martedì 4 agosto 2026

Il capo della coalizione e il suo nome nel simbolo: l'invito di Franceschini e il precedente della Margherita (di Andrea Vezzaro)

Intervistato questa mattina da Francesco Bei sulla Repubblica, l’ex-ministro Dario Franceschini - senatore Pd e vero kingmaker del Nazareno, rispetto al tema della leadership del "campo largo", ha proposto che le primarie si facciano sul serio, ma con regole precise: tra queste, il futuro vincitore della consultazione non dovrebbe inserire il suo nome nel simbolo del suo partito: "Ci siamo passati già nel 2001, quando Francesco Rutelli era il candidato della coalizione e mise il suo nome sul simbolo della Margherita, ci fece guadagnare molti voti in più. Chi vince le primarie, dal giorno dopo non rappresenta il suo partito ma il programma comune e la coalizione". Come a dire, allora ci andò bene, ma stavolta il copione non dovrà essere ripetuto e non ci dovranno essere traini di questo tipo.
Al di là delle riflessioni sugli attuali equilibri del centrosinistra, Franceschini racconta una grande verità: Democrazia è Libertà - La Margherita, nella quota proporzionale alle elezioni politiche del 13 maggio 2001 ottenne un buon risultato anche grazie al traino del front runner Rutelli inserito nel simbolo; il nome, del resto, era presente anche nel simbolo dell'Ulivo destinato alle schede per i collegi uninominali. La storia della Margherita affonda però le sue radici nella frantumazione centrista della XIII legislatura (quella terminata, appunto, nella primavera del 2001): sembra dunque opportuno ripercorrere qualche tappa di quel percorso preparatorio. Il 25 luglio 2000 il Partito popolare italiano, Rinnovamento italiano e l’Udeur presentavano il patto federativo "Una scelta per l'Italia", primo passo per una futura lista unitaria del centro dell’Ulivo; il 10 settembre 2000 i Democratici approvavano tale progetto che puntava a semplificare il quadro, controbilanciando il peso elettorale e politico dei Ds. 
Foto Lapresse, tratta dalla Rete
Un mese dopo, l'11 ottobre 2000, nasceva ufficialmente la lista della Margherita, guidata dal sindaco uscente di Roma Francesco Rutelli, designato da poco candidato premier per le politiche dell'anno successivo. 
Il 3 febbraio 2001 fu presentato il nuovo simbolo: il cerchio era diviso in due parti, rispettivamente verde nella parte inferiore e azzurro sfumato in quella superiore. Al centro c’era una grande margherita, mentre sul lato sinistro superiore compariva la scritta "Democrazia è Libertà" in blu, con la voce verbale colorata di rosso; nella fascia verde, in bianco, c'era il riferimento "con Rutelli", indicazione esplicita del leader. Nella parte superiore destra erano presenti i quattro simboli delle forze politiche che aderivano alla lista unitaria: i Democratici con il loro asinello post-ulivista, il gonfalone (semplificato) dei Popolari, il tricolore stilizzato di Rinnovamento Italiano e il campanile dell'Udeur; al lancio del progetto erano infatti presenti rispettivamente Arturo Parisi, Pierluigi Castagnetti, Lamberto Dini e Clemente Mastella. 
A curare la grafica era stato chiamato l’illustratore e designer Andrea Rauch, già ideatore tra il 1995 e il 1996 del simbolo dell'Ulivo. Intervistato da Gabriele Maestri per questo sito (nell'articolo pubblicato il 30 giugno 2016), così ricordava le fasi di ideazione del nuovo emblema: "A tenere i contatti con me fu Lapo Pistelli, il collegamento tra i romani e i fiorentini, praticamente faceva la spola ogni settimana. Loro nel simbolo volevano la margherita e io la disegnai con il solito programma; poi però iniziò una sorta di balletto che interessò vari elementi. Mettiamo i simboli dei partiti che compongono l'alleanza, anzi, non li mettiamo, o mettiamo solo i nomi; mettiamo il nome di Francesco Rutelli, leader e potenziale presidente del Consiglio, anzi, non mettiamolo; lasciamo il fiore al centro, anzi spostiamolo per far posto ai simboli, anzi, meglio rimpicciolirlo, e avanti così, persino il nome del cartello elettorale mutò nel tempo. Fu un lavorio continuo e anche un po' pasticciato, praticamente il simbolo cambiava ogni settimana e tutte le volte che Lapo Pistelli tornava da Roma dopo aver parlato con quello che lui chiamava 'il sinedrio', nel senso dei maggiorenti dei quattro partiti fondatori, c'era una piccola novità. In sé erano cambiamenti di poco conto, ma si fece almeno una ventina di versioni diverse". 
Sempre Rauch, in quell'intervista, ricordò che proprio il giorno della presentazione del simbolo (il 3 febbraio 2001) lui e i suoi assistenti avevano un impegno in provincia di Treviso, quindi "il materiale per la presentazione fu passato [...] ad Area, il gruppo romano, e a essere presentata fu la versione di quel giorno" (non a caso, nelle foto di quel giorno si vede l'accento di "libertà" in una forma diversa rispetto a quella definitiva). Nel suo saggio L'immagine complessa. Segno, simbolo, forma, colore: analisi e progetto di immagini coordinate - pubblicato da Protagon Editori Toscani - nel 2001 Rauch aveva inserito proprio alcuni dei vari bozzetti proposti prima di arrivare a quello definitivo. 
Sicuramente il simbolo aveva poi un esplicito riferimento - grafico e politico - al progetto varato nel 1998 dal segretario del Partito popolare trentino Lorenzo Dellai, denominato Civica per il governo del Trentino, ma ben presto ribattezzato "Civica Margherita". 
Ritornando alle riflessioni iniziali di Franceschini, la lista comune in cui le quattro formazioni erano federate ottenne oltre 5 milioni di voti, attestandosi al 14,52%, alle spalle dei Ds e quindi controbilanciando l'Ulivo: questo, però, venne sconfitto nella competizione con la Casa delle Libertà. Nel dicembre 2001 nacque poi il comitato costituente e tra il 22 e il 24 marzo 2002 venne varato ufficialmente a Parma il nuovo partito con Francesco Rutelli presidente; sotto i petali si erano così collocati i popolari, i diniani, i Democratici, ma non Mastella che aveva scelto di rimanere autonomo con l'Udeur. 
Nonostante l’adesione alla lista unitaria delle Europee del 2004 e l'entrata nella Federazione dell'Ulivo, l'assemblea federale della Margherita, riunitasi tra il 19 e il 20 maggio 2005, decise che l’anno successivo il partito si sarebbe presentato autonomamente alle politiche nel centrosinistra. Dopo le primarie del 14 ottobre 2005 e l'approvazione della nuova legge elettorale, si decise la presentazione della lista unitaria dell'Ulivo solo per la Camera. Al Senato così fu ripresentato il simbolo della Margherita, questa volta senza i vecchi emblemi dei partiti fondatori ma anche senza il riferimento a Rutelli (del resto già sparito dal 2002): i consensi però calarono al 10,72%. Allora, peraltro, il capo della coalizione era Romano Prodi, il cui nome in quell'occasione non era apparso in nessun contrassegno elettorale (tranne che in quello comune dell'Unione, presentato però solo in Alto Adige e all'estero), mentre aveva campeggiato nel 1996 nel simbolo dei Popolari (quando il segretario però era Bianco). Prevarrà la "linea Franceschini" oppure il nome del leader del futuro centrosinistra finirà - in assenza di contrassegni di coalizione - sul fregio del rispettivo partito?

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