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martedì 30 dicembre 2025

L'avventura e i simboli della politica "verde" raccontati da Suttora

Nel 1987 una formazione politica dichiaratamente ambientalista ed ecologista entrò per la prima volta nel Parlamento italiano, ma i primi eletti erano già arrivati nel 1985 nei consigli regionali e ancora prima in province e regioni; da allora la storia politica dei "verdi" in Italia è proseguita tra alti e bassi, tra successi e difficoltà (sorte anchre durante le loro permanenze in maggioranza o addirittura al governo). Ripercorre quella storia, con molti dati alla mano e inserendola in una cornice giustamente più ampia, un libro pubblicato poche settimane fa dall'editore Neri Pozza, intitolato ovviamente Green (256 pagine, 20 euro): l'autore, il giornalista Mauro Suttora (che questo sito intervistò nel 2016, all'uscita del suo libro su Marco Pannella), ha scelto di raccontare la "storia avventurosa degli ecologisti", con un occhio di riguardo per l'Italia ma ovviamente prestando attenzione alle vicende di rilievo a livello europeo e mondiale per aiutare chi legge a inquadrare correttamente il fenomeno verde, anche nella sua dimensione sociale, oltre che politica (in senso ampio, oltre che legata alle partecipazioni elettorali).
Per i #drogatidipolitica con l'occhio attento alla musica e alla società, non è assolutamente indifferente che il libro - guardando all'Italia - faccia iniziare la storia dall'anno d'incerta grazia 1966, tra Sanremo e Roma. Alla fine di gennaio sul palco del Salone delle Feste Adriano Celentano, che aveva rifiutato Nessuno mi può giudicare (ritenendola inadatta a sé e - a quanto si sa - a Teo Teocoli. ignorando che avrebbe invece sfiorato la vittoria), cantò Il ragazzo della via Gluck: "la prima canzone ecologista d'Italia" venne esclusa dalla finale, in buona compagnia con i brani proposti (tra gli altri) da Lucio Dalla, Gino Paoli ed Equipe 84, in compenso divenne nel giro di poco tempo un evergreen - è il caso di dirlo, visto il tema di cui si parla - a livello nazionale, cantato "per mezzo secolo da ogni scolaresca in gita e da moltitudini di boy-scout attorno ai falò", ma perfino su scala internazionale (basta ricordare la versione in francese di Françoise Hardy). E se a giugno di quello stesso anno si assistette a un simpatico dissing ante litteram (con Giorgio Gaber che incise La risposta al ragazzo della Via Gluckmentre Celentano nel 1969 avrebbe scritto il seguito "bucolico" con La storia di Serafino), più o meno nello stesso periodo Fulco Pratesi lanciò - insieme ad altri membri di Italia nostra - l'appello che di fatto portò alla nascita del Wwf Italia, rilevante per le battaglie condotte (anche, ma non solo, a livello mediatico) e per i legami che l'associazione ha avuto con il mondo politico-elettorale (si pensi anche solo alle figure di Grazia Francescato e Donatella Bianchi).
La nascita di forze politiche ecologiste più strutturate e diffuse in Italia, peraltro, forse non si sarebbe avuta senza l'azione del Club di Roma (associazione non governativa nata nel 1968 per mano di imprenditori, scienziati, politici e intellettuali, oggi con sede in Svizzera), che sotto la guida di Aurelio Peccei nel 1972 - lo stesso anno dell'uscita di Un albero di trenta piani, altro brano del verbo celentaniano, stavolta molto più "nero" - diffuse il rapporto I limiti allo sviluppo (commissionato al Mit), svelando come improvvisamente urgente il tema della non sostenibilità di una crescita senza limiti; le iniziative di alcuni pretori - incluso Adriano Sansa, sindaco di Genova tra il 1993 e il 1997, non confermato nella sua seconda corsa sostenuto da una lista civica - avevano preparato la strada, i primi disastri ambientali (come quello della diossina a Seveso) la confermarono, aiutarono le prime mobilitazioni contro i programmati insediamenti nucleari e rafforzarono l'impegno di varie persone in forze politiche esistenti, soprattutto il Partito radicale e Democrazia proletaria.
Suttora - che durante tutto il libro ripropone suoi articoli d'inchiesta scritti per l'Europeo su politica ed ecologia - ricostruisce l'evoluzione del mondo verde associativo e politico (incluse le accuse e i sospetti di greenwashing, già sorti tra la fine degli anni '80 e il decennio successivo), dalla lotta ai combustibili fossili fino alle iniziative più recenti dei "Fridays for Future" e a quelle promosse soprattutto da Greta Thunberg e Ultima generazione, senza trascurare la storia dei collegamenti (e delle loro crisi) tra ecologismo e pacifismo, nonché i dissidi sulle energie rinnovabili (per qualcuno salvifiche, per altri in contrasto con la tutela del territorio e fonte di possibili "conflitti d'interesse"). Il volume censisce un numero rilevante di associazioni e organizzazioni ecologiste e animaliste italiane, straniere e sovranazionali, raccontandone in breve la storia e dando spesso numeri circa la loro attività - anche di marketing - e i loro risvolti economici (inclusi i contributi del 5 per mille incassati, il numero e il costo dei dipendenti o collaboratori, dati rilevanti e spesso non valorizzati); le pagine si soffermano soprattutto sul Wwf Italia e su Legambiente, anche per la sua storia singolare (nata nell'ambito dell'Arci, fondata da Chicco Testa, allora comunista poi divenuto presidente di Acea ed Enel e lobbista a favore del nucleare, e Maurizio Sacconi, socialista poi divenuto berlusconiano; anche Giovanna Melandri, Ermete Realacci, Roberto Della Seta e Rossella Muroni hanno avuto una lunga permanenza nell'associazione), nonché su Greenpeace.

Varie pagine del libro di Mauro Suttora sono dedicate alla storia politico-elettorale degli ambientalisti-animalisti in Italia, che è anche - come si è già avuto modo di raccontare in passato in questo sito - una storia di simboli. Tra la fine degli anni '70 e il 1980 erano comparse le prime liste a livello locale, anche con il sole che ride, interpretato graficamente in vari modi (come quello con l'occhiolino visto a Forlì).
In origine il sole che ride era il simbolo del Wise (World information service on energy), associazione antinucleare fondata nel 1978 ad Amsterdam e l'emblema - "uno dei maggiori successi nella storia dei marchi", sottolinea Suttora - era stato concepito dall'ecologista danese Anne Lund; in Italia i diritti sul fregio erano stati acquisiti dal Partito radicale attraverso Marco Pannella, poi l'uso era stato concesso agli Amici della Terra (sezione italiana dell'associazione sovranazionale). 
Non aveva il sole (né sorridente, né con altra forma), ma una grafica del tutto diversa, molto più schematica, la Neue Linke - Nuova sinistra di Alex(ander) Langer, che nel 1978 era riuscita a ottenere seggi alle elezioni regionali del Trentino - Alto Adige; proprio alla figura di Langer, qualificato da Suttora come "profeta verde" e "mente più fine dell'ecologismo italiano", sono dedicate parecchie pagine del libro Green per ricordarne il percorso - inclusa la scelta di suicidarsi, debitamente contestualizzata - e il lascito politico (ma anche il vuoto lasciato in quell'area politica).
Le liste ambientaliste si sono diffuse sempre di più sul territorio, fino al primo sorgere della Federazione nazionale delle liste verdi, prima "di fatto" alle regionali e alle amministrative del 1985, con il sole che ride concesso dai radicali abbinato all'espressione "Lista verde" (sole bianco su fondo nero o a colori ribaltati), poi ufficialmente il 16 novembre 1986 a Finale Ligure, con lo sbarco in Parlamento l'anno successivo a certificare l'esistenza di uno spazio presso gli elettori delle istanze dichiaratamente ecologiste (come aveva mostrato il referendum sul nucleare sempre del 1987, il cui esito era stato chiaramente influenzato dall'incidente di Černobyl'). 
Alle elezioni europee del 1989 le liste a livello nazionale erano due: il sole che ride della Federazione - con la lista ridenominata in Europa Verde - e i Verdi arcobaleno, derivata soprattutto da Democrazia proletaria e radicali. Questi ultimi, peraltro, erano presenti anche nella lista Pri-Pli, tra i socialdemocratici e gli antiproibizionisti sulla droga: una disseminazione mai più vista e che forse, pur essendo stata coraggiosa, non ottenne i risultati sperati e portò a qualche eletto in meno. Anche la divisione in due liste dei verdi, in fondo, forse incise almeno in parte sul numero di eletti che quell'area avrebbe potuto ottenere. 
Le strade delle due liste ambientaliste si sono unite a dicembre del 1990 nel congresso di Castrocaro: anche il simbolo della Federazione dei Verdi rifletteva quella crasi, con il sole che ride abbinato alla parola "Verdi" in primo piano. L'unione, tuttavia, non diede forse i risultati sperati e il raccolto alle elezioni politiche del 1992 dimostrò, in qualche modo, che in politica due più due non arriva quasi mai a fare quattro. Non si può evitare di segnalare, in questa sede, che poco prima del voto del 1992 si era compiuta una scissione all'interno del mondo ecologista, che ha portato a scelte diverse gli ecologisti che volevano essere semplicemente "verdi" senza essere considerati "rossi", portando per esempio alla nascita della Federazione dei Verdi-Verdi in Piemonte (quelli dell'orsetto che ride) e a quella dei Verdi federalisti al Centro (quelli del girotondo di bambini). Di questa vicenda di "Verdi contro Verdi" a livello elettorale, proseguita di fatto fino ai primi anni Dieci, purtroppo nel libro non c'è traccia, così come non si parla espressamente di quelle formazioni politiche, come Fronte Verde - Più Eco, fondate da persone con una storia personale di destra e con sensibilità ecologista (c'è solo un riferimento alla polemica sorta nel 2019 quando Pippo Civati aveva "neutralizzato" la sua candidatura in Europa Verde per la presenza di due candidate iscritte a Fronte Verde e ritenute di estrema destra): questa è forse l'unica vera carenza che un appartenente alla categoria dei #drogatidipolitica può avvertire (ma, se si considera una platea più ampia di destinatari, occorre riconoscere che questo filone era prescindibile).
Nel giro di qualche anno i Verdi avrebbero ottenuto comunque esiti rilevanti, con Rutelli eletto sindaco di Roma nel 1993 (confermato nel 1997) e l'approdo al governo con Prodi nel 1996 e nel 2006, ma non sempre i risultati - pur essendo arrivati - sono stati ritenuti soddisfacenti e ancor meno hanno pagato nelle scelte alle urne, specie nella lotta con le soglie di sbarramento: lo si è visto alle elezioni politiche del 2001 (maluccio il Girasole creato con lo Sdi) e a quelle del 2008 (male la lista La Sinistra - l'arcobaleno, ma sarebbe andata malissimo la più ampia Rivoluzione civile nel 2013 - estesa anche all'Italia dei valori, che pure nel 2008 era andata piuttosto bene - o la lista Insieme del 2018). 
Bruciano ancora di più le sconfitte alle elezioni europee del 2009 (con Sinistra e libertà, in cui l'esenzione dalla raccolta firme apportata dai Verdi alla lista preparata con Sdi e altri settori della sinistra non bastò per superare la neointrodotta soglia del 4% - a dispetto del risultato decisamente migliore dei verdi francesi - e spaccò il soggetto ecologista, col sole che ride che riprese una via autonoma mentre il gruppo di Loredana De Petris avrebbe contribuito a dare vita a Sel) e soprattutto del 2014 (di quell'anno il risultato più rilevante è stato l'aver visto riconosciuto l'esonero dalla sottoscrizione delle liste dei Verdi europei - Green Italia grazie al collegamento con il Partito verde europeo) e del 2019 (con Europa Verde, che ebbe un esito ben diverso rispetto a quelli riportati dalle liste verdi in Germania, Francia e Regno Unito). 
Per Suttora un passaggio rilevante è rappresentato dal passaggio dalla Federazione dei Verdi a Europa Verde nel 2021: "Gli ecologisti italiani - scrive - non esistono più come soggetto autonomo. Entrano a far parte del partito Europa verde, con sede a Bruxelles, del quale sono la sezione italiana. È una novità importante: il primo esempio di unificazione continentale di un partito. Nessun'altra formazione politica è tanto europeista da avere quasi annullato i partiti nazionali. La principale conseguenza è che le liste elettorali vengono decise da Europa verde, e non dagli organi nazionali dei singoli partiti, che pure continuano a esistere. Insomma, candidati ed eletti devono avere l’imprimatur di Bruxelles". Come che sia, tra il 2021 e il 2022 Europa Verde si fa di nuovo strada, prima nelle assemblee locali, poi in Parlamento, riuscendo a ottenere eletti insieme a Sinistra italiana con la lista comune - con contrassegno composito - Alleanza Verdi e Sinistra; il risultato viene bissato alle europee del 2024, anche se nel frattempo la navigazione non è sempre agevole (si veda l'addio polemico dell'ex co-portavoce Eleonora Evi, proveniente dal M5S).
A proposito di MoVimento 5 Stelle, anche le stelle di quel simbolo possono essere ricondotte, secondo Suttora, "tutte all'ecologia": "acqua, ambiente, sviluppo sostenibile, energia rinnovabile e trasporti decarbonizzati" (anche se Grillo in origine aveva identificato nell'energia, nella connettività, nell'acqua, nella raccolta rifiuti e nei servizi sociali, comunque di ceto non disconnessi dalle questioni ecologiche, il che vale anche per la seconda versione delle stelle, cioè acqua, ambiente, energia, trasporti e sviluppo).
Al di là dell'Italia, il libro Green riserva giustamente uno sguardo rilevante anche ad altri paesi in cui le associazioni e le forze politiche ecologiste hanno avuto e hanno un peso significativo. Varie pagine sono dedicate alla Francia (con una particolare attenzione alla figura di Daniel Cohn-Bendit) e alla Germania (con un ampio spazio dedicato a Petra Kelly); non mancano approfondimenti sugli Stati Uniti e su altri paesi (Croazia, Finlandia, Kenya). Attenzione è prestata anche all'evoluzione del percorso dei Verdi al Parlamento europeo: quelle vicende, così come quelle relative a Francia e Germania, dimostrano tra l'altro come la previsione o il venir meno di soglie di sbarramento possano determinare in modo consistente il destino di una forza politica, al di là dei suoi risultati precedenti, e questo spiega anche le differenze tra Paesi diversi (dotati potenzialmente di sistemi elettorali diversi).
Il libro di Mauro Suttora rappresenta, nel complesso, un'utile mappa per addentrarsi nella storia - e, in un certo senso, nella geografia e nella geologia - dell'arcipelago verde-ecologista, guardando soprattutto alle sue manifestazioni in ambito sociale e politico. Ovviamente non c'è la pretesa di dare conto di tutte le realtà esistenti, soprattutto tra i partiti e le associazioni politiche, ma si può trovare molto di ciò che interessa. In più, gli appassionati di simboli potranno guardare con grande interesse le righe dedicate alla nascita di uno degli emblemi più noti tra le associazioni ecologiste, cioè il Panda del Wwf: "Peter Scott [uno dei fondatori del Wwf] formula tre richieste a un pubblicitario: che riguardi una specie a rischio di estinzione, che sia piacevole da guardare, e che venga bene anche stampato in bianco e nero. Incredibilmente, quello che si è rivelato uno dei marchi di maggior successo nella storia, il panda, viene realizzato in venti minuti. Oggi ci vorrebbero sei mesi". Va quindi riconosciuto che Gerald Watterson, il naturalista-creativo che interpretò le richieste di Scott, centrò perfettamente l'obiettivo: quanti creatori di simboli di partiti avrebbero saputo fare altrettanto? 

martedì 26 marzo 2024

Pace Terra Dignità, i Verdi-Grüne-Vërc diffidano Santoro per la colomba

Si era rivelato non proprio semplice, fin dai suoi primi passi, il cammino verso le elezioni europee della lista Pace Terra Dignità, promossa da Michele Santoro, Raniero La Valle e Benedetta Sabene e co-partecipata da varie forze politiche, a iniziare dal Partito della Rifondazione comunista: prima il problema dello sbarramento, poi la grana improvvisa delle firme da raccogliere, ora anche - a quanto si apprende in esclusiva - il simbolo contestato, con la possibilità che sia messo in dubbio il lavoro fatto sin qui.
Se in origine infatti l'ostacolo principale era rappresentato dalla necessità di raggiungere il 4% dei voti per superare lo sbarramento imposto dalla legge (un problema, in realtà, comune a tutte le forze politiche medio-piccole, a prescindere dalla forza dimostrata in passato), alla metà di febbraio si era materializzato uno scoglio imprevisto e molto insidioso, a causa dell'emendamento "strozza esenzioni", presentato da quattro senatori di Fratelli d'Italia nell'iter di conversione del "decreto elezioni 2024", che avrebbe imposto di raccogliere in pochissimo tempo oltre 150mila firme, dovendone ottenere almeno 3mila in ogni regione. 
La riformulazione dell'emendamento, pur allentando un po' la stretta, ha continuato a non permettere più l'esenzione alle liste che, pur non avendo eletto europarlamentari in occasione del voto precedente, avessero potuto vantare un collegamento con un partito politico europeo rappresentato a Strasburgo (collegamento che, in questo caso, sarebbe stato assicurato proprio dal Prc, in virtù della sua adesione al Partito della Sinistra Europea). La modifica alla legge elettorale europea, com'è noto, è stata approvata (il 13 marzo al Senato, il 21 marzo alla Camera), ma contestualmente è stata introdotta anche una norma una tantum, che soltanto per le elezioni europee del 2024 ha dimezzato le firme necessarie (almeno 75mila totali, almeno 1500 in ogni regione): l'obiettivo, in tempi di partecipazione popolare ridotta e difficile, resta pur sempre arduo, ma l'asticella per questa volta si è abbassata, rendendo leggermente meno grave il cambiamento delle regole a gioco praticamente iniziato.
Tra le liste in preparazione che hanno visto di nuovo alla loro portata la possibilità di concorrere alle elezioni europee grazie a una raccolta firme meno severa - oltre a Democrazia sovrana popolare, Insieme liberi e altre forze politiche - c'è ovviamente Pace Terra Dignità. Oggi, però, è comparso un ulteriore problema, potenzialmente rischioso perché - nell'ipotesi peggiore, ma per niente scontata - potrebbe mettere in dubbio anche gli sforzi fatti sin qui per raccogliere le sottoscrizioni. Perché il problema riguarderebbe il simbolo, anzi, il contenuto del contrassegno scelto per la lista, contestato dal Verdi del Sudtirolo / Verdi-Grüne-Vërc.
I co-portavoce della forza politica, Elide Mussner e Luca Bertolini, quest'ultimo anche quale legale rappresentante, si sono infatti rivolti a un avvocato per tutelare gli interessi del partito: il giurista proprio oggi ha inviato una lettera di diffida a Michele Santoro (quale promotore "politico") e al Partito della Rifondazione comunista (quale soggetto politico aderente al progetto), lamentando la violazione (preventiva) delle norme elettorali in materia di contrassegni.
La diffida, che questo sito ha potuto visionare in esclusiva, prende atto della raccolta firme in corso e della descrizione del contrassegno della lista Pace Terra Dignità: "Cerchio di colore rosso tizianesco, recante al suo interno: - al centro, bozzetto di colomba di color bianco che porta sul becco ramo d’ulivo di color verde. - in basso, scritta di color bianco PACE TERRA DIGNITA' in carattere stampatello maiuscolo". Allo stesso tempo, la lettera segnala che "il Partito Verdi del Sudtirolo/Alto Adige - Grüne Südtirols - Verdi-Grüne-Verc, già dal 2014 [...] risulta iscritto nel registro dei partiti politici riconosciuti ai sensi del decreto-legge 149/2013" e che il suo statuto registrato, all'art. 2, descrive così il simbolo del partito: "una colomba della pace bianca su fondo verde contornata dalla scritta 'VERDI GRÜNE VËRC'".
Un confronto tra il simbolo storico dei Verdi-Grüne-Verc e il potenziale contrassegno della lista Pace Terra Dignità, secondo il legale cui i Verdi del Sudtirolo si sono rivolti, mostrerebbe "ictu oculi che quest'ultimo viola palesemente le disposizioni dell'art. 14 D.P.R. 30/03/1957, n. 361", cioè la disposizione che regola il deposito e l'ammissione dei contrassegni per l'elezione della Camera e che si applica esplicitamente anche alle elezioni europee. Il comma 3 dispone: "Non è ammessa lapresentazione di contrassegni [...] identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducentisimboli elementi e diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti", mentre il comma 4 (introdotto nel 1993 dalla "legge Mattarella" e modificato nel 2005, come il comma precedente, dalla "legge Calderoli") precisa che "costituiscono elementi di confondibilità, congiuntamente od isolatamente considerati, oltre alla rappresentazione grafica e cromatica generale, i simboli riprodotti, i singoli dati grafici, le espressioni letterali, nonché le parole o le effigi costituenti elementi di qualificazione degli orientamenti o finalità politiche connesse al partito o alla forza politica di riferimento anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica".
Sulla base delle disposizioni sopra citate, la diffida invita i promotori della lista "a non utilizzare il contrassegno da Voi fino ad ora utilizzato - né per raccolte di firme, né per una successiva partecipazione a elezioni a qualsiasi livello - in quanto evidentemente confondibile con il simbolo storicamente utilizzato dai Verdi-Grüne-Verc in precedenti elezioni"; il partito si è anche riservato di proporre "formale opposizione a ogni deposito presso il Ministero dell’interno di un simbolo graficamente confondibile con quello dal partito fino ad ora utilizzato".
Chi segue questo sito potrà facilmente verificare che nell'articolo di febbraio in cui si era presentato il progetto di lista (a firma di Marco Chiumarulo) era stato già messo in luce l'uso precedente del tema grafico "colomba della pace", proprio con riferimento al simbolo ormai consolidato dei Verdi del Sudtirolo: si può ora riconoscere senza alcun problema che quel gruppo politico opera - come il suo sito internet indica - dal 1979, anche se il partito come soggetto giuridico è stato fondato nel 1996; certamente precedente rispetto a quella data è l'uso di una colomba mutuata direttamente dalla "colomba blu" di Picasso ma senza il rametto d'ulivo nel becco - così la si vede in due contrassegni depositati dai Verdi nel 1992 al Viminale e non ammessi - e in seguito leggermente ridisegnata (ma davvero poco).
Non si mette di certo in dubbio l'uso della colomba da parte della lista di Santoro e La Valle, né la comune ispirazione a creazioni di Picasso (anche se in effetti in origine il disegno di ispirazione era un altro e non risulta che in passato siano state poste obiezioni dai Verdi del Sudtirolo); è vero anche che il disegno della colomba di Pace Terra Dignità - comunque diverso rispetto a quello adottato dai Verdi-Grüne-Verc, nella forma del corpo e delle ali e per la presenza del ramo d'ulivo - è centrale all'interno del contrassegno come lo è nel simbolo sudtirolese. Bisogna però anche notare che l'uso del simbolo dei Verdi-Grüne-Verc, pur certamente consolidato, è limitato al territorio della provincia di Bolzano; l'inserimento del partito dei Verdi del Sudtirolo nel registro dei partiti politici (con il simbolo incluso nello statuto) è sicuramente un segno di stabilità e un mezzo di maggiore notorietà, ma non esclude in pieno le altre forze politiche dall'uso dello stesso tema grafico.
Quest'ultima questione, tra l'altro, è ben nota a Rifondazione comunista, che dall'autunno del 1998 ingaggiò una vera e propria battaglia con il Partito dei comunisti italiani di Oliviero Diliberto e Armando Cossutta
, lamentando la somiglianza del simbolo del neonato Pdci (con doppia bandiera falce-martello e tricolore, senza aste, su fondo bianco) con quello del Prc (che aveva solo la bandiera rossa con falce e martello, senza tricolore e con asta, ma sempre su fondo bianco). Alle amministrative del 1998 alcune commissioni negarono la confondibilità, altre la riconobbero e chiesero ai cossuttiani di ritoccare il contrassegno; nel 1999 il Viminale ammise entrambi i simboli, ma l'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo riconobbe che la presenza di segni simili con scritte nere su fondo bianco potesse creare confusione, per cui invitò il Pdci a modificare quegli elementi, non invece la bandiera con falce e martello. La modifica fu fatta (scritte bianche su fondo blu, poi scritte blu su fondo azzurro) e da lì in avanti tutte le opposizioni presentate da Rifondazione comunista furono respinte.
Quanto alla colomba, bisogna ricordare che nel corso degli anni vari partiti hanno adottato rappresentazioni di quel volatile come simbolo
, a partire dal Movimento per l'autonomia (con i suoi vari nomi utilizzati nel corso del tempo), così come ricorre spesso in varie liste presenti alle elezioni amministrative: non è dato sapere se i Verdi del Sudtirolo si siano lamentati con queste forze politiche per l'uso della colomba, ma è facile riscontrare l'impiego continuato e diffuso di quel simbolo, anche perché non sono stati certo i Verdi-Grüne-Verc a coniare l'uso della colomba per riferirsi alla pace.  
La legge, insomma, non prevede un'esclusiva sul tema grafico (sul significato, in termini semiotici), ma sullo specifico disegno utilizzato (sul significante), così come richiede che la confondibilità non sia creata dal contesto visivo (dunque dai colori dello sfondo, dalle scritte...). A fronte di un elemento non irrilevante di somiglianza, quindi, esistono vari elementi di distinzione dei contrassegni altrettanto innegabili: come nel 1999, nella querelle tra Rifondazione comunista e Partito dei comunisti italiani, fu ritenuto sufficientemente distintivo sostituire il colore dello sfondo, in questo caso lo sfondo è profondamente diverso (il rosso è addirittura il colore complementare del verde) e il testo, pur essendo bianco, è completamente differente nel contenuto e nel carattere.
La certezza sull'uso indisturbato del simbolo della colomba della pace, però, ovviamente non può essere data né ottenuta a priori. Di sicuro, se in questa fase si decidesse di cambiare simbolo per evitare contestazioni, si metterebbe seriamente a rischio il valore delle firme raccolte fino a questo momento, perché sarebbe facile per gli uffici elettorali rilevare la differenza dei contrassegni (anche solo nella rappresentazione: la descrizione magari resterebbe la stessa) e contestare la cumulabilità delle sottoscrizioni. Diverso sarebbe il discorso se si proseguisse la raccolta firme con il simbolo inizialr preparando nel frattempo un contrassegno alternativo: questo verrebbe tenuto da parte e, in caso di invito alla sostituzione da parte del Viminale, sarebbe pronto per la presentazione, sapendo che in quel caso le firme raccolte a sostegno delle liste fino al momento della sostituzione sarebbero ancora perfettamente valide (anche se in passato è capitato che in prima istanza le liste fossero ricusate per le differenze nei contrassegni, salvo poi essere riammesse dalla Cassazione). 
Si tratta, in ogni caso, di un inghippo che la lista Pace Terra Dignità avrebbe evitato volentieri: si vedrà nelle prossime ore se la questione avrà sviluppi, anche di natura grafica.

giovedì 21 aprile 2022

Padova, Europa Verde contro i Verdi per l'Italia. Il nome è "blindato"?

Mancano circa tre settimane alla presentazione ufficiale delle liste in vista delle elezioni amministrative di primavera, ma c'è già qualche scintilla qua e là: in alcuni casi, al centro delle polemiche ci sono proprio i simboli che dovrebbero finire sulle schede elettorali. Si è già raccontato, una manciata di giorni fa, della diffida che Fratelli d'Italia avrebbe inviato al gruppo che intenderebbe presentare la lista Fratelli di Riccione (a sostegno di Claudio Cecchetto). Già all'inizio di questo mese, tuttavia, una prima polemica era scoppiata a Padova, con un altro partito di livello nazionale che aveva lamentato un possibile uso indebito di parte del proprio nome ad opera di una potenziale lista.
Il soggetto politico nazionale in questione, peraltro, è abituato a sostenere lotte "simboliche": si tratta infatti di Europa Verde - Verdi, vale a dire lo stesso partito che fino a pochi mesi fa era denominato Federazione dei Verdi. Il 1° aprile, sul sito di Europa Verde - Veneto, è apparsa la seguente nota dei co-portavoce di Europa Verde-Verdi del Veneto, Luana Zanella ed Enrico Bruttomesso, e dei co-portavoce padovani della stessa formazione, Nicola Mazzucato e Eugenia Fortuni:
Abbiamo mobilitato i nostri avvocati e inviato all'Associazione "Verdi per l'Italia" di Padova una diffida dall'utilizzo, alle prossime elezioni comunali, di simboli elettorali che contengano la denominazione "Verdi". Riteniamo inaccettabile il tentativo di mistificazione della realtà portata avanti da questa associazione, la quale intende con ogni evidenza cavalcare l'onda mediatica delle tematiche ambientaliste, sfruttando il nome e la storia pluridecennale dei Verdi per trarne vantaggio elettorale. A nessuno deve essere consentito utilizzare impropriamente la parola "Verdi" nel proprio nome o simbolo e per tutelare il nostro diritto al nome e all’identità siamo pronti a ricorrere alle sedi giudiziarie opportune. I cittadini veneti conoscono bene i veri Verdi, le loro battaglie storiche in difesa dell'ambiente, degli animali e per la giustizia ambientale e sociale: non si faranno confondere da liste improvvisate dell'ultimo minuto. Questa vicenda dimostra una volta di più la nostra determinazione nel difendere e tutelare da brutte imitazioni un pezzo rilevante della storia politica di questo Paese, che ha condotto battaglie importanti come quella contro il nucleare.
In particolare, stando a quanto della diffida - firmata dal tesoriere e rappresentante legale di Europa Verde - Verdi, Francesco Alemanni - è stato riportato dal Mattino di Padova, si è fatto notare che 
"Il nome Verdi è una denominazione protetta, trattandosi di un segno distintivo che identifica la storia e cultura politica del movimento nato nel 1986. È un nome registrato anche presso la commissione di controllo dei partiti e movimenti politici. C'è da aggiungere poi che l'utilizzo del nome Verdi nel simbolo, in un momento in cui le tematiche ambientaliste hanno ripreso un enorme vigore, avrebbe come esito evidente quello di generare grande confusione nell'elettore. Questa è una violazione concreta con una piena lesione del diritto al nome e all'identità e per questo diffida l'associazione a non utilizzare questo nome e a modificarlo". La confusione, in più, si avrebbe sul piano elettorale anche perché Europa Verde ha nel frattempo annunciato il proprio sostegno alla ricandidatura del sindaco uscente di Padova, Sergio Giordani.
La pagina Facebook dei Verdi per l'Italia esiste dal 20 febbraio; il progetto di un'associazione con lo stesso nome, tuttavia, risale alla metà di ottobre del 2021, quando Domenico Minasola già a capo del Mercato agro alimentare di Padova ed ex esponente di Area civica, formazione che nel 2017 aveva sostenuto Giordani pur essendo stata costituita da soggetti già legati alla giunta Bitonci - aveva sostenuto che " i temi ambientali non possono essere ad appannaggio esclusivo di una sola parte politica": con lui c'erano coloro che avrebbero costituito sul piano giuridico insieme allo stesso Minasola il soggetto politico, Sebastiano Arcoraci (già assessore provinciale) e Gianernesto Zanin; si era visto anche l'ex parlamentare di Civici e innovatori (eletto in Scelta civica, in passato aderente a Forza Italia e poi riferimento di Energie per l'Italia) Domenico Menorello. Nei mesi successivi sono stati trattati vari temi, tra cui la riconsiderazione del "nucleare pulito" come alternativa sul piano energetico (così si spiega, tra l'altro, il riferimento alle battaglie antinucleariste nella dichiarazione di Europa Verde).
Alla diffida di Europa Verde i Verdi per l'Italia hanno risposto, intervistati sempre dal Mattino di Padova: per Menorello "qualcuno qui vuole metterci il bavaglio. Anche perché l'ultima cosa al mondo che vorremmo è quella di essere confusi con questi signori, che a tutto pensano tranne che allo sviluppo sostenibile della nostra città. Noi siamo un'associazione culturale e non un partito, quindi la loro diffida è quanto meno grottesca, ma al di là di questa deriva autoritaria, non credano di essere gli unici depositari dei temi ambientali. Mi auguro che l'attuale sindaco, sostenuto da questa gente, si faccia sentire per garantire la pluralità di voci". Arcoraci, tuttavia, ha precisato: "Ovvio che non lo metteremo", con riferimento alla parola "Verdi".
Certamente una scelta simile si può spiegare con l'idea di voler evitare guai e contestazioni che, una volta fatta la lista, potrebbero finire con l'estrometterla dalla competizione elettorale, vanificando il lavoro fatto sino a quel momento. In questa sede, però, è lecito chiedersi se effettivamente Europa Verde - Verdi abbia l'esclusiva sull'uso della parola "Verdi" oppure no (fermo restando che, comprensibilmente, quel soggetto politico cerca in ogni caso di difendere ciò che ritiene proprio). 
Si è ricordato prima che la Federazione dei Verdi in passato ha parecchio combattuto per cercare di vedersi riconoscere l'uso esclusivo della parola Verdi, almeno fin da quando alle elezioni del 1992 erano spuntati nelle bacheche del Viminale i contrassegni dei Verdi-Verdi, dei Verdi Federalisti e via via verdeggiando. In quell'occasione i Verdi si opposero all'ammissione di quegli emblemi e in effetti anche il Viminale aveva invitato i depositanti a sostituire i contrassegni, visto che la parola "Verdi" era già in Parlamento legata al "sole che ride"; i rappresentanti di quelle formazioni, però, si rivolsero all'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione e i magistrati riammisero quei simboli. Per loro, la denominazione "Verdi", "sia per la acquisita riferibilità ad una vasta area politico-culturale trascendente l'ambito di singole organizzazioni partitiche sia, anche, per il fatto di essere stata utilizzata in passato contemporaneamente nelle denominazioni e nei contrassegni di distinti movimenti di ispirazione ambientalistica ed ecologistica postisi in concorrenza tra loro in diverse competizioni elettorali, deve essere ritenuta, allo stato, carente di specifica portata individualizzante intrinseca e di una propria rilevanza ai fini della caratterizzazione dei simboli e dei contrassegni elettorali"; in più, non c'erano altre somiglianze grafiche che potessero essere contestabili. In questo senso, è bene notare che il simbolo dei Verdi per l'Italia difficilmente potrebbe essere ritenuto confondibile con quello di Europa Verde: il fondo è di colore verde chiaro, ma al posto del girasole stilizzato e del sole che ride c'è una sagoma bianca dell'Italia racchiusa in un cuore verde stilizzato; in più, la parola "Verdi" ha un rilievo grafico assai minore e pure decentrato. 
Com'è noto, nuovi ricorsi della Federazione dei Verdi non hanno avuto fortuna, fino al 2004: in quell'anno il contrassegno della lista comune tra Verdi-Verdi e Verdi Federalisti pensata per le elezioni europee sopravvisse all'esame del Viminale e della Cassazione, ma non del Consiglio di Stato (cui si erano rivolti i Verdi, dopo aver visto bocciare il loro ricorso al Tar del Lazio). I giudici di palazzo Spada il 18 maggio, meno di un mese prima del voto, sostennero che "l’apposizione in primo piano, all'interno del contrassegno delle liste appellate, di segni grafici (p. es. espressione letterale 'verdi' nel carattere e nella forma utilizzati; colore giallo in campo verde, simboli grafici stilizzati) è idonea a produrre confusione nell'elettore medio, richiamando simboli tradizionalmente associati alla formazione politica dell’appellante": il collegio impose di ingigantire la "pulce" della lista Abolizione scorporo (per evitare la confondibilità e valorizzare l'esenzione dalla raccolta firme ottenuta col "prestito" di quell'emblema), ma il contrassegno rimase. Nel 2006, grazie a quel precedente, i Verdi contestarono il nuovo emblema unitario degli "altri" Verdi e allora l'Ufficio elettorale centrale nazionale diede loro ragioneal di là delle differenze esistenti, "i due simboli [...] appaiono identicamente connotati dalla parola 'Verdi' riprodotta, su entrambi, con la medesima collocazione e identico carattere grafico, in un cerchio tagliato, a pari distanza dal centro, da due linee parallele, al cui interno la parola è inserita", dunque secondo l'interpretazione delle disposizioni "in termini di diritto vivente" si doveva dire che "la riproduzione, nel simbolo, della parola 'Verdi', con la specifica collocazione e composizione grafica di cui sopra, in quanto tradizionalmente riferibile al partito ricorrente, ha assunto carattere identificativo dello stesso [...]. Con la conseguenza che la riproduzione della parola stessa, in un contesto grafico assai similare per quelli che sono i profili di più immediato impatto visivo, effettivamente realizza quella potenzialità di inganno dell'elettore che ne comporta il divieto".
Sicuramente dopo quella decisione - di cui si prende atto, senza commento - la parola "Verdi" è più tutelata rispetto al passato; non sfugge tuttavia che anche in quel caso i giudici hanno insistito sulla collocazione, sul carattere e sulla "composizione grafica" della parola "Verdi", mentre - lo si deve ammettere - per i Verdi per l'Italia non potrebbe in alcun modo riscontrarsi un uso visivo "tradizionalmente riferibile" a quello fatto dalla Federazione dei Verdi e a Europa Verde. Resta da dire di un importante passaggio citato nella diffida, vale a dire l'iscrizione di Europa Verde - Verdi (e, fin dal 2014, della Federazione dei Verdi) nel Registro dei partiti politici: ciò comporterebbe, tra l'altro, l'applicazione dell'art. 3, comma 1 del decreto-legge n. 149/2013 (la fonte che ha dettato in Italia le prime norme di "democrazia interna" relative ai partiti), in base al quale, tra l'altro, "[i]l simbolo del partito e la denominazione, anche nella forma abbreviata, devono essere chiaramente distinguibili da quelli di qualsiasi altro partito politico esistente". La disposizione si applica certamente ai partiti che chiedono la registrazione e non alle liste civiche locali, anche legate a comuni "superiori", tuttavia mette sicuramente su un piano di forza il partito "registrato" rispetto alle altre forze politiche. Anche quella disposizione, tuttavia, potrebbe non bastare a "blindare" l'uso elettorale della parola "Verdi": se il simbolo non fosse modificato, infatti, in sede di ammissione delle liste si potrebbe rilevare che non solo i contrassegni elettorali sarebbero ben diversi tra loro (lo si è già detto), ma anche i nomi "Europa Verde - Verdi" (declinato sul piano locale) e "Verdi per l'Italia" non sarebbero così simili. O, almeno, non sarebbero meno "chiaramente distinguibili" di quanto non lo siano tra loro i nomi di partiti già regolarmente registrati, quali Alternativa popolare e dei Popolari per l'Italia, oppure ancora Alternativa popolare e Alternativa (proprio ieri inserita nel registro dei partiti).
Detto tutto questo, la scelta di un altro nome toglierebbe ogni rischio di vedersi bocciare la lista, almeno per queste ragioni: sta ovviamente ai promotori delle candidature scegliere se conservare il nome speso finora e rischiare, oppure cambiare nome e riprendere a lavorare per consolidare quello. La vicenda, in ogni caso, meritava di essere approfondita a dovere.

venerdì 11 febbraio 2022

Alla Camera nasce la componente di Europa Verde (e si parla di nuovo di esenzione dalla raccolta firme)

Il gruppo misto della Camera dei deputati in questo periodo appare molto simile a un crogiuolo, che contiene materiale fuso, fluido, dal quale si possono forgiare nuove entità, in questo caso nuove componenti. Dopo l'annuncio della nascita di Manifesta, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione comunista - Sinistra europea, dato in aula tre giorni fa, questa mattina la seduta si è aperta con un nuovo annuncio, dato questa volta dal vicepresidente di turno Fabio Rampelli: a sorgere, questa volta, è la componente politica Europa Verde - Verdi Europei, la cui formazione è stata chiesta il 9 febbraio ed è stata autorizzata dalla Presidenza della Camera ieri. Anche di quest'articolazione fanno parte quattro tra deputate e deputati, che hanno in comune - di nuovo - l'elezione sotto le insegne del MoVimento 5 Stelle: 
Cristian Romaniello (indicato come rappresentante della componente e vicepresidente del gruppo misto), Elisa Siragusa, Paolo Nicolò Romano e Devis Dori (nel proprio testo pronunciato in aula, Rampelli ha precisato - fatto piuttosto insolito, salvo errore - che gli ultimi due deputati nominati provengono rispettivamente dalla componente Alternativa e dal gruppo Liberi e Uguali).
Il caso di cui si parla ora non è del tutto assimilabile all'ultimo visto, anche se si fonda sulle stesse norme di diritto parlamentare già passate in rassegna molte volte. La nuova componente, in particolare, è stata autorizzata sulla base dell'art. 14, comma 5 del Regolamento, che consente la formazione di una componente politica di almeno tre tra deputate e deputati, purché costoro "
rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". In questo caso, il soggetto politico che ha partecipato alle ultime elezioni politiche è la Federazione dei Verdi, che aveva inserito una miniatura del proprio simbolo all'interno del contrassegno della lista Italia Europa Insieme, accanto alle "pulci" del Partito socialista italiano e di Area civica (oltre che al rametto di Ulivo richiamato in modo leggerissimo).
Si ricorderà che già in passato - con riferimento ovviamente a questa legislatura - la Federazione dei Verdi ha consentito la nascita di una componente politica del gruppo misto, vale a dire Facciamo Eco, autorizzata a marzo dello scorso anno. Alla metà di luglio, tuttavia, sempre la Federazione dei Verdi (anzi, più esattamente Europa Verde, soggetto politico che rappresenta la continuità giuridica dei Verdi e che ha la disponibilità dei suoi segni distintivi) ha scelto di revocare l'uso del simbolo alla componente: coloro che erano parte della componente hanno così deciso di scioglierla direttamente (prima che fosse rilevato il venir meno della rappresentanza di un partito titolato a costituirsi in componente), salvo poi unirsi all'articolazione formata dal Maie e dal Psi, aggiungendo il loro nome alla componente all'inizio di agosto.
Tornando all'articolazione del gruppo misto appena nata, questa volta non c'è un soggetto politico nato all'interno della Camera che ha avuto bisogno dell'avallo di una forza politica esterna ma titolata a formare la componente: qui è direttamente la forza politica esterna ad aver formato un proprio raggruppamento a Montecitorio, costituito da propri iscritti. La pagina Fb di Europa Verde, infatti, segnala che le quattro persone che hanno presentato la richiesta "già avevano formalizzato l'iscrizione a Europa Verde": si allunga dunque l'elenco di persone elette con il MoVimento 5 Stelle che hanno aderito a Europa Verde, dopo soprattutto Eleonora Evi, europarlamentare e dall'estate scorsa co-portavoce - con Angelo Bonelli - di Ev. Vale giusto la pena precisare che, benché formalmente il diritto di formare la componente spettasse alla Federazione dei Verdi e non a Europa Verde (sorta nel 2019 come associazione che ha presentato liste alle elezioni europee), un rapido sguardo alla pagina del Registro dei partiti politici conferma che la Federazione dei Verdi con debite modifiche statutarie si è trasformata nella Federazione "Europa Verde - Verdi", per cui si tratta dello stesso soggetto giuridico-politico che poteva chiedere e ottenere la formazione della componente, sussistendone le condizioni.

La notizia della creazione della componente è certamente rilevante per chi studia il diritto parlamentare o ne è incuriosito. C'è però un'altra notizia altrettanto significativa, che merita di essere già ora considerata con attenzione, anche se la nascita delle ultime due componenti non dovrebbe avere effetti da questo punto di vista. Tra gli emendamenti presentati al disegno di legge di conversione del "decreto milleproroghe" (A.C. n. 3431), in discussione presso le commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera, ce ne sono alcuni che vorrebbero prevedere nuove ipotesi una tantum di esenzione dalla raccolta delle firme per le forze politiche con qualche forma qualificata di rappresentanza parlamentare (estendendo, ovviamente, il regime attuale che esonera dalla ricerca delle sottoscrizioni solo le forze politiche costituite in gruppo parlamentare in entrambe le Camere dall'inizio della legislatura). Si tratta, in particolare, di sei emendamenti che in un primo tempo erano stati ritenuti inammissibili, ma il 1° febbraio sono stati riammessi e saranno discussi nelle prossime sedute (in quella di ieri si è deciso di accantonarli): essi puntano ad aggiungere un comma all'art. 19 del d.l. n. 228/2021 (cioè il "milleproroghe") - con cui si sono prorogate le disposizioni sulle modalità operative, precauzionali e di sicurezza in materia elettorale per applicarle anche alle ultime suppletive - oppure a introdurre subito dopo un art. 19-bis, da collocare lì per ovvia vicinanza della materia. 
Chi in questi giorni ha evidenziato la presenza di questi emendamenti ha fatto notare che la discussione sull'esenzione dalla raccolta firme questa volta è iniziata molto prima del consueto, visto che di solito a operazioni simili (di esenzione o riduzione sensibile del numero di sottoscrizioni necessarie) si è provveduto sul finire della legislatura, grazie a decreti-legge o addirittura a disposizioni di natura finanziaria dal calendario "a tappe forzate" (visto come corsia preferenziale). Le cose in effetti stanno così, ma non è così strano e, anzi, è una buona notizia: il Codice di buona condotta in materia elettorale adottato nel 2002 dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (c.d. "Commissione di Venezia", organo legato al Consiglio d'Europa) stigmatizza le modifiche alle norme elettorali che intervengano meno di un anno prima dalla data del voto (punto n. 65), soprattutto per quanto riguarda "gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni". Posto che, da questo punto di vista, l'Italia si è dimostrata assai inadempiente (con riguardo alle elezioni del 1994 - anche se, essendo anticipate, non erano del tutto prevedibili - a quelle del 2006 e del 2018, benché nell'ultimo caso abbia pesato la sentenza n. 35/2017 della Corte costituzionale su alcune disposizioni dell'Italicum approvato nel 2015), formalmente l'esenzione dalla raccolta firme non è parte degli "elementi fondamentali del diritto elettorale" citati prima; di certo però è un elemento molto rilevante. Discutere ora delle ipotesi di esonero consentirebbe di determinare con ragionevole anticipo (di circa un anno) sulla data del voto quali forze politiche dovranno raccogliere le firme; questo, ovviamente, non esclude che - complice anche la riduzione dei parlamentari - nei prossimi mesi si discuta di significativi ritocchi alla legge elettorale, anche se "fuori tempo massimo" in base a quanto si è visto prima.
Tornando agli emendamenti, è significativo e - lo si conceda - illuminante collegare gli effetti di ciascuno di essi alla situazione delle forze politiche dei proponenti. In particolare, l'emendamento 19.3 a firma di Maurizio Lupi (
Noi con l'Italia) propone, "in considerazione della situazione epidemiologica da COVID-19, al fine di prevenire i rischi di contagio nonché di assicurare il pieno esercizio dei diritti civili e politici", di estendere l'esenzione prevista una tantum dalla legge n. 52/2015 (l'Italicum) e già applicata alle elezioni del 2018 (esentando coloro che disponevano almeno di un gruppo parlamentare in un ramo del Parlamento al 15 aprile 2017, data ritoccata rispetto al 1° gennaio 2014 originariamente previsto) anche alle prime elezioni successive all'entrata in vigore della norma, peraltro ampliandola anche ai partiti o gruppi "costituiti in gruppo parlamentare, o in una componente del gruppo misto, in almeno una delle due Camere all'inizio della legislatura in corso". Secondo questa soluzione, oltre a MoVimento 5 Stelle, Partito democratico, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia (e ai partiti rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano ottenuto almeno un seggio alle ultime elezioni politiche: stavolta, Svp-Patt e Union Valdôtaine), sarebbero esenti Liberi e Uguali (in virtù del gruppo alla Camera, autorizzato quasi subito, e in ogni caso delle componenti create alla prima occasione disponibile), Noi con l'Italia (guarda caso), +Europa, Psi, probabilmente l'Udc e il Partito sardo d'Azione (se riuscissero a far valere il fatto che il loro nome fa parte dall'inizio delle denominazioni dei gruppi di Fi e Lega al Senato) e quasi certamente Civica popolare, Centro democratico, Maie e Usei (visto che le componenti sono sorte pochi giorni dopo).
Gli emendamenti 19.2 e 19.05, presentati da Riccardo Magi (+Europa) ed Enrico Costa (Azione) mirano - rispettivamente aggiungendo un comma all'art. 19 o prevedendo un art. 19-bis - estendere l'esenzione dalla raccolta firme ai soggetti politici 
"costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 15 settembre 2021 o che nelle precedenti elezioni politiche abbiano ottenuto almeno un seggio con un proprio contrassegno". Se si guarda ai gruppi, risulterebbero esenti (oltre ai cinque partiti e alle due forze di minoranze linguistiche visti) Coraggio Italia, Italia viva, Liberi e Uguali e forse il Psd'az (come visto prima). A questi si dovrebbero aggiungere le forze che hanno eletto "almeno un seggio con un proprio contrassegno", frase che porta con sé qualche problema di interpretazione: posto che si fanno ovviamente rientrare in questa categoria i partiti che hanno eletto persone candidate nei collegi uninominali, non è chiaro se con "contrassegno" ci si riferisce al contrassegno di lista (per cui l'esenzione vale per un'unica forza politica, anche se il contrassegno era composito) oppure ai singoli simboli contenuti nel contrassegno (dunque "moltiplicando" l'esenzione per tutte le forze politiche visibilmente contenute nei contrassegni e che siano riuscite a eleggere almeno un loro candidato). In quest'ultima ipotesi, dell'esonero fruirebbero Udc (anche a non voler riconoscerle un gruppo parlamentare), Noi con l'Italia, +Europa (ovvio), Centro democratico, Psi, ma anche Alternativa popolare e Centristi per l'Europa.
Resta da dire degli emendamenti 19.4, 19.06 e 19.07, presentati da Felice Maurizio D'Ettore e Marco Rizzone (Coraggio Italia). Il primo e l'ultimo intendono esentare le forze politiche che al 31 dicembre 2021 disponevano di un gruppo parlamentare almeno in una Camera: oltre ai "magnifici sette" già ricordati sopra, non dovrebbero raccogliere le firme Coraggio Italia (chiaro...), Italia viva, Liberi e Uguali e forse (se si considera la loro presenza nei nomi dei gruppi al Senato) Udc, Psi e Psd'az. L'emendamento centrale, invece, aggiunge a questi soggetti quelli che alle ultime elezioni politiche hanno ottenuto "almeno un seggio con un proprio contrassegno". Di fatto si tratta dello stesso emendamento presentato da +Europa e Azione: è vero che quest'ultimo indica come data il 15 settembre 2021 mentre Coraggio Italia propone il 31 dicembre dello stesso anno, ma non esistono gruppi che si siano formati o siano cessati in quel periodo, tali dunque da coprire un arco diverso di forze politiche.
Restano invece esclusi dal beneficio dell'esenzione in base a tutti gli emendamenti i soggetti politici che hanno costituito componenti durante la legislatura senza trasformarle in gruppo (Azione, Radicali italiani, Europa verde, Alternativa, Rinascimento, Alleanza di centro, Italexit, Europeisti, Potere al popolo!, Partito comunista, Noi di centro, etc.), per non parlare ovviamente del gruppo dalla vita più breve della storia, vale a dire Cal (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Italia dei valori, durato solo un giorno al Senato tra il 27 e il 28 gennaio 2021. Queste riflessioni, ovviamente, non tengono conto di eventuali altre proposte di modifica che dovessero essere presentate in seguito; su questi emendamenti il governo non ha mosso obiezioni e risulta essersi rimesso al parere dell'aula, quindi la partita è aperta.
Vale la pena aggiungere, infine, che tra gli emendamenti che gravitano intorno all'art. 19 del decreto "milleproroghe" ce ne sono tre di Italia viva sulle elezioni dei parlamentari della circoscrizione Estero (con varie norme procedimentali) e uno - il 19.1 - a doppia firma Magi-Costa che cerca di riproporre - dopo la bocciatura "da pareggio" di un testo analogo discusso in sede di conversione del "decreto Pnrr" - la possibilità di raccogliere le firme a sostegno delle liste delle elezioni politiche "anche su documento informatico, sottoscritto con firma elettronica qualificata" (consentendo dunque anche l'uso dello Spid). Si tratterebbe di una novità oggettivamente dirompente per la raccolta firme delle elezioni politiche - come lo è stato per alcune delle richieste di referendum che la Corte costituzionale sta per valutare, dopo l'emendamento a prima firma Magi, preparato da Mario Staderini - almeno per le forze politiche che sceglieranno di avvalersi di quello strumento. Non si tratta di una strada priva di problemi (oltre alla sicurezza, c'è la questione per niente trascurabile dei costi legati alla tecnologia da utilizzare), ma questa è probabilmente l'ultima occasione seria e consistente per introdurre questa novità. Non sembra opportuno perdere la possibilità di rifletterci sopra.

sabato 17 luglio 2021

Europa Verde - Verdi: "Via il simbolo alla componente Facciamo Eco"

Nemmeno una settimana fa, nel dare notizia dell'evoluzione della Federazione dei Verdi nel nuovo soggetto politico Europa Verde - Verdi, ci si era interrogati sul destino della componente politica del gruppo misto alla Camera Facciamo Eco, nata a marzo grazie al sostegno (determinante) del partito del Sole che ride. Si pensava che entro qualche giorno 
il nome della compagine potesse cambiare, inserendo al suo interno anche il riferimento a Europa Verde per rendere visibile pure nelle aule parlamentari l'evoluzione del progetto politico. Non sarà così, anzi, almeno per ora il riferimento ai Verdi sparirà proprio dall'aula di Montecitorio: due giorni fa, infatti, la direzione nazionale di Europa Verde - Verdi ha deciso all'unanimità di revocare la concessione del simbolo della Federazione dei Verdi alla componente parlamentare. Che, evidentemente, è destinata a cessare alla prima seduta utile, a meno che un'altra forza politica che ha partecipato alle elezioni del 2018 le consenta di "sopravvivere". 
Vale giusto la pena richiamare in breve l'inizio di questa storia. La componente del gruppo misto 
Facciamo Eco era nata lo scorso 10 marzo ad opera dei deputati Rossella Muroni (eletta in Leu), Alessandro Fusacchia (eletto in +Europa) e Lorenzo Fioramonti (eletto nel M5S). Questa si era potuta costituire, tuttavia, solo grazie all'apporto dei Verdi, in quanto forza politica presentatasi alle ultime elezioni politiche con il proprio simbolo visibile sulla scheda elettorale (sia pure all'interno delle liste Insieme Italia Europa). Il regolamento della Camera, all'art. 14, comma 5, consente la formazioni di componenti politiche interne al gruppo misto, purché siano composte da almeno dieci membri, senza che sia richiesta alcuna omogeneità politico-partitica; si fa eccezione alla regola permettendo il sorgere di componenti con almeno tre membri, purché questi appartengano a minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione oppure - ed è il caso più frequente - "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". 
Sulla base di questa disposizione (e visto il modo piuttosto generoso in cui essa è stata finora interpretata), la Federazione dei Verdi - che allora aveva come co-portavoce Elena Grandi e Matteo Badiali - aveva stretto un rapporto di collaborazione con i tre membri originari della componente, concedendo loro l'uso del proprio simbolo e, soprattutto, acconsentendo a dirsi rappresentata alla Camera dai membri della componente. Se il simbolo dei Verdi, in particolare il sole che ride, era a disposizione della compagine fin dall'inizio, alla sua nascita Facciamo Eco era soprattutto un'etichetta, senza una resa grafica precisa, anche se erano stati individuati due colori (verde e viola) usati come elemento visivo ricorrente nei materiali e nei contenuti diffusi. Il 26 marzo, sulla pagina Facebook della componente - alla quale avevano aderito fin dall'inizio anche i deputati Andrea Cecconi e Antonio Lombardo (entrambi eletti nel MoVimento 5 Stelle) - era apparsa una grafica tinta degli stessi colori, con "Facciamo" viola in alto ed "Eco" verde subito sotto, molto evidente e con due elementi curvilinei alle estremità per dare l'idea dell'eco acustica che si propaga. In più di un'occasione i membri della componente hanno accostato il loro nome principale a quello dei Verdi, senza far pensare che ci fossero problemi in questo senso.
Proprio ieri, invece, una comunicazione a iscritte e iscritti dei due freschissimi co-portavoce di Europa Verde - Verdi, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi (eletti una settimana fa all'assemblea costituente della forza politica), ha fatto capire che alcuni problemi, nemmeno tanto lievi, erano invece sorti ed erano tali da richiedere un intervento deciso. Se i Verdi avevano accettato di farsi rappresentare in Parlamento da Facciamo Eco (concedendo all'unanimità l'uso del proprio simbolo) "
nella prospettiva di un processo politico unitario e di una positiva collaborazione politico-programmatica", scorrendo la deliberazione della direzione nazionale di Europa Verde - Verdi si apprende di "crescenti divergenze politiche e programmatiche rispetto alla posizione da assumere nei confronti del Governo Draghi". 
Per dirla in poche parole, il consiglio federale dei Verdi il 22 maggio aveva scelto di collocare il partito all'opposizione del governo guidato da Mario Draghi, pur avendo inizialmente "accolto con speranza l’avvento del governo Draghi e le promesse sulla transizione ecologica". Promesse che, a detta dell'organo collegiale dei Verdi, non sarebbero state mantenute, sotto vari piani: nella deliberazione si segnala innanzitutto che la relazione al Pnrr prevede "l'aumento delle spese militari e la richiesta di fondi sul ponte sullo Stretto di Messina" (due punti incompatibili "con la storia del movimento ecologista e pacifista italiano"), eppure i membri della componente si sono astenuti sul punto, così come sull'intero Pnrr "che non rispetta gli obiettivi sul clima" (perché "sottrae risorse al trasporto pubblico, alla depurazione, alla mobilità elettrica, alle rinnovabili, favorendo ancora le fonti fossili, alla lotta allo smog, alle bonifiche dei siti inquinati, agli asili nido e all'imprenditoria femminile"), mentre la componente avrebbe addirittura votato a favore del fondo complementare del PNRR "che finanzia l'Alta velocità nel sud a discapito degli investimenti sui treni regionali, che al 50% ancora oggi sono alimentati a gasolio". 
Europa Verde - Verdi contesta poi al governo Draghi il parere favorevole dato alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina ("un’opera che verrebbe realizzata in un'area ad alta sismicità e che sarà finanziata dal governo utilizzando le risorse che si sono liberate da quelle opere finanziate dai fondi del Recovery Plan"), così come la presentazione di "riforme in campo ambientale come il 'd.l. semplificazioni' che diminuiscono le tutele e rinunciano ad investire sui controlli ambientali" e il rifinanziamento della marina militare libica, mentre "la guardia costiera libica è accusata di torture ai danni di migranti e molti video documentano le atrocità commesse". Una stoccata è diretta anche al ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, il quale avrebbe riaperto "discussioni chiuse dai referendum popolari come quella sulla realizzazione delle centrali nucleari, o autorizzando nuove trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, frenando gli investimenti sulla mobilità elettrica ritenuta dal ministro non conveniente almeno fino ai prossimi dieci anni nel nostro paese andando in controtendenza a quello che accade in tutto il mondo che investe nell’auto elettrica" 
Insomma, per Europa Verde - Verdi il partito non può certo sostenere Draghi, ma deputate e deputati della componente Facciamo Eco - Verdi sarebbero stati indisponibili ad "assumere una collocazione politica all’opposizione del governo Draghi che non può limitarsi alla semplice critica come invece proposto" da Rossella Muroni. Europa Verde - Verdi ha preso atto di ciò, riconoscendo libertà e autonomia ai membri della componente ma rivendicando lo stesso per sé.
La situazione, già delicata sul piano parlamentare, sarebbe acuita dal non aver riscontrato "alcuna disponibilità da parte della componente parlamentare" al sostegno di liste di Europa Verde - Verdi o alla formazione di "liste verdi ecologiste e civiche comuni per le prossime elezioni amministrative e regionali". I vertici dei Verdi, che avrebbero dato vita in seguito a Europa Verde - Verdi, già dallo scorso novembre - come si legge sempre nel deliberato della direzione nazionale - avrebbero chiesto più volte a Rossella Muroni "di cooperare insieme per costruire una lista Verde, ecologista, civica e femminista per le prossime elezioni di Roma Capitale", mentre lei a fine giugno avrebbe comunicato alla Federazione dei Verdi "che la componente Facciamo Eco-Federazione dei Verdi non si sarebbe occupata di elezioni amministrative". Una posizione considerata "contradditoria e opposta a quella realmente praticata", in base alle notizie riportate dal Pd Roma e da altre forze politiche, in base alle quali proprio Muroni starebbe "partecipando attivamente e in prima persona alle riunioni per la costruzione di una lista civica ecologista concorrente alla lista di Europa Verde - Verdi all’interno della coalizione a sostegno del candidato sindaco di Roma Roberto Gualtieri": ciò avrebbe creato "non poco stupore", facendo concludere che "il simbolo dei Europa Verde-verdi non può essere concesso per favorire liste concorrenti e contrapposte alle elezioni amministrative". 
Il fatto stesso, infine, che nell'ultima newsletter della componente parlamentare si sia espressa la volontà di darsi "una struttura ben definita, con l’obiettivo, entro la fine dell’anno, di iniziare ad essere presenti anche fuori dal Parlamento", con la costruzione di "una rete di tante realtà che condividano la nostra agenda e i nostri valori", è stato ritenuto da Europa Verde - Verdi "esplicitamente divaricante rispetto all’iniziale prospettiva di un processo politico unitario, pur nella reciproca autonomia". 
Il documento approvato dunque parla di "comune decisione" (non è chiaro se ci si riferisca solo ai componenti della direzione nazionale di Europa Verde - Verdi, a interlocuzioni con i Verdi Europei o se la decisione sia stata condivisa pure da Facciamo Eco) di sospendere fino alle elezioni amministrative la costruzione del percorso unitario. Sulla base di ciò, la direzione di Europa Verde - Verdi ha deciso all'unanimità "di revocare la concessione del simbolo della Federazione dei Verdi, oggi nella disponibilità di Europa Verde-Verdi che ne rappresenta la continuità giuridica, alla componente parlamentare Facciamo Eco"; questo non fa venir meno l'auspicio affinché si lavori per creare "subito dopo le elezioni amministrative, come comunemente deciso anche con i Verdi Europei, le condizioni di un lavoro comune, che possa rendere nuovamente possibile una proficua e rinnovata collaborazione anche in Parlamento".
Al di là dell'auspicio, va rilevato che quando il rappresentante di Europa Verde - Verdi (Bonelli o Evi, ma più probabilmente il tesoriere e legale rappresentante Francesco Alemanni) comunicherà alla Presidenza della Camera la revoca del simbolo alla componente Facciamo Eco, che non rappresenta più la Federazione dei Verdi, la citata componente non avrà più ragione di esistere proprio per il venir meno del "requisito della rappresentanza di un partito o movimento politico richiesto ai sensi dell'articolo 14 comma 5, secondo periodo, del Regolamento". Questo era stato scritto sul sito della Camera a proposito della cessazione - il 17 dicembre 2019 - della componente Cambiamo - 10 volte meglio: quest'ultima forza politica (presente alle ultime elezioni solo in poche circoscrizioni e senza alcun proprio rappresentante in Parlamento) nel maggio del 2019 aveva dichiarato di sentirsi rappresentata dalla componente (che all'inizio si chiamava Sogno Italia) e poi aveva ritirato la dichiarazione di rappresentanza, comportando la cessazione della componente (e causando le proteste di chi, come il costituzionalista Salvatore Curreri, riteneva pericoloso che a decidere sul sorgere o sulla "fine" di un'articolazione parlamentare fosse un soggetto politico del tutto esterno alle Camere), mentre i suoi membri residui qualche settimana dopo avrebbero aderito alla componente ridenominata "Noi con l'Italia - Usei - Cambiamo! - Alleanza di centro".
Facciamo Eco, dunque, sembra destinata alla consunzione. Quel nome potrebbe non sparire però dalla vita e dai resoconti della Camera se un'altra delle forze politiche che hanno partecipato alle elezioni politiche del 2018 con il loro simbolo - anche all'interno di altri contrassegni, anche solo in poche circoscrizioni - accettasse di dirsi rappresentata da Facciamo Eco e mettesse a disposizione, insieme al proprio simbolo, la possibilità di costituirsi in componente politica del gruppo misto conferita dal regolamento. Ben difficilmente, tuttavia, questo potrebbe far sopravvivere la componente che oggi esiste: è molto più probabile che di questa si dichiari la cessazione e che il Presidente della Camera autorizzi subito dopo il sorgere di una nuova componente (grazie all'apporto di una diversa forza politica) sulla base della richiesta pervenutagli. 
Il precedente - non identico, ma con alcuni elementi di somiglianza - su cui si poggia quest'idea ha riguardato, nella scorsa legislatura, la compagine di Alternativa libera, formata da deputate e deputati che avevano ottenuto l'elezione nel MoVimento 5 Stelle: sorta nel febbraio 2015 come componente "maggiore" formata da dieci membri e poi sopravvissuta, dopo alcune defezioni, grazie all'arrivo dei rappresentanti di Possibile (forza politica nata dopo le elezioni del 2013, dunque senza facoltà di costituire una propria componente), una volta scesa sotto la consistenza minima richiesta dal regolamento è stata dichiarata cessata il 20 marzo 2017; lo stesso giorno, le cinque persone elette che si riconoscevano ancora in Alternativa libera hanno chiesto e ottenuto di formare una componente grazie al sostegno tecnico di Tutti insieme per l'Italia, al dichiarato scopo di non disperdere lo staff tecnico che aveva assistito la componente sino a quel momento. Nonostante questo, però, lo staff dovette comunque lavorare a fianco di una nuova componente, non potendosi evitare lo scioglimento di quella precedente poiché erano venute meno le condizioni per la sua permanenza in vita (cioè il numero minimo richiesto dal regolamento, che in ogni caso non ci sarebbe più stato dopo la scelta annunciata di Possibile di aderire al gruppo di Sinistra italiana). Anche in questo caso, se non altro per una questione di trasparenza e correttezza, ove un'altra forza politica concedesse a Facciamo Eco di esistere di nuovo come componente, sarebbe opportuno che quella nata grazie ai Verdi cessasse, per poi rinascere subito dopo con il supporto di un altro soggetto politico.
Proseguono dunque le meraviglie - per chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica tali sono - del gruppo misto della Camera, a dispetto delle proposte di modifica del regolamento che cercano di scoraggiare fenomeni simili, oltre a quello più generale del transfughismo (il cambio diffuso di casacca, detto in altre parole). Nonostante questo, non sarà così facile voltare pagina del tutto: se ne parlerà tra qualche giorno più nel dettaglio, analizzando la proposta di modifica al regolamento presentata dal Pd a fine giugno.