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domenica 18 maggio 2014

Il Bunga Bunga che nessuno vuole

A quanto pare non è stata solo la Juventus a lagnarsi (e molto) dell'accostamento dei suoi elementi visivi caratterizzanti (il nome e i colori) all'espressione "Bunga Bunga" nel simbolo depositato da Marco Di Nunzio presso il Viminale, sostituito anche per eliminare ogni riferimento alla società calcistica. All'indomani della riammissione dell'emblema, infatti, aveva protestato con veemenza anche il presidente dell'Unione sudamericana emigrati italiani, Eugenio Sangregorio. L'idea che il leone dell'Usei fosse piazzato in quel contrassegno elettorale proprio non gli era andata giù e aveva subito reagito.
“Noi non abbiamo autorizzato nessuno ad usare il simbolo del nostro partito, - aveva dichiarato alla testata online ItaliaChiamaItalia - non sappiamo chi siano i responsabili di questa truffa, ma certo è che stanno utilizzando il logo dell’Usei illegalmente. Nessuno mi ha contattato, non so chi siano i responsabili della lista Bunga Bunga. Nessuno di loro mi ha mai proposto alcuna alleanza elettorale in vista delle Europee. E comunque – sottolinea – non ho alcun interesse a candidarmi alle elezioni né è prevista la partecipazione dell’Usei. Questo è opera di qualche demente, oppure qualcuno che forse vuole ricattarci in qualche modo. O semplicemente, si tratta di uno scherzo di cattivo gusto".
Alle parole aveva fatto seguito l'azione: al Viminale e a tutti gli uffici elettorali circoscrizionali è stata depositata una diffida da Vincenzo Carrozzino, segretario dell'Usei. In base a quell'atto, i documenti presentati da Di Nunzio per avallare l'uso del simbolo con il leone - compresi quelli aggiunti e che hanno portato alla riammissione - sarebbero falsi, in assenza di ogni autorizzazione o mandato; in più (è sempre ItaliaChiamaItalia la fonte) il contrassegno "illegittimo, volgare e diffamatorio" avrebbe "gettato discredito in tutta la comunità italiana all'estero". 
Sulla base di quella diffida, gli uffici circoscrizionali hanno provveduto a bocciare le liste presentate da Di Nunzio: cadendo il simbolo dell'Usei, è venuta meno anche l'esenzione dalla raccolta delle firme, legata all'elezione della deputata Renata Bueno. Il rappresentante di Bunga Bunga ha impugnato i provvedimenti di esclusione, sostenendo di avere presentato tutti i documenti richiesti, ritenendo invece che la dichiarazione dell'Usei fosse tardiva; l'ufficio elettorale centrale nazionale però gli ha dato torto, escludendo definitivamente le liste il 20 aprile (e non era andata meglio in Piemonte alle elezioni regionali).
La vicenda sembrava chiusa, ma oggi spunta una pagina nuova. E' lo stesso Marco Di Nunzio a comunicare che "in queste ore viene formulata regolare denuncia querela per truffa ed estorsione nei confronti dei responsabili del Usei e contro eventuale coinvolgimento del sig. Sangregorio"; allo stesso tempo, il gruppo avrebbe presentato anche un'istanza "alla Corte di giustizia europea per violazione dei diritti del uomo chiedendo l'annullamento delle elezioni europee e regionali del Piemonte".
Al di là di questioni giuridiche, che spetterà alle Corti competenti valutare, per Di Nunzio il problema è innanzitutto politico: "E' chiaramente evidente che Usei appare solo nel momento delle elezioni politiche per prendere voti e poi scompare senza essere presente nel territorio sudamericano nel sostenere le fasce deboli, mentre i capi del Movimento Bunga Bunga si trovano in questo momento in Venezuela contro l'opposizione chavista, sostenendo e aiutando sul territorio gli eroici camerati studenti uccisi e torturati dal governo venezuelano".
Chissà se, a questo punto, la storia finirà qui o, come in ogni telenovela sudamericana che si rispetti, ci si deve aspettare un'altra puntata, e poi un'altra, e poi un'altra...

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