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venerdì 8 giugno 2018

METti un esperimento al seggio (per provare che era meglio Bunga Bunga)

A volte si notano più le assenze delle presenze, per cui quest'anno i cultori delle liste dei paesi "sotto i mille" (quelle che, tanto per ricordarlo, non necessitano di raccolta di firme) noteranno probabilmente la sparizione, in particolare dai comuni del Piemonte, del Movimento Bunga Bunga. L'assenza, come si vedrà, è tutto meno che casuale, essendo frutto di un preciso disegno del suo ideatore, Marco Di Nunzio: il demiurgo di Forza Juve, Chiam(aGas)parino e altri emblemi imperdibili non poteva però lasciare soli i drogati di politica di ogni italica latitudine.
Non ci si attenda, però, simboli scoppiettanti, di quelli che è impossibile non notare. A Lignana e Lenta, in particolare, la brigata Di Nunzio ha fatto depositare un emblema in apparenza inoffensivo, quello del Met, sigla che sta per Movimento per l'economia e il territorio. L'emblema è di quelli che più nazionalpopolari non si può, ma anche un po' anonimo a pensarci bene: fondo blu, tricolore pennellato, sigla rossa, puntata e bombata (e anche un po' chiassosa) nella parte superiore, nome scritto per esteso in basso; nessun riferimento territoriale, né al comune né al territorio più ampio. Nei due piccoli comuni in provincia di Vercelli, dunque, si presenterà il simbolo del Met; visto che in entrambi i casi le liste sono tre, non è assicurato l'approdo in consiglio comunale. Ma allora perché è stato presentato proprio quel contrassegno?
La spiegazione, a questo punto, è il caso di farsela dare dallo stesso Di Nunzio: "Questa è una prova di statistica". In che senso? "Nei comuni sotto i mille abitanti, le liste civetta funzionano senza fare nessuna pubblicità: a Osasio, in provincia di Torino, con la lista Bunga Bunga - Campioni d'Italia sono stati eletti tre consiglieri comunali; a Rittana, nel cuneese, è mancato poco che eleggessimo il sindaco". E questa volta invece? "Met non è una lista civetta, ha un programma politico di estrema destra, è impegnata in pubblicità elettorale e i candidati saranno presenti sul territorio; eppure, anche se candideremo praticamente le stesse persone come candidati e ci si presenterà in territori simili per problematiche e condizioni sociali a quelli in cui con Bunga Bunga abbiamo ottenuto risultati importanti - e sempre con un elettorato piemontese - sono convinto che non prenderanno nessun voto o, alla meglio, non si supererà l'1%".
Una sconfitta annunciata, dunque, peraltro non a costo zero, ma che senso ha l'operazione? "Voglio fare un calcolo sul diverso rendimento delle liste "civetta" basate sul calcio, sul sesso o su eventi sociali eclatanti, da una parte, e di una lista civica come il Met, che ha un suo programma, una sua strategia di propaganda e i candidati - gli stessi di Bunga Bunga - presenti sul territorio". Chissà se gli abitanti di Lignana e Lenta si renderanno conto di essere parte di un esperimento sociologico made in Bunga Bunga

domenica 4 febbraio 2018

#RomanzoViminale: dieci simboli mai arrivati in bacheca


I media nei giorni scorsi si sono prodigati in folkloristiche cronache e narrazioni dal Viminale, descrivendo al volo o più nel dettaglio i vari simboli depositati e i loro presentatori. Più di qualcuno, nel tirare le somme, ha riconosciuto un vistoso calo nel numero dei depositanti e delle loro "creature", cercando di interrogarsi sui motivi alla base della "ritirata". Nessuno però ha seriamente dedicato attenzione ai simboli che, per una ragione o per l'altra, quest'anno non si sono visti nelle bacheche del Ministero dell'interno o avrebbero potuto starci benissimo se qualcuno li avesse preparati in tempo. Chi gestisce questo sito e molti dei suoi frequentatori, tuttavia, credono sia giusto rendere loro l'onore delle armi: per questo, ecco qui dieci simboli - con relativi presentatori - che avremmo potuto e voluto vedere nelle bacheche del Viminale, ma almeno sono finiti nella nostra "fantabacheca". Per sorridere un po', per sentirci meno soli come #drogatidipolitica, per sentirci rassicurati da un simbolo strano che si aggiunge o che anche stavolta non manca all'appello. E invece, purtroppo, non c'era.

1) Lista Gabriele Paolini

Di tutti i simboli elencati, questo è il solo che abbia varcato in qualche modo la soglia del Ministero dell'interno. Come si è detto nei giorni scorsi, infatti, tra gli ultimi a presentarsi ai tavoli dl Viminale nella prima giornata di deposito, il 19 gennaio, c'è stato Gabriele Paolini, già noto come inquinatore e decostruttore televisivo (oltre che come "profeta del condom", ma quest'anno tra i depositanti c'era pure Giuseppe Cirillo): con sé, a quanto pare, aveva solo un foglio con il possibile emblema della sua lista, difforme rispetto alle prescrizioni di legge e ministeriali. Nelle bacheche non è mai arrivato, ma sul profilo Facebook di Paolini lo si è visto: si trattava della semplice dicitura "Lista Paolini" scritta a penna, nel tentativo di rendere le lettere più spesse. Al centro, il nome "Felis" con tanto di occhio stilizzato: chi è Felis? Andate sul profilo Fb o sui siti curati da Paolini per scoprirlo...


2) Lista civica nazionale "Io non voto"

Di solito è sempre stato tra i primi a presentarsi in fila davanti al Ministero dell'interno; quest'anno, invece, problemi di salute hanno tenuto lontano da Roma Carlo Gustavo Giuliana, così fotografi e telecamere non hanno potuto immortalare il suo ormai immortale "Io non voto", con tanto di virgolette perché è la citazione di una presa di posizione, di una scelta netta che si fa progetto e nome, appunto, di una "lista civica nazionale". Ci è mancato questa volta il colore pervinca del simbolo, ci è mancato il buonumore pronto a non venir meno e a scattare a dispetto della fredda attesa viminalizia. Si spera che torni presto a mettersi in fila e, magari, riesca anche a presentare le liste, così da concedere a tutti il brivido ossimorico di votare "Io non voto".


3) No Euro - Lista dei grilli parlanti

Altro grande assente, che non può non avere un posto d'onore nella lista delle persone che ci si aspettava di veder arrivare sulla piazza del Viminale per depositare una delle sue creature è Renzo Rabellino. Tra il 1993 e il 2016 ci ha deliziati a livello locale e nazionale con le sue iniziative simboliche audaci (a volte con un vago sentore di zolfo), che hanno fatto sommamente irritare alcuni, mentre hanno dato sempre linfa ai veri #drogatidipolitica. Purtroppo stavolta Renzo non si è visto: è probabile che c'entri la condanna (diventata definitiva ad agosto dopo la sentenza della Cassazione) legata alla raccolta delle firme per le regionali piemontesi del 2010. Noi speriamo di rivederlo presto, magari con Gianluca Noccetti, nel 2014 elemento fondamentale della banda. Vi aspettiamo! 


4) Partito pirata

Dopo l'invasione (o arrembaggio, fate un po' voi) del 2013, quest'anno nemmeno un simbolo si è riferito al fenomeno Pirata. Ma soprattutto quest'anno non si è visto nemmeno Marco Marsili, che nel 2013 aveva portato il "suo" Partito pirata, anche se aveva dovuto modificare il simbolo perché gli era stato chiesto di cambiare nome e togliere la vela nera, ma il jolly roger era rimasto al suo posto. Ci sono mancate le scorribande (ad arrembaggio) notturne e antelucane di Marco, quasi sempre preludio alla presentazione di simboli che hanno messo sotto stress le norme elettorali, per capire fino a che punto si poteva osare: quest'anno la terra portoghese l'ha trattenuto, ma siamo certi che prima o poi tornerà, oh se tornerà... 


5) Partito internettiano

Il primo a mettere la "chiocciolina" del web su un simbolo elettorale? Francesco Miglino, segretario del Partito internettano, apparso per la prima volta nelle bacheche ministeriali nel 2001 (anche se allora il fondo era tutto azzurro e le scritte erano nere). Presente alle politiche del 2013 e alle europee del 2014, pareva che anche quest'anno il titolare del simbolo si presentasse almeno nell'ultimo dei tre giorni dedicati al deposito degli emblemi, ma purtroppo non è arrivato. Peccato, perché nell'anno delle campagne elettorali più social in assoluto, vedere al suo posto l'emblema del primo partito ad aver creduto che "solo tramite internet, il più rivoluzionario strumento di partecipazione diretta, sarà possibile intervenire nelle nuove sfide, contrapporsi da subito ai minacciosi piani di accaparramento delle risorse del pianeta da parte di oscuri centri di potere che, in nome del profitto ed in forza di immense disponibilità finanziarie, pensano di determinare e dominare il destino della società senza che nessuno si opponga" sarebbe stato rassicurante.


6) INRI - Lista Jesus Messi - Movimento Bunga Bunga

Lui in effetti in questi giorni è rimasto in Colombia a preparare altre liste e altre battaglie, per cui al Viminale non lo si è proprio visto. Ma lui, Marco Di Nunzio, il simbolo per correre nella circoscrizione Estero - America meridionale l'aveva già preparato e, al di là di ogni considerazione estetica, era davvero imperdibile. In primo piano c'era una spada (mi raccomando, non una croce), giusto in mezzo alla sigla Inri (che ovviamente significa Indigenti nativi rivoluzionari italiani... cosa pensavate, eh??); subito sotto c'era un riferimento a "Jesus" (vai a capire se si tratta di Gabriel Jesus del Manchester City o di Jorge Jesus allenatore dello Sporting Lisboa) e a Messi, con tanto di stemma del Barcellona; in basso, la pulce dell'immancabile Movimento Bunga Bunga (col simbolo del 2013). Il contrassegno sarebbe stato bocciato di sicuro, ma quante emozioni avrebbe portato... 


7) Sempre in piazza - Il presenzialista dei Tg

Prima o poi avrebbe dovuto pensare seriamente a fare una propria lista: Mauro Fortini in Italia lo conoscono tutti, anche se magari ne ignorano il nome. E' lui il più assiduo presenzialista dei telegiornali, che appare sempre con la sua inseparabile penna arancione, usata per vergare un taccuino mentre il politico di turno dichiara qualcosa, oppure portata alla bocca o alla fronte, mossa con sapiente e ipnotica lentezza, in grado di distrarre il telespettatore. Da qualche giorno Fortini, che dal 1999 ha totalizzato oltre 18mila apparizioni televisive, ha concepito un suo simbolo da presentare alle prossime elezioni: c'è lui, il suo motto "Sempre in piazza" (e lui c'è davvero), il suo biglietto da visita di "presenzialista dei Tg" e, soprattutto, la sua penna arancione, proprio quella. La prossima volta, ne siamo certi, si metterà in fila anche lui.


8) Partì Demücratéc Padan

Anche in questo caso il contrassegno scelto per la bacheca dei non depositati, più che un partito, sta a rappresentare una persona: Massimiliano Loda, detto Max. Il Partì Demücratéc Padan, volendo, è la creatura politica che lo rappresenta di più, anche se negli anni lo si è visto depositare anche altro (compreso il simbolo di Rivoluzione civile senza Ingroia nel 2013 e, prima ancora, Immigrati basta). Quest'anno il Loda da Lodi non si è visto, né lo si sarebbe potuto vedere: da una lettera che lui ad agosto ha inviato a Roberto Bernardelli di Grande Nord (e pubblicata da L'Indipendenza nuova), si apprende che lui si trova in carcere per il cumulo di pene legate ad accuse di firme false. "In uno stato di diritto è indegno che il meccanismo di presentazione alle elezioni comporti rischi per la libertà personale; è ora che la politica affronti il problema", scrive nella sua lettera. Per il momento, nel rispetto di tutti quanti e della legge, i #drogatidipolitica si augurano che Loda possa tornare quanto prima in condizione di politicare: anche la sua assenza si fa sentire.


9) Federazione nazionale dei Verdi-Verdi

A livello locale in Piemonte l'attività è continuata e la pagina Facebook è sempre aggiornata, ma a livello nazionale l'orsetto dei Verdi-Verdi, legati fin dall'inizio a Maurizio Lupi (non quello lombardo, ovviamente), manca davvero da troppo tempo nelle bacheche del Viminale. Non lo si vede, per intendersi, dal 2006, anno in cui comunque la dicitura "Verdi Verdi" fu cassata dall'Ufficio elettorale nazionale e si dovette ricorrere alla dicitura "L'Ambienta-Lista Ecologisti democratici". Da allora, niente più orsetto che sorride e saluta, né sulle schede né nei corridoi del Ministero. Una mancanza cui coloro che seguono con passione le cronache politiche non si sono rassegnati, nemmeno quest'anno.


10) Lista Marco Pannella

Negli ultimi giorni l'ho ricordato spesso: queste elezioni sono le prime a svolgersi senza Marco Pannella. E sarà anche la prima volta che la lista che porta il suo nome, ora guidata da Maurizio Turco, non si presenterà o non contribuirà ad altre liste (come avvenne nel 2006 con la Rosa nel Pugno o nel 2013 con Amnistia giustizia libertà). "La non democraticità delle elezioni - si legge in una nota - ha raggiunto in questa tornata elettorale vette mai raggiunte prima e qualsiasi tentativo di partecipare al gioco elettorale significherebbe legittimarle. Il regime erede della partitocrazia, attraverso la stampa e la tv totalmente asservite alle ragioni del potere, impedisce quotidianamente ai cittadini, di conoscere altro e altri da ciò che, funzionale alla sua stessa conservazione, deve essere conosciuto". 
Sui media non si parla di temi "essenziali quali lo Stato di diritto, la giustizia, l'Europa", cari al Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito, oltre che alla Lista Pannella: Turco e gli altri parlano di censura sempre più violenta nei loro confronti, di una legge elettorale "per la terza volta [...] adottata in prossimità della scadenza elettorale stravolgendo il precedente sistema", rendendo difficile ad alcune forze politiche la partecipazione alle elezioni "mentre si dilata a dismisura, per via interpretativa, la possibilità di presentare liste senza l'onere della raccolta delle firme a qualsiasi microinsediamento istituzionale" (non senza riferimenti poco criptici all'esenzione a favore anche di +Europa). Per questo la Lista Pannella continua la sua opera di denuncia della "sempre più sottile, quasi impalpabile quanto pervasiva, violenza del regime", invita alla "resistenza nonviolenta" e, oltre a non partecipare al voto, non ha presentato nemmeno il simbolo. Almeno nella bacheca dei nostri desiderata, dunque, doveva finirci.

sabato 7 maggio 2016

Campione d'Italia, il ritorno (battagliero) di Di Nunzio

In Piemonte c'è chi non lo ha mai conosciuto o, forse, ne ha letto o sentito parlare mezza volta; i veri drogati di politica, tuttavia, che fossero nel capoluogo o nei comuni più piccoli, aspettavano da un momento all'altro la sua comparsa proprio in questi giorni. Il piatto delle elezioni amministrative imminenti, in fondo, era troppo invitante perché Marco Di Nunzio lo lasciasse intatto, senza nemmeno provare a intervenire. 
Avevano ragione loro, in qualche modo. Stavolta non si è presentato di persona, il demiurgo del Movimento Bunga Bunga - alcuni ben informati lo danno per certo a Santo Domingo - ma un segno della sua presenza c'è ugualmente ed è inconfondibile. In due comuni della provincia di Vercelli - rigorosamente sotto i mille abitanti, così da non dover raccogliere firme a sostegno - sui tavoli delle segreterie comunali è apparso un simbolo con inequivocabili caratteri "dinunziani". 
Per gli amanti dei cognomi, in ogni caso, nel comunello di Greggio un Di Nunzio correrà per fare il sindaco: non sarà Marco, ma il figlio Marcos Alexandro. Ad Arborio, invece, per la poltrona più importante concorre anche Karina Sierra Nunez, che altro non è che la moglie dello stesso Di Nunzio e, per giunta, è stata candidata a sindaco mentre era in sala parto: proprio ieri, infatti, è diventata mamma di Liam, così qualcuno si è messo in fila regolarmente - non che ci fosse tutta questa gente ad aspettare - e ha consegnato i documenti per lei.
Entrambi sono candidati con un emblema dall'impronta inconfondibile. In alto c'è la scritta "Campione d'Italia", sotto ad alcune bande bianche e nere di dimensioni diverse,  con tre stelle gialle su quelle di mezzo; nella parte inferiore rossa - che comprende più di metà del cerchio - si leggono le scritte "No Isis" in giallo e "XMAS" in nero. E prima che qualcuno si faccia venire strane idee su cosa si intenda con quell'ultima espressione, si sappia che XMAS - per espresse indicazioni testuali sull'emblema - fa riferimento al "Movimento per il Natale e tutte le feste cristiane".
Sulla carta il deposito era stato soddisfacente, tanto più che a Greggio risultava esserci solo un'altra lista presentata, per cui i tre consiglieri di opposizione sarebbero scattati in automatico, a patto che il simbolo avesse ottenuto almeno un voto. Al momento, invece, la procedura di ammissione della lista in entrambi i comuni incontra difficoltà: ci sono alcuni problemi sull'autenticazione delle firme, ma anche il simbolo è stato contestato in due punti. Da una parte, alla commissione elettorale circondariale non è piaciuta l'espressione "XMAS", ritenuta legata "a una ideologia autoritaria" poiché richiamerebbe "la decima flottiglia MAS della Repubblica sociale italiana"; dall'altra, è stata contestata la parte superiore del contrassegno, poiché la scritta "Campione d'Italia" su fondo bianco con bande nere e le tre stelle "rimanda alla società di calcio Juventus F.C.", che non avrebbe autorizzato l'uso di quei simboli.
Di Nunzio senior, come si diceva, non è in Italia e non punta a nessuna poltrona da sindaco - anche se qualcuno lo dava per probabile candidato consigliere a Torino sotto il simbolo della Fiamma tricolore, con le firme già pronte - ma, da Santo Domingo, si dice pronto alla battaglia. Il simbolo, in particolare, non intende cambiarlo: ce ne fosse bisogno, farà ricorso al Tar, ma l'idea è di tenere tutto com'è. "Campione d'Italia - spiega Di Nunzio - è una città, le bande bianche e nere sono irregolari, a differenza dello stemma della Juve. Anche l'anno scorso, tra l'altro, avevo presentato liste in vari comuni e la parte superiore del simbolo - stelle a parte, che ho aggiunto  - era molto simile a quella di oggi, è stata sempre ammessa e a Osasio ci ha fatto guadagnare addirittura tre consiglieri comunali: cosa dovrebbero fare a questo punto, annullare ex post le elezioni a Osasio?" 
E sulla "questione XMAS"? "Questa mi pare una cosa assurda; nel simbolo ho parlato apposta di Movimento per il Natale e hanno scambiato XMAS, cioè il Natale, con un riferimento alla Decima Mas: eppure la 'A' vicino alla X non l'ho messa, quindi perché dovrebbe essere letto come un ordinale? Tempo qualche ora e i ricorsi partono da qui: sono a Santo Domingo, lontanissimo dal Piemonte, ma mi tocca rimediare da chissà quanti chilometri di distanza alle mancanze di chi non distingue la Decima Mas e il Natale...".
C'è tempo fino a mezzogiorno di lunedì per risolvere almeno il problema delle firme; il contrassegno però, resterà dov'è e non verrà eliminato o ritoccato. Basterà tutto questo per far finire sulle schede un simbolo che - pulita ogni traccia di bunga bunga al suo interno - qualche consenso potrebbe anche raccoglierlo di per sé? 

mercoledì 9 dicembre 2015

Il Chiamparino tarocco che (in Piemonte) ti devi aspettare: parte prima

Tra le regole non scritte, ma ampiamente sperimentate e verificate, per chi si occupa di simboli potrebbe esserci la seguente: se sei a corto di ispirazioni ingegnose o diaboliche, dai uno sguardo al Piemonte. Sembrerà incredibile, ma nella regione in cui nasce il Po si concentra un numero significativo di "eroi simbolici", in costante bilico tra il genio sulfureo e il taroccamento elettorale, che da anni vivacizzano quanto basta le campagne elettorali (o almeno ci provano).
Si prendano, ad esempio, le ultime elezioni regionali - anno del Signore 2014 - e si focalizzi l'attenzione su uno dei simboli che non sono mai arrivati sulla scheda: Chiamiamolo per il Piemonte, lista legata al candidato presidente Roberto Cermignani. Un emblema all'apparenza inoffensivo, tant'è che al Viminale, all'inizio di aprile - in occasione delle elezioni europee 2014, dunque pochi giorni prima del deposito delle liste per la Regione - era stato depositato e ritenuto ammissibile, senza immaginare troppi problemi.
Il fatto è che quelle parole in bianco, che si stagliavano sul profilo di una montagna arancione a due cime, proprio inoffensive non erano. A metà marzo, infatti, i giornali avevano svelato il simbolo della "lista del candidato presidente" del centrosinistra, Sergio Chiamparino: la grafica prevedeva proprio il profilo color mattone del Monviso - ben riconoscibile per i piemontesi - con la dicitura Chiamparino per il Piemonte. Mettendo a confronto i due prospetti montuosi, il gioco delle differenze si faceva arduo, tanto erano sovrapponibili i due disegni; quanto alla font utilizzata, al posto dell'Alternate Gothic del Chiampa "Chiamiamolo" usava un Arial compresso, ma sulla scheda il rischio di confondibilità sarebbe stato forte. Anzi, fortissimo.
Alla fine, in realtà, il Monviso tarocco non finì tra i simboli votabili dagli elettori: per gli uffici elettorali, prima ancora che la confondibilità, pesava la mancanza delle sottoscrizioni richieste dalla legge; non andò meglio a No Euro - Lista dei Grilli parlanti di Renzo Rabellino, collegata anch'essa a Cermignani, visto che il tribunale di Torino non accettò l'esenzione dalla raccolta firme, motivata con il collegamento con un gruppo che in consiglio regionale era stato presente, ma non nell'ultima consiliatura. Non fu ritenuta valida nemmeno l'esenzione - per il collegamento non provato con l'Unione sudamericana emigrati italiani - per il Movimento Bunga Bunga, ma non poteva passare inosservata l'illusione ottica impagabile - al pari di altre presenti sul contrassegno, che meriterebbe un'analisi a parte - di "Chiama Gasparino", con la parte centrale dell'espressione quasi invisibile sulla banda bianca, giusto per dare l'impressione che la lista fosse legata al candidato del centrosinistra. Eppure, a qualcuno, questa taroccatura di Chiamparino datata 2014 ricordava qualcosa di già visto, più o meno 9 anni prima... 

lunedì 8 giugno 2015

Campione d'Italia Bunga Bunga: l'ultimo guizzo firmato Di Nunzio

Piccolo è bello. No, lasciate stare l'economia, Schumacher (mica il pilota eh?), la piccola scala e quant'altro. Parlando di elezioni, per qualcuno un paese che all'ultimo censimento abbia registrato meno di mille abitanti è davvero bello: così si possono presentare liste alle amministrative senza raccogliere una sola firma. Se poi si corre in un comune in cui, oltre alla propria lista, ce n'è solo un'altra, si ha la quasi certezza di entrare in consiglio: se pure si perde, basta prendere un voto – almeno quello – e il proprio gruppo prende tutti i seggi non occupati dalla maggioranza. Certo, i tempi sono cambiati: fino a qualche anno fa i gettoni e i fondi di funzionamento erano più consistenti (e più facili da spendere) e faceva comodo avere qualche autenticatore in più per altre elezioni, ma c'è chi non perde la speranza e ci riprova: prima o poi la rivoluzione (o la riscossa) partirà dal basso...
E così, spulciando nei microcomuni del Piemonte – una terra foriera di grandi soddisfazioni, dal punto di vista politico-simbolico-elettorale – non si può non dedicare un bel po' di attenzione all'ultima evoluzione grafica del progetto di Marco Di Nunzio, che stavolta si chiama Campione d'Italia - Movimento Bunga Bunga. Il simbolo è spuntato almeno in due comuni del torinese, Osasio (candidato sindaco Tommaso Ciliberti) e nel più noto paese di Sestriere, in cui il potenziale primo cittadino di cognome fa Di Nunzio, ma il nome è Marcos Alexandro (il figlio, verosimilmente, essendo classe 1996). 
Nella prima località il colpetto è riuscito: sono bastati 33 voti (il 7,63%) per avere tre consiglieri su dieci; nel secondo caso, invece, di voti ne è arrivato solo uno, davvero troppo poco perché la lista di Di Nunzio Jr potesse entrare in consiglio. Eppure, a conti fatti, delle altre tre liste – Rilanciamo Sestriere, Impegno quotidiano per Sestriere e Più Sestriere – che si sono divise 507 voti su 508, difficilmente ne resta in mente una (tranne forse, a tutto concedere, il cristallo dell'Impegno quotidiano, che comunque di voti ne ha acchiappati 69).
Anche questa volta, di soldi per la campagna elettorale Di Nunzio ne ha spesi davvero pochi e, almeno in un comune, gli eletti li ha portati a casa. Meno bene è andata nei tentativi extra-piemontesi, nei comuni imperiesi di Aquila D'Arroscia e Rocchetta Nervina, in cui i candidati della lista non hanno ricevuto nemmeno un voto. 
In quei casi meno fortunati, peraltro, si è tornati indietro al 2013, con il simbolo del solo Movimento Bunga Bunga in chiave "di protesta", con l'omino che prende a calci il nemico di turno cerchiato da un tricolore e con le immancabili sei stelle, giusto per ironizzare su chi di astri ne ha uno di meno.
Sempre nel 2013, in realtà, si era tentato un primo apparentamento dei due emblemi che, secondo il pensiero di Di Nunzio, dovevano funzionare di più, Forza Juve ("a Torino prende almeno l'1,5%, se non il 2%") e Bunga Bunga: nessun riferimento berlusconiano, ma solo il desiderio – confessato candidamente – di farsi pubblicità quasi gratis. In quell'occasione il simbolo composito fu a dir poco "arrangiato", frutto essenzialmente di un rapido taglia-incolla fatto con Photoshop, senza troppa cura per i particolari grafici: a Borgomasino, a maggio del 2013, ci fecero la croce sopra in dieci (il 2,57%).
Il grande salto fu tentato l'anno dopo, alle europee, quando Di Nunzio presentò personalmente al Viminale un Forza Juve - Bunga Bunga più curato, sperando di evitare la raccolta firme grazie all'inserimento della pulce dell'Usei. I Tar e l'Ufficio elettorale esclusero le liste per motivi formali, ma già prima il Ministero aveva chiesto di far sparire ogni riferimento alla Juventus (che aveva presentato una diffida durissima) e da allora nei libretti che illustrano la presentazione delle liste si precisa che "deve considerarsi vietato anche l'uso di [...] denominazioni e/o simboli o marchi di società (anche calcistiche) senza che venga depositata apposita autorizzazione all'uso da parte della stessa società". 
Praticamente, il comma Di Nunzio, che quella volta – con l'aiuto di un singolare complice – accettò la richiesta, togliendo il nome incriminato e anche i colori, per non avere problemi. Alle regionali del Piemonte, però, il tentativo lo fece ugualmente: rimise le bande bianche e nere e, al posto di Forza Juve, scrisse Campione d'Italia, proprio come stavolta: le norme ministeriali chiedevano solo di evitare nomi e marchi e lì non ce n'erano (a parte il bianco e nero, che però non sono solo juventini), in più Campione d'Italia, prima che uno status calcistico, è un comune. Quella volta, in effetti, a sparire dal simbolo – che nuovi problemi formali esclusero dalla competizione – fu soprattutto un insidioso "Chiama Gasparino", che qualcuno avrebbe potuto confondere con l'attuale presidente della Regione.
A distanza di un anno, Di Nunzio ha affinato ancora l'idea, lasciando il Campione d'Italia dov'è e collegando a Bunga Bunga la sagoma di una testa femminile, ornata di cappello, con tanto di fiore (o di gioia) in alto. Che differenza rispetto alle sagome sfoggiate tra il 2011 e il 2012, oggetto di discussioni "dello scandalo" tra Di Nunzio e pudich* funzionar* di prefettura... A 33 persone di Osasio, evidentemente, il nuovo stile dev'essere piaciuto. 

domenica 18 maggio 2014

Il Bunga Bunga che nessuno vuole

A quanto pare non è stata solo la Juventus a lagnarsi (e molto) dell'accostamento dei suoi elementi visivi caratterizzanti (il nome e i colori) all'espressione "Bunga Bunga" nel simbolo depositato da Marco Di Nunzio presso il Viminale, sostituito anche per eliminare ogni riferimento alla società calcistica. All'indomani della riammissione dell'emblema, infatti, aveva protestato con veemenza anche il presidente dell'Unione sudamericana emigrati italiani, Eugenio Sangregorio. L'idea che il leone dell'Usei fosse piazzato in quel contrassegno elettorale proprio non gli era andata giù e aveva subito reagito.
“Noi non abbiamo autorizzato nessuno ad usare il simbolo del nostro partito, - aveva dichiarato alla testata online ItaliaChiamaItalia - non sappiamo chi siano i responsabili di questa truffa, ma certo è che stanno utilizzando il logo dell’Usei illegalmente. Nessuno mi ha contattato, non so chi siano i responsabili della lista Bunga Bunga. Nessuno di loro mi ha mai proposto alcuna alleanza elettorale in vista delle Europee. E comunque – sottolinea – non ho alcun interesse a candidarmi alle elezioni né è prevista la partecipazione dell’Usei. Questo è opera di qualche demente, oppure qualcuno che forse vuole ricattarci in qualche modo. O semplicemente, si tratta di uno scherzo di cattivo gusto".
Alle parole aveva fatto seguito l'azione: al Viminale e a tutti gli uffici elettorali circoscrizionali è stata depositata una diffida da Vincenzo Carrozzino, segretario dell'Usei. In base a quell'atto, i documenti presentati da Di Nunzio per avallare l'uso del simbolo con il leone - compresi quelli aggiunti e che hanno portato alla riammissione - sarebbero falsi, in assenza di ogni autorizzazione o mandato; in più (è sempre ItaliaChiamaItalia la fonte) il contrassegno "illegittimo, volgare e diffamatorio" avrebbe "gettato discredito in tutta la comunità italiana all'estero". 
Sulla base di quella diffida, gli uffici circoscrizionali hanno provveduto a bocciare le liste presentate da Di Nunzio: cadendo il simbolo dell'Usei, è venuta meno anche l'esenzione dalla raccolta delle firme, legata all'elezione della deputata Renata Bueno. Il rappresentante di Bunga Bunga ha impugnato i provvedimenti di esclusione, sostenendo di avere presentato tutti i documenti richiesti, ritenendo invece che la dichiarazione dell'Usei fosse tardiva; l'ufficio elettorale centrale nazionale però gli ha dato torto, escludendo definitivamente le liste il 20 aprile (e non era andata meglio in Piemonte alle elezioni regionali).
La vicenda sembrava chiusa, ma oggi spunta una pagina nuova. E' lo stesso Marco Di Nunzio a comunicare che "in queste ore viene formulata regolare denuncia querela per truffa ed estorsione nei confronti dei responsabili del Usei e contro eventuale coinvolgimento del sig. Sangregorio"; allo stesso tempo, il gruppo avrebbe presentato anche un'istanza "alla Corte di giustizia europea per violazione dei diritti del uomo chiedendo l'annullamento delle elezioni europee e regionali del Piemonte".
Al di là di questioni giuridiche, che spetterà alle Corti competenti valutare, per Di Nunzio il problema è innanzitutto politico: "E' chiaramente evidente che Usei appare solo nel momento delle elezioni politiche per prendere voti e poi scompare senza essere presente nel territorio sudamericano nel sostenere le fasce deboli, mentre i capi del Movimento Bunga Bunga si trovano in questo momento in Venezuela contro l'opposizione chavista, sostenendo e aiutando sul territorio gli eroici camerati studenti uccisi e torturati dal governo venezuelano".
Chissà se, a questo punto, la storia finirà qui o, come in ogni telenovela sudamericana che si rispetti, ci si deve aspettare un'altra puntata, e poi un'altra, e poi un'altra...

venerdì 11 aprile 2014

Riammesso Bunga Bunga, sarà sulle schede

Gli alfieri del vero voto di protesta e di rottura possono stare tranquilli: alle elezioni europee di maggio potranno votare per il Movimento Bunga Bunga: il Ministero dell'interno infatti ieri sera ha riammesso il contrassegno che mercoledì era risultato temporaneamente bocciato.
Con un'integrazione di documenti è stata sanata la questione più importante, quella che metteva in dubbio la legittimazione a usare, all'interno dell'emblema, il simbolo dell'Unione sudamericana emigrati italiani: dopo la produzione di nuovi atti, la direzione centrale dei servizi elettorali ha ritenuto valido l'uso del simbolo da parte del depositante, Marco Di Nunzio. E sarà proprio grazie alla "pulciona" dell'Usei che il Movimento Bunga Bunga potrà presentarsi in tutte e cinque le circoscrizioni italiane senza dover raccogliere le firme: dal momento che il partito sudamericano ha ottenuto una deputata alle ultime elezioni politiche, il collegamento permette di esentare Bunga Bunga dall'obbligo della "prova di radicamento" attraverso le sottoscrizioni. Al di là delle polemiche registrate negli ultimi giorni, sembra questo lo scenario definitivo.
Nel simbolo riammesso, tuttavia, è scomparsa l'espressione "Forza Juve", come pure ogni riferimento anche cromatico alla squadra torinese. Il Viminale probabilmente non era orientato a cassare l'emblema, facendo passare quell'inserimento per una goliardata (ce ne sono state tante...), ma sul tavolo della discussione è piombata una diffida da parte dello studio legale della Juventus. Pare che la società sportiva abbia lamentato l'uso non autorizzato del nome "Juve", che si richiama a un marchio registrato e ben noto; ancora più grave, tuttavia, sarebbe stato il danno dovuto all'accostamento di quel nome all'espressione "Bunga Bunga", danno amplificato dall'enorme pubblicità data al simbolo dai media.
Unica soluzione per riammettere l'emblema, togliere qualsiasi riferimento alla società, anche solo velato o lontanamente riconducibile. Niente bande blu (confondibili col nero) alternate al tricolore, niente scritte come "Bianconeri" o cose simili; anche l'idea di lasciare solo "Forza" non è stata accettata, perché avrebbe fatto passare come messaggio "Forza Bunga Bunga", ritenuto lesivo del buon costume. Al depositante di turno, chiamato a sostituire il simbolo, non è restato che riesumare la denominazione completa del simbolo ammesso alle politiche dello scorso anno (e non utilizzato), cioè "Movimento Bunga Bunga", mantenendo buona parte del precedente impianto grafico, con l'omino stilizzato che dà un calcio all'euro e il simbolo dell'Usei.
Così modificato, il contrassegno è stato ammesso ed è già nelle bacheche, insieme a quello sostituito del Cdu (in queste ore si sta sostituendo anche il simbolo delle Destre unite, mentre il Movimento sociale per l'Europa e almeno una delle Democrazie cristiane hanno presentato opposizione). Gli italiani si preparino: se hanno sempre desiderato votare Bunga Bunga, ora potranno farlo con un semplice segno sulla scheda.

mercoledì 5 settembre 2012

Se la scheda fa Bunga Bunga...

La Lista Bunga Bunga, prima e dopo la ricusazione
Nel 2011, già alla prima settimana di produzione, aveva sbancato il botteghino: assieme a Che bella giornata, cucito addosso a Checco Zalone e uscito nelle sale poco prima, Qualunquemente con Antonio Albanese è stato sicuramente uno dei “casi” del mercato cinematografico di quell’anno, con un successo del tutto imprevedibile per molti. C’è ancora chi ricorda il lancio, assolutamente geniale, del film, con una serie di affissioni e di banchetti per la raccolta firme, primarie del "Partito du Pilu" con un unico candidato, Laqualunque Concetto detto Cetto, tutto sotto l’egida nient’affatto sommersa dello slogan della campagna elettorale: «’cchiu pilu pe’ tutti».
Era stato efficace l’art director Federico Mauro, nell’immaginare quella campagna promozionale, ma non immaginava che una manciata di settimane dopo, qualcuno lo avrebbe preso in parola. A metà maggio del 2011 si vota per le comunali a Torino e, giusto un mese prima, un signore scodella 4-liste-4 ai funzionari della commissione elettorale: lui si chiama Marco Di Nunzio e, accanto al «Comitato Popolo Latinoamericano – Co.po.la.» (guarda caso quando i candidati del centrodestra e della «Lista del grillo – No Euro» di Renzo Rabellino facevano entrambi Coppola di cognome), a «Forza Juve» e a «No immigrazione – No nucleare», c’era anche lei, «Lista Bunga Bunga – Più pilo per tutti». Fine tentativo di ironizzare sulle più recenti tristezze politiche o mera operazione di sfruttamento condita da grasse risate? Come che sia, tempo tre giorni e non se ne fa più niente: per i funzionari ci sono gravi irregolarità nelle firme, quindi il simbolo sulle schede non ci arriva proprio.
Invece che stracciarlo, Di Nunzio conserva per bene il suo emblema e aspetta la nuova occasione propizia, le elezioni amministrative del 2012: appena si aprono i termini per la presentazione delle liste, lui e i suoi sodali si presentano in vari uffici elettorali e sfoderano nuovamente il simbolo (uno solo stavolta, si tratta pur sempre di comuni piccoli). Sulle firme, questa volta, nulla da dire, ma in commissione stavolta guardano anche il contrassegno e decidono che è del tutto impresentabile, perché viola il buon costume: un canone che nella legge elettorale manca del tutto, ma applica direttamente l’articolo 21 della Costituzione, per cui sono vietate tutte le manifestazioni del pensiero contrarie al buon costume.