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lunedì 7 settembre 2020

Toscana, il no del Consiglio di Stato: escluso Roberto Salvini

Il simbolo originario
Il numero delle persone candidate alla presidenza della Toscana è ora definitivamente fissato in sette. La terza sezione del Consiglio di Stato questa sera ha respinto il ricorso di Roberto Salvini e di alcuni tra delegati e candidati della lista Patto per la Toscana (sent. n. 5404/2020), confermando la loro esclusione dalle elezioni regionali previste per il 20 e 21 settembre, come già deciso nei giorni scorso dall'Ufficio centrale regionale e dal Tribunale amministrativo regionale della Toscana. 
Nell'atto con cui aveva impugnato la sentenza del Tar Firenze, la difesa di Roberto Salvini e degli altri appellanti aveva certamente ribattuto vari argomenti già svolti in primo grado, mettendone peraltro alcuni in maggior luce e approfondendo di più. Dopo aver premesso che la lista Patto per la Toscana nasceva "dall'unione di varie anime autonomiste, fortemente regionaliste e antagoniste ai partiti tradizionali nazionali, cui hanno aderito vari candidati con una forte esperienza politica e un consolidato radicamento nel territorio" (soprattutto in soggetti politici come Civismo Autonomista, Costituente Libera Toscana, Libera Firenze - Comitato Libertà Toscana, Area sindacale e vari gruppi autonomisti toscani) e che tanto il progetto elettorale quanto il suo leader Roberto Salvini avevano sufficiente notorietà da escludere ogni mossa di "agganciamento" o la possibilità di qualificare la lista come "di disturbo", la difesa ribadiva l'impossibilità di confondere il contrassegno del Patto con quello della Lega "per l'uso dei colori" (verde in luogo del blu, nonché un diverso tono di giallo), per la presenza del nome del candidato assente nell'altro emblema e per scelte nominali e grafiche diverse (inclusi i caratteri utilizzati). L'Ufficio centrale regionale, per gli appellanti, sarebbe incorso in un errore perché "un elettore medio non può confondere la Regione Toscana e antica bandiera del territorio con Alberto da Giussano; i colori verdi con quelli blu; Roberto Salvini (Presidente) con Salvini (Premier); Patto per la Toscana, scritto a semicerchio sul simbolo e assolutamente ben visibile, con Lega".
In un errore analogo, per Roberto Salvini e gli altri, sarebbe caduto il Tar Firenze. Innanzitutto i due fregi elettorali non dovevano essere ritenuti confondibili: si citavano, anche in questo caso, varie sentenze dei giudici amministrativi in materia - a partire da quelle con cui era stata riammessa la Lega Toscana - Più Toscana nel 2015 - che attribuivano maggior peso agli elementi di distinzione delle grafiche (che invece per l'Ucr erano "suvvalenti" rispetto al cognome) ed erano meno pessimiste sulla diligenza dell'elettore medio. In secondo luogo, per gli appellanti, se si ritiene che basti la presenza in entrambi i contrassegni della scritta "Salvini" (pur in presenza del nome in uno dei due) per non poter escludere la confondibilità, "si finisce per trasformare il cognome dei candidati in una sorta di marchio commerciale utilizzabile, nel caso di specie, soltanto da Matteo Salvini e da nessun altro che abbia la malasorte di chiamarsi anch'egli Salvini", rivendicando il suo diritto all'identità personale e al nome. Tanto più che il Salvini in questione - Roberto, in questo caso - non era un soggetto sconosciuto, ma addirittura un consigliere regionale uscente, eletto con oltre 5500 preferenze e con una certa notorietà in Toscana (oltre che effettivamente candidato, a differenza di Matteo Salvini, cosa che peraltro si dovrebbe dire anche di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, anche se qui il problema non si pone). 
I ricorrenti non mancavano poi di sottolineare - come già avvenuto in primo grado - l'impossibilità di confondere il simbolo del Patto per la Toscana con quello della Lega (e viceversa), sia perché il secondo sarebbe stato ricompreso in una coalizione, a differenza del primo, sia perché le nuove schede introdotte dalla modifica alla legge elettorale danno ancora maggiore rilievo visivo al nome della persona candidata alla presidenza, quindi sarebbe impossibile confondere il Patto per la Toscana a sostegno di Roberto Salvuni e la Lega in appoggio a Susanna Ceccardi.
Il simbolo sostitutivo più distante
L'atto di impugnazione, tuttavia, si soffermava anche sulla mancata ammissione di uno degli emblemi sostitutivi presentati dalla lista dopo il primo provvedimento di esclusione. Gli appellanti ritenevano sbagliato considerare compiuta e non integrabile la legge toscana sul procedimento elettorale (n. 74/2004), che non contemplerebbe alcuna possibilità di sostituire un contrassegno ritenuto confondibile; contestavano poi che la presentazione di tre emblemi alternativi invece che uno solo potesse attribuire "
all'Ufficio centrale regionale un atipico potere di scelta" (essendo i tre emblemi presentati in subordine tra loro) e, naturalmente, negavano che ciascuna delle tre grafiche potesse essere ancora confondibile con il contrassegno della Lega per la persistenza del rilievo dato al cognome "Salvini". Risultato delle censure sollevate dagli appellanti doveva essere la riammissione della lista, con il contrassegno originario o - alla peggio - con uno dei tre presentati in sostituzione, nonché la rimozione della condanna alle spese inflitta in primo grado.
Per i giudici di Palazzo Spada, invece, "la presenza, all'interno del simbolo [contestato], della scritta 'SALVINI' con dimensione e colore analoghi alla scritta 'SALVINI' presente nel simbolo" della Lega era e resta il problema. Si ammette - quasi riconoscendo l'onore delle armi - che è suggestiva l'argomentazione che rifiuta che si possa trattare un cognome come un marchio oggetto di privativa, ma si dice anche che un ragionamento simile "sposta inaccettabilmente l'attenzione dall'effettivo quid disputandum, che non è rappresentato dalla possibilità per il candidato Roberto Salvini di partecipare alle elezioni utilizzando il proprio cognome, ma dalle modalità di riproduzione di quest’ultimo sul contrassegno elettorale". In particolare, per il collegio giudicante, è "del tutto evidente che se il candidato presidente avesse evitato di collocare il termine 'Salvini' nella parte inferiore del contrassegno e se avesse dato eguale risalto al nome 'Roberto', o non avesse impiegato un font confondibile e il colore giallo, la capacità decettiva sarebbe stata elisa o grandemente scemata". I giudici non hanno ritenuto sufficienti nemmeno gli elementi che effettivamente differenziano i due emblemi elettorali, rilevando che il giudizio dell'Ufficio centrale regionale sia incentrato non solo "sulla 'quantità' dei segni grafici somiglianti, ma anche e soprattutto sulla 'confondibilità' e sulla capacità di trarre in errore l'elettore medio alla luce di un giudizio qualitativo e contestualizzato. E nel caso di specie, ad avviso del Collegio, una oggettiva e non minimale capacità decettiva effettivamente sussiste".
Quanto al problema della mancata accettazione di uno dei simboli sostitutivi, va rilevato un passaggio importante, in cui i giudici dicono che "può condividersi la tesi dell’applicabilità dell’art. 10, comma 3, della legge n. 106/1968 in virtù del generale richiamo operato dall'art. 17 della L.R. Toscana n. 74/2004 in funzione integrativa", il che significava - e se ne dovrà tenere conto in futuro - che l'Ufficio centrale regionale avrebbe ben potuto ammettere un simbolo sostitutivo, eventualità non prevista dalla legge regionale, ma dalla disciplina statale cedevole. Questo, all'evidenza, restituisce al procedimento elettorale toscano una garanzia verso i presentatori di liste almeno analoga a quella riscontrabile nelle altre regioni: non era infatti concepibile un procedimento che non conceda almeno una "prova d'appello" a chi presenta un contrassegno, specie se si considera che il giudizio di confondibilità conserva pur sempre un grado di soggettività. Nulla dice il Consiglio di Stato sulla questione dei tre contrassegni sostitutivi presentati, non prendendo posizione sulla tesi dell'Ucr (e del Tar) e su quella opposta degli appellanti; il punto, in compenso, risulta irrilevante perché, per i giudici, "nessuna delle tre opzioni alternative proposte in sede di opposizione è idonea a elidere la potenzialità decettiva del simbolo trattandosi di lievi modifiche della tonalità del giallo della scritta “SALVINI” o del font del nome ROBERTO, del tutto irrilevanti alla stregua dei canoni del giudizio di confondibilità sopra tracciati". Nulla da fare, dunque, per la lista Patto per la Toscana e per la candidatura di Roberto Salvini, che restano fuori dalla competizione elettorale: il problema non sarebbe stato dunque l'esclusiva sul cognome e il diritto a utilizzare il proprio anche in caso di omonimia, ma nel non averlo fatto differenziandosi abbastanza e in modo tangibile. 
Sarebbe stato sufficiente?
Si deve riconoscere che un ragionamento simile, pur non privo di buon senso, obbliga chi ne è oggetto a un compito più oneroso di altri, senza che questi ne abbia colpa: un omonimo di un politico di livello nazionale deve evitare di candidarsi per non essere accusato di "agganciamento parassitario"? E se si candida in un partito diverso da quello dell'omonimo, deve per forza rinunciare al suo cognome nel simbolo o, almeno, al rilievo che lo stesso ha in altri simboli solo a causa dell'omonimia? Un osservatore terzo difficilmente negherebbe che proprio quell'omonimia possa portare qualche vantaggio a chi si candida, ma dovrebbe riconoscere pure che chi è stato eletto ha pienamente diritto a ricandidarsi, anche lontano dal partito precedente (non c'è vincolo di mandato) e di utilizzare il proprio cognome senza sacrificarlo troppo. Difficile dire se, analizzando quanto scritto nella sentenza di oggi, sarebbe stato ammesso senza intoppi un simbolo con il cognome sempre in evidenza, ma con il nome non troppo più piccolo (del resto, essendo più lungo il prenome rispetto al patronimico, ci sarebbe stata anche una buona spiegazione per una dimensione diversa), entrambi colorati di verde su fondo giallo e posti nella parte superiore del simbolo; certamente - se la lista avesse accettato di presentarlo, senza temere di rinunciare a qualche prerogativa - una proposta grafica simile avrebbe reso molto più difficile la sua bocciatura.
Se non altro, questo grado di giudizio ha previsto la compensazione delle spese "in considerazione della natura e peculiarità delle questioni trattate e tenuto conto del tenore delle difese in atti"; resta però l'amarezza della soccombenza, con relativa condanna alle spede in primo grado, quando in realtà i fatti oggetto di causa e gli argomenti sollevati appaiono assai simili a quelli che hanno condotto a una valutazione diversa in seconde cure (peraltro nulla ha detto il collegio sulla richiesta degli appellanti di riformare la decisione di primo grado sul punto).

* * *

Questa sera il Consiglio di Stato ha anche dichiarato inammissibile un altro ricorso, presentato in proprio - al solito senza assistenza legale - da
Loris Palmerini, già incontrato come candidato alla presidenza della regione Veneto per la lista Venetie per l'autogoverno, ma questa volta diretto innanzitutto a far riammettere la lista Indipendenza Noi Veneto e la candidatura a presidente di Ivano Spano. La tesi, seguendo quanto già sostenuto nel contenzioso attivato da Palmerini dopo la ricusazione della propria candidatura, è che avere consentito ad alcune liste e non ad altre - inclusa Indipendenza Noi Veneto, che un consigliere lo aveva eletto ma poi ha rappresentato ed esentato un'altra forza politica - di presentarsi senza necessità di raccogliere le firme violi il principio della "parità di accesso" citato dalla "legge cornice" n. 165/2004 e valido anche nell'ordinamento regionale: l'esenzione concessa a seguito di "reali deviazioni del ruolo da parte dei consiglieri già cessati dalle funzioni" creerebbe un vulnus non rimediabile alla competizione elettorale. 
Il Tar del Veneto aveva già respinto il primo ricorso di Palmerini (come aveva fatto con quello con cui si chiedeva di riammettere Venetie per l'autogoverno), così questi ha pensato di impugnare la decisione. Nel ricorso ha contestato in particolare l'idea che le norme approvate di recente sull'esenzione dalle firme consentano al singolo consigliere che formi una componente nel gruppo misto di sollevare dall'onere della raccolta firme una lista del tutto diversa nel nome e nel simbolo: "In pratica - si legge - il sistema veneto permette a liste nuove mai candidate in precedenza e nate sulla spinta degli ultimi sondaggi, ma prive di radicamento, di candidarsi grazie alla esenzione concessa da uno dei 'baroni' che la legge prevede in abbondanza": coloro che in consiglio rappresentano un gruppo o una componente sarebbero "letteralmente corteggiati da liste, listarelle e singoli candidati, e al consigliere non resta che 'donarsi' al miglior offerente, anche alla concorrenza se viene garantita la candidatura in buona posizione in una lista quotata dai sondaggi". Con buona pace, tra l'altro, del criterio della radicata rappresentanza.
Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha dichiarato l'appello inammissibile, come nell'altro contenzioso iniziato da Palmerini, perché questi non è assistito, come la legge richiede, da un avvocato abilitato al patrocinio davanti a una giurisdizione superiore, né lui lo è: l'inviolabilità del diritto di difesa, per i giudici, "si caratterizza in primo luogo come diritto alla difesa tecnica, che si realizza mediante la presenza di un difensore dotato dei necessari requisiti di preparazione tecnico-giuridica, in grado di interloquire con le controparti e con il giudice". Non c'è nemmeno spazio per entrare nel merito della questione e - probabilmente trattandosi del secondo verdetto di inammissibilità nei confronti di Palmerini nel giro di pochi giorni - si è deciso che le spese del grado di giudizio "seguono la soccombenza".

sabato 5 settembre 2020

Toscana, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

La Toscana si presenta senza dubbio fra i territori osservati speciali, in vista delle elezioni regionali del 20 e del 21 settembre. Il motivo è presto detto: per la prima volta, la storica regione rossa appare contendibile, sebbene il centrosinistra sia in testa nei sondaggi (ma con margini non rassicuranti per quella coalizione). L’attuale presidente Enrico Rossi non sarà della partita, dopo aver governato per due mandati, dal 2010 ad oggi: i due principali sfidanti saranno Eugenio Giani (presidente uscente del consiglio regionale) per il centrosinistra e Susanna Ceccardi (europarlamentare della Lega ed ex sindaca di Cascina) per il centrodestra. E per conoscere il nome del nuovo presidente potrebbero essere necessarie due settimane in più. Già, perché la legge elettorale toscana - che costituisce un caso molto particolare nell'intricata panoplia della normativa elettorale regionale italiana - prevede, dal 2015, anche il ballottaggio, nel caso in cui nessuno dei candidati riuscisse a superare il 40% dei voti. Le circoscrizioni sono in totale 13, corrispondenti ai confini di ciascuna provincia eccetto l’area metropolitana di Firenze, che – per ragioni demografiche – è stata suddivisa in quattro circoscrizioni.
Per entrare in consiglio regionale, lo sbarramento è del 5% per una lista non coalizzata, mentre scende al 3% per le liste che fanno parte di una coalizione. Dopo la discussa esclusione del Patto per la Toscana di Roberto Salvini (che nel frattempo ha impugnato l'esclusione davanti al Consiglio di Stato), sono al momento sette le candidature a presidente e quindici le liste in campo, a fronte di 40 seggi di cui si compone l’assise. Vediamo i simboli che finiranno sulla scheda, secondo l’ordine del sorteggio relativo alla circoscrizione di Firenze 4, che riunisce l’area Est della provincia di Firenze, e comprende comuni importanti come Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Scandicci.

Tiziana Vigni

1) MOVIMENTO 3V - LIBERTà DI SCELTA 

Il sorteggio ha premiato il Movimento 3V (Vaccini vogliamo Verità) - Libertà di scelta, che sarà il primo simbolo sulla scheda degli elettori appartenenti alla suddetta circoscrizione. A differenza delle altre due regioni - Veneto e Marche - in cui ha presentato le proprie liste in questo turno elettorale, in Toscana il Movimento 3V non candida a presidente un medico, bensì un'avvocata: si tratta di Tiziana Vigni, attivista vicina ai movimenti ambientalisti, già membro del Codacons e candidata (con scarso successo) nella lista Sinistra per Poggibonsi alle elezioni amministrative dello scorso anno nella cittadina senese. Nulla da aggiungere in relazione al logo, lo stesso presentato anche nelle Marche e nel Veneto, e che allude chiaramente alla libertà di scelta terapeutica. 

Eugenio Giani

2) 
ORGOGLIO TOSCANA 

All'unica lista di Vigni segue, nell’ordine, la coalizione di Eugenio Giani. A tal proposito, bisogna dire che, quando si parlava di Coronavirus solo con riferimento a Wuhan e le elezioni erano fissate per fine maggio, non erano previste liste civiche nella coalizione di centrosinistra: uno dei paletti posti da Italia viva a Giani per concretizzare l’alleanza consisteva proprio nel rinunciare a creare una lista del presidente, così da non sottrarre consensi alla stessa formazione renziana ("la lista riformista che guarda anche al mondo civico, basti pensare a tutti i nostri comitati, è proprio Italia Viva" aveva dichiarato il deputato Gabriele Toccafondi). Le cose sono poi andate diversamente ed ecco Orgoglio Toscano, che raccoglie società civile, nomi legati allo sport e all'associazionismo, ma anche amministratori locali di comuni medio-piccoli, sempre utili quando c’è da raccogliere preferenze. Al suo interno, tuttavia, sono rappresentate anche sigle minori del centrosinistra, dal Partito repubblicano italiano a Centro democratico, fino all'Italia dei valori e al Psi. Il simbolo, che bilancia i tre colori della bandiera italiana con una prevalenza del rosso, presenta anche il nome di Giani in bella vista e la sagoma del Pegaso che caratterizza anche lo stemma ufficiale della regione. 

3) SVOLTA! 

Un altro simbolo inedito che troveranno i toscani sulle schede è quello di Svolta!, aggregazione nata per iniziativa di Italia in Comune, dei giovani europeisti di Volt e del gruppo civico Toscana nel Cuore, sempre in appoggio alla candidatura di Giani. Con immancabile puntualità, il blog aveva già raccontato questa esperienza ai suoi fedeli lettori all'indomani dell'accordo, avvenuto lo scorso marzo. Il rinvio del voto non ha generato ripensamenti, né ha fatto apportare modifiche al logo con nuovi ingressi o, al contrario, eventuali defezioni. Le firme sono state raccolte e presentate, la lista sarà presente in tutte le circoscrizioni, e ora il Pegaso europeista può finalmente spiccare il volo, pur senza trascurare uno sguardo alla storia e al passato. 

4) ITALIA VIVA - +Europa

Per la prima volta dalla nascita ufficiale del partito, proprio un anno fa, Italia viva si misurerà con il giudizio degli elettori, e la Toscana è certamente la regione a cui guarda con maggior fiducia, tanto che la coordinatrice regionale Stefania Saccardi ha affermato, lo scorso luglio, che la formazione politica di Matteo Renzi risulterà determinante per la vittoria di Giani. Inoltre, per l’occasione è stato siglato un accordo con +Europa, in virtù del quale anche il simbolo finale risulta una crasi tra i loghi dei due partiti, a dire il vero con un effetto grafico premiante per i renziani, in termini di proporzioni (la bandiera europea con stella italiana sostituisce il segmento a tinte Instagram di Iv e il logo di +E è contenuto nella piega della bandiera). Al momento, Italia viva può contare su un assessore e tre consiglieri regionali (tutti eletti con il Pd cinque anni fa): un risultato poco convincente in una regione come la Toscana potrebbe rimettere in discussione molti aspetti, compresa la collocazione del partito che appare ancora incerta, come dimostrano le differenti scelte effettuate nelle sei regioni chiamate al voto. 

5) EUROPA VERDE PROGRESSISTA E CIVICA 

Torna sulle schede anche il Sole che ride, che ha aderito alla coalizione di centrosinistra. Il simbolo di Europa Verde, però, si presenta in una veste grafica leggermente differente da quella elaborata per le europee del 2019: in basso non troviamo il nome di Giani, ma due aggettivi, "progressista" e "civica", posti al probabile scopo di allargare il bacino elettorale cui la lista si rivolge, considerando inoltre che non mancano candidature indipendenti. Non sfugge, infine, una piccola ape in volo (orientata in direzione centro-sinistra, ma forse è solo una scelta casuale): insetti caratterizzati da grande abnegazione e laboriosità le api, ma dalla vita breve; in effetti, hanno popolato in più occasioni vari simboli di partito, per poi scomparire e riapparire a intervalli regolari… 

6) PARTITO DEMOCRATICO 

Il Partito democratico, da sempre, tocca in Toscana le percentuali più alte in assoluto, un trend che ha sostanzialmente mantenuto negli ultimi anni, nonostante l'indebolimento generale del centrosinistra che non ha risparmiato il fu "cuore rosso" d'Italia. E forse è proprio in ragione di tale radicamento che non è stato necessario (o non si è ritenuto opportuno) aggiungere alcun elemento al simbolo originale. Non dovrebbe essere in discussione l'egemonia sulla coalizione, considerando anche l’apporto di candidature non partitiche (come quella del noto attivista per i diritti dei disabili Iacopo Melio), e candidature di altre realtà della sinistra, come il gruppo che fa riferimento all'ex ministro Valdo Spini; tuttavia, per il Pd, replicare il risultato di cinque anni fa (quando, con il 45,9%, si accaparrò l’intero bottino di seggi spettanti alla maggioranza) sarà di fatto impossibile, giacché dovrà fare i conti con una non facile concorrenza interna, a partire da Italia viva. 

7) SINISTRA CIVICA ECOLOGISTA 

Sulla scia del buon risultato conseguito in Emilia-Romagna, l’esperienza della lista "Coraggiosa" - ispirata da Elly Schlein e da varie sigle (partitiche e non) a sinistra del Pd - prende forma anche in Toscana, dove ha preso il nome di Sinistra civica ecologista. Il blog aveva già descritto tempo fa sia il simbolo che l’intero progetto e ha trovato conferma anche la supposizione in merito alla mancanza della parola "progressista" (a differenza del logo emiliano-romagnolo), sostituita da "Sinistra": come si è visto, "progressista" è comparso in Europa Verde, oltre che nella lista di Tommaso Fattori. Ed è proprio al gruppo di Fattori che i "coraggiosi" (che pure non hanno ripetuto quel nome, pur rendendosi pienamente riconoscibili sul piano grafico, per i colori e il cuore) faranno concorrenza, rivolgendosi di fatto al medesimo bacino elettorale: già sui social non sono mancate reciproche punzecchiature. Essendo una lista coalizzata, per Sinistra civica ecologista sarà più facile ottenere rappresentanza (basta il 3%); se però vuole raggiungere l'obiettivo dichiarato, cioè spostare l’asse della coalizione a sinistra, non potrà certo accontentarsi di superare lo sbarramento. 

Tommaso Fattori

8) TOSCANA A SINISTRA 

Una delle sorprese alle scorse elezioni regionali fu la lista Sì - Toscana a sinistra, guidata da Tommaso Fattori, che - con il 6,2% dei voti di lista - superò abbondantemente la soglia, eleggendo due consiglieri, compreso Fattori stesso. In questi anni, il progetto non si è frantumato (come spesso avviene a sinistra), anzi sembra aver raccolto ulteriori adesioni: ad ogni modo, la lista si ripropone agli elettori toscani, con il medesimo candidato a presidente ma con una veste grafica rinnovata (ne avevamo parlato, su queste pagine, già due mesi fa, anche se rispetto ad allora qualcosa è cambiato nei caratteri e nei colori). Stavolta, però, la sfida si preannuncia più dura: nel 2015 - complice anche un centrodestra diviso - la vittoria di Rossi si presentò scontata dall'inizio, cosicché molti elettori a sinistra del Pd poterono ignorare il richiamo al "voto utile". Ora lo scenario è assai diverso e la "coalizione-Fattori" (che comprende anche Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista) dovrà fare i conti con una concorrenza che va dalla Sinistra civica ecologista con Giani ai due partiti comunisti.

Irene Galletti

9) MOVIMENTO 5 STELLE 

Simbolo classico per il MoVimento 5 Stelle, che candida a presidente Irene Galletti, esperta in cooperazione internazionale e attuale consigliera regionale, eletta nella circoscrizione di Pisa con quasi 6mila preferenze. Nel 2015 il M5S riuscì - con il 15% - ad ottenere cinque consiglieri regionali, una rappresentanza oggi ridottasi a tre membri del consiglio (uno dei due fuoriusciti, Gabriele Bianchi, ha recentemente aderito a Toscana nel cuore e oggi è candidato nella lista Svolta!). Stando ai sondaggi, il 15% sarà un risultato difficilmente replicabile, tuttavia i voti del MoVimento potrebbero rivelarsi determinanti in un eventuale secondo turno. Proprio nella terra d'adozione del presidente Giuseppe Conte, ovvero colui che al momento rappresenta il principale collante del tormentato dialogo fra M5S e centrosinistra… 

Marco Barzanti

10) PARTITO COMUNISTA ITALIANO 

Dopo l’infelice esperienza delle regionali in Umbria lo scorso anno, torna sulle schede il Partito comunista italiano di Mauro Alboresi, che ha scelto di non coalizzarsi con il gruppo di Fattori (a differenza dei "cugini" rifondaroli) e di presentarsi autonomamente sotto la guida di Marco Barzanti, attuale segretario regionale del partito. Il simbolo è quello che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, senza variazioni di alcun tipo: la sigla PCI, le aste, la bandiera italiana che sventola dietro la falce e martello. Insomma, almeno dal punto di vista grafico, una riproduzione quasi perfetta del partito-Chiesa che in Toscana esercitava un dominio rimasto inscalfibile per quasi mezzo secolo. Il richiamo alle origini basterà per scaldare i cuori di chi rimpiange quella lunga stagione? 

Salvatore Catello

11) PARTITO COMUNISTA 

La sorte ha voluto che i due simboli con la falce e il martello capitassero di fianco, almeno nella circoscrizione di Firenze 4. E così, al decimo posto, troviamo il Partito comunista di Marco Rizzo, che propone per la presidenza della regione Salvatore Catello, già candidato nel collegio uninominale di Arezzo nel 2018, nonché nelle liste per le europee del 2019. Nei due appuntamenti elettorali appena citati, il Pc di Rizzo ha conseguito proprio in Toscana i suoi migliori risultati su scala nazionale (lo scorso anno un 1,7%: lusinghiero, date le circostanze), radicandosi nel territorio e presentandosi anche ad elezioni comunali - nel 2019 a Firenze e Livorno - senza però centrare l'obiettivo della rappresentanza consiliare. Il simbolo rimane lo stesso, con il quadrato incasellato nel cerchio a distinguerlo dalle tante altre sigle dell’arcipelago comunista, rispetto alle quali Rizzo è ormai da anni orientato a differenziarsi, anche nella sostanza della proposta politica. 

Susanna Ceccardi

12) LEGA 

La Lega, in Toscana, cercherà di tirare la volata a Susanna Ceccardi, fedelissima di Matteo Salvini, che cinque anni fa vinse sorprendentemente il ballottaggio per le comunali di Cascina, risultando così la prima sindaca leghista di un comune superiore toscano. Ha abbandonato poi la carica lo scorso anno, vista l’incompatibilità con il seggio da europarlamentare nel frattempo ottenuto in seguito alle europee del giugno 2019. La Lega – che presenta il simbolo classico coniato per le politiche del 2018 con "Salvini premier", senza varianti territoriali – stavolta mira ad imporsi come il primo partito in assoluto, sperando di approfittare dello sfilacciamento avvenuto nella coalizione avversa, che certamente indebolirà il Partito Democratico. Inoltre, la quasi definitiva esclusione della lista dell’altro Salvini (Roberto, che proprio 5 anni fa riuscì a diventare consigliere battendo Ceccardi) certamente gioverà alla Lega, scongiurando quantomeno la fuga di possibili elettori distratti (ammesso che lo fossero davvero).

13) FRATELLI D'ITALIA 

Il secondo partito estratto per la coalizione di centrodestra è Fratelli d'Italia, che sceglie di correre con il simbolo ufficiale in versione elettorale, cioè con il nome di Giorgia Meloni in grande evidenza (nel 2015, in alto compariva la dicitura "Liste civiche con Giorgia Meloni", in seguito all’accordo che era stato stipulato con numerose realtà civiche sparse in varie province). In questi anni, il partito si è sufficientemente strutturato sul territorio toscano per poter correre autonomamente, con l’ambizione di ottenere un risultato importante, dopo il 4,3% alle politiche 2018 e il 6,5% alle europee dell’anno successivo. D’altra parte, Fdi - che in Toscana conta sulla figura rilevante di Giovanni Donzelli - sembra oggi l’unico soggetto politico sulla cui costante crescita, almeno a livello nazionale, sono d’accordo tutti i sondaggisti. 

14) FORZA ITALIA - UDC 

Suscita curiosità, invece, il simbolo che ha presentato Forza Italia. Il partito di Berlusconi, infatti, ha stretto un accordo con l’Unione di centro "seguendo le indicazioni nazionali che vedono già al Senato un gruppo unico costituto da Forza Italia ed Udc", come hanno dichiarato dalla direzione regionale del partito di Cesa, precisando altresì che, in caso di consiglieri eletti, vi sarà un unico gruppo consiliare. Tuttavia, non appare alcuna traccia della vela, né dello scudo cruciato: l’unico rimando alla presenza dei centristi è il taglio inferiore del logo di Forza Italia, in azzurro, con la semplice sigla "Udc", quasi a dimostrazione di quali siano i rapporti di forza fra i due partiti, entrambi peraltro indebolitisi molto in Toscana negli ultimi anni. Ai drogati di politica, peraltro, potrebbe tornare in mente il contrassegno visto alle regionali del 1995 (le prime a elezione diretta del presidente), che a Forza Italia univa il Polo popolare (il futuro Cdu di Buttiglione, ancora in via di scissione dal Ppi).

15) TOSCANA CIVICA 

Ad un primo impatto, l'ultima formazione estratta sembrerebbe una classica lista civica. Oltre alla prova autoevidente del nome, anche il simbolo lascia supporre che si tratti di una civica di centrodestra: semicerchio blu, riproduzione dei confini regionali, assenza di riferimenti partitici. Eppure, leggendo tra le righe del sottotitolo, "Per il cambiamento", si può intuire qualcosa. Infatti, una componente essenziale di Toscana Civica è Cambiamo! con Toti, il partito che fa capo al presidente uscente della regione Liguria, nato con l’intento di raccogliere i delusi di Forza Italia (e, più in generale, del centrodestra moderato) e fare da terza gamba alla coalizione sovranista guidata da Salvini e Meloni, in vista di un imminente ritorno alle urne, poi sfumato con la nascita del secondo governo Conte. Toscana Civica, ad ogni modo, raccoglie anche il mondo dell’associazionismo e dell’imprenditoria, e si è radicata da anni soprattutto nell’entroterra, in polemica con un modello di Toscana a due velocità che – secondo i promotori della lista – avrebbe nell’ultimo decennio "marginalizzato i territori". 


BONUS TRACK 

La legge elettorale della regione Toscana si configura come un caso più unico che raro: fu la prima legge elettorale regionale ad essere approvata (nel lontano 2004), per poi essere sottoposta a varie modifiche, che hanno influito notevolmente anche sul sistema politico regionale. Per i veri drogati di politica, un saggio – pubblicato su Diritti regionali e risalente al 2017, ma ancora attuale (tranne che per la struttura della scheda) – scritto dall’autore di questo articolo e dal padrone di casa del blog che state leggendo adesso, interamente dedicato all’evoluzione della legge elettorale toscana. Buona lettura! 

venerdì 4 settembre 2020

Liguria, simboli e curiosità sulla scheda

Tra coloro che analizzano le competizioni elettorali, come si è visto, non si trova chi sia convinto che Luca Zaia possa perdere; un'altra partita che dai più è data come già definita, tuttavia, è la Liguria. Per quanto in totale le persone che aspirano alla presidenza della regione siano ben 10 e le liste a loro sostegno arrivino a 18, la vera competizione sarà tra il presidente uscente Giovanni Toti (sostenuto da 5 liste, riconducibili al centrodestra) e il suo principale sfidante, Ferruccio Sansa (appoggiato dal MoVimento 5 Stelle e da buona parte del centrosinistra, per un totale anche qui di 5 formazioni), gli unici due aspiranti alla guida della regione che siano sostenuti da coalizioni. Sono in pochi, tuttavia, a credere in una sconfitta di Toti.
Questo turno elettorale ligure si distingue anche per un'altra ragione, non immediatamente visibile: per quanto le liste in corsa siano 18, infatti, non c'è nessuna provincia in cui tutte le formazioni siano presenti sulla scheda. Alcune liste tra quelle obbligate a raccogliere le firme, infatti, non hanno presentato candidature in tutte le circoscrizioni, pur avendo ogni lista raggiunto il numero minimo di circoscrizioni per partecipare validamente alle elezioni; queste lacune, tuttavia, non sempre coincidono, per cui in ogni provincia mancano da una a tre liste. Sulle schede, dunque, ci saranno 17 simboli in provincia di Imperia, 15 in provincia di Savona, 16 in quelle di Genova e La Spezia. Di seguito, dunque, si seguirà l'ordine sorteggiato per la provincia di Imperia, la meno incompleta; dal momento però che l'ordine delle candidature a presidente sulla scheda è stato stabilito a livello regionale, si seguirà quello per inserire al posto giusto la lista che non è stata presentata in quella circoscrizione (Riconquistare l'Italia). 

Carlo Carpi

1) Lista Carlo Carpi - Graf

Il sorteggio regionale ha scelto che ad aprire le schede "in alto a sinistra" e i manifesti fosse la candidatura di Carlo Carpi (che, ironia della sorte, era stato estratto come primo anche quando si era candidato a sindaco di Imperia nel 2018 e di Sanremo nel 2019). Carpi, giovane imprenditore di Sampierdarena, è attualmente detenuto nel carcere di Sanremo, ma ha potuto comunque accettare la sua candidatura, regolarmente presentata e ammessa. Il simbolo della Lista Carlo Carpi - depositata solo nelle province di Genova e Imperia - è a fondo azzurro (simile al blu utilizzato in altre occasioni, ma qui la grafica è curata meglio), contiene il profilo della Liguria e, soprattutto, il logo (con stretta di mano e rosa di Bonnet - mutuato peraltro dai Democratic Socialists of America) e la sigla del Graf, cioè del Gruppo radicale Adele Faccio, che ha curato la raccolta delle firme (soprattutto grazie al segretario facente funzione dell'associazione Gian Piero Buscaglia). Una rosa radicale, dunque, torna sulle schede delle regionali dopo - salvo errore - il 2013 (elezioni in Basilicata). 
 

Ferruccio Sansa

2) Linea condivisa

La seconda candidatura regionale sorteggiata è quella di Ferruccio Sansa e, in provincia di Imperia, la sua coalizione si apre con il simbolo di Linea condivisa, la lista nata come gruppo in consiglio regionale nel 2019, evoluzione di Rete a Sinistra (una delle liste che avevano sostenuto Luca Pastorino) e LiberaMente Liguria, una proposta "civica e progressista" che fin dall'inizio si è proposta come possibile "collante" tra Pd e M5S. Nel simbolo, a fondo rosso, è richiamata la conformazione della Liguria (a destra), le stesse curve blu richiamano anche il mare e - grazie ai pallini - le persone in dialogo, che seguono - appunto - una linea condivisa. Rispetto all'inizio è stato aggiunto anche il riferimento "Sinistra per Sansa", perché alla lista partecipa anche Sinistra italiana.
 

3) MoVimento 5 Stelle 

Subito dopo Linea condivisa, gli elettori imperiesi troveranno il simbolo del MoVimento 5 Stelle, la forza politica che con maggiore convinzione ha voluto Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano e figlio dell'ex pretore Adriano, come candidato alla guida della regione per contendere a Giovanni Toti la carica. Rispetto al 2015, il simbolo è quasi identico, ovviamente fatta eccezione per il sito riportato al suo interno: allora era Beppegrillo.it, ora è Ilblogdellestelle.it. Più di ogni altra regione, la Liguria sarà fondamentale per tastare il polso del consenso del M5S sul territorio (nel 2015 prese il 22,3%) e valutare il gradimento di alleanze con il Pd.
 

4) Partito democratico - Articolo Uno

Ironia della sorte, subito dopo la lista del M5S, l'estrazione di Imperia ha collocato il contrassegno della lista che, per l'occasione, riunisce il Partito democratico e Articolo Uno. L'emblema è dominato dal logo dem disegnato da Nicola Storto, leggermente ridotto per inserire, nel segmento rosso ricavato in basso, la miniatura del simbolo di Articolo Uno. Si deve peraltro notare che il contrassegno è fin troppo pieno, visto che lo spazio libero sopra al logo Pd è stato occupato dalla dicitura rossa "Sansa presidente": non era il candidato del Pd, ma il partito ha dovuto inserire comunque questo riferimento (anche perché il M5S non ha minimamente ritoccato il proprio marchio elettorale).

5) Europa Verde - Democrazia solidale - Centro democratico

Subito dopo la lista del Pd e di Articolo Uno, in provincia di Imperia è stato sorteggiato il cartello che in origine avrebbe dovuto unire Europa Verde e Democrazia solidale, come effettivamente avverrà in Campania. In un secondo momento, tuttavia, alle due forze politiche si è aggiunto anche Centro democratico, per cui occorreva ripartire diversamente il contrassegno. Per poco più di metà, dunque, il cerchio è occupato dal fregio di Europa Verde (senza indicazioni regionali); il resto dello spazio è diviso per fasce tra Demos (su fondo verde acqua e non più bianco; è sparito anche l'hashtag #laforzadelnoi) e Cd.
 

6) Lista Ferruccio Sansa presidente

Nella circoscrizione di Imperia la coalizione a sostegno di Ferruccio Sansa si chiude con la sua lista personale, che porta solo il suo nomeLista Ferruccio Sansa presidente. Si tratta di una lista autenticamente civica, che il candidato presidente vuole composta soltanto da soggetti della società civile. Nel simbolo, all'interno di una circonferenza giallo ocra, più di metà dello spazio è occupato dal segmento rosso che contiene quasi tutto il nome della lista, tranne la parola "lista" che sta sopra, su fondo bianco, subito sotto un piccolo arco di quattro conci colorati di giallo, verde, rosso e azzurro (che ricordano un po' un emiciclo e danno l'idea di un consenso ampio e diversificato). 
 

Marika Cassimatis

7) Base costituzionale

Al terzo posto delle candidature, a livello regionale è stata sorteggiata Marika Cassimatis, che si ripresenta ad elettrici ed elettori dopo l'esperienza travagliata delle elezioni amministrative di Genova del 2016. Lo fa con un nuovo progetto politico-elettorale, denominato Base costituzionale, un disegno di "rigenerazione" della Liguria attraverso la trasparenza, la valorizzazione delle eccellenze regionali e una maggiore attenzione alla donna. Il simbolo - non presente a La Spezia e Savona - racchiude in un cerchio tre quadrati (verde, bianco e rosso), un po' scostati l'uno dall'altro, con la sagoma della Liguria divisa in province e, in primo piano, il nome della lista (con la parola "Base" in evidenza) e il riferimento alla candidata alla presidenza.

Giovanni Toti

8) Unione di centro

Quarto candidato alla guida della regione estratto è il presidente uscente Giovanni Toti, che in provincia di Imperia ha come prima lista a suo sostegno l'Unione di centro, che torna sulle schede dopo avere saltato l'appuntamento nel 2015 (era però presente la lista Area popolare Liguria, che vedeva insieme Nuovo centrodestra e Udc). Rispetto alle altre regioni, il simbolo non contiene l'intera dicitura "Unione di centro", ma solo la sigla; nel segmento rosso superiore c'è il riferimento alla Liguria, ma si nota anche un anomalo spazio vuoto (proprio lì, nelle prime versioni, era presente la miniatura del Nuovo Psi, ma non è dato sapere che fine abbia fatto).
 

9) Forza Italia - Liguria popolare

Seconda lista della coalizione che sostiene Toti è quella occupata per la maggior parte da Forza Italia (cioè l'ex partito del presidente uscente della regione) e, nello spazio che resta, da Liguria popolare (che fa riferimento a Noi con l'Italia di Maurizio Lupi). L'emblema è cambiato nelle ultime settimane: rispetto alla prima versione presentata alla stampa, infatti, è stata ripristinata quasi del tutto l'altezza originaria del cognome di Silvio Berlusconi, riducendo al minimo gli spazi tra la scritta e la bandierina e il segmento blu che sta in basso; allo stesso tempo, la sagoma dorata della regione di Liguria popolare non sconfina più dal segmento blu finendo sotto "Berlusconi". Continua a non esserci traccia del logo dell'associazione Polis di Claudio Scajola, che ha dato un contributo notevole alla nascita della lista.
 

10) Lega - Liguria

La coalizione che appoggia Giovanni Toti comprende ovviamente anche la Lega, che nel 2015 - come Lega Nord - aveva ottenuto la quota maggiore di voti nel centrodestra (superando di poco il 20%). La base del contrassegno ovviamente resta quella inaugurata in vista delle elezioni politiche del 2018, senza più la parola "Nord" e, sotto Alberto da Giussano, il cognome del leader leghista Matteo Salvini (che non segue più il bordo del segmento in cui è inserito); al di sotto è stata però tolta la parola "premier", mentre sul fondo bianco sono presenti la bandiera con la croce di San Giorgio e il riferimento testuale alla Liguria. Ovviamente, nel simbolo rispetto a cinque anni fa non c'è più nemmeno il Sole delle Alpi.
 

11) Cambiamo con Toti presidente

Si è già visto che uno dei primi simboli presentati in vista delle regionali è stato proprio quello direttamente legato a Giovanni Toti, cioè Cambiamo con Toti presidente. Di fatto, in questo turno di elezioni regionali, si tratta dell'unica partecipazione del partito di Toti, anche se nemmeno nella sua Liguria finisce sulle schede il simbolo ufficiale: l'emblema, infatti, contiene solo un minimo riferimento a Cambiamo (senza punto esclamativo), quasi invisibile, schiacciato dal fondo arancione - colore già presente nella lista regionale di Toti del 2015, in altre liste locali vicine al presidente ma anche nella formazione legata a suo tempo a Sandro Biasotti - su cui trovano posto la sagoma chiara della Liguria e, soprattutto, il cognome più grande che si sia mai visto in un contrassegno elettorale. 
 

12) Fratelli d'Italia

Ultima lista della coalizione di centrodestra che appoggia la nuova corsa presidenziale di Toti è quella di Fratelli d'Italia: il partito nel 2015 superò di poco il 3% e riuscì a ottenere un consigliere, ma è assai probabile che questa volta il risultato sia molto migliore. Come è avvenuto in Puglia e nelle Marche - anche se in quel caso i candidati alla presidenza sono esponenti di Fdi, cosa che non può dirsi per Toti - la base grafica è il contrassegno usato alle politiche del 2018, ma il nome di Giorgia Meloni è stato ridotto per inserire il cognome dell'aspirante presidente.
 

Davide Visigalli

13) Riconquistare l'Italia

Tra Giovanni Toti e Giacomo Chiappori, il sorteggio regionale ha collocato la candidatura di Davide Visigalli, che si presenta sostenuta da una sola lista: quella di Riconquistare l'Italia. Anche la Liguria, dunque, rientra nel progetto politico e territoriale del Fronte sovranista italiano, che intendeva partecipare al maggior numero possibile di elezioni regionali con il proprio simbolo (la sigla Ri con la Stella d'Italia crescente e incompiuta). Quella lista, tuttavia, è l'unica non presentata nella provincia di Imperia, dunque non finirà sulle sue schede, così come in quelle degli abitanti di Savona. 
 

Giacomo Chiappori

14) Grande Liguria

Sulle schede della provincia di Imperia, dopo le liste in appoggio alla candidatura di Giovanni Toti c'è l'unica lista che sostiene la candidatura di Giacomo Chiappori, vale a dire Grande Liguria. Chiappori, sindaco di Diano Marina, iscritto alla Lega ma ben deciso a correre da solo (con il sostegno di Grande Nord, come il nome in parte fa intuire), si presenta con un progetto per la regione e coloro che la abitano. Nel simbolo, sopra la croce di San Giorgio, spicca la figura di Giambattista Perasso ("Balilla"), segno di tradizione territoriale e allo stesso tempo di cambiamento, di rivoluzione che si vuole portare nella vita politica regionale.
 

Riccardo Benetti

15) Ora rispetto per tutti gli animali

Subito dopo Chiappori, il sorteggio regionale ha collocato in settima posizione la candidatura di Riccardo Benetti, associato al simbolo di Ora rispetto per tutti gli animali. Si tratta della prima occasione importante di visibilità per un movimento politico nato nel 2017 e apparso tra la sorpresa di molti nelle bacheche del Viminale in occasione del deposito dei contrassegni nel 2018 e nel 2019. L'orso bruno accanto alla X gialla (come se per il rispetto degli animali fosse arrivata davvero l'ora X) arriva dunque per la prima volta sulle schede elettorali con una tribuna di livello regionale, sulla base delle firme raccolte. Il traguardo non è trascurabile, sarà interessante vedere l'accoglienza di elettrici ed elettori.
 

Aristide Fausto Massardo

16) Massardo presidente

Terzultima candidatura estratta risulta essere quella di Aristide Massardo, già preside della Scuola Politecnica di Ingegneria e Architettura di Genova, che già alla fine di giugno aveva lanciato la propria candidatura, nell'ipotesi di essere il candidato del centrosinistra e magari anche del M5S. Una volta sfumata l'ipotesi di candidatura unitaria e dopo la scelta di Ferruccio Sansa, Massardo ha comunque mantenuto il sostegno di Italia viva, nonché di +Europa e del Partito socialista italiano: non è affatto un caso, dunque, che le loro miniature figurino nel contrassegno blu presentato da Massardo stesso, che ha dovuto solo spostare in alto il suo nome (gli elementi gialli e bianchi, simili a frecce che puntano avanti veloce, invece erano già al loro posto). 

Alice Salvatore

17) Il Buonsenso

Penultima candidatura alla presidenza della regione è quella di Alice Salvatore, l'altra donna in campo oltre a Marika Cassimatis. Candidata alle scorse regionali come aspirante presidente per il MoVimento 5 Stelle, a maggio di quest'anno ha lasciato il gruppo per crearne un altro (insieme a Marco De Ferrari, eletto con lei nel M5S) e portare avanti i temi "di buonsenso" delle origini del MoVimento, poiché questo nel frattempo sarebbe molto mutato, per le alleanze prima con la Lega e poi con il Pd. Il movimento lanciato da Salvatore si basa graficamente sul disegno - tra il ritratto e la caricatura - del viso della candidata presidente.
 

Gaetano Russo

18) Il popolo della famiglia - Democrazia cristiana

Ultimo tra gli aspiranti presidenti della regione Liguria è Gaetano Russo, che si presenta sostenuto da una sola lista, rappresentata da una "bicicletta" - graficamente un po' improvvisata - tra Il popolo della famiglia e la Democrazia cristiana (in mancanza di informazioni non è chiaro se si tratti della Dc che si riconosce nella segreteria di Renato Grassi, che però aveva annunciato l'accordo con l'Udc, oppure di altre formazioni che rivendicano la titolarità di nome e simbolo o comunque il diritto a fruirne). Per il partito di Mario Adinolfi questa è l'unica presenza elettorale a queste elezioni regionali: si valuterà l'accoglienza che riserveranno a questa lista coloro che andranno a votare. 

giovedì 3 settembre 2020

Campania, simboli e curiosità sulla scheda

Nelle settimane che hanno preceduto la presentazione ufficiale delle liste sembrava che la Campania potesse seriamente ambire al titolo di regione da record, con il numero più alto di liste presentate. Il primato, tuttavia, appartiene alla Puglia con 29 liste) e la Campania l'ha solo sfiorato: le liste depositate sono state 27, ma quelle che effettivamente finiranno sulla scheda saranno solo 26, dopo il ritiro della candidatura a presidente di Gabriele Nappi e della lista collegata Naturalismo (su cui comunque varrà la pena tornare in seguito); non era invece stata depositata la candidatura di Carmine Attanasio, che avrebbe voluto correre con i Verdi Federalisti (lui, su Facebook, sostiene di essersi ritirato nel momento in cui la lista aveva pensato di entrare in una coalizione non meglio precisata: visto il pessimo rapporto con i Verdi, era improbabile che si trattasse di quella di centrosinistra). 
Certamente tutta l'attenzione di chi osserva questa competizione è puntata sulla terza edizione - e questo certamente è un primato mai visto - della sfida tra Vincenzo De Luca, presidente uscente sostenuto da una pletora di liste (ben 15, eguagliando il numero raggiunto da Emiliano in Puglia), e Stefano Caldoro, candidato del centrodestra (sostenuto da sei liste) che spera di tornare alla guida della regione come nel 2010. Di seguito ecco le liste sulla scheda secondo l'ordine sorteggiato per la circoscrizione di Napoli (l'unica che pare completa, con 26 contrassegni).
 

Sergio Angrisano

1) Terzo Polo - Idee in movimento

Il sorteggio a Napoli ha collocato al primo posto una candidatura che viene da lontano, nel senso che almeno da marzo si parla di una possibile lista denominata Terzo Polo. Questa alla fine è stata presentata, mantenendo il fondo azzurro con fascetta bianca (per ospitare il nome) simile a quello originario, aggiungendo lo slogan "Idee in movimento". Il candidato alla presidenza, Sergio Angrisano, è portavoce della Confederazione dei movimenti identitari (tra i soggetti costituenti della prima idea di lista). La candidatura e la lista sono animate da uno spirito "autenticamente meridionalista", con attenzione anche a salute, territorio da sanificare e giovani.
 

Vincenzo De Luca

2) Campania libera

Nel napoletano la prima lista estratta della nutritissima compagine che sostiene la ricandidatura di Vincenzo De Luca è Campania libera, uno del progetti civici più vicini al presidente uscente, al punto da essere stato replicato - anche graficamente - pure in varie elezioni comunali nel territorio campano. Il simbolo è esattamente uguale a quello di cinque e dieci anni fa, con il semicerchio superiore tinto di azzurro, quello inferiore di verde, il nome della lista diviso tra le due parti e, in basso, il riferimento al candidato presidente (in ogni caso scritto più piccolo rispetto alla denominazione di lista). Tra le candidature spicca quella di Erminia Mazzoni, già deputata Ccd-Udc, poi europarlamentare Pdl, poi Ncd fino al sostegno a De Luca alle scorse elezioni.
 

3) Democratici e progressisti

Dopo essere stata incerta per non poco tempo, si è effettivamente presentata la lista Democratici e progressisti, espressione soprattutto di Articolo Uno: ne è promotore il consigliere uscente Francesco Todisco, ricandidato anche stavolta in provincia di Avellino. Il contrassegno, che nella struttura ricorda quello dei Progressisti per la Basilicata, riporta la sagoma verde della regione su fondo rosso; il tricolore è ricreato con le scritte bianche e la sottolineatura (tipica di Liberi e Uguali) che evidenza il nome scelto per la lista. 
 

4) Partito socialista italiano

La terza lista estratta (nel napoletano) della coalizione che sostiene Vincenzo De Luca è quella del Partito socialista italiano, che presenta il suo simbolo più recente, con il ritorno al garofano unitamente alla sigla e al nome integrale. La presenza di questa lista - completamente predisposta dal partito, non condivisa con altre forze politiche - non può stupire: tra i consiglieri uscenti c'è Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi, che più di tutti aveva voluto un nuovo simbolo, da schierare in tutte le competizioni. Lui non si ripresenta in lista, ma il partito punta comunque a confermare la propria presenza in regione (nel 2015 aveva ottenuto il 2,18%), magari con il segretario regionale Massimo Tarantino.
 

5) De Luca Presidente

Se Campania libera si è presentata uguale a se stessa per la terza volta, anche la lista De Luca Presidente - un progetto elettorale ancora più legato all'ex sindaco di Salerno - torna esattamente con la stessa immagine che l'aveva caratterizzata alle elezioni del 2015: nome di De Luca bianco e con ombra, "Presidente" giallo, il tutto su cerchio blu sfumato, come a dare l'impressione che il fondo del simbolo sia convesso, "bombato". Tra le candidature spiccano quelle delle assessore uscenti Lucia Fortini (Napoli) e Sonia Palmeri (Caserta).
 

6) Fare democratico - Popolari

La quinta lista per De Luca è visibilmente frutto dello sforzo di contenere il numero di formazioni da presentare sulla scheda. Il contrassegno è una "bicicletta" che riporta per intero i simboli di due liste previste in origine: Fare democratico, gruppo (promosso da Giosy Romano e Felice di Maiolo) che sembra traghettare verso De Luca persone del centrodestra (come anche i colori mostrano) e i Popolari legati a Ciriaco De Mita e al nipote Giuseppe, che rispolverano il gonfalone messo a disposizione dai Popolari - Collegio 12 di Moncalieri. I due emblemi sono delimitati da due segmenti azzurri sfumati a base curvilinea, dando quasi l'idea delle palpebre di un occhio (con due iridi...); incredibile poi che il riferimento "De Luca presidente" sia riportato addirittura tre volte (nei simboli e nel contrassegno generale) e con tre caratteri diversi. Tra i candidati, a Caserta, c'è anche il giornalista Rai Geo Nocchetti. 
 

7) Davvero - Partito animalista

A Fare democratico - Popolari segue un'altra lista composita, che però aveva trovato il suo assetto molto prima. Già il 16 luglio, infatti, era stata annunciata l'alleanza tra Davvero, il gruppo legato a Michele Ragosta, e il Partito animalista del campano Cristiano Ceriello, per un progetto che voleva andare oltre l'occasione elettorale. Tra fine luglio e inizio agosto era parso che anche Italia in comune potesse entrare anche visivamente nel contrassegno, ma già pochi giorni dopo il suo fregio era sparito dal simbolo. Davvero si presenta come in passato (ma stavolta il claim tricolore è "Sostenibilità & diritti", con la prima parola al posto di "Ecologia"; il Partito animalista ha semplicemente inserito la sua fascia rossa con impronte all'interno del contrassegno.
 

8) Liberaldemocratici - Campania popolare - Moderati

All'ottava posizione (e come settima lista di De Luca) a Napoli si trova una delle formazioni emerse più di recente: Liberaldemocratici - Campania popolare - Moderati. Il nome stesso testimonia l'unione di gruppi inizialmente separati: in particolare Campania popolare promossa da Pasquale Sommese e Luigi Bosco (il colore carta da zucchero e la striscia tricolore sono ciò che restano del gruppo campano di Ncd) e i Moderati, legata alla forza che è si è sviluppata soprattutto in Piemonte (e che qui ribalta i colori e rinuncia alla sua font). Il riferimento ai Liberaldemocratici (escludendo che si tratti degli ex diniani, se non altro perché sono saldamente nel centrodestra) sembra piuttosto un'indicazione della collocazione politica, senza riferirsi a un'altra forza; tutte si sentono rappresentate da un curioso cuore tricolore (che nelle prime versioni appariva da uno squarcio nel fondo: la soluzione attuale, per quanto non splendida, è almeno migliorata).
 

9) Per le persone e la comunità

Anche la posizione successiva ai Liberaldemocratici - Campania popolare - Moderati propone una lista dal nome lungo: si tratta di Per le persone e la comunità, che nel simbolo evidenzia soprattutto il "per", le persone e la comunità (in mezzo ai colori deluchiani, oltre che della terra e del mare). La lista è espressione di vari ambiti della società civile: la promuovono Giuseppe Irace (responsabile della formazione politica nell'Azione Cattolica di Napoli), Gianluca Guida (direttore del carcere minorile di Nisida) e Antonio Nocchetti (presidente della onlus "Tutti a scuola"), unendo sensibilità diverse in un unico progetto.
 

10) Europa Verde - Democrazia solidale

Un'altra formazione elettorale composita della coalizione di De Luca è il cartello tra Europa Verde e Democrazia solidale. Due terzi del contrassegno sono occupati da Europa Verde Campania, che - al di là della caratterizzazione regionale -. riprende il suo simbolo in uso da oltre un anno (capolista a Napoli è il consigliere regionale uscente Francesco Emilio Borrelli); nel segmento inferiore trova posto invece Demos, che dunque alle battaglie per la giustizia ambientale unisce quelle per la giustizia sociale. Un'alleanza simile è prevista anche in Liguria.
 

11) Noi campani

La decima lista a sostegno del presidente uscente è una di quelle di cui si è parlato di più: questa segna infatti il ritorno (per ora...) di Clemente Mastella nel centrosinistra, schierando a sostegno di De Luca la lista Noi campani, evoluzione regionale di Noi Sanniti (che mantiene un fregio ondulato tricolore dall'aspetto discutibile). Non c'è più l'indicazione dell'Udeur, ma è rimasto il campanile, anche se - assieme all'idea del frottage blu in alto - l'immagine usata nel simbolo sembra copiata pari pari dal simbolo dei Democratici per cambiare di Sansepolcro (Ar).
 

12) Partito democratico

Formalmente all'interno della coalizione di De Luca non poteva mancare una lista espressione del Partito democratico. In effetti è stata presentata e non senza polemiche: nelle settimane precedenti il deposito delle candidature i dem si sono mostrati irritati per la proliferazione di liste che avrebbero sostanzialmente "svuotato" la propria. Il che non poteva essere accettabile per un partito che nel 2015 con il 19,49% era nettamente la prima forza della compagine del presidente. Il simbolo è quello nazionale, leggermente sacrificato nelle dimensioni per consentire l'inserimento di un segmento blu con il riferimento a De Luca.
 

13) Centro democratico

Subito dopo il Pd, si assiste a un ritorno, di quelli che non possono passare inosservati: si rivede infatti - pur dopo una sostanziale sparizione del partito a livello nazionale - un'intera lista dedicata a Centro democratico, che nel 2015 aveva ottenuto il 2,77% due seggi nella lista condivisa con i montiani di Scelta civica (o, già allora, ciò che ne era rimasto). Il simbolo originario di Centro democratico è stato compresso nel 60% del cerchio per lasciare il resto al riferimento di De Luca (a colori ribaltati rispetto al contrassegno di cinque anni fa): se a qualcuno l'emblema della lista - che in un primo tempo doveva ospitare anche i Repubblicani democratici di Giuseppe Ossorio - non piacesse, sappia che questo è frutto di un lungo travaglio e le versioni precedenti erano assai meno convincenti, per cui poteva andare molto peggio.
 

14) Italia viva

Esordisce alle regionali in Campania con una propria lista anche Italia viva, il cui sostegno a De Luca non sembra essere mai stato in discussione. Anche questa lista, non a caso, contiene il riferimento al candidato presidente, sacrificando il segmento inferiore dai toni sfumati di Instagram e allargando quell'area tingendola di azzurro per inserire la dicitura "con De Luca presidente". La Campania sarà certamente uno dei luoghi in cui sarà più interessante monitorare il risultato del partito di Matteo Renzi, anche per confrontarlo con i voti ottenuti nelle regioni in cui non corre con i candidati del Pd.
 

15) Partito repubblicano italiano - Lega per l'Italia

Anche questo è un ritorno da guardare con attenzione. Innanzitutto liste con l'edera del Partito repubblicano italiano sono rare e meritano sempre un occhio attento; secondariamente, dopo due turni elettorali in cui in Campania il Pri aveva sempre appoggiato Caldoro, questa volta ha scelto di passare con De Luca. Non si capisce come mai il nome e la circonferenza del contrassegno siano diventate nere invece del consueto verde; non sfugge nemmeno che la lista è stata presentata insieme alla Lega per l'Italia di Luigi Pergamo, uno dei soggetti più presenti alle file del Viminale per il deposito dei simboli.
 

16) +Campania in Europa

Nella coalizione che sostiene Vincenzo De Luca c'è anche - ed è l'ultima estratta a Napoli - +Europa, che in questo caso prende il nome - sul modello già visto, per esempio, in Veneto - di +Campania in Europa. I colori impiegati ovviamente sono gli stessi di +E, ma il giallo del "più" si comunica alla parola "Europa", mentre è la Campania a colorarsi. Si è scelto di spostare in alto la bandiera europea (con stella tricolore) elegantemente ondeggiante; non manca, nemmeno qui, il riferimento al candidato presidente. Per aprire le liste, tra l'altro, il partito ha scelto di indicare cinque donne.
 

Valeria Ciarambino

17) MoVimento 5 Stelle

La terza candidatura alla guida della Campania, secondo il sorteggio napoletano, è quella di Valeria Ciarambino, già aspirante presidente per il MoVimento 5 Stelle cinque anni fa e ora nuovamente proposta per la stessa carica (per cui non può sfuggire la particolarità del caso in cui i tre principali contendenti al medesimo ruolo sono identici a distanza di un'elezione all'altra). Paradossalmente l'unica cosa a essere cambiata leggermente è il simbolo: nel 2015 c'era ancora il sito Beppegrillo.it, questa volta c'è il nuovo indirizzo Ilblogdellestelle.it.
 

Giuseppe Cirillo

18) Partito delle buone maniere

Per la posizione numero 18 - e per la quarta candidatura alla presidenza - occorre la massima attenzione, perché la Campania torna indietro di vent'anni: nel 2000 le elezioni provinciali di Caserta tenevano a battesimo il Partito preservativi gratis di Giuseppe Cirillo da Santa Maria Capua Vetere; oggi, dopo esperienze nazionali, regionali (lo scorso anno in Umbria) e locali, il Dr. Seduction si candida per la prima volta a presidente della sua regione con l'ultimo simbolo utilizzato, il Partito delle buone maniere, con i due volti di donna e di uomo che si guardano su fondo blu/rosa. Un'occasione da non perdere, nelle province in cui la lista corre (mentre Cirillo si prepara a donare cravatte verdi ai leghisti campani, invocandone la coerenza cromatica).
 

Luca Saltalamacchia

19) Terra

Dopo il Dr. Cirillo, il sorteggio di Napoli ha collocato Luca Saltalamacchia, avvocato ambientalista e candidato presidente della lista di sinistra Terra; la lista si era proposta di indicare un ticket uomo-donna per la guida della regione, per cui è stata individuata anche Stefania Fanelli, storica militante antidiscarica a Chiaiano-Marano (ma la legge imponeva di indicare un nome soltanto). Il simbolo della forza ecologista, civica e democratica (nata da Stop al biocidio e costruita con l'appoggio di Sinistra italiana, Prc, Pci, Partito del Sud e altre forze sociali) è quello disegnato e divulgato nelle scorse settimane: una figura umana rossa, che proietta un'ombra di albero, in piedi sulla terra verde (lavorata ma da bonificare) guarda il mare
 

Giuliano Granato

20) Potere al popolo!

Il sorteggio per la circoscrizione di Napoli ha collocato subito dopo Terra l'altro simbolo marcatamente di sinistra presente a queste regionali (e fuori dalla coalizione di De Luca): quello di Potere al Popolo!, che in fondo proprio a Napoli era nato come nucleo fondativo. Il candidato presidente è il sindacalista Giuliano Granato. Se la stella è rimasta del colore visto alle elezioni del 2018, gli archi dal rosso carminio sono diventati viola, con l'aggiunta di un fumetto che porta la dicitura "La Campania è il Futuro"; tutti gli elementi sono inseriti in una circonferenza più ampia. 
 

Stefano Caldoro

21) Fratelli d'Italia

L'ultimo candidato sorteggiato per la presidenza della Campania a Napoli è Stefano Caldoro, presentato dal centrodestra. La prima lista estratta della coalizione è quella di Fratelli d'Italia, che parte dal 5,47% raccolto cinque anni fa (con cui vennero eletti due consiglieri regionali). Il simbolo scelto per l'occasione è identico a quello elaborato per le elezioni politiche del 2018, con il nome della leader Giorgia Meloni in grande evidenza e nessuna caratterizzazione territoriale o indicazione del candidato presidente (che non c'era, del resto, nemmeno nel 2015).
 

22) Forza Italia

La seconda lista è quella di Forza Italia, formalmente il partito cui appartiene il candidato presidente Caldoro. Il simbolo è quello ormai rodato dopo le elezioni politiche del 2018, con la bandierina tricolore in alto (che deborda), il cognome di Silvio Berlusconi in grande evidenza e sotto il riferimento "per Caldoro" in Arial Black, con il cognome del candidato disposto ad arco nella parte inferiore del cerchio. Tra i candidati figura come capolista napoletano l'ex assessore Ermanno Russo. Nel 2015 Forza Italia aveva il 17,82,%; confermare quel risultato, con Lega e Fratelli d'Italia in crescita, sarebbe un esito notevole.
 

23) Lega - Campania

Il sorteggio nel centrodestra a Napoli ha concentrato vicini i tre partiti principali della coalizione. Subito dopo il simbolo forzista, infatti, si colloca quello della Lega, che di fatto esordisce alle elezioni regionali in Campania. Si tratta del simbolo utilizzato per le elezioni politiche del 2018, con il riferimento alla Campania che sostituisce la parola "Premier". Alle europee il partito ha superato il 19%, quindi sarà interessante vedere il risultato in questo turno elettorale; in lista, in provincia di Napoli, c'è anche Rosa Capuozzo, già sindaca M5S di Quarto.
 

24) Identità meridionale - Macroregione Sud

Tra le liste della coalizione di Stefano Caldoro c'è anche un simbolo meno noto: quello di Identità meridionale - Macroregione Sud, legato al movimento presieduto da Antonio Parente (capolista a Napoli e Avellino). L'emblema però non è più quello bianco, con stelle blu, visto in alcune occasioni: il fondo è blu sfumato con tre gigli dorati, in ossequio al disegno meridionalista che la lista persegue (con l'idea di costruire una macroregione per rilanciare il Meridione). 
 

25) Caldoro presidente - Unione di centro

Penultima lista della coalizione e della scheda è il cartello che unisce i gruppi di Caldoro presidente (direttamente legati al candidato presidente) e dell'Unione di centro. Il simbolo è quasi equamente diviso tra i due gruppi, anche se è davvero malassortito, con il tricolore del simbolo di Caldoro che finisce nella parte superiore del semicerchio dell'Udc (coprendo in parte anche le vele), con un taglio orizzontale bruttino da vedere; il garofano del Nuovo Psi, antica casa di Caldoro, è incastrato sotto la dicitura "Caldoro presidente"; non pervenuto il riferimento alla Dc (Popolari - Unione democratici cristiani) auspicato da Giuseppe Gargani nelle settimane precedenti.
 

26) Adc - Alleanza con Popolo e territorio

A chiudere la coalizione di centrodestra e la scheda elettorale campana è la lista di Alleanza di centro, il partito fondato nel 2008 dall'ex giornalista politico Rai Francesco Pionati. Ribattezzato nel 2019 Alleanza di centro per i territori (prima "per le libertà"), aveva annunciato la sua partecipazione come "Alleanza per la Campania", ma a pochi giorni dalla chiusura delle liste il simbolo è cambiato, a seguito dell'alleanza con Popolo e territorio: i #drogatidipolitica sono tentati di pensare subito al gruppo "responsabile" nato alla Camera nella XVI Legislatura, ma si tratta in realtà di un'associazione territoriale irpina, che al simbolo ha conferito il cuore tricolore.