inferiore c'è il riferimento al candidato sindaco; colpisce che l'elemento di maggior evidenza - forse a causa della disposizione delle parole - sia il nome e non il cognome di Zedda. 
 

6) MoVimento 5 Stelle

Sempre come alle scorse regionali, fa parte della coalizione che sostiene Zedda anche il MoVimento 5 Stelle, che invece alle elezioni del 2019 non aveva partecipato (essendo stata revocata la concessione del simbolo all'allora candidato Alessandro Murenu): se a livello regionale era stata proposta la candidatura di Todde accolta da Pd e altre forze, qui è il M5S - di fatto alla sua terza partecipazione alle amministrative cagliaritane - che ha accettato di sostenere Zedda, proveniente dall'area più a sinistra del Pd. Il fregio è quello ufficiale, con il riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica nella parte inferiore.
 

7) Partito democratico

Subito dopo il MoVimento 5 Stelle il sorteggio ha collocato la lista del Partito democratico, che per l'occasione schiera esattamente lo stesso contrassegno impiegato poche settimane fa alle elezioni regionali: il logo del partito è leggermente ridotto per lasciare spazio, nella parte inferiore, alla fascia rossa con il riferimento alla Sardegna (nessun riferimento in questo caso alla candidatura di Zedda, come invece era accaduto nel 2019 con "Ghirra sindaca"). Sarà interessante notare quale tra le due forze politiche principali della coalizione risulterà più votata, a prescindere dal vincitore finale nella sfida per il sindaco.
 

8) Alleanza Verdi e Sinistra

Un altro contrassegno che sembra venire direttamente dall'esperienza delle regionali sarde di febbraio è quello di Alleanza Verdi e Sinistra. Quasi tutto, infatti, è come nel fregio visto tre mesi fa: uguale il nome della lista con colomba della pace rimpicciolito; uguali i segmenti di Europa Verde e Sinistra italiana ridotti per fare spazio, al di sotto, al riferimento alla Sinistra sarda e a Possibile, cui è riservato il segmento inferiore (con l'uguale inserito nella "o"). Unico elemento leggermente diverso è il riferimento al candidato sindaco riportato ad arco nella parte superiore: occupando quasi per intero la semicirconferenza superiore, contribuisce a rendere ancora più "pieno" e "affollato" il contrassegno.
 

9) Sinistra futura

Il repêchage delle ultime regionali continua con la lista Sinistra futura, nata circa un anno fa come associazione di cultura politica per opera di vari esponenti di Articolo Uno e Sinistra italiana per cercare di proporre un percorso unitario per la sinistra sarda. Nel simbolo è evidente l'immagine di un albero, che (oltre a ricordare in parte l'arbero arborense sardo) è composto da un tronco disegnato come un avambraccio con la mano aperta (per simboleggiare i lavori, l'accoglienza, l'armonia tra uomo e natura, nonché tra lavoro e ambiente); la stella rossa in alto a destra richiama i valori della Costituzione repubblicana e antifascista. Accanto all'albero, sulla terra stilizzata che contiene il riferimento alla candidatura di Zedda, c'è anche la miniatura arcobaleno dell'associazione Orizzonte Sinistra.
 

10) A Innantis!

Nono simbolo - sempre in ordine di sorteggio - risulta essere quello dell'associazione A Innantis!, che alle ultime regionali ha concorso presentando candidati nelle liste comuni con il MoVimento 5 Stelle. Dopo le polemiche (sollevate da Irs - Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna) legate all'uso dell'immagine dell'albero arborense eradicato, in questo caso la lista - legata a Franciscu Sedda - impiega un altro disegno dell'albero, già adottato prima delle regionali (questa volta del tutto incontestabile, vista la foggia ben distinta) e tinto di verde, come il nome e come il segmento curvilineo inferiore, leggermente più sfumato.
 

11) Cagliari avanti

L'ultima formazione della compagine del centrosinistra allargato è Cagliari avanti (un concetto che quindi in qualche modo ritorna in lingua italiana, dopo essere stato espresso dai nomi Fortza Paris e A innantis!), lista che può considerarsi come tra le più vicine a Zedda (una sorta di "lista del candidato sindaco"). Lo suggerisce in qualche modo la grafica semplice, fondata solo sul testo bianco ben leggibile sul fondo blu, senza alcun riferimento partitico all'interno del cerchio. Di certo il peso di questa formazione sarà da considerare con attenzione nell'analizzare i risultati finali di questa tornata elettorale.
 

Alessandra Zedda

12) Partito sardo d'azione

Terza candidatura estratta è quella di Alessandra Zedda (dunque i due avversari principali hanno lo stesso cognome), già consigliera e assessora regionale (dopo essere stata in giunta anche a Cagliari) per Forza Italia e ora presentata dall'intero centrodestra. Potrà contare sul sostegno di sette liste, prima delle quali in ordine di sorteggio è quella del Partito sardo d'azione: il simbolo è quello storico, con i Quattro Mori bendati disposti nei quarti del quadrato nero con croce rossa greca al centro; il fregio non contiene alcun riferimento al nome della candidata, proprio come nel 2019 mancava il nome di Truzzu nel cerchio. 
 

13) Sardegna al Centro 2020

Il secondo contrassegno della coalizione si era visto identico tre mesi fa alle regionali sarde: si tratta di Sardegna al Centro 2020. In alto figura il nome della declinazione regionale del progetto politico Italia al centro di Giovanni Toti (con gli stessi colori, arancione e - al posto del blu - azzurro); in basso c'è il fregio dei Quattro Mori reinterpretato con le cifre del 2020, recuperato direttamente da Sardegna 20Venti, lista che nel 2019 fu promossa da Stefano Tunis. Pure in questo caso non ci sono riferimenti alla candidata, che di fatto non sembra avere una propria lista "personale" (fatta eccezione per un elemento di cui si dirà tra poco).
 

14) Forza Italia

Il terzo posto nella compagine di centrodestra è occupato dalla lista di Forza Italia, vale a dire il partito di cui è stata espressione a lungo Zedda. Come alle regionali, il simbolo continua a riportare il riferimento a Silvio Berlusconi al di sotto della bandierina (presente già, come si è ricordato più volte, nel simbolo ufficiale), mentre in alto ad arco è citato il Partito popolare europeo, presente nei contrassegni elettorali dal 2022. Rispetto al fregio contenuto nello statuto, è stato eliminato - proprio come alle ultime elezioni regionali - il riferimento "presidente", senza che questo sia stato sostituito da altri elementi all'interno del cerchio.
 

15) Alleanza Sardegna

Si ripresenta sulle schede elettorali cagliaritane, dopo l'esperienza delle ultime regionali, Alleanza Sardegna, gruppo ora presieduto da Andrea Floris e che questa volta corre con una lista interamente autogestita. Il simbolo è quello già visto nella "bicicletta" presentata alle regionali con il Pli: il tema dei Quattro Mori ritorna per la terza volta all'interno della coalizione, questa volta reinterpretato coi pallini al posto delle teste, sovrapposto alla sagoma dell'isola e collocato su un fondo color sabbia (con due circonferenze rosso granata e blu che occhieggiano ai colori cittadini, ma erano già presenti nella competizione regionale).
 

16) Lega - Anima di Sardegna - Partito liberale italiano

Partecipa per la seconda volta consecutiva alle amministrative cagliaritane, ovviamente nel centrodestra, la Lega. Questa volta nel contrassegno non c'è alcun riferimento a "Salvini premier"; al suo posto, sotto alla statua di alberto da Giussano, nel segmento blu - dal bordo superiore eccezionalmente convesso - c'è l'espressione "Alessandra Zedda sindaco" (si tratta dell'unica lista in cui il nome della candidata ricorre). Nome della Lega e statua si stringono un po', per contenere nel cerchio anche le miniature dei simboli del Partito liberale italiano e di Anima di Sardegna, vale a dire l'associazione costituita prima delle elezioni regionali e che aveva presentato comunque il simbolo in vista di un'eventuale candidatura di Zedda poi non concretizzatasi (dopo il convergere su Truzzu): il fondo color carta da zucchero contiene la sagoma della Sardegna realizzata con cinque "pezzi" (in stile Tangram) tinti di altri colori che raccontano il territorio (azzurro-cielo, verde-natura, giallo-sole, arancione-terracotta e il bianco centrale).
 

17) Riformatori Sardi

Fanno certamente parte della storia politico-elettorale della Sardegna i Riformatori Sardi, che nel 2011 avevano espresso anche il candidato sindaco del centrodestra (nella persona del leader, Massimo Fantola). Il simbolo schierato è lo stesso di sempre, con l'arco tricolore in alto (con i "conci" di uguali dimensioni, quelli dell'ultima versione del "Patto" legato a Mariotto Segni), il nome al centro e, al di sotto, le sei stelle gialle e la dicitura "Liberal democratici", il tutto su fondo blu, lo stesso passato dai Popolari per la riforma al Patto Segni al Patto per l'Italia, fino a questo simbolo decisamente longevo in Sardegna.

18) Fratelli d'Italia

Ultima lista della coalizione di centrodestta risulta essere quella di Fratelli d'Italia, che la volta scorsa aveva espresso il sindaco (Paolo Truzzu) e questa volta è semplicemente una delle forze del centrodestra, risultata comunque la più votata alle ultime regionali. Il contrassegno è lo stesso usato anche in quelle occasioni e che arriverà negli stessi giorni sulle schede delle elezioni europee, con il riferimento a Giorgia Meloni al centro in grande evidenza, il nome del partito in alto (sempre sul fondo blu) e la fiamma tricolore (leggermente ingrandita) in basso. Pure in questo caso sarà interessante valutare i rapporti di forza all'interno della coalizione a risultati definitivi.
 

Claudia Ortu

19) Cagliari popolare - alternativa di classe

Quarta candidatura in queste elezioni comunali è quella di Claudia Ortu, ricercatrice dell'università di Cagliari e coordinatrice nazionale di Potere al Popolo!. La sostiene un'unica lista, Cagliari popolare - alternativa di classe, di chiara matrice anticapitalista e di sinistra: il contrassegno contiene le minature dei simboli del Partito comunista italiano e di Potere al Popolo!, al di sotto invece si riconosce il contorno del promontorio noto come "Sella del Diavolo", tinto (come la corona circolare) di un colore rosso vermiglio; spicca il carattere utilizzato per l'espressione "alternativa di classe".
 

Giuseppe Farris

20) CiviCa 2024

Ultimo candidato estratto in questa competizione elettorale è Giuseppe Farris, avvocato, sostenuto da un'unica lista denominata CiviCa 2024, senza alcuna implicazione partitica. Il sito di Farris spiega il contenuto del simbolo, tinto dei colori cittadini (e della squadra di calcio del Cagliari, di cui Farris è tifoso): "Nel logo risaltano le tre anime identitarie della città: quella naturalistica (rappresentata dalla Sella del Diavolo), quella architettonica (rappresentata dal Bastione di Saint Remy) e quella spirituale (rappresentata dalla Basilica di Bonaria)".
 

Lista esclusa

Movimento Civico Cagliari

Come si diceva, le liste in origine dovevano essere 21, perché a sostegno di Alessandra Zedda era stata presntata anche la lista Movimento Civico Cagliari, che aveva come elementi grafici principali la sagoma dell'isola con all'interno un fenicottero blu (il  volatile è una presenza frequente negli stagni di Cagliari) e un tricolore composto a "foglioline" al di sotto. La lista, tuttavia, è stata esclusa e non certo per questioni legate al contrassegno. Posto che la commissione elettorale ha soprasseduto su un lieve ritardo nella presentazione della lista (proprio per l'entità minima dello scostamento d'orario), in sede di esame dei documenti si è rilevato che il numero delle sottoscrizioni raccolte era inferiore a quello richiesto dalla legge e che, mancando una dichiarazione di accettazione della candidatura (un'altra era stata presentata due volte), il numero delle persone in lista era sceso sotto il minimo previsto.
Il presentatore della lista ha fatto ricorso al Tar, lamentando come fossero stati depositati prima tutti i documenti necessari presso l'ufficio elettorale del comune perché questo provvedesse "agli adempimenti prodromici alla presentazione della Lista", mentre ai presentatori non sarebbe stata restituita tutta la documentazione prima del deposito delle candidature (solo in parte la documentazione sarebbe poi stata trasmessa dall'ufficio citato, la cui sede era altrove, mentre anche in sede di accesso agli atti non sarebbero stati recuperati gli altri documenti ritenuti mancanti). Del numero di candidati il Tar di Cagliari non si è occupato: per economia processuale, è stato trattato solo il problema delle sottoscrizioni. Per i giudici, il presentatore non avrebbe fornito neanche un principio di prova dei moduli con le firme raccolte che sarebbero rimasti presso gli uffici del comune (non emersi e non prodotti neanche in fotocopia), così come non sarebbe stato indicato quante firme sarebbero state contenute in quei moduli. Il collegio ha ricordato anche - come monito che dovrebbe essere considerato da chunque voglia presentare liste con l'ambizione di amministrare un comune - "il costante orientamento della giurisprudenza [...] caratterizzato da un chiaro rigore nell'esigere la massima diligenza da parte chi presenta liste alle competizioni elettorali, a tutela delle pressanti esigenze di celerità e par condicio che notoriamente connotano la materia, con la conseguente esclusione del soccorso istruttorio - e tanto più della possibilità di ammettere alle elezioni liste prive del possesso dei requisiti richiesti - se non nei limitati casi di forza maggiore o errore scusabile adeguatamente comprovati" (ipotesi che non si è ritenuta verificata in questo caso).

martedì 22 gennaio 2019

Sardegna, la carica dei 24 simboli (dei 26 depositati)

Ieri sera si è chiusa la fase di deposito delle liste relativa alle elezioni regionali in Sardegna. Al di là delle possibili esclusioni, di cui si occuperanno in queste ore gli uffici elettorali, quest'operazione chiarisce il quadro delle candidature e, per quanto interessa qui, definisce quali simboli compariranno sulle schede sarde dei 26 che erano stati depositati in Corte d'appello a Cagliari entro le 20 del 14 gennaio: com'è noto, infatti, per le regionali sarde è prevista una procedura simile a quella dettata per le consultazioni politiche, con la presentazione dei contrassegni come primo atto del cammino verso le elezioni.
Ora si può dire che le liste in campo saranno 24 - per 7 aspiranti presidenti di regione - dunque quasi tutti gli emblemi ipotizzati in un primo tempo sono stati legati effettivamente a una lista che si presenterà agli elettori: soltanto due contrassegni di quelli originariamente depositati, infatti, non arriveranno sulle schede (e così nessuno potrà vederli, perché non sono stati divulgati). Si tratta dei simboli di Sardegna di Ines Pisano, unica formazione in origine legata a Ines Simona Pisano e venuta meno quando la magistrata ha scelto di non presentare la sua candidatura (per sostenere di fatto Massimo Zedda), e di Giovani sardi con Massimo Zedda, lista che avrebbe dovuto ampliare la compagine a sostegno dell'attuale sindaco di Cagliari. Gli altri simboli, invece, ci saranno: vale la pena vederli tutti, in una rapida carrellata.


Massimo Zedda

Campo progressista

Chi pensava che, fallito il progetto politico di Giuliano Pisapia, il nome Campo progressista fosse definitivamente tramontato, si sbagliava. A portare avanti quell'etichetta provvede Massimo Zedda, sindaco di Cagliari e fra i maggiori sostenitori dell'idea dell'ex primo cittadino di Milano. Sul piano grafico, per la verità, i due emblemi non sono affatto coerenti: oltre al bianco (e a un tocco di nero, quello per scrivere il nome della lista), unico colore presente in questo contrassegno - il primo depositato - è il rosso, che tinge le due "mezzelune" che quasi racchiudono, "a campo", la parte di fondo che comprende il titolo del progetto politico, come se fosse proprio un campo da delimitare.

Partito democratico

Nella coalizione a sostegno di Massimo Zedda era inevitabile che ci fosse il partito di maggioranza del centrosinistra, vale a dire il Partito democratico. In questo caso, il gruppo dirigente sardo ha scelto di modificare leggermente l'emblema, riducendo il logo di Nicola Storto e spostandolo in alto, per lasciare spazio in basso a un segmento verde con il riferimento al candidato presidente (una soluzione molto "veltroniana") e, subito sopra, una banda rossa con il nome della regione chiamata a rinnovare Presidenza e Consiglio regionale: gli stessi colori, ovviamente, della sigla del logo.

Liberi e Uguali - Sardigna

Alla fine il "sequestro" del simbolo di Liberi e Uguali è stato evitato e il gruppo di persone interessate è riuscito a presentare la lista con l'emblema desiderato: l'uso è stato concesso dalle quattro componenti originarie di LeU (compreso Possibile che in un primo tempo sembrava di altro avviso). In un certo senso la variante scelta rappresenta il "ritorno alle origini" per il simbolo di LeU: ciò non per il nome (semplicemente ridotto) e nemmeno per l'inserimento del riferimento "Sardigna", quanto piuttosto per la presenza evidente del nome del candidato da sostenere per la guida della regione. Quanto varrà la battaglia antisequestro?

Cristiano popolari socialisti

All'interno della coalizione a sostegno di Zedda sono solo due i simboli che non contengono riferimenti al candidato presidente. Uno dei due è proprio quello dei Cristiano popolari socialisti, stesso nome del gruppo che si era formato nel 2015 in consiglio regionale (non senza polemica, visto che le due forze originarie sembravano avere p. La traduzione in lista di quel gruppo vede l'impegno del Partito socialista italiano e dell'Unione popolare cristiana (tutt'altro che rara in Sardegna, da non confondere con i Cristiano popolari di Mario Baccini). Decisamente filoeuropeo appare il fondo circolare blu, con le stelle d'Europa disposte intorno alla sagoma bianca dell'isola.



Progetto comunista per la Sardegna

Ci si creda o no, in questo turno elettorale non ci sarà una sola coppia di falce e martello: ce ne saranno addirittura due. Una, quella di Progetto comunista per la Sardegna, è schierata a sostegno di Zedda (ed è l'altra formazione a non inserire nessun riferimento al candidato presidente). Al di là di quest'assenza, a colpire graficamente è soprattutto la coppia falce-martello (non troppo proporzionata) accostata alle immagini stilizzate, modernizzate e "specchiate" dei quattro mori: anche grazie al martello che ricorda la croce, sembra richiamato e "rinfrescato" il motivo centrale dello stemma regionale. In pratica si dice che il comunismo, lungi dall'essere un ferro vecchio, può essere una soluzione per un territorio; non tutti i comunisti rimasti, però, si schiereranno in questa lista.


Sardegna in comune

Con le liste citate sin qui, Sardegna in comune condivide la natura più politica che civica, anche se qui le due nature finiscono per mescolarsi. In questo caso, infatti, la formazione è il frutto dell'unione delle forze di Italia in Comune - il partito di amministratori guidato da Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti - e di alcuni gruppi che prima erano legati a LeU, in particolare Possibile e Futura, la rete costituita da Laura Boldrini. La struttura grafica, tuttavia, non ricorda affatto quella di Italia in comune (e non si capisce bene il senso del "ventaglio" che contiene il nome della lista); tutt'al più, il semicerchio rosso inferiore rimanda in parte alla grafica di Sel, specie alla versione che conteneva il nome di Nichi Vendola.

Noi, la Sardegna con Massimo Zedda

Tra le liste dichiaratamente civiche a sostegno della corsa dell'attuale sindaco di Cagliari, Noi, la Sardegna con Massimo Zedda spicca per avere il simbolo in cui il cognome del candidato è più evidente. Il nome della formazione è chiaramente identitario, ma l'emblema non fa uso di alcuna grafica particolare legata alla Sardegna: niente sagome dell'isola, niente mori, nessun colore dello stemma (a parte il bianco ovviamente), ma un abbinamento cromatico blu-verde che è molto rilassante per l'occhio e in ogni caso ha una buona resa. 

Futuro comune con Massimo Zedda

Praticamente gli stessi colori, sia pure in tonalità un po' più chiare, sono alla base dell'ultimo degli otto simboli della coalizione politico-civica di centrosinistra, Futuro comune con Massimo Zedda. Qui, sul piano grafico, si ricerca una sorta di "effetto etichetta" che, assieme alle linee oblique e al segmento blu curvilineo, movimenta l'intero contrassegno. In questo caso, la parola "comune" sembra rimandare più al senso di comunità che all'esperienza amministrativa, ma in ogni caso si vuole sempre dare l'idea di una formazione dal carattere civico e costruita dalla base.


Christian Solinas

Partito sardo d'Azione

Principale forza a sostegno della candidatura di Christian Solinas, a capo di una nutrita coalizione di centrodestra (11 liste, la più ampia di questo turno elettorale), non poteva che essere il suo partito di provenienza, che però storicamente non fa certo parte di quell'area. Il Partidu sardu - Partito sardo d'azione sceglie di confermare lo schieramento già adottato alle politiche del 2018, a fianco della Lega (nelle cui liste è stato eletto al Senato); per l'occasione, il simbolo della croce con i quattro mori - il più antico d'Italia - contiene il riferimento alla candidatura a presidente di Solinas. L'unico, peraltro, di tutta la coalizione.


Forza Italia

Anche se ormai il centrodestra appare ovunque - e a maggior ragione in Sardegna - a trazione leghista, Forza Italia non poteva certo rinunciare a presentare proprie liste. Ecco allora l'emblema che rappresenta una variazione del simbolo utilizzato alle ultime politiche: la bandierina occupa metà del contrassegno, subito sotto c'è il nome di Silvio Berlusconi - del resto, la Sardegna è o non è la terra in cui lui ha annunciato la sua ricandidatura alle europee e in cui ha la sua residenza estiva a Porto Rotondo? - e al di sotto, al posto della parola "presidente", la dicitura "per la Sardegna".


Lega

Queste sono le elezioni regionali sarde del debutto per la Lega, che parte peraltro dal 10-11% delle scorse politiche (dietro Forza Italia, almeno in Sardegna, ma ora chissà...). Anche la Lega si presenta con il suo contrassegno che da oltre un anno la caratterizza, senza la parola "Nord", con Alberto da Giussano esportato senza troppi problemi anche in terra sarda e il nome di Matteo Salvini in grande evidenza. Ovviamente anche qui è stato tolto il riferimento alla candidatura a "premier" del leader leghista, sostituito da quello alla Sardegna. 


Fratelli d'Italia

Se nella coalizione di centrosinistra si è scelto di mettere su quasi tutti i contrassegni il nome del candidato Massimo Zedda, in questo caso i partiti principali hanno accentuato il più possibile il ruolo dei loro leader. Così non stupisce che Fratelli d'Italia abbia scelto, per le proprie liste, il contrassegno utilizzato alle elezioni politiche, che riduce il simbolo per fare spazio al nome di Giorgia Meloni. Evidentemente si è pensato che, in questo modo, il risultato sarà migliore. 


Unione di centro

In questo centrodestra allargato ad alcune componenti civiche non può mancare un altro attore politico tradizionale, cioè l'Unione di centro, che ha resistito alle proposte di coalizione più ampia fatte da Zedda ed è rimasto nel centrodestra. A dire il vero non si sono ancora viste in giro grafiche dell'Udc, per cui viene da supporre che l'emblema utilizzato in questo turno elettorale sia lo stesso di cinque anni fa, che nella parte superiore ha sostituito il riferimento all'Italia con quello alla Sardegna. Lo scudo crociato, in ogni caso, è sempre lì.

Riformatori sardi

Un altro grande classico della politica della Sardegna è costituito dai Riformatori sardi, tuttora guidati da Massimo Fantola, tradizionalmente schierati nel centrodestra e anche in questo caso si trovano dalla stessa parte. Il simbolo da molti anni a questa parte è sempre lo stesso, con i tre "conci" a formare il tricolore e un "sorriso" di sei stelle posato sopra la dicitura "Liberal democratici": una scelta cromatica e grafica che ricorda molto i simboli legati a Mariotto Segni (in particolare il Patto - Partito dei liberaldemocratici), dal quale Fantola e i Riformatori sardi non sono certo lontani.


Energie per l'Italia

Non poteva passare inosservato il simbolo di Energie per l'Italia, e non solo perché di fatto si riaffaccia sulla scena politica dopo quasi un anno di silenzio. I malati di grafica noteranno che è cambiata la font (da Nexa ad Arial Black); i #drogatidipolitica non possono non vedere le "pulci" del Pli di Stefano De Luca e Giancarlo Morandi (con la grafica precedente a quella ora in uso), del Pri e, addirittura, di Alleanza liberaldemocratica italiana, vale a dire il partito fondato da Silvia Enrico e Oscar Giannino (attualmente guidato da Franco Pasotti e Franco Turco), uno dei rarissimi casi in cui l'aeroplanino di carta finirà sulle schede elettorali. In tutto ciò, le lampadine del partito di Stefano Parisi sono sempre spente...


Unione democratica sarda

Tra le forze che fanno parte della compagine di centrodestra non manca nemmeno, come nel 2014, Unione democratica sarda - Progetto nazionalitario, nato nel 2002-2003 come evoluzione della sezione sarda dell'Udr cossighiana (non a caso, Uds ricorda molto Udr e la font usata è piuttosto somigliante, anche se manca il tricolore) e sempre presente dal 2004 in consiglio regionale. Sull'emblema spicca l'immagine del bronzetto del guerriero che rimanda all'epoca dei "popoli del mare", radice di unità del popolo sardo, come la scritta nel simbolo testimonia.


Fortza Paris

Parte della coalizione è anche il partito Fortza Paris ("Avanti insieme"), che nel 2014 aveva invece sostenuto la candidatura di Mauro Pili, ma in generale si è attestato su posizioni di centrodestra. Il simbolo del partito regionalista nato nel 2004 (dalla confluenza di Partito del Popolo Sardo, Sardistas e Unità del Popolo Sardo) è come sempre molto semplice, ma per quest'occasione è stato utilizzato un carattere più old fashioned ed è stata aggiunta la parola "Federalisti", inserita nel semicerchio rosso dove normalmente sta la parola "Fortza". 


Sardegna civica

Parte della coalizione a sostegno di Solinas è anche la lista Sardegna civica. Il nome non deve ingannare, nel senso che sarebbe facile pensare a una riedizione locale di Scelta civica (anche se l'idea dovrebbe essere subito accantonata, visto lo scarso successo del partito montiano a livello nazionale); in realtà si tratta di un progetto politico, guidato da Franco Cuccureddu, nato per "dare rappresentanza istituzionale alle migliori esperienze civiche, maturate nei comuni della Sardegna". Nel simbolo spicca la sagoma di un nuraghe che si staglia sul cielo azzurro sfumato, in un emblema in cui il rosso della bandiera sarda prevale sul verde.


Sardigna 2020 - Tunis

Ultimo emblema dell'affollata coalizione a sostegno di Solinas è uno dei più discussi: Sardegna 20Venti - Tunis, infatti, è la lista civica legata al consigliere regionale uscente di Forza Italia Stefano Tunis: inizialmente possibile candidato forzista alla presidenza della regione, ha comunque presentato questa formazione con la "benedizione" del coordinatore regionale forzista Ugo Cappellacci, cosa che ha accentuato non pochi malumori all'interno del partito. Interessante, nel contrassegno, la rilettura della bandiera sarda con l'anno 2020.


Francesco Desogus


MoVimento 5 Stelle

Si presenta sostenuto da un'unica lista Francesco Desogus e ciò era inevitabile, trattandosi del MoVimento 5 Stelle, che per l'occasione ha utilizzato l'emblema sfoggiato l'anno scorso per le elezioni politiche. Al di là di questo, è il caso di ricordare che il M5S è l'unica forza che in questo caso ha avuto bisogno di raccogliere le firme: com'è noto, nel 2014 il MoVimento non ha partecipato alle elezioni e nessuno dei consiglieri uscenti si è dichiarato rappresentante del gruppo politico, quindi nessuna esenzione è scattata. La raccolta, in ogni caso, è stata completata a tempo debito.


Paolo Maninchedda

Partito dei sardi

Nel 2014 aveva sostenuto il candidato del centrosinistra e presidente uscente Francesco Pigliaru. Questa volta, invece, il Partito dei sardi ha scelto una candidatura autonoma, presentando come aspirante guida della regione Paolo Maninchedda, presidente della forza politica indipendentista. Come allora, il simbolo è costituito dalla sagoma della Sardegna circondata dalle dodici stelle d'Europa e dal motto "Facciamo lo Stato". Perché, come si legge nel sito, "la sovranità della Nazione Sarda, essendo fondata sul consenso dei sardi, è originaria e non delegata dallo Stato italiano".


Andrea Murgia

AutodetermiNatzione

Altra candidatura autonoma è quella di Andrea Murgia, funzionario della Commissione europea sostenuto da AutodetermiNatzione, progetto politico originariamente voluto da Antony Muroni, presentatosi alle politiche del 2018 e poi proseguito con minore determinazione e varie defezioni (attualmente è guidato dal presidente Fabrizio Palazzari e dal segretario Bustianu Cumpostu). Se nel 2018 il simbolo era uno scarabeo, questa volta c'è la sagoma della sardegna campita a onde, con un risultato cromatico decisamente interessante.


Mauro Pili

Sardi Liberi

Ritenta la corsa per la presidenza della regione Mauro Pili, stavolta sostenuto non da quattro liste come nel 2014, ma da un unico emblema, quello del nuovo cartello elettorale Sardi liberi, frutto del cammino comune dei piliani di Unidos, di Progres (nel 2014 avevano sostenuto Michela Murgia) e di alcuni ex sardisti. I colori dominanti sono il verde e il blu scuro, la struttura è quella di un cerchio aperto, "tagliato" dalla fascia bianca in cui è contenuto il nome dell'aspirante presidente. All'interno dell'emblema ci sono anche il volto di uno dei mori bendati e un albero che ricorda l'albero sradicato che rappresenta proprio i "sardi liberi" (una rappresentazione simile era già presente nel simbolo di Irs).



Vindice Lecis


Sinistra sarda

Ultimo candidato alla presidenza a essere emerso è Vindice Lecis, scrittore e giornalista di lungo corso, per oltre trent'anni impegnato in testate del gruppo l'Espresso (tanta Sardegna ma non solo). Correrà sostenuto dalla lista Sinistra sarda, stesso simbolo che nel 2014 aveva sostenuto la candidatura di Pigliaru: in filigrana si legge la bandiera dei quattro mori, in primo piano c'è il simbolo composito di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani. Che nel frattempo hanno cessato l'attività, proseguita con il Pci; mantenere il vecchio simbolo, però, consentiva più facilmente di evitare la raccolta firme. Così riecco la Sinistra sarda, che si pone come "unico antidoto all'avanzata della destra".

giovedì 14 dicembre 2017

Psi, Verdi e civici "Insieme" e rispunta l'Ulivo

Dopo il ritiro di Giuliano Pisapia e del suo Campo progressista - e in attesa di sapere se Emma Bonino e Riccardo Magi riusciranno a raccogliere le firme per presentare la loro lista di PiùEuropa - da oggi accanto all'emblema del Pd c'è almeno un altro simbolo quasi certo: quello della lista Insieme, che si propone di raccogliere il consenso degli elettori socialisti, ambientalisti e persino - cosa che non mancherà di suscitare interesse - di coloro che ancora si ritengono o sono definiti "prodiani".
A parlare è proprio il contrassegno elettorale in sé, che è stato presentato questa mattina a Roma. I drogati di elezioni potrebbero facilmente ricordare che per la prima volta si appresta a comparire sulle schede elettorali nazionali, anche se miniaturizzato, il simbolo del Partito socialista italiano di Riccardo Nencini (l'ultima apparizione nel 2008, a dire il vero non troppo fortunata - poco al di sotto dell'1% - era stata del quasi identico simbolo del Partito socialista, ancora guidato da Enrico Boselli, con un nome più corto e senza tricolore): proprio la presenza della "pulce" del Psi, tra l'altro, dovrebbe consentire alla lista di essere esentata dalla raccolta firme, vista la presenza consolidata al Senato del gruppo Per le autonomie - Psi - Maie (sperando che il Maie non ambisca allo stesso beneficio); mancava invece dalle europee del 2009 il simbolo della Federazione dei Verdi, quando fu utilizzato - accanto alla rosa del Ps-Pse - per esentare dalle firme la (non fortunata) lista Sinistra e libertà, ma al successivo turno elettorale per l'Europarlamento il sole che ride era comunque presente all'interno della lista Verdi europei (altrettanto sfortunata).
Al di là dei simboli appena citati (accanto a quello dell'Area civica volta a rappresentare le candidature di sindaci ed esponenti della società civile, a partire da Massimo Zedda: si tratta di ciò che resta dell'area Pisapia e il colore arancione non è scelto a caso), anche chi non si ritenesse a ogni effetto un election addicted, tuttavia, non potrebbe non rimanere colpito dalla decisa connotazione "prodiana" della lista - che ha tra i suoi promotori l'ex ministro Giulio Santagata - e dello stesso contrassegno elettorale. Lo dice forte e chiaro il rametto di ulivo, anzi, proprio quel rametto di Ulivo (rigorosamente con la maiuscola) creato alla fine del 1995 da Andrea Rauch e ora posto in decisa evidenza, lo dice il riferimento all'Europa nel simbolo, lo dice anche in qualche modo il nome scelto, "Insieme" - scritto tra l'altro in blu con il puntino rosso della "I", ricordando sia l'apostrofo dell'Ulivo sia la I dei Democratici, successiva reincarnazione dei prodiani. "Insieme", accanto alla parola "Italia", finisce per ricordare lo slogan "Insieme per l'Italia" posto nel simbolo dell'Ulivo nel 2001 (e chissà se è stato lasciato da parte per evitare rimandi alla sconfitta rutelliana, visto che per qualcuno inizialmente il nome usato per la nascente lista era proprio quello).
Potrebbe sembrare strano per qualcuno vedere l'Ulivo "duplicato", in miniatura nel simbolo del Pd (dove sta dal 2007 e dov'è tuttora, a dispetto delle richieste di rimuoverlo da parte del suo creatore) e molto più grande in quello della lista Insieme, al punto che i funzionari del Ministero dell'interno potrebbero anche chiedere alla lista di rimuovere il rametto, per non ingenerare confusione tra le due listeL'ipotesi è estrema, ma non del tutto infondata, visto il metro di giudizio severo impiegato in alcuni casi: alle europee del 2009, per dire, il Viminale si era impuntato anche per far rimuovere una fiammella alta tre millimetri dal contrassegno del cartello L'Autonomia, in cui era presente anche La Destra (in un anno in cui Alleanza nazionale nemmeno si presentava più), così come nel 2013 aveva momentaneamente ricusato il simbolo della Lega perché il cognome di Giulio Tremonti (nella pulce di 3L) era stato scritto con la M in evidenza e avrebbe potuto confondersi con le liste di Mario Monti, Presidente del Consiglio uscente.
Il fatto che l'ipotesi sia fondata, tuttavia, non la rende comunque plausibile: dal momento che la lista sosterrà proprio con il Pd gli stessi candidati all'interno dei collegi uninominali, è molto probabile che il Ministero dell'interno scelga di non ricusare un simbolo verosimilmente concordato con i vertici dem (non è da escludere che vi sia un accordo formalizzato sulla coesistenza dei due Ulivi). Proprio il Pd, del resto, dalla lista Insieme avrebbe tutto da guadagnare: i voti dati a questa, infatti, andranno a vantaggio dei comuni candidati uninominali, mentre la lista stessa rischia di non capitalizzare i consensi ottenuti (la soglia del 3% non è proprio alla portata di questo progetto, ma non si può mai sapere). Ironia della sorte, colpisce vedere rispuntare l'Ulivo in una lista dei prodiani diversa dal Pd (nelle cui candidature si libererebbero tra l'altro dei posti), quando nell'associazione L'Ulivo il rappresentante dei prodiani - e legale rappresentante della stessa, nonché titolare del simbolo assieme al Ppi Nicodemo Oliverio e al (P)Ds Lorenzo Simula - era Stefano Ceccanti, oggi convinto sostenitore del Pd e di Matteo Renzi. Ma dal costituzionalista, a differenza di quanto capitato nei giorni scorsi dopo la comparsa di Liberi e Uguali - certamente questa volta non arriveranno moniti al non uso dell'antico simbolo creato da Rauch.

lunedì 6 giugno 2016

Zedda, i simboli della Cagliari che vince

Di liste al suo seguito ne aveva tre in meno del suo principale concorrente, Piergiorgio Massidda, ma è riuscito a vincere ugualmente e a riconfermarsi sindaco di Cagliari già al primo turno, sia pure per un soffio. Massimo Zedda ha di che essere contento, visto che a lui è riuscito quello che non è riuscito a nessun altro aspirante sindaco delle grandi città (specialmente a coloro che cercavano la riconferma). Di certo, però, il suo risultato dipende anche dalle liste più piccole che, con il loro apporto, hanno permesso a Zedda di superare il 50% dei voti validi: anche se il suo 50,86% è maggiore del 47,74% della coalizione (e, per evitare il ballottaggio, conta solo il primo dato, che beneficia anche dei voti dati al solo sindaco e del "voto disgiunto"), dev'essere grato a ciascuno degli undici simboli che aveva al suo seguito, anche a chi ha portato lo 0,80% e lo 0,86%.
E' il caso, rispettivamente, di Cittadini per Cagliari (572 voti) e dell'Unione popolare cristiana (610). E se il primo simbolo è noto, se non altro perché è la declinazione cagliaritana dell'ultima evoluzione di Scelta civica, il secondo è certamente meno noto, con le dodici stelle ad arco su una corona blu e un tricolore nel mezzo. Vietato confonderlo con la Federazione dei Cristiano popolari di Baccini (che pure ha ingredienti simili): l'associazione è stata costituita a settembre del 2009, ha come segretario politico proprio un sardo, Antonio Satta (già vicesegretario Udeur, fedele a Prodi all'atto del ritiro della fiducia al governo, nel sito del partito si autodefinisce "autonomista, popolare e federalista convinto"), e si propone di "promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese", con l'aspirazione di favorire di nuovo l'unità di un mondo cattolico affetto da diaspore e scissioni ormai da lungo tempo. 
Hanno dato il loro contributo anche il Centro democratico (1,21%, 866 voti), il cui contrassegno è stato personalizzato lo stretto indispensabile (con l'inserimento della parola "Sardegna", nemmeno "Cagliari") e gli unici due simboli della scheda che contenevano la falce e il martello. Da Rifondazione comunista e dal Partito comunista d'Italia - in procinto di ricostituire il Pci - sono arrivati, rispettivamente, 802 (1,12%) e 1158 voti (1,62%): non sono stati sufficienti a eleggere nemmeno un consigliere comunale (che con una lista unitaria sarebbe invece arrivato), ma sono stati determinanti per non far scattare il ballottaggio, dunque Zedda dovrebbe tenerne in qualche modo conto.   
Se i due risultati migliori della coalizione sono arrivati dal Pd e da Sel, partito da cui Zedda proviene, le altre forze di maggioranza che riusciranno a entrare in consiglio sono tutte ben radicate in Sardegna (e solo lì), a partire dal Partito sardo d'azione, che con il suo logo tradizionale della croce rossa con i quattro mori ha ottenuto 4 seggi, superando di poco il 7% dei voti di lista. Si tratta ovviamente di un emblema forte di per sé, l'unico - della coalizione, ma anche di tutta la scheda elettorale - a non contenere al suo interno alcun elemento testuale: in fondo non ha bisogno di dichiarare chi sia, essendo sufficiente il simbolo "storico" e ben rodato a ottenere il consenso necessario.
Il tema del moro, peraltro, è da tempo presente in un altro simbolo, quello dei RossoMori, partito nato nel 2009 come scissione dal Psd'az e che si qualifica come "socialmente progressista, di sinistra e nazionalmente sardo", impegnato ad attualizzare "i postulati politici del sardismo, del socialismo e dell'azionismo" nel segno di figure come Emilio Lussu - non a caso RossoMori era l'appellativo dei militanti sardisti che resistettero contro lo squadrismo fascista e la dittatura di Mussolini, difendendo "la libertà e i diritti del popolo sardo e delle masse lavoratrici" - Camillo Bellieni, Antonio Gramsci e Antonio Simon Mossa. Radici ben piantate nel passato, ma con lo sguardo attento (visto che la benda, tra l'altro, non copre l'occhio).
I RossoMori hanno portato a casa il 2,82%, poco meno del 2,87% ottenuto da La Base - Sardegna vera, movimento nato nell'isola per l'opera di "un gruppo di persone che vuole riportare la politica alla portata dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti e di tutte quelle categorie che dalla politica della casta non si sentono più rappresentate" e guidato da Efisio Arbau: nello statuto si legge che obiettivo di La Base è "l'autodeterminazione della nazione sarda e la felicità dei sardi" e che il movimento è fondato "sulla persona. Esiste se esistono persone che propongono, criticano e si candidano a portare le idee de La Base nelle istituzioni". L'emblema si era già visto alle politiche del 2013, in modo particolare al Senato, ed è decisamente semplice: sul sito è descritto come "scritta in bianco “La Base, Sardegna” su uno sfondo rosso-verde" (evidentemente in questo caso è stato aggiunto l'aggettivo "vera"). 
In consiglio comunale ci sarà spazio anche per il Partito dei Sardi, che ha ricevuto il 2,32% dei voti (che si traduce in un seggio, tanto quando hanno avuto La Base e i RossoMori). Segretario della formazione è Franciscu Sedda, presidente è Paolo Maninchedda, entrambi docenti universitari; anche qui alla base c'è il concetto di "Nazione Sarda", che secondo i due dirigenti "è fondata sulla volontà dei sardi di essere liberi, solidali e organizzati in uno Stato giusto". Non a caso, "Facciamo lo Stato" è lo slogan contenuto anche nel simbolo, che oltre al nome ospita la sagoma della Sardegna, al centro delle dodici stelle d'Europa. I cittadini di Cagliari devono avere colto il messaggio, al punto da decidere che anche il Partito dei Sardi li avrebbe dovuti rappresentare in consiglio, a sostegno di Zedda.