giovedì 27 agosto 2026

Da Aosta a Reggio Calabria. Elogio - semiserio ed emozionale - delle elezioni suppletive (di Giuseppe Lauri)

"Parola d'ordine: #suppletive." "Ne facciamo sempre troppo poche." "Si avvicinano le ultime della legislatura... ma forse saranno proprio le ultime. Ti va di scrivere per il mio sito un elogio delle suppletive?" Il 4 agosto questo dialogo - solo in apparenza surreale - si è svolto su Whatsapp tra un losco figuro, per giunta amministratore di questo sito, e Giuseppe Lauri, studioso di diritto costituzionale (è dottore di ricerca in Scienze giuridiche - indirizzo Giustizia costituzionale e diritti fondamentali presso l'Università degli Studi di Pisa), autore tra l'altro di un contributo importante su
Forum di Quaderni costituzionali (dal titolo molto califanesco) sul "ritorno" delle suppletive, ma soprattutto membro a pieno titolo della categoria dei #drogatidipolitica. Non poteva essere che lui la persona più indicata per fare un elogio delle suppletive: sono contento che abbia accettato la proposta e che abbia inviato l'articolo che segue. Un testo molto bello, che merita di essere letto dall'inizio alla fine, con attenzione, ma senza far mancare una certa dose d'ironia. 
 
 
Per noi, ragazzi dello zoo di Berlin…, pardon, #drogatidipolitica, questi sono giorni di discreto travaglio, nonché di moderata emozione. Il 24 agosto, infatti, si sono chiusi i termini per la presentazione delle candidature alle elezioni suppletive per il collegio uninominale della Camera di Reggio Calabria (candidature - simboli inclusi - su cui il curatore di questo blog avrà modo di scrivere più e meglio di me). Discreto travaglio e moderata emozione, si è scritto, e non deve stupire. Per chi è nato col bernoccolo dei sistemi elettorali, delle procedure, dei simboli, dei verbali e, dunque, di tutto il bailamme che ruota intorno al rutilante mondo delle elezioni, le suppletive italiane sono sempre un appuntamento peculiare.
Al di là dei dati politici, intanto, come la cometa di Halley, una suppletiva non capita mica tutti i giorni. Alla base deve esserci anzitutto un sistema elettorale che le preveda, e, cioè, che assicuri una discreta quota di seggi attribuiti con metodo maggioritario sulla base di collegi uninominali. Nella storia recente, è stato il caso del periodo 1993-2005 (vigenza del Mattarellum), e 2018-2026 (e cioè i giorni nostri, regolati dal Rosatellum-bis). Secondariamente, deve esserci un evento che dia luogo alla famigerata vacanza del seggio attribuito in quel collegio, vale a dire il venir meno - per decesso, dimissioni, opzione per altra carica, decadenza - del deputato o del senatore eletto in sede uninominale nell'ambito della tornata generale. E già questo secondo aspetto è interessante. 
Se guardiamo all’attuale legislatura repubblicana, che pure non è stata la più prolifica da questo punto di vista – il primato, infatti, è tuttora detenuto dalla XIII legislatura, con ben diciassette deputati e senatori eletti in seconda battuta tra il 1996 e il 2000 – il campionario presenta tre sostituzioni resesi necessarie in ragione di incompatibilità sopravvenute (elezione a presidente di Regione o a sindaco, nomina ad assessore regionale) e una a un evento non particolarmente felice, ma di innegabile significato: la morte di Silvio Berlusconi, eletto nel 2022 senatore per il collegio uninominale senatoriale di Monza, con l'elezione al suo posto - grazie alle suppletive del 22-23 ottobre 2023 - di Adriano Galliani. 
Prima ancora, quando chi scrive non aveva escluso il ritorno delle suppletive all'indomani dell'entrata in vigore del Rosatellum-bis (e, per inelegante che appaia, mi sia consentito il rimando a questo mio testo), esse avevano avuto modo di ri-debuttare all’esito delle controverse dimissioni del deputato sardo Andrea Mura, eletto a Cagliari per il MoVimento 5 Stelle e non particolarmente presente a Montecitorio. Memorabile la sua dichiarazione per giustificare le sue plurime assenze alla Camera: "L'attività politica non si svolge solo in Parlamento, si può svolgere anche su una barca. Io l'ho detto fin dall'inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani"; com'è, come non è, il Nostro(mo) regalò al centrosinistra - all'epoca all'opposizione del governo Conte I - il collegio cagliaritano e a noi fan del genere le prime suppletive dopo un'astinenza forzata durata quattordici anni (sia consentita al riguardo una nuova, scarsamente elegante autocitazione).
Si diceva dunque della moderata emozione, ma anche del discreto travaglio, misto a una nota di velata malinconia: le suppletive calabresi previste per il 27 e 28 settembre prossimi, infatti, non sono solo le ultime di questa legislatura (da sempre - dove per "sempre" intendiamo il 1976 - la normativa è categorica nel prevedere che le suppletive si tengano purché manchi non meno di un anno tra l'evento che ha causato la vacanza del collegio e la fine naturale della legislatura); ma, verosimilmente, saranno le ultime per un arco di tempo indefinitivamente lungo laddove venga approvata la proposta di legge elettorale attualmente all’esame del Senato. Lo Stabilicum/Melonellum, infatti, prevede l'abolizione dei collegi uninominali. 
E dunque? Niente più poesia? Niente più "Eh, signora mia, qui una volta era tutto 6% di affluenza" (già, essendo le elezioni suppletive italiane, per antonomasia, le consultazioni meno frequentate dagli elettori, fino all'acme della tornata per il rinnovo del collegio senatoriale di Marino del 2003, quando si recò a votare, per l’appunto, appena il 6,66% degli aventi diritto - e qui si sfiora la demonologia - con un "giovane" Luigi Zanda candidato per l'Ulivo e unico concorrente in corsa, ovviamente eletto, vista l'esclusione del potenziale avversario di centrodestra per un problema legato alle sottoscrizioni presentate)? Niente più simboli che devono tenere difficoltosamente insieme più partiti all'esito di accordi altrettanto difficoltosamente raggiunti?
Sì, e no. Anche la (potenziale) nuova legge elettorale, infatti, come tutte le precedenti deve fare i conti con la peculiare situazione di Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, in cui la tutela delle minoranze linguistiche impone la presenza di collegi uninominali (necessariamente uno per ciascun ramo del Parlamento nella Vallée, qualcuno in più nel secondo caso). E del resto, è proprio dalla Valle d'Aosta che iniziò la storia delle suppletive italiane repubblicane per esigenze tanto tragiche quanto pratiche. Tra il 1966 e il 1971, infatti, per ben tre volte la rappresentanza valdostana in Parlamento fu dimezzata o addirittura azzerata a causa della scomparsa, in corso di legislatura, degli eletti espressione della Regione. Le Giunte delle elezioni di Camera e Senato si limitarono a prendere atto dell’assenza di una disposizione legislativa che regolasse il subentro per gli eletti della Valle d'Aosta, spingendosi - al più - a raccomandare un intervento legislativo sul punto. 
La questione si avviò a risoluzione solo a partire dal 1972. Nell'aprile di quell’anno, infatti, di ritorno da un comizio a due settimane dalle politiche, perirono in un incidente stradale Germano Ollietti e Oreste Marcoz, rispettivamente candidati alla Camera e al Senato, e che peraltro risultarono formalmente eletti nella tornata del maggio successivo: l'avvio di legislatura senza rappresentanza parlamentare della Regione fece comprendere come non fosse più rinviabile prendere una decisione. Nell'agosto del 1972, la legge n. 471 dettò disposizioni contingenti, permettendo la celebrazione, nel successivo novembre, delle prime elezioni suppletive della Repubblica. Solo nel 1976, con la legge n. 136, nell'ambito di una generale manutenzione della normativa in materia di procedimento elettorale, furono emanate disposizioni specifiche per la surroga degli eletti uninominali valdostani
Storia finita? No. Dieci anni dopo, la scomparsa del senatore altoatesino Peter Brugger fece sì che con la legge n. 31 del 1987 le disposizioni dettate per la sola Valle d'Aosta fossero estese a tutti i collegi uninominali previsti dalla legge elettorale politica del 1946 per l'elezione di palazzo Madama – senza però venire mai applicata per la fine anticipata della legislatura, che fece venire meno l'esigenza di rivotare nel collegio di Bressanone. Da lì, la normativa transitò nel c.d. Mattarellum, e non verrebbe toccata dalla proposta di legge attualmente in discussione al Senato, in virtù di una serie di continui rimandi legislativi. Il che è poco meno di una magra consolazione per noi #drogatidipolitica, perché, per un curioso scherzo del destino – che su queste cose sa essere, come noto, cinico e baro – le uniche elezioni suppletive effettivamente tenutesi nelle due Regioni a Statuto speciale sono proprio quelle valdostane del lontano 1972. E questo nonostante una sequela di eventi luttuosi da fare invidia a Game of Thrones!
Nell'attesa di capire cosa sarà dello Stabilicum/Melonellum, godiamoci il voto calabrese di inizio autunno, reso friccicarello dall'esordio di una rocambolesca candidatura espressione di Futuro Nazionale. E chissà che l'imprevedibile corso degli eventi non ci regali per la XX legislatura repubblicana, previo naufragio del sistema elettorale in corso di approvazione, scontri epici come quello - consumatosi il 13 agosto scorso, con una scheda elettorale lunga quasi 90 centimetri per la presenza di 34 candidati - tra Nigel Farage e Count Binface per il collegio di Clacton. Sognare non costa nulla, amici #drogatidipolitica.
 
[L'Autore ringrazia il "maestro Maestri", curatore di questo prezioso blog, per l’opportunità che ha voluto concedergli.] 

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