Visualizzazione post con etichetta corrado passera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corrado passera. Mostra tutti i post

mercoledì 13 aprile 2016

Milano, ultime evoluzioni grafiche per Parisi (e Passera)

Prima di tutto un'ammissione necessaria: mi ero sbagliato. Giusto pochi giorni fa, alla notizia del ritiro della candidatura di Corrado Passera a sindaco di Milano e del suo sostegno a Stefano Parisi attraverso una lista civica, avevo immaginato che il simbolo di questa non avrebbe contenuto né il nome di Parisi (in base a un accordo che in qualche modo era stato stretto all'interno della coalizione, specialmente con Berlusconi), né simboli partitici, "nemmeno quello di Milano unica". Alla fine, invece, nel simbolo presentato ieri sono apparsi tanto il nome di Parisi, quanto la scritta "Milano unica": tutto questo, probabilmente, è stato frutto di una rapida evoluzione che si è consumata nelle ore precedenti l'annuncio.
In realtà, già domenica qualcuno aveva fatto notare che la costruzione del simbolo di quella lista civica a favore di Parisi non sarebbe stata una passeggiata. Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, ad esempio, aveva ricordato che, "dal punto di vista del consenso, un simbolo in più sulla scheda, se incarna una proposta nota, rappresenta un valore che altrimenti rischia di perdere concretezza", rischio che si poteva correre se Passera fosse stato del tutto assente dalla grafica elettorale di Sala, "soprattutto dopo una campagna elettorale fortemente concentrata sulla persona quale è stata quella di Corrado Passera".
Lo stesso articolo che citava la Ghisleri, scritto per il Corriere da Marco Cremonesi, ricordava l'accordo che impediva a Parisi di "utilizzare il proprio nome sulla sua lista civica" (a differenza di quanto sarebbe comunque avvenuto con gli emblemi di Forza Italia, Milano popolare e Fratelli d'Italia), aggiungendo che l'idea iniziale era di indicare invece il nome del capolista, l'ex sindaco di centrodestra Gabriele Albertini; l'emersa opportunità di dare peso grafico anche a Passera avrebbe affidato ai creativi la difficile risoluzione del "rebus di un marchio per la lista Parisi che citi Albertini e Passera ma non Parisi".
Quel rebus doveva essere troppo difficile da risolvere, al punto che qualcosa nella partita del nome si è sbloccato nelle ore successive: secondo i media (lo scrive, ad esempio, Andrea Senesi sul Corriere) sarebbe stato Berlusconi in persona a consentire l'inserimento del nome di Parisi, per evitare "il paradosso" del nome del candidato sindaco mancante solo sulla sua lista personale, specie se sul logo ci fosse stato (anche) il riferimento ad Albertini: un paradosso, probabilmente, più forte della "paura di vedere cannibalizzato il voto a Forza Italia" che aveva portato l'ex presidente del consiglio a quella richiesta.
Quando alla fine il simbolo è stato presentato, Gabriele Albertini lo si è visto in carne e ossa, ma non sull'emblema in questione. Si è scelta la dicitura generica (ma quasi personalizzata) di Lista civica Parisi, conservando dell'immagine coordinata utilizzata fin qui dal candidato sindaco tanto il triangolino tricolore (che nasconde in parte la parola "Civica", come nelle grafiche nascondeva un pezzo del cognome), quanto il colore giallo carico, che tinge il fondo del cerchio, sul quale si legge in filigrana la mappa del centro storico di Milano. In alto è stato inserito lo slogan "Io corro per Milano", già varato alla fine di febbraio; in basso, invece, è stato inserita l'espressione "per una Milano unica", con le ultime due parole in netta evidenza. Si tratta, ovviamente, del riferimento alla forza politica di Corrado Passera, declinata in chiave locale, senza una citazione diretta del leader (che non è candidato). 
Le amministrative di Milano potevano essere la prima vera occasione di visibilità per il partito di Passera; il fatto che sul contrassegno della lista Parisi - cui Italia unica partecipa assieme ad alcuni candidati di Fare per Fermare il declino - non appaia il simbolo ma solo il nome, può rappresentare piuttosto un test, un esperimento per vedere l'effetto che fa, con la possibilità di presentare il simbolo originale in future competizioni elettorali dopo un primo radicamento territoriale consolidato dal voto milanese.

sabato 9 aprile 2016

Lega a Roma e Passera a Milano: illazioni simboliche

Sarà pure retorico dirlo, ma è la verità: "Partita finisce quando arbitro fischia": la massima coniata dal venerato maestro Vujadin Boškov colpisce nel segno anche quando si parla di contrassegni elettorali. Ora che si conosce la data delle elezioni (il 5 giugno 2016), si può dire con assoluta certezza che i documenti per la presentazione delle candidature dovranno essere presentati nelle rispettive segreterie comunali tra le ore 8 del 6 maggio e le ore 12 del 7 maggio. L'esame del materiale depositato - simboli compresi - da parte della (sotto)commissione elettorale circondariale competente, dovrà concludersi entro l'8 maggio e, in caso di rilievi da parte dell'organo, ci sarà tempo entro il 10 maggio per presentare un nuovo emblema (che entro quel giorno dovrà essere vagliato). 
Fino al 7 (se va tutto bene) o, al più, fino al 10 maggio, dunque, il panorama simbolico delle prossime elezioni amministrative potrà subire cambiamenti: certo, alcune liste scontente potrebbero ricorrere alla giustizia amministrativa, spostando ulteriormente in là il termine, ma si tratta di casi limite (che, tra l'altro, non fanno la felicità delle tipografie che devono stampare schede e manifesti). In questo mese, obiettivamente, può ancora accadere di tutto: si possono far nascere nuove liste, farne sparire altre ed elaborare grafiche più o meno fantasiose.
Ogni notizia può scatenare l'immaginazione dei notisti politici, come la candidatura di Irene Pivetti come "capolista della Lega" a Roma. "Della Lega - nota acutamente Giovanni Bucchi su Formiche.net - non di Noi con Salvini (e nemmeno della Lega Nord, il Capitano è stato attento a non pronunciare la parola Nord)". Il Capitano, ovvio, è Matteo Salvini, il quale in conferenza stampa non avrebbe parlato a caso; da più parti, del resto, si è detto di problemi organizzativi di Noi con Salvini nella Capitale. Anche per questo, Bucchi pensa che la Pivetti sarà "la capolista di un’unica lista che dovrebbe riportare entrambi i nomi e un simbolo pensato appositamente per questa tornata elettorale romana". 
Per qualcuno la tentazione di immaginare un emblema ad hoc è stata forte: Il Tempo, accanto al pezzo di Carlantonio Solimene e accompagnato dalla scritta Sarà così?, ha pubblicato un "marchio" ibrido, basato sulla grafica di Noi con Salvini, ma con la parola "Lega" - gialla, enorme - a sostituire le prime due parole del nome e l'indicazione, in basso e in rosso, della città di Roma. Che si possa trattare di una boutade (pur non del tutto infondata) escogitata da qualcuno lo suggerisce l'uso della font Helvetica per la parola "Lega", non coerente con il resto della grafica (e nemmeno con quella tradizionale del Carroccio); resta però la curiosità di vedere cosa inventerà lo staff di comunicazione leghista per dare un contributo significativo alla candidatura di Giorgia Meloni.
Quasi impossibile che sia vero...
Altri simboli, invece, hanno tutto il tempo di tramontare, ad esempio quello - piuttosto anonimo - che accompagnava la corsa a sindaco di Corrado Passera, che pur era stato tra i primissimi ad annunciare la sua discesa in campo verso Palazzo Marino. Giusto oggi, infatti, l'ex ministro ha fatto sapere che sosterrà Stefano Parisi, per aiutarlo a vincere fin dal primo turno. 
Interpretando le frasi del comunicato ufficiale, nel quale Passera spiega di dare vita "con Stefano Parisi a una lista civica comune" e Parisi sottolinea che "Corrado Passera costituisce un grande valore aggiunto per la nostra coalizione e per la lista civica", sembra di capire che non dovrebbe essere presentato un simbolo di partito (nemmeno quello di Milano unica, per esempio), ma appunto un emblema diverso, che magari colori in chiave liberale la "lista del sindaco" che - stando alle solite indiscrezioni - in qualche modo Parisi si sarebbe impegnato a non presentare solo con il proprio nome. Non è affatto detto che il contrassegno somigli alla grafica utilizzata in queste settimane da Passera, ma in fondo non è nemmeno impossibile; in ogni caso, grafici e strateghi del marketing politico hanno tutto il tempo di cambiare idea...

lunedì 21 marzo 2016

Milano, prime mosse simboliche

Forse qualcuno lo immaginava, forse qualcun altro no, ma alla fine tra le grandi città chiamate al voto la piazza più tranquilla sembra sicuramente Milano: con fibrillazioni ridotte al minimo tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, senza proliferazioni di candidati sindaci o primarie contornate da ricorsi, sotto la Madonnina ci si prepara con meno patemi d'animo alle elezioni amministrative, che in ogni caso non saranno una passeggiata. In questi giorni è entrata nel vivo l'attività dei partiti maggiori, che hanno iniziato a scoprire le loro carte e, in qualche caso, anche i simboli con cui si presenteranno alle elezioni.
Giusto oggi, per esempio, il Nuovo centrodestra ha presentato il contrassegno con cui intende partecipare alle elezioni: la grafica è stretta parente di quella appena adottata dai gruppi parlamentari di Area popolare. Nella parte alta del cerchio, dunque, si riprende il tema del cuore giallo popolar-europeo con le quattro stelle su fondo blu e la scritta "Milano popolare" (giusto per declinare in quel modo il nome scelto a livello nazionale); poco meno della metà del contrassegno è invece dedicata al sostegno a Stefano Parisi, con l'indicazione "Parisi sindaco" in blu, su segmento giallo. Alla lista, oltre che esponenti di Ncd, dovrebbero partecipare persone provenienti dalla società civile (e, volendo, dalla stessa Udc, visto che condivide il progetto di Ap con il partito di Alfano, anche se la lista è stata presentata più come espressione di Ncd). 
Il nome di Parisi è altrettanto evidente nel simbolo di Forza Italia, che non contiene più il nome di Silvio Berlusconi (negli anni scorsi la formula "Berlusconi per ..." era un elemento quasi costante alle amministrative, a sostegno di ogni singolo candidato): il cognome di Parisi è reso in Helvetica, un po' schiacciato in altezza sotto alla bandierina che in parte deborda, sparendo al di sotto della circonferenza esterna (un po' com'era avvenuto, per esempio, con il simbolo di Fi presentato alle elezioni politiche del 2006). I candidati in lista, dunque, dovranno accontentarsi del "traino" del simbolo, senza quello del nome del fondatore e leader; in compenso, pochi giorni fa la Repubblica sosteneva che l'assenza del nome di Berlusconi dal contrassegno forzista fosse la contropartita per ottenere che Parisi presentasse sì una "lista del sindaco", ma senza il suo nome sopra
Sulla scheda ci sarà invece, e sarà ben visibile, il nome di Corrado Passera, nella lista che lo sosterrà. Contenuto del contrassegno? Solo "Corrado Passera sindaco", senza fronzoli, nome bianco su fondo azzurro e "sindaco" azzurro su segmento bianco, con un logo che circola più o meno da gennaio. Nient'altro, nessun apporto simbolico. Perché - salvo sorprese degli ultimi giorni - a quanto pare non è prevista la presentazione anche di una lista di Italia unica, il partito che lo stesso Passera ha fondato con tutti i crisi alla fine di gennaio dello scorso anno. Niente logo-algoritmo tangram, niente "Milano unica" o cose simili: Passera schiera se stesso e il suo progetto, puntando tutto sulla propria figura di "liberale per Milano" in alternativa ai profili di Parisi e Beppe Sala, entrambi "in mano ai partiti". Basterà a convincere i milanesi?

domenica 1 febbraio 2015

Italia unica diventa partito (e arrotonda il simbolo)

Morale, da ieri si fa sul serio. Tra i partiti della scena politica italiana da sabato - mentre i più erano distratti dalla seduta del Parlamento in seduta comune che ha eletto Sergio Mattarella al Quirinale - si può ufficialmente annoverare anche Italia unica. Formazione che ha anche un presidente, inevitabilmente identificato per acclamazione in Corrado Passera, che quel progetto lo aveva promosso fin dall'inizio, per l'esattezza da quasi un anno (l'aveva lanciato il 23 febbraio dell'anno scorso).
Il lancio è avvenuto in grande stile al Cavalieri Hilton a Roma, davanti ai rappresentanti di coloro che si sarebbero già tesserati (l'Ansa parla di 3mila persone in tutta l'Italia). L'idea è di schierare il nuovo partito alle elezioni politiche "quando ci saranno", per cui il battesimo elettorale rischia di dover aspettare fino a tre anni. Ma varrebbe la pena aspettare, visto che l'ambizione è quella di costruire "il maggior partito italiano".
Sull'area in cui il soggetto sarebbe impegnato non ci sono dubbi: "Italia Unica si pone come alternativa credibile alla sinistra e ai populismi e si ispira ai valori popolari e liberali, e si propone come offerta politica nuova e originale". Nei populismi, di fatto, lui infilza tutti, da Renzi a Berlusconi a Salvini a Grillo, cioè i soggetti che vanno per la maggiore.
"La rivoluzione è possibile. Insieme", si legge nel sito di Italia Unica, nella pagina dedicata al tesseramento. Insieme a chi? A persone poco note (ma certamente "professioniste della loro professione, compresi alcuni già impegnati in Fare), e a nomi già visti in altre formazioni. Ad esempio Renzo Tondo, l'ex presidente del Friuli, oppure Silvana Mura, già tesoriere dell'Italia dei valori; è già noto anche il coordinatore nazionale, Lelio Alfonso, già vicedirettore della Gazzetta di Parma, nonché tra i promotori di Scelta civica (e non eletto nel 2013 in Emilia Romagna).
Nel frattempo, la nascita di un "partito nuovo" ("non un nuovo partito", eppure questo slogan era già stato del Pd ai suoi inizi...) è segnata anche dalla trasformazione in simbolo del logo nato l'anno scorso. Certo, a dirla tutta, nelle scenografie il logo non era ancora stato "imprigionato" nel classico cerchio in cui tutti gli emblemi elettorali sono costretti. La forma circolare, però, è spuntata sull'esemplare di tessera che lo stesso sito riporta: sul fondo blu appare una macchia bianca con al centro il logo tricolore, simile a un tangram tutto speciale. E' un po' come se i riflettori fossero puntati tutti lì, per mettere in luce la nuova creatura politica. L'effetto non è spettacolare, anche se per lo meno la figura sembra proporzionata. Chissà se la rivoluzione di Passerà avrà inizio proprio da lì, oltre che dal logo personalizzato che ogni iscritto potrà sfoderare al bisogno, mostrando il retro della propria tessera.

giovedì 6 novembre 2014

Italia unica, ovvero il tangram del logo personalizzato

Non si abbia, per cortesia, l'impressione che da queste parti nessuno se ne fosse accorto e che si sia rimasti in relativo sonno per ben otto mesi e mezzo. Da queste parti si sa che il 23 febbraio Corrado Passera, già ministro dello Sviluppo economico con Monti e ancora catalogato dai più sotto l'etichetta "banchiere", ha lanciato il suo nuovo progetto politico, Italia unica
Non è sfuggito che, nello "start-up team" (ma possibile che l'inglese sia una tappa obbligata?), sono spuntate figure dalla storia interessante come Giulia Bongiorno (avvocata grintosa, eletta alla Camera nel 2006 con An e due anni dopo col Pdl, prima del passaggio a Futuro e libertà seguendo Fini), Lelio Alfonso (giornalista, da anni impegnato nella comunicazione ad alti livelli, candidato alle ultime elezioni con Scelta civica) e Carlo Fusi (per anni notista politico in forza al Messaggero); non sono passate inosservate le vicinanze di altri soggetti puntualmente riferite dai media, con il dubbio consueto - e francamente non essenziale - sul loro tasso di fondatezza.
Il progetto è stato presentato (e forse già rilanciato) a giugno e in varie occasioni le cronache se ne sono occupate, ma per scriverne qui, si aspettava qualcosa di più. Magari una "discesa in campo" ufficiale, alla vigilia di un appuntamento elettorale. A meno che qualcosa sia sfuggito, ciò non è ancora accaduto. Nel frattempo, però, l'idea di "rilanciare con vigore l’Italia e creare occupazione per le sue donne e i suoi uomini, mobilitando risorse mai immaginate negli ultimi anni: 400 miliardi di euro al servizio della crescita" è andata avanti; il sito è cresciuto, sul territorio la presenza sembra più radicata e i mezzi di comunicazione non hanno cancellato Passera dai loro spazi, quindi vale la pena dire qualcosa sul piano simbolico.  
Già, perché non era passato inosservato nemmeno quel logo curioso, come somma combinatoria di forme geometriche chiaramente tinte di rosso e di verde, sovrastanti il nome che - per font e colore, solo un tantino più scuro - ricorda un po' l'esperienza (non felice a questo punto) di Scelta civica. Si legge nel sito che "il logo è composto da 20 elementi geometrici, come 20 sono le regioni che compongono l’Italia". 
Per provare a rafforzare il concetto, la stessa pagina propone il video con l'indimenticabile claim - subito preso di mira dai puristi della lingua - "Io Siamo": negli ultimi fotogrammi, si vedono proprio le sagome delle regioni trasformate nelle forme geometriche che, avvicinandosi e colorandosi di Italia, creano effettivamente il logo del movimento. Si può anche dar retta al sito, quando scrive che quella grafica "simbolizza un nuovo modo di far comunità, di star insieme, di esprimere connettività; è la visualizzazione di un movimento in continuo movimento, e di una società che non è mai uguale a se stessa ma si rinnova continuamente"; la stilizzazione grafica di certe regioni, in ogni caso, è per lo meno ardita (se non apertamente discutibile).
In quell'ultima parte di frase, però, è contenuta la vera novità del logo di Italia unica: la personalizzazione dello stesso per ogni aderente. "È un cosiddetto logo dinamico - spiega sempre la pagina web - regolato da un algoritmo che permette di generare milioni di variazioni, in modo che ciascuno possa avere il suo logo personale, unico e irripetibile (come fosse una specie di codice genetico visuale). Milioni di loghi con una stessa identità e allo stesso tempo tutti diversi, così come lo sono milioni di Italiani". 
L'idea, bisogna ammetterlo, oltre a essere originale ha un certo fascino. Sarà forse perché, a voler dar retta a Flaiano (o a chi lo cita), l'Italia è una collezione di casi unici, ma l'idea del simbolo personalizzato potrebbe dannatamente piacere a qualcuno, appagato dall'avere qualcosa di unico che lo rappresenti. E così, in questa sorta di tangram cinese in salsa italica (con in più l'alea del colore, visto che per i nomi non entrano in gioco solo il rosso e il verde), si tenta l'inedita via della ultrapersonalizzazione della politica, un esperimento assoluto che almeno in parte ci somiglia. Dei milioni di combinazioni possibili, però, è probabile che molte restino non assegnate: a dar retta a Ipsos, che un mese fa a Italia unica aveva attribuito giusto l'1%.

venerdì 7 settembre 2012

Udc, Casini cancella il suo nome dal simbolo



Al momento, a coprire il nuovo emblema c’è solo un drappetto bianco, peraltro troppo corto per celare tutto il contrassegno: nessuno sconvolgimento, ma qualche segno importante si intravede già. A settembre, puntuale, torna l’appuntamento dell’Udc al parco Fucoli di Chianciano Terme. Già nel 2010 doveva essere un appuntamento caldo: doveva essere l’anno del Partito della nazione, che avrebbe abbandonato lo scudo crociato, così come aveva ipotizzato Pierferdinando Casini: non se ne fece nulla, come è noto, ma quest’anno qualcosa succederà.
Oggi pomeriggio s’inaugura la kermesse «Le primarie delle idee per la rinascita dell’Italia», con mezza sfilata del governo (da Riccardi a Ornaghi, da Martone a Clini, da Catania a Patroni Griffi, fino a Corrado Passera), sfoggio di esponenti sindacali e sociali e, naturalmente, la parata dei dirigenti dell’Udc (e non solo: ci sarà anche Fini, per dire): apre il segretario Lorenzo Cesa, chiude Casini. Nel mezzo, però, tra domani e dopodomani, sarà presentato il nuovo simbolo del partito.
I tradizionalisti, democristiani dentro – a dispetto della “riattivazione” della Dc di alcuni mesi fa – sono tranquilli: il lenzuolo di carta – o il cencio, visto che siamo nel senese – non copre l’estremità appuntita dello scudo crociato e, in trasparenza, sembra di leggere ancora «Libertas» sul braccio della croce: nessun abbandono dell’insegna classica, insomma, e nessuno strappo con la storia da De Gasperi in poi. Il drappo, tuttavia, oltre a essere corto non è nemmeno così opaco da coprire la vera novità dell’emblema: nel segmento circolare rosso che sormonta lo scudo, non c’è più il nome del leader Udc. Casini, dopo averlo fatto inserire nel 2006 – quando si era votato per la prima volta con il Porcellum e si voleva marcare il territorio, per pretendere qualcosa nel caso Forza Italia avesse preso pochi voti – ora lo fa togliere: al suo posto, campeggia chiaramente la parola «Italia», maiuscola e imponente.
Può essere il tentativo di mettere un’ipoteca importante su quel termine (oltre che di far piacere a Italia futura, presente in massa a Chianciano), o magari è il segno di qualche cambiamento della legge elettorale (senza la necessità di marcare il capo della coalizione) o, ancora, di qualche tentativo concreto di avvicinare altre forze come il Pd, preparandosi a non indicare più Casini come candidato ideale. Un po’ di pazienza (giorni, settimane o mesi) e qualcuno ce lo farà sapere, si spera.