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giovedì 24 dicembre 2020

Italia Libera, appare un primo simbolo con il cuore di Vandea

Quando alcuni giorni fa si è ripresa la notizia, data da Adnkronos, della fondazione del nuovo movimento Italia Libera, guidato da Carlo Taormina e con l'adesione - tra gli altri - dei dirigenti e dei militanti di Forza Nuova, si era notato che in quell'occasione non era stato reso noto un potenziale simbolo per quel progetto politico; si era invece colta l'occasione per precisare quali emblemi, pur legati al nome "Italia Libera", facessero invece riferimento ad altre esperienze politiche, non avendo dunque nulla a che vedere con il nuovo raggruppamento "
contro le mascherine e i vaccini obbligatori, l'Unione Europea e l'Euro". Da una manciata di ore, tuttavia, in Rete è comparso un fregio che, pur in mancanza di conferme da parte dei diretti interessati, potrebbe anche essere stato pensato come simbolo.
Per trovarlo occorre recarsi nel blog del periodico L'Italia mensile, trovando un post di Giuliano Castellino - tra le figure principale di Forza Nuova a Roma - intitolato Italia Libera, nuovo fronte di lotta dei combattenti per le libertà. Vi si legge, tra l'altro, che il primo obiettivo del nuovo progetto politico-elettorale è "ricostruire l'unità di popolo, elemento fondamentale per la vera e radicale opposizione alla tirannia globalista". Per ottenere quello scopo, Castellino ritiene "necessario e vitale" che "Don Camillo (la Tradizione) e Peppone (le istanze popolari) facciano la pace": a prima lettura l'affermazione può apparire anomala, ma diviene più chiara se si continua la lettura, per cui nota l'autore che "era attorno ad un fonte battesimale che i due antagonisti si incontravano, era sull'unità nazionale, familiare e sul sacro che si trovavano d’accordo. Le radici cristiane uniscono le sensibilità più differenti, sono esse stesse il necessario collante delle forze sociali che credono nel riscatto popolare e nella sovranità. Per questa ragione le odiano e vogliono cancellarne anche il ricordo". Non è dato sapere se questa fosse l'idea di Guareschi: di sicuro, la "pace" invocata da Castellino è quanto di più lontano si può pensare rispetto all'immagine comunemente diffusa - e comunque inesatta - di "cattocomunismo" o di "consociativismo". Più che un compromesso o una mediazione tra Don Camillo e Peppone, infatti, l'immagine è di Peppone che, alla benedizione del Fiume, si sposta per far passare il Crocifisso ("Non mi scanso per voi, ma per lui!") e su invito del parroco si toglie il cappello. 
Castellino poi tratteggia ulteriormente il nuovo progetto politico: "Italia Libera rompe i vecchi schemi, è l’antidoto al veleno giacobino e liberal-comunista che si fonda sul divide et impera e sull'anticultura della malattia e della morte. Un movimento antiideologico e interventista che va oltre la destra e la sinistra per frantumare i vecchi schemi. La strada è quella della terza via, indicata dalle grandi encicliche sociali di Leone XIII (Rerum Novarum) e Pio XI (Quadragesimo Anno) per abbracciare tutte le classi sociali, le forze e i movimenti nazional-popolari che hanno guardato e guardano oltre gli orizzonti limitati della destra e della sinistra".
Un movimento sul sentiero della dottrina sociale della Chiesa? Per saperlo occorre procedere nella lettura: "Italia Libera è una forza alternativa al regime e profondamente rivoluzionaria che si batte, avanguardia di popolo e aristocrazie culturali, contro la narrazione criminale e terroristica del Covid, i progetti anti umani del Grande Reset e per l'organizzazione di una autentica resistenza all'accelerazione straordinaria dell'offensiva globalista". Per Castellino "
i pilastri e gli obiettivi di libertà su cui costruire una nuova area capace di offrire, finalmente, una vera possibilità di riscatto all'Italia e agli Italiani" sono ben definiti: "Fede, Vita, Famiglia e Tradizione; Lavoro, Partecipazione, Socializzazione; Dignità per ogni categoria, Giustizia Sociale; Futuro, Speranza, Rivoluzione Nazionale e Vittoria".
Bandiera e (sotto) stemma del dipartimento di Vandea 
Fin qui il testo; subito sotto, peraltro, si nota chiaramente un fregio rotondo, dunque potenzialmente già pronto per essere utilizzato in sede elettorale. Una corona circolare verde contiene il nome "Italia Libera"; nel cerchio interno bianco, spicca in rosso - anche se in quella raffigurazione la tinta tende leggermente al marrone - un disegno che per molti forse non è immediatamente identificabile. Guardando meglio, si può riconoscere il cuore di Vandea, nella particolare raffigurazione della bandiera vandeana: pur se stilizzato, infatti, il pittogramma riprende il doppio cuore coronato, con al sommo una croce. 
Per chi identifica il segno, vengono alla mente le guerre della Vandea cattolica contro i rivoluzionari francesi, per restaurare la monarchia tradizionale e combattere le restrizioni al culto. Certo è che, a quel punto, ci si potrebbe chiedere se il Cuore di Vandea è da considerarsi un segno storico-araldico (come in effetti potrebbe essere, oltre ad avere un certo connotato culturale) o se i vari uffici elettorali potrebbero ritenerlo un soggetto religioso, anche solo per la presenza della croce (che resta in effetti piuttosto leggibile) e dunque non spendibile sul piano elettorale. Non si può affatto escludere quest'ultima ipotesi se si pensa che nel corso del tempo tanto Italia Cristiana quanto Militia Christi hanno dovuto rinunciare all'immagine del Sacro Cuore (in fondo molto simile a quello di Vandea) proprio perché ritenuto di natura religiosa, dovendolo sostituire con cuori coronati o "bandierati", senza croci immediatamente leggibili. 
Come si è detto, peraltro, il problema si porrebbe solo se la singola commissione o il singolo ufficio elettorale, trovandosi davanti il contrassegno, riconoscessero in quel disegno stilizzato il soggetto "cuore di Vandea". Se lo interpretassero come un semplice fregio, probabilmente il simbolo verrebbe ammesso senza troppi problemi. E, in ogni caso, da qui alle prossime elezioni l'emblema potrebbe ancora cambiare.

lunedì 14 dicembre 2020

Taormina, Fiore (Forza Nuova) e altri per un'Italia Libera, ma il nome è occupato

Ha destato notevole scalpore - e non avrebbe potuto essere altrimenti - la notizia data da AdnKronos in base alla quale Forza Nuova, fondata nel 1997 da Roberto Fiore, sarebbe pronta a un passo di lato, continuando a esistere come "movimento rivoluzionario", ma concorrendo con i suoi dirigenti e militanti a un nuovo progetto politico-elettorale denominato Italia libera. Un progetto che sarebbe condiviso con altre figure pronte a dare vita a un "governo di Liberazione Nazionale": il nome più noto è quello dell'avvocato penalista Carlo Taormina, già deputato di Forza Italia (2001-2006), poi fondatore di Lega Italia e - in seguito - aderente al MoVimento 5 Stelle. 
Proprio l'ex parlamentare sarebbe stato indicato come "ministro della Giustizia" (e con l'idea di creare una "magistratura popolare"), mentre di sanità si occuperebbe il professor Pierfrancesco Belli (Presidente della Commissione Rischi ed Etica Sanitaria di Incer Institute, tra l'altro proposto settimane fa come commissario alla sanità calabrese da Davide Pirillo, coordinatore per il sud di Fn); a Fiore toccherebbero gli affari esteri, quelli interni sarebbero di competenza di Gianluca Sciorilli (Direttore delle operazioni per H3 Consulting Group, società che seleziona e forma il personale per varie forze armate), mentre le competenze economiche andrebbero a Nino Galloni (presidente del Centro Studi Monetari e noto come studioso delle monete complementari).
Nella sua intervista, Fiore ha rivendicato l'impegno di Forza Nuova nella "lotta contro la dittatura sanitaria con azioni eclatanti, incisive e nelle ultime settimane con la protesta in tutta Italia, da Catanzaro a Palermo, da Verona, Napoli e Roma", ritenendo che da febbraio in Italia si sia verificata una situazione "paragonabile forse solo a quella della resistenza in guerra che richiede che tutte le forze si coalizzino contro la dittatura sanitaria". E se il programma di 8 punti di Fn - abrogazione delle norme abortiste; politica di rinascita nazionale basata su famiglia e crescita demografica; blocco dell'immigrazione e avvio di "un umano rimpatrio"; messa al bando della massoneria e delle sette segrete; sradicamento dell'usura e azzeramento del debito pubblico; ripristino del Concordato del 1929 tra Stato e Chiesa; abrogazione della "legge Scelba" e della "legge Mancino" come "espressioni normative di una cultura dominante che tirannicamente impedisce pensiero ed azione volti alla difesa della nostra storia nonché del patrimonio culturale e religioso del nostro Paese"; formazione di corporazioni per difendere i lavoratori e la comunità nazionale - resta, per Fiore occorre più pragmatismo e per raggiungere gli obiettivi serve formare "un'unica grande squadra insieme ai gilet arancioni e all'universo no-mask. Forza nuova è il movimento della rivoluzione, oggi lascia spazio alla più grande e variegata Italia Libera perché capisce che da sola non può vincere l'ostacolo della dittatura sanitaria: è necessario allearsi con tutte forze per la difesa delle libertà concrete". 
Si sarebbe di fronte, sempre secondo il fondatore di Forza Nuova, a "uno strumento di massa, popolare, con cui si faranno tutte le azioni politiche classiche". Uno strumento che, peraltro, non comporterebbe in alcun modo lo scioglimento di Forza Nuova: in un tweet, diffuso poco dopo le 19, Fiore ha precisato che "non si scioglie un movimento portatore di idee forza nostre fino all'ultimo respiro, al centro della bella e vittoriosa lotta anti #lockdown. Siamo il cuore, oggi più di ieri, della rivoluzione necessaria per milioni di italiani".
A chiarire quale dovrebbe essere il perimetro di Italia Libera è Taormina, per il quale "Il governo rivoluzionario di Italia Libera si è costituito ed è pronto a prendere il posto di quello in carica, che opprime gli italiani tra dittatura sanitaria e una magistratura quanto più lontana dall'essere popolare". L'intervista di Adnkronos (realizzata da Silvia Mancinelli) precisa che all'interno di Italia libera sarebbero coinvolti "pentiti del Movimento 5 Stelle, lui [Taormina, ndb] in primis, militanti di Forza Nuova (tutti, vertici inclusi) e - questo lo garantisce il presidente Roberto Fiore - 'comunisti' convinti. Un'unica grande bandiera che supera quella del movimento di estrema destra e punta a imporsi per mezzo della volontà popolare contro le mascherine e i vaccini obbligatori, l'Unione Europea e l'Euro". Un movimento "per la disobbedienza civile, [...] ma mai per e con la violenza", sempre secondo le parole di Taormina, che ha presentato quell'iniziativa "nel suo studio in Prati, presenti i leader di Forza Nuova Giuliano Castellino e Roberto Fiore". Ai gruppi di fondatori, peraltro, sembrano doversi aggiungere anche vari soggetti "no-mask", proprio per la lotta contro la "dittatura sanitaria": anche per questo, c'è chi ha parlato - ma non si è in grado di confermarlo - del coinvolgimento dei cosiddetti Gilet arancioni legati ad Antonio Pappalardo. Anche Castellino ha precisato - sempre ad Adnkronos, ma il testo si legge anche su L'Italia Mensile - quanto segue: 
Italia libera è un comitato di liberazione nazionale che vuole coalizzare tutte le forze rivoluzionarie che stanno combattendo il PUC, "partito unico del Covid". Dai movimenti spontanei ai comitati di quartiere, dalle basi militanti a tutti i disubbidienti: Italia Libera vuole unire gli italiani che hanno bloccato nelle piazze il lockdown, quelli che non si vaccineranno, fronteggiano il Grande Reset globale e lottano in ogni quartiere e in ogni città per la libertà, il lavoro ed il futuro. Siamo l'unione di intellettuali dissidenti, professori e professionisti liberi, scienziati controcorrente, militanti nazional-popolari, cittadini, antagonisti, lavoratori, PIva, precari e studenti provenienti da ogni esperienza che oggi hanno un solo ed unico scopo: liberare l'Italia! Non siamo un partito, siamo un'area che non ha confini e vuole abbracciare tutti gli italiani che vogliono combattere contro la dittatura sanitaria, finanziaria, massmediatica, giudiziaria e culturale. Siamo il fronte delle libertà contro il sistema. Siamo gli Italiani liberi che vogliono difendere fede e civiltà, riconquistare libertà e sovranità e vogliono giustizia sociale e dignità popolare.
Non ha fatto meno rumore l'ipotesi che la nascente Italia libera possa sostenere la candidatura di Vittorio Sgarbi come sindaco di Roma: Taormina gliel'ha proposto ("Sgarbi ha detto che avrebbe parlato con il suo comitato elettorale, ma ha già dato una sua adesione di massima"), il critico d'arte non lo ha rifiutato ("Sto aspettando di capire se si voterà a settembre o giugno, appena si riuscirà a riprendere la vita normale farò un incontro con lui e Italia libera. Per ora corro da solo, con la lista Rinascimento, valuterò poi con le componenti di centro destra se si faranno magari delle primarie") anche se proprio la partecipazione di Fiore al progetto gli lascia dubbi ("La mia è una proposta al centrodestra, accettare l'appoggio di un movimento con il retrogusto di Forza Nuova è una cosa più difficile, ma non posso prendere una decisione solitaria. In fondo Italia Libera è un partito con persone che non sono più quelle che sono state in Forza Nuova, mi riservo comunque di valutare la compatibilità con altre forze di destra, non ho una preclusione aprioristica").

Fin qui le notizie, alle quali peraltro vanno ascritte anche le numerose reazioni scatenate dalla partecipazione di Roberto Fiore al progetto (e raccolte sempre da Adnkronos), dal nuovo presidente nazionale di Anpi Gianfranco Pagliarulo ("È divertentissimo che a denunciare la dittatura sanitaria siano persone che inneggiano al ventennio fascista. Inizino a denunciare la vera dittatura che c'è stata nel nostro Paese, quella dal '22 al '44. In questo presunto nuovo movimento che è Italia Libera ci sono nomi che non rappresentano il nostro Paese") a Laura Boldrini ("Italia Libera? Mi sembra l'armata Brancaleone, sono figure improbabili. E su, un po' di serietà. Che vadano a parlare coi familiari delle quasi 70mila vittime; è cosa veramente offensiva, parlare di dittatura sanitaria vuol dire non rispettare la memoria dei morti. Mi sembrano persone sfaccendate che devono occupare il loro tempo, che vadano a fare volontariato") e Gad Lerner ("Italia Libera è il grottesco travestimento di una forza per fortuna esigua ma con una chiarissima matrice nazi-fascista che, procedendo di fallimento in fallimento e non riscuotendo consenso elettorale, cerca di cavalcare nuove istanze provocate dalla sofferenza della pandemia. Nonostante questo tentativo camaleontico e il cambio di maschera abbiamo a che fare sempre con la stessa belva").
In tutto questo, però, chi frequenta questo sito noterà che manca un elemento non da poco: e il simbolo, quale sarebbe? Nelle notizie date oggi non se ne parla: è possibile che non sia stato ancora definito o, se è stato deciso, che non sia stato mostrato alla collega di Adnkronos. Si può provare a immaginare come sarà? Meglio di no, probabilmente: il rischio di sparare a casaccio e di non indovinare nemmeno per sbaglio è altissimo. Certo, un tentativo a portata di mano si può fare, decidendo di spulciare la banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Non sembrano risultare domande di marchio a nome di Carlo Taormina, Roberto Fiore o Giuliano Castellino: questo ovviamente non significa nulla, perché un eventuale segno politico potrebbe essere stato depositato a nome di altre persone. Si può però cercare di vedere se nel 2020 qualcuno ha presentato domanda di marchio per un segno contenente le parole "Italia Libera". E qui arriva la sorpresa.
Già, perché si scopre che il 29 luglio effettivamente è stato depositato un marchio contenente l'espressione Italia libera, abbreviata in "ItaLi": si tratta di un "cerchio con contorno verde-bianco-rosso; in campo blu sono rappresentate due scritte di colore bianco; la parola ItaLi con le lettere "I" ed "L" maiuscole e in basso, con dimensioni più ridotte Italia Libera". La domanda di marchio, presentata per la sola classe 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali), è stata inoltrata da tale Rosario Pappolla. Una rapida ricerca in Rete consente di trovare un sito - www.italia-libera.net - di un nuovo soggetto politico, di cui Pappolla risulta essere uno dei fondatori (84 in tutto, tra i quali si proclama esserci piena "eguaglianza formale e sostanziale"). 
Proprio nel sito si legge che Italia Libera è "il movimento nato dalla spontanea e consapevole adesione di liberi cittadini mossi da un profondo sentimento di amore e senso di appartenenza al proprio paese. Siamo il cuore e motore dell’Italia: commercianti, artigiani, professionisti, imprenditori, lavoratori dipendenti, operai e studenti stanchi di false promesse della politica". Quelle persone spiegano di volersi "riprendere gli spazi sottratti agli italiani onesti da politici e burocrati incompetenti o corrotti sostituendoli con una classe dirigente credibile per restituire dignità al popolo italiano liberandolo innanzi tutto da questa Unione Europea e dall’Euro che hanno impoverito famiglie e imprese". Perché l'Italia cresca di nuovo, occorre liberarla "dalla schiavitù di strutture burocratiche oppressive e da un’economia finanziaria, dove l'essere umano è trattato come merce di consumo". Si legge ancora che "Italia Libera vuole promuovere un nuovo umanesimo dove l’individuo possa tornare attore protagonista di una storia, conciliando tradizione ed innovazione, interessi privati e bene comune, etica ed economia". Tutto ciò viene fatto al fine di "risvegliare le coscienze e ridare all’Italia una classe politica, basata sul merito e senza privilegi e immunità, degna e in grado di mettersi a servizio di tutti i cittadini". La forza politica si è data un manifesto e sta costruendo un programma, per poter poi partecipare alle elezioni sul territorio.
Ora, basta tutto ciò probabilmente per capire che si tratta di un progetto del tutto diverso da quello di Taormina, Fiore e altri (che naturalmente non figurano nell'ottantina di fondatori inseriti sul sito appena ricordato). Alcuni punti probabilmente si somiglieranno tra loro, ma si tratta di realtà differenti, a meno che naturalmente in seguito non emerga che tra le due "Italia libera" c'è qualche forma di accordo (o che, in effetti, sono la stessa cosa).
Al di là di questo, coloro che sono #drogatidipolitica sino al midollo nel sentire il nome della nuova forza politica saranno saltati sulla sedia, ricordando perfettamente che "Italia libera" come nome lo si è già sentito e anche parecchio tempo fa. Italia libera, infatti, era il nome di  un soggetto politico che ha persino avuto rappresentanti in Parlamento: l'avevano fondato alla fine del 2012 e presentato in conferenza stampa alla Camera il 22 novembre di quell'anno (così ci permette di ricordare l'archivio di Radio Radicale) vari ex Pdl (e prima ancora Forza Italia) di lungo corso, come Isabella Bertolini, Gaetano Pecorella e Giorgio Stracquadanio, nonché i colleghi di partito Franco Stradella e Roberto Tortoli. L'arcobaleno tricolore era simile a quello del Pdl, ma avevano lasciato l'area berlusconiana perché avevano preso atto che Fi e Pdl avevano realizzato solo "una piccola parte di quella rivoluzione liberale proposta agli italiani" e non accettavano il vittimismo "da complotto internazionale" non suffragato da analisi adeguate ("Il Pdl di oggi non ha più nulla in comune con i partiti in cui abbiamo profuso quasi due decenni del nostro impegno"). Bertolini è poi riapparsa in politica alla fine dell'anno scorso, quando ha accettato di candidarsi alle regionali 2020 in Emilia-Romagna, stavolta però con la Lega di Matteo Salvini.
Anche quel simbolo, peraltro, fu depositato come marchio nel 2012, subito dopo la conferenza; la domanda tuttavia è stata respinta, probabilmente per il già verificato atteggiamento di scarsa disponibilità a registrare come marchi emblemi politici di forma rotonda. Italia libera è stato anche il nome dell'associazione politica (poi divenuta "Lista civica nazionale") alla base del futuro Popolo Partite Iva; in quel caso, però, non c'è stato alcun marchio presentato. La domanda presentata a luglio da Pappolla per conto della "sua" ItaLi - Italia Libera è invece ancora in corso d'esame, ma in ogni caso il nome è già presente in rete, con il sito e un account Facebook. Trattandosi di un'associazione di chiara natura politica, e dal momento che movimenti e partiti per la legge sono associazioni, chi rappresentasse l'associazione avrebbe pieno titolo per chiedere che il nome già in uso non sia utilizzato da altri. A meno che, ovviamente, "Italia libera" nel soggetto politico di Taormina e Fiore non diventi solo una scritta nel simbolo con un rilievo assai minore, lasciando ad altre espressioni il compito di fungere da nome. Sarebbe una soluzione più sicura, per non rischiare di partire con il piede sbagliato... 

venerdì 28 dicembre 2018

Di chi è il Popolo partite Iva?

Giusto pochi giorni fa, il leader del Partito pensiero azione - Ppa, Antonio Piarulli, aveva messo in guardia altri soggetti politici, annunciando reazioni se costoro avessero aggiunto all'interno del loro simbolo un riferimento al Popolo partite Iva, identico o simile a quello con cui il Ppa ha corso alle elezioni di marzo. Viene allora spontaneo domandarsi come quel riferimento sia finito su quel contrassegno, giusto per capire se per caso qualcuno potrebbe salvarsi dal monito del movimento di Piarulli.
Basta uno sguardo abbastanza veloce in Rete per scoprire che quella scritta non era affatto casuale: il Movimento politico Popolo partite Iva, infatti, esiste addirittura dal 2015. Lo presiede Lino Ricchiuti, il vicepresidente è Paolo Sabbioni, mentre il segretario è Giuseppe Cipponeri. Sul loro sito presentano i loro caratteri fondamentali in poche righe, pregne di amarezza e rabbia: 
Siamo persone comuni che amano il proprio Paese e che non ci stanno più ad accettare una Nazione allo sbando in mano ad un manipolo di corrotti che, anziché governare per il benessere e la prosperità del Popolo, pensano esclusivamente ai propri interessi e a quelli dei loro amici. Individui che non hanno esitato a svendere questo Paese e a cederne la sovranità monetaria prima e quella politica poi. Siamo donne e uomini che hanno dato tutta la propria vita per creare aziende, posti di lavoro, ricchezza; siamo quelli che hanno creato il Made in Italy di cui tanto si riempiono la bocca i nostri "politici", ma che quotidianamente distruggono. Siamo persone che hanno deciso di ribellarsi a questo sistema che ci stritola, ci dissangua, ci spreme e poi ci getta via. Lo dobbiamo ai nostri Padri che hanno combattuto per lasciarci la libertà, lo dobbiamo ai nostri coniugi che hanno sofferto con noi ma, soprattutto, lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che hanno in noi l’ultimo baluardo per un futuro sereno da persone libere, da cittadini che hanno doveri ma soprattutto diritti. Siamo stanchi di essere il BANCOMAT di personaggi arroganti, incompetenti e corrotti. Stanchi di essere schiavi dei poteri occulti che tutto fanno tranne che gli interessi della Nazione.
La storia del Popolo partite Iva sarebbe iniziata, in base a quanto racconta Ricchiuti - pugliese e ovviamente appartenente al novero dei titolari di Partita Iva da oltre vent'anni - dopo alcune disavventure personali con Equitalia (alla fine del 2010 gli avvisò di aver ipotecato la casa per non avere assolto per intero i suoi debiti con il fisco): nel 2011 da quell'esperienza - e dal sostegno insperato di centinaia di persone su Facebook - nacque l'associazione politica Italia libera (presieduta dallo stesso Ricchiuti), poi evolutasi in "Lista civica nazionale". La querelle di Ricchiuti con il fisco è proseguita a lungo, sfociando anche in procedimenti penali (avviati da lui con denunce o subiti per altri mancati pagamenti) e culminando in un emendamento da lui preparato per il "decreto depenalizzazioni" ("trasformare in illecito amministrativo il reato di omesso versamento I.N.P.S. delle ritenute previdenziali, purché non ecceda il limite complessivo di 10.000 euro annui"), poi entrato nella legge delega n. 67/2014 ("ma senza decreto attuativo!", si lamenta, almeno fino al 2015, quando il provvedimento è finalmente arrivato, sia pure ampiamente fuori tempo massimo e dopo un'audizione dello stesso Ricchiuti a Palazzo Chigi). Quell'esperienza per lui è stata importante: "in soli 3 mesi si era riusciti a cambiare una legge che era in vigore dal 1983 e che aveva mietuto una valanga di vittime tra piccoli imprenditori", per cui occorreva fare "buona politica" ed "essere rappresentati seriamente".
Dopo una manifestazione all'inizio del 2014 ("oltre 50.000 cittadini si recano presso le caserme dei carabinieri in tutta Italia per denunciare i governi degli ultimi anni per istigazione al suicidio"), Ricchiuti ricevette la proposta di candidatura alle elezioni europee con la lista del partito Io cambio (che in quell'occasione poté presentarsi in tutt'Italia senza firme grazie all'alleanza con il Maie, rappresentato in Parlamento); archiviata la parentesi elettorale, riprese le sue battaglie "per la chiusura di Equitalia , l'abolizione degli studi di settore , del Durc per le micro imprese, l'azzeramento della banca dati CRIF e soprattutto la proposta di sanatoria fiscale per famiglie e piccole imprese, autonomi e artigiani".
Alla politica, in qualche modo, è tornato poco dopo: l'11 settembre 2014 è stato ascoltato in un'audizione dalla Commissione finanze al Senato e poco dopo, con altre persone, ha scelto di fondare il Movimento politico nazionale del Popolo partite Iva: in aprile, l'anno dopo, ha reso pubblica la disponibilità del gruppo politico a candidarsi a sostegno di vari aspiranti presidenti della Puglia e lui stesso è stato inserito nella lista Puglia nazionale in appoggio ad Adriana Poli Bortone (41 voti nella circoscrizione di Barletta-Andria-Trani, 430 alla lista, dopo una campagna elettorale in cui "sia sui volantini che nelle interviste io non accennavo quasi mai al nome della lista civica Puglia Nazionale, bensì nominavo Popolo Partite Iva"). 
Nell'emblema del movimento politico - di cui il 5 dicembre, in occasione del primo congresso, Ricchiuti è diventato presidente - c'è l'Italia gialla con le regioni già usata da Italia libera, solo un po' rimpicciolita e stretta da un cerchio umano color dell'iride, volto a rappresentare gli "autonomi e lavoratori uniti" indicati all'interno del simbolo; a racchiudere tutto, una corona tricolore un po' curvilinea, piccolo lacerto del tricolore di fondo del movimento originario.  
Dopo varie iniziative (compresa la collaborazione con l'associazione Avvocato in famiglia per la creazione di uno sportello legale gratuito, "Il muro di gomma", per le azioni contro banche, finanziarie ed Equitalia), il movimento ha preso a radicarsi in varie parti d'Italia, mentre Ricchiuti è stato intervistato più volte dai media (soprattutto dal Giornale) e ospitato in trasmissioni televisive (specie Matrix).



Il 20 aprile, sulla pagina Fb del movimento, Ricchiuti ha presentato il nuovo simbolo: "il vecchio logo - ha scritto - va nei nostri cuori, oggi pubblichiamo il nuovo mentre la prossima settimana presenteremo la piattaforma che verrà messa a disposizione per tutti i contribuenti in difficoltà con Banche, Finanziarie, Equitalia e con altri servizi quali operazioni di microcredito e CAF, sarà anche occasione di lavoro per molti che vorranno aprire uno sportello nel proprio comune o inserirla in un proprio studio o agenzia". Nel nuovo emblema, tutto diverso rispetto al primo, il nome è su una sorta di medaglia o placca distintiva, con tanto di "coda" tricolore, mentre sono stati inseriti i riferimenti a varie categorie chiamate a fare "fronte comune": i piccoli imprenditori, i liberi professionisti, gli agenti di commercio, i commercianti, gli artigiani e gli ambulanti.
Nel frattempo, però, all'inizio di gennaio il Popolo partite Iva (lo si cita per intero, perché l'abbreviazione Ppi ha una storia ben diversa, da non confondere) aveva concorso al deposito presso il Ministero dell'interno del contrassegno composito con il Ppa, di cui si diceva all'inizio. Il 4 marzo, tuttavia, è apparso sul sito del Popolo partite Iva un testo di Ricchiuti non proprio positivo: "Nella prima settimana di Gennaio abbiamo avuto un dialogo con i vertici di un movimento denominato PPA- Pensiero e Azione dove, se anche in questo caso avremmo dovuto fare il grosso del lavoro, aveva la bontà di non dover raccogliere le firme come ampiamente spiegato nel video di presentazione [punto sul quale peraltro i dubbi non mancano, ndb]". La ricerca di candidati per poter presentare le liste in tutta l'Italia, tuttavia, non ha dato buoni frutti, soprattutto per l'impossibilità di rispettare i requisiti richiesti dalle quote di genere, per cui "Abbiamo dovuto prendere la decisione anche per tutelare tutti i nostri colleghi e colleghe che avevano aderito, producendo tutta la modulistica necessaria ritirare tutti i candidati in quota al nostro movimento". Ringraziando tutti coloro che comunque avevano dato il loro contributo, Ricchiuti si è assunto la responsabilità "di non essere riuscito a far capire che ci sono delle volte in cui è possibile fare comunità sui social, altri invece in cui bisogna sporcarsi le mani, metterci la faccia e buttarsi nell'arena", ha comunque rivendicato i risultati raggiunti fino a quel momento e ha annunciato che le battaglie sarebbero proseguite: "Se si dovesse andare a nuove elezioni nel giro di pochi mesi, cercheremo questa volta di non ripetere gli stessi errori e di farci trovare più preparati. Il Ppi riprende la sua corsa anche se 'feriti', ma siamo partite Iva, siamo abituati a rialzarci; certo, non posso negare che fa male, ma l'alternativa, cioè restare per terra, sarebbe peggio".
I rapporti con la politica, tuttavia, sono proseguiti: il 7 dicembre, infatti, è stato annunciato in una conferenza stampa alla Camera il patto federativo tra il Popolo partite Iva e Fratelli d’Italia, per cui "tutti gli emendamenti da presentare nelle commissioni o in aula che riguardano il mondo delle partite Iva" dovranno essere discussi e concordati tra i due soggetti politici: per Ricchiuti si tratta di "una azione basata sulla sostanza", perché "a noi interessa che i punti programmatici per cui ci siamo sempre battuti possano tramutarsi in proposte di legge ed emendamenti e per fare questo occorrono gli uffici legislativi". Al di là di questa collaborazione, sul piano elettorale Ricchiuti precisa che alle consultazioni europee e regionali "se avremo nostri candidati che se la sentiranno di concorrere, li proporremo a Fdi, lo prevede il patto federativo; in ogni caso questi candidati 'prestati' a Fdi risponderanno sempre e solo al Ppi". Sul piano interno, poi, il presidente ha annunciato che "in vista del congresso che si terrà nei primi 2 mesi del 2019 e avrà anche il compito di riorganizzare territorialmente il movimento Popolo Partite, Iva tutte le nomine regionali e locali sono revocate a far data dal 8 Dicembre 2018".
A questo punto, la coincidenza di date è significativa: proprio l'8 dicembre sul sito del Ppa è apparso il monito di Piarulli, in base al quale, a fronte della presentazione e ammissione del contrassegno composito del Ppa e del Popolo partite Iva, alla segreteria del Ppa "pare palese che nessun altro soggetto possa utilizzare la dizione 'Popolo partite Iva', inserita in un logo o simbolo a fini elettorali" e, sulla base dell'iscrizione del Ppa nel Registro dei partiti, essa si riservava "ogni azione nei riguardi di coloro che, agendo impropriamente, ci arrecassero nocumento". Salvo errore, è possibile che la scelta del Popolo delle partite Iva non sia stata gradita al Ppa e che questo voglia evitare che la stessa dicitura appaia in altri emblemi in futuro, presentati da Ricchiuti, da Fratelli d'Italia o da altri soggetti.
Di certo, quella dicitura non fa parte dell'emblema allegato allo statuto del Ppa in sede di registrazione del partito (facile verificarlo); di più, se si guarda nel sito dedicato alle elezioni trasparenti, al link della "dichiarazione di trasparenza" risulta soltanto la dichiarazione di Proiezione italia (presente in "pulce" nel contrassegno composito), senza nemmeno lo statuto del Ppa pubblicato in Gazzetta ufficiale (non sarà stato depositato o sarà stata una dimenticanza del Viminale?). In sostanza, quello che per Ricchiuti è il nome del suo movimento politico, per Piarulli sembra essere una denominazione incamerata dal Ppa: contenzioso all'orizzonte?

domenica 10 febbraio 2013

L'Italia libera (sotto silenzio)

Il simbolo registrato
Tale madre, tale figlio. Sarà che, quando guardi un contrassegno, a meno che non sia completamente nuovo (ma in Italia è cosa rara, si preferisce puntare sull'usato sicuro), di solito bastano pochi secondi per capire da quale partito o, per lo meno, da quale area provengono i suoi fondatori, sbagliando al massimo di qualche millimetro. Sta di fatto che, a guardare il simbolo scelto da Italia libera, prima ancora di sapere esattamente chi si celi dietro quella denominazione, ci vuole giusto qualche attimo a immaginare che chi l'ha scelto provenga dalle file del Pdl o, per lo meno, fosse molto vicino a quelle idee. L'arcobalenino tricolore è simile a quello pidiellino (è la versione un po' ingrassata e a specchio), "Italia" era un termine molto caso a Berlusconi (tanto da voler chiamare così la sua ultima versione del suo partito, dopo aver fondato il calcistico "Forza Italia" nel 1994) e il concetto di "libertà" è tuttora in evidenza nel nome del Pdl.
La prima impressione, almeno in questo caso, è perfettamente azzeccata: si tratta dell'emblema con cui ha scelto di distinguersi un gruppo di ex campioni del Pdl (e prima ancora di Forza Italia): per anni si sono battuti strenuamente a fianco di Silvio Berlusconi e delle sue idee politiche in Parlamento e nei talk show poi, quasi di colpo, a novembre del 2012 hanno deciso di farsi una loro casa. Stanchi di un leader e un partito che non erano riusciti, pur stando al governo più di chiunque altro, "a realizzare che una piccola parte di quella rivoluzione liberale proposta agli italiani" e che, invece di prendere atto della crisi in cui erano incappati, "hanno ritenuto di essere vittime di un complotto internazionale ordito ai loro danni, coltivando risentimenti invece di analisi e proposte". Un atteggiamento inaccettabile e incomprensibile, dunque, tanto da far dire ai transfughi: "Il Pdl di oggi non ha più nulla in comune con i partiti in cui abbiamo profuso quasi due decenni del nostro impegno".
Il simbolo mostrato in sala stampa
Chi è abituale frequentatore delle note politiche non può che essersi stupito, nell'apprendere che a pronunciare quelle parole sono stati parlamentari come Isabella Bertolini, Gaetano Pecorella e Giorgio Stracquadanio, per anni definibili "berlusconiani" prima ancora che forzisti o pidiellini (Pecorella Berlusconi l'ha difeso anche in tribunale, gli altri due si sono accontentati di farlo nei tiggì o a Ballarò). Eppure lo strappo, con tanto di presentazione in sala stampa a Montecitorio (in cui peraltro l'emblema era ancora in versione provvisoria, con un altra font), al di fuori dell'ambiente politico non ha avuto una risonanza enorme: i media non hanno dato a questo nuovo progetto politico lo stesso spazio che hanno avuto soggetti politici dall'inizio meno folgorante (tra gli ultimi il Centro democratico di Tabacci e Donadi o, poco prima, Diritti e libertà dello stesso Donadi). Sarà che ai fuoriusciti dal Pdl, ormai, ci avevano fatto l'abitudine, sarà che altre vicende hanno distratto i cronisti: come che sia, la notizia è passata un po' in sordina.
I nomi di Pecorella, Bertolini e Stracquadanio (come pure quelli di Franco Stradella e Roberto Tortoli, usciti con loro dal Pdl) ovviamente non figurano nelle liste di Alfano e compagnia, ma nemmeno - come sembrava in un primo tempo - in quelle di Monti, essenzialmente per scarsa chiarezza su un'eventuale alleanza con la sinistra (uno scenario che alla Bertolini non piace proprio). L'emblema non è nemmeno stato presentato al Viminale a gennaio, in compenso il 30 novembre Stradella l'aveva già depositato presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi per tutelarlo: il simbolo, dunque, è pronto a essere tirato fuori al momento opportuno. Magari, quando la madre-Pdl si sarà politicamente consunta e sfoderare i quattro colori nazionali avrà un significato in più.