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martedì 5 maggio 2015

Enna, se Crisafulli clona il (suo) Pd

Via via se ne sono accorti in diversi e, dopo alcuni giorni, la questione è diventata un piccolo caso nazionale. Al centro, l'esponente dem siciliano Vladimiro Crisafulli, detto "Mirello", e soprattutto la soluzione "simbolica" da lui scelta per concorrere alla poltrona di primo cittadino a Enna (dopo avere stravinto le primarie con il 73,7%). 
Sulla questione in effetti si era già espresso il vertice nazionale del Pd, attraverso il vicesegretario Lorenzo Guerini: era stato lui stesso a far sapere al segretario regionale del partito (e sostenitore dello stesso Crisafulli) Fausto Raciti che "il Pd non può sostenere la corsa al sindaco del dirigente ennese - così aveva scritto la Repubblica - già escluso dalle candidature alle Politiche, nel 2013, perché 'impresentabile'". Ciò, in termini pratici, voleva dire che Crisafulli non poteva fregiarsi del simbolo ufficiale dei democratici, un'ipotesi che a Crisafulli non doveva piacere granché.
Già nei primi giorni di campagna elettorale, prima ancora del deposito dei contrassegni, Crisafulli aveva però sfoderato il suo personale asso nella manica: un emblema che clonasse quello del Pd senza esserlo direttamente. Perché questo è l'emblema di Enna democratica, presentato pochi giorni fa insieme alla lista e alla documentazione richiesta. A fianco della grande E rossa, la D disegnata "in negativo" è chiaramente quella del logo elaborato da Nicola Storto, anche se i colori sono invertiti (nel simbolo del Pd era la D a essere ricavata in un rettangolo rosso, mentre la P era verde); il ramoscello di ulivo che spunta dietro la D, poi, è quello che circola nella politica italiana dal 1996 e che nel 2007 è finito nel simbolo dei dem.
Essendo trascorsi i termini per eventuali ricorsi, ora si può tranquillamente dire che il contrassegno correrà alle elezioni (e rischia seriamente di essere il vincitore). Vale però la pena chiedersi: è legittimo usare quel simbolo, fatto così? Alla fine, piaccia o no, la risposta sembra essere "sì". Posto che alle elezioni ennesi il Pd non si presenta - e se avesse corso, ovviamente, la musica sarebbe stata completamente diversa - bisogna ricordare che, alle elezioni comunali, un emblema è ricusato qualora "sia identico o possa facilmente confondersi - spiegano le Istruzioni per la presentazione delle candidature preparate dal Ministero dell'interno - con quello di altra lista già presentata o con quello notoriamente usato da partiti o raggruppamenti politici cui sono estranei i presentatori medesimi; è poi da evitare, da parte di coloro che non ne sono autorizzati, l’uso dei contrassegni di lista riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento". 
Ora, proprio lo scorso 27 aprile Fausto Raciti ha consegnato a Vladimiro Crisafulli la delega per l’uso del simbolo del Pd. Questo non è stato usato per intero, come è facile vedere, ma pur con i colori a specchio gli elementi del fregio restano ben riconoscibili. Se in mancanza di quella delega la commissione elettorale circondariale lo avrebbe sicuramente ricusato per confondibilità, proprio quel documento ha impedito che contro l'emblema si potesse fare qualcosa: giusto il Pd avrebbe potuto lamentare un uso improprio del suo segno distintivo, ma non lo ha fatto e per l'organo di controllo anche quello di Crisafulli era un modo di "usare" il simbolo Pd. E se anche la soluzione grafica non è il massimo dell'eleganza, pazienza: agli elettori basterà metterci una croce sopra.

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