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giovedì 11 febbraio 2021

Polo di Lombardia, nome e simbolo rinnovati per il gruppo di Palmeri

Oltre che ai movimenti in Parlamento, questo sito continua a dare attenzione ai mutamenti rilevanti che interessano i consigli regionali, in particolare quando hanno ricadute sul piano simbolico. Dopo un passaggio in Piemonte, con la nascita del gruppo Movimento 4 Ottobre grazie a due consiglieri eletti con il MoVimento 5 Stelle, questa volta l'attenzione va all'assemblea legislativa della Lombardia: dal 7 gennaio, infatti, tra i gruppi consiliari risulta esserci anche Polo di Lombardia, di cui è presidente e unico componente
Manfredi Palmeri
Lui nel 2018 era stato l'unico eletto in consiglio sotto le insegne della lista Energie PER la Lombardia - Parisi per Fontana e, all'indomani del voto, aveva formato il "monogruppo" di Energie per l'Italia (utilizzando dunque il nome nazionale del progetto politico di Stefano Parisi: il regolamento consiliare consente la formazione di gruppi composti da meno di tre persone, purché ciò avvenga all'inizio della consiliatura e in rappresentanza della lista con cui si è stati eletti, dunque Palmeri era titolato a farlo come unico esponente di EpL). La decisione di mutare il nome al gruppo e, dunque, di perdere il legame nominale con la lista che aveva consentito la costituzione (ma ciò è possibile perché formalmente il gruppo è nato in rappresentanza di questa, non essendo comunque escluso il cambio di denominazione) era già stata comunicata il 4 gennaio e l'ufficio di presidenza del Consiglio ne aveva preso atto nella sua riunione dell'11 gennaio con decorrenza - appunto - dal 7 gennaio, anche se la prima seduta utile perché la Presidenza del consiglio comunicasse la notizia si è svolta il 19 gennaio scorso.
Manfredi Palmeri ha fatto sapere che il suo "non è un nuovo partito, ma un'iniziativa politica con un soggetto aperto, a disposizione dei tanti che pur non appartenendo ai partiti nazionali sentono l'esigenza di una rappresentanza, potendo trovare anche uno spazio di impegno. Pensiamo ad esempio alle diverse liste civiche, ma pure alle associazioni, che operano nel nostro territorio con impegno, storie, eletti, risultati e che possono ora contare sul Polo di Lombardia. Fermo restando che ci definiamo per la nostra identità e non con le alleanze, rafforziamo così il Centrodestra che governa in Lombardia, evidenziando che la nostra presenza è fondamentale per qualificarlo e anche per allargare il suo perimetro ripensando l’area liberale e popolare, che va assolutamente innovata e rilanciata. Ci confronteremo con tutti, in primis con i lombardi, e da subito con le altre realtà che hanno questa prospettiva, non solo in Consiglio Regionale".
Certo è che il nome della nuova iniziativa politica - nella quale, come sottolinea lo stesso consigliere, confluisce l'esperienza lombarda di Energie PER l'Italia - rappresenta in qualche modo un ritorno al passato per Manfredi Palmeri. Nel 2011, infatti, lui si era candidato come sindaco di Milano sostenuto da due liste: quella dell'Udc, ma soprattutto quella del Nuovo Polo per Milano, nella quale erano uniti dal sostegno al presidente del consiglio uscente Futuro e libertà (e proprio Fli era il soggetto politico di riferimento per Palmeri), Alleanza per l'Italia, Pli e pure Verso Nord e il Movimento per l'autonomia. La compagine che appoggiava Palmeri era in qualche misura il tentativo di rendere concreto a livello locale il "Nuovo Polo per l'Italia" (non si voleva dire "Terzo Polo" per non prefigurare alcun esito) che in Parlamento voleva rappresentare l'alternativa moderata al centrodestra di osservanza berlusconiana. Di certo in Italia
, specie dal 1994 in poi, il concetto di "Polo" è sempre sostanzialmente legato al centrodestra: in quella chiave lo ha impiegato Palmeri allora (non andò benissimo, ma gli permise se non altro di essere rieletto in consiglio) e altrettanto sta facendo ora.
Dal momento poi che a ogni gruppo in consiglio regionale deve corrispondere un simbolo, del nuovo nome è stata prodotta anche una rappresentazione grafica. Così l'ha descritto TicinoNotizie, probabilmente usando parole dello stesso Palmeri: "Il simbolo è un quadrato bianco all’interno di un cerchio con le porzioni blu in alto e in basso, verde a sinistra e rosso a destra, a comporre così il tricolore italiano. Dentro il quadrato, in stampatello, la scritta 'POLO' e subito sotto, come fosse aggiunto a mano direttamente dai Lombardi, 'DI LOMBARDIA'". Non un capolavoro di bellezza e di grafica, va detto (anche per l'accoppiata delle due font), ma certamente si tratta di un segno leggibile e che non lascia adito a dubbi. Forse è ancora presto per capire se questo simbolo o qualcosa di simile finirà sulle schede elettorali, magari quelle per le ammnistrative di Milano che sono alle porte... 

lunedì 15 gennaio 2018

Energie per l'Italia, tornano le lampadine

Ascoltare la base, in politica, dovrebbe essere naturale, ma a quanto pare è una delle cose più rare e difficili (e forse è rara proprio perché è difficile). A volte, per fortuna, non va così e qualcuno i suggerimenti li ascolta: sembra essere andata così con il simbolo di Energie per l'Italia, dopo che Stefano Parisi aveva lanciato online la proposta grafica di Giovanni Negri nell'ipotesi di una corsa solitaria della lista, fuori dalla coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Perché, sì, ci poteva stare il voler mettere in grande evidenza la collocazione, convinta e identitaria, nel ma soprattutto per il centrodestra, come a rimarcare che il centrodestra-quello-vero sono loro e non altri (e pazienza se "Centro" e "Destra", impilati l'uno sull'altra, sembravano tratti direttamente dal simbolo di Ncd, anche quello composto con una font tra il Nexa e il Monserrat). Ci stava il dire "è un simbolo che ci rappresenta appieno". Tutto vero, tutto bene, ma per costruire un'identità non bastano le parole e nemmeno i colori: riuscirci senza un'immagine, un segno grafico riconoscibile è molto difficile. Soprattutto se questo segno grafico esiste e lo si è messo da parte.
Evidentemente, al di là delle reazioni positive di cui parla Parisi, più di qualcuno - online e non solo - deve aver fatto notare che il simbolo pensato da Giovanni Negri in realtà era piuttosto vuoto e spoglio, soprattutto per l'assenza del tricolore di lampadine che ormai da oltre un anno accompagna Stefano Parisi nel suo progetto politico poi trasformato in progetto elettorale. Nel corso dei mesi si è assistito a una certa variabilità di quell'elemento grafico: lampadine vere o disegnate? Soprattutto, accese o spente? (particolare, quest'ultimo, che non ha mancato di finire nel mirino dell'ironia di chi si è chiesto se la bolletta fosse stata pagata). A dispetto di questo, però, il legame Energie-Parisi-lampadine-tricolore si era ormai consolidato e non metterlo in luce all'interno del simbolo con cui ci si vorrebbe presentare agli elettori, dopo tanti Megawatt in giro per l'Italia, non sarebbe stato saggio. 
Ecco allora che, procedendo per aggiustamenti successivi, si è ridotto un po' di dimensioni il riferimento al centrodestra (ma si vede bene lo stesso, niente paura) per piazzare le tre lampadine sotto al nome del progetto politico, che resta piuttosto piccolo ma con il ritorno del tricolore poco luminoso - le lampadine sono pur sempre spente e non certo grandi - acquista un po' di visibilità in più. A conti fatti, ora l'obiettivo del centrodestra e la leadership di Parisi nel contrassegno hanno esattamente lo stesso peso: se entrasse nella coalizione berlusconiana, sarebbe il quarto di quell'area con il nome ben visibile (giusto la "quarta gamba" di Noi con l'Italia e dell'Udc ne sarebbe priva); se corresse da solo, il nome del leader sarebbe già pronto per l'impresa non facile di raccogliere voti qua e là. Ci vogliono molte Energie, ma Parisi si prepara da mesi per questo...

sabato 13 gennaio 2018

Parisi spegne le lampadine e corre "per il centrodestra" (di Fabio Blasigh)

Oggi lascio spazio volentieri a Fabio Blasigh, componente della redazione, che ha notato per primo il possibile simbolo che contraddistinguerebbe la corsa (solitaria) di Stefano Parisi, probabilmente in condominio con Vittorio Sgarbi e il Mir di Samorì, sempre senza dover raccogliere le firme dopo la "garanzia" offerta dai Civici e innovatori (nella speranza - secondo me non correttamente riposta - che non occorra indicare il loro nome nel simbolo, bastando il nuovo nome della componente parlamentare). Certo è che, per ora, l'emblema presentato oggi è sicuramente il più spoglio e anonimo (non per il nome di Parisi, sempre ben visibile) di questa competizione. E, senza offesa per alcuno, il più triste.

L’appello all'unità del centrodestra, lanciato da Stefano Parisi alcuni giorni fa, ad oggi non ha ancora trovato risposta; Energie per l’Italia si organizza quindi per correre in solitaria.
In vista di questa eventualità, il movimento dell’ex candidato sindaco di Milano è pronto a darsi un nuovo simbolo elettorale. Ad annunciarlo oggi su Facebook è Giovanni Negri, promotore de La Marianna, che, dopo aver incontrato in mattinata Parisi, annuncia: "nel caso sempre più probabile di un No all'apparentamento ho proposto l’adozione di un simbolo elettorale che possa meglio esprimere l’identità della Lista e la sua tensione unitaria verso un preciso campo di appartenenza. Del resto in queste stesse ore l’ipotesi di partecipazione indipendente alle elezioni suscita adesioni così importanti e diversificate da giustificare un simbolo sulla scheda elettorale capace di non escludere nessun apporto e di raffigurare con efficacia l’obiettivo comune di costruire un centrodestra con nuove regole, nuove identità, nuova capacità di offerta politica".
Il simbolo proposto da Parisi ai propri comitati elettorali, ai quali chiede opinioni e proposte, presenta significative novità. Innanzitutto, sorprende la scomparsa delle tre lampadine tricolori che hanno accompagnato la nascita del movimento fin dai tempi del Megawatt di Milano. Il nome Energie per l’Italia, posto dapprima al centro della mezzaluna gialla, viene ora rimpicciolito e collocato lungo il bordo in alto, per far posto alla dicitura "per il Centrodestra", quasi ad avere l'ambizione di rappresentarlo come e più di altri. Non cambia, invece, la scelta dei colori giallo e blu, che in tutta Europa caratterizzano i movimenti di ispirazione liberale, come la tedesca FDP.
Nessun riferimento, invece, al gruppo parlamentare dei Civici e Innovatori, che pochi giorni fa ha annunciato il proprio sostegno al movimento di Stefano Parisi, il cui nome resta in grande evidenza nella metà bassa del logo.
Ancora pochi giorni di attesa, e sapremo se sarà questo il simbolo con cui Energie per l’Italia sarà presente sulla scheda elettorale oppure se, raggiunto in extremis un accordo con la coalizione berlusconiana, torneranno a brillare le luci (rigorosamente delle lampadine tricolori) del movimento fondato da Stefano Parisi.
Fabio Blasigh

giovedì 11 gennaio 2018

Energie per l'Italia sulle schede grazie a Civici e innovatori

"La componente parlamentare Civici e innovatori ci consente di dire che saremo alle prossime elezioni a qualunque costo: ci saremo sulla scheda elettorale. Punto." La citazione è di Stefano Parisi, fondatore e leader di Energie PER l'Italia, che oggi ha tenuto una breve conferenza stampa assieme a Giovanni Monchiero, capo della componente del gruppo misto alla Camera Civici e innovatori e già presidente del gruppo omonimo, ciò che restava del gruppo di Scelta civica dopo che la compagine vicina a Enrico Zanetti se n'era andata via verso l'Ala verdiniana, portando l'emblema con sé in quanto segretario dell'esiguo partito e costringendo chi era rimasto nella "casa" originaria a cambiare nome e, dopo qualche mese di tolleranza di Montecitorio, anche a veder sciogliere il gruppo diventato troppo piccolo.
In effetti, più di qualcuno in questi giorni - partito il valzer delle esenzioni e soprattutto dopo che Centro democratico ha sollevato +Europa dall'onere delle sottoscrizioni - si era domandato che intenzioni avessero i Civici e innovatori, ma certo non immaginavano cosa si stava preparando tra gli ex montiani. Parisi ha spiegato così l'operazione, o meglio il suo antefatto: 
Abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo l'adesione di quasi 30mila persone che ci hanno dato la disponibilità a sottoscrivere le liste da presentare e comunque abbiamo continuato a raccogliere le firme perché crediamo che serva una legittimazione popolare al nostro progetto. Prima dell'approvazione della legge elettorale, però, alcuni parlamentari amici nostri hanno condiviso questo nostro percorso, molti di loro erano presenti nel gruppo Civici e innovatori e per questo il gruppo ha aggiunto al proprio nome Energie per l'Italia.  
Quali effetti questa ridenominazione del gruppo possa avere (anche se è intervenuta quando già si parlava di componente), lo ha spiegato Monchiero:
Abbiamo deciso di aggiungere la denominazione Energie PER l'Italia perché la maggior parte di noi ha prestato fiducia a Stefano Parisi, per i discorsi identitari che lui ha fatto e che io e molti amici condividiamo. Per una della tante leggi ad personam che si fanno in questo paese, in questo caso ad partitum, per favorire Alfano hanno fatto un piccolo regalo anche a noi, perché nella data che hanno stabilito come noi eravamo nella stessa condizione di Alleanza popolare [intende in realtà Alternativa popolare] e quindi siamo esentati dalla raccolta di firme. La mia funzione qui oggi è soprattutto questa: dare garanzia pratica al progetto di Stefano Parisi, se deciderà di presentarsi fuori dalle coalizioni avrà la nostra deroga dalla raccolta di firme.
Guai ad accostare questo scenario a quello che si è materializzato alcuni giorni fa con il soccorso a +Europa: "Qui non avete davanti Tabacci ed Emma Bonino - ha precisato Parisi, non senza sarcasmo - non avete il diavolo e l'acqua santa, ma persone che condividono un percorso da molto tempo". Il percorso effettivamente è iniziato ufficialmente il 2 agosto 2017, quando la componente Civici e innovatori, costituita nel gruppo misto di Montecitorio meno di un mese prima, ha aggiunto al proprio nome prima "PER l'Italia", per poi inserire il nome intero il 17 novembre.
Ma cosa dice effettivamente la legge elettorale? In effetti, limitandosi al testo, parla chiaro: "Per le prime elezioni successive alla data di entrata in vigore" del vecchio Italicum, il beneficio dell'esenzione dalla raccolta firme si applica "anche ai partiti o ai gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 15 aprile 2017". Se la norma era stata introdotta nell'Italicum proprio per evitare che il Nuovo centrodestra raccogliesse le firme, la nuova legge aveva spostato il termine dal 1° gennaio 2014 al 15 aprile dell'anno scorso, stavolta per esentare dall'onere Articolo 1 - Mdp (i cui gruppi hanno integrato il nome per sollevare dalla raccolta Liberi e Uguali) che già esisteva come gruppo. A quella data, Civici e innovatori era effettivamente tra i gruppi presenti in seno a Montecitorio, dunque rivendica il titolo a godere dell'esenzione.

martedì 5 dicembre 2017

Energie PER l'Italia, Parisi ci mette la faccia

Nomi che vengono, nomi che vanno. Se l'altro ieri Fratelli d'Italia ha presentato il suo nuovo simbolo in cui non è più presente il nome di Giorgia Meloni (a meno che ricompaia nell'emblema che sarà depositato al Viminale a gennaio), Stefano Parisi ha inserito il suo nome - e in modo piuttosto visibile - nel rinnovato simbolo di Energie PER l'Italia, una formazione che guarda decisamente alle prossime elezioni politiche e lancia un messaggio chiaro: ci saremo e ci metteremo la faccia direttamente.
L'emblema, presentato a conclusione dell'ultimo evento Megawatt a Milano - in cui si è discusso del programma elettorale di quella stessa forza politica - comprime nella parte superiore del cerchio la grafica originaria del progetto politico, mantenendo sempre il "PER" molto più evidente rispetto al resto del nome e conservando anche il tricolore fatto di lampadine (preferendo quelle vere a quelle stilizzate e, a dispetto di quanto si poteva pensare, scegliendo la versione spenta e non quella accesa) e ricavando in basso un ampio segmento circolare bianco in cui inserire il nome del leader, il cui peso visivo sembra addirittura maggiore rispetto a quello della forza politica stessa.
Da un po' di tempo la formazione dell'ex sfidante di Beppe Sala alle comunali di Milano sta cercando di ottenere maggiore visibilità: in questa strategia sembra rientrare anche l'approdo a Montecitorio, dal momento che il 2 agosto l'ex gruppo degradato a componente del gruppo misto alla Camera di Civici e innovatori era stato ribattezzato "Civici e innovatori PER l'Italia" e dal 17 novembre il nome è "Civici e innovatori - Energie PER l'Italia", con il nome intero e le maiuscole al loro posto.
Questo traguardo - al di là della curiosità di vedere l'ingresso di una forza di centrodestra in tandem con una compagine che sinora ha sostenuto il governo di centrosinistra - assieme alla decisione di inserire il nome nel simbolo dovrebbe preludere alla scelta di presentare una lista in proprio, senza confluire in altre formazioni elettorali. Questo, ovviamente, comporta la necessità di raccogliere le firme, attività per la quale il gruppo si sta già attivando da tempo, nella speranza che il Parlamento decida di abbassare sensibilmente l'asticella. Nel frattempo, all'esperienza di Parisi sta guardando anche la Marianna di Giovanni Negri, con l'idea di elaborare un vero programma di "ricostruzione del Paese".  Sperando di poterlo fare finendo sulle schede elettorali.

sabato 1 aprile 2017

Energie per l'Italia, varo senza simbolo (che non serve subito)

Era lecito aspettarsi uno scatto simbolico proprio oggi, che si compiva il primo vero atto politico del percorso di Stefano Parisi. Invece niente: chi si è trovato nella sala Leptis Magna dell'hotel Ergife a Roma - la stessa che poco più di un mese fa ospitò il tentativo di risvegliare la Democrazia cristiana, ma con molta più gente - ha assistito al lancio - dopo i primi passi iniziati a settembre - di Energie per l'Italia, ha visto una lunga sfilata di soggetti e a un'affollatissima foto di gruppo finale, ma non è stato lanciato alcun simbolo similelettorale.
L'ex candidato sindaco di Milano ha iniziato con orgoglio ("Hanno detto che non c'eravamo più da novembre, Parisi non c'è più, invece siamo tanti"), rivendicando l'impegno di molti, sottovoce, per mesi ("un lavoro enorme, duro, intenso ed emozionante, che ha dato un risultato straordinario"): lo scopo è mettere in piedi non un partito, ma una comunità, un popolo ("e non la società civile della sinistra") che ricostruisca un rapporto sano con la politica, oggi del tutto assente ("Siamo stati abbandonati nelle scuole, dalla giustizia, sulla nostra sicurezza, hanno abbandonato e nostre città, le nostre famiglie, le nostre imprese"). 
La politica per Parisi dev'essere improntata alla dignità, all'onestà e al "saper fare", non alla povertà a ogni costo ("Basta con questo schifo di populismo: la politica deve essere sobria, ma la democrazia costa"). Una politica che deve reagire in fretta perché "siamo sull'orlo di un baratro gravissimo", tutto è peggiorato rispetto a vent'anni fa, l'economia non cresce, la burocrazia è un inferno perché i burocrati sono mediocri, arroganti e sospettosi. 
Per il leader di Energie per l'Italia c'è bisogno di "liberare il Paese dalla retorica della comunicazione, della narrazione", inaugurata dalla sinistra e adottata dal centrodestra. Perché il problema è lì: "Non ho ascoltato una Destra liberale in grado di contrapporre uno stile, un modo di fare politica; a metà degli anni '90 era nata un grande aspettativa - con Berlusconi, ndb - ma poi si è omologata, senza più la capacità di prendere decisioni vere". 
L'ex city manager milanese ne è convinto: "la crescita non la fa la spesa pubblica, ma l'energia che c'è nel Paese e dev'essere liberata". E la soluzione non è uscire dall'euro, cosa che per Parisi avrebbe effetti negativi; il problema, casomai, è il debito pubblico creato negli anni, insostenibile e limitativo della libertà dell'Italia. Parole d'ordine del nuovo corso auspicato da Parisi sono sviluppo e sicurezza: questi però passano attraverso una liberazione dalla burocrazia, dalla spesa pubblica, dal costo dell'amministrazione pubblica, da una scuola e un'università che non sanno dare qualità e non insegnano a lavorare, da un fisco inutilmente oppressivo, dall'odio verso chi ha successo, magari anche dallo Statuto dei lavoratori "per difendere il lavoro, non i garantiti dalla Cgil" e da un'Europa inefficace.
Parisi si è educatamente e fermamente candidato a incarnare tutto ciò, perché "quella realtà nata nel 1994 oggi si sta spengendo (sic), perché non ha avuto la capacità di rigenerarsi", chiaro riferimento a Forza Italia. Non ama il sistema maggioritario ("E' antidemocratico, ci ha costretti a votare per realtà in cui non ci si riconosceva") e preferisce il proporzionale, "nell'ambito del quale prima o poi noi saremo una grande forza". Il suo disegno Parisi lo dice apertamente: "Facciamo una grande costituente, misuriamoci col nostro popolo, andiamo a votare al nostro interno". Dà una data - l'8 ottobre - per le primarie di centrodestra: "io mi candido a fare il leader di questa grande area politica, chi vuole stare con noi venga con noi", nel nuovo soggetto politico: una casa per l'umanesimo cristiano, la cultura riformatrice cattolica, quella liberale e quella federalista, una casa in cui nessuno è certo dell'elezione ("da noi i capilista non ci saranno").
La candidatura, in ogni caso, si pone fin d'ora dei tempi lunghi, compatibili con quelli delle elezioni politiche (possibilmente non anticipate), ma che vanno ben oltre i termini per presentare le candidature alle amministrative di primavera. Anche per questo, probabilmente, non c'è stato bisogno di presentare alcun simbolo, mancando reali urgenze. Questo non toglie che, in rete, un paio di emblemi tondi sia stato avvistato. Quello che figura come foto profilo della pagina Facebook, per esempio, rende ben visibile il nome tutto maiuscolo del movimento, in font Nexa, con "Per" marcato; subito sotto al nome ci sono le ormai note tre lampadine, disposte in modo da formare il tricolore. Sono rimaste spente, ma oggettivamente nell'immagine risultano un po' più chiare rispetto alla grafica originale, anche perché le ombreggiature sono state attenuate; in compenso, quelle stesse lampadine sono attorniate da un'ombra che sembra incollata sul fondo giallo carico parisiano (e lo stesso effetto lo si è visto, a volte, nella grafica proiettata sugli schermi dell'evento).
Qualche settimana prima, in compenso, si era vista una variante di quel contrassegno e, in fondo, non sgradevole. Il nome, infatti, era stato alleggerito nelle parole diverse da "Per" anche se questo aveva leggermente spostato il peso dell'immagine (ponendo forse troppo l'accento sulla preposizione); alle lampadine vere, invece, si erano sostituite tre stilizzazioni a riempimento uniforme - al di fuori dell'attacco a tortiglione - decisamente più armoniche e luminose rispetto all'altra ipotesi. Pur mancando ora un simbolo, a questo punto c'è il tempo per mettere in pratica il suggerimento, mettendo a disposizione un nome chiaro e una grafica che parli da sé. E' un'operazione, in fondo, che richiede poca energia... 

sabato 19 novembre 2016

Energie per l'Italia, le lampadine (troppo spente) di Parisi

Quando aveva mosso i primi passi a settembre, ai primi impegni consistenti dopo la sconfitta al fotofinish a Milano, Stefano Parisi l'aveva detto più volte: "Non sta nascendo un nuovo soggetto politico, non stiamo costruendo un partito. Non siamo contro i partiti che ci sono e non vogliamo togliere spazio a nessuno". Eppure, a distanza di due mesi dal primo evento al Megawatt a Milano, da ieri Energie per l'Italia si pone, se non come partito, almeno come movimento politico. 
Parisi ha lasciato capire che lui ha intenzione di fare sul serio: secondo lui "c’è bisogno di un gran rinnovamento dentro il centrodestra - come ha annotato Fabio Poletti della Stampa -. Oggi non c’è alternativa a Renzi o a Grillo. Abbiamo bisogno di persone nuove in politica", lui per esempio. Anche perché, impressione sua, "Forza Italia così com'è non va avanti" e serve "un progetto di rinnovamento", visto che un centrodestra a trazione Salvini ai suoi occhi è destinato a perdere.
Certamente parlare di movimento è una cosa, di partito è un'altra, anche perché i precedenti nell'area del centrodestra - dal finiano Futuro e libertà ai Moderati italiani in rivoluzione di Samorì, giusto per ricordarne due - non sono esattamente confortanti. Anche per questo, Parisi ha sgombrato subito il campo dai dubbi: "Non c'è necessità di fare l'ennesimo partitino - ha precisato, come riportato da Adnkronos - il nostro progetto è più ambizioso, coinvolgere tutta l'area liberale e popolare". E il compito non è di quelli da poco, visto che per Parisi il centrodestra "deve decidere che cos'è", senza ambiguità, anche perché non ci sarebbe più tempo "di fare mediazioni il cui risultato sono politiche nulle". E se qualcuno, Forza Italia in testa, è ancora affezionato alle etichette consolidate e non vuole fare qualcosa di nuovo, toccherà cercare di proporre qualcosa di diverso, di autenticamente popolare e liberale (dunque non salviniano) ma con valori definiti e senza nostalgie (quindi, probabilmente, non forzista).
Il nome scelto, Energie per l'Italia, di per sé è interessante (ma poco collocabile, anche un movimento di centrosinistra avrebbe potuto scegliere quel nome), eppure non è nuovo: era proprio il titolo della kermesse milanese di due mesi fa, tenuta il 16 e il 17 settembre al Megawatt (e il nome dello spazio era scritto così grande nei manifesti e negli inviti da aver fatto pensare a molti che fosse quella la vera etichetta dell'evento). E se il colore giallo di fondo - tinta molto liberale a livello europeo - era quello di Parisi fin dalla sua campagna per le comunali milanesi e come font si adottava il solito Nexa, ormai un must della comunicazione politica da Monti in poi (vedi anche Ncd e Area popolare), si restava in ambito elettrico-energetico con la scelta di tre lampadine a formare il tricolore: il sottotitolo dell'evento di settembre, del resto, era proprio "Idee per riaccendere il paese". L'idea poteva anche essere interessante, pensata sulla dimensione dell'evento unico, o anche seriale (una Leopolda parisiana, come hanno notato molti giornalisti); più difficile, invece, era pensare che quella stessa grafica - che peraltro non era piaciuta a un commentatore attento e caustico come Filippo Facci, che aveva parlato di "grafica essenziale, ai confini del poverello" - fosse utilizzata come emblema per un movimento, dunque al di fuori di una scenografia e del materiale di propaganda. Perché è vero che - come si legge in un articolo pubblicato sulla Bìssa - le lampadine sottolineano "la carica delle energie positive che necessitano al paese e fondamentali all'inizio di un percorso che non sarà di certo una passeggiata", ma in un contrassegno destinato alle schede e ad altro materiale difficilmente possono risultare efficaci. 
Per peggiorare la situazione, poi, basta andare sulla pagina Facebook del movimento di Parisi: nell'immagine profilo, infatti, le tre lampadine sono inesorabilmente spente. Così scure, finiscono per tarpare le ali alla grafica, avendo più o meno lo stesso peso visivo del "per", che ha la stessa larghezza delle altre parole dunque è molto più grande (va bene sottolineare che il progetto è "per" e non "contro" qualcosa, ma non è li caso di esagerare). Difficile riaccendere il paese senza nemmeno un briciolo di luce: l'unico tocco è un punto luminoso riflesso sulla superficie delle lampadine, ma sembra davvero troppo poco. Persino ad Archimede Pitagorico, quando aveva un'idea, si accendeva la lampadina: era una sola, ma faceva luce, eccome.