mercoledì 2 settembre 2026

Suppletive a Reggio Calabria, simboli e curiosità sulla scheda

Il 27 e il 28 settembre 2026 ci saranno giorni da segnare sul calendario per coloro che appartengono alla famiglia dei #drogatidipolitica: come ha già ottimamente ricordato su queste pagine qualche giorno fa il collega e amico Giuseppe Lauri, si terrà quella che senz'altro è l'ultima elezione suppletiva di questa legislatura, ma che potrebbe essere anche l'ultima suppletiva per parecchio tempo se dovesse completare il suo iter parlamentare la riforma della legge elettorale di cui è appena ripreso l'esame da parte della commissione Affari costituzionali del Senato. 
Com'è noto, l'elezione riguarda la Camera dei deputati, precisamente il collegio uninominale 05-Reggio di Calabria della XXIII Circoscrizione Calabria.  Il voto si è reso necessario perché Il deputato lì eletto nel 2022, il segretario regionale di Forza Italia Francesco Cannizzaro, alle ultime elezioni amministrative è diventato sindaco del capoluogo reggino e ha optato per quella carica. Le candidature per il collegio uninominale potevano essere presentate tra il 23 e il 24 agosto; a sfidarsi per ottenere quel seggio saranno 4 persone, affiancate da altrettanti contrassegni, depositati per l'occasione presso gli uffici della Corte d'Appello di Catanzaro. I simboli saranno indicati in ordine di sorteggio sulla scheda: come si vedrà, in due casi si tratta di emblemi compositi, riferiti a un'intera coalizione, mentre altri due riproducono quello delle rispettive forze politiche di riferimento, non senza sorprese.
 
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Francesco Toscano

 

La sorpresa maggiore arriva già con la prima candidatura, quella di Francesco Toscano. A colpire, a dire il vero, non è la partecipazione alle elezioni suppletive reggine dello stesso Toscano, cofondatore e presidente di Democrazia sovrana popolare, ma soprattutto nato a Gioia Tauro, comune di cui è stato assessore; del resto, proprio lui era stato candidato alla presidenza della giunta calabrese in occasione delle ultime elezioni regionali, tenutesi ad ottobre dell'anno scorso. Non passa certamente inosservato, invece, l'impiego di un simbolo del tutto nuovo, che mantiene il nome della forza politica e la sua sigla in evidenza, resa però con un carattere bastoni bianco su un fondo colore amaranto (che potrebbe persino ricordare la tinta storicamente legata alla Reggina), fondo sul quale si staglia anche il disegno stilizzato di una colonna scanalata; il nome del partito è collocato su un tracciato circolare intorno e sopra la colonna, mentre tutti gli elementi sono racchiusi all'interno di una sottile circonferenza tricolore (in cui il bianco corrisponde alle due estremità della colonna stessa). 
La scelta di presentare un emblema completamente nuovo rispetto a quelli utilizzati in precedenza da Dsp sembra da contestualizzare all'interno degli ultimi eventi che hanno caratterizzato la vita del partito, con il congresso straordinario celebrato a Roma (Auditorium Seraphicum) il 26 luglio scorso, a seguito dei concretizzarsi di un consistente dissidio politico (non privo di risvolti giuridici) all'interno del partito. Se le decisioni prese in quell'appuntamento hanno escluso ogni possibilità di trattativa con centrodestra, centrosinistra o con la nuova forza politica legata a Roberto Vannacci, scegliendo posizioni nettamente alternative a queste aree politiche, il 31 luglio Marco Rizzo - che aveva cofondato Dsp dopo le elezioni politiche del 2022 - ha pubblicato un post in cui ha dichiarato di aver "rassegnato, con effetto immediato, le dimissioni dall'incarico di coordinatore nazionale di Democrazia sovrana popolare" per "andare avanti senza ambiguità, compromessi e zavorre", ritenendo impossibile "proseguire un percorso comune con chi ha assunto posizioni ambigue sulla globalizzazione liberista, sull'immigrazione incontrollata, sulla sicurezza e sul ruolo dei lavoratori delle Forze dell'Ordine" ("L'Africa deve essere libera, sovrana e governata dagli africani, non sfruttata [...] Ma l'Italia ha il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini") e scegliendo di avviare un nuovo percorso politico. Il 28 luglio, però, lo stesso Rizzo in un altro post aveva preso atto della frattura concretizzatasi in quel periodo, aggiungendo "Correttezza vorrebbe che entrambi gli schieramenti interni al partito rinunciassero a simbolo e nome, che appartiene ad entrambi e che non sarebbe legale né equo venisse usurpato da una sola delle parti. Circostanza che ovviamente determinerebbe scontate azioni legali": è presumibile che Toscano abbia scelto di non rinunciare al nome, essendo lui rimasto all'interno di Dsp, ma di utilizzare un emblema del tutto diverso per evitare contestazioni efficaci in sede elettorale: nell'opportunità di mutare segno distintivo, potrebbe "pagare" di più farlo con un certo anticipo rispetto alle elezioni generali.
 

Domenico Giannetta

 

La seconda sorpresa arriva subito dopo la prima, con la comparsa del simbolo di Futuro nazionale con Vannacci. Qui la situazione è opposta a quella vista con Toscano: nessuna novità relativa al contrassegno utilizzato (si tratta della seconda versione dell'emblema, quella che ha ingrandito le scritte "futuriste" all'interno del cerchio blu sfumato), mentre assai più scalpore ha destato - al momento in cui la candidatura è stata divulgata - il fatto che la prima uscita elettorale politica di Fnv abbia il volto di Domenico Giannetta, che fino al momento dell'annuncio era capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale (gruppo dal quale è stato escluso subito dopo l'ufficializzazione della candidatura: ora è il solo membro del gruppo misto, anche se la sua biografia - mentre si scrive - non è stata aggiornata).
 
 

Antonio Francesco Benedetto detto Frank Benedetto 

 

Il terzo posto sulle schede è occupato dalla candidatura di Antonio Francesco Benedetto, noto come Frank Benedetto: cardiologo e angiologo, direttore della cardiologia del Grande Ospedale Metropolitano "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria, è la persona scelta per rappresentare il "campo largo". Il contrassegno depositato comprende tre simboli, disposti a triangolo: in alto quello del Partito democratico (stranamente il logo elaborato da Nicola Storto è "compresso" in verticale rispetto al solito), in basso quelli del MoVimento 5 Stelle e di Casa riformista - Italia viva (senza riferimenti alla Calabria com'era stato alle scorse regionali). Se si guarda il materiale di propaganda del candidato, però, si trovano anche i simboli del Psi, di Centro democratico, di +Calabria in Europa, di Rifondazione comunista, del Pri, di Possibile, di Alleanza Verdi e Sinistra, di Più Uno e di i Riformisti - Progetto riformista (gruppo promosso dal sindaco di Rende, Sandro Principe). 
  

Fabio Roscioli

 

Chiude il quadro dei candidati Fabio Roscioli, avvocato civilista (molto legato a Mediaset), amministratore nazionale di Forza Italia e candidato dall'intero centrodestra, anche se non ha mancato di sollevare perplessità la scelta di schierare a queste suppletive reggine un candidato non legato al territorio (Roscioli è romano, ma il deputato uscente e sindaco di Reggio Cannizzaro rivendica di avere "imposto" lui la candidatura dell'avvocato, ritenendola idonea a prosegui. Nel contrassegno "a cinque" (il più complesso di questa competizione) ci sono, proprio come nelle ultime suppletive in Veneto, le miniature dei simboli di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega per Salvini premier, Noi moderati e Unione di centro disposte a pentagono; è interessante notare come, rispetto al precedente appuntamento veneto, Fdi abbia mantenuto la sua posizione in alto a sinistra, mentre a fianco - in posizione più evidente rispetto ai fregi posizionati sotto - sia stato collocato il simbolo di Forza Italia, dunque del partito del candidato, mentre in Veneto al suo posto c'era quello della Lega (che appunto aveva espresso i candidati nei due collegi interessati).  
 

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