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venerdì 5 agosto 2022

Coraggio Italia e Udc, il centrodestra si completa

È bastata qualche ora, dopo la presentazione della lista unitaria tra Noi con l'Italia e Italia al Centro, per risolvere il "dilemma Udc", per cui ci si domandava se il partito avrebbe presentato una propria lista o si sarebbe aggregato a Forza Italia (con o senza simbolo visibile). La risposta è arrivata e ha di fatto proposto una terza soluzione: l'Unione di centro concorre - anche visivamente - alla formazione di un'altra lista, in cui l'azionista di maggioranza sembra essere Coraggio Italia, la formazione fondata e guidata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. La nuova lista presentata oggi sembra completare il quadro della coalizione di centrodestra a livello nazionale, che dunque sulle schede dovrebbe avere cinque liste (Fratelli d'Italia, Lega per Salvini premier, Forza Italia, Noi con l'Italia - Italia al Centro e quella di cui si parla in questo articolo), cui aggiungere eventuali formazioni che dovessero essere presenti solo in certi collegi.
Il contrassegno presentato è chiaramente modellato su quello di Coraggio Italia, nel quale però è ridotta al minimo - praticamente a un bordo - la corona tinta in alto del tricolore e in basso di blu; la riduzione è dovuta al notevole ampliamento del cerchio centrale fucsia, che già aveva caratterizzato le campagne di Brugnaro. Anche il nome del partito risulta leggermente ridotto: deve infatti fare spazio, sotto, alla riduzione del simbolo dell'Udc, sostanzialmente il particolare delle vele di Democrazia europea e (sopra) del Centro cristiano democratico sormontate dallo scudo crociato, con il nome del partito scritto sotto ad arco (anche se su un tracciato un po' più ristretto rispetto al cerchio destinato all'Udc. Cerchio che risulta in parte coperto da una fascetta-cartiglio di colore bianco con il cognome del sindaco di Venezia, collocata subito sotto al nome del suo partito (che, anzi, risulta a sua volta coperto in alcune lettere).
Certamente si tratta di un contrassegno piuttosto pieno, per i vari elementi che si sono voluti fare rientrare in un simbolo che se non altro era proporzionato negli spazi. Altrettanto certamente non si voleva sacrificare troppo l'Udc (il cerchio in fondo ha un diametro maggiore della metà del cerchio grande), per cui si è cercato di far risaltare la parte centrale del suo simbolo, senza riprodurre l'intero emblema consueto (con il segmento rosso superiore); questo però non produce un effetto grafico gradevole, dando l'impressione di una certa precarietà di quella parte del contrassegno. Un po' più meditato appare l'inserimento del cognome di Brugnaro (a questo punto si può dire che tutti e cinque gli emblemi delle liste di centrodestra conterranno il nome di almeno un leader), inserito in quella fascetta che, come un elastico o un braccialetto, sembra continuare dietro il cerchio fucsia, dando l'impressione della terza dimensione (e ricordando un po', come si diceva, un cartiglio); è verosimile che il sindaco di Venezia abbia chiesto di inserire il suo cognome, prima assente, così per accontentarlo si è trovata quella soluzione grafica per ricavare un po' di spazio, a costo di fare sembrare il cerchio davvero molto, anche troppo pieno.
La lista Coraggio Italia - Udc non dovrà raccogliere le firme, grazie al gruppo che Coraggio Italia aveva alla Camera al 31 dicembre 2021 (anche se nel frattempo si è dissolto), nonché grazie al gruppo che tuttora il partito di Cesa ha al Senato insieme a Forza Italia: potrà dunque partecipare con proprie liste su tutto il territorio nazionale (e, se volesse, nella circoscrizione Estero). Dovrà però impegnarsi per raggiungere il 3% se vorrà assicurarsi un certo numero di eletti (in questi giorni la partita dei collegi uninominali appare molto delicata anche nel centrodestra), cercando di comunicarsi al corpo elettorale come "coalizione 'coraggiosa liberal democratica'", come l'ha chiamata Michaela Biancofiore, riferendosi a "un progetto politico che recupera la tradizione autentica democratico cristiana e liberale" e che però ha bisogno di consenso per "pesare". Ci riusciranno i due partiti con il contrassegno composito che è stato concepito?

martedì 8 giugno 2021

Lo scudo di Coraggio Italia: niente Dc, ma un ripescaggio di Biancofiore

Non hanno aspettato un minuto le testate online, due giorni fa, a dare la notizia che Luigi Brugnaro, per la sua creatura politica Coraggio Italia, aveva depositato - stavolta personalmente, 
non più attraverso l'associazione "Un'impresa comune" - un nuovo marchio, "con un chiaro richiamo grafico allo scudo crociato, storico emblema della vecchia Dc". Aveva scritto così l'Adnkronos, in un pezzo - a firma di Vittorio Amato e Antonio Atte - in cui si dava conto del deposito in data 3 giugno, dopo quello del simbolo "tondo" già visto a maggio. 
A dire il vero, quando la notizia è uscita (appunto due giorni fa), l'unico indizio che poteva trovarsi sulla grafica era la descrizione del marchio riportata nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Il testo, in particolare, indicava che il marchio consisteva in "una impronta raffigurante la dicitura Coraggio Italia, in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta evocante uno scudo nella cui parte inferiore sono presenti tre fasce verticali". Un marchio, questo, depositato per ben sette classi di prodotti o servizi: 16 (carta, cartone, stampati, adesivi, materiale per l'istruzione o l'insegnamento), 24 (tessuti e loro succedanei), 35 (pubblicità), 36 (assicurazioni; affari finanziari, monetari e immobiliari), 38 (telecomunicazioni), 41 (educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici, servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui, servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali).
Potrebbe essere così...
In più, anche in questo caso (come in quello precedente), non è stato rivendicato nessun colore, così da poterli rivendicare tutti. Da una manciata di ore, tuttavia, nel sito dell'Ufficio italiano brevetti e marchi è apparsa anche la grafica legata alla domanda di marchio: questa è stata presentata in toni di grigio ma - proprio come la prima versione tonda - si ha la tentazione di colorarla, nel modo che sembra più congeniale per il progetto messo in campo da Brugnaro (che, come si sa, alla Camera ha già il suo gruppo parlamentare, alimentato anche da coloro che facevano riferimento a Cambiamo! di Giovanni Toti e da oggi conta tra i suoi membri anche l'ex M5S Emilio Carelli). Così, nella parte delle tre fasce verticali, viene facile mettere il tricolore, mentre la parte superiore che ospita il nome potrebbe tingesti di fucsia, come già era stato per il centro del simbolo circolare di Coraggio Italia.
Ora, basterebbe già questo per escludere in modo categorico che lo scudo di cui si parla sia effettivamente un riferimento alla Democrazia cristiana (e forse è un bene, con tutti quelli che se lo contendono da quelle parti...) o anche alla Lega, visto che non somiglia affatto allo scudo di Alberto da Giussano. L'appartenente alla categoria dei #drogatidipolitica che abbia buona memoria, però, ha l'impressione di avere già visto quella grafica. E l'impressione è assolutamente corretta: nell'ottobre 2019, infatti, Pietro De Leo del Tempo aveva dato la notizia del logo di Squadra Italia, potenziale emblema politico (poco elettorale, bisogna dirlo) per il centrodestra dopo la fine del primo governo Conte, commissionato nel 2016 prima da Michaela Biancofiore soprattutto per usi legati all'abbigliamento e depositato come marchio dal creative editor Marco Scorza. Avendolo davanti, si capisce che il nuovo emblema di Coraggio Italia sembra la sua copia carbone: stessa forma, stesso tricolore, stesso carattere usato per il nome. Il fatto che Biancofiore faccia parte del gruppo parlamentare di Coraggio Italia a Montecitorio spiega probabilmente perché questa grafica sia tornata fuori (ed è probabile che i colori da adottare siano quelli originali, non quelli ipotizzati qui per gioco). In molti, però, non se ne ricordano, forse perché allora non l'avevano nemmeno visto (o l'avevano dimenticato in fretta...). Difficile, in ogni caso, che quell'emblema finisca sulle schede: ha più probabilità la versione rotonda, ma c'è ancora tempo per ritoccarla...

giovedì 13 maggio 2021

Coraggio Italia, il progetto di Brugnaro: tre marchi e un nome non nuovo

Una manciata di ore fa la notizia si è diffusa: Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, è pronto a "scendere in campo", a impegnarsi in politica per qualcosa di più ampio rispetto alla città lagunare e con un progetto - un partito? Una semplice associazione? Qualcosa di diverso - denominato Coraggio Italia. Magari insieme a Giovanni Toti, incontrato proprio mercoledì a Roma. A dare la notizia è stata, come spesso accade in questo ambito, l'agenzia Adnkronos, che ha ricondotto a Brugnaro tre domande di marchio, depositate quasi un mese fa - il 15 aprile - a nome dell'Associazione Un'impresa comune.
I primi commentatori hanno già proposto - inevitabili? - collegamenti con il percorso che tra il 1993 e il 1994 aveva riguardato Silvio Berlusconi: la comune matrice imprenditoriale di successo, l'interesse per il centrodestra, la scelta di depositare con un certo anticipo la base per il futuro marchio politico (e non a proprio nome: le prime versioni, ancora acerbe, del simbolo di Forza Italia erano state depositate il 24 giugno e il 13 settembre 1993 a nome di una società milanese denominata Novelty Service) e l'opzione per un nome enfatico ed esortativo. "Coraggio Italia", in fondo, non è molto diverso da "Forza Italia", al punto che la versione veneta di Roberto Benigni, di fronte a un'arzilla signora anziana dal nome Italia Ballarin - sul calco dell'Italia Ceccarini citata dall'attore toscano in Tutto Benigni '95-'96 - potrebbe essere tentato di incoraggiarla dicendole "Energia Ballarin!" invece che "Coraggio Italia!", per non rischiare di essere scambiato per un sostenitore del nuovo, possibile progetto di Brugnaro.
Che Coraggio Italia si possa ricollegare all'attuale sindaco di Venezia
(confermato da una manciata di mesi), per Adnkronos si deduce dal fatto che l'associazione Un'impresa comune, con sede a Mestre, risulta anche aver registrato - il 5 febbraio scorso - il dominio Brugnarosindaco.it (che pure esiste dal 2015, cioè dal tempo della prima candidatura alle elezioni comunali veneziane). Si tratta ovviamente di un indizio, ma piuttosto significativo. E che si stia intanto ragionando su un progetto - politico, partitico, elettorale o cos'altro - con varie declinazioni di uso lo dimostrerebbe anche il fatto che la citata associazione ha depositato tre domande di marchio per lo stesso concetto, espresso in tre maniere diverse.
La prima non è altro che la denominazione scelta, nuda e cruda: "
Una impronta - recita la descrizione - raffigurante la dicitura Coraggioitalia, in caratteri di fantasia, essendo la seconda lettera I della dicitura Coraggioitalia di dimensioni maggiori". La seconda è minimamente più elaborata, cioè "una impronta raffigurante la dicitura 'Coraggio Italia', in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta quadrata". La terza risulta essere l'immagine più affine a un contrassegno elettorale: "il marchio - si legge sempre nella descrizione - consiste in una impronta raffigurante la dicitura 'Coraggio Italia, in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta circolare attorno alla quale è presente una fascia circolare aperta superiormente".
La descrizione oggettivamente non è scritta in modo piano, per giunta non c'è alcuna indicazione di natura cromatica (del resto non è stato rivendicato alcun colore nelle domande); tuttavia, a ben guardare, non è difficile immaginare come il simbolo pronto per le schede elettorali potrebbe risultare in technicolor: la "fascia circolare aperta superiormente", infatti, potrebbe tranquillamente essere tinta con un tricolore nella parte alta (con il bianco a dare l'impressione dell'apertura, ove non ci fosse una circonferenza di chiusura), mentre la parte inferiore della fascia potrebbe essere colorata di blu, giusto per completare gli ingredienti cromatici di un potenziale partito catch all, che voglia rivolgersi in modo rassicurante a tutti i moderati grazie ai quattro colori nazionali. Quanto al cerchio centrale contenente il nome scelto, se la font scelta - Din - per la dicitura "Coraggio Italia" non è troppo lontana dal carattere simil-Gill utilizzato per il simbolo della "lista personale" Luigi Brugnaro sindaco, da quell'esperienza si è seriamente tentati di prendere anche il colore fucsia-magenta, scelto nel 2015 da Mauro Ferrari e Paolo Bettio per la prima campagna elettorale di Brugnaro e confermato cinque anni dopo, sempre con successo. Anche il Gazzettino, in un articolo a firma di Michele Fullin, dà per probabile il dominio del colore fucsia che ha portato fortuna nella città lagunare e si è legato a Brugnaro più che a chiunque altro.
Mentre il sindaco di Venezia - che tale comunque resterebbe - si limita a dire di aver intenzione - magari con il contributo di Toti, che conta su una piccola pattuglia parlamentare - di "dare rappresentanza politica a quel 30% di italiani di centro che oggi non ha un partito di riferimento", è sempre il Gazzettino a ricordare che però il nome non è nuovo. Perché il Movimento Coraggio Italia è stato costituito nel 2014 a Bari: aveva un suo sito (ora non accessibile) e ha tuttora una pagina Facebook (il cui aggiornamento è fermo al marzo 2020). L'idea era di costituire un movimento "
a totale servizio del cittadino": chissà come la prenderanno dopo queste notizie, aderendo al progetto nascente di Brugnaro o rivendicando il loro precedente e prolungato uso del nome...

martedì 15 settembre 2020

Venezia, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Nel nostro viaggio fra le città chiamate a rinnovare l’amministrazione comunale domenica e lunedì prossimi, non potevamo trascurare la più popolosa di esse. Parliamo di Venezia, con l’uscente Luigi Brugnaro (primo sindaco di centrodestra da quando vige l’elezione diretta) che vede contendersi la fascia tricolore da altri sette candidati, per un totale di 18 liste in campo. Sono chiamate al voto, conseguentemente, anche le sei municipalità (circoscrizioni) di cui si compone la città, ma lì il quadro è molto più scarno: sette o otto liste, tutte a sostegno delle sole due coalizioni di centrodestra o centrosinistra. 
Tornando al quadro delle elezioni "principali", i lettori noteranno una presenza diffusa di liste civiche: non potrebbe essere diversamente per un contesto come Venezia. È difficile, per i #drogatidipolitica categoria superior, non rievocare il ricordo della gloriosa lista Terraferma, la civica che ottenne i suoi primi seggi in consiglio comunale già negli anni Sessanta (dal 1964 in poi), andando a configurarsi come un caso-scuola di civismo ante litteram, in piena epoca del dominio dei partiti di massa, e contribuendo a plasmare e condizionare il sistema politico cittadino per i successivi decenni. Passiamo ora ad analizzare i 18 simboli che compariranno sulla scheda, rispettando come sempre l’ordine con il quale sono stati sorteggiati.

Stefano Zecchi

1) PARTITO DEI VENETI

Al primo posto (ri)troviamo il Partito dei Veneti, che - come abbiamo visto - ha riunito sotto un'unica sigla una serie di movimenti indipendentisti, con l'obiettivo di ottenere rappresentanza in consiglio regionale. Ma il Pdv ha scelto di concorrere anche per la conquista del comune capoluogo, proponendo come sindaco il filosofo e scrittore Stefano Zecchi, conosciuto per le sue frequenti apparizioni televisive in qualità di opinionista. Il simbolo del partito, pertanto, viene ridimensionato per dare risalto al nome del candidato sindaco, nella speranza che la notorietà dello stesso possa far presa sull'elettorato.
 

Alessandro Busetto

2) PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Abbastanza in alto a sinistra (come probabilmente i suoi esponenti desideravano), ecco il Partito comunista dei lavoratori, che - ormai lacerato da fuoriuscite e risultati elettorali magri, nonché dalla concorrenza con altri partiti comunisti - negli ultimi anni ha centellinato la propria presenza sulle schede. Come cinque anni fa, il candidato sindaco è il sindacalista Alessandro Busetto, che si presenta per "rappresentare gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, nativi e migranti, e delle masse popolari ed oppresse". Abbandonata la deludente esperienza della "Sinistra rivoluzionaria" del 2018, il simbolo del Pcl rimane lo stesso, con la falce e martello sotto il globo azzurro, a testimoniare la vocazione trotzkista e internazionalista.

Giovanni Andrea Martini

3) PER MESTRE E VENEZIA - ECOLOGIA E SOLIDARIETà

Scorrendo ancora, troviamo la mini-coalizione di Giovanni Andrea Martini, presidente uscente della municipalità Murano-Burano, eletto nel 2015 con il centrosinistra. Dopo aver annunciato la sua candidatura a gennaio, Martini è entrato in polemica con il Pd, abbandonandolo e costruendo una coalizione autonoma composta da due liste. Il simbolo di Per Mestre e Venezia - ecologia e solidarietà - formazione di area ambientalista tra i cui promotori non possiamo non notare Michele Boato (storico esponente verde, nonché ex parlamentare, come il fratello Marco) - presenta un cuore rosso sul quale "Mestre e Venezia" si stagliano in una formula un po' azzardata sia per quanto riguarda la font (in stile macchina da scrivere), sia per l'accostamento cromatico bianco/nero, cui si aggiunge il verde per le altre diciture. Questo simbolo è presente anche nelle schede di due municipalità (Chirignago e Mestre), alleato però con la coalizione di centrosinistra, a sanare (almeno in parte) la frattura avvenuta a livello comunale.
 

4) TUTTA LA CITTà INSIEME!

Tutta la città insieme è invece la lista civica costruita dallo stesso Martini: dal suo programma si evince una vocazione ambientalista, un progetto economico improntato allo sviluppo sostenibile e un'attenzione al ripopolamento urbano (giova ricordare che, dallo scorso anno, Venezia non è più la prima città veneta, superata da Verona per qualche centinaio di abitanti). Molto interessante il simbolo, che - su sfondo bianco e bordo rosso - vede l'impronta multicolore di una mano umana, sul cui palmo risalta il nome della lista, con tanto di punto esclamativo. Completa il quadro, in basso, la dicitura "Giovanni Andrea Martini sindaco", con il cognome in evidenza.

Marco Sitran

5) CIVICA SITRAN

Tenta la scalata alla massima carica cittadina anche l’avvocato Marco Sitran, promotore dell'ultimo referendum che proponeva la separazione di Mestre e Venezia in due comuni autonomi, tenutosi lo scorso novembre (ma vanificato dal mancato raggiungimento del quorum). L'annosa questione del comune autonomo di Mestre tiene banco da oltre quarant'anni e altri quattro referendum svolti in precedenza avevano già bocciato la proposta, confermando il comune unico. Ciò, tuttavia, non ferma i propositi di Sitran, che stavolta riformula il suo progetto aspirando a un modello di governance separata. Quanto al simbolo della Civica Sitran, si nota sullo sfondo un'immagine panoramica a 360° di piazza S. Marco (di cui è stata fortemente accentuata la luminosità), un emiciclo verde e uno azzurro: una suggestione neanche troppo improbabile potrebbe far pensare a due consigli comunali, distinti ma non distanti… 

Marco Gasparinetti

6) TERRA E ACQUA 2020

Tocca ancora a una formazione civica chiudere la prima colonna della scheda elettorale. Parliamo della civica Terra e acqua 2020, che candida a sindaco Marco Gasparinetti, funzionario presso la Commissione europea: la lista nasce per iniziativa di numerosi attivisti civici e apartitici, negli ultimi anni impegnati soprattutto nelle questioni legate alla difesa dell'ecosistema urbano e alle specificità paesaggistiche della laguna. I suddetti temi sono chiaramente ripresi anche sul simbolo, che tratteggia proprio i confini veneziani di terra ed acqua, con i colori (verde e blu) che da sempre caratterizzano i due elementi naturali; ci sono in più tre punti di posizione, corrispondenti a Venezia, Mestre e Marghera. Il nome della lista in bianco, con “Terra” e “Acqua” collocati nei rispettivi spazi della mappa, aggiunge un ulteriore elemento di gradevolezza visiva. 

Luigi Brugnaro

7) FRATELLI D'ITALIA

Come accennato, le elezioni del 2015 portarono a Venezia il primo sindaco di centrodestra, Luigi Brugnaro, imprenditore fino a cinque anni fa non coinvolto nella politica, che più volte ha dichiarato di non sentirsi né di destra né di sinistra. E se, nel 2015, a Brugnaro giovò anche l’effetto-novità, stavolta il giudizio degli elettori sarà determinato anche dalla sua attività amministrativa. Cinque le liste in appoggio al sindaco uscente, la prima delle quali è Fratelli d'Italia - nel 2015 appoggiava la candidata Francesca Zaccariotto - che si presenta (come quasi sempre accade) con il simbolo tradizionale e il nome di Giorgia Meloni ben in vista.
 

8) FORZA ITALIA

Cambia leggermente, invece, il simbolo di Forza Italia. La storica bandiera disegnata un quarto di secolo fa da Cesare Priori viene compressa in alto, per far spazio alla dicitura "Berlusconi per Venezia"; assenti i riferimenti all'autonomia, come abbiamo visto invece per le contestuali elezioni regionali. Per confermare i tre consiglieri ottenuti nella scorsa consiliatura, il partito del Cavaliere dovrà necessariamente incrementare i consensi, poiché - complice, nel 2015, un risultato modesto nel voto di lista al primo turno per la coalizione Brugnaro - del premio di maggioranza poterono beneficiare in maniera considerevole tutti i partiti della coalizione stessa, compresa Forza Italia che si era fermata al 3,8%.

9) LEGA

Cinque anni fa, la Lega (Nord) decise di concorrere in una coalizione differente da quella di Brugnaro (in appoggio ad Angelo Bellati), salvo poi sostenere quel candidato al ballottaggio e, dopo la vittoria, ottenere la poltrona di vicesindaco. La nuova Lega a trazione salviniana punta stavolta a imporsi come primo partito della coalizione di centrodestra, coalizione a cui ha aderito nonostante un rapporto non idilliaco con l’attuale sindaco. Il simbolo è il medesimo presentato per le regionali del Veneto, con il Leone di San Marco in bella vista e l'inconfondibile marchio della Liga Veneta, per non scontentare i "nostalgici" del leghismo embrionale.

10) BRUGNARO SINDACO

A contendere alla Lega il primato della coalizione in termini percentuali, troviamo la lista civica Luigi Brugnaro sindaco, vera sorpresa delle comunali 2015. In quell'occasione, infatti, la lista personale del sindaco si piazzò al primo posto in assoluto, ottenendo oltre il 20% e portando in aula ben 17 consiglieri (alcuni eletti anche con meno di cento preferenze) grazie al premio di maggioranza di cui si è detto. Il simbolo è esattamente lo stesso della volta scorsa: sfondo magenta - un colore di rottura, frutto di una scelta ragionata operata nel 2015 da Mauro Ferrari e Paolo Bettioe solo il nome della lista riportato in bianco. Una scelta che cattura l’attenzione dell’elettore-tipo già sicuro della sua scelta per il candidato sindaco, ma che tende a mettere in secondo piano la scelta del candidato consigliere (e infatti il tasso di preferenze della civica Brugnaro, cinque anni fa, fu appena del 10,3%). La strategia si è già rivelata vincente e il simbolo pure: si ripeterà?

11) LISTA CIVICA LE CITTà

Chiude la cinquina delle liste in sostegno di Brugnaro un’altra civica, Le città, coordinata da Roberto Panciera (che è anche capolista) e Antonio Paruzzolo, due ex assessori della giunta Orsoni (centrosinistra), caduta in anticipo a causa dello scandalo Mose che coinvolse il sindaco stesso, poi assolto. La denominazione plurale della lista sta a indicare - lo ha spiegato Panciera - che non ci sono solo Venezia e Mestre, ma esistono "tante città che formano la grande Venezia e hanno bisogno di essere valorizzate". Nel logo, oltre alle diciture "lista civica" e "Le città" disposte ad arco rispettivamente in alto e in basso, spiccano sette sagome blu - disposte in prospettiva - che si tendono le mani, e sopra di loro tre archi dorati, un possibile rimando alla forma di uno dei più noti ponti che attraversano i canali della città. 

Sara Visman

12) MOVIMENTO 5 STELLE

Al solito, nessuna variazione nel simbolo per il MoVimento 5 Stelle, che a Venezia non ha stretto alleanze con altre sigle o partiti, come avvenuto in altre realtà chiamate al voto. La candidata sindaca (unica donna tra le otto persone che si sfidano) è Sara Visman, attuale capogruppo del M5S in consiglio comunale: lei spera di non allontanarsi troppo dal 12,6% ottenuto cinque anni fa da Davide Scano (che non si ricandiderà come consigliere comunale). Soprattutto in caso di ballottaggio, un dignitoso bottino di voti potrebbe tornare utile, vista anche la decisione di non correre per le municipalità e concentrare gli sforzi esclusivamente per le elezioni comunali.

Pier Paolo Baretta

13) VERDE PROGRESSISTA

Il principale contendente di Brugnaro è Pier Paolo Baretta, ex sindacalista e ora sottosegretario al Ministero dell’Economia (carica che aveva già ricoperto per tutta la legislatura precedente, superando indenne i cambi di governo). Baretta ha raccolto intorno a sé varie aggregazioni di centrosinistra: la prima - secondo l’ordine di sorteggio - è risultata Verde Progressista, cui hanno aderito anche Sinistra italiana, Articolo Uno e Rifondazione comunista. Tra i promotori, troviamo un'altra figura storica dell’ambientalismo veneziano, il sociologo e docente universitario Gianfranco Bettin, ex deputato, assessore e presidente uscente della municipalità di Marghera. Il simbolo riproduce tre leoni alati stilizzati, "segno dell’appartenenza al territorio, alla tradizione, ma anche spina dorsale dei diritti, dell’ambiente e del lavoro" come dichiarato da Gianluca Trabucco. Le sagome dei leoni sono proposte in tre colori che rappresentano quel raggruppamento (arancione, verde e rosso); la versione del simbolo per la scheda elettorale deve rinunciare a parte delle due code, che terminano idealmente oltre il cerchio.

14) SVOLTA IN COMUNE

Sempre un leone - ma molto più definito nei tratti del muso, dallo sguardo fiero e dall'aspetto decisamente multicolor e moderno - troneggia sul contrassegno di Svolta in comune, che già nel nome rivela un gioco di parole tra le due sigle politiche (Italia in comune fondata da Federico Pizzarotti e gli europeisti di Volt) dalla cui iniziativa è nata la lista stessa. I loghi dei due suddetti partiti compaiono, in miniatura ma ben visibili grazie anche allo sfondo bianco, nella parte alta del simbolo, sotto il segmento rosso che contiene il nome del candidato sindaco.

15) VENEZIA è TUA

Un altro cartello di centrosinistra è quello rappresentato da Venezia è tua, che gioca sul contrasto tra l’amaranto e il bianco, con quest’ultimo decisamente predominante. A comporre la lista sono tre partiti di area progressista moderata, i cui simboli sono collocati in basso (e in scala piuttosto ridotta, al limite della leggibilità): +Europa, che si presenta in una versione territoriale che in queste settimane abbiamo visto riprodotta in diversi contesti (in questo caso, prende il nome di +Venezia), Italia viva e il Partito socialista italiano, questi ultimi con il loro emblema ufficiale. Nel complesso, tuttavia, la grafica appare poco convincente, di scarso impatto.

16) IDEA COMUNe per Mestre e Venezia

In appoggio a Baretta c'è anche la lista Idea comune per Mestre e Venezia, formazione civica ma di area autonomista, che vede tra i suoi ideatori ben due ex candidati a sindaco della Lega Nord: Aldo Mariconda (1993) e Gian Angelo Bellati (2015). Il simbolo, dominato dall'azzurro nelle sue diverse tonalità, vede la dicitura "Idea comune" stampata in alto a caratteri cubitali, con la parola "comune" in stile "Word Art" che subisce un'eccessiva flessione ad arco, risultando non proprio ineccepibile dal punto di vista grafico. In basso, una lampadina (accesa, a differenza di quelle di Stefano Parisi) che illumina Mestre e Venezia, riconoscibili nei loro monumenti-simbolo: questi però sono riproposti con una silhouette nera così sottile che, riprodotta sulla scheda, potrebbe non rendersi distinguibile e finire confusa persino con una scarica elettrica...

17) PARTITO DEMOCRATICO

A completare la coalizione del centrosinistra il Partito democratico, che aggiunge al suo simbolo ufficiale il consueto segmento - in questo caso verde - con il nome del candidato a sindaco riportato in bianco. Nel Veneto leghista, la città di Venezia ha rappresentato per decenni un’enclave del centrosinistra, almeno fino alle comunali del 2015. Il Pd - che esprime anche il candidato sindaco - intende far da traino alla coalizione di centrosinistra nel tentativo di tornare al governo della Serenissima, cercando al contempo di migliorare il risultato di cinque anni fa, quando all'inaspettata sconfitta si aggiunse l’imbarazzo di vedersi scalzati (seppur di appena trecento voti) dalla lista civica di Felice Casson come prima forza della coalizione.

Maurizio Callegari

18) ITALIA GIOVANE SOLIDALE 

La sorte ha riservato l’ultimo posto sulla scheda a Maurizio Callegari, imprenditore nel ramo sanitario e logistico, a sostegno del quale troviamo una lista che sicuramente solleticherà il palato dei #drogatidipolitica. La lista, denominata Italia giovane solidale, è in realtà un cartello che aggrega tre soggetti politici: ci sono il Partito valore umano (che abbiamo conosciuto alle politiche del 2018, e che si contraddistingue per l’enorme cuore sul simbolo e i suoi richiami all'umanesimo), il movimento Vox Italia guidato dal filosofo Diego Fusaro e infine la stessa Italia giovane solidale, sul cui logo appare lo stivale italiano tinto di azzurro su uno sfondo tricolore sfumato: il partito si autodefinisce nazionale, tuttavia - almeno allo stato attuale - non sembra disporre di un sito internet né di una chiara struttura organizzativa.

lunedì 1 giugno 2015

Simboli in Laguna, le scelte grafiche a Venezia (1)

A urne chiuse e risultati proclamati, vale comunque la pena di scorrere la florafauna simbolica presente sulla scheda votata dagli elettori di Venezia: tra loghi noti e fregi semisconosciuti e creati alla bisogna, le curiosità non sono loro mancate. 
Tra le liste che hanno sostenuto il candidato per ora più votato, Felice Casson, ne spiccano obiettivamente alcune per motivi simbolici (e non solo). Si prenda, ad esempio, l'emblema mostrato da Venezia bene comune, formazione elettorale cui ha partecipato Rifondazione comunista e parte di coloro che erano stati da poco espulsi dal partito: il fondo è rigorosamente rosso, il nome riecheggia quello della coalizione bersaniana del 2013 (e usato in tante realtà locali dal centrosinistra), ma il vero segno distintivo sembra essere la "V" della città, bianca sfumata in rosa, con il tratto che sembra lasciato da un gesso. In uno schieramento privo della "lista Tsipras", sembra questo il contrassegno più simile a quello inaugurato alle europee del 2014.
La lista ha preso l'1,33%, poco meno rispetto al cartello 2020VE, che graficamente aveva la medesima struttura già vista nel contrassegno di Ven[e]to nuovo, raggruppamento politico che sosteneva Alessandra Moretti. Stessa grafica "morbida" ed "ecologista" (in più c'è giusto un elemento rosso che lambisce l'anno e si fonde con la sigla di Venezia), con la presenza delle "pulci" di Sel, dei Verdi europei e, in questo caso, dell'associazione "in comune" nata già alle scorse comunali, in appoggio all'allora candidato sindaco Giorgio Orsoni. In qualche modo, si tratta dell'unione del carattere civico e dell'identità di ciascuna delle tre forze che hanno dato corpo a questo progetto elettorale.
E' stata decisamente meno fortunata la lista Venezia popolare, che ha raccolto essenzialmente "l’anima centrista, cattolica e laica della coalizione", come l'ha chiamata lo stesso Casson nel proprio sito. 
Il nome del raggruppamento, a dire la verità, graficamente non era stato trattato in modo felice, un po' schiacciato in alto, nella mezzaluna rossa superiore, per lasciare spazio anche qui a tre "pulci": quella più grande di Democrazia solidale e quelle più piccole di Centro democratico e della "rediviva" (perché da tempo sembrava avere fatto perdere le sue tracce) Alleanza di centro, il partito fondato da Francesco Pionati nel 2008. 
Di voti però ne arrivano solo 365, lo 0,31%, la quota più bassa della coalizione (la lista Socialisti e democratici, del Psi, ha fatto poco meglio); molto più votata, invece, è stata la lista personale di Casson, che sfiorando i 20mila consensi ha battuto di poco il Pd. 
In un certo senso, per colori ed evidenza grafica, è stata proprio la Lista Felice Casson sindaco a mettersi in competizione con il raggruppamento di sinistra presente nella stessa coalizione: non si vuole affatto dire che qualche voto abbia preso direzioni indesiderate, ma i colori certamente andavano in quella direzione e certamente sono stati graditi da una parte degli elettori.
E' curioso che una scelta grafica simile, peraltro, l'abbia fatta anche Luigi Brugnaro, candidato di parte del centrodestra, che a Venezia come altrove si è legato a diversi candidati sindaci. Si prenda, in particolare, la lista Luigi Brugnaro Sindaco: il colore di fondo somiglia a quello poi scelto dallo staff di Civati per il suo Possibile (ma questo è più scuro, più porpora), ma l'idea del rosso c'è anche qui. Se però Casson ha messo in maggior evidenza il suo nome (bilanciando il suo peso con il maiuscolo del cognome), Brugnaro ha puntato sul suo patronimico, lasciandolo in grassetto; la font, un Gill Sans (almeno per quanto riguarda il cognome), in questo caso però sembra meno elegante rispetto a quella adottata da Casson.
Accanto ai contrassegni di Forza Italia e di Area popolare - che riproduce l'accostamento francamente orribile di simboli visto anche sulle schede regionali del Veneto - ce n'erano anche altri che meritano almeno di essere visti. Ad esempio quello della lista Impegno per Venezia isole e terraferma, legata al consigliere comunale uscente Renato Boraso: l'emblema mette il suo nome in evidenza su fondo rosso scuro (del resto il capolista è stato a più riprese il top scorer delle preferenze alle comunali), il tutto incastonato in una cornice tipica del partito catch all e un po' di centrodestra, con tanto di rappresentazione del leone di San Marco con libro aperto, un grande classico.
L'idea del leone, peraltro, torna anche nel contrassegno della lista Malgara 2020, che come capolista aveva Mattia Malgara, già nella rosa dei candidati sindaci dell'area del centrodestra, ma ritiratosi nella seconda metà di aprile per appoggiare la corsa di Brugnaro. Qui, in realtà, non è riportato il leone alato per intero: se ne vede soltanto la testa con la criniera stilizzata, che va a sostituire il secondo zero dell'anno indicato nel contrassegno; il tutto appare su uno sfondo granata, che regge anche la scritta "un nuovo inizio" e l'ellisse dal bordo dorato che contiene l'accoppiata cognome-anno con cui il capolista intendeva distinguersi sulla scheda.