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mercoledì 17 aprile 2024

Forza Nord, Tosi parla da forzista alla Lega originaria (il nome c'era già)

Non sembra nata per finire sulle schede elettorali (men che meno su quelle delle europee), ma l'associazione-comitato Forza Nord non poteva passare inosservata, sia per il nome scelto, sia per il simbolo abbinato alla denominazione, sia per le figure che risultano promotrici di questa nuova iniziativa. La figura di guida ha un nome che ai #drogatidipolitica dice molto: Flavio Tosi. Due volte sindaco di Verona (2007-2017), presidente (2008-2012) e poi segretario della Lega Nord - Liga Veneta (2012-2015), partito per cui era stato anche consigliere regionale ed eletto europarlamentare nel 2014 (carica cui ha subito rinunciato) fino alla sua espulsione dal partito per aver portato avanti il tesseramento alla propria fondazione Ricostruiamo il Paese. Da allora ha donato un nuovo simbolo al panorama politico italiano con il faro del suo partito Fare! (non senza provocare l'irritazione di Michele Boldrin, per la possibile confondibilità con Fare per Fermare il declino), salvo poi aderire come Fare! alla lista unitaria di Noi con l'Italia in vista delle elezioni del 2018, rinnovare il faro di Fare per la ricandidatura alle comunali di Verona del 2022 e aderire subito dopo la non ammissione al ballottaggio a Forza Italia.
Ora quello di Flavio Tosi è il primo nome della lista delle persone che interverranno all'iniziativa "Il Nord torna protagonista", a fianco di un simbolo le cui radici grafico-cromatiche sono inconfondibili: nella locandina - anticipata sul Corriere.it da Giuseppe Alberto Falci - ci sono anche Gianmarco Senna (già consigliere regionale leghista in Lombardia nella scorsa legislatura e, dopo l'addio al partito alla fine del 2022, passato prima a Italia viva e poi a Forza Italia), Massimiliano "Max" Bastoni (altro ex consigliere regionale lombardo per la Lega dal 2018 al 2023, passato in quello stesso anno a Forza Italia), Alessandro Sorte (deputato forzista alla seconda legislatura e coordinatore lombardo del partito, ma leghista fino al 2004; si era già parlato di lui su questo sito nel 2022 per l'associazione Italia Forte e il suo simbolo), Cristina Rossello (avvocata, anche lei deputata per Forza Italia alla sua seconda legislatura), Luca Bona (già segretario provinciale della Lega Nord novarese fino alla sfiducia in quell'anno e all'espulsione nell'anno successivo, poi subentrato in consiglio regionale nel 2018 e iscrittosi al gruppo di Forza Italia) e Tony Iwobi (senatore nella scorsa legislatura, eletto con la Lega per Salvini premier, partito lasciato nel 2022: da poche settimane Iwobi ha aderito a Forza Italia). Sono tutt'altro che "leggeri" gli altri nomi indicati sul manifesto, giusto accanto al simbolo di Forza Italia (il partito di cui Tosi è il segretario regionale in Veneto): l'eurodeputata Stefania Zambelli (eletta nel 2019 con la Lega per Salvini premier dopo una militanza ultradecennale leghista, passata a Forza Italia a ottobre dello scorso anno), ma soprattutto Marco Reguzzoni (deputato leghista nella XVI legislatura dopo essere stato presidente della provincia di Varese, poi sostenitore da esterno dei primi passi di Grande Nord e prossimo candidato indipendente di Forza Italia nella circoscrizione Nord-Est) e Roberto Cota, presidente della giunta regionale piemontese dal 2010 al 2014 (fino a quando i giudici amministrativi hanno annullato il voto), passato a Forza Italia nel 2020.
Intervistato da Francesco Gottardi per Il Foglio nei giorni scorsi, Tosi ha sottolineato che il comitato ("la soluzione burocratica più snella. Sulla falsariga del Comitato Nord") è nato "chiacchierando col mio omologo lombardo, Alessandro Sorte. Insieme abbiamo trovato l'intesa per esprimere una fetta importante di Forza Italia: quella attenta alle aziende, al territorio, al centro produttivo del paese. Nei fatti lo stavamo già dimostrando. Prima di Natale il presidente Tajani ha girato in lungo e in largo per spingere le economie locali. L'11 e il 12 aprile andrà a Verona, per un bilaterale con il numero due di Pechino: il nuovo percorso dopo la Via della Seta verrà siglato e gestito da Forza Italia. [...] Gli sforzi per radicare il nostro consenso sono evidenti. Ci voleva soltanto un apposito contenitore per metterci a contatto col cittadino". Un contenitore e un nome che, per Tosi, possono interessare a molte persone deluse dalle ultime vicende della Lega perché sono "il vero ritorno alle origini. Altro che la deriva sovranista di Salvini".
Difficile che passasse inosservata quest'iniziativa, per giunta nei giorni in cui si ricordano i quarant'anni dalla fondazione della Lega (autonomista) Lombarda, costituita con atto notarile il 12 aprile 1984 a Varese e vista nel corso del tempo come "Partito del Nord". L'operazione potrebbe ricordare a qualcuno quella di Forza Salvini, avviata a ottobre del 2018 e finita all'attenzione dei media, anche perché il promotore dell'associazione, Pietro Spizzirri, fu immediatamente sospeso da Forza Italia e deferito ai probiviri (come fece sapere il responsabile organizzativo del partito, Gregorio Fontana): qui, però, il contesto sembra profondamente diverso. Non solo all'epoca ci fu il sostegno di una parte degli iscritti del partito al leader di un partito diverso e - in quella fase - figura guida della coalizione, ma apparve chiaro che l'uso del simbolo non fu minimamente concordato dai vertici del partito e nemmeno accettato. Questa volta, invece, non solo il nome invita al sostegno di un territorio (in cui Forza Italia tradizionalmente ha un sostegno rilevante) e si richiama in parte la struttura del simbolo di Forza Italia (scritta su due righe, obliqua crescente a 13°) senza impegnare il fregio vero e proprio (carattere simile ma leggermente diverso e non inclinato, niente bandiera e niente rosso, solo il verde che ovviamente rimanda a quello del "Sole delle Alpi"); la compresenza nella stessa locandina del simbolo ufficiale forzista e di alcuni dirigenti di spicco del partito fanno supporre che non vi sia una contrarietà dei vertici di Forza Italia alla citazione dell'emblema (purché, magari, sia allusiva essere troppo smaccata).
Di certo pare che la Lega (per Salvini premier) non abbia particolarmente gradito l'operazione: ieri il capogruppo leghista alla Camera (e segretario piemontese della Lega), Riccardo Molinari, intervistato da Stefano Rizzi per Lo Spiffero, ha bollato Forza Nord come "un'operazione un po' spericolata quella di provare a tenere i piedi in due scarpe, facendo il partito popolare europeo, liberale e democristiano con una forte presenza meridionalista e nello stesso tempo cercare di fare Forza Nord provando a rubare voti alla Lega". In particolare, secondo Molinari, "se qualcuno è scontento del nostro partito dubito che veda l’alternativa in Forza Italia che è comunque un partito storicamente a forte trazione meridionale, che ha i suoi governatori del Sud che cercano di contrastare l’autonomia, che in Europa appoggia Ursula von der Lyen e quindi politiche che danneggiano le imprese del Nord".
Tornando invece alla questione del nome e del simbolo, qualche curioso figuro tra i #drogatidipolitica più incurabili potrebbe avere l'impressione di avere già incontrato l'espressione "Forza Nord". Un'impressione corretta: al di là di adesivi e manifesti effettivamente legati all'ambiente leghista, infatti, nel 2005 in Lombardia fece la sua comparsa ed ebbe una limitata, ma significativa circolazione il simbolo Forza Nord, mai presentato ufficialmente a qualche elezione ma impiegato per operazioni elettorali propedeutiche. Quel fregio -  cui chi scrive fu ovviamente estraneo ma che è possibile mostrare  - richiamava nettamente quello di Forza Italia, usando sempre un carattere simile (probabilmente Haettenschweiler e non Helvetica) e con il verde - non proprio quello leghista, ma più chiaro - che aveva un ruolo tutto meno che ancillare. Di certo in quella fase chi lo utilizzò (e lo ritirò fuori in seguito) non intendeva parlare ai delusi o ai fuoriusciti della Lega Nord; era molto più probabile che ci si volesse rivolgere a chi avrebbe voluto un partito-crasi di Forza Italia e Lega Nord. Cioè un partito che avesse unito istanze autonomiste a campagne economiche care al ceto produttivo del Nord, impiegate tanto contro il centralismo, quanto contro fenomeni che qualcuno potrebbe chiamare parassitismo: quel ceto produttivo del Nord, in realtà, ha sempre avuto l'attenzione di una parte rilevante di Forza Italia (e l'ha ricambiata alle urne), ma quello stesso partito ha sempre avuto un importante radicamento anche nel Sud, non mancando di difenderne parte degli interessi; chi aveva pensato a metà degli "anni Zero" a Forza Nord, dunque, aveva verosimilmente accarezzato l'idea di fondere l'approccio leghista e quello di una Forza Italia "più che dimezzata" (territorialmente), qualcosa di simile al "forzaleghismo" coniato da Edmondo Berselli proprio in quegli anni (e meglio definito in seguito) Chissà se i promotori attuali del comitato Forza Nord conoscevano quel precedente e se lo hanno condiviso a distanza di vent'anni, in un contesto politico molto diverso...

domenica 22 maggio 2022

Verona, simboli e curiosità sulla scheda

Insieme a Belluno e Padova, Verona è tra i capoluoghi di provincia del Veneto chiamati a rinnovare la loro amministrazione il 12 giugno. Il sindaco uscente, Federico Sboarina, ha scelto di ricandidarsi, sostenuto da parte del centrodestra, ma dovrà vedersela con altri cinque candidati, incluso il suo predecessore, Flavio Tosi, che ha ottenuto il sostegno di un altra parte di centrodestra e detiene il record di liste di questa tornata elettorale (9 formazioni, un terzo del totale). Sono infatti 26 le liste presentate, un numero consistente, record degli ultimi anni, anche quando i concorrenti erano in numero maggiore: nel 2017, a fronte di 9 candidature, i simboli sulla scheda erano 24; nel 2012 le persone aspiranti alla guida della città erano 7, sostenute da 23 liste; il primato del numero dei contendenti risale però al 2007 - l'anno della prima vittoria di Tosi - con 11 persone indicate sulla scheda (come nel 2002), anche se le liste erano 26, come quest'anno. 

Flavio Tosi

1) Pensionati Veneti 

Il sorteggio ha indicato come primo candidato sindaco Flavio Tosi, che dopo due mandati pieni (2007-2017) e una candidatura non troppo fortunata - ma nemmeno irrilevante - alle regionali 2015 si ripresenta ai veronesi. "In alto a sinistra", come prima lista, è stata estratta a sorte quella dei Pensionati veneti, formazione già vista in passato e comunque parte della coalizione che nel 2017 aveva sostenuto la candidatura di Patrizia Bisinella, allora compagna e oggi moglie di Flavio Tosi. Rispetto ad allora, il simbolo è stato leggermente ritoccato, con la parola "Pensionati" ridotta e "veneti" più distanziata; il leon da guera in toni di verde, però, è sempre al suo posto, circondato dalla corona rossa.
 

2) Fare! 

Quando aveva lanciato la propria ricandidatura - si tratta della terza corsa elettorale comunale - Flavio Tosi aveva allo stesso tempo rinnovato l'immagine del suo partito, Fare! (anch'esso ovviamente presente alle scorse amministrative, nella coalizione di Bisinella). Rispetto al passato, l'emblema ha colori molto più "veronesi", guardando ai colori dello stemma cittadino (il giallo c'era già, ma è stato aggiunto il blu "carta da zucchero"). Il nome è meno imponente rispetto a prima (ed è collocato su un rettangolo giallo con una striscia tricolore), ma è più curato, come del resto il faro (con il fasccio di luce cheora ha la penombra); l'elemento dominante è però il cognome del candidato sindaco e fondatore del soggetto politico, il che non stupisce affatto.
 

3) Lista Tosi sindaco

Appare invece molto simile a quello mostrato cinque anni fa il simbolo della Lista Tosi sindaco: lo stemma in piccolo sta quasi al centro ed emana luce sul fondo giallo e blu, ma "Lista" e ovviamente "Tosi" fanno decisamente la parte del leone nel contrassegno. Se nel 2017 i colori erano netti e più scuri, senza sfumature (e con lo scudo molto più grande nella parte inferiore), la soluzione cromatica adottata è più simile a quella del 2012, quando la lista si chiamava Civica per Verona e il cognome del candidato era comunque evidente, ma mai come in questa occasione. 
 

4) Tosi c’è 

L'ex sindaco - che aspira decisamente a togliere quell'ex, visto che il claim della sua campagna e il suo sito si chiamano "Torna il sindaco" - è molto presente anche nel simbolo della lista Tosi c'è: è citato addirittura due volte, nel nome della lista e nel riferimento adagiato nella parte inferiore dell'emblema. I colori sono sempre gli stessi, la conformazione interna del semiarco inferiore blu rimanda a uno scudo, la scala rimanda allo stemma degli Scaligeri/Della Scala (ma con i colori cittadini e non della famiglia). Si segnala, nella parte superiore del cerchio, il ritorno come "pulce" di Veneto Autonomo, il partito nato negli anni '80 come Movimento Veneto regione autonoma.
 

5) Cristian Social Union Veneta - Csu Veneta

Viene dalle elezioni del 2017 anche la quinta lista sorteggiata della coalizione: ci si riferisce alla Csu Veneta, nome abbreviato che sta per Cristian Social Union Veneta. Il soggetto, nato nel 2016 e con basi nel cristianesimo sociale e nel popolarismo, presenta un simbolo simile a quello di cinque anni fa: rispetto ad allora è un po' meno pieno, ma con "Union Veneta" spostato in alto, assieme al resto del nome disposto ad arco, per lasciare spazio nel segmento verde al riferimento al candidato sindaco. La maggior visibilità, però, spetta sempre alla sigla Csu, subito sotto al leone marciano con libro aperto.

 
6) Ama Verona 

Si era già vista nel 2017 anche la lista Ama Verona, che anzi all'epoca aveva aperto la scheda (in quell'occasione il sorteggio aveva collocato Patrizia Bisinella al primo posto). Anzi, bisognerebbe dire che il simbolo è proprio identico a quello di allora, con al centro il profilo bianco del ponte Pietra (ben riconoscibile grazie al tondo posto al centro) su fondo azzurro e con un'ondina tricolore in basso (stile Pdl, ma il riferimento ormai è impalpabile); l'unica differenza rispetto ad allora, ovviamente, è la sostituzione del cognome di Tosi a quello di Bisinella.
 

7) Forza Italia 

Fin da quando si era concretizzata la nuova candidatura di Tosi a sindaco di Verona, questa ha raccolto il consenso di Forza Italia: questo era bastato a prefigurare una spaccatura nel centrodestra, visto che era chiaro che la Lega (ex partito di Tosi) e Fratelli d'Italia avrebbero invece sostenuto Sboarina in cerca della riconferma. Non ci si stupisce dunque a trovare - in settima posizione - nella coalizione di Tosi il simbolo forzista, variante di quello presentato alle politiche del 2018, ma un po' malassortito per l'accostamento di tre caratteri diversi nella parte testuale.

8) Prima Verona 

Non appare del tutto nuovo nemmeno il simbolo sorteggiato per ottavo sulla scheda. La lista si chiama Prima Verona ed è basata - tanto per cambiare - sui colori giallo e blu, ma l'elemento che attira di più l'attenzione è il marcato riferimento a Michele Croce, che nel 2017 si era presentato come sindaco sostenuto dalla lista Verona Pulita (che adottava gli stessi colori), ottenendo il 5%. Stavolta ha deciso di sostenere Tosi con una propria lista civico-personale (il nome del candidato sindaco qui non c'è), inserendo nel simbolo la figura di Cangrande della Scala a cavallo.
 

9) Movimento Difesa Sociale

Chiude la coalizione in appoggio a Tosi un simbolo noto a chi frequenta assiduamente questo sito, soprattutto nei viaggi annualmente compiuti nei comuni "sotto i mille". In quelle occasioni, infatti, sono state incontrate alcune liste presentate dal Movimento difesa sociale, soggetto che si qualifica come espressione della destra sociale veronese, che ha come riferimento principale Nello Alessio (capolista). Il centro del simbolo è sempre costituito da una mano che impugna una bandiera italiana, con l'aggiunta, in alto, della dicitura ad hoc "Impegno civico per Verona".
 

Anna Sautto

10) Movimento 3V

Dopo le nove liste di Tosi, il sorteggio ha collocato la candidatura di Anna Sautto, da anni impegnata all'interno di un istituto bancario. Sautto si presenta a queste elezioni amministrative veronesi sostenuta da un'unica lista, quella del Movimento 3V (ove 3V sta per il nome originale, Vaccini vogliamo verità): il simbolo è lo stesso che si è visto nelle ultime tornate elettorali, con la sigla 3V al centro e intorno le parole che il movimento considera centrali, "Verità" e "Libertà", il tutto racchiuso entro una circonferenza rossa spessa, presente fin dalle origini.
 

Damiano Tommasi 

11) Partito Democratico 

La terza candidatura a sindaco sorteggiata è quella di Damiano Tommasi, per dieci anni bandiera della Roma e per nove a capo dell'Associazione italiana calciatori. Conterà sul sostegno di sei liste, unite in una coalizione di centrosinistra. La prima in ordine di estrazione sarà quella del Partito democratico, che schiera in questa occasione il simbolo ufficiale nazionale - senza alcuna indicazione personale o territoriale - com'era accaduto nel 2012 (quando il candidato era Michele Bertucco), ma non cinque anni fa (quando fu inserito il nome di Orietta Salmi).
 

12) Damiano Tommasi sindaco 

Dopo la lista del Pd, il sorteggio ha collocato la formazione personale del candidato del centrosinistra, Damiano Tommasi sindaco (comprendente anche alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle). Il cognome del calciatore (non ex, perché continua la sua attività nel Sant'Anna di Alfaedo) è l'elemento più evidente del simbolo, dominato dal blu con due strisce gialle leggermente curve nella parte inferiore; da segnalare che sulla scheda non si trova alcun riferimento a Rete!, la coalizione-comunità dal nome di chiara ispirazione calcistica che sostiene Tommasi e che aveva comunque un suo logo (fondo giallo e scritta blu, come il segno grafico scelto, una sorta di costellazione).
 

13) Azione - +Europa 

La terza lista della compagine che appoggia Tommasi mette insieme due forze politiche che negli ultimi mesi si sono trovate spesso a collaborare e che anche nei sondaggi non di rado sono considerate insieme: Azione e +Europa. Il contrassegno di lista è la variante di uno dei simboli di +E, con la bandiera europea ondeggiante in basso (con una delle stelle volta al tricolore); il nome del partito guidato da Benedetto Della Vedova, però, è stato spostato sulla bandiera (e collocato in un rettangolo stondato) per lasciare posto in alto al logotipo di Azione (con il riferimento a Carlo Calenda).
 

14) Traguardi 

La quarta posizione, nella coalizione di centrosinistra, è occupata dalla lista del movimento civico Traguardi, nato nel 2017 per cercare di costruire una Verona improntata ai valori della sostenibilità, dell'attrattività economica e dell'inclusione, da portare avanti tutti assieme in un nuovo modo di fare politica. Il contrassegno sembra essersi limitato - senza risultare particolarmente efficace, pur essendo riconoscibile - a inserire all'interno del cerchio il logo del movimento, rappresentato da un merlo ghibellino (dunque a coda di rondine) di colore rosso, con il nome scritto all'interno su tre righe e la dicitura "Movimento Civico" al di sotto.
 

15) In Comune per Verona - Sinistra civica ecologista 

Quinta lista della coalizione di Tommasi risulta essere In Comune per Verona - Sinistra civica ecologista, nata dalle esperienze di Verona in Comune” e Sinistra in Comune (che nel 2017 avevano appoggiato la nuova candidatura di Michele Bertucco) e dalla lista Il Veneto che vogliamo alle regionali del 2020. Il simbolo gioca decisamente sul colore rosso che tinge il cerchio centrale e gli archi che stanno intorno; la parola "Comune" assume il massimo rilievo, con riguardo all'istituzione e alla "messa in comune". 
 

16) Europa Verde - Democrazia solidale - Volt

La coalizione a favore di Damiano Tommasi si completa con un simbolo a tre piani (leggermente morbidi e curvilinei), legato alla lista presentata insieme da Europa Verde - Verdi, da Democrazia solidale e da Volt. Oltre metà dello spazio è occupato dalla formazione ecologista che ridispone e ridimensiona tutti i propri elementi  grafici e testuali per farli stare nel semicerchio abbondante che le è stato riservato; la fascia intermedia è occupata dal logotipo testuale e di lettering di DemoS, mentre nel segmento circolare inferiore più piccolo è inserito il logo degli europeisti di Volt.
 

Alberto Zelger 

17) Zelger Sindaco - Libertà nelle scelte 

Dopo la coalizione di centrosinistra, il sorteggio ha collocato le tre liste che sostengono la candidatura di Alberto Zelger, consigliere comunale uscente (eletto nel 2017 con la Lega e già presente prima in consiglio). La prima lista estratta è anche quella che lo rappresenta di più: Zelger sindaco - Libertà nelle scelte senza discriminazioni (con riferimento anche alle misure legate alla pandemia, in particolare vaccini e green pass). Il simbolo, all'interno di una corona blu, riporta sul cerchio azzurro uno scorcio frontale di Palazzo Barbieri e, davanti, una scala stilizzata bianca per ricordare il segni dei Della Scala. 

18) Il Popolo della Famiglia 

La posizione mediana nella coalizione di Zelger è toccata al Popolo della Famiglia. Da alcune settimane, infatti, Mario Adinolfi - che si candida personalmente come sindaco a Ventotene - aveva annunciato la partecipazione del suo partito alle amministrative veronesi e, raccolte le (poche) firme richieste, la partecipazione è diventata realtà. Il contrassegno di lista riproduce in tutto e per tutto il simbolo ufficiale del partito, con la famigliola disegnata a pastello in basso su fondo blu e lo slogan "No gender nelle scuole" nella parte alta, scritto in fucsia.
 

19) Verona per la libertà

Qualora il messaggio non fosse stato abbastanza chiaro con la prima lista della coalizione di Zelger, la terza rafforza il concetto: Verona per la libertà, nata come soggetto apartitico, ha scelto di concorrere a queste elezioni. Il simbolo che ricorda un po' la struttura della moneta da un euro, pone in evidenza il nome della città, collocato sotto un paio di ali (una bianca e una nera) come simbolo della libertà invocata e ricercata nel nome; il messaggio si completa con lo slogan inequivocabile "Mai più green pass" adagiato nella parte inferiore della corona gialla.

Paola Barollo 

20) Costituzione Verona - Libero Pensiero

Dopo Zelger, il sorteggio ha collocato l'altra candidatura sostenuta da una sola lista oltre a quella di Anna Sautto: anche in questo caso si tratta di una donna, Paola Barollo, esperta di valutazione del benessere ed educazione alimentare e impegnata a sensibilizzare circa i problemi della disabilità. La sua lista, Costituzione Verona - Libero Pensiero, punta a "riaffermare la Libertà del Cittadino di fare le sue scelte lavorative, culturali, sanitarie, lontani da ogni imposizione retaggio di vecchi modelli che si vogliono oggi riproporre con passaporti sanitari o pagelle di buona condotta". Sul fondo blu e giallo, entro una corona d'alloro, è riprodotto il segno scaligero della scala. 
  

Federico Sboarina 

21) Veneta Autonomia - Noi con l’Italia 

Ultimo candidato sorteggiato è il sindaco uscente, Federico Sboarina. Anche lui, come Tommasi, è sostenuto da sei liste. La prima a essere sorteggiata unisce "a bicicletta" i simboli di Veneta Autonomia e Noi con l'Italia. La prima forza politica, in particolare, è legata al gruppo Veneta autonomia sorto in consiglio regionale, legato all'esperienza del gruppo che in passato aveva preso il nome di Liga Veneta Repubblica; per l'occasione è stata usata un'altra raffigurazione del leone marciano, senza stendardo e su fondo marrone (accompagnato ai colori cittadini già visti più volte).
 

22) Fratelli d’Italia 

Partecipa convintamente alla coalizione di Sboarina Fratelli d'Italia, presente con una propria lista anche a questo turno elettorale. Il contrassegno di lista è una variazione di quello inaugurato alle elezioni politiche nel 2018: il nome della leader Giorgia Meloni - poco visibile nel 2017, sul modello del simbolo delle europee di tre anni prima - è stato solo di poco rimpicciolito per fare posto, subito al di sotto, alla dicitura "Sboarina sindaco". E quasi certamente il risultato atteso da Fdi sarà ben superiore rispetto al 2,72% raccolto cinque anni fa.
 

23) Lega - Liga Veneta 

Subito dopo il simbolo di Fratelli d'Italia, il sorteggio ha collocato l'altro simbolo politico per eccellenza della coalizione di centrodestra che sostiene Sboarina, quello della Lega, che a Verona (come nel resto del Veneto) tiene a presentarsi anche come Liga Veneta. In questo caso, dunque, è stato impiegato esattamente lo stesso contrassegno visto nel 2020 alle regionali: fermo restando il "cuore" rappresentato dalla parola "Lega", dalla statua di Alberto da Giussano al centro e dal segmento inferiore blu con il cognome di Salvini (senza "premier"), non mancano il nome usato in Veneto e il leone di San Marco in giallo (a libro aperto con la scritta "Paxe", unito al leon da guera sullo scudo) a sinistra e a destra della statua. 

24) Sboarina Sindaco - Battiti per Verona 

Quarta lista della coalizione è quella più vicina al sindaco in cerca di riconferma, Sboarina sindaco - Battiti per Verona. All'interno del contrassegno, dominato dal blu (fatto salvo un piccolo elemento tricolore sfumato: un'atmosfera decisamente da centrodestra, anche più moderata rispetto alle forze della compagine), c'è infatti in miniatura il simbolo di Battiti per Verona, formazione esistente dal 2013 che nel 2017 aveva presentato una lista insieme al gruppo Verona domani: rispetto ad allora, il piccolo simbolo non è cambiato, sfoggiando sempre il nastro tricolore e una piccola stilizzazione dell'Arena (l'unica, tra l'altro, di questo turno elettorale) con chiodino segnaposto su fondo blu sfumato
 

25) Verona Domani - Coraggio Italia 

Quinta lista tra quelle che appoggiano la seconda campagna elettorale di Sboarina è Verona Domani, anch'essa imperniata sui colori blu - sul fondo - e giallo, che tinge il nome della città e parte della V (di Verona), trasformata in freccia che punta in alto e avanti (dunque si presenta come diretta al domani). Il segmento inferiore del cerchio è occupato da Coraggio Italia, forza politica ovviamente radicata in Veneto (essendo legata al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro): il colore è il fucsia del partito, già adottato da Brugnaro per le sue liste presentate nel capoluogo veneto.
 

26) Verona al Centro

La coalizione a sostegno di Sboarina e l'intera brigata delle liste di questo turno elettorale si chiude con la formazione Verona al Centro, lista creata dal percorso comune di due gruppi locali, Vale Verona! (guidato da Stefano Valdegamberi) e Famiglia è Futuro (soggetto nato dopo i primi anni di attività del Popolo della Famiglia). Il simbolo si fonda su una struttura semplice, con un semicerchio blu (rafforzato da un segmentino giallo) e l'altra parte bianca; la stessa struttura, a colori ribaltati, hanno i due cerchi contenuti nel semicerchio inferiore (quello di Famiglia è futuro, però, al centro ha un segmento tricolore).

sabato 2 aprile 2022

Verona, Flavio Tosi si ricandida a sindaco e rinnova il faro di Fare!

Ora che è stato indicato con certezza che per le elezioni amministrative si voterà in tarda primavera, esattamente nell'ultima data possibile, il 12 giugno (insieme ai referendum sulla giustizia) e che, stabilita quella data, le altre che interessano le persone interessate a candidarsi (le liste coi relativi documenti - soprattutto le firme, quest'anno senza riduzione causa Covid-19 come nel 2020 e nel 2021 - si presenteranno tra il 13 e il 14 maggio), il cammino verso il voto è più definito: ferve dunque il lavoro per compilare gli elenchi delle persone da candidare e, soprattutto, per trovare sottoscrittori che consentano la valida presentazione della lista.
In questi giorni iniziano a circolare in Rete, specialmente sui social network, nomi e qualche simbolo relativo alle elezioni locali. Ci sarà ovviamente tempo per vederne molti, comune per comune, quando il rito di presentazione e ammissione si sarà compiuto e si avrà certezza delle candidature e delle liste presentate nelle varie città chiamate al voto: in generale, dunque, si aspetterà il mese di campagna elettorale. Per ora si è fatta un'eccezione soprattutto per il simbolo genovese di Uniti per la Costituzione, essendo legato al senatore Mattia Crucioli (più volte citato in questo sito per la sua militanza in Alternativa), per gli emblemi legati al progetto di Giovanni Toti Italia al Centro (con i primi simboli presentati nei giorni scorsi) e il potenziale simbolo moderato - Prima l'Italia - della federazione di centrodestra proposta dalla Lega a Palermo: tutti casi, come si può vedere, che sono legati a doppio filo a figure o progetti di respiro ultralocale, che meritano di essere seguiti certamente con attenzione.
Su questa base, è del tutto coerente non attendere nemmeno per la presentazione della nuova veste grafica di Fare!, partito politico voluto e guidato da Flavio Tosi quando era sindaco di Verona. Ufficialmente il simbolo non è mai finito nelle bacheche del Viminale (e dunque nemmeno sulle schede), ma il partito è stato rappresentato in Parlamento (grazie al Pri, che consentì la formazione della componente nel 2016) e dalla fine di quello stesso 2016 la forza politica è presente nel Registro dei partiti politici riconosciuti.
La pagina Facebook del partito era sostanzialmente ferma dall'inizio del 2020, ma da ieri l'attività è ripartita e segna concretamente l'inizio della lunga campagna elettorale di Flavio Tosi come candidato sindaco di Verona per il suo possibile terzo mandato (dopo quelli dal 2007 al 2017), che può già contare - tra l'altro - sul sostegno di Forza Italia, che dunque non appoggerà la ricandidatura dell'uscente Federico Sboarina (come invece faranno Lega, Fratelli d'Italia e Coraggio Italia).
L'evento di presentazione di ieri è stato l'occasione per mostrare il nuovo "abito grafico" di Fare!, che per l'occasione prende tinte molto più "veronesi", guardando ai colori dello stemma cittadino (al giallo, già presente nella prima versione si è aggiunto il blu, declinato in tono "carta da zucchero"). Il concetto di "Fare!" è ancora presente (sia pure espresso a colori invertiti, in blu su rettangolo giallo - con al di sotto una striscia tricolore - e con un altro carattere, simile al Nexa), così come c'è anche il faro delle origini (stavolta più piccolo e curato, tinto di giallo, come il fascio di luce che però stavolta è dotato anche di due fasce di "penombra", variazioni più chiare del blu). Senza dubbio, però, nel nuovo emblema l'elemento più evidente è il riferimento allo stesso Tosi, stesso corpo del nome del partito eppure più visibile, per il suo emergere dal fondo blu che renderà senz'altro ben riconoscibile questo contrassegno elettorale. Anzi, volendo trovare qualche spunto grafico di "già visto", sembra di ritrovare un uso dei colori molto simile nelle tante varianti del simbolo di Fratelli d'Italia che portano nella parte alta blu il nome (in giallo) di Giorgia Meloni o dei candidati sindaci/presidenti (questo, naturalmente, non può in alcun modo costituire un rischio di confondibilità, viste tutte le differenze chiaramente apprezzabili).
A ricordare la storia e il senso del contenuto del simbolo - certamente meglio curato rispetto alla prima versione - ha provveduto Patrizia Bisinella, moglie di Tosi e già candidata sindaca di Verona nel 2017, sostenuta ovviamente anche da Fare!: in base a quanto riportato da CronacadiVerona.com, ha ricordato che il simbolo "rappresenta un vero e proprio movimento politico sorto nel 2015 e che è presente, oltre che nella nostra provincia veronese, anche in Veneto e in altre realtà italiane, per questo è stato ripreso in questa campagna politica. Si contraddistingue per la parola 'Fare', che indica la capacità e la voglia di agire in maniera concreta e pragmatica nel rapporto con i nostri concittadini e la volontà di passare dalle parole ai fatti, come Flavio Tosi ha dimostrato di saper fare nei 10 anni che ha amministrato questa città. Vogliamo rilanciare Verona, dopo cinque anni di delusione e degrado. Il simbolo storico del faro rappresenta nel nostro immaginario l'idea di un sogno, il voler essere una guida sicura". La campagna che il capoluogo scaligero sta per vivere, dunque, si presenta già ora movimentata e affascinante, con almeno tre candidati principali (c'è anche l'ex calciatore Damiano Tommasi per il centrosinistra) e la curiosità di scoprire quali liste saranno presenti e con che veste: il simbolo di Fare! con Flavio Tosi, in ogni caso, è già pronto.

martedì 19 dicembre 2017

Noi con l'Italia, una "quarta gamba" che sa di antico (e di già visto)

L'avevano detto, l'hanno fatto. Questa mattina, com'era stato annunciato da giorni, è stato presentato il simbolo della "quarta gamba" del centrodestra al Grand Hotel de la Minerve - lo stesso, per gli amanti del, in cui il 18 gennaio 1994 nacque il Centro cristiano democratico. Stavolta però Pier Ferdinando Casini non c'è e non ci sono nemmeno i centristi veterodemocristiani, che probabilmente sceglieranno una diversa via, sempre centrista ma meno liberale e meno spersonalizzata.
Il contenitore scelto come lista, infatti, si chiama Noi con l'Italia, quasi una risposta nominale a Noi con Salvini coniato alla fine del 2014 (e che, salvo sorprese, non dovrebbe presentarsi come lista, potendo al massimo essere contenuto come pulce nell'emblema della Lega-non-più-Nord): non si sta con un personaggio, ma con il Paese intero. Certo, a dispetto del "noi" identitario, il nome e il concetto di fondo sono piuttosto generici e non poteva essere diversamente: all'interno del progetto politico-elettorale, infatti, trovano posto i gruppi di Direzione Italia di Raffaele Fitto, Fare! di Flavio Tosi, Cantiere popolare (ex Popolari per l'Italia domani) di Saverio Romano, nonché - in qualità di "transfughi" - quello che resta dell'esperienza "ufficiale" di Scelta civica con Enrico Zanetti e coloro che nelle ultime settimane hanno abbandonato Alternativa popolare per fare ritorno nel centrodestra, in particolare gli ex ministri Enrico Costa e Maurizio Lupi. All'ultimo minuto, peraltro, si è sfilato un quinto ministro, vale a dire Gaetano Quagliariello, fondatore di Idea: su Repubblica Monica Rubino scrive che si sarebbe "defilato con tanto di rinuncia davanti al notaio, nonostante sia stato tra i promotori dell'iniziativa", anche se per qualcuno - come riporta sempre il quotidiano romano - sarebbe pronta una sua candidatura "garantita da Silvio Berlusconi".
Era così ampio e variegato - per non dire disomogeneo, se si guarda a Tosi rispetto alle altre figure coinvolte - il ventaglio di soggetti coinvolti da Niccolò Ghedini in quest'impresa politica (nata, si dice, per portare almeno due punti in più al centrodestra, senza dunque che sia scontata l'elezione di qualche esponente della stessa lista, vista la soglia del 3%) che ci voleva un simbolo piuttosto generico, senza troppe connotazioni anche se chiaramente identificabile come "di centrodestra". La soluzione? "Riverniciare" il simbolo del Popolo della libertà, quanto bastava per adattarlo al nuovo marchio politico. Così riecco il fondo blu (certamente più scuro rispetto al passato, con lo stesso carta da zucchero mutuato da Scelta civica - Cittadini per l'Italia, ma anche dal vecchio Ncd), riecco il nome bianco in Helvetica Inserat o Black Compressed (e con un piccolo, lezioso inserto di un carattere graziato corsivo, così da far risaltare come nome "Noi Italia") e riecco anche l'arcobalenino tricolore, per l'occasione trasformato in una pennellata.
Insomma, il simbolo che secondo Silvio Berlusconi non scaldava il cuore dei suoi elettori (anche a causa del nome), va invece bene per essere sostanzialmente riciclato per la "quarta gamba" che ha soprattutto lo scopo di portare voti ai candidati dei collegi uninominali del centrodestra (e se riuscirà a ottenere seggi superando il 3%, tanto meglio). Per ampio che sia, in ogni caso, il nuovo progetto - "Non è una federazione, né un cartello elettorale, ma un vero e proprio soggetto politico", si dice alla presentazione, come annota puntualmente Maurizio Ribechini - non comprende tutti: non vi rientrano, per esempio, Energie PER l'Italia di Stefano Parisi, né Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi (per lui la candidatura sarà direttamente in Forza Italia); si sta lavorando, come si diceva, anche a una lista post-democristiana, che sotto il simbolo appena un po' modificato dell'Udc potrebbe raccogliere anche il ridestato Udeur(2) di Clemente Mastella, il Nuovo Cdu di Mario Tassone e - se non ci saranno scontri in merito - la presunta riattivata Dc guidata da Gianni Fontana.
La "quarta gamba", insomma, parte con un simbolo usato (e, nell'ultima parte della sua vita, nemmeno particolarmente gradito da chi l'aveva voluto). Anche il nome scelto, tuttavia, non è del tutto nuovo: Noi con l'Italia, in particolare, è già un'associazione che opera da anni essenzialmente nel comune salernitano di Angri sul piano della cittadinanza attiva e dell'impegno sociale. Ovviamente questo non dovrebbe creare nessun problema alla neonata forza politica, che opererebbe su un territorio molto più vasto e non era certo tenuta a conoscere anche quella realtà associativa molto più piccola; si può solo rilevare che le combinazioni della fantasia politica sembrano essere limitate, anche per chi rinuncia alla parola "partito" (o rifugge da questa).

sabato 25 luglio 2015

Fare contro Fare! Ovvero, Boldrin non è Tosi


In effetti ci si poteva scommettere sopra, non era nemmeno così difficile pensare che qualcuno l'avrebbe presa male. Questo qualcuno, al momento, si chiama Michele Boldrin e a tutt'oggi è leader di Fare per Fermare il declino, subentrato due anni fa a Oscar Giannino dopo l'incidente relativo ai suoi titoli di studio, alla vigilia delle elezioni politiche.
A provocare irritazione, come era prevedibile, è il nuovo partito di Flavio Tosi che, nel simbolo, porta in grande evidenza la parola "FARE!": il colore è diverso e in più c'è il punto esclamativo, ma per qualcuno la confondibilità resta dietro l'angolo e, a quanto pare, lo pensa anche Boldrin. Non ha fatto nulla per nascondere il suo pensiero, visto che su Twitter e su Facebook nel pomeriggio successivo alla presentazione del simbolo se n'è uscito con questo lancio: 
La cosa, ovviamente, non è piaciuta anche ad altri sostenitori di FiD, che su Facebook hanno subito chiesto se il comportamento di Tosi e del suo staff non fosse leggibile come una sorta di "plagio", in grado di irritare anche chi, come Boldrin, è noto per essere "completamente (e giustamente) contrario alla difesa della proprietà industriale" (lo si legge chiaramente nel commento di tale Luigi Desiderato). Qualcuno ha fatto notare che "fare è un verbo di uso comune e non un brand", per cui non si potrebbe proteggere nulla; in serata in ogni caso, è arrivata la risposta dello stesso Boldrin - di cui Formiche ha dato notizia ieri - e merita di essere riportata per intero: 
1) Sulla PI, David ed io, non a caso, distinguiamo copyright e brevetti dai marchi, riconoscendo ai marchi una funzione sociale utile e scarsissimi costi di monopolio. La funzione sociale utile e' quella della riconoscibilità: una volta che un nome/marchio si e' costruito una reputazione, buona o cattiva che sia, usare quel nome marchio crea grave confusione nel mercato perché ci si appropria della reputazione costruita da altri. Quindi, per quanto ci riguarda, il marchio esclusivo e' legittimo e proprietario. Ovvio che, in base a questo, quella di Tosi&Co, sia pura e semplice appropriazione indebita.2) Nel caso specifico non conosco i dettagli della giurisprudenza italiana abbastanza per dire se si configura violazione della PI copyrighted (han cambiato grafica, aggiunto il "!", tolto "Fermare il Declino" e cambiato colori e simbolo). Ora sento degli avvocati italiani e poi vediamo.3) Sul piano politico, ed elettorale, essendo Fare - per Fermare il Declino il simbolo d'un partito, c'e' chiaramente una violazione che, a mio avviso, va impedita. Come per l'uso della freccia da parte dei Popolari di Mauro (che mi sembrano spariti comunque, quindi abbiam lasciato stare). Gli amici del CGT se ne stanno occupando (per la parte 3)). Vedremo come sia più appropriato agire. La valutazione politica, in ogni caso, e' ovvia e plateale: han cominciato con una cialtronata.
La questione merita di essere analizzata. Non intervengo in pieno sulla "funzione sociale" del marchio, che per Boldrin è la riconoscibilità: mi limito soltanto a dire che, in realtà, il marchio (mark) ha soprattutto una funzione "distintiva", serve cioè a differenziare un prodotto o un servizio dagli altri (il fatto che sia riconoscibile ne è quasi una conseguenza). La riconoscibilità in senso stretto, legata proprio alla reputazione acquisita (e al "mondo" che una rappresentazione grafica riassume in sé), è piuttosto legata al concetto di "marca", che in inglese è ben reso dal sostantivo brand: per approfondire l'argomento, consiglio a tutti la lettura del Manuale della marca, della ricercatrice della Sapienza Laura Minestroni (logo Fausto Lupetti Editore).
Certamente, come avevo già anticipato ieri, l'accostamento tra il "Fare!" di Tosi e il "Fare" di Boldrin risulta fin troppo facile; e se avevo scritto che, da un certo punto di vista, il tentativo mostrava un certo coraggio (perché utilizzava un nome legato a risultati elettorali non proprio splendidi), qualche dubbio in più sul piano della correttezza giuridica sorge anche a me. Posto che quello di Fare per Fermare il declino è a tutti gli effetti un marchio registrato - anche se, come si vede nella figura a fianco, non è la versione definitiva usata come contrassegno elettorale, visto che freccia e scritte occupano uno spazio minore del cerchio - la tentazione di agire in tribunale per contraffazione è legittima.
Perché è vero, "Fare" è un verbo di uso comune, che rientra nei discorsi quotidiani di tutti noi; è vero pure che, come notato da Boldrin, Tosi e i suoi "han cambiato grafica, aggiunto il '!', tolto 'Fermare il Declino' e cambiato colori e simbolo". E' altrettanto vero, però, che la parola "Fare" è in posizione di chiara "evidenza prospettica" e si pone come elemento caratterizzante di entrambi gli emblemi, assieme agli inserti grafici di ciascuno (la freccia per Boldrin, il faro acceso per Tosi). In più, è altrettanto innegabile che il gruppo di Giannino prima e di Boldrin poi sia stato il primo a utilizzare la parola "fare" come nome del partito - al punto che nelle elezioni del 2013 "Fare" era usato proprio come forma abbreviata dell'intera denominazione - per cui ci potrebbero essere spazi per riconoscere al segno distintivo di FiD i caratteri del marchio forte, che merita protezione anche quando la somiglianza con altri segni non sia troppo marcata.
Certamente, però, le differenze simboliche vanno considerate. Nessuno può dire che la parola "Fare", d'ora in poi, debba essere esclusa da ogni contrassegno politico resta sempre un termine comune), ma è giusto chiedersi cosa accade quando essa, come qui, risulti elemento caratterizzante di entrambi i segni. E' vero che le modifiche testuali, grafiche e cromatiche introdotte da Tosi non sono poche e per qualcuno potrebbero bastare a scongiurare la confondibilità tra emblemi: il tribunale di Roma nel 1979 non aveva forse salvato il garofano appena adottato dal Psi, dicendo che la diversa foggia del fiore e la presenza di elementi grafico-testuali diversi evitavano la confusione con il garofano varato quattro anni prima dall'Unione rifondazione socialista democratica? E, più di recente, l'Ufficio elettorale della Cassazione non si era accontentato di far modificare il colore di fondo e delle scritte al logo dei Comunisti italiani, perché non lo si scambiasse con quello di Rifondazione comunista?
Tutto vero, come è vero però che la bandiera con falce e martello e il garofano erano pur sempre segni legati a una tradizione politica, per cui si finisce per ammettere la loro presenza su più segni, purché gli elementi differenzianti siano presenti in numero sufficiente. E' impossibile, invece, dire lo stesso di "Fare", per cui al giudice toccherebbe decidere se le modifiche fatte da Tosi bastano a evitare confusioni o "appropriazioni indebite", oppure se il rischio di confusione ci sia ugualmente. Il problema, verrebbe da dire, non si sarebbe posto se Tosi avesse utilizzato un'espressione come "Il partito del Fare", riducendo inevitabilmente lo spazio occupato dalla parola "incriminata". La situazione però è diversa e quindi ora si dovrà aspettare di capire cosa deciderà il Comitato di gestione transitoria di FiD, se lasciar perdere come con la freccia dei Popolari per l'Italia di Mauro (anche se lì gli spazi per un'azione sarebbero stati ben pochi. E perché, allora, non agire anche contro Tremonti e la sua lista 3L?) o se far partire una causa, dall'esito non scontato.

martedì 21 luglio 2015

Fare con Tosi, ossia come sfidare il passato

Il faro grigio scuro, con il suo fascio di luce giallo, alla fine è rimasto; il contesto invece è almeno parzialmente cambiato. Di certo, il risultato delle elezioni in Veneto non sembra avere scoraggiato Flavio Tosi, sindaco di Verona e già soggetto di punta della Lega Nord, prima dei suoi screzi con il segretario del Carroccio Matteo Salvini, che hanno portato all'espulsione dalla Lega e alla candidatura alla guida della regione. Alla fine è arrivato quarto, a un'incollatura di voti dal candidato del MoVimento 5 Stelle Jacopo Berti (che ha ottenuto 262.749 preferenze, a fronte delle sue 262.569); a Tosi, però, interessa soprattutto rimarcare l'11,9% dei consensi ottenuti, più del 10,7% relativo alla coalizione di liste a sostegno, compagine formata pur sempre in extremis, negli ultimi giorni disponibili per la campagna elettorale.
Certamente quell'esperimento poteva andare meglio, qualche voto in più poteva essere raccolto, ma Tosi probabilmente ha voluto conservare la parte positiva. Il simbolo che era andato meglio, in fondo, era proprio quello con la luce del faro, cioè la "sua" lista Tosi, sperimentata a Verona e riadattata in chiave regionale. Quel 5,7% non era poi così male, per un emblema nato in una città e che si era tentato di esportare in tutta la regione, sapendo di doversi misurare innanzitutto con il partito di provenienza di Tosi, quella Lega che puntava senza troppa difficoltà alla riconferma del presidente uscente, Luca Zaia. Si poteva partire da quei numeri per costruire qualcosa di più grande; certo, la strada non appariva tutta in discesa, c'era pur sempre da allargare un progetto all'intero territorio nazionale, senza poter contare su un minimo di seguito certo, ma i "fari" avevano cominciato a spuntare qua e là lungo lo stivale, quindi valeva la pena tentare. 
C'era però un'altra pista da considerare. Dopo la lista Tosi e quella di Area popolare, la formazione più votata era stata un'altra lista legata al candidato presidente, ma contenente un messaggio chiaro: "il Veneto del fare". Quel verbo, usato all'occorrenza come sostantivo, per il sindaco di Verona doveva essere un elemento chiave della sua stessa campagna elettorale: nel sito www.tosipresidente.it, fino a qualche giorno fa, campeggiava il motto "Siamo abituati a fare". Perché non ripartire anche da lì, allora, magari unendo i due messaggi che, da soli, si erano conquistati oltre il 7% dei voti in Veneto? Bastava mettersi al tavolo e pensare a una soluzione...
Alla fine, la soluzione è arrivata, almeno per ora. Stavolta il faro torna per intero, con la sua luce, su un fondo bianco; il nome di Flavio Tosi non è sparito, ma è relegato in fondo, in un segmento leggermente curvo e giallo come la luce. L'elemento più evidente, però, è senz'altro la parola "FARE!", gialla e bordata di nero, con il claim già visto che nei manifesti si trasforma appena, "siamo pronti a fare" (perché ora non basta l'abitudine, adesso occorrono rapidità e preparazione). E qui, ci si perdoni, ma è fin troppo facile tornare con il ricordo al progetto lanciato temporibus illis da Oscar Giannino, la "piccola pattuglia di rompicoglioni di professione" che avrebbe dovuto pungolare qualunque governo sull'economia, ma è "naufragata su se stessa" dopo la tempesta sui titoli di studio di Giannino e, anche sotto la guida di Michele Boldrin, non si è mai davvero ripresa.
Di fronte a quell'esito elettorale davvero poco felice, due erano le alternative: lasciar stare del tutto quel verbo all'infinito, per non evocare neanche lontanamente echi di sconfitta, oppure rischiare e sperare di dare nuovo significato a quelle quattro lettere. Tosi e i suoi, a loro modo, hanno scelto la seconda opzione: hanno tolto la freccia (ma la luce del faro punta sempre a destra), hanno aggiunto il punto esclamativo e hanno ridimensionato notevolmente il rosso, riducendolo a un archetto che sulla parte sinistra di Fare! con Tosi ha il suo contraltare verde. Un accenno di tricolore che nella Lega, da cui Tosi proviene, non si era mai visto né forse concepito. Anche i dettagli, in un simbolo, contano maledettamente.

lunedì 11 maggio 2015

Veneto, simboli per una corsa a sei teste?

Guerra d'Indipendenza a parte, anche il panorama simbolico offerto dal Veneto alle sue elezioni regionali merita di essere analizzato con un po' più di attenzione, anche se alcune puntate sono già state analizzate per via, mano a mano che gli schieramenti si svelavano. Guizzi grafici, è bene dirlo, praticamente non ce ne sono, anzi l'inventiva è abbastanza contenuta - e qualche volta, come per Area popolare, francamente scende sotto al minimo sindicale - ma qualche curiosità da enucleare c'è comunque.
Paradossalmente, una delle più interessanti (e non ancora trattate) riguarda una delle cosiddette "forze minori": L'altro Veneto - Ora! Possiamo, che candida Laura di Lucia Coletti. Il riferimento grafico-politico è piuttosto chiaro e non ci si stupisce a leggere nel sito della lista che l'ispirazione è quella dell'Altra Europa con Tsipras per "rappresentare un’alternativa di governo rispetto a chi finora ha gestito il potere sia a livello nazionale che regionale" e che l'idea è di mettere al centro dell'azione politica gli interessi del popolo, "come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna". Casomai ci si può stupire del carattere finissimo utilizzato (a rischio di non avere una stampa ottimale) e dello sviluppo semicircolare del testo, del tutto inedito per queste liste.
Se però si guarda tra le forze a sostegno di Alessandra Moretti, forse si scopre il motivo di questa diversa conformazione grafica. Un bollino rosso, con la scritta "Sinistra veneta" e lo stesso Tsipras' style, è presente anche nel contrassegno di Ven[e]to nuovo, la formazione che si basa soprattutto sui Verdi europei e su Sel, ma comprende anche un gruppo fuoriuscito da Rifondazione comunista (rappresentato in particolare da Pierangelo Pettenò e Sebastiano Bonzio) dopo la vittoria degli "intransigenti" all'ultimo congresso. Sarà forse questo il motivo che ha spinto L'altro Veneto a dire che "a sinistra siamo rimasti solo noi"?
Di Alessio Morosin e della sua Indipendenza Veneta si è già detto pochi giorni fa, del MoVimento 5 Stelle (che candida Jacopo Berti) simbolicamente non c'è nulla da dire. Vale la pena allora buttarsi sui tre candidati maggiormente sotto i riflettori. Partendo da Luca Zaia, è ovvio che tra le liste a suo sostegno ci sia la Lega Nord, anzi, la Liga Veneta, con tanto di leone di San Marco tradizionale (con libro con la scritta Paxe). Di non tradizionale, paradossalmente, c'è solo il nome di Matteo Salvini nel segmento inferiore, scritto con un Arial quasi normale, più elegante rispetto alle scritte ospitate in passato in quella parte di cerchio (Padania, Bossi, ma anche Maroni).
C'è poco o nulla da dire sul simbolo di Forza Italia, sempre quello senza alcuna variante, così come invece si è già detto alcuni giorni fa di Indipendenza noi Veneto. C'è anche Fratelli d'Italia, ma non sfugge che all'interno di quest'ultimo contrassegno c'è qualcosa di più, una "pulcetta" che probabilmente i più nemmeno riconosceranno nella miniatura sulla scheda. Aguzzando l'occhio, si riconosce la sigla Mcr, che sta per Movimento per la cultura rurale, formazione nata già nel 2011, legata a Maria Cristina Caretta e ai cacciatori: all'interno, due spighe, due volatili e - in più rispetto all'immagine consolidata del movimento - un pesce sul torrente che scorre tra le montagne.
Tutto il contrario, invece, per il simbolo immaginato come "lista del presidente". Nessuna miniatura, nessun gioco grafico o cromatico, infatti, si ritrova nel contrassegno di Zaia presidente, con il cognome scritto a enormi lettere - a prova di ipovedente - e messo in evidenza da un "binario", blu come il patronimico ("blu Lega", si sarebbe tentati di dire, essendo praticamente lo stesso colore della circonferenza di contorno e di Alberto da Giussano). Di certo un emblema come questo punta tutto sul potere del nome e sul carisma di chi lo porta, ritenendo di non avere bisogno di altro per rendere appetibile la lista. A fine mese si vedrà se i calcoli erano giusti.
E' invece molto più piena, molto più ingombra la rappresentazione grafica che dichiara Alessandra Moretti presidente. Il colore carta da zucchero riempie quasi tutto il cerchio (a parte una "lunetta" in basso, in cui è contenuta l'indicazione "per il Veneto"); l'impatto del testo non è minimamente paragonabile a quello mostrato dalla lista Zaia. In compenso, il cognome della Moretti è contenuto in un "fumetto" rosso carminio (con un'abbinata di tinte che si potrebbe quasi dire "simil-renziana"), che sembra voler dare la parola al contrassegno, in modo comunque graficamente accettabile, senza pacchianerie in cui sarebbe stato facile cadere.
Se Zaia dalla sua ha ben due leoni di San Marco (Liga Veneta e Indipendenza noi Veneto) e Tosi altrettanto (la sua Lista per il Veneto e l'Unione Nord Est), la Moretti si accontenta di uno solo, quello del Progetto Veneto autonomo, giallo antico su fondo marrone. Più di una testata ha segnalato come, per lo meno tra i tre candidati più noti, sia scattata una corsa all'accaparramento - prima ancora che dei voti - degli autonomisti, visto che figura almeno una formazione simile in ognuno dei tre schieramenti. In questo caso la formazione è apertamente ostile alla politica di Zaia (tra i promotori c'è pure Santino Bozza, consigliere regionale uscente eletto con la Lega) e in lista c'è pure Gianluca Panto, già candidato alla presidenza nel 2010 con il suo Partito nasional veneto.
Da ultimo, nella coalizione di centro sinistra - oltre che ovviamente per il Pd - c'è spazio pure per Veneto civico, una lista "composta di amministratori locali, sindaci, ex sindaci e persone che hanno dedicato la loro esperienza politica al servizio dei cittadini". La lista è questo, ma è anche "lo strumento attraverso cui Scelta Civica sosterrà Alessandra Moretti e rappresenta il punto di partenza per aggregare quei mondi civici che in Veneto chiedono da tempo rappresentanza per una politica votata al servizio dei cittadini". Il simbolo ha circa gli stessi colori di quello di Sc, ma cerca di fare soprattutto riferimento alle esperienze di governo delle città, per portare in consiglio regionale. Il simbolo aiuterà o rischierà di essere anonimo?
Da ultimo, occorre vedere la compagine di Flavio Tosi. In buona parte, in realtà, essa è già stata analizzata, dalla lista personale del candidato governatore ad Area popolare, da Razza Piave all'Unione Nord Est. Sono due, però, gli episodi da sottolineare. Da una parte c'è il simbolo del Partito pensionati, che stavolta assume il nome di Famiglia Pensionati (con un corsivo in alto un po' naif, ma tant'è) e inserisce un grande riferimento a Flavio Tosi come candidato in cui credere. Raramente il contrassegno del partito legato a Carlo Fatuzzo è stato così "pieno" e con elementi patronimici così evidenti (e mai di matrice territoriale, per dire), ma alla fine dei conti poteva andare decisamente peggio di così.
Ultimo esemplare da vedere in Veneto in quella coalizione è il Veneto del Fare - Flavio Tosi. Il simbolo è decisamente uno dei più schematici presenti in tutte le elezioni regionali che si svolgono in buona parte del Paese; per (scarso) impiego di fantasia o estro creativo, tutto è affidato alle scritte bianche in negativo sulla parte di fondo blu e nere in positivo nella lunetta in basso. La grafica in realtà richiama almeno un po' la grafica delle "Vittime della giustizia del fisco", lista fatta varare dal centrodestra in Campania su impulso di Arturo Diaconale. Qui i colori sono invertiti, ma ci si affida pur sempre alla potenza della parola (e di una font così imponente come l'Helvetica Narrow). Ironia della sorte, proprio quando piuttosto che di dire è tempo di Fare.