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martedì 12 novembre 2019

"Popolo Partite Iva", per i giudici la dicitura resta nel simbolo del Ppa

In materia di partiti, come del resto in vari altri ambiti, vale il concetto "a volte ritornano". No, non si sta parlando di politici che hanno compiuto una parte di percorso più o meno nota sotto alcune insegne e poi ricompaiono a distanza di tempo, magari legati ad altre formazioni; qui, molto più semplicemente, s'intende che determinate questioni, sollevate in un certo momento storico, in non pochi casi si ripresentano e non è raro che questi prendano le forme del contenzioso giuridico, se la vicenda è complessa o ricca di tensione. Alla fine del 2018 ci si era domandati, sulla base di alcune notizie circolate sulla Rete, chi avesse titolo per utilizzare la dicitura "Popolo Partite Iva", che alle politiche dello scorso anno era comparsa nel contrassegno del Ppa - Partito pensiero e azione, ma era legata alla federazione con quella forza politica del Movimento politico Popolo Partite Iva, operante come soggetto associativo dal 2015. 
All'inizio di dicembre del 2018 era stato annunciato un patto federativo tra il movimento Popolo Partite Iva e Fratelli d'Italia, con tanto di conferenza stampa alla Camera; immediatamente dopo quell'annuncio, sul sito del Ppa era apparso un comunicato in cui si rivendicava la titolarità esclusiva a utilizzare "la dizione 'Popolo partite Iva', inserita in un logo o simbolo a fini elettorali" e, sulla base dell'iscrizione del Ppa nel Registro dei partiti, essa si riservava "ogni azione nei riguardi di coloro che, agendo impropriamente, ci arrecassero nocumento". Toni, questi, che lasciavano trasparire rapporti tesi e la possibile nascita di una causa sulla questione. Eventualità che si è puntualmente verificata, a quanto si è appreso, con un ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile da parte di Lino Ricchiuti, presidente dell'associazione movimento politico Popolo Partite Iva, con cui si chiedeva al tribunale di Roma di inibire al Ppa l'uso della dicitura "Popolo Partite Iva": il ricorso era stato presentato il 26 aprile 2019, dopo che Piarulli una ventina di giorni prima aveva depositato al Ministero dell'interno il contrassegno per le elezioni europee, contenente proprio quel riferimento testuale che, secondo Ricchiuti, era illegittimo, ritenendo che solo il suo movimento politico potesse impiegare l'espressione "Popolo Partite Iva". Il 16 ottobre, tuttavia, il Tribunale di Roma ha emesso un'ordinanza con cui ha rigettato il ricorso di Ricchiuti, con relativa condanna alle spese.
Nel provvedimento della giudice Damiana Colla è brevemente ripercorsa la storia del movimento politico Popolo Partite Iva, fondato nel 2015, attivo con continuità da allora, federato - assieme ad altri soggetti - con il Ppa per le sole elezioni del 2018, "senza avere mai autorizzato parte resistente, al di fuori di tale limitato contesto, ad utilizzare il nome Popolo Partite Iva per le elezioni europee e per altre competizioni elettorali e nemmeno su siti internet o pagine Facebook": l'uso reiterato dell'espressione da parte del partito (che ne ha fatto parte del nome) e di Antonio Piarulli, invece, si sarebbe tradotto in un'usurpazione del nome. Diversa, naturalmente, era l'opinione dello stesso Piarulli, il quale aveva prodotto una mail del 6 gennaio 2018 (un paio di settimane prima della presentazione dei contrassegni per le elezioni politiche) con cui Ricchiuti "aveva confermato la sua volontà di aderire, in qualità di Presidente dell'Associazione Popolo Partite Iva, al progetto politico del Ppa senza alcuna limitazione temporale"; ancora Piarulli aveva rivendicato l'uso continuato da parte del Ppa della dicitura "Popolo Partite Iva" in occasioni successive a quelle elezioni, in coerenza con l'art. 10, comma 1, lettera d del proprio statuto ("Tutti i simboli usati nel tempo dal Partito, anche se non più utilizzati, o modificati, o sostituiti, saranno di proprietà del partito") e "con la consapevolezza (e la tolleranza) - così si legge sempre nell'ordinanza - della controparte", che invece avrebbe strumentalmente agito dopo l'accordo con Fdi. 
Ricordato che, a norma dell'art. 700 c.p.c., è possibile ottenere dal giudice i provvedimenti d'urgenza "più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito" solo se la domanda della parte appare fondata (almeno a un esame sommario) e se sul diritto del ricorrente grava un "pregiudizio imminente e irreparabile" dato dai tempi che richiederebbe il processo ordinario a cognizione piena, la giudice nega che esista proprio questo secondo requisito (il cosiddetto periculum in mora). In effetti, come ricordato, il ricorso era stato depositato prima delle elezioni europee, indicando espressamente l'urgenza di non confondere la proposta politica del Ppa e quella del Popolo Partite Iva (federato con altro partito) e, dopo aver rilevato che non c'erano ragioni così gravi per concedere l'inibitoria richiesta senza nemmeno sentire le ragioni della controparte, la giudice aveva fissato una prima udienza con entrambe le parti l'8 maggio; in quella data, però, la notifica al Ppa era risultata viziata e la parte non si era costituita e lo stesso era successo alla successiva udienza del 15 maggio. Quelle successive si sono tenute tutte dopo la data del voto alle europee: già solo per questo, sarebbe venuta meno l'urgenza di provvedere con l'inibitoria non preceduta da una piena cognizione della vicenda.
Per la magistrata, peraltro, non ci sarebbe alcuna urgenza di pronunciare un'inibitoria anche perché, fino al momento del ricorso, Ricchiuti avrebbe mostrato "un contegno tollerante" verso la condotta del Ppa, visto che risultano altre partecipazioni elettorali del partito guidato da Piarulli con la dicitura contesa nel simbolo - presentato anche alle regionali lucane di quest'anno, ma poi la lista non aveva partecipato, probabilmente perché le firme non erano complete  - e non c'erano state reazioni giuridicamente rilevanti da parte del Popolo Partite Iva (in effetti Ricchiuti aveva presentato tra i suoi documenti "una risposta del Piarulli a non meglio precisate rimostranze relative al simbolo del Ppa (contenente la scritta Popolo Partite Iva), per come presentato al Viminale ed ammesso alle elezioni europee", ma non era stato riprodotto il testo della lamentela alla base della risposta e non si precisava chi si era lamentato (dunque non era provato che la doglianza fosse arrivata dal ricorrente). Da ultimo, il fatto stesso che il movimento politico Popolo Partite Iva non fosse un partito e non avesse presentato proprie candidature autonome, essendosi limitato a sostenere Fratelli d'Italia, per la giudice non consentiva di individuare un pregiudizio (imminente e irreparabile) che il soggetto guidato da Ricchiuti avrebbe potuto subire dall'uso del suo nome fatto dal Ppa.
Sarebbero bastate le considerazioni sulla mancanza del periculum in mora a respingere il ricorso, ma la giudice si è voluta esprimere anche sul profilo legato alla fondatezza della domanda, certamente il più rilevante sul piano sostanziale e che avrebbe potuto portare la concessione dell'inibitoria senza nemmeno ascoltare le ragioni del Ppa (inaudita altera parte) se le lamentele del ricorrente fossero apparse fondate. Per la magistrata, però, non c'erano elementi "per ritenere che [...] l'accordo tra le parti relativo all'utilizzo della dicitura in questione nel simbolo del partito resistente fosse di durata temporale limitata alle sole elezioni politiche del marzo del 2018". Sarebbe indizio di una diversa realtà la citata mail del 6 gennaio 2018 con cui Ricchiuti comunicava l'adesione al progetto del Ppa senza alcuna limitazione temporale (e con tanto di bozza di simbolo); né la giudice ha ritenuto che fosse il caso di assumere sommarie informazioni per appurare il carattere temporalmente limitato dell'accordo con il Ppa, essenzialmente sulla base della già citata lunga tolleranza di Ricchiuti circa l'uso pubblico dell'espressione "Popolo Partite Iva" fatto da Piarulli e dal Ppa (e comunque non si sarebbero potute prendere informazioni nelle udienze fissate prima del voto per le europee, visto che la notifica al Ppa era risultata viziata).
Dopo la decisione commentata, dunque, la dicitura "Popolo Partite Iva" resta nel simbolo del Ppa. Resta naturalmente aperta la possibilità di fare accertamenti più approfonditi non tanto sull'uso dell'espressione, ma sulla titolarità del nome: l'ordinanza, infatti, si è espressa, per giunta sulla base di una cognizione sommaria, solo sull'uso della dicitura "Popolo Partite Iva" da parte del Ppa (nel simbolo e al di fuori), senza dire nulla su chi sia titolare del nome; non si dice, dunque (almeno per il momento) che il Ppa sia l'unico titolato a usare quell'espressione, né si dice che non possa impiegarla nella propria attività il soggetto collettivo guidato da Ricchiuti. Un primo stadio della controversia, tuttavia, è stato chiarito e la partecipazione del Ppa con quel simbolo alle elezioni europee - sia pure solo nella circoscrizione Nord-Est - risulta incontestabile, oltre che del tutto regolare. 

venerdì 28 dicembre 2018

Di chi è il Popolo partite Iva?

Giusto pochi giorni fa, il leader del Partito pensiero azione - Ppa, Antonio Piarulli, aveva messo in guardia altri soggetti politici, annunciando reazioni se costoro avessero aggiunto all'interno del loro simbolo un riferimento al Popolo partite Iva, identico o simile a quello con cui il Ppa ha corso alle elezioni di marzo. Viene allora spontaneo domandarsi come quel riferimento sia finito su quel contrassegno, giusto per capire se per caso qualcuno potrebbe salvarsi dal monito del movimento di Piarulli.
Basta uno sguardo abbastanza veloce in Rete per scoprire che quella scritta non era affatto casuale: il Movimento politico Popolo partite Iva, infatti, esiste addirittura dal 2015. Lo presiede Lino Ricchiuti, il vicepresidente è Paolo Sabbioni, mentre il segretario è Giuseppe Cipponeri. Sul loro sito presentano i loro caratteri fondamentali in poche righe, pregne di amarezza e rabbia: 
Siamo persone comuni che amano il proprio Paese e che non ci stanno più ad accettare una Nazione allo sbando in mano ad un manipolo di corrotti che, anziché governare per il benessere e la prosperità del Popolo, pensano esclusivamente ai propri interessi e a quelli dei loro amici. Individui che non hanno esitato a svendere questo Paese e a cederne la sovranità monetaria prima e quella politica poi. Siamo donne e uomini che hanno dato tutta la propria vita per creare aziende, posti di lavoro, ricchezza; siamo quelli che hanno creato il Made in Italy di cui tanto si riempiono la bocca i nostri "politici", ma che quotidianamente distruggono. Siamo persone che hanno deciso di ribellarsi a questo sistema che ci stritola, ci dissangua, ci spreme e poi ci getta via. Lo dobbiamo ai nostri Padri che hanno combattuto per lasciarci la libertà, lo dobbiamo ai nostri coniugi che hanno sofferto con noi ma, soprattutto, lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che hanno in noi l’ultimo baluardo per un futuro sereno da persone libere, da cittadini che hanno doveri ma soprattutto diritti. Siamo stanchi di essere il BANCOMAT di personaggi arroganti, incompetenti e corrotti. Stanchi di essere schiavi dei poteri occulti che tutto fanno tranne che gli interessi della Nazione.
La storia del Popolo partite Iva sarebbe iniziata, in base a quanto racconta Ricchiuti - pugliese e ovviamente appartenente al novero dei titolari di Partita Iva da oltre vent'anni - dopo alcune disavventure personali con Equitalia (alla fine del 2010 gli avvisò di aver ipotecato la casa per non avere assolto per intero i suoi debiti con il fisco): nel 2011 da quell'esperienza - e dal sostegno insperato di centinaia di persone su Facebook - nacque l'associazione politica Italia libera (presieduta dallo stesso Ricchiuti), poi evolutasi in "Lista civica nazionale". La querelle di Ricchiuti con il fisco è proseguita a lungo, sfociando anche in procedimenti penali (avviati da lui con denunce o subiti per altri mancati pagamenti) e culminando in un emendamento da lui preparato per il "decreto depenalizzazioni" ("trasformare in illecito amministrativo il reato di omesso versamento I.N.P.S. delle ritenute previdenziali, purché non ecceda il limite complessivo di 10.000 euro annui"), poi entrato nella legge delega n. 67/2014 ("ma senza decreto attuativo!", si lamenta, almeno fino al 2015, quando il provvedimento è finalmente arrivato, sia pure ampiamente fuori tempo massimo e dopo un'audizione dello stesso Ricchiuti a Palazzo Chigi). Quell'esperienza per lui è stata importante: "in soli 3 mesi si era riusciti a cambiare una legge che era in vigore dal 1983 e che aveva mietuto una valanga di vittime tra piccoli imprenditori", per cui occorreva fare "buona politica" ed "essere rappresentati seriamente".
Dopo una manifestazione all'inizio del 2014 ("oltre 50.000 cittadini si recano presso le caserme dei carabinieri in tutta Italia per denunciare i governi degli ultimi anni per istigazione al suicidio"), Ricchiuti ricevette la proposta di candidatura alle elezioni europee con la lista del partito Io cambio (che in quell'occasione poté presentarsi in tutt'Italia senza firme grazie all'alleanza con il Maie, rappresentato in Parlamento); archiviata la parentesi elettorale, riprese le sue battaglie "per la chiusura di Equitalia , l'abolizione degli studi di settore , del Durc per le micro imprese, l'azzeramento della banca dati CRIF e soprattutto la proposta di sanatoria fiscale per famiglie e piccole imprese, autonomi e artigiani".
Alla politica, in qualche modo, è tornato poco dopo: l'11 settembre 2014 è stato ascoltato in un'audizione dalla Commissione finanze al Senato e poco dopo, con altre persone, ha scelto di fondare il Movimento politico nazionale del Popolo partite Iva: in aprile, l'anno dopo, ha reso pubblica la disponibilità del gruppo politico a candidarsi a sostegno di vari aspiranti presidenti della Puglia e lui stesso è stato inserito nella lista Puglia nazionale in appoggio ad Adriana Poli Bortone (41 voti nella circoscrizione di Barletta-Andria-Trani, 430 alla lista, dopo una campagna elettorale in cui "sia sui volantini che nelle interviste io non accennavo quasi mai al nome della lista civica Puglia Nazionale, bensì nominavo Popolo Partite Iva"). 
Nell'emblema del movimento politico - di cui il 5 dicembre, in occasione del primo congresso, Ricchiuti è diventato presidente - c'è l'Italia gialla con le regioni già usata da Italia libera, solo un po' rimpicciolita e stretta da un cerchio umano color dell'iride, volto a rappresentare gli "autonomi e lavoratori uniti" indicati all'interno del simbolo; a racchiudere tutto, una corona tricolore un po' curvilinea, piccolo lacerto del tricolore di fondo del movimento originario.  
Dopo varie iniziative (compresa la collaborazione con l'associazione Avvocato in famiglia per la creazione di uno sportello legale gratuito, "Il muro di gomma", per le azioni contro banche, finanziarie ed Equitalia), il movimento ha preso a radicarsi in varie parti d'Italia, mentre Ricchiuti è stato intervistato più volte dai media (soprattutto dal Giornale) e ospitato in trasmissioni televisive (specie Matrix).



Il 20 aprile, sulla pagina Fb del movimento, Ricchiuti ha presentato il nuovo simbolo: "il vecchio logo - ha scritto - va nei nostri cuori, oggi pubblichiamo il nuovo mentre la prossima settimana presenteremo la piattaforma che verrà messa a disposizione per tutti i contribuenti in difficoltà con Banche, Finanziarie, Equitalia e con altri servizi quali operazioni di microcredito e CAF, sarà anche occasione di lavoro per molti che vorranno aprire uno sportello nel proprio comune o inserirla in un proprio studio o agenzia". Nel nuovo emblema, tutto diverso rispetto al primo, il nome è su una sorta di medaglia o placca distintiva, con tanto di "coda" tricolore, mentre sono stati inseriti i riferimenti a varie categorie chiamate a fare "fronte comune": i piccoli imprenditori, i liberi professionisti, gli agenti di commercio, i commercianti, gli artigiani e gli ambulanti.
Nel frattempo, però, all'inizio di gennaio il Popolo partite Iva (lo si cita per intero, perché l'abbreviazione Ppi ha una storia ben diversa, da non confondere) aveva concorso al deposito presso il Ministero dell'interno del contrassegno composito con il Ppa, di cui si diceva all'inizio. Il 4 marzo, tuttavia, è apparso sul sito del Popolo partite Iva un testo di Ricchiuti non proprio positivo: "Nella prima settimana di Gennaio abbiamo avuto un dialogo con i vertici di un movimento denominato PPA- Pensiero e Azione dove, se anche in questo caso avremmo dovuto fare il grosso del lavoro, aveva la bontà di non dover raccogliere le firme come ampiamente spiegato nel video di presentazione [punto sul quale peraltro i dubbi non mancano, ndb]". La ricerca di candidati per poter presentare le liste in tutta l'Italia, tuttavia, non ha dato buoni frutti, soprattutto per l'impossibilità di rispettare i requisiti richiesti dalle quote di genere, per cui "Abbiamo dovuto prendere la decisione anche per tutelare tutti i nostri colleghi e colleghe che avevano aderito, producendo tutta la modulistica necessaria ritirare tutti i candidati in quota al nostro movimento". Ringraziando tutti coloro che comunque avevano dato il loro contributo, Ricchiuti si è assunto la responsabilità "di non essere riuscito a far capire che ci sono delle volte in cui è possibile fare comunità sui social, altri invece in cui bisogna sporcarsi le mani, metterci la faccia e buttarsi nell'arena", ha comunque rivendicato i risultati raggiunti fino a quel momento e ha annunciato che le battaglie sarebbero proseguite: "Se si dovesse andare a nuove elezioni nel giro di pochi mesi, cercheremo questa volta di non ripetere gli stessi errori e di farci trovare più preparati. Il Ppi riprende la sua corsa anche se 'feriti', ma siamo partite Iva, siamo abituati a rialzarci; certo, non posso negare che fa male, ma l'alternativa, cioè restare per terra, sarebbe peggio".
I rapporti con la politica, tuttavia, sono proseguiti: il 7 dicembre, infatti, è stato annunciato in una conferenza stampa alla Camera il patto federativo tra il Popolo partite Iva e Fratelli d’Italia, per cui "tutti gli emendamenti da presentare nelle commissioni o in aula che riguardano il mondo delle partite Iva" dovranno essere discussi e concordati tra i due soggetti politici: per Ricchiuti si tratta di "una azione basata sulla sostanza", perché "a noi interessa che i punti programmatici per cui ci siamo sempre battuti possano tramutarsi in proposte di legge ed emendamenti e per fare questo occorrono gli uffici legislativi". Al di là di questa collaborazione, sul piano elettorale Ricchiuti precisa che alle consultazioni europee e regionali "se avremo nostri candidati che se la sentiranno di concorrere, li proporremo a Fdi, lo prevede il patto federativo; in ogni caso questi candidati 'prestati' a Fdi risponderanno sempre e solo al Ppi". Sul piano interno, poi, il presidente ha annunciato che "in vista del congresso che si terrà nei primi 2 mesi del 2019 e avrà anche il compito di riorganizzare territorialmente il movimento Popolo Partite, Iva tutte le nomine regionali e locali sono revocate a far data dal 8 Dicembre 2018".
A questo punto, la coincidenza di date è significativa: proprio l'8 dicembre sul sito del Ppa è apparso il monito di Piarulli, in base al quale, a fronte della presentazione e ammissione del contrassegno composito del Ppa e del Popolo partite Iva, alla segreteria del Ppa "pare palese che nessun altro soggetto possa utilizzare la dizione 'Popolo partite Iva', inserita in un logo o simbolo a fini elettorali" e, sulla base dell'iscrizione del Ppa nel Registro dei partiti, essa si riservava "ogni azione nei riguardi di coloro che, agendo impropriamente, ci arrecassero nocumento". Salvo errore, è possibile che la scelta del Popolo delle partite Iva non sia stata gradita al Ppa e che questo voglia evitare che la stessa dicitura appaia in altri emblemi in futuro, presentati da Ricchiuti, da Fratelli d'Italia o da altri soggetti.
Di certo, quella dicitura non fa parte dell'emblema allegato allo statuto del Ppa in sede di registrazione del partito (facile verificarlo); di più, se si guarda nel sito dedicato alle elezioni trasparenti, al link della "dichiarazione di trasparenza" risulta soltanto la dichiarazione di Proiezione italia (presente in "pulce" nel contrassegno composito), senza nemmeno lo statuto del Ppa pubblicato in Gazzetta ufficiale (non sarà stato depositato o sarà stata una dimenticanza del Viminale?). In sostanza, quello che per Ricchiuti è il nome del suo movimento politico, per Piarulli sembra essere una denominazione incamerata dal Ppa: contenzioso all'orizzonte?

domenica 23 dicembre 2018

Ppa, verso le europee a fianco del Popolo partite Iva

Mancano poco più di cinque mesi alle elezioni europee, ma è ancora difficile prevedere quante e quali liste saranno presenti sulla scheda elettorale: il sistema proporzionale sulla carta potrebbe favorire una presenza ampia, ma a ostacolarla di molto e a suggerire aggregazioni e federazioni provvederà la necessità di superare lo sbarramento del 4% e, a monte, l'onere di raccogliere le firme a sostegno delle liste (almeno 30mila in ogni circoscrizione, dovendo essere raccolte per almeno il 10% in ciascuna regione), per lo meno per quei partiti che non risultano esenti in base alla legge elettorale.
La curiosità dei #drogatidipolitica non si limita, ovviamente alle liste maggiori e scontate (M5S, Lega, Fratelli d'Italia, Pd e Forza Italia, con federazioni di vario genere), a quelle già annunciate e non esattamente certe, per le ragioni viste prima (+Europa, Stati Uniti d'Europa) e a quelle probabili anche se non ancora precisate (Svp e ciò che accadrà a sinistra dopo Leu). L'interesse maggiore, probabilmente, è dato dalle formazioni "altre", che non si ha il coraggio di chiamare "minori" perché i loro leader e demiurghi si offenderebbero e perché ai nostri occhi appaiono inesauribili, pronte a rinascere o a evolvere nelle forme più varie possibili. Tra queste ultime va sicuramente annoverato il Ppa - Partito pensiero azione, creatura politica di Antonio Piarulli nata a Torino nel 2004 (ma sorta due anni prima come associazione) e più volte affacciatasi in Parlamento, in corso di legislatura, accanto a partiti che le hanno concesso visibilità (e, incidentalmente, sono così riusciti a costituirsi o a rimanere componenti del gruppo misto alla Camera).
Nel 2014 il simbolo del Ppa non finì nelle bacheche del Ministero dell'interno che contenevano i contrassegni depositati in vista delle elezioni europee; a dire il vero, non è mai stato presente alle consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo, mentre dal 2008 Piarulli si è sempre fatto trovare al Viminale per i depositi che precedevano le elezioni politiche. E se all'inizio la grafica era decisamente spartana e letterale (e a ben guardare si vedevano anche le strisciate d'inchiostro della stampante), con il tempo il simbolo del partito è stato "rinfrescato" e arricchito, per essere più leggibile (anche con il nome intero) e il più possibile al passo con i tempi.
Nel 2013, per dire, la grafica era stata resa decisamente più accattivante, eliminando i punti dalla sigla (ormai caduti in disuso), permettendo di comprendere cosa significasse l'acronimo e dando un tocco dinamico e tridimensionale all'intero contrassegno (grazie al testo in rilievo e a un gioco di luci che rendeva il centro azzurro simile a una semisfera); in più all'interno del cerchio erano state aggiunte le diciture "Partito della gente per la gente" e "Piazza pulita", perfettamente in linea con la richiesta di cambiamento che già allora sembrava in grado di fare breccia nell'elettorato (anche se a beneficiarne in termini di voti e seggi furono, come è noto, altre forze politiche).
Alle elezioni politiche di quest'anno su alcune schede elettorali è finita una nuova versione dell'emblema: confermata la scelta del blu di fondo (tornato scuro come alle origini), il centro del contrassegno è stato arricchito di altri messaggi, a partire dal riferimento al "Popolo partite Iva" che in passato era stato determinante per il consenso di alcuni partiti. C'era anche la "pulce" di Proiezione Italia, altro partito sorto a Torino nel 2017 e guidato da Gabriele Malotti, con l'intento di lavorare su singoli progetti a beneficio del paese (con il sostegno di singoli parlamentari "illuminati"): con quello stesso spirito si era inserito il riferimento alla riprogettazione del paese "valorizzando le nostre ricchezze". 
Da alcune settimane, il simbolo è mutato di nuovo, risultando una semplificazione del logo utilizzato alle ultime politiche (oggettivamente molto, troppo pieno). E' rimasto il riferimento alle partite Iva (al punto tale che il Ppa si riserva di agire in giudizio contro chi tentasse di inserire diciture simili nel proprio emblema); in alto c'è un arco bianco che può contenere qualunque scritta in vista delle europee (a proposito, chissà cosa significava "Mplibertà" utilizzato a marzo...) e nella parte inferiore c'è un nastrino tricolore, dall'andamento sinuoso, che completa i riferimenti nazionali e catch-all all'interno del contrassegno.
Servirà anche questo, probabilmente, per dare visibilità a un movimento nato "per contrastare il falso Bipolarismo e favorire il vero pluralismo, che sia democraticamente rappresentativo", difendere "i principi di matrice cristiana e la dignità di tutti i cittadini" e propagare la convinzione che la politica abbia "un suo proprio nesso se praticata con Spirito di Servizio" e con "l'eleganza sociale di fare un mondo migliore". "Non guerre, ma moderazione, dialogo e concertazione, sono il costrutto della democrazia rappresentativa".
Il partito dal 2017 è iscritto nel Registro dei Partiti costituito a norma del decreto-legge n. 149/2013 (convertito con legge n. 13/2014), dunque rivendica una maggiore stabilità rispetto ad altre forze politiche (e, anche sulla base di questo, aveva chiesto di poter partecipare alle elezioni di marzo senza l'onere di raccogliere le firme). "La sfida di questo progetto - si legge alla fine del programma - è il cambiamento della politica. Le donne e gli uomini liberi che lo condividono e sono disponibili a mettersi insieme, partecipando e assumendo i rischi di questa sfida, possono essere attori protagonisti di una nuova stagione politica del Paese". Una sfida non facile, soprattutto per chi è fuori dal Parlamento; ci vuole ben altro, però, per fermare il progetto di Antonio Piarulli, che a partecipare alle europee con proprie liste sta facendo più di un pensiero.