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venerdì 6 giugno 2025

Socialismo XXI, da associazione a partito con un simbolo rinnovato

Il simbolo attuale
Il 14 giugno a Roma accadrà "qualcosa di socialista", nel senso che prenderà ufficialmente il via con un evento fondativo - battezzato come "congresso" - un nuovo partito di quell'area politica, anche se il suo percorso di fatto è iniziato vari anni fa in altre forme. Il luogo scelto per il varo di Socialismo XXI - così si chiama il partito nascente - è a suo modo storico: si tratta della sezione Libero De Angelis, alla Garbatella (via Edgardo Ferrati, 12), "uno dei non molti spazi legati alla militanza socialista a essere rimasti in mano a socialisti".
A parlare è Vincenzo Lorè, responsabile della comunicazione dell'associazione che si accinge a trasformarsi in partito e il cui attuale presidente è Luigi Ferro, avvocato penalista napoletano. Ci facciamo spiegare proprio da Lorè il percorso che ha condotto a questo nuovo inizio e di cui, in parte, questo sito si era già occupato in passato. "In effetti Socialismo XXI prende le mosse da un percorso iniziato nel 2016, attraverso il tam tam della rete, grazie ad alcuni contatti principali con cui scambiai opinioni e con cui, negli ultimi mesi dell'anno, si arrivò a concretizzare l'idea. Allora eravamo nel pieno della campagna che precedette il referendum costituzionale sulla 'riforma Renzi-Boschi' e io collaboravo con il costituzionalista Felice Besostri, cosa che ho fatto per ben quindici anni, curandogli anche il sito web. In quel periodo ci venne un'idea, che condivisi soprattutto con il compagno torinese Dario Allamano, purtroppo scomparso nel 2021, e Aldo Potenza, molto attivo in Umbria: perché non far sottoscrivere a tutti i membri delle varie associazioni e organizzazioni che si proclamavano socialiste un documento a favore del 'No' alla riforma e anche delle battaglie che Besostri e altri giuristi stavano conducendo contro l'Italicum, cioè la legge elettorale approvata nel 2015?"
Posto che in quel periodo, tra coloro che erano contrari alla riforma, si era creato un Comitato socialista per il No (presieduto da Bobo Craxi), l'idea di ottenere consenso su quel documento in area socialista era tutt'altro che scontata, considerando che il Psi figurava tra le forze politiche che avevano sostenuto tanto la riforma costituzionale quanto quella elettorale (pur con vari distinguo); in quel periodo, tra l'altro, il Partito socialista italiano attraversava una fase delicata, a causa di un congresso - celebrato a Salerno nel mese di aprile del 2016, con Riccardo Nencini confermato segretario - i cui effetti erano però stati sospesi dal Tribunale di Roma a settembre (e il reclamo di Nencini sarebbe stato respinto alla fine di dicembre) e Potenza era tra i dirigenti che avevano agito per invalidare gli atti di quel congresso (che poi sarebbe stato ripetuto in forma straordinaria a marzo del 2017). Non tutti coloro che si dichiaravano socialisti, in ogni caso, erano rimasti nel Psi: "La mia famiglia, della provincia di Taranto, è storicamente socialista - ricorda Lorè -. Ricordo quando, all'età di quattro anni, andavo a trovare mio padre in sezione e, sul televisore in bianco e nero posto molto in alto perché tutti potessero vederlo, attraverso un'aria satura di fumo vedevo Pietro Nenni con il basco. Io stesso sono stato iscritto alle varie formazioni socialiste di centrosinistra, poi non ho rinnovato l'iscrizione durante la segreteria di Riccardo Nencini. Ho così continuato a operare all'esterno del partito, insieme a persone che non condividevano per nulla il cammino impostato dallo stesso segretario".  
Una delle prime grafiche
Quanto accaduto nel 2016, inclusa la vittoria dei "No" al referendum costituzionale, indusse vari esponenti socialisti a immaginare di costruire qualcosa, innanzitutto conoscendosi e rimanendo in contatto (anche grazie al sito www.socialismoitaliano1892.it, diventato poi spazio web di riferimento di Socialismo XXI): "Tutto il 2017 - spiega Lorè - può considerarsi la fase embrionale di Socialismo XXI: in quell'anno di fatto ponemmo le basi per organizzare, attraverso la stessa rete creata nel 2016, l'assemblea generale che tenemmo il 24 marzo 2018 a Livorno, una città simbolica perché è vero che la storia non si ripete, ma il valore dei luoghi resta. Non eravamo certo dei big della politica e di fatto non ci conosceva nessuno, ma attraverso il nostro appello riuscimmo a portare in quella città simbolo quasi 300 persone da tutta l'Italia: cercammo di conoscerci meglio, per capire se potessero esserci le condizioni per avviare un percorso fondativo". Da quella giornata - intitolata significativamente Livorno 1921, aveva ragione Turati, - uscì un Comitato di garanti (composto da Potenza - indicato come coordinatore - Allamano, Lorè, Massimo Bianchi, Nicola Cariglia, Marzia Casiraghi, Segio Labonia, Bruno LoDuca, Turi Lombardo e Giampaolo Mercanzin) che iniziò a lavorare avendo come motto "Sempre Avanti verso il Socialismo del XXI secolo", per cercare di costruire e organizzare un Movimento per un Partito Socialista del e nel XXI secolo.
Protosimbolo provvisorio (feb 2019)
Il confronto sulle forme del percorso proseguì l'anno successivo, in una conferenza programmatica che si tenne, dopo alcuni incontri in varie città, dall'8 al 10 febbraio 2019 a Rimini, altro luogo simbolo e ricorrente nella storia del Psi. "In quell'appuntamento - ricorda Lorè - cercammo di gettare le basi di un socialismo adeguato ai tempi del XXI secolo. Proprio a margine di quella conferenza venne costituita Socialismo XXI come associazione: il nome completo era 'Rete di Circoli ed Associazioni per il Socialismo nel XXI secolo in Italia' e Potenza fu scelto come presidente. L'idea era di trasformarci, attraverso il contatto con altre associazioni, movimenti, gruppi, club e spezzoni di partito, in un soggetto politico nuovo, secondo quella che chiamammo, anche su mia proposta, l'Epinay italiana, avendo in mente il modello seguito appunto dai socialisti francesi alcuni decenni prima e che richiese vari anni per dare risultati tangibili, ma con la piena consapevolezza che il contesto del 1971 era profondamente diverso da quello che ci trovavamo ad affrontare".
La rete di contatti era giunta a contare oltre quaranta associazioni, anche se molte con il tempo si sono rivelate poco consistenti o espressione sostanzialmente di singoli soggetti. L'avvento della pandemia da SARS-CoV-2 di fatto ha bloccato tutto per molto tempo (soprattutto l'auspicato evento dell'Epinay italiana, immaginato a Genova nel 2020); solo nel 2023 i rappresentanti di una quindicina di gruppi sono finalmente riusciti a incontrarsi di nuovo in presenza a Roma. Ne è sorto un tavolo di concertazione, al quale hanno partecipato tra l'altro Socialdemocrazia-Sd, il Domani Socialista, Associazione Rinnovamento della sinistra, Area verso il Partito del lavoro e la stessa Socialismo XXI: l'idea - dopo l'esperienza del Comitato per l'unità socialista avviato nel 2020 - era di "costruire un nuovo soggetto politico di ispirazione socialista", attraverso "incontri, dibattiti, iniziative pubbliche, finalizzati alla nascita di un grande partito della sinistra in Italia", visto come realtà "aperta e inclusiva, che racchiuda in un'unica prospettiva lavoro, giustizia sociale, ecologia". "Abbiamo registrato vari segni di interesse, ma abbiamo anche preso atto della diversa intenzione da parte del Psi, che pure aveva partecipato al tavolo attraverso suoi rappresentanti; nonostante questo, confrontandoci con i nostri coordinatori regionali, abbiamo ritenuto opportuno compiere il passo successivo, cioè avviare la trasformazione dell'associazione in un vero e proprio partito, non piu precario ma stabile".
Il simbolo fino a ottobre 2024
Le ragioni di quella trasformazione si trovano, tra l'altro, in una lettera inviata dal presidente Ferro - eletto nel 2022 - agli aderenti a Socialismo XXI lo scorso 4 ottobre 2024: "Nelle diverse fasi politiche, sovente abbiamo registrato verso la nostra azione politica diffidenza, insofferenza, o meglio, una superficialità derivante anche dalla nostra attuale personalità giuridica. Superficialità manifestata da coloro che si definiscono socialisti. Da quando si è stabilito di partecipare alle campagne elettorali, non è stato semplice trovare un nostro spazio politico perchè i nostri alleati spesso ci rimproveravamo di essere una associazione ed in quanto tale priva di quei titoli necessari per partecipare agli incontri politici di carattere decisionale". Nel frattempo, peraltro, si sarebbero registrate difficoltà anche con riguardo alla partecipazione elettorale: in vista delle elezioni comunali del 2024, infatti, alcune articolazioni locali del Psi avrebbero minacciato contestazioni o azioni legali qualora Socialismo XXI avesse avuto intenzione di utilizzare il proprio simbolo sulle schede elettorali. Anche per questo, l'associazione ha concorso ad altre liste solo con il proprio nome (a Prato e Montemurlo) o comunque rinunciando al proprio fregio del garofano di Ettore Vitale stretto nel pugno (mutuato dal vecchio Psoe spagnolo e dall'Internazionale socialista), come sembra essere accaduto a Perugia nella lista Pensa Perugia (con riguardo al gruppo Socialisti per Perugia, che ha sostituito il garofano nel pugno con la Marianna).   
Il Partido Socialista argentino
Quei fatti, in ogni caso, hanno suggerito di intervenire sul simbolo, che nel mese di ottobre è stato modificato in modo che la nuova grafica non potesse finire oggetto di contestazioni o azioni legali: tanto il simbolo precedente quanto quello attuale, in ogni caso, sono stati depositati presso altrettanti notai. Il nuovo simbolo ha una struttura simile a quello precedente, in particolare la doppia corona rossa che ricorda inevitabilmente l'emblema disegnato da Filippo Panseca alla fine del 1983 e che era stata adottata nel mese di maggio del 2019. "Quella corona racchiude una rosa rossa con la foglia, che ricorda molto il fregio del Partido Socialista argentino, nonché un fascio di onde: in quest'ultimo elemento qualcuno potrebbe leggere un riferimento indiretto all'onda lunga di craxiana memoria, in realtà mi fa pensare soprattutto al concetto di rete o un mare mosso da cui la rosa sorge come se fosse un sole, un'idea di rinascita che introduce anche qualcosa di socialdemocratico in questa immagine".
Dopo il nuovo simbolo, è arrivato dunque il tempo di trasformare l'associazione in partito: "Non abbiamo sicuramente la velleità di rappresentare l'unico partito dell'area socialista in Italia - precisa Lorè - anche se naturalmente auspichiamo che si possa arrivare, con il tempo e i passaggi necessari, a intraprendere un cammino che porti una soluzione unitaria: noi non ci siamo mai tirati indietro e non abbiamo mai cambiato idea, sono altri casomai che hanno fatto sì che non si sia ancora arrivati a questo". Lo scenario politico italiano ormai non può più dirsi bipolare da tempo, ma la semplificazione "o di qua o di là" ha ancora qualche significato: in un tempo in cui i socialisti che si collocano dichiaratamente nel centrodestra - o, per lo meno, collaborano stabilmente con i maggiori partiti di quello schieramento - sono meno rispetto a qualche anno fa, come si pone Socialismo XXI? "Mi sento di dire, e credo che il mio pensiero sia condiviso tra chi ha scelto di intraprendere questo percorso, che Socialismo XXI è nato anche per fare definitivamente chiarezza sul fatto che la parte politica dei socialisti è una sola; anzi, forse qualcuno si è dimenticato che i socialisti sono la sinistra, e non certo in senso geometrico". Si vedrà, dunque, a cosa porterà questo nuovo inizio, sotto il segno della rosa e delle onde.

mercoledì 5 febbraio 2020

Radicali italiani, nuovo simbolo composito (in Lombardia) e nuovo statuto

Incredibile a dirsi, certe volte alcuni simboli nascono per forza e perché lo richiedono alcune regole specifiche, mentre altrove non ce n'è bisogno. Lo mostra piuttosto bene un episodio di poco meno di un mese fa, che non ha avuto un'enorme risonanza ma sembra significativo. Il 15 gennaio, infatti, all'interno del consiglio regionale della Lombardia, il gruppo consiliare denominato "+Europa con Emma Bonino" ha mutato la propria denominazione in +Europa - Radicali, come richiesto dal suo unico componente (e, in automatico, presidente), il consigliere Michele Usuelli; della richiesta ha ufficialmente preso atto l'Ufficio di presidenza del 20 gennaio.
Sul suo sito, Usuelli ha spiegato la ragione della sua decisione: 
Ho così uniformato il nome già adottato dal mio collega Alessandro Capriccioli in Regione Lazio. Questa scelta, ancorché a distanza di tempo, nasce dalla indicazione data da Emma durante il congresso di +Europa a gennaio 2019 di rinunciare al riferimento esplicito al suo nome nel simbolo e segue ciò che è avvenuto più recentemente alla Camera dei Deputati con l’adeguamento del nome in "Centro democratico - Radicali italiani - +Europa". Questa mia richiesta vuole inoltre garantire un uguale riconoscimento alle due forze politiche nelle quali mi identifico, anche con l'obiettivo di incoraggiarne la crescita e il rafforzamento. Il desiderio mio e di molti altri compagni è quello di trovare la massima sinergia possibile tra i due soggetti, anche nel rispetto del cammino intrapreso da Radicali Italiani attraverso l’iscrizione al registro dei partiti.
Queste poche righe di dichiarazione meritano di essere considerate attentamente da più punti di vista, a iniziare dall'ultima informazione che contengono, altrettanto passata quasi sotto silenzio. Il 18 dicembre 2019, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicati quattro nuovi statuti di partiti che hanno superato l'esame dell'apposita commissione (la stessa incaricata di vagliare i rendiconti dei partiti) e dunque sono stati inseriti nel Registro dei partiti politici: si tratta di 10 volte meglio, Siamo Europei, Italia viva e, appunto, Radicali italiani. 
10 volte meglio ha potuto ottenere la registrazione grazie alla sua sporadica presenza alle elezioni politiche del 2018 (anche se non può non colpire il fatto che, come notato meno di un mese fa da Salvatore Curreri su laCostituzione.info, proprio il 18 dicembre 2019 la componente del gruppo misto della Camera Cambiamo! - 10 volte meglio sia cessata in base alla lettera pervenuta il giorno prima all'Ufficio di presidenza di Montecitorio, con cui il non meglio precisato presidente di 10 volte meglio diceva di aver revocato il consenso a essere rappresentato da quella componente del misto, consentendo così che la componente parlamentare si sciogliesse per decisione di un soggetto esterno al Parlamento stesso...).
Siamo Europei di Carlo Calenda, invece, ha potuto chiedere la registrazione grazie alla partecipazione alle elezioni europee 2019 all'interno delle liste presentate con il Partito democratico, con tanto di contrassegno composito e almeno un eletto (lo stesso Calenda); a proposito di simbolo, lo statuto pubblicato in Gazzetta Ufficiale contiene per la prima volta il simbolo in forma tonda, mentre fino a questo momento il logo del movimento di Calenda era sempre stato divulgato in forma rettangolare o, al più, quadrata. Colpisce piuttosto il fatto che lo statuto sia stato presentato alla commissione il 19 novembre (ma è possibile che una prima versione, poi emendata, sia stata sottoposta in precedenza), giusto due giorni prima del lancio di Azione, unico movimento di cui ora è consultabile il sito (e questo sarà interessante, perché la registrazione dello statuto comporta poi gli obblighi di trasparenza, per cui il nuovo sito dovrà necessariamente contenere il bilancio e gli altri documenti richiesti dalla legge, per cui non è da escludere che le pagine di Azione contengano per il primo anno i documenti relativi a Siamo Europei).
C'è poco da dire su Italia viva, se non altro perché nei mesi scorsi si è ampiamente parlato della procedura di scelta del simbolo: la grafica elaborata da Proforma di Giovanni Sasso è stata ufficializzata il 19 ottobre alla Leopolda, dunque il logo non necessita di altre precisazioni. Si deve dire invece che la registrazione è stata possibile grazie alla formazione dei gruppi parlamentari alla Camera e al Senato (ne sarebbe bastato anche uno solo); lo statuto è stato depositato il 28 novembre, data che non induce particolari riflessioni, se non altro perché il partito di Renzi pare essere - dei tre soggetti politici citati fin qui - quello con maggiori prospettive di durata: il passaggio della registrazione appare dunque pienamente normale.
Tornando a Radicali italiani, invece, c'è più di qualcosa da dire. Intanto per cominciare, quella registrazione non sarebbe stata possibile se il 21 novembre la componente del gruppo misto della Camera, inizialmente denominata  "+Europa - Centro democratico", non avesse cambiato nome in "Centro democratico - Radicali italiani - +Europa". Inutile dimenticare che quel cambio di nome risentì profondamente della scelta di Bruno Tabacci, a fine settembre, di uscire dal progetto di +Europa (dopo che il suo annuncio di voler concedere il simbolo di Centro democratico, esente dalla raccolta firme, alla nascente lista di +Europa all'inizio di gennaio 2018 aveva creato molto rumore) per sostenere il governo Conte-bis e della successiva decisione di Alessandro Fusacchia (il 12 ottobre 2019) di abbandonare per la stessa ragione il partito +Europa ma non la componente. Già, perché a metà ottobre si era creata una situazione assurda, visto che la componente era già formata dal numero minimo di deputati per poter esistere e solo grazie alla partecipazione di +E alle elezioni, ma nessuno dei tre membri si riconosceva in quel partito: non Tabacci (Centro democratico), non Fusacchia e nemmeno Riccardo Magi, che con Radicali italiani aveva ormai segnato una certa distanza dal progetto attraverso il quale era stato candidato ed eletto. Certamente non poteva sparire il riferimento a +Europa dal nome della componente, ma a quel punto lo si è messo per ultimo, mettendo per primo quello di Cd e aggiungendo quello di Radicali italiani. Che, a quel punto, è stato messo in condizione di chiedere la registrazione: la marcia di avvicinamento a quel risultato, peraltro, era informalmente iniziata da tempo, visto che la richiesta di iscrizione nel Registro, con contestuale deposito dello statuto presso la Commissione, è datata 29 novembre 2019, ma già prima si era profondamente discusso all'interno di Ri sulle modifiche da apportare alle regole statutarie per ottenere l'iscrizione.
Dopo la modifica del nome della componente del gruppo misto alla Camera, che veniva comunque dopo l'adozione del nome "+Europa - Radicali" da parte di Alessandro Capriccioli nel consiglio regionale del Lazio, restava solo da mettere mano al gruppo lombardo, formato dal solo Michele Usuelli. Quel passaggio, tuttavia, ha richiesto anche una formalizzazione grafica: il regolamento generale del consiglio regionale, infatti, all'art. 20 prevede che "All'inizio della legislatura i consiglieri regionali si costituiscono in gruppi consiliari, con propria denominazione e simbolo" (comma 1) e che le variazioni di nome e simbolo "devono essere comunicati immediatamente in forma scritta all'Ufficio di presidenza del Consiglio" (comma 5), essendo anche previsto che "In caso di contestazioni circa l'uso della denominazione o del simbolo da parte dei gruppi, si fa riferimento a quanto attestato dal soggetto titolare della denominazione o del simbolo" (comma 7-bis). Nessun "obbligo simbolico" è previsto, per esempio, per i gruppi parlamentari o per le componenti del gruppo misto (e non è difficile capire perché: vista la lunghezza ed eterogeneità di certi nomi, tradurli in grafica sarebbe una iattura), per cui si è avuto il caso di gruppi o componenti del tutto privi di emblemi, oltre che di un contrassegno comune che li rappresentasse per intero.
Questo, insomma, significa che probabilmente, senza questa norma lombarda, non sarebbe mai emerso ufficialmente l'emblema che unisce la grafica principale di +Europa a quella di Radicali italiani (pur se privati dell'aggettivo), con il nome dimezzato e la corolla di rosa elaborata nel 1994 da Aurelio Candido per la lista Riformatori nel campo inferiore giallo (come ai tempi della lista Pannella e della lista Bonino). A chi non appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica, tuttavia, può capitare di incorrere in errori come ha fatto, per esempio, la testata Varese7Press: nel dare la notizia del cambio di nome ed emblema del gruppo di Usuelli ha titolato In Regione Lombardia ritorna il simbolo del Partito Radicale. Non solo la rosa, disegnata così, non è mai stata il simbolo del Pr, ma il soggetto politico contenuto nell'emblema è Radicali italiani, che dal 2016 ha decisamente separato le proprie strade dal Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito, peraltro dopo una polemica virulenta nata in occasione delle amministrative di quell'anno per la scelta di Radicali italiani di presentare a Roma e Milano liste con il nome "radicali" nel simbolo, aggirando le previsioni statutarie del Prntt e di Radicali italiani sulla scelta di non partecipare alle competizioni elettorali "in quanto tali e con il proprio simbolo".
A proposito, quella disposizione che escludeva il simbolo dalle schede elettorali è sparita dallo statuto di Radicali italiani: nella versione pubblicata in Gazzetta Ufficiale non c'è più ed era prevedibile, poiché ben difficilmente la Commissione avrebbe potuto accettarne la permanenza e considerare lo statuto conforme ai requisiti di legge. Casomai è interessante notare che all'art. 20, dedicato alle "Competizioni elettorali", si prevede che il segretario del partito, "sentita la Direzione, assume le determinazioni circa le modalità di partecipazione alle elezioni, le sottopone al Comitato nazionale e comunica i criteri con i quali sono state selezionate le candidature per le elezioni" e il comitato nazionale (che equivale a quello che altrove si chiama consiglio nazionale), sentite le relazioni del segretario, del tesoriere e del presidente, può respingere la proposta di quelle candidature "con il voto espresso dalla maggioranza dei componenti, in caso di presentazione con il nome e il simbolo del Movimento", oppure "con il voto espresso dalla maggioranza dei due terzi dei componenti, in caso di presentazione non diretta". In sostanza, posto che Radicali italiani potrà nuovamente correre direttamente alle elezioni, sarà più difficile opporsi a un progetto elettorale se non è fatto col simbolo del partito, mentre sarà leggermente più semplice farlo se la guida di Ri intende spendere i segni di identificazione ufficiali. 

domenica 15 settembre 2019

Psi, iscritti e simpatizzanti rivogliono il garofano

La proposta più votata
Non è ancora detto che diventi il nuovo simbolo, ma se il Partito socialista italiano deciderà di cambiare il suo emblema, questo quasi certamente conterrà di nuovo un garofano. E' questo l'esito, decisamente netto, della consultazione promossa online nelle scorse settimane dal Psi e i cui risultati sono stati illustrati questa mattina come evento finale della Festa dei socialisti nazionale a Fano (comune amministrato da un sindaco socialista, Massimo Seri, e che è previsto che ospiti la manifestazione anche l'anno prossimo), iniziata venerdì con un dibattito al quale ha partecipato anche il neoministro di Articolo 1 - Leu Roberto Speranza e sviluppatasi soprattutto ieri con molti panel programmatici e tematici (coordinati da Mauro Del Bue), alla base della proposta politica per il futuro del partito.
Quella arrivata da una chiara maggioranza di coloro che si sono espressi (tra iscritti, simpatizzanti ed elettori potenziali) è ovviamente solo un'indicazione: come detta lo statuto, spetterà al consiglio nazionale del Psi decidere se cambiare il simbolo rispetto a quello attuale e, nel caso, come farlo. Lo ha ricordato il segretario socialista, Enzo Maraio, eletto pochi mesi fa al congresso straordinario, che ha chiarito anche la sua proposta alla base della consultazione della base: "Nessun medico ci ha ordinato di cambiare l'emblema e io non ho fatto questa proposta per rompere col passato, ma dobbiamo uscire da un paradosso: se vogliamo rimanere comunità dobbiamo avere un simbolo che vogliamo davvero presentare a ogni livello, tanto nazionale quanto locale, e per fare questo occorre un simbolo che sia condiviso, sentito dalla maggior parte di noi. Negli ultimi anni, invece, a fronte di chi si lamentava perché il simbolo del Psi non arrivava sulle schede delle elezioni nazionali, non si sono contate le competizioni regionali o locali in cui i socialisti non lo hanno comunque presentato o lo hanno nascosto, utilizzandone altri. Un tempo si faceva la corsa a presentare il nostro simbolo, quando siamo arrivati ai tempi d'oro fino al 15%; ora dobbiamo invertire la rotta e occorre l'impegno di tutti a presentare il simbolo a tutte le elezioni, qualunque esso sia". 
La procedura di consultazione, assieme ai suoi risultati, è stata illustrata da Fabrizio Masia, General Manager di EMG Acqua che ha curato e seguito l'intera procedura: gli esiti sono stati resi noti solo questa mattina, come ha puntualizzato il segretario Maraio, che ha colto l'occasione per invitare a cessare le polemiche interne, che nei giorni precedenti avevano riguardato la stessa survey sul simbolo, ma più in generale le posizioni del partito, che pure in questo periodo sta recuperando in visibilità. "Smettiamo di farci male da soli - ha detto -. Al nostro interno ascoltiamo tutti, a costo di parlare in quaranta, ma alla fine il partito deve avere una voce sola: chi mette una voce diversa è incompatibile con lo stare nel partito. Finora abbiamo sempre deciso all'unanimità, ma se qualcuno per sentirsi importante fa finta che esista una minoranza, è fuori: non c'è posto per giochetti di posizionamento, specie se eterodiretti da altri partiti". Anche per sopire quelle polemiche, lo stesso Maraio ha proposto di trasmettere tutti i dibattiti interni in diretta fb: "Così potremo evitare filtri che, essendo sporchi, finiscono per distorcere la realtà: se non ci diamo una voce unica, continueremo a prendere pochi decimali".  


La consultazione

La consultazione sul simbolo si presenta come primo passaggio di un piano di rilancio del partito, illustrato oggi dallo stesso Masia: "Dopo aver valutato se per il rilancio andasse bene la veste grafica attuale o fosse più opportuno adottarne un'altra, è venuto il lavoro programmatico di questi giorni, da coordinare con i risultati di tre workshop svolti a Milano, Roma e Napoli tra militanti socialisti, così da trarne un pentalogo o un decalogo che possa funzionare come un mantra per i socialisti, rimanga impresso a chi ascolta e posizioni il partito in modo chiaro". Il terzo livello di lavoro, per il futuro, dovrà servire a comunicare le idee nel miglior modo possibile.
Tornando però alla consultazione sul simbolo, l'idea di base era proporre idee grafiche che andassero verso il futuro del partito partendo dal suo patrimonio ideale e iconografico: erano dunque state suggerite stilizzazioni che riprendevano le idee della rosa e del garofano, proponendo anche alternative al nome tradizionale del partito, che tenessero insieme storia e avvenire. Se in un primo tempo era stato partorito un gran numero di idee (per il tesoriere, Oreste Pastorelli, erano 25, mentre per Masia erano addirittura una quarantina), se ne sono selezionate sette, tra proposte vecchie e nuove, poi sottoposte a luglio in una prima fase di ricerca a un campione di 2200 persone, scelte pensando di rivolgersi all'elettorato senza rischiare di essere autoreferenziali: "volevano capire se e quanto questi simboli potessero essere interessanti per un mondo allargato del centrosinistra - ha spiegato Masia - quindi ci siamo riferiti a una platea non di iscritti, ma di elettori potenziali".
In un primo momento sono stati sottoposti al campione quattro nuovi emblemi a fondo rosso, tre dei quali contenevano la parola "Avanti" (uno dei quali con una freccia stilizzata) e tre la stilizzazione di una rosa - che qualche interno, con un briciolo di malizia, ha identificato come "carciofo", anche se un emblema molti simile è usato dai socialisti nel nord Europa - proposta in diverse soluzioni cromatiche; in un unico caso, era stata abbinata alla rosa la sigla PSI, decisamente evidente. Nella prima consultazione ai quattro loghi era stato affiancato il simbolo usato dal Psi alle elezioni politiche del 1992, con la dicitura "Unità socialista" e la sigla Psi. "Qui i simboli con la ragione sociale del partito, la sua sigla, sono risultati nettamente vincenti rispetto al concetto di 'Avanti' - ha chiarito Masia - quindi l'etichetta è bene che ci sia, senza che di questa ci si debba vergognare ma con la volontà di rilanciarla".
In quel primo quesito, dunque, avevano stravinto i simboli dichiaratamente socialisti, con il 26,6% che preferiva la rosa con la sigla e addirittura il 39,9% che preferiva il simbolo del 1992. Da lì si è seguito un metodo "a rotazione", che ha mantenuto fermi i quattro simboli a fondo rosso, sostituendo il primo con un altro emblema con il garofano ma realizzato appositamente, in cui il fiore conviveva con il nome integrale del partito e la sigla ancora più evidente, il tutto su fondo bianco: quel simbolo ha stravinto e il simbolo ha stravinto con oltre il 50%.
Un terzo quesito, infine, ha affiancato ai quattro simboli nuovi a fondo rosso quello utilizzato dal Psi alle elezioni del 1987, identico a quello del 1992 (quindi sempre col garofano disegnato da Filippo Panseca e la sigla in basso), ma con la dicitura "Partito socialista" invece che "Unità socialista". Anche in questo caso, la scelta con il garofano è risultata prevalente, con il favore del 43,3% del campione. "Possiamo dire - ha chiarito Masia - che sull'elettorato potenziale ha dunque prevalso il garofano, nel senso che è stato visto come elemento di riconoscimento dell'identità socialista; allo stesso tempo, il campione ha premiato il simbolo che ha presentato una riforma grafica rispetto al passato, con una nuova foggia del fiore, la sigla grande e il fondo bianco.
Quell'emblema inevitabilmente doveva rientrare tra le proposte destinate alla seconda fase della consultazione, aperta al contributo degli iscritti, dei simpatizzanti, degli elettori e dei semplici curiosi: oltre a questo fregio e al simbolo attuale, sono state recuperate come alternative la rosa stilizzata su fondo rosso con la sigla PSI (la più votata dopo i garofani) e la stessa rosa riempita di bianco accoppiata alla parola "Avanti". Tra i 3310 voti raccolti tra gli iscritti, il simbolo col garofano ha ottenuto il 49,4%, la rosa stilizzata con PSI il 7,5%, il simbolo attuale il 34,1% e la coppia rosa-Avanti il 9%. Tra i 5122 non iscritti, invece, il garofano è risultato comunque prevalente (46,7%), sul simbolo attuale (26,9%), sulla rosa con la sigla (16,4%) e la rosa con Avanti (10%). Il risultato finale, dunque, ha visto prevalere il simbolo col garofano (47,8%), staccando nettamente l'emblema attuale (29,8%, più gradito agli iscritti che ai non iscritti), la rosa stilizzata (12,9%, più apprezzata dai non iscritti) e la coppia rosa-Avanti (9,5%). 
Per Masia, dunque non si può che consigliare il simbolo col garofano a chi dovrà decidere sull'emblema: "I suoi punti di forza sono il recupero dell garofano dell'identità socialista, con una forma nuova che guarda al futuro, con in più una meravigliosa flessione a sinistra, che sembra un valore in questo tempo storico, di più, l'acronimo è ben visibile sul fondo bianco, cosa che consente un'immediata riconoscibilità in cabina elettorale ed è un altro valore, perché il 45% degli elettori di solito ha più di 55 anni". Si tratta dunque di un simbolo che "recupera e affonda le radici nella storia, ma si proietta verso il futuro, per rilanciarvi tutto il partito". Ora la palla passa al consiglio nazionale: tornerà dunque il garofano, magari con qualche ritocco? 

giovedì 1 agosto 2019

Psi, consultazione online per il nuovo simbolo

La notizia era stata data il 24 luglio attraverso il sito ufficiale e quello dell'Avanti! on line, ma solo alle ore 21.04 di oggi è partita la consultazione con cui il Partito socialista italiano si rivolge agli iscritti e i simpatizzanti, invitandoli a indicare quale simbolo vorrebbero per il Psi che verrà, scegliendo tra le quattro alternative individuate da coloro che hanno predisposto il sondaggio. Si potrà votare una sola volta in una pagina apposita del sito del partito (indicando le proprie generalità) fino al 9 settembre, in vista della festa socialista che si terrà il 15 settembre a Fano: lì si conoscerà l'esito del voto.
"Abbiamo previsto un doppio canale di consultazione, uno riservato agli iscritti e uno rivolto a tutte le persone interessate - spiega a I simboli della discordia il segretario del Psi, Enzo Maraio -. La consultazione rimarrà aperta per oltre un mese, quindi sarà occasione di dibattito e confronto tra noi in un periodo in cui di solito si abbassa l'attenzione della politica: avremo in questo modo contezza degli umori tanto degli iscritti quanto dei simpatizzanti e li incroceremo per avere un primo risultato".
Quella promossa online ovviamente sarà una semplice consultazione: da statuto, infatti, l'organo preposto all'eventuale modifica del simbolo è il consiglio nazionale. In quella sede, dunque, tenendo conto dei risultati della consultazione (rilevanti anche se non vincolanti), si deciderà se mantenere l'emblema attuale o cambiarlo e, nel caso, come modificarlo. 
Della scelta delle quattro alternative da sottoporre ai partecipanti alla consultazione - un numero limitato, per non disperdersi su troppe idee, si è occupato un gruppo di esperti di grafica e comunicazione. l'idea era di mettere sul tavolo delle scelte, oltre al simbolo attuale, altre opzioni più o meno innovative, sul piano della grafica e dello stesso nome. 
Due delle tre nuove proposte, infatti, sono dominate da una rivisitazione geometrica della corolla della rosa, sempre su fondo rosso; se però una ha i petali rossi (tranne due verdi, per rendere più visibile il tricolore) e comprende la sigla del partito scritta a caratteri cubitali, l'altra accoppia la rosa (stavolta a petali bianchi) alla parola "Avanti" altrettanto evidente. Una cesura profonda con il nome perso nel 1994 e recuperato solo nel 2009, ma resta la profonda continuità con la testata storica (anche se manca il punto esclamativo e il lettering non è quello di sempre; il tricolore è garantito da una sottolineatura verde, che in realtà fa molto Leu). "Sono tutti simboli - spiega Maraio - che conservano la storia ma guardano avanti. Siamo orgogliosi della nostra storia, è normale che il futuro sia ancorato lì, ma i tempi e i ritmi di oggi ci impongono di interrogarci sulla validità e sull'efficacia dell'emblema che abbiamo ora e che abbiamo approvato nel 2009". In effetti la storia del simbolo attuale, almeno del suo nucleo, ha più di dieci anni: ha infatti le sue radici nell'emblema - in origine sempre quadrato e a fondo rosso, senza tricolore - di quello che allora si chiamava solo Partito socialista e che aveva corso alle elezioni - assai poco fortunate - del 2008 (assieme al cognome di Enrico Boselli). 
La sfida lanciata all'ultimo congresso (straordinario), quello che ha eletto Maraio alla segreteria, era dare gambe innovatrici al partito che, tra quelli che sono riusciti ad approdare in Parlamento (lì stanno l'ex segretario Riccardo Nencini e Fausto Guilherme Longo), ha la storia politica di livello nazionale più lunga e rilevante: "Nessuna volontà di abbandonare la storia, il percorso fatto fin qui, ma non adeguarsi ai tempi nella comunicazione e anche nella grafica, per noi, rischia di confinare nel passato senza riuscire a essere pronti per il futuro e nemmeno per il presente: non possiamo condannarci a non essere competitivi e a inchiodarci alle percentuali che otteniamo da anni". C'è anche una dimensione locale da considerare, per nulla trascurabile: "Non è sostenibile che, alle elezioni amministrative, il nostro simbolo nazionale non sia ritenuto idoneo a rappresentare le varie esperienze civiche e, dunque, non si presenti quasi mai sulle schede. Meglio, a questo punto, trovare un simbolo più condivisibile e spendibile".
Non può non colpire, tra le opzioni in gioco, la presenza di un garofano, nell'unico emblema a fondo bianco, con il nome tutto intero (forse fin troppo piccolo, rispetto alla sigla enorme). "Nel 1993 il garofano fu tolto perché era in qualche modo caduto in disgrazia - ammette Maraio - mentre oggi è nuovamente sentito come un fiore rappresentativo del lavoro e della libertà come in origine: è giusto quindi che ci si interroghi sulla possibilità che il garofano rappresenti di nuovo il Psi". E se, in effetti, periodicamente c'è chi ne propone il ritorno (lo aveva fatto per I simboli della discordia anche Massimo Parecchini), la scelta di quel fiore potrebbe anche destare l'interesse di coloro che, nel corso degli anni, hanno scelto di continuare a sentirsi socialisti altrove, magari nel Nuovo Psi o in altre formazioni più legate all'eredità politica di Bettino Craxi (e, a guardarlo bene, anche se la forma è nuova, il fiore ricorda quello disegnato da Filippo Panseca nel 1987). Maraio non nega questa possibilità: "Nella confusione complessiva della politica, il partito vorrebbe provare davvero a intercettare tutte le varie diaspore socialiste, tutti gli angoli dell'arcipelago e tutti gli interstizi in cui i vari socialisti si sono andati a calare, spargendosi qua e là nel panorama politico: il garofano potrebbe favorire questo tentativo, ma ciò non toglie valore alla rosa, che resta pur sempre l'emblema dei socialisti europei" 
C'è oltre un mese dunque per votare: l'esperimento è coraggioso, proprio per la storia che il Psi rappresenta, senza che questo abbia impedito di mettere in gioco tutto. Anche il passato lasciato da parte, anche il nome.

domenica 17 gennaio 2016

Savona, Alternativa socialista con una rosa (ma senza nome)

Chi ha avuto un minimo di attenzione per la politica italiana lo ha visto nettamente: ogni volta che i socialisti hanno usato la parola "unità" o "uniti" nel loro nome, hanno finito per litigare o comunque per dividersi di nuovo, generalmente dopo un risultato elettorale insoddisfacente. Savona è tra le città che si preparano a tornare al voto in primavera e nella frastagliata famiglia socialista qualcosa si muove: sarebbero tre le formazioni pronte a correre con lo stesso emblema alle prossime elezioni comunali, in autonomia rispetto al Pd. Quella legge politica sulla pericolosa unità socialista, tuttavia, dev'essere nota anche ai socialisti del luogo: dev'essere per questo che Psi, Nuovo Psi e "Futuro è socialismo", nel delineare un progetto comune, hanno scelto il nome "rievocativo" di Alternativa socialista, sottolineandone la rilevanza "in un panorama politico sempre più frastagliato e litigioso".
Per evitare il rischio che la maledizione dell'unità si avveri, peraltro, sembra che le forze socialiste abbiano scelto di agire d'anticipo, non mettendo nemmeno il nome sul simbolo che dovrebbe finire sulle schede. Se infatti l'anticipazione del contrassegno data da Radio Savona Sound News è corretta, nella grafica scelta non c'è il nome. C'è invee la rosa, segno quasi obbligato per chi in Europa si richiama al socialismo. La resa è a stencil, un po' come il fiore adottato nel 1997 dai Socialisti (italiani) uniti - un'esperienza che non era andata benissimo - ma stavolta un pugno chiuso stringe il gambo e si vede anche il polso e un pezzo di braccio realistico (richiamando in parte l'iconografia della Nuova sinistra unita e di Democrazia proletaria). Sullo sfondo si staglia un profilo monumentale tutto rosso, in cui - agli occhi inesperti di un non savonese - sembra di intravedere la silhouette della fortezza del Priamar.
L'impressione che emerge è quella di una grafica molto "di sinistra", il che può suonare strano, vista la partecipazione del Nuovo Psi alla lista. Qualcuno, evidentemente, non dev'essere così convinto del risultato visivo (e non solo di quello), visto che in SavonaNews.it è apparso un articolo in cui si parla di un simbolo "che riecheggia il Che Guevara al tempo della rivoluzione Cubana, dove il moschetto è stato sostituito con una rosa". Resterà dunque così l'emblema, molto rosso e senza nome?

mercoledì 13 gennaio 2016

La "lunga marcia" dei socialisti secondo Carlo Correr (seconda parte)

(segue dalla prima parte)


Una tappa importante nel cammino tormentato dei socialisti in Italia, raccontata da Carlo Correr nel suo libro Una lunga marcia, è rappresentata dalla nascita dei Socialisti democratici italiani, il 10 maggio 1998. 
Nell'ambito delle formazioni socialiste della Seconda Repubblica, l'etichetta dello Sdi è forse quella che è durata maggiormente (quella del ricostituito Partito socialista, tra una manciata di mesi, potrebbe eguagliare il record); il percorso per arrivare a quel risultato, tuttavia, non era stato affatto semplice e, anzi, in nome di quell'obiettivo si erano registrate spaccature e scaramucce che avevano aumentato il già consistente tasso di litigiosità tra ex compagni di garofano.
Si è già detto che, mentre i Socialisti italiani nel 1996 si federarono con Rinnovamento italiano, senza presentare il proprio simbolo, altri socialisti avevano scelto di organizzarsi al di fuori del centrosinistra, tentando di riallacciare i legami con la tradizione più recente. Dall'unione del Partito socialista riformista (di Fabrizio Cicchitto ed Enrico Manca: da lì veniva il sole nascente accoppiato al libro), della Sinistra liberale (di Maurizio Sacconi) e dei Liberalsocialisti (in cui Margherita Boniver e Ugo Intini si riconoscevano) era rinato il Partito socialista: esso aveva una chiara ispirazione craxiana (benché lo stesso Craxi li avesse sconfessati) e, se il Si era rimasto volutamente lontano da ogni segno legato al passato, il Ps esibiva con orgoglio un mazzo di garofani. Alle elezioni del 1996 quello fu l'unico simbolo dichiaratamente socialista (anche se il Viminale costrinse il Ps a rinunciare alla parola Partito e alla doppia corona rossa, nonché ad allargare il mazzo di fiori, per evitare che qualcuno si confondesse con il "vecchio" Psi): "Il fatto che non ci fossero altri garofani consentì a Intini e agli altri di avere buoni risultati, per lo meno nei luoghi in cui si presentarono - ricorda Correr - e non fu affatto semplice, visto che non avevano fondi a disposizione, né alcuna struttura per raccogliere le firme, a differenza del Si". 
Nel 1997 Intini e Boselli vollero comunque tentare di rimettere insieme i cocci del mondo socialista presenti da una parte e dall'altra dello schieramento, in vista delle elezioni amministrative di quell'anno. Ci provarono con i Socialisti italiani uniti, una mediazione politica, nominale e anche grafica: in più di un luogo - a partire da Milano - si accostarono il garofano prima maniera di Ettore Vitale (con un gambo allungato alla bisogna) e una stranissima rosa, quasi disegnata a stencil, segno dell'accostamento delle due diverse famiglie di socialisti. "Anche quello fu un compromesso grafico - ammette Correr - e nemmeno quello portò bene, come tutti i compromessi, del resto".
L'esperienza, come si è detto, andò maluccio, ma pose le premesse per l'inizio di una nuova storia, quella dello Sdi, costruito soprattutto a partire dal Si, dalla parte dei Ps che aveva seguito Intini nella volontà di riunificare i socialisti (la parte più vicina a Gianni De Michelis si sarebbe stabilita nel centrodestra) e dai socialdemocratici di Gianfranco Schietroma. In quell'occasione si ripescò una rosa, ma non quella dell'anno prima e nemmeno quella del 1994, bensì quella legata al Partito socialista europeo: "Quella scelta fu fatta - spiega Correr - anche perché, nello stesso periodo, i Ds appena nati quasi si vergognavano di mostrare la propria appartenenza al Pse, avevano la stessa rosa nel simbolo ma si guardavano bene dal chiamarsi 'socialisti': noi invece, mettendo il fiore in grande evidenza, volevamo ricordare agli elettori che in Italia eravamo gli unici a rappresentare il socialismo europeo con tutte le carte in regola". Il fatto che l'emblema non fosse originale ma mutuato dalla famiglia europea non lo fece avvertire a nessuno come "straniero": "Mettere la rosa del Pse consentiva di evitare imbarazzi legati al garofano, così come la dicitura 'Socialisti democratici italiani' consentiva di comprendere nel partito anche chi proveniva dal Ps e dal Psdi: fu una buona soluzione, in cui in tanti si potevano riconoscere".
Il problema di superare lo sbarramento del 4% alle elezioni politiche, tuttavia, era rimasto e si continuò la politica delle alleanze, anche quando risultavano poco plausibili. Proprio il ritratto di quella "sintesi tra ambientalismo e riformismo" che voleva essere in origine il Girasole, ossia il cartello elettorale messo in piedi dallo Sdi con la Federazione dei Verdi (e che inizialmente doveva comprendere anche il Pdci di Diliberto, ma i socialisti si misero di traverso). "Viste le alleanze precedenti, le alternative rimaste erano ben poche - ricorda Correr - e paradossalmente il Girasole è stata quella più strumentale e meno spiegata di tutte. Ci furono liti sul programma e scontri continui anche tra le due anime interne ai Verdi, quella ambientalista e quella 'ex demoproletaria'; l'alleanza fu mal digerita dagli stessi dirigenti dei partiti e non c'è da stupirsi che l'esperimento non sia andato oltre le elezioni, visto il 2,2% raccolto, del tutto insoddisfacente". 
Quella vicenda simbolica, peraltro, merita di essere raccontata a parte e lascio direttamente la parola al libro di Correr:
Lo stesso simbolo elettorale nascerà al termine di un parto estenuante e dolorosissimo, fatto di interminabili riunioni e di una serie lunghissima di bozzetti bocciati all’ultimo momento. Un lavoro massacrante di mediazione e infiniti rifacimenti grafici, che per lo SDI poggerà soprattutto sulle spalle del responsabile della segreteria di Boselli, Emanuele Pecheux, un compagno della direzione stimato per la sua disciplinata fedeltà al partito, reduce del vecchio PSI di via del Corso, forse l’unico capace di non smarrire la pazienza per strada. A spuntarla saranno sostanzialmente i Verdi e Carlo Ripa di Meana, già europarlamentare ed esponente di spicco del PSI con Craxi, e in seguito portavoce dei Verdi, chioserà acidamente: 'Un simbolo transgenico!'. Nel cerchio il simbolo storico del ‘Sole che ride’ e la scritta 'VERDI', sovrasteranno anche graficamente lo rosa socialista europea e la scritta 'SDI' mentre nella metà inferiore della circonferenza la scritta ‘IL GIRASOLE’ segnerà l’ultimo punto a favore degli ambientalisti avendo inserito nella lettera ‘O’ un nuovo 'Sole che ride' [in realtà era un girasolino, sempre e comunque legato ai Verdi, ndb]. Il braccio di ferro lascerà uno strascico doloroso che non aiuterà certo a raccogliere voti.
Per amore del vero, se di quel 2,2% raccolto circa metà poteva attribuirsi ai Socialisti democratici italiani, quindi poco più dell'1%, non andò troppo meglio al Nuovo Psi, evoluzione del Ps rimasto nelle mani di De Michelis (con l'unione della Lega socialista di Bobo Craxi, almeno in una prima fase) e collocato "in asilo politico" nella Casa delle libertà: il partito si fermò allo 0,95% e non riuscì nemmeno a portare a casa il finanziamento pubblico per quella tornata elettorale. Andò un po' meglio nel 2004, alle europee, quando sulle schede il garofano di Ettore Vitale senza gambo divenne simbolo dei Socialisti uniti per l'Europa (cartello cui partecipò anche Unità socialista di Claudio Signorile), fu l'unico emblema espressamente socialista e portò a casa il 2%.
Se il Girasole era stato vissuto essenzialmente come un passaggio burocratico e ben poco sentito, doveva essere diverso il discorso nel 2006 per La Rosa nel Pugno, che fin dall'inizio non era stata pensata come un cartello, ma come un progetto duraturo. "Credo sia stata la più combattuta, ma anche la più 'metabolizzata' delle alleanze - ricorda Correr -. Dentro allo Sdi e ai Radicali italiani la componente 'fusionista' è sempre stata forte storicamente, c'è sempre stato molto dibattito e molto ragionamento nelle scelte fatte assieme ai radicali. Per me e per altri quella è stata l'ultima opportunità che i socialisti, in quanto tali, hanno avuto per una 'trasmutazione', per fare qualcosa di davvero nuovo, era realmente promettente e avanzata. Come avvenne con il cartello coi Verdi, tuttavia, tanto tra i radicali quanto tra i socialisti c'erano componenti fortemente contrarie all'operazione (a qualche socialista non andava giù la troppa laicità radicale, a certi radicali non piaceva la nostra organizzazione e 'burocrazia' interna) e non hanno collaborato".
Archiviata la Rosa nel Pugno, nel 2008 si è tentata la corsa solitaria, con il cattivo risultato di cui si è detto nella prima parte (non era andata meglio nel 2009 con il cartello di Sinistra e libertà alle europee, un insuccesso elettorale condito da litigi). Nel 2013 in effetti il Psi è riuscito a riaffacciarsi in Parlamento, ma senza presentare proprie liste: la rappresentanza è arrivata grazie all'inserimento di candidati nelle liste del Pd. Secondo Correr il partito è diviso "tra il tentativo di mantenere l'apparenza di un'esistenza, quella del simbolo tradizionale, e un processo sostanziale di assimilazione all'interno di un altro partito, in forme che appaiono né lineari né trasparenti". 
Nel frattempo, dal 2005, lo Sdi prima e il Psi poi sono titolari - in forza di un atto notarile a firma dell'allora liquidatore del Psi - del simbolo storico del garofano: c'è mai stata la tentazione di utilizzarlo? "Tra gli iscritti e i simpatizzanti c'è chi lo vorrebbe - riconosce Correr - una parte della base prova indubbiamente nostalgia e il sentimento potrebbe crescere con l'avanzare di un 'nuovo indistinto', anche se servirebbe un indagine statistica seria per capire le dimensioni del fenomeno. I vertici di partito degli ultimi anni, invece, a tornare al garofano non ci hanno proprio pensato, credo si sia lontani anni luce dalla tentazione di provare a vedere come l'elettorato potrebbe rispondere. Usare un vecchio simbolo, del resto, non significa affatto essere quel partito". Nel finale della "lunga marcia dei socialisti" raccontata da Correr, dunque, non sembra esserci posto per il garofano, se non nel cuore di chi si è identificato in quel fiore e nel mondo che riassumeva in sé.

venerdì 6 marzo 2015

La rosa, il blu e la stella (rossa): gli ingredienti della Convergenza socialista

A ripercorrere la storia del mondo socialista italiano, è difficile non notare una tendenza quasi insopprimibile alla frammentazione, presente anche quando il singolo partito o movimento mantiene nel suo nome parole come "Unitari", "uniti" o "unità". Ci si divide per affinità diverse, per disaccordi su alleanze e, perché no, anche per motivi strettamente ideali, anche se per molti il motivo sembra passato di moda.
È questa invece la ragione che ha portato, poco meno di un anno fa (era maggio), alla costituzione di Convergenza socialista, di cui è segretario nazionale il 42enne Manuel Santoro. Nello statuto, Cs è identificato come "un partito politico socialista, autonomo ed indipendente da qualsiasi altro soggetto politico e sindacale", un soggetto che "si riallaccia alla gloriosa tradizione socialista proiettando le proprie politiche al presente e al futuro".
All'inizio del 2013, Santoro era consigliere nazionale del Partito socialista italiano, guidato da Riccardo Nencini: "Allora facevo parte della minoranza di sinistra, quella dell'esperienza lombardiana. Non mi pesava essere in minoranza, c'era comunque dialettica tra le parti". Qualcosa, però, lo ha portato fuori dal partito: "Quando nel 2014 il Psi ha scelto di non presentare liste per le elezioni europee, ma di candidare per la seconda volta di seguito propri esponenti nelle liste del Pd, me ne sono andato: lì ho avuto la certezza che il Psi si fosse incamminato in una direzione inaridita, politicamente non più sostenibile. Finché il partito ha avuto una propria autonomia e identità le cose mi andavano bene, ma la scelta di non partecipare col proprio emblema alle elezioni per me fa venire meno quest'autonomia. Non c'è una confluenza, è vero, ma di fatto il Psi è sempre più schiacciato su posizioni renziane". 
Per questo motivo, Manuel Santoro ha voluto creare "un contenitore socialista ma di sinistra", calcando molto l'attenzione su quel ma. Questo e altro si trova compendiato, in qualche modo, nel simbolo del partito, descritto all'ultimo articolo dello statuto: "un quadrato (o cerchio) a sfondo azzurro, con al centro la lettera C e la lettera S, entrambi in bianco, e nel mezzo due simboli: una rosa bianca sopra una stella rossa. In basso, il nome del partito 'Convergenza Socialista' in bianco".

In effetti appartiene alla tradizione socialista europea la rosa, che è stata disegnata appositamente per questo emblema; il fiore, però, è abbinato a una stella rossa, un po' irregolare. "In effetti quella stella riprende un po' vari filoni del socialismo sudamericano, cui in qualche maniera ci ispiriamo – spiega Santoro – il nome stesso è ripreso da alcune esperienze socialiste del Sud America, penso al Cile, al Messico, al Brasile. Siamo socialisti europei, certo, ma per noi non è abbastanza: sentiamo il bisogno di cercare percorsi comuni anche con altri socialismi: vorremmo costruire insomma un nuovo socialismo europeo con basi sudamericane, non un socialismo moderato, ma un riformismo rivoluzionario, antiliberista, direi lombardiano".
Sembra quasi ovvio che la stella rossa punti a sinistra (lo fa anche quella del Partito della sinistra europea, ma non è lo stesso disegno), ma Santoro precisa che quello non è un punto di vista partitico: "Il nostro gruppo è molto orientato sul sociale: non ci interessano alleanze partitiche, anche con Sel o con Rifondazione comunista, preferiamo stringere accordi tematici con associazioni che lavorano nel sociale, a partire dal Movimento italiano disabili con cui siamo in contatto". 

Al momento il partito non ha ancora rappresentanti: "Ora stiamo mettendo le prime gambe, ma questo è un progetto di lungo periodo, che ovviamente inizia da zero e il percorso richiede tempo e impegno. Dove siamo presenti, iniziamo a fare quel lavoro in ambito sociale: per noi la sezione deve tornare a essere un luogo di assistenza e resistenza sociale". Convergenza socialista prevede di partecipare alle elezioni, ma lo farà con il proprio simbolo o, al massimo, accostandolo a quello delle associazioni di ambito sociale, senza mai entrare in alcuna coalizione, nemmeno guidata dal Pd: "Sarebbe solo un'operazione di vecchio stampo, in piena 'dottrina Nencini'. Ora non vedo a sinistra le condizioni perché ci si possa considerare rappresentativi della società, non facciamo abbastanza per esserlo. Per noi prima viene il lavoro e l'impegno sociale in un comune, e saremo bravi potremo avere la forza di candidarci e magari essere eletti: la strada magari è più complicata, ma dal punto di vista ideale e politico ci sembra la cosa più sensata".
Tornando al simbolo, comunque, sono almeno due i dettagli che possono colpire: innanzitutto, il fatto che la prima forma prevista sia il quadrato. "Di solito il cerchio è strettamente collegato alle competizioni elettorali, visto che la legge lo richiede, ma noi ci siamo dotati di entrambe le forme. Non c'è un motivo preciso per questa doppia immagine – ammette Santoro – certamente qualcosa dal 'marchio quadrato' del Psi avevamo preso, ma nella nostra attività politica usiamo le due forme in odo indifferente".
Da ultimo, non passa inosservato il fondo blu, quasi carta da zucchero, piuttosto insolito per un partito socialista. "Innanzitutto volevamo differenziarci, non volendo usare il rosso come colore dominante – precisa il segretario – e comunque, volendo evidenziare la stella rossa, quella tinta ci sembrava la migliore. Da ultimo, ma non ultimo, secondo noi il rosso indicava un percorso politico socialmente finito, almeno per l'Italia: ora siamo lontanissimi da una presenza "rossa" com'era qualche decennio fa, per cui abbiamo voluto ripensare l'azione socialista e l'essenza stessa del socialismo, anche cambiando piano cromatico". 
Basteranno questi dettagli perché il partito guidato da Santoro diventi "punto di riferimento e di aggregazione di tutti coloro che, pur provenendo da diverse scuole politiche, riconoscono nella difesa dei deboli del mondo e nella lotta al grande capitale ed alla grande finanza la motivazione primaria del proprio iter procedurale"? Per ora non è dato sapere, ma il simbolo e l'impegno ci sono: i risultati si vedranno.