A maggio si vota, e si sa. L’obiettivo
dei più sarà puntato sulle regionali, ma trascurare le elezioni comunali
potrebbe essere un peccato, anche solo per gli emblemi che potrebbero finire
sulla scheda. Si prenda per esempio Saronno, comune tutt’altro che trascurabile
in provincia di Varese. Si lascino da parte i partiti maggiori (o, per lo meno,
le loro componenti ufficiali) e ci si guardi intorno, per cercare di raccogliere
dettagli interessanti.
Allo scopo, è utile guardare a
chi si è candidato prima di ogni altro per la poltrona di sindaco: si tratta di
Luciano Silighini Garagnani Lambertini (un nome che, c’è da immaginarlo,
metterà al lavoro i tipografi per la stampa delle schede). Lui, che è
originario di Genova ma da alcuni anni vive a Saronno, quasi certamente avrà
almeno due liste a sostegno (forse addirittura tre), ma alle spalle ha unnumero ben più nutrito di formazioni.
«In effetti – spiega a I simboli della discordia – all’inizio
io ho sottoposto i 15 punti del mio programma a vari movimenti e comitati
locali, perché potessero condividerli. Si parla spesso di crisi della politica
e dell’impegno, ma secondo me la vera crisi è quella dei partiti: la voglia di
politica in giro è aumentata, non il contrario…». La proposta di Silighini è
stata accolta da vari partiti e gruppi: l’idea iniziale era quella di riunirli
tutti sotto un unico simbolo, quello del progetto politico L’Italia che verrà. «Come
emblema ho scelto la statua della Ciocchina, un elemento caratterizzante di Saronno,
un po’ come l’Alberto da Giussano per Legnano: la figura riporta al periodo
della peste seicentesca, ricordando la donna che aveva raggruppato intorno a sé
lo spirito di rivolta sociale contro il ducato di Milano. Ho preso quel simbolo
e l’ho unito alla bandiera italiana, che si allontana un po’ dallo spirito più “lombardo”
che talvolta si respira qui».
Anche il nome del progetto non è
casuale. Da una parte vorrebbe segnare un cambio di passo («Sono stato iscritto
dall’inizio a Forza Italia, l’idea era di rafforzare l’Italia che c’era, ma ora
bisogna pensare proprio al futuro, all’Italia di domani); dall’altra, «L’Italia
che verrà» era una sorta di leitmotiv
di Gente della libertà, l’inno del
Pdl: «Il testo era una poesia di mia madre, Alda Garagnani», tiene a precisare
Silighini, anche se quell’inno lo ricordano in pochi (tutt’altra fortuna
rispetto al tormentone di Forza Italia). Del Pdl, in ogni caso, è rimasta la font del nome, che si è conservata nel
nuovo simbolo che punta a conquistare Saronno.
Nella sua lista alcuni candidati
saranno tra l’altro espressi dal Pli, il Partito liberale italiano di Morandi e
De Luca, che non presenterà liste. Accanto al simbolo principale di Silinghini
è poi quasi certa la presenza di Forza Saronno: i colori e il nome non lasciano
dubbi sull’origine, ma qualcosa in più va detto, visto che di fatto si
configura una platea forzista “a due piazze” «Le anime di Forza Italia sono due
– ammette il candidato sindaco –.Io sono iscritto al partito, presiedo il club
Forza Silvio di Saronno, ma non ho incarichi nel partito locale. Tutto viene da
un rapporto non proprio idilliaco con la figura locale di riferimento di Fi, Lara
Comi. Nel partito ufficiale, di stampo verticistico, gli iscritti sono pochi e
c’è l’intenzione di allearsi con “l’area Monti”; Forza Saronno nasce come
contenitore del vero spirito di Fi a livello locale, che ai montiani non pensa
proprio».
Da ultimo, farà di tutto per raccogliere
le firme necessarie alla propria lista la Democrazia cristiana di Angelo Sandri:
il partito ha tutta l’intenzione di presentarsi con il proprio scudo crociato
arcuato accanto ai simboli di L’Italia che verrà e Forza Saronno. Nel caso,
pare che l’Udc locale sia pronta a dare battaglia sul simbolo; di tempo per
firmare e litigare, in ogni caso, ce n’è ancora tanto.


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