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sabato 6 luglio 2019

Avanti Guastalla, genesi di un "garofano palmato" per socialisti e civici

Dare un nome alle cose nuove o nascenti è un'esperienza entusiasmante, ma anche difficile, perché è un'operazione di una potenza notevole: "la nominazione è, allo stesso tempo, la definizione di un confine e anche la reiterata affermazione di una norma", come diceva Judith Butler (con riferimento alla costruzione del genere, ma vale per ogni cosa). E lo stesso può dirsi per la costruzione di un simbolo di partito, che la giurisprudenza ha assimilato pienamente al nome, o di un contrassegno elettorale, che somiglia piuttosto a un marchio ma cerca pur sempre di dire qualcosa sul gruppo che punta a identificare (per distinguerlo dagli altri soggetti che sono in corsa). Questo processo si attiva ogni volta che nasce un nuovo partito, ma lo stesso si riproduce, e molto più spesso, per le varie liste presentate alle amministrative in uno qualunque dei quasi 8mila comuni italiani. Un tempo tutte le idee dovevano essere concretizzate a mano; ora che le grafiche si fanno con il computer, il processo è forse un po' più semplice, ma il lavoro di traduzione rimane. E con la necessità, per chi tiene a un risultato visivo che sia buono o almeno decoroso, di rispettare regole e codici della grafica, in particolare di quella politica.
Così, quando nell'ottobre 2018, oltre sei mesi prima che si tornasse a votare per il turno più nutrito di amministrative, a Guastalla - comune in riva al Po in provincia di Reggio Emilia, con poco più di 15mila abitanti, ma inferiore secondo il censimento del 2011, dunque chiamato al voto con il sistema a turno unico e senza coalizioni - i media avevano dato la notizia della prima candidatura a sindaco uscita allo scoperto, più di qualcuno si era domandato quale nome e quale simbolo l'avrebbe contraddistinta. Già, perché l'aspirante primo cittadino in questione era Francesco Benaglia, eletto in consiglio comunale a Guastalla nel 1985 e nel 1990 con il Partito socialista italiano, candidato alla Camera nel 1992 sempre con il garofano (1060 preferenze, il quarto più votato della circoscrizione Piacenza-Parma-Reggio-Modena, ma quella volta uscirono solo due eletti - il primo era Mauro Del Bue - a differenza dei tre del 1987); quando però il Psi implose, travolto da Tangentopoli, lui aveva scelto di aderire a Forza Italia, come altri militanti socialisti guastallesi (e non solo) di allora.  Ricandidato alle comunali nel 1995 con una lista civica, non fu rieletto, ma tornò in consiglio per due mandati nel 1999 e nel 2004, sempre con formazioni civiche ma con un chiaro orientamento di centrodestra (anche se a quella del 2004 aveva partecipato anche lo Sdi). Nel 2004 era stato eletto anche in consiglio provinciale per Forza Italia, tra il 2008 e il 2009 aveva aderito al Pdl, all'interno del quale Fi era confluita, candidandosi poi come sindaco a Brescello (sostenuto da Pdl e Lega Nord) e venendo eletto consigliere. 
In seguito Francesco Benaglia aveva lasciato la politica attiva ed era andato anche in pensione come medico di medicina generale, poi otto mesi fa era arrivata la sorpresa. Anche perché l'annuncio era stato dato in occasione della festa provinciale dell'Avanti!, che per Reggio Emilia si svolgeva appunto a Guastalla: ciò sottintendeva di fatto un sostegno - anche se non unanime - del Partito socialista italiano (omonimo di quello con cui si candidò Benaglia, anche se in tutti questi anni si era ristretto parecchio) a una persona che, pur avendo abbandonato da tempo il partito per la sua collocazione a sinistra, aveva continuato a professarsi socialista. 
Su queste basi, non stupisce che fin dall'inizio al centro dell'idea grafica ci sia stato un garofano, ovviamente rosso. E' vero che il Psi attuale non si è mai avvalso di quel fiore, essendo legato alla rosa del socialismo europeo; era altrettanto vero, però, che il candidato sindaco non era certo parte di quella storia politica più recente, per cui volerlo accostare alla rosa sarebbe stata una forzatura, forse da lui stesso non gradita. Discorso diverso per il garofano: al di là del suo significato - ricco di valori - nella storia del socialismo internazionale, per molti in Italia è quello il vero emblema dei socialisti, oltre che un segno ben riconoscibile dell'epoca craxiana, certamente non sgradita a Benaglia e a vari esponenti socialisti locali. Così il fiore rosso era stato collocato su un fondo in buona parte azzurro, per richiamare un po' il cielo e un po' i colori cittadini; anche per questo, si è passati in fretta al blu scuro, in coerenza con il colore di fondo dello stemma del comune. Per movimentare un po' il contrassegno, si era anche valutata l'ipotesi di un campo di garofani (sempre citati con una silhouette rossa), per dare l'idea di una coralità di persone e di un terreno ancora rigoglioso per il socialismo, pur se a tanti anni di distanza.
Quella chiave di lettura, tuttavia, costituiva anche un limite per lo stesso emblema. Perché, sì, la lista voleva marcare un'ispirazione socialista liberale, allo scopo di mantenerne viva la presenza, anche grazie alla candidatura di militanti e iscritti storici (a partire da Gianluca Soliani, già segretario provinciale Psi, fino allo storico segretario locale Adelmo Candolo), ma non era e non poteva essere diretta espressione di alcun partito, visto che ben più della metà delle candidature aveva natura civica. In questo contesto, l'uso dominante, quasi "sfacciato" del garofano avrebbe potuto mettere qualcuno a disagio o, comunque, creare incomprensioni. A quel punto, qualcuno aveva proposto di puntare di più sui monumenti del centro storico, in cui certamente tutti si sarebbero potuti riconoscere. 
A giocare a favore c'era anche la storia: chi aveva buona memoria, infatti, ricordava una pubblicazione elettorale che il Psi storico aveva stampato e diffuso alla vigilia delle elezioni amministrative del 1985 al termine di una consiliatura in cui il partito aveva sempre espresso il sindaco; nell'immagine di copertina - concepita ed elaborata allora dall'architetto Sergio Zanichelli - conteneva una skyline (ma chissà come la si chiamava allora...) dei monumenti principali del centro, compresi la concattedrale, la torre civica (il "Campanón") e la statua di Ferrante I Gonzaga realizzata da Leone Leoni. Nessuno aveva trovato nulla da ridire, visto il valore identitario di quei segni; tutt'al più, si sarebbe potuto mantenere il segno di una presenza socialista lieve e discreta, piazzando la sagoma di un garofano nella parte alta della lancia della statua.
Quell'idea passata rivisitata avrebbe potuto mettere d'accordo tutti, socialisti affezionati alla tradizione e candidati civici interessati ad avere la connotazione politica meno marcata possibile della lista. Forse, però, a quel punto si stava esagerando per difetto: in fondo, chi voleva richiamare il passato socialista avrebbe preferito renderlo riconoscibile, senza bisogno di ostentarlo troppo. Un aiuto insperato è arrivato dalla scelta del nome: inizialmente si era pensato qualcosa come "Una voce per Guastalla", per dare l'idea della voce civica e per restituire voce e spazio alla tradizione socialista; ogni altra alternativa è stata però spazzata via alla proposta di denominare la lista Avanti Guastalla. Dall'idea di raccogliere le voci e farle esprimere all'unisono a favore della città, infatti, si era passati all'idea di guardare avanti e procedere con impegno e decisione; di più, la parola "Avanti" non poteva non colpire nel segno i ricordi e le speranze di chi ancora è o si professa socialista. Per non sbilanciare di nuovo l'emblema verso il politico, si era evitato di inserire il punto esclamativo per richiamare la testata del Psi e si era scelto di impiegare i colori cittadini.
A un certo punto, peraltro, a qualcuno è sorto un dubbio: scorrendo la legge elettorale o - più probabilmente - le Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature, qualcuno deve avere letto che non è consentito impiegare immagini o soggetti religiosi. Questo ha fatto pensare a qualcuno che fosse inopportuno inserire il profilo del duomo all'interno del contrassegno. Probabilmente quell'uso non sarebbe stato problematico, nel senso che la chiesa in sé è considerata monumento e non soggetto religioso (sarebbe bastato, magari, eliminare le miniature delle croci), ma si è preferito togliere il problema alla radice togliendo il profilo del tempio.
Per riempire il buco creatosi eliminando il duomo, si era scelto di inserire il profilo dei pioppi, così frequenti nel'ambiente del Po. A quel punto, però, il processo di immaginazione creativa - forse fin troppo - era stato innescato e sono state sollevate le proposte più diverse, al limite dell'improbabile, che la persona incaricata di tradurle in grafica ha cercato di recepire con infinita (si sarebbe tentati di dire filiale) pazienza. Qualcuno, per esempio, aveva pensato che, tra i monumenti, proprio la statua di Ferrante Gonzaga - il Frantón, come lo chiamano i guastallesi - fosse sufficiente a evocare lo spirito civico che doveva pervadere l'iniziativa della lista, per cui poteva anche essere l'unico elemento riconoscibile, a costo di collocarlo, un po' irrealisticamente, tra i pioppi eridanei, come se quotidianamente non fosse collocato in una bella piazza, di solito solo un po' troppo piena di automobili. E per far risaltare il socialismo, bastava mettere tutte le sagome in nero su fondo grigio (colore del cielo e dell'acqua del Fiume, su cui si riflettono statua e alberi). 
C'era addirittura chi pensava di poter prescindere anche da Frantón, rendendo in qualche modo protagonista del simbolo Sua Maestà il Po: ciò attraverso i pioppi (uno dei quali cimato col garofano) e il loro riflesso sull'acqua, ma anche con la pista ciclabile e le persone che - a piedi, in bicicletta, in carrozzina, di corsa, con la culla o il cane - ogni giorno la percorrono, rendendola viva. Certamente era una rappresentazione autentica del territorio e della comunità che lo anima, oltre che un modo singolare di dire "Avanti", alla velocità di ciascuno, senza dovere per forza correre e con la licenza di accompagnare. A quel punto, però, si era andati davvero troppo oltre, inserendo microdettagli oggettivamente difficili da leggere in un emblema di tre centimetri di diametro (questa è la dimensione prevista sulla scheda). 
Nella girandola delle proposte, tra l'altro, qualcuno aveva suggerito di reinterpretare il leone giallo dello stemma del comune di Guastalla, con tanto di colori di fondo (con il blu molto schiarito) e la corona riservata alle città, con la corolla del garofano collocata al centro del diadema per non far sparire il riferimento al socialismo (davvero difficile da vedere in un emblema di quelle dimensioni). Sennonché, una volta tradotta in grafica anche quest'idea, una persona - forse la stessa che aveva sconsigliato di inserire il profilo del duomo - doveva aver letto sulle Istruzioni ministeriali che non era possibile utilizzare nemmeno lo stemma del comune (anche in mancanza di un espresso divieto di legge): anche quello sforzo grafico, dunque, era destinato a essere accantonato.
Alla fine si era faticosamente trovato un accordo di mediazione tra le varie proposte avanzate: doveva prevalere l'accoppiata di Ferrante Gonzaga e del Campanón, simboli storici, civici e territoriali, con i pioppi del Po alle spalle; per non esagerare con i riferimenti alla città, i colori del contrassegno erano quelli nazionali. I compagni socialisti si sarebbero dovuti accontentare del nome e del microgarofano al sommo della lancia di Frantón, avendo cura di non scegliere una sagoma troppo simile a quei due garofani che il Psi aveva utilizzato nel periodo craxiano (giusto per evitare grane con i membri della sottocommissione elettorale circondariale). 
In effetti, il maggior numero di candidati civici era molto soddisfatto di quella soluzione e i pochi iscritti al Psi non potevano certo non riconoscersi in questa. Eppure, in cuore loro, continuavano a sentire che quel simbolo era comunque troppo pieno e forse non sarebbe stato abbastanza leggibile e riconoscibile. Un modo per ottenere questo, in effetti, sarebbe stato utilizzare solo il garofano come elemento grafico, con la possibilità a quel punto di ingrandire il testo e ribilanciare l'immagine, dando più evidenza al nome di Guastalla. Si erano quindi provate, nel frattempo, alcune combinazioni grafiche e cromatiche, per vedere - neanche troppo di nascosto - l'effetto che faceva. 
In particolare, si è provato a marcare il cerchio con un colore di fondo, riempiendo il segmento non occupato dal testo con un altro motivo geometrico (che un po' ricordava i riflessi sull'acqua degli alberi visti prima), oppure - all'inverso - il confine del simbolo è stato segnato da una circonferenza bicolore, permettendo di lasciare bianco lo sfondo dell'emblema, per far emergere meglio il nome. Quanto al fiore del garofano, lo si è piazzato in varie posizioni, come nascente dalla circonferenza, accostato alla I di "Avanti", nascente dalla stessa o al posto di questa, oppure al di sotto, così da lasciare più spazio alla scritta, in modo da far avvertire meno l'assenza di segni del territorio di Guastalla all'interno del contrassegno. 
Quest'ultima soluzione sembrava una delle più convincenti, con un fiore corposo e un testo ben marcato, che gli elettori avrebbero potuto riconoscere senza troppi problemi, imprimendoselo in testa e magari scegliendolo. Certo, rimaneva il problema di quel garofano, non identico a quello del Psi ma che inevitabilmente lo richiamava con grande immediatezza, al punto da lasciare nel dubbio i candidati civici, che continuavano a preferire a quell'emblema la coppia Frantón Campanón. Alle volte, però, il caso può sparigliare le carte: ha fatto così in modo che il candidato sindaco, passando dal municipio per chiedere informazioni - tra l'altro - sull'opportunità di utilizzare quel garofanino sulla lancia gonzaghesca, incontrasse un curioso figuro con la passione della grafica politica. E ha fatto capitare persino che quel figuro, non esattamente delle idee politiche dell'aspirante primo cittadino, si offrisse di andare a casa sua a dare uno sguardo al simbolo. 
Visto l'emblema con Ferrante Gonzaga e il Campanone, ne ha riconosciuto il valore identitario, ammettendo che però era troppo affollato e poco adatto alle schede elettorali, così ha chiesto di poter vedere le alternative simboliche in gioco. Estratte dalla cartellina che le conteneva e disposte sul tavolo, hanno richiesto lo sguardo e l'attenzione del succitato figuro, impegnato in un giudizio approfondito, come se si trattasse di scegliere il proprio, di simbolo. Lo sguardo, dopo una decina di manciate di secondi, è stato colto da una variante del contrassegno con il garofano in basso su fondo bianco, con la circonferenza rossa e blu: a colpirlo non erano però stati i colori, ma la forma dei petali del garofano, relativamente realistici, che però lo rendevano assai più simile a una palma. Il figuro ha alzato lo sguardo verso il candidato sindaco, chiedendogli se avesse considerato quella grafica, tanto leggibile quanto inconsueta, per la scheda elettorale. Lui gli ha sorriso, ammettendo che quell'immagine gli piaceva molto, proprio perché era singolare, ma non era sicuro che gli altri della lista l'avrebbero accettata; il figuro ha riconosciuto il rischio, ma ha sottolineato che proprio quella forma avrebbe potuto far accettare meglio il simbolo anche ai candidati civici. L'aspirante primo cittadino è rimasto pensieroso, senza nascondere un sorriso, ha riaccompagnato l'ospite ed è tornato alla sua giornata.
Pochi giorni dopo, iniziata la raccolta firme, sui moduli offerti agli elettori è comparso proprio il "garofano palmato": quel suggerimento, evidentemente, non era caduto nel vuoto e sembrava avere convinto anche gli altri (pur senza abbandonare tutti i loro dubbi). Alla fine, il 17,37% dei voti validi espressi (1334 su 7678) sono andati ad Avanti Guastalla. Difficile dire come sarebbe andata se sulle schede fossero finiti Frantón Campanón; non sarà stato merito del simbolo, ma di certo lo sforzo di sintesi e chiarezza non è stato inutile.

martedì 25 giugno 2019

Simboli nazionali... a macchia di leopardo: ... a destra (di Massimo Bosso)

Prosegue il viaggio di Massimo Bosso tra i partiti nazionali minori dei vari schieramenti politici, alla prova delle ultime elezioni amministrative, soprattutto nei comuni superiori. Dopo l'analisi del centrosinistra, stavolta tocca al centrodestra, con i suoi miniattori presenti - chi più chi meno - a macchia di leopardo. Buona lettura!

IDeA - Popolo e Libertà (ove la prima parola sta per Identità e Azione), fondato nel novembre  2015 da vari fuoriusciti dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, è tuttora rappresentato in Parlamento dal senatore Gaetano Quagliarello, eletto in uno dei collegi uninominali per il centrodestra in quota Noi con l'Italia (cartello nel quale aveva convogliato la sua IDeA). E sempre nel centrodestra si colloca il partito che presenta liste a Modena (da sola, 0,50%) Bari (0,81% con Io Sud), Foggia (0,61%) e, tra i non capoluoghi, San Severo (Fg, 1,42%). I risultati sono invece decisamente migliori a Potenza (7,31% e tre seggi, ottimo esito), Giulianova nel teramano (8,44%, un seggio), Corato (Ba, prende solo il 2,28%, ma facendo parte della coalizione che vince al ballottaggio anche se al primo turno si era fermata al 17,55%, ottiene due consiglieri) e nella foggiana Torremaggiore (9,37%, da dividere con Moderati e popolari).

A proposito di popolari, è il caso di parlare del partito dei Popolari per l'Italia, fondato ufficialmente il 28 gennaio 2014, sotto la guida dell'ex Scelta civica (e in quel momento ministro) Mario Mauro, che alla fine della scorsa legislatura è rimasto l'unico esponente del partito in Parlamento. Il partito della freccia alle politiche ha sostanzialmente aderito a Noi con l'Italia, ma ha continuato a esistere, almeno sul piano giuridico: lo ha dimostrato quest'ultimo turno elettorale, che ha visto i Popolari per l'Italia partecipare alle europee grazie all'esenzione dovuta all'appartenenza al Ppe (ma è arrivato solo lo 0,3%) e raccogliere le firme per le competizioni locali cui ha partecipato. Si tratta di presenze essenzialmente in Molise, terra in cui il gruppo mostra di avere un certo seguito: a Campobasso, con il 15,12%, è la lista più votata del centrodestra ed elegge quattro consiglieri; a Termoli, nella stessa provincia, arriva l'11,67% e si trasforma in tre seggi di maggioranza.

Un altro partito di cui a livello nazionale si erano sostanzialmente perse le tracce era Direzione Italia, sorto nel 2017 come evoluzione dei Conservatori e Riformisti nati nel 2015, sempre e comunque avendo Raffaele Fitto come leader. Nel 2018 Direzione Italia è stata tra i fondatori del cartello elettorale Noi con l'Italia (rimasto sotto la soglia del 3%), mentre quest'anno ha scelto di federarsi con Fratelli d'Italia, centrando l'ennesima rielezione di Fitto a Strasburgo. La federazione non ha però distolto l'attenzione dalla partecipazione alle amministrative, pur se quasi solo in Puglia: Direzione Italia corre a Ostuni (8,95%, quattro eletti), Corato (9,70% e otto consiglieri, si è già detto perché parlando di IDeA) e San Severo (5,95%, un seggio); la lista si vede anche in Campania, in provincia di Salerno a Pagani (con il nome Direzione Pagani, risulta la lista più votata della maggioranza, con l'11,83% che si trasforma in quattro seggi) e a Bacoli nel napoletano (2,42%, qui niente seggi). in tutto il leone conservatore e riformista raccoglie ben 13 eletti: un bottino niente male, per essere presente "a macchia di leopardo". 

Altro partito, altro nome che non suona affatto nuovo, né potrebbe essere diversamente con il Partito liberale italiano. Che però non è quello di Giolitti, né quello rifondato nel 1943 da Benedetto Croce e Luigi Einaudi, sciolto nel 1994 (secondo alcuni in modo irregolare). Quello attualmente in attività, fondato come Partito liberale nel 1997 (guidato da Stefano De Luca) e ribattezzato Pli dal 2004, ha dimensioni ben diverse e si colloca naturalmente nel centrodestra, anche se nel 2018 ha stretto un accordo con la Lega (in virtù del quale due esponenti in quota Pli sono entrati in Parlamento). La presenza alle amministrative è rara, ma non inesistente: a Bari ottiene lo 0,24%, a Rozzano (Mi) lo 0,20% in combinata con Italia giovane solidale; a Firenze con l'Udc e una civica non si va oltre lo 0,79%. Quanto ai comuni inferiori, si segnala a Caponago (Mb) una lista con Fratelli d'Italia (34,30% e quattro seggi).

A proposito di Unione di centro, ormai anche questa può considerarsi tra i partiti minori, pur essendo ancora nazionale. Sono passati i tempi degli esordi, da quel 2002 in cui il partito era nato dalla confluenza del Centro cristiano democratico di Pierferdinando Casini e dei Cristiani democratici uniti di Rocco Buttiglione (e di Democrazia europea di Sergio D'Antoni), come pure i tempi della corsa solitaria ma decorosa del 2008: dal 2013, anno del sostegno a Mario Monti, il consenso è crollato e le cose non sono andate meglio nel 2018 con l'adesione al cartello Noi con l'Italia (e con lo scudo crociato in vista). Se alle europee i suoi candidati erano ospitati in Forza Italia, alle amministrative si vedono varie liste. 
Nei comuni capoluogo la si trova a Firenze (con Pli e Attiva Firenze) ma si ferma allo 0,79%; a Pescara il 3,37% porta un seggio, ma l'eletto scatta anche a Foggia con il 2,37% e a Lecce con il 2,97% (apportato al centrosinistra), nonché a Cagliari con il 3,07%. L'Udc corre anche a Scandicci e Piombino (in tandem con Forza Italia), Civitavecchia (1,77% per la lista con il Polo civico, forza già presente alle precedenti amministrative), Ciampino (2,77% in una coalizione civica che se non altro elegge in consiglio la candidata sindaca), Casoria (3,08%). Le cose vanno meglio a Corato (7,48% e un seggio, conquistati in una coalizione civica), San Severo di Foggia (7,66% e quattro seggi in maggioranza con il centrosinistra) e ad Alghero (6,39% e due seggi).
Altri consiglieri vengono eletti a Bellaria - Igea Marina (un seggio con il 7,57%), Ariano Irpino (due con l'11,09%), Gioia Tauro (un eletto con il 12,74%), San Giovanni Rotondo (un seggio con il 7,73%); a Torremaggiore (Fg) se non altro la lista contribuisce a eleggere il candidato sindaco di coalizione. I risultati non sono invece soddisfacenti a Nocera Superiore, Sarno, Nettuno, Civita Castellana, Cassino, Recanati, Orta Nuova, Giaveno (To), Copertino e Monserrato (Ca); il partito è presente anche in ticket con Forza Italia a Fucecchio, Scandicci e Piombino e con Fratelli d'Italia a Certaldo (c'è anche il Popolo della Famiglia), nonché a Figline e Incisa Valdarno (assieme a una formazione locale).

Ma quello dell'Udc non è l'unico scudo crociato presente all'ultima tornata di amministrative (potrebbe mai essere diverso?). A Rivoli (To), infatti, in coalizione con il centrodestra c'è anche la Democrazia cristiana, che ottiene l'1,37%. Dc, va bene, ma - domanda d'obbligo - quale? Questa lista, a giudicare dalla grafica, è quasi sicuramente collegata al gruppo che ha come segretario nazionale Renato Grassi (e fino a pochi giorni fa aveva tra i suoi leader anche l'ex ministro Gianni Fontana). Non risultano, almeno a un primo sguardo, altre presenze in comuni rilevanti, anche se in due piccoli centri piemontesi si presentano liste con il medesimo simbolo. Ma di questi si è già parlato, nel viaggio di qualche giorno fa nei comuni "sotto i mille".

Sembra fare capo, invece, al gruppo legato alla segreteria (riconfermata nel 2017) di Angelo Sandri la lista della Democrazia cristiana che si presenta a Lecce all'interno di un centrodestra davvero pletorico (13 liste): in quella compagine ottiene solo il 0,15% in coalizione con il centrodestra. Unico modo per distinguere tra le varie Dc - anche se non è sempre infallibile - era e resta guardare il loro simbolo: quello di coloro che seguono Sandri è a fondo bianco con lo scudo arcuato nel bordo superiore, proprio come quello che finisce su manifesti e schede leccesi. Anche per quel gruppo, in ogni caso, poca attività quest'anno, in attesa forse di tempi migliori.

Tocca poi a Energie per l'Italia, fondato il 18 novembre 2016 da Stefano Parisi, candidato per il centrodestra alle comunali di Milano 2016 ed alle regionali del Lazio 2018, sconfitto in entrambe le occasioni; nella scorsa legislatura, il partito è stato brevemente rappresentato alla Camera da una componente con Civici e innovatori. Assolutamente in tono minore la presenza alle comunali 2019: il simbolo si presenta solo a Modena (0,90%) e Sassuolo (1,54%), sempre inserito all'interno di contrassegni compositi con civiche locali (e addirittura con il nome abbreviato in Epi). Sempre in formato "pulce", ma almeno integrale (con tanto di riferimento a Parisi), il simbolo compare a Zola Predosa (Bo) in un emblema di centrodestra che ospita pure Forza Italia, Fratelli d'Italia e Udc: si uniscono in quattro, ma non vanno oltre il 4,73%.

Il discorso è almeno in parte diverso per Il Popolo della Famiglia, fondato nel 2016 da Mario Adinolfi e altri, che si colloca decisamente nel centrodestra, con posizioni molto nette contro le teorie gender (come si legge anche nel simbolo, forse l'unico a livello nazionale a proporre un disegno infantile, quello appunto di una famiglia tradizionale). Il partito ha partecipato raccogliendo le firme alle elezioni politiche del 2018, è l'unica lista che le ha raccolte prima delle ultime regionali piemontesi (tutte le altre hanno sfruttato esenzioni varie), mentre alle ultime europee ha inserito nel suo contrassegno la "pulce" di Alternativa Popolare per godere della sua esenzione legata alla sua appartenenza al Ppe. 
Ciò dimostra una capacità organizzativa non indifferente, anche se questa non si traduce in voti e liste presenti alle amministrative. Nei capoluoghi la lista si vede solo a Forlì (0,99%), Perugia (0,30%), Lecce (0,06%... come ha fatto??!!); in altri comuni superiori compare a Cesena (1,23%), Collegno (To, 0,48%), Cadoneghe (Pd, 2,23% da dividere con Cadoneghe domani) e Medicina (Bo, 2,07%, con il partito di Adinolfi ospitato dalla lista Prima Medicina). A Potenza, Mirandola (Mo), Correggio (Re), Seriate (Bg), Porto Mantovano e Certaldo (Fi) il simbolo è inserito in contrassegni di liste di centrodestra, assieme alle "pulci" di Forza Italia e/o Fratelli d'Italia e a volte anche Udc. Tra le partecipazioni nei comuni inferiori spicca Sant'Egidio alla Vibrata, nel teramano, dove votano esattamente in 6000 (ma solo l'1,28% vota il partito di Adinolfi).

Approdando all'estrema destra, occorre dire di CasaPound Italia, nata 2003 come associazione impegnata nelle battaglie su problemi abitativi a Roma, entrata nel 2006 come gruppo organizzato nel Movimento sociale Fiamma Tricolore: lì è rimasta fino al 2008 quando, per contrasti legati alla richiesta non soddisfatta di un congresso nazionale, si è "messa in proprio", arrivando a presentare liste autonome - con tanto di raccolta firme - alle politiche del 2013 (0,14%, ma presente non ovunque) e 2018 (0,95%, un risultato sotto le attese, come lo 0,33% delle ultime europee, a dispetto della presenza in tutta l'ltalia - senza firme - con Destre Unite - Aemn). 
Il movimento, che ha come leader nazionale Simone Di Stefano e come fondatore Gianluca Iannone, presenta anche quest'anno diverse liste alle amministrative, sempre in solitaria o tutt'al più al fianco di civiche locali: fa eccezione Lecce, dove la tartaruga frecciata è in coalizione con il centrodestra ottenendo lo 0,55%. Negli altri capoluoghi, la lista corre a Cremona (0,82%), Rovigo (0,95%), Firenze (0,51%), Ascoli (1,96%, cui si aggiunge lo 0,36% di OSA), Perugia (0,48%), Pescara (0,54%), mentre salta per mancanza firme la lista a Vercelli. Negli altri centri si trova il simbolo a Cesena (0,88%), Scandicci (0,99%), Capannori (1,28%), Foligno (0,68%, cui si aggiunge lo 0,58% di una lista collegata), Civitavecchia (0,45%), Ciampino (0,84%). L'elenco prosegue con Casale Monferrato (1,46%, da unire allo 0,74% di Voce Civica), Tortona (Al, 1,61%), Novate (1,35%), Follonica (1,28%), Massarosa di Lucca (3,51%, il risultato migliore), Monsummano Terme nel pistoiese (2,15%), Orvieto (2,47%) e Nettuno (1,55%). Questo sforzo di militanza notevole, come si vede, non produce risultati in termine di seggi, mentre qualcosa arriva in diversi comuni "inferiori": a Sant'Egidio alla Vibrata arriva il 2,98%, a Santa Vittoria d'Alba (Cn) il 7,93% e un seggio, a Verolengo (To) il 4,65%, mentre altri eletti escono in alcuni comuni con meno di mille abitanti (ma anche qui ne abbiamo già parlato).

Forza Nuova, fondata il 29 settembre 1997 da Massimo Morsello (scomparso nel 2001) e da Roberto Fiore che ne è ancora il leader indiscusso (nonché eurodeputato dal 2008 al 2009, subentrato ad Alessandra Mussolini per la lista Alternativa sociale), aveva partecipato nel 2018 alle politiche con Italia agli Italiani insieme alla Fiamma Tricolore, mentre nel 2019 si presenta alle europee grazie all'esenzione ottenuta attraverso il partito europeo Alleanza per la Pace e la Libertà, ma prende solo lo 0,15%. Minima anche la presenza alle amministrative: nei comuni superiori la lista spunta a Cantù (Co) prendendo lo 0,55%; va meglio a Lumezzane (Bs) con il 2,83%; Forza Nuova è presente anche in alcuni comuni inferiori, come Seren del Grappa (Bl: lì, con l'8,12%, arriva anche un seggio), Soresina (Cr, 2,51%) e vari comuni con meno di mille abitanti (in cui esce qualche eletto). 
Spicca, in tutto questo, il caso di Sermide e Felonica, il comune in cui nel 2017 aveva conquistato un seggio la lista dei Fasci italiani del lavoro, ma il Consiglio di Stato nel 2018 ha annullato la consultazione. Quest'anno alle elezioni i Fasci non corrono, ma i loro candidati si presentano in buona parte con la lista Italia agli Italiani, che recupera il simbolo usato nelle politiche del 2018: lì ottiene il 7,87%, ma non basta per entrare in consiglio, in compenso la stessa lista riesce a ottenere un seggio nella municipalità di Sermide, cioè proprio il luogo in cui sono nati i Fasci italiani del lavoro quasi vent'anni fa.

Lo si è evocato nel simbolo appena visto, ed ecco il Movimento sociale Fiamma tricolore (o anche solo Fiamma tricolore), fondato da Pino Rauti ed altri esponenti del Msi-Dn il 3 marzo 1995 all'indomani della svolta di Fiuggi promossa da Fini. Nel corso degli anni il partito ha partecipato a moltissime competizioni elettorali, eleggendo anche direttamente un senatore (1996) e un deputato europeo (1999 e 2004, prima dell'introduzione dello sbarramento al 4%). Nel 2014 Luca Romagnoli - diventato segretario nel 2002 dopo Rauti - è stato di fatto espulso dal partito (assieme a vari dirigenti e militanti) per aver cercato di ridare vita a Alleanza nazionale con Storace, Poli Bortone, Menia e altri esponenti della destra ex-missina; la segreteria nazionale passa al milanese Attilio Carelli, ne segue un periodo di assenza dalle competizioni elettorali, al di là della lista comune con Forza Nuova - Italia agli italiani - nel 2018. In questa tornata il partito rispunta con due liste: a Lecce, nella coalizione che sostiene la Poli Bortone (ricorsi storici...) ottiene lo 0,78%; a Tivoli, alleato con il centrodestra, arriva il 1,38%. 

Tra i partiti nazionali post-missini sembra di dover annoverare anche L'Altra Italia, partito recentissimo e presieduto da Cosimo Damiano Cartelli (non sono facilmente reperibili altre informazioni), che aveva presentato liste in alcuni piccoli comuni lo scorso anno. Nel 2019 deposita il simbolo al Viminale per le europee (senza parteciparvi), emblema che - a ben guardare - raffigura un aquila tricolore, graficamente prodotta dalla scomposizione della fiamma del Msi (cosa che lascia pochi dubbi sulla sua collocazione politica). Non a caso, il simbolo corre nel centrodestra a Lecce (0,31%) e con un gruppo che comprende anche l'Udc a Torremaggiore (Fg, 1,19%), ciò oltre alle presenze nei piccoli centri sparsi in giro per l'Italia, di cui si è già detto parlando dei comuni "sotto i mille".

A proposito di fiamme, non può sfuggirne una decisamente particolare a Lecce (dove le liste di destra sono ben quattro): nella coalizione di centrodestra, infatti, spunta proprio l'ultima versione del simbolo del Movimento sociale italiano - Destra nazionale, usata alle politiche del 1992 (con la base rossa e la sigla color oro). Spulciando qua e là su Facebook, si ha la netta impressione che si tratti del Msi legato a Gaetano Saya e a Maria Antonietta Cannizzaro, anche se solitamente utilizzava un emblema un po' diverso (con la base nera e il segno di marchio registrato); colpisce che stavolta l'emblema sia stato ammesso così, senza modifiche, ma forse il fatto di essere alleati con Fratelli d'Italia ha evitato ricorsi ed esclusioni. Delle quattro formazioni di estrema destra, tuttavia, risulta la meno votata, con il suo 0,24%. 

La carrellata si chiude con il Movimento nazionale per la sovranità, fondato il 12 gennaio 2017 da Gianni Alemanno e Francesco Storace, quando vi confluirono, appunto, Azione Nazionale e La Destra; nel 2018, peraltro, Storace aveva lasciato il movimento per divergenze sulle elezioni regionali del Lazio. Questo partito raramente ha presentato liste, preferendo inserire suoi candidati in altre formazioni di centrodestra (come quando, nel 2018, ha fatto eleggere in Senato con la Lega uno suo esponente, Claudio Barbaro).
Il 4 giugno 2019 viene stipulato un patto federativo con Fratelli d'Italia, alle amministrative del 26 maggio il simbolo è presente solo a Corato, dove corre da solo e prende il 2,08%; a Baronissi (Sa) troviamo un contrassegno quasi identico - con la scritta Centrodestra Baronissi al posto del nome del partito - che corre in una coalizione civica e ottiene il 2,01%.

lunedì 24 giugno 2019

Simboli nazionali... a macchia di leopardo: da sinistra... (di Massimo Bosso)

Lascio di nuovo con estremo piacere la parola e lo spazio a Massimo Bosso, che ha scelto di analizzare stavolta non le liste curiose dei microcomuni, ma il comportamento elettorale dei partiti nazionali minori, soprattutto nei comuni superiori. E anche qui, a quanto pare, c'è parecchio da dire... buona lettura!

La politica nazionale è basata sui grandi partiti: se oggi è in auge la Lega di Salvini, ieri lo era il Pd di Renzi, l'altro ieri Forza Italia di Berlusconi; prima ancora lo era Alleanza Nazionale di Fini, poi confluito con Fi nel Pdl, per poi dividere di nuovo le storie tra Forza Italia, Fratelli d'Italia e vari gruppuscoli di cui si sono perse le tracce. Già, appunto: nella nostra bellissima Nazione, baciata dal sole e rinomata in tutto il globo per la prelibatezza di molti cibi, esistono anche miriadi di formazioni politiche, non poche delle quali si qualificano come "nazionali" a dispetto delle percentuali basse o bassissime. Elencarle tutte è quasi impossibile, ma è interessante vedere come questi soggetti siano stati presenti alle ultime elezioni amministrative: una presenza tutt'altro che omogenea ma, come suggerisce il titolo, a macchia di leopardo... 

Questa volta il viaggio inizia dall'ala sinistra: nel reparto estremo, che difficilmente rinuncia alla falce e martello, il livello di frammentazione è oltre ogni immaginazione. Partiamo da chi non usa gli arnesi ma si accontenta della stella, come Potere al popolo!, il cartello nato alla fine del 2017 per contrassegnare le candidature alle elezioni politiche dell'anno successivo, alla fine delle quali ottenne 372179 voti (pari all'1,13%), un risultato forse sotto le aspettative. Nel 2019 non ha corso alle europee, ma con quel simbolo sono state presentate liste, per esempio, a Firenze, Livorno, Ciampino, Tivoli e Aversa: in questi ultimi due comuni le liste, che correvano in solitaria, non hanno ottenuto seggi; niente seggi nemmeno a Ciampino (in quest'ultimo caso Pap divide il contrassegno con Città in comune), ma contribuisce a far eleggere in consiglio il candidato sindaco della coalizione. Il miglior risultato arriva a Livorno (c'era da dubitarne?), sfiorando il 5% e con un consigliere eletto, come per l'altra lista della coalizione; va meno bene a Firenze, all'interno di una coalizione di sinistra che elegge due consiglieri - compresa la candidata sindaca Antonella Moro Bundu - ma Pap non arriva al 2% e resta a bocca asciutta (al pari di Sinistra italiana, che supera di poco quel valore).
Il seggio che spetta alle liste della coalizione viene assegnato alla lista Firenze Città aperta, la cui grafica richiama almeno in parte quello della lista La Sinistra presente alle elezioni europee. Anche se quest'ultimo emblema è stato usato solo per concorrere al rinnovo del Parlamento europeo, in diversi comuni appaiono liste che al loro interno contengono la stella della Sinistra europea. Tornando a Potere al popolo!, se a Cesena la lista salta per mancanza di firme, altre presenze si registrano a Bagno a Ripoli (Fi, con il 3,27%; qui la lista corre da sola e doppia quella della Sinistra, senza stella frecciata ma con la stessa struttura del simbolo) e a Monterotondo (RM) con solo lo 0,94%, sempre in corsa solitaria. Vanno segnalate alcune presenze anche nei comuni sotto i 15mila abitanti: a Santa Sofia, nel forlivese (poco più di 3200 elettori), ci sono solo due liste e Potere al Popolo ottiene tutti e 4 i seggi di minoranza con il 8,17%. Nel pisano, a Castelnuovo Berardenga, le liste sono tre, ma Pap conquista ugualmente un seggio grazie al 7,05%; un eletto arriva anche in provincia di Mantova, a San Giorgio Bigarello, grazie al 7,43% anche se le liste sono quattro (qui peraltro i seggi da distribuire sono 16 e non 12 e il simbolo di Pap è inserito in una corona con la dicitura locale "Benessere per San Giorgio Bigarello").

Dopo quest'inizio, si parte con la rassegna delle falci e dei martelli e si comincia con il partito più antico tra quelli esistenti: il Partito della rifondazione comunista, proprio quello nato nel 1991 come reazione alla trasformazione del Pci in Pds (inglobando poco dopo la nascita, quando ancora era solo un movimento, anche Democrazia proletaria e il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista)). Il partito ha un passato di risultati nazionali di tutto rispetto (nel 1996 ottenne alla Camera oltre 3,2 milioni di voti, pari al 8,57%), anche se negli ultimi anni ha decisamente ridotto i propri numeri a causa di ripetute scissioni (a partire dalla prima, ben nota, quella del Pdci di Cossutta nel 1998). 
A questo giro il Prc risulta presente con il suo simbolo - da solo o accoppiato - a Chieri (1,48%, all'interno della lista Sinistra per l'Alternativa), a Pavia (1,09%), Correggio (3,81%, qui però il simbolo è ridotto a una pulce, mentre domina il logo della Sinistra europea), Cesano Boscone (Mi, 1,6%), Paderno Dugnano (1,12% per la lista Sinistra alternativa, presentata con Sinistra Anticapitalista); a Prato si presenta in una classica "bicicletta" con il Pci (di cui si dirà tra poco) e per i Comunisti pratesi arriva solo lo 0,97%, a Signa (Fi) la lista Sinistra per Signa arriva al 5,36% (ma non basta per un consigliere), mentre il Prc si presenta da solo anche a Pontedera (Pi), Monterotondo e San Giovanni Rotondo (Fg, prendendo il 4,23%), sempre senza ottenere eletti. 
Discorso diverso per le liste di Civita Castellana (Vt, il Prc ottiene un più che dignitoso 9,09%) e Piombino (Li, con il 7,04%): in entrambi i comuni entra in consiglio il candidato sindaco. Qualche presenza si registra anche nei comuni inferiori: a Granarolo (Bo) arriva un seggio con il 7,49%, mentre a Reggiolo (Re) il 6,06% è troppo poco per avere eletti, così come il 5,32% ottenuto a Greve in Chianti (Fi) 5,32%. Altre liste sono presentate in abbinata con il Pci, quasi sempre con il nome "Uniti per il bene comune", con tanto di pugno chiuso: a Conselice (Ra) raccoglie addirittura l'11,12% e ottiene un seggio, meno bee a Massa Marittima (Gr) con il 4,95%, a Roccastrada (Gr) con il 7,82% e a Monteroni d'Arbia (Si) col 5,22%. Scatta invece un seggio a Fusignano (Ra) con l'8,26%: qui però il simbolo ricorda la vecchia Federazione della sinistra.

Si prosegue con un emblema dal sapore antico, almeno quanto il nome, anche se il Partito comunista italiano di cui si parla è stato rifondato nel 2016 a San Lazzaro di Savena da esponenti del Partito comunista d'Italia (già Pdci di Cossutta) e altri: a conti fatti, probabilmente non ha ottenuto il successo auspicato alle origini. Assente sulle schede delle europee per non essere riuscito a raccogliere le firme (ma gli va dato atto di averci provato seriamente, a differenza di molti altri), il simbolo ricompare alle comunali di Verbania e Livorno (e dove altrimenti?), Scandicci, Follonica (Gr), Collesalvetti (Li) e, come visto, a Prato con Rifondazione. Per paradosso il risultato migliore è quello di Verbania (2,86%), anche se è inferiore al 3% e quindi inutile per la distribuzione dei seggi.
Si segnala poi una lista comune tra Potere al popolo!, Pci e Prc a Filigne e Incisa Valdarno (Fi), anche se la Sinistra per l'alternativa si ferma al 2,23%; una lista comune con Rifondazione comunista a Piossasco (To) ottiene poco di più, il 2,47%. Va molto meglio a Massarosa, dove corre la lista Sinistra comune (l'emblema ricorda l'ultima versione dell'Unione democratica per i consumatori, ma la doppia bandiera in basso ricorda moltissimo quelle, senza aste, del Pdci) e ottiene un seggio con il 7,38%. Guardando ai comuni inferiori, infine, il Pci presenta una propria lista a Lamporecchio (Pt), che ottiene un più che dignitoso 8,42% e porta a casa un seggio.

Basta togliere una parola e spunta un partito del tutto diverso, anche se afferisce alla stessa area. Ecco dunque il Partito comunista, fondato nel 2009 (come Comunisti - Sinistra popolare) e guidato fin dall'inizio dall'ex parlamentare Marco Rizzo. Se alle europee è riuscito a correre grazie all'esenzione dei greci di Kke, alle amministrative raccoglie le firme nella gettonatissima  Firenze e a Sassari, ottenendo però risultati inferiori al punto percentuale. Tra i comuni con meno di 40mila abitanti, la lista del Pc è presente a Lainate (Mi, 2,04%) e Gioia del Colle (Ba, 1,66%); tra quelli inferiori il partito corre a Montopoli in Valdarno (Li) e con il suo 7,01% sfiora il seggio, mentre ottiene meno a Chianciano Terme (Si, 4,65%) e Montepulciano (Si, 5,02%).

Si registra una presenza sporadica, anzi unica (ovviamente salvo errore) per il Partito di alternativa comunista, che aderisce alla Quarta Internazionale - Lega Internazionale dei Lavoratori, un'organizzazione internazionale trotskista, fondata da Nahuel Moreno nel 1982 (non a caso ne usa il simbolo, con falce e martello ribaltate "a specchio" e il numero 4 stilizzato). A quanto pare, la lista si presenta solamente a Cremona: anche lì, in ogni caso, il Pac si deve accontentare dello 0,66%, lontanissimo dalle quote che consentono l'attribuzione di un seggio. Le firme per correre alle elezioni, in ogni caso, sono state raccolte.

La rassegna dei partiti dichiaratamente comunisti si conclude con il Partito comunista dei lavoratori, quello di Marco Ferrando per intenderci: anche qui sembra registrarsi un'unica presenza, questa volta a Castiglion Fiorentino, 13200 abitanti. La lista ottiene il 4,22% e, a conti fatti, manca il seggio per soli 25 voti.






Come si è visto, le presenze di liste con falce e martello sono veramente limitate territorialmente: ciò non toglie che in molti comuni esponenti di queste formazioni politiche si siano inseriti o abbiano appoggiato liste civiche dichiaratamente di sinistra. Tra queste, segnaliamo per dovere di cronaca e per curiosità d'immagine una lista con falce e martello a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa: qui Sinistra unita prende l'8,02% e - visto che sostiene il sindaco eletto - ottiene pure due seggi, senza essere riconducibile a partiti particolari (anche se la doppia bandiera ricorda quella stilizzata della Lista anticapitalista del 2009 e della Federazione della sinistra successiva).

Sinistra Italiana – fondata nel febbraio del 2017 dopo essere nata in Parlamento come evoluzione di Sel, attualmente presente con parlamentari eletti nel 2018 sotto il simbolo di Liberi e Uguali - alle amministrative 2019 ha una presenza decisamente sporadica. Il suo emblema a fondo rosso si vede solo a Firenze, nella coalizione che appoggia  Antonella Moro Bundu (ma, come si è detto parlando di Potere al popolo!, con il 2,26% non arrivano seggi); quanto ai comuni inferiori, Si partecipa a liste unitarie della sinistra ad Alfonsine di Ravenna e a Spilamberto (Mo), comprendenti anche Rifondazione comunista e Pci (ad Alfonsine c'è anche Possibile, o ciò che ne rimane), ma in nessuno dei due luoghi arriva un seggio. 

Da un simbolo relativamente recente si passa a uno dei più risalenti in Italia, quello della Federazione dei Verdi, fondata nel 1990, ma il sole che ride è lo stesso inaugurato alle regionali del 1985, da sempre legato a quell'area ambientalista tendente a sinistra. Proprio quell'emblema - che alle europee si abbina al girasole nelle liste di Europa Verde - compare nel contrassegno di varie liste, non di rado assieme ai loghi di altre forze: a Modena i Verdi corrono da soli e con il 3% arriva un seggio, a Reggio Emilia il sole spunta sul fondo verde della lista Immagina Reggio (e arriva un seggio anche qui, con il 3,04%, come parte della coalizione di centrosinistra che vince, proprio come a Modena). 
A Forlì ci vuole la lente d'ingrandimento per trovare il sole che ride come "puntino" sulla i di Forlì solidale e verde (il 2,69% non frutta un consigliere, anche perché il centrosinistra perde). I Verdi corrono poi in solitaria a Firenze (1,90%), nel centrosinistra a Settimo Torinese (1,10%, unica lista di maggioranza senza eletti), Carpi (2,43%, niente da fare), Empoli (2,46%, ma niente seggi, per la lista Radici & Futuro, presentata con Empoli di sinistra), Casoria nel napoletano (qui arriva un seggio con il 4,31% del cartello Uniti per Casoria, stipulato con Noi di Arpino all'interno della coalizione vincente). Il sole che ride, poi, appare anche a Suzzara (Mn, 4,20% ma niente seggi), Lugo di Ravenna (2,88%, zero eletti), Castelfiorentino (1,85%),  Monterotondo (arriva un seggio con il 4,62% riportato dalla lista presentata con Italia in Comune), Ciampino (la lista si chiama Partecipazione civica, si deve accontentare del 2,26%). 

Tocca poi ad Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressistafondato alla fine di febbraio 2017 da esponenti della sinistra PD e da parlamentari di SEL che non aderirono a Sinistra Italiana. Un simbolo ce l'ha - è quello a fianco - ma in giro lo si è visto ben poco. 
Articolo Uno corre da solo a Piossasco (To), prendendo l'1,41% senza il riferimento a Mdp; a Novi Ligure (Al) in una lista comune con il Pd. A Carpi la miniatura del nome entra nel simbolo della lista La Sinistra per Carpi, che prende il 2,51%, contribuisce alla coalizione che vince al ballottaggio, ma resta senza eletti; lo stesso accade a Cesena (2,32% con A Sinistra) e a Zola Pedrosa (Bo, 1,97%). A San Lazzaro di Savena (Bo) Articolo Uno partecipa al Centro Sinistra unito con Pd e Psi; a Livorno arriva solo lo 0,65 per la lista presentata con la Sinistra ecosocialista (e con le due tracce di gesso dei Progressisti, all'interno della coalizione vincente). Poca fortuna a Urbino per la "bicicletta" presentata con Sinistra per Urbino (2,34% in solitaria), a Perugia per la lista presentata in condominio con i Socialisti e i civici popolari (1,82%) e a Casoria (0,99%, unico esempio di corsa con il simbolo intero).

Nel pezzo appena letto si cita spesso il Partito socialista italiano, guidato ora dal neosegretario Vincenzo Maraio (dopo la lunga segreteria di Riccardo Nencini). Se alle europee ha aderito al cartello +Europa - Italia in Comune (senza riferimenti nel simbolo perché l'accordo è arrivato dopo), anche il Psi presenta alcune liste in giro per l'Italia. Oltre ai casi appena visti di Perugia e San Lazzaro di Savena, ci sono Beinasco (To, 1,67%), Lugo (nella lista Sinistra per Lugo, presentata con Partecipazione Sociale, che prende l'1,68%), Cortona (Ar, la lista Uniti per Cortona arriva al 2,03%), Palestrina (solo lo 0,8%), Baronissi (Sa, 2,90%) e Rende (Cs, 1,08%). La presenza e i risultati sono decisamente limitati; fa eccezione, in questo senso, la partecipazione alle comunali di Lastra a Signa (Fi), dove il Psi ottiene l'8,6% e manda in consiglio il suo candidato sindaco.

Se la tradizione cui si ispira il Psi di oggi è antichissima, è formazione recentissima Italia in Comune, nata il 16 aprile 2018 e avente tra i fondatori Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, ex M5S: presente alle Europee con +Europa, propone diverse liste anche alle comunali, quasi sempre nella coalizione di centrosinistra, spesso in combinata con altri soggetti. A Vercelli arriva il 2,53%, a Pavia lo 0,95% (da sola); a Bergamo la lista con il Patto per Bergamo ottiene il 2,995 e un seggio in maggioranza; a Ferrara arriva il 2,46% (con un appoggio dato al centrosinistra solo al ballottaggio). La corsa di Italia in Comune è solitaria anche a Livorno (1,38%), a Bari (0,95%) e a Sassari (4,02%).
Il partito è presente anche alle comunali di Forlì, ma il simbolo è defilato e "spacchettato" all'interno del contrassegno di Forlì sicura, che prende il 3,25%. Nei comuni non capoluogo, a Piossasco (To) si trova la versione Piossasco in Comune (che prende il 3,88% e un seggio, all'interno del centrosinistra che vince), a Collegno il simbolo originale si ferma all'1,15%; nel bolognese, a Pianoro la lista prende il 4,95% ma corre da sola, quindi fa zero seggi, come a Zola Predosa (si ferma al 3,52%, poco meno di quanto ottenuto nella romagnola Bellaria-Igea Marina, 3,81% all'interno del centrosinistra perdente); a Savignano sul Rubicone, nel forlivese, la lista è condivisa con il Pd (Progressisti, 15,78% e 4 seggi)
In provincia di Firenze si trova Figline e Incisa Valdarno in Comune (che con il 6,58% ottiene un seggio); va decisamente meno bene a Termoli (Cb, 1,50%), Tivoli (1,20%), Nettuno (1,62%). In Puglia i risultati sono a corrente alternata: a Corato (Ba) e San Severo (Fg) la lista ottiene rispettivamente il 2,98% e il 2,18%, concorrendo se non altro all'elezione in consiglio del candidato sindaco della coalizione civica di appartenenza; nulla di fatto a Putignano (Ba, 2,16%), mentre sempre nel barese esce un seggio a Rutigliano con il 3,87% (ottenuto nel centrosinistra); sempre in Puglia, un altro seggio esce a Torremaggiore (Fg, 5,87%) così come a Copertino (Le, con il 2,75%, nella nutrita coalizione di centrosinistra). Il partito corre anche in Sardegna a Sinnai, in provincia di Cagliari, con Sinnai in Comune (4,09%, niente seggi).

Piuttosto recente è anche +Europa, il partito guidato da Benedetto Della Vedova e cui aveva prestato il proprio nome Emma Bonino alle scorse politiche. Se alle europee, come è noto, le liste sono state presentate (senza firme) con Italia in Comune, +Europa non rinuncia a una certa presenza alla amministrative, sempre in coalizione con il centrosinistra tranne che a Vercelli (dove ottiene il 2,78%): qui, tra l'altro, si presenta anche Italia in Comune (stavolta alleata con il centrosinistra), quindi lo stesso giorno le due forze politiche erano unite alle europee e concorrenti alle comunali... A Ferrara faceva parte di in una coalizione  civica che ha eletto in consiglio il candidato sindaco, per poi appoggiare il centrosinistra sconfitto al ballottaggio. 
Il partito, tuttavia, presenta liste anche a Biella (con il logo modificato in +Grande +Biella, ottiene il 2,68%), Pavia (2,17%), Bergamo (2,42%), Reggio nell'Emilia (2,94% e qui scatta un seggio), Modena (2,36%), Prato (1,75%), Firenze (1,81%), Potenza (3,32%: arriva un seggio, ma la lista era condivisa con il Progetto popolare). Quanto ai comuni non capoluogo, la lista è presente a Rivoli (To, 3,12%), Settimo Torinese (2,86% ed esce un seggio), Collegno (1,66%), Rozzano (Mi, 3,17%); a Capannori (Lu) la lista +Capannori - elementi grafici simili e riconosciuta dal partito - ottiene il 6,33% e due seggi; mentre a Monterotondo la lista si ferma all'1,87%. La grafica è simile anche per +Copertino (Le), lista premiata con un seggio (2,86%); di Palestrina e della lista con Italia in Comune si è già detto.

Un passaggio se lo merita anche il Partito repubblicano italiano, proprio quello nato nel 1895 e protagonista della I Repubblica. Sia pure a ranghi ridotti, il partito esiste ancora, nel 2018 ha partecipato alle politiche grazie all'esenzione dalla raccolta firme concessa da Ala (anche se il risultato è stato molto scarso); il recentissimo XLIX congresso, tenutosi a Bari (9-10 marzo 2019) ha dichiarato conclusa ogni collaborazione con il centrodestra, considerato ostaggio di forze populiste e nazionaliste; è stato inoltre riammesso nel partito Giorgio La Malfa, espulso nel 2011. Quest'anno, nel turno più nutrito di elezioni amministrative, il Pri sembra essere riuscito a piazzare liste solo in Romagna (prima roccaforte, ora ultimo terreno di resistenza): l'edera si vede a Cesena (2,27%), Lugo (1,14%) e Cervia (qui arriva il 7,09% e un consigliere, ma si tratta di una lista condivisa con Cervia Domani), in tutti e tre i casi sempre nel centrosinistra.

Infine, ecco DEMO.S - Democrazia Solidale, formazione di centro ma alleata con il Pd e partito riconosciuto - con la pubblicazione dello statuto in Gazzetta Ufficiale il 29 maggio 2019 - da pochissimo; si tratta, peraltro, dell'evoluzione di una sigla già vista in Parlamento, una delle tante nate dalla disgregazione di Scelta Civica (il soggetto, infatti, era stato creato dall'on. Lorenzo Dellai nel 2014). La formazione presenta liste a Prato (2,13% e ottiene un seggio), Cassino (4,05% con due eletti), Civitavecchia (0,65%), Monterotondo (4,40%, con un seggio) e Tivoli (1,85% per la lista condivisa con la Città in Comune). Colpisce il caso di Corato: Demos (ma il punto prima della S serve o no?) prende un ottimo 5,58%, ma il risultato arriva all'interno di una coalizione civica con vari gruppi di opposizione che quasi si equivalgono, per cui entrano in consiglio molti candidati sindaci mentre alle liste coalizzate vanno pochi seggi. Per Demos, quindi, non ce n'è nemmeno uno: l'analisi delle sigle minori di sinistra e centrosinistra finisce così.