Passa
un giorno e tocca ancora parlare di lui. Possibile che l’aquilone fosse un
falso allarme (o una «fantasia», per dirla con Cicchitto) o, magari, un fine
depistaggio per preparare la sorpresa, direttamente dalla una testata della
Germania di frau Merkel. E se l’aquilone tricolore su fondo blu non era poi
così nuovo come poteva sembrare, è l’esatto opposto della novità il ritorno al
nome e al simbolo di Forza Italia.
Qualcuno,
in questo giorni, ha avuto la tentazione di parlare di «nuovo partito» del
Cav., ma nel caso sarebbe un errore. Qualora fosse confermato infatti il “ripescaggio”
dei vecchi segni distintivi di Fi, non ci sarebbe alcun bisogno di fondare una
nuova formazione politica. Che i simboli, come i partiti, fossero «duri a
morire» lo si era già detto qualche giorno fa, dunque non dovrebbe stupire
sapere che Forza Italia, come partito e come soggetto giuridico, esiste ancora.
Doveva per forza esistere fino allo scorso anno, quando ha ricevuto gli ultimi
rimborsi elettorali relativi alla XV legislatura (finita nel 2008, ma non per
le casse dello Stato), ma non risulta che sia stato sciolto nei mesi
successivi.
Se
dunque Forza Italia esiste ancora, non dovrebbe essere un problema per gli
iscritti del Pdl iscriversi nuovamente al partito da cui in gran parte
provengono; certo, ci sarebbe il problema degli ex An non confluiti in Fli. Che
a La Russa, Matteoli, Gasparri e compagnia non piaccia l’idea di essere
etichettati come “forzisti” è noto, così come difficilmente raggiungerebbero
Fini. Così, se davvero i tanti fedelissimi di Berlusconi dovessero “tornare a
casa”, gli ex An potrebbero seriamente pensare di tenersi il Pdl e lo farebbero
a ragion veduta, visto che in quel caso sarebbero loro a continuare la vita
politica del partito, mentre i rinnovati forzisti sarebbero trattati da “scissionisti”
che hanno esercitato il loro diritto di recesso.
Se
per Galan la situazione sarebbe il male minore («Sai che problema…» dichiara
sui giornali di oggi), è tutto da vedere che ai pidiellini aennini –
comprensivi tra l’altro di Francesco Pontone, tuttora tesoriere di An e, come tale,
probabilmente titolare del simbolo – convenga tenersi quell’emblema. Nel caso,
non andrebbe certo buttato: è pronto a farsi assegnare il “rottame” Gianfranco
Rotondi, cofondatore del Pdl, per fare «un partito intestato al popolarismo di
ispirazione cristiana e liberale». Lo stesso Rotondi, per capirci, che nel 2004
era riuscito a farsi autorizzare dal “dormiente” Ppi all’uso della
denominazione «Democrazia cristiana», utilizzata per il proprio partito fino al
2008, sia pure con il correttivo «per le autonomie» (subentrato a fine 2005). Come
a dire: se qualcun altro ha simboli di cui sbarazzarsi, li scarichi a Rotondi
che non li butta di sicuro.
