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domenica 17 aprile 2016

Noi con Salvini (e Meloni), senza ammainare la Lega

Le deduzioni di chi pensava che a Roma a sostenere Giorgia Meloni ci sarebbe stata la Lega e non la Lega Nord, alla fine, si sono rivelate azzeccate. E ci aveva preso, in buona parte, anche Il Tempo, che pochi giorni fa aveva lanciato l'ipotesi di un possibile simbolo utilizzato da Matteo Salvini per appoggiare la corsa della leader di Fratelli d'Italia a sindaco della Capitale. 
In effetti, l'emblema per le elezioni amministrative presentato proprio oggi porta in primissimo piano le parole "Lega" e "Salvini", sulla base grafica del logo elaborato alla fine del 2014 per Noi con Salvini, il progetto parallelo alla Lega Nord pensato dallo staff del segretario leghista per capitalizzare anche al centro-sud il consenso costruito in buona parte dell'italia dalla persona di Matteo Salvini.
Il logo pubblicato dal Tempo
E' quasi certo che a curare l'elaborazione grafica del simbolo sia stato lo stesso team che aveva progettato il "marchio" di Noi con Salvini: a differenza dell'immagine che Il Tempo aveva anticipato, infatti, la parola "Lega" è stata scritta con la stessa font utilizzata in tutta la grafica, con lo stesso ingombro del cognome del leader leghista, ma ovviamente con più imponenza, essendo un termine più breve. Nella lunetta inferiore bianca c'è effettivamente il riferimento a Roma, ma non è tinto di rosso come emergeva dall'anticipazione del quotidiano romano: per cercare di conquistare il Campidoglio con la Meloni (mai citata nel contrassegno), probabilmente non c'è bisogno di ammiccare ai colori della città.
Tra "Lega" e "Salvini", peraltro, è stata conservata l'espressione "Noi con", probabilmente per garantire un minimo di continuità con il progetto che era stato affidato a Raffaele Volpi (e poi a Gian Marco Centinaio). La lettura, tuttavia, potrebbe essere diversa. Dall'inizio qualcuno aveva immaginato la possibilità di varare una "Lega Salvini" per "esportare" al sud il modello leghista, puntando soprattutto sul leader; il vertice, tuttavia, aveva ritenuto più prudente non spendere il nome della Lega, facendo perno piuttosto sul concetto identitario e comunitario evocato dalla parola "Noi". Dopo oltre un anno, tuttavia, c'è chi ha parlato di un progetto non particolarmente riuscito, in termini di risultati e di radicamento sul territorio; tanto vale, a questo punto, puntare tutto su entrambe le parole chiave del Carroccio, perché Lega e Salvini, in questo momento, sembrano un'endiadi inscindibile, un marchio unitario che separare è poco utile in termini di risultati. Anche a Roma.

sabato 9 aprile 2016

Lega a Roma e Passera a Milano: illazioni simboliche

Sarà pure retorico dirlo, ma è la verità: "Partita finisce quando arbitro fischia": la massima coniata dal venerato maestro Vujadin Boškov colpisce nel segno anche quando si parla di contrassegni elettorali. Ora che si conosce la data delle elezioni (il 5 giugno 2016), si può dire con assoluta certezza che i documenti per la presentazione delle candidature dovranno essere presentati nelle rispettive segreterie comunali tra le ore 8 del 6 maggio e le ore 12 del 7 maggio. L'esame del materiale depositato - simboli compresi - da parte della (sotto)commissione elettorale circondariale competente, dovrà concludersi entro l'8 maggio e, in caso di rilievi da parte dell'organo, ci sarà tempo entro il 10 maggio per presentare un nuovo emblema (che entro quel giorno dovrà essere vagliato). 
Fino al 7 (se va tutto bene) o, al più, fino al 10 maggio, dunque, il panorama simbolico delle prossime elezioni amministrative potrà subire cambiamenti: certo, alcune liste scontente potrebbero ricorrere alla giustizia amministrativa, spostando ulteriormente in là il termine, ma si tratta di casi limite (che, tra l'altro, non fanno la felicità delle tipografie che devono stampare schede e manifesti). In questo mese, obiettivamente, può ancora accadere di tutto: si possono far nascere nuove liste, farne sparire altre ed elaborare grafiche più o meno fantasiose.
Ogni notizia può scatenare l'immaginazione dei notisti politici, come la candidatura di Irene Pivetti come "capolista della Lega" a Roma. "Della Lega - nota acutamente Giovanni Bucchi su Formiche.net - non di Noi con Salvini (e nemmeno della Lega Nord, il Capitano è stato attento a non pronunciare la parola Nord)". Il Capitano, ovvio, è Matteo Salvini, il quale in conferenza stampa non avrebbe parlato a caso; da più parti, del resto, si è detto di problemi organizzativi di Noi con Salvini nella Capitale. Anche per questo, Bucchi pensa che la Pivetti sarà "la capolista di un’unica lista che dovrebbe riportare entrambi i nomi e un simbolo pensato appositamente per questa tornata elettorale romana". 
Per qualcuno la tentazione di immaginare un emblema ad hoc è stata forte: Il Tempo, accanto al pezzo di Carlantonio Solimene e accompagnato dalla scritta Sarà così?, ha pubblicato un "marchio" ibrido, basato sulla grafica di Noi con Salvini, ma con la parola "Lega" - gialla, enorme - a sostituire le prime due parole del nome e l'indicazione, in basso e in rosso, della città di Roma. Che si possa trattare di una boutade (pur non del tutto infondata) escogitata da qualcuno lo suggerisce l'uso della font Helvetica per la parola "Lega", non coerente con il resto della grafica (e nemmeno con quella tradizionale del Carroccio); resta però la curiosità di vedere cosa inventerà lo staff di comunicazione leghista per dare un contributo significativo alla candidatura di Giorgia Meloni.
Quasi impossibile che sia vero...
Altri simboli, invece, hanno tutto il tempo di tramontare, ad esempio quello - piuttosto anonimo - che accompagnava la corsa a sindaco di Corrado Passera, che pur era stato tra i primissimi ad annunciare la sua discesa in campo verso Palazzo Marino. Giusto oggi, infatti, l'ex ministro ha fatto sapere che sosterrà Stefano Parisi, per aiutarlo a vincere fin dal primo turno. 
Interpretando le frasi del comunicato ufficiale, nel quale Passera spiega di dare vita "con Stefano Parisi a una lista civica comune" e Parisi sottolinea che "Corrado Passera costituisce un grande valore aggiunto per la nostra coalizione e per la lista civica", sembra di capire che non dovrebbe essere presentato un simbolo di partito (nemmeno quello di Milano unica, per esempio), ma appunto un emblema diverso, che magari colori in chiave liberale la "lista del sindaco" che - stando alle solite indiscrezioni - in qualche modo Parisi si sarebbe impegnato a non presentare solo con il proprio nome. Non è affatto detto che il contrassegno somigli alla grafica utilizzata in queste settimane da Passera, ma in fondo non è nemmeno impossibile; in ogni caso, grafici e strateghi del marketing politico hanno tutto il tempo di cambiare idea...

sabato 9 gennaio 2016

Noi per la Famiglia, in campo a Cordenons

Continuando il viaggio nelle elezioni amministrative della prossima primavera, la tappa di oggi è Cordenons, comune superiore della provincia di Pordenone. I primi movimenti più evidenti sembrano iniziati nell'area del centrodestra, in particolare tra le forze che sembrano intenzionate a correre insieme alla Lega Nord, il cui segretario, Andrea Delle Vedove, è anche assessore della giunta uscente. Non si parla in questo caso di Forza Italia (non ci sarebbe ancora stato l'incontro tra le delegazioni dei partiti), ma di due liste civiche. L'ultima, in ordine di tempo, dovrebbe essere Noi per la Famiglia e per i media è qualificata senza dubbio come "civica di orientamento cattolico". 
Il simbolo cerca di essere piuttosto descrittivo degli intenti della lista, che il gruppo stesso ha illustrato su Facebook: "a seguito di quanto sta accadendo anche nel nostro territorio - si legge - ci sembrava doveroso dare vita ad una lista Noi per la Famiglia, in difesa dei valori che la Costituzione riconosce. Ci riserviamo in base alle adesioni che riceveremo di partecipare alle prossime amministrative con una lista civica, che sarà d’appoggio a chi difende l’istituto della famiglia". Si tratta, dunque, di una sorta di lista di scopo, illustrato anche graficamente dalla Famiglia (la maiuscola è sul simbolo) rigorosamente tradizionale (padre, madre, due figli, un maschio e una femmina) la cui sagoma emerge al centro della "O" di "Noi", parola più evidente di tutte. E' pur vero che ci sono anche i riferimenti all'ambiente, alla scuola e al lavoro, ma nulla scalfisce il messaggio di identificazione tra il gruppo e le sue idee sulla famiglia apportato dal "Noi" a caratteri cubitali. Proprio quella scritta in giallo su fondo blu, tra l'altro, richiama più o meno involontariamente la grafica di Noi con Salvini, almeno sul piano cromatico. 
L'emblema di Noi per la Famiglia appare per la prima volta sul manifesto dell'iniziativa La famiglia di fronte alle scelte educative emergenti, organizzata proprio con La Lega Nord e con i Giuristi per la vita; accanto c'è anche un altro simbolo, quello di Fides, lista nata dall'esperienza dell'associazione Cittadini in movimento e collocata nel centrodestra (lo stesso Delle Vedove lo aveva chiaramente fatto capire), pur senza perdere il suo carattere civico (anche qui c'è un po' di senso religioso, con una piantina giovane che cresce in un terreno ghiaioso). A vari mesi dal voto, in ogni caso, il quadro è ancora piuttosto fluido e c'è tutto il tempo per rimpolpare gli schieramenti. 

sabato 11 aprile 2015

Puglia, Stefàno vara "Noi a sinistra". E Salvini?

Dopo il Veneto, la Puglia è la piazza più delicata per le prossime elezioni regionali, se non altro perché è lì, in quello che da sempre è il feudo di Raffaele Fitto, che si consuma lo scontro più grande tra i sostenitori dell'europarlamentare ed ex presidente della regione e il resto di Forza Italia, allineata sulle posizioni di Silvio Berlusconi. Proprio oggi, come è noto, è stata lanciata dal coordinatore forzista Luigi Vitali la possibile candidatura di Adriana Poli Bortone: un ritorno al passato, visto che aveva già corso nel 2010, con le insegne del suo partito Io Sud e dell'Udc. Oggi "Poli Adriana in Bortone", come da manifesti delle candidature, con Io Sud ha aderito al progetto di Fratelli d'Italia, anche se la sua nuova casa politica – per bocca della sua leader Giorgia Meloni – resta ancora vicino al candidato governatore della prim'ora, Francesco Schittulli, ancora sostenuto da Fitto.
Mentre si aspetta di capire con quale schieramento il centrodestra contenderà la presidenza della regione al Pd Michele Emiliano (del quale non è ancora nota la composizione della coalizione che lo sosterrà), si è ufficialmente messa in moto la macchina di Dario Stefàno, senatore di Sel che certamente sosterrà lo stesso Emiliano (non essendo riuscita a prevalere con lo stesso Stefàno alle primarie regionali del centrosinistra).
Proprio oggi è stato presentato il simbolo di "Noi a sinistra per la Puglia", lista che dunque apparirà sulla scheda a sostegno dello stesso Emiliano, accanto a quella del Pd e delle altre forze che lo appoggeranno. "Noi a sinistra per la Puglia - ha scritto il senatore - si nutrirà di tutte quelle belle e significative esperienze che hanno dato vita alla Puglia Migliore, a quella straordinaria Regione apprezzata e corteggiata da tutto il mondo". Il messaggio pubblicato parla di "piattaforma aperta alle idee, all'impegno, all'entusiasmo, alle energie e alle ambizioni di una terra del Sud che in questi 10 anni non si è arresa", di "coraggio e speranza" per continuare a dare corpo a "politiche d'avanguardia".
Di certo la scelta di campo è nettissima, anche sul piano grafico. Il rosso del fondo e che tinge la parola "sinistra" è inequivocabile, si pone come messaggio universale per identificare in modo chiaro da che parte la lista ha scelto di stare, cioè da quella che il rosso l'ha sempre usato. Poi c'è il "Noi", altra parola che suonerebbe molto di sinistra storicamente, in antitesi a un "io" decisamente individuale e, in confronto, troppo egoistico e personalistico. 
Il condizionale, però, è d'obbligo, visto che – come è noto – è probabile che a fianco del contrassegno di Forza Italia (a prescindere dal candidato che sarà sostenuto) ci sia anche l'emblema di Noi con Salvini, al suo debutto ufficiale. L'uso del "noi" da parte di Stefàno, quindi, serve anche a non lasciare al centrodestra l'uso di una parola che ha altre radici.
È pure vero che, almeno sulla carta, un problema di confondibilità potrebbe porsi. Dal 2005, la legge elettorale pugliese – ora all'art. 8, comma 17, lettera e) – riproduce quasi per intero l'art. 14 del t.u. Camera e, in particolare, tra gli "elementi di confondibilità", inserisce le "espressioni letterali". Per gli uffici elettorali circoscrizionali e per quello regionale, proprio la presenza della parola "noi", peraltro con la stessa evidenza grafica, tanto nel simbolo legato a Salvini (se decidesse di presentare il suo progetto politico anche in Puglia), quanto in quello promosso da Stefàno potrebbe creare confondibilità e uno dei due potrebbe saltare: a rigore di logica toccherebbe a "Noi a sinistra", essendo nato dopo rispetto all'altro emblema. Gli stessi uffici, però, potrebbero propendere per la non confondibilità, se individuassero elementi importanti di differenziazione: in particolare, la resa della scritta "Noi" (giallo e tutto maiuscolo per Salvini, bianco e minuscolo per Stefàno) e il colore di fondo (blu sfumato per Salvini, rosso per Stefàno). 
Chi potrebbe avere ragione? Interpretando in modo rigoroso la disposizione, la confondibilità potrebbe essere contestata. Considerato però che "Noi" è parola di uso comune e tutt'altro che infrequente in ambito politico (molte liste civiche se ne avvalgono), sarebbe meglio passarci sopra e affidarsi piuttosto agli elementi distintivi dei due segni. Poi, magari, non protesterà nessuno...

giovedì 9 aprile 2015

Popoli e identità: ecco com'era il simbolo che Salvini non userà

Il cammino verso le elezioni regionali procede: probabilmente sarà il primo banco di prova per Noi con Salvini, il nuovo progetto politico pensato per le regioni del Sud dal leader della Lega Nord, Matteo Salvini. Ma proprio mentre si attende la messa alla prova delle urne del nuovo emblema, per ironia della sorte è stato svelato il volto di una strada possibile, ma accantonata dal Carroccio.
Il simbolo depositato
A novembre del 2014, in effetti, vari media avevano dato la notizia del deposito – in data 25 settembre – di una domanda di registrazione di marchio presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi, proprio a nome di Matteo Salvini. Esso era intitolato "Popoli e identità": in quel momento non c'era alcun allegato grafico, ma ci si doveva accontentare della descrizione fornita dalla scheda, "il marchio è costituito dalla dicitura popoli e identità, basta euro, lega salvini, salento"; la stessa pagina indicava come colori usati per il marchio "bianco, giallo, azzurro, blu". Niente disegni o raffigurazioni di qualche tipo, solo parole e colori: poteva partire da lì il nuovo corso dei sostenitori di Salvini, da un marchio che si voleva proteggere, oppure era un semplice tentativo di confondere le acque?
La prova fatta da questo sito
L'assenza di ogni allegato grafico spinse molti a fare supposizioni circa la possibile resa di quelle poche informazioni contenute nella scheda: anche chi scrive provò a dare un pronosico, immaginando i vari elementi, la loro posizione, nonché font e colori da utilizzare. Da pochissimo tempo, tuttavia, è stata resa nota la grafica legata a quella scheda. Non era impossibile immaginare che un residuo di font Optima – lo stesso usato almeno dal 1992 per la dicitura "Lega Nord" – ci fosse anche nella nuova grafica, così come era facile collocare il "Basta euro" nella parte inferiore del cerchio, in giallo su segmento blu e con il simbolo della moneta. Il resto era un terno al lotto e in effetti non ci si è andati troppo vicino. 
Lega e Salvini sono ben visibili, grazie a un gioco di "positivo-negativo" tra azzurro e bianco che li fa risaltare, anche se era difficile immaginare che come carattere sarebbe stato usato un Calibri leggermente allargato. Così come non sarebbe stato automatico pensare a un tocco di grazia per gli elementi congiuntivi, in particolare per la "e" di "Popoli e identità" e il "con" che è stato delicatamente e invisibilmente posato tra Lega e Salvini, quasi a non voler personalizzare troppo il soggetto politico, senza sminuire il ruolo del leader. Da registrare, in compenso, la sparizione della parola "Salento", che pure nella scheda era indicata. Probabilmente si è voluto depositare un simbolo "universale", che potesse eventualmente essere personalizzato a seconda dei luoghi o potesse correre uguale in ogni realtà, ma allora perché inserirla in descrizione? Se, come è probabile, il segno non verrà utilizzato, il quesito resterà lì, sospeso, come è sospesa a tutt'oggi la domanda di registrazione del segno come marchio. Così si vive, sospesi, se vi pare...

martedì 27 gennaio 2015

Il "Noi" di Della Valle (che alle elezioni rischierebbe lo stop)

Su queste pagine è già stato scritto più volte: compulsare la banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi con una certa regolarità può portare a scoperte interessanti. Deve averlo fatto anche Paolo Fantuzzi dell'Espresso, che oggi nel sito del settimanale ha sparato la sua esclusiva: è sua infatti la firma sull'articolo che parla di un marchio depositato il 16 gennaio a nome di Diego Della Valle.
La grafica, tanto per cambiare, è minimalista e senza il minimo spunto figurativo, sebbene la descrizione dell'emblema parli di "parte figurativa" per poi rimandare alla riproduzione grafica. Gli ingredienti? "Fondo giallo, scritta blu, immancabile bordino tricolore": così li descrive correttamente Fantuzzi nel suo pezzo.
Al giornalista interessa soprattutto dire - e coglie nel segno - che il claim utilizzato nel logo ritorna come un leitmotiv inesauribile negli interventi di Mr. Tod's: nelle dichiarazioni scelte a corredo della notizia, l'espressione "Noi italiani" è puntuale come un mantra, ricordando il "Noi dell'Italia dei Valori" ripetuto a suo tempo da Antonio Di Pietro e da altri del gabbiano iridato. 
La richiesta di registrazione del marchio per le classi 41 e 45, tra le più vicine all'ambito politico, sarebbero l'ulteriore riprova che qualcosa, per il patron della Fiorentina, sarebbe all'orizzonte in politica. Tant'è che lui stesso, a novembre, avrebbe detto che "bisogna votare il prima possibile". Tutto chiaro e tutto scontato? Non proprio. Perché sulla sua strada verso le elezioni il simbolo di Della valle potrebbe trovare un ostacolo con cui non aveva fatto i conti. Specialmente dalle parti del Viminale.
Il primo problema - il meno grave - può sorgere in sede di registrazione del marchio. Da tempo, come gli addetti ai lavori hanno potuto appurare, chi intende depositare un emblema politico come marchio (o, per lo meno, che appaia chiaramente "pronto all'uso" politico) finisce per litigare con l’art. 10, comma 2 del codice della proprietà industriale. C'è scritto che se il potenziale marchio contiene "parole, figure o segni con significazione politica", l’Ufficio italiano brevetti e marchi deve mandare il marchio alle amministrazioni pubbliche interessate o competenti: se sono contrarie alla registrazione del marchio, la domanda viene respinta. 
Il Ministero dello sviluppo economico non considera più come "segni con significazione politica" i simboli dei partiti, ma spesso il parere sulla registrazione degli emblemi è stato chiesto al Viminale e puntualmente ai richiedenti è stato risposto picche, per i dubbi circa l'uso che i titolari del "marchio politico" potrebbero fare sotto elezioni. Il Ministero teme che la registrazione come marchio permetta di aggirare le regole e i termini per il deposito dei contrassegni elettorali: visto che l'Ufficio brevetti e marchi non valuta la confondibilità, qualcuno potrebbe far circolare marchi simili ai simboli che finiranno sulla scheda. Ancora di più, però, c'è il timore che registrare i simboli come marchi permetta di aggirare le norme sulla propaganda elettorale: magari, dicendo che un certo emblema è utilizzato come marchio e non come contrassegno elettorale, si potrebbe fare pubblicità in tempi e modi non concessi per la propaganda. E visto che per il Viminale a identificare il contrassegno elettorale è "la caratteristica forma di cerchio", in una nota al Ministero dello sviluppo economico si precisa che il logo da registrare "dovrebbe comunque non presentare alcuna forma circolare".
Certo, Della Valle potrebbe fare a meno della registrazione come marchio, accontentandosi di usare il suo simbolo alle elezioni. Eppure il Viminale potrebbe mettersi di nuovo di traverso per tutelare chi è arrivato prima. Cioè Matteo Salvini. Perché non può sfuggire all'occhio come il "NOI" di Della Valle venga dopo il "NOI" fatto depositare da Salvini a dicembre. Graficamente l'impatto salviniano è decisamente maggiore, la scelta dei colori, delle proporzioni e degli spazi consente al messaggio testuale di emergere sicuramente meglio. Eppure quel "NOI" è il vero elemento in comune. Cambiano i colori, ma è innegabile che la parola abbia "la posizione centrale e di massima evidenza prospettica" (espressione presa dalla "sentenza Rizzo" del 2006, una delle tante pronunciate nel corso delle liti sullo scudo crociato) e, a ben guardare, anche lo stesso carattere (la font usata per Salvini è un Gill Sans, se quella di Della Valle non è identica è praticamente un clone).
Non si potrebbe impedire a Diego Della Valle - come a ogni altro - di utilizzare quel pronome nella denominazione di un suo movimento o, più semplicemente, nell'emblema. Ma, proprio per la posizione dominante della parola in entrambi i segni, qualcuno - specie se non segue la politica - potrebbe confondere i due simboli o anche semplicemente pensare che siano legati tra loro. Questo il Viminale non lo ha mai concesso: probabilmente vorrebbe evitare anche questa volta che una persona, entrata in cabina elettorale, davanti a cerchietti di tre centimetri di diametro rischi di crocettare il "Noi" sbagliato. E a evitare la confusione potrebbero non bastare i colori differenti e le dimensioni poco diverse. Ammesso naturalmente che, dopo lo scoop dell'Espresso, Della Valle voglia ancora usare davvero quella grafica.

mercoledì 14 gennaio 2015

Fronte verde: "Noi con Salvini? Noi no!"

Il varo di Noi con Salvini nelle scorse settimane aveva reso spontaneo interrogarsi sul destino delle alleanze che determinate forze politiche non radicate nelle regioni settentrionali avevano stretto con la Lega Nord nei mesi scorsi: il discorso valeva in particolare per il Fronte verde guidato da Vincenzo Galizia
E' lo stesso leader del movimento, tuttavia, a escludere categoricamente un percorso comune tra la sua formazione e la nuova creatura politica legata a Matteo Salvini. "Da più parti - spiega in una nota - mi viene domandato se siamo alleati della Lega Nord o se facciamo parte del nuovo soggetto politico lanciato dal segretario leghista Noi con Salvini, e la mia risposta è sempre la stessa per entrambe le domande: No!"
E' lo stesso Galizia a ricordare come alle elezioni europee dell'anno scorso il Fronte verde avesse stretto un accordo con la Lega: "Era stato stipulato sulla base di alcuni punti in comune, due in particolare: l'Europa dei Popoli e la lotta all'euro, ma questa alleanza era valida per la sola tornata elettorale europea". La collaborazione successiva alle europee, invece, non ha mai trovato concretezza. Per varie ragioni. 
I motivi più rilevanti li specifica la guida del Fronte verde: "la totale assenza leghista di una politica seria in ambito ecologista ed ambientalista; la mancata rinuncia da parte della Lega ad ipotesi secessioniste; un progetto nebuloso e non di ampio raggio, reale e credibile per il rilancio dell'Italia; un simbolo da partito personale del nuovo soggetto politico per il centro-sud, senza alcun richiamo all'identità o al territorio". 
Nel "Noi" del nuovo gruppo salviniano, dunque, non sarà incluso il partito che si contraddistingue con un arciere. Che punta il proprio arco altrove: "Prossimamente - conclude Galizia - lanceremo il nostro progetto politico alternativo e la nascita di un'ampia confederazione di soggetti politici che abbiamo a cuore i diritti dei cittadini, la difesa della natura e dello stato sociale". Non al fianco di Salvini, ovviamente.

martedì 30 dicembre 2014

Il mistero della Lega nazionale

Inutile negarlo: il concetto di Lega tira e attira, almeno a ondate periodiche. Se n'era già accorto Umberto Bossi, nel 1992, all'esordio alle elezioni politiche della Lega Nord, quando aveva avuto il sentore che in tanti avrebbero provato a sfruttare la potenza di quella parola: cercò di porre un freno alla moltiplicazione delle Leghe facendo presentare a sua volta un treno di simboli con la parola "Lega" proposta in una miriade di combinazioni, ma se le vide bocciare tutte (a differenza delle altre Leghe, tutte sopravvissute, a volte con buoni risultati).
Ora si ha la stessa impressione, soprattutto da quando del Carroccio è arrivato Matteo Salvini, che ha restituito al partito impulso e potenziale espansivo a un progetto non più limitato al Nord (mostrato con il varo di "Noi con Salvini"). Da alcune settimane - la creazione in rete risale al 15 novembre - risulta attivo il sito www.leganazionale.org, che - secondo la pagina Facebook da poco aperta, è lo spazio della "Lega per la rinascita del Popolo Italiano". 
La prima pagina del sito sembra rimandare a uno statuto, quando invece ci si trova di fronte a un modello di atto costitutivo, privo di nomi, che però riporta come data di costituzione il 22 dicembre (e data di sottoscrizione, inspiegabilmente, il 5 dicembre). In quel giorno si collocherebbe la decisione di far nascere "la Associazione politica 'LEGA' con lo scopo di perseguire [...] l’unità del popolo italiano per la riconquista della sua sovranità nazionale, della massima giustizia sociale, dell’indipendenza politica, culturale, sociale, economica, finanziaria, tecnologica, scientifica e militare, nel solco della sua identità storica e delle sue identità territoriali e proiettata in un’alleanza continentale dei popoli che vivono da Dublino a Vladivostok e con la più stretta cooperazione con le nazioni del Mediterraneo e del Vicino Oriente". Un'altra pagina parla di una "provvisoria aggregazione [...] fondamentalmente formata da esponenti della società civile (docenti universitari e di prestigiosi istituti, accademici; giuristi, professionisti, lavoratori dipendenti e autonomi [...],  studenti e giovani prestatori d’opera, ufficiali, imprenditori e quadri aziendali".
Lo stesso atto costitutivo descrive il simbolo, se non altro provvisorio, che l'associazione si è data: "un cerchio con corona bordata in rosso imperiale con al centro la parola LEGA in nero su fondo bianco"; a guardare l'emblema compreso nel sito, tuttavia, sembra di vedere qualcosa di molto, molto diverso, visto il mancato accenno nella descrizione al colore verde.
Legato al progetto politico ci sarebbe un apposito Manifesto, volto alla ricostruzione dell'identità e della sovranità di popolo, contro la globalizzazione e la "Politica del debito infinito". Nella pagina dedicata al programma, si propone a Salvini e alla Lega Nord una mobilitazione per abrogare in via referendaria le norme "che rendono la Banca centrale un ente privato nelle mani delle banche d’affari" e la legge che istituisce Equitalia, nonché una battaglia di "difesa del settore dei tassisti per bloccare l’anarchia all’americana di Uber". Altre proposte sono lanciate alle nasciture liste "Noi con Salvini".
A voler capire chi si celi dietro il nome "Lega nazionale" e le sue insegne, ci si deve accontentare di ben poco: i firmatari pubblici del manifesto risultano 12 e quasi la metà risultano anonimi. Non può non colpire poi il link, nel "piede" del sito, a Rinascita, "quotidiano di sinistra nazionale", accanto tra l'altro ai loghi di Italia sociale, "periodico del socialismo nazionale", L'Uomo libero (ricorre il nome di Fabrizio Fiorini, firmatario anche di un articolo su Rinascita circa una delle prime iniziative di questa Lega) e all'agenzia di informazione economica Consul Press. Capire effettivamente "chi c'è dietro" sembra un'impresa semidisperata: tra qualche settimana forse ne sapremo di più.

domenica 21 dicembre 2014

Noi, Salvini copia la forzista Calabria? Per niente

Quando si tratta di affrontare qualcosa di nuovo o inatteso, di cui non si comprende ancora appieno il potenziale e potrebbe in qualche modo arrecare disturbo, il primo impulso è quello di approntare le difese, magari sparando qualche colpo in aria o a salve, col risultato che la situazione non appaia così chiara. 
Così, non stupisce che, poche ore dopo la presentazione alla Camera di Noi con Salvini, il simbolo (già depositato come marchio il 4 dicembre) con cui il segretario della Lega Nord intende proporre un nuovo progetto nelle regioni centromeridionali, sia arrivata su Twitter la risposta di Annagrazia Calabria, deputata di Forza Italia e presidente nazionale di Forza Italia giovani. 
La parlamentare ha affidato a Twitter il suo pensiero, mettendo a confronto la foto di Matteo Salvini che presenta il nuovo contrassegno con uno scatto che la ritrae a fianco di Silvio Berlusconi sul palco della manifestazione romana "Noi, la forza dell'Italia" (organizzata dai giovani forzisti il 23 novembre dell'anno scorso) e con il logo di "noi" coniato per l'occasione. 
I manifesti con il logo di Annagrazia Calabria (Dagospia)
La nota diffusa alle agenzie parla di un simbolo "regolarmente depositato e registrato e quotidianamente usato per le attività di Forza Italia Giovani". L'emblema in effetti è stato sperimentato già dall'inizio di novembre, quando le plance romane per le affissioni sono state affollate da decine di manifesti a fondo blu, con l'esclamazione "no!" che - con la rotazione del punto esclamativo - cambiava a poco a poco in "noi", con la scritta e il rettangolo di contorno colorato di giallo: lo stesso segno è stato utilizzato su manifesti e sulle scenografie delle varie manifestazioni.
Nessuno ha parlato (per il momento) di azioni legali o altri passaggi contro il progetto di Salvini, anche se certamente l'uscita della Calabria potrebbe guastare almeno in parte la festa e affiocare il progetto neonato di Noi con Salvini.
Ha certamente il pieno diritto Annagrazia Calabria di esprimersi come ha fatto, anche e soprattutto come titolare del marchio depositato in data 4 novembre 2013 presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi e registrato ad agosto di quest'anno; non coglie però nel segno quando dice che il simbolo "è di '#Noi'". Non c'è nessun originale, nessuna imitazione e questo per varie ragioni. Chi conosce il diritto della proprietà industriale sa che si distingue tra marchi forti e deboli, a seconda della loro capacità distintiva, cioè di distinguere un prodotto o un servizio dagli altri. Si ha un marchio debole quando si è di fronte a un segno sostanzialmente descrittivo, o che preveda l'impiego di termini di uso comune o denominazioni generiche: la tutela, in questi casi, è limitata alle "variazioni sul tema" rispetto ai termini comuni o generici, ricomprendendovi anche la resa grafica del segno.
Ora, non può certo dirsi che "noi" sia un marchio forte: come pronome personale, la parola è una delle più usate nel linguaggio quotidiano (anche in tempi di forte individualismo come questo). In politica, poi, esistono molti precedenti dell'uso del termine "noi" all'interno di un contrassegno elettorale: Noi Sud ne era solo l'esempio più recente (ma rappresentato anche in Parlamento nella scorsa legislatura), ma a livello locale non si contano i casi di liste che si fondano sul concetto di "Noi con..." o "Noi per...", sottolineando l'impegno al fianco di una persona o per un territorio. E' pure vero che la Calabria ha registrato come marchio la sola parola "noi" (chiedendo la protezione per la classe 41, in cui sono ricompresi "servizi di formazione in ambito di associazionismo politico, movimenti politici, associazionismo civico, movimenti civici, servizi di organizzazione e direzione di attivita' per manifestazioni politiche"), ma è evidente che la logica delle norme che tutelano il marchio - e di quelle, diverse ma non lontane nell'ispirazione - che tutelano il contrassegno politico-elettorale - è quella di tutelare l'originalità, non di consentire a un singolo o a un gruppo di detenere il monopolio su termini o realtà di uso comune: cosa c'è di più politico e di generico del senso di comunità e di unità, riassunto dal termine "noi"?
Ma allora, ci si potrebbe chiedere, a cos'è servito registrare "noi"? Che tutela può invocare la deputata forzista? Come si diceva prima, in questo caso oggetto di protezione in caso di marchio debole è l'elemento di originalità comunque presente: in questo caso, unico vero tratto distintivo è la rappresentazione grafica, con il "noi" scritto con una determinata font e incluso in un rettangolo a bordo leggermente più spesso del corpo del testo; qui si prescinde dal colore, visto che il segno è stato volutamente depositato in bianco e nero, in modo da coprire tutte le varianti cromatiche possibili. E' di tutta evidenza, però, che non c'è alcuna possibilità di confondere l'emblema registrato dalla Calabria e quello lanciato da Salvini: il simbolo presentato venerdì, infatti, contiene sufficienti elementi che lo differenziano da quello dei giovani forzisti (l'assenza di un rettangolo, il carattere diverso e in stile maiuscolo, l'aggiunta di parti testuali caratterizzanti, lo sviluppo circolare). L'unico elemento di contatto tra i due emblemi, insomma, è il "noi": proprio quello su cui, come si è visto, nessuno può mettere le mani in esclusiva. 

venerdì 19 dicembre 2014

"Noi con Salvini": lo sbarco identitario della Lega al centrosud

Alla fine niente popoli, niente identità come si era ripetuto per mesi e come sembrava anche di avere intuito dalla richiesta di registrazione di un marchio - volutamente senza immagine - depositata a nome di Matteo Salvini il 25 settembre. Alla fine il segretario della Lega Nord il suo simbolo per mettere radici nel centrosud l'ha presentato e ha spiazzato quasi tutti.
Rispetto alla scheda originale del marchio, l'indicazione che più è stata rispettata è quella cromatica. Niente verde, proprio come promesso (troppo legato alla Padania, non certo esportabile sotto la linea gotica): il giallo, il bianco e il blu, invece, sono al loro posto, rispettivamente a colorare la scritta "Noi" (vero elemento dominante dell'emblema), la dicitura "con Salvini" (e il circoletto sottile che racchiude il testo) e il fondo, leggermente mosso grazie a una sfumatura che volendo può virare dal blu all'azzurro. A questi elementi, poi, occorre aggiungere il nome della regione centromeridionale che cambierà di volta in volta e starà su una lunetta bianca che spunterà nella parte inferiore del cerchio. 
In realtà, per essere precisi, c'è un altro elemento che è stato conservato nell'emblema rispetto al progetto originario (oltre ovviamente al riferimento a Salvini): si tratta dell'identità. Perché è vero che la parola non è finita nella rappresentazione grafica, ma cosa c'è di più identitario della parola "noi", che una volta si riteneva tipica essenzialmente dell'area sinistra e del cattolicesimo sociale (punto, questo, che dovrebbe far riflettere sull'effettiva collocazione di questo progetto e sulla "provenienza" di chi lo sosterrà)? Piuttosto che tentare l'avventura della "Lega Sud" (che peraltro esiste già e da tempo), il segretario del Carroccio ha capito subito che era meglio non riutilizzare il termine Lega, troppo connotato e quasi sinonimo del partito che già guida e che non era opportuno né necessario trovare un elemento figurativo che sostituisse l'immagine storica di Alberto da Giussano.
Non doveva essere un'immagine, specie se riferita a un elemento territoriale (divisivo, nell'Italia dei campanili, specie al Sud) a rappresentare il nuovo progetto politico. Occorreva una virata a centottanta gradi, e cosa poteva darla meglio del "noi"? Esso proietta improvvisamente l'elettore al centro dell'azione, al punto che il simbolo - generico che più non si può - potrebbe essere indirizzato anche a chi abita sopra e appena sotto il Po. Il "noi", poi, finisce per dare, ai centromeridionali che sosterranno il progetto, una sorta di responsabilità cementata dall'impegno comune (sia pure sotto la "bandiera" e il nome di Salvini); da ultimo - forse il livello più accessibile - il nuovo emblema volta definitivamente pagina nella storia del "leghismo", lasciando definitivamente in soffitta a decomporsi l'armamentario di insulti, sberleffi e pesantezze verso gli italiani operanti da Roma in giù, spesso messo in campo da chi ha guidato il Carroccio prima di Salvini (e, in più di un'occasione, da lui stesso).
Certamente il simbolo non è un capolavoro artistico e si presenta realmente come un marchio, ma non cede alla logica dei colori nazionali e fa emergere le uniche cose che contano: la comunità, l'impegno e l'uomo di riferimento. Il resto, oggi, forse non fa più breccia come una volta o, magari, non serve proprio.