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lunedì 11 maggio 2015

Veneto, simboli per una corsa a sei teste?

Guerra d'Indipendenza a parte, anche il panorama simbolico offerto dal Veneto alle sue elezioni regionali merita di essere analizzato con un po' più di attenzione, anche se alcune puntate sono già state analizzate per via, mano a mano che gli schieramenti si svelavano. Guizzi grafici, è bene dirlo, praticamente non ce ne sono, anzi l'inventiva è abbastanza contenuta - e qualche volta, come per Area popolare, francamente scende sotto al minimo sindicale - ma qualche curiosità da enucleare c'è comunque.
Paradossalmente, una delle più interessanti (e non ancora trattate) riguarda una delle cosiddette "forze minori": L'altro Veneto - Ora! Possiamo, che candida Laura di Lucia Coletti. Il riferimento grafico-politico è piuttosto chiaro e non ci si stupisce a leggere nel sito della lista che l'ispirazione è quella dell'Altra Europa con Tsipras per "rappresentare un’alternativa di governo rispetto a chi finora ha gestito il potere sia a livello nazionale che regionale" e che l'idea è di mettere al centro dell'azione politica gli interessi del popolo, "come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna". Casomai ci si può stupire del carattere finissimo utilizzato (a rischio di non avere una stampa ottimale) e dello sviluppo semicircolare del testo, del tutto inedito per queste liste.
Se però si guarda tra le forze a sostegno di Alessandra Moretti, forse si scopre il motivo di questa diversa conformazione grafica. Un bollino rosso, con la scritta "Sinistra veneta" e lo stesso Tsipras' style, è presente anche nel contrassegno di Ven[e]to nuovo, la formazione che si basa soprattutto sui Verdi europei e su Sel, ma comprende anche un gruppo fuoriuscito da Rifondazione comunista (rappresentato in particolare da Pierangelo Pettenò e Sebastiano Bonzio) dopo la vittoria degli "intransigenti" all'ultimo congresso. Sarà forse questo il motivo che ha spinto L'altro Veneto a dire che "a sinistra siamo rimasti solo noi"?
Di Alessio Morosin e della sua Indipendenza Veneta si è già detto pochi giorni fa, del MoVimento 5 Stelle (che candida Jacopo Berti) simbolicamente non c'è nulla da dire. Vale la pena allora buttarsi sui tre candidati maggiormente sotto i riflettori. Partendo da Luca Zaia, è ovvio che tra le liste a suo sostegno ci sia la Lega Nord, anzi, la Liga Veneta, con tanto di leone di San Marco tradizionale (con libro con la scritta Paxe). Di non tradizionale, paradossalmente, c'è solo il nome di Matteo Salvini nel segmento inferiore, scritto con un Arial quasi normale, più elegante rispetto alle scritte ospitate in passato in quella parte di cerchio (Padania, Bossi, ma anche Maroni).
C'è poco o nulla da dire sul simbolo di Forza Italia, sempre quello senza alcuna variante, così come invece si è già detto alcuni giorni fa di Indipendenza noi Veneto. C'è anche Fratelli d'Italia, ma non sfugge che all'interno di quest'ultimo contrassegno c'è qualcosa di più, una "pulcetta" che probabilmente i più nemmeno riconosceranno nella miniatura sulla scheda. Aguzzando l'occhio, si riconosce la sigla Mcr, che sta per Movimento per la cultura rurale, formazione nata già nel 2011, legata a Maria Cristina Caretta e ai cacciatori: all'interno, due spighe, due volatili e - in più rispetto all'immagine consolidata del movimento - un pesce sul torrente che scorre tra le montagne.
Tutto il contrario, invece, per il simbolo immaginato come "lista del presidente". Nessuna miniatura, nessun gioco grafico o cromatico, infatti, si ritrova nel contrassegno di Zaia presidente, con il cognome scritto a enormi lettere - a prova di ipovedente - e messo in evidenza da un "binario", blu come il patronimico ("blu Lega", si sarebbe tentati di dire, essendo praticamente lo stesso colore della circonferenza di contorno e di Alberto da Giussano). Di certo un emblema come questo punta tutto sul potere del nome e sul carisma di chi lo porta, ritenendo di non avere bisogno di altro per rendere appetibile la lista. A fine mese si vedrà se i calcoli erano giusti.
E' invece molto più piena, molto più ingombra la rappresentazione grafica che dichiara Alessandra Moretti presidente. Il colore carta da zucchero riempie quasi tutto il cerchio (a parte una "lunetta" in basso, in cui è contenuta l'indicazione "per il Veneto"); l'impatto del testo non è minimamente paragonabile a quello mostrato dalla lista Zaia. In compenso, il cognome della Moretti è contenuto in un "fumetto" rosso carminio (con un'abbinata di tinte che si potrebbe quasi dire "simil-renziana"), che sembra voler dare la parola al contrassegno, in modo comunque graficamente accettabile, senza pacchianerie in cui sarebbe stato facile cadere.
Se Zaia dalla sua ha ben due leoni di San Marco (Liga Veneta e Indipendenza noi Veneto) e Tosi altrettanto (la sua Lista per il Veneto e l'Unione Nord Est), la Moretti si accontenta di uno solo, quello del Progetto Veneto autonomo, giallo antico su fondo marrone. Più di una testata ha segnalato come, per lo meno tra i tre candidati più noti, sia scattata una corsa all'accaparramento - prima ancora che dei voti - degli autonomisti, visto che figura almeno una formazione simile in ognuno dei tre schieramenti. In questo caso la formazione è apertamente ostile alla politica di Zaia (tra i promotori c'è pure Santino Bozza, consigliere regionale uscente eletto con la Lega) e in lista c'è pure Gianluca Panto, già candidato alla presidenza nel 2010 con il suo Partito nasional veneto.
Da ultimo, nella coalizione di centro sinistra - oltre che ovviamente per il Pd - c'è spazio pure per Veneto civico, una lista "composta di amministratori locali, sindaci, ex sindaci e persone che hanno dedicato la loro esperienza politica al servizio dei cittadini". La lista è questo, ma è anche "lo strumento attraverso cui Scelta Civica sosterrà Alessandra Moretti e rappresenta il punto di partenza per aggregare quei mondi civici che in Veneto chiedono da tempo rappresentanza per una politica votata al servizio dei cittadini". Il simbolo ha circa gli stessi colori di quello di Sc, ma cerca di fare soprattutto riferimento alle esperienze di governo delle città, per portare in consiglio regionale. Il simbolo aiuterà o rischierà di essere anonimo?
Da ultimo, occorre vedere la compagine di Flavio Tosi. In buona parte, in realtà, essa è già stata analizzata, dalla lista personale del candidato governatore ad Area popolare, da Razza Piave all'Unione Nord Est. Sono due, però, gli episodi da sottolineare. Da una parte c'è il simbolo del Partito pensionati, che stavolta assume il nome di Famiglia Pensionati (con un corsivo in alto un po' naif, ma tant'è) e inserisce un grande riferimento a Flavio Tosi come candidato in cui credere. Raramente il contrassegno del partito legato a Carlo Fatuzzo è stato così "pieno" e con elementi patronimici così evidenti (e mai di matrice territoriale, per dire), ma alla fine dei conti poteva andare decisamente peggio di così.
Ultimo esemplare da vedere in Veneto in quella coalizione è il Veneto del Fare - Flavio Tosi. Il simbolo è decisamente uno dei più schematici presenti in tutte le elezioni regionali che si svolgono in buona parte del Paese; per (scarso) impiego di fantasia o estro creativo, tutto è affidato alle scritte bianche in negativo sulla parte di fondo blu e nere in positivo nella lunetta in basso. La grafica in realtà richiama almeno un po' la grafica delle "Vittime della giustizia del fisco", lista fatta varare dal centrodestra in Campania su impulso di Arturo Diaconale. Qui i colori sono invertiti, ma ci si affida pur sempre alla potenza della parola (e di una font così imponente come l'Helvetica Narrow). Ironia della sorte, proprio quando piuttosto che di dire è tempo di Fare.

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