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lunedì 16 luglio 2012

Ri-Forza Italia


Passa un giorno e tocca ancora parlare di lui. Possibile che l’aquilone fosse un falso allarme (o una «fantasia», per dirla con Cicchitto) o, magari, un fine depistaggio per preparare la sorpresa, direttamente dalla una testata della Germania di frau Merkel. E se l’aquilone tricolore su fondo blu non era poi così nuovo come poteva sembrare, è l’esatto opposto della novità il ritorno al nome e al simbolo di Forza Italia.
Qualcuno, in questo giorni, ha avuto la tentazione di parlare di «nuovo partito» del Cav., ma nel caso sarebbe un errore. Qualora fosse confermato infatti il “ripescaggio” dei vecchi segni distintivi di Fi, non ci sarebbe alcun bisogno di fondare una nuova formazione politica. Che i simboli, come i partiti, fossero «duri a morire» lo si era già detto qualche giorno fa, dunque non dovrebbe stupire sapere che Forza Italia, come partito e come soggetto giuridico, esiste ancora. Doveva per forza esistere fino allo scorso anno, quando ha ricevuto gli ultimi rimborsi elettorali relativi alla XV legislatura (finita nel 2008, ma non per le casse dello Stato), ma non risulta che sia stato sciolto nei mesi successivi.
Se dunque Forza Italia esiste ancora, non dovrebbe essere un problema per gli iscritti del Pdl iscriversi nuovamente al partito da cui in gran parte provengono; certo, ci sarebbe il problema degli ex An non confluiti in Fli. Che a La Russa, Matteoli, Gasparri e compagnia non piaccia l’idea di essere etichettati come “forzisti” è noto, così come difficilmente raggiungerebbero Fini. Così, se davvero i tanti fedelissimi di Berlusconi dovessero “tornare a casa”, gli ex An potrebbero seriamente pensare di tenersi il Pdl e lo farebbero a ragion veduta, visto che in quel caso sarebbero loro a continuare la vita politica del partito, mentre i rinnovati forzisti sarebbero trattati da “scissionisti” che hanno esercitato il loro diritto di recesso.
Se per Galan la situazione sarebbe il male minore («Sai che problema…» dichiara sui giornali di oggi), è tutto da vedere che ai pidiellini aennini – comprensivi tra l’altro di Francesco Pontone, tuttora tesoriere di An e, come tale, probabilmente titolare del simbolo – convenga tenersi quell’emblema. Nel caso, non andrebbe certo buttato: è pronto a farsi assegnare il “rottame” Gianfranco Rotondi, cofondatore del Pdl, per fare «un partito intestato al popolarismo di ispirazione cristiana e liberale». Lo stesso Rotondi, per capirci, che nel 2004 era riuscito a farsi autorizzare dal “dormiente” Ppi all’uso della denominazione «Democrazia cristiana», utilizzata per il proprio partito fino al 2008, sia pure con il correttivo «per le autonomie» (subentrato a fine 2005). Come a dire: se qualcun altro ha simboli di cui sbarazzarsi, li scarichi a Rotondi che non li butta di sicuro.