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giovedì 3 marzo 2022

Nicosia, il nuovo presidente libertario del Fronte di liberazione nazionale

Un mese e mezzo fa si è data notizia della nascita - tra l'8 e il 9 gennaio a Marina di Carrara - del Fronte di liberazione nazionale, nuovo soggetto politico contrario alle misure limitative adottate in epoca Covid-19, guidato da Nicola Franzoni come segretario e da Antonio Pappalardo come presidente. Da un paio di settimane, tuttavia, qualcosa è cambiato: alla presidenza del Fronte, infatti, al posto di Pappalardo (uscito da quel movimento e rimasto a capo solo dei Gilet Arancioni) c'è ora Fabio Massimo Nicosia, avvocato, studioso di teoria e filosofia politica ed economica, già membro del comitato nazionale di Radicali italiani, ma soprattutto fondatore e presidente del Partito libertario, forza politica di cui si era già parlato in un articolo su questo sito, quando ancora era allo stato nascente. Sembra opportuno un approfondimento sul percorso che ha portato a questo avvicendamento, che caratterizzerà in modo significativo le nuove attività del fronte.
Nei mesi successivi all'articolo appena citato, il Partito libertario si è dotato di un proprio sito e, prima ancora, ha completato il proprio percorso di adozione dello statuto. Il suo articolo 1, in particolare, indica i principi del partito, sostanzialmente immodificabili (per cambiarli serve la maggioranza dei cinque sesti degli iscritti): si legge che il partito è ispirato ai principi del geo-libertarismo anarchico, per cui nessun essere umano può imporre qualunque coercizione ad altri esseri umani al di là dello stato di necessità e della legittima difesa; ogni risorsa naturale (a partire dalla terra) è in origine comune a tutti e ogni appropriazione da parte dei singoli, pur nella libertà di iniziativa economica, va indennizzata a favore della comunità; si propone poi il superamento del modello dello Stato moderno (basato sulla "concentrazione monopolistica della forza, della legittimazione e del diritto sul territorio") a favore di "nuove istituzioni di governance partecipative ed inclusive"; si punta a contabilizzare e valorizzare il demanio e il patrimonio pubblico e superare l'imposizione fiscale (a favore di istituti quali l'utile universale o il libero conio); non manca l'impegno per il rispetto dei diritti umani e civili e del benessere individuale e ambientale, come espressione massima della libertà (da ottenere anche con "la progressiva erosione del diritto penale e delle istituzioni totali").
All'impegno originario su alcuni temi, soprattutto di natura economica (in particolare quelli del demanio e del libero conio, per il quale Nicosia sta studiando una nuova criptovaluta insieme a Umberto Antonini, commercialista e tesoriere del partito), il Partito libertario ha scelto di affiancare azioni legali specifiche contro stato di emergenza, green pass e obbligo vaccinale. In particolare Nicosia ha predisposto, insieme agli avvocati (e dirigenti del Partito libertario) Francesco Giunta e Salvatore Ceraulo, un corposo atto di citazione (pubblicato dalla rivista Filodiritto) contro il governo, il Presidente del Consiglio e il ministro della salute, con l'intento di far dichiarare nulli gli atti o disapplicare le norme sulle materie citate (o, in alternativa, ottenere che la Corte costituzionale si pronunci sulla loro legittimità) e lo ha presentato all'inizio dell'anno: "Il comunicato con cui annunciavamo la causa - spiega Nicosia - è stato pubblicato anche sul sito di Nicola Porro, cui l'avevo inviato su indicazione del filosofo Carlo Lottieri: quel post ha ricevuto contatti da record, attualmente ha superato le 663mila visualizzazioni". Dopo la pubblicazione di quel post (e dell'atto di citazione), varie persone e gruppi hanno contattato Nicosia, lo hanno invitato a tenere interventi e in alcuni casi hanno aderito al Partito libertario.
Tra i contatti di quei giorni si è distinto quello di Sonia Cassiani, già nota in passato per varie partecipazioni al Maurizio Costanzo Show. Lei, libertaria a sua volta e già promotrice - prima di Ugo Mattei - di un Comitato di liberazione nazionale, da tempo seguiva l'attività di Nicosia e ne apprezzava tanto le riflessioni teoriche, quanto la capacità di proporle in modo accessibile a molti: oltre ad aderire al Partito libertario, Cassiani ha invitato Nicosia a impegnarsi anche nel Fronte di liberazione nazionale, ritenendo che le sue competenze avrebbero elevato sensibilmente il livello delle proposte del soggetto politico, al punto che lui stesso avrebbe potuto aspirare a ruoli di rilievo del movimento. Dopo alcuni contatti e grazie all'interessamento di Cassiani, Nicosia ha assunto il ruolo di capo del dipartimento giustizia del Fronte: in quella posizione, ha impugnato i provvedimenti con cui erano state vietate dal 9 al 14 febbraio manifestazioni, cortei o raduni non autorizzati e/o preannunciati sul territorio della città metropolitana di Roma (a partire ovviamente da quelle proposte dallo stesso Fronte di liberazione nazionale, soprattutto sulla base delle dichiarazioni rilasciate sui
social network dal segretario politico Nicola Franzoni, tuttora interessato da un "foglio di via" a Roma, come pure in altri luoghi in cui ha manifestato: Nicosia proprio in questi giorni sta impugnando in suo nome quei provvedimenti), nonché a monte ha impugnato davanti al Tar Lazio la "direttiva Lamorgese" del 10 novembre 2021 "recante indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto". Ha poi anche impugnato il d.P.C.M. del 21 gennaio 2022 ("Individuazione delle esigenze essenziali e primarie per il soddisfacimento delle quali non è richiesto il possesso di una delle Certificazioni verdi COVID-19"), assieme alla precedente circolare del Ministero della giustizia del 13 gennaio.
Un punto di svolta inatteso è arrivato il 18 febbraio, quando è stato diffuso un comunicato del Movimento Gilet Arancioni, formazione presieduta da Antonio Pappalardo e che fino ad allora aveva avuto una parte importante nella costituzione del Fronte: il testo informava di come il consiglio direttivo dei Gilet Arancioni ritenesse "conclusa l'attività del Fronte di liberazione nazionale, essendo il nostro Movimento contrario a qualsiasi forma dittatoriale, che oggi in Italia sta devastando valori, tradizioni e idealità, e proiettato verso il cambiamento totale di una società che deve abbandonare vecchie ideologie per intraprendere un nuovo percorso sociale, politico ed economico nel rispetto dello Statuto democratico e del programma politico, che intende ripristinare libertà, legalità e democrazia nel nostro Paese". Il riferimento qui è solo sottinteso, ma in altre sedi Pappalardo ha criticato i riferimenti di Franzoni alla destra e le sue dichiarazioni in cui aveva annunciato di voler organizzare una manifestazione a Predappio, dov'è sepolto Benito Mussolini: "siamo antifascisti per eccellenza e antidittatori, per questo abbiamo preso le distanze da Nicola Franzoni".
Dopo che Pappalardo e altre persone dei Gilet Arancioni hanno abbandonato il Fronte di liberazione nazionale, la carica di presidente è risultata vacante: così, il 19 febbraio, di concerto con il vicesegretario Iglhis Ghirardi e il vicepresidente Giuseppe Pino, Franzoni ha nominato Fabio Massimo Nicosia presidente del Fronte (almeno fino al congresso previsto prossimamente), proprio per la sua esperienza e preparazione di giurista e studioso, nonché per le sue posizioni libertarie. Il disegno immaginato da Sonia Cassiani - vera dea ex machina dell'operazione - si è dunque pienamente realizzato, pur se in modo singolare: "Abbiamo verificato - spiega Nicosia - che statutariamente non ci fossero incompatibilità tra il mio ruolo di iscritto e presidente nel Partito libertario e il nuovo incarico, così al momento sono presidente tanto del Partito libertario, quanto del Fronte di liberazione nazionale". In questo modo, dunque, sarà più facile per Nicosia portare avanti le battaglie proposte da Radicali anarchici e dal Partito libertario anche attraverso il Fronte di liberazione nazionale: lui è certo che temi soprattutto tecnici, economici e finanziari (come quelli citati del demanio e del libero conio) possono essere rivisti e comunicati anche in chiave "patriottica" e comprensibile anche a chi non li affronta innanzitutto sul piano teorico. 
Condividere l'esperienza del Fronte di liberazione nazionale con persone di varia estrazione, anche dalla storia politica molto diversa, per Nicosia è del tutto normale: "In fondo c'è qualcosa di pannelliano in tutto questo, nell'idea di mescolarsi con persone diverse portando tra loro i propri temi e le proprie esperienze" spiega Nicosia, che ha alle spalle una lunga militanza radicale, come ricorda anche la scelta della Marianna - riletta in chiave anarco-punk - per il simbolo del Partito libertario. Che se ne condividano del tutto, in parte o per nulla le istanze, di certo la presidenza di Nicosia imprimerà un passo diverso al Fronte di liberazione nazionale, che - anche se non dovesse cambiare nome e simbolo - apparirà un po' di più come Fronte libertario e amplierà il suo raggio d'azione.

lunedì 13 luglio 2020

Partito libertario, una Marianna punk per la terra bene comune

Nell'epoca della politica liquida e frammentata allo stesso tempo, colpisce quando l'idea di fondare un nuovo partito si basa innanzitutto sulla previa costruzione di un pensiero che non si riduca a pochi slogan. Da pochi giorni ha fatto la sua comparsa in rete il manifesto costitutivo del Partito libertario, nuova formazione politica al quale sono legati l'omonimo gruppo Facebook, nato alla fine di maggio e di cui fanno parte circa cento persone, e la pagina, sorta da pochi giorni. Le radici, tuttavia, sono più profonde: dal 21 gennaio 2012, infatti, sullo stesso social network esiste la pagina Radicali anarchici (il rispettivo sito www.radicalianarchici.it esiste invece da cinque anni), mentre da oltre un anno è attivo su Fb il gruppo privato denominato Laboratorio libertario, punto di incontro di varie correnti di pensiero. "Nelle scorse settimane ho scritto il nostro manifesto costitutivo, ne abbiamo discusso all'interno del gruppo e da pochissimi giorni è stato approvato" spiega Fabio Massimo Nicosia, avvocato che ha ideato e promosso la nascita di questo soggetto politico, innanzitutto sul piano del patrimonio ideale. 
"L'intenzione - spiega Nicosia - è di costruire un partito con una forte base dottrinaria: in questo ci distinguiamo per esempio dai radicali, tra i quali peraltro ho militato per tanti anni, che erano assai più pragmatici in quanto fondati sull'intuito di Marco Pannella; credo che invece si debba fare il contrario, partendo appunto da una dottrina forte. Al di là della mia formazione giuridica ho maturato un'esperienza di studio nel campo della filosofia politica e ho esposto le mie idee in vari libri, il più recente dei quali s'intitola L'eguaglianza libertaria. Contraddizione, conciliazione, massimizzazione [volume pubblicato quest'anno da Aracne, ndb]. Ritengo che, dopo un percorso di approfondimento ormai ventennale, queste idee siano arrivate a maturazione, così ho sentito l'esigenza di dare loro uno sbocco politico, viste le ricadute pratiche che quegli studi potevano avereSi tratta di un'elaborazione che nasce in dialettica critica con l'anarcocapitalismo: negli anni '90 frequentai quegli ambienti e ne rimasi insoddisfatto, al punto da elaborare una mia teoria autonoma: con il tempo e approfondendo i miei studi ho scoperto che le mie idee erano piuttosto affini a filoni riconducibili ai left libertarian statunitensi, al cui interno in buona sostanza il Partito libertario può essere collocato".
L'uso del termine libertarian merita subito una precisazione: "Bisogna ricordare - nota Nicosia - che il termine 'libertario' nasce nel mondo anarchico nell'800 e solo di recente è stato utilizzato per indicare i liberali di destra. Non a caso, Marco Pannella è stato sostanzialmente il primo in Italia a utilizzare l'aggettivo 'libertario' al di fuori del mondo anarchico, negli anni '60 e '70, ma lo faceva 'in amicizia' con gli anarchici, riprendendo il loro significato. Solo in seguito abbiamo importato dagli Stati Uniti quel nuovo significato; il nostro gruppo, invece, vuole riportare alle origini l'aggettivo 'libertario', in un certo senso contendendone anche l'uso a chi dà alla parola un senso diverso".
Tra l'anarcocapitalismo e queste nuove idee ci sono alcune differenze sensibili: "La più significativa - spiega Nicosia - è la visione che si ha della terra: per gli anarcocapitalisti è res nullius, cosa di nessuno per cui chi arriva la occupa e se la prende; per noi invece è res communis, ammettiamo la proprietà privata, ma nella consapevolezza che la terra di cui si è o si diventa proprietari è comune. Questo comporta, per esempio, che il comproprietario originario, se viene spossessato a causa di un'appropriazione individuale, ha diritto a un indennizzo, a un risarcimento, a un reddito di base: qualcosa di simile era già stato espresso oltre due secoli fa da Thomas Paine nella sua Giustizia agraria. Quest'idea della terra comune è stata diffusa soprattutto da un altro studioso statunitense, l'economista e politico Henry George che poteva dirsi a cavallo tra liberalismo e socialismo: anche lui era per la libera impresa, ma scorporava il valore della terra in quanto res communis. Volendo andare ancora più indietro, oltre a ciò che si trova nel pensiero cristiano, i primi accenni alla terra comune si ritrovano già nel pensiero di John Locke: lui è passato alla storia, soprattutto per gli anarcocapitalisti come fautore indefesso della proprietà privata, ma aveva precisato che le appropriazioni sono legittime a patto che si lasciassero agli altri altrettanta terra altrettanto buona, perché Dio aveva dato la terra in comune agli uomini". 
Queste riflessioni, ovviamente, hanno ricadute di varia natura: "Io do un fondamento libertario alla comunione della terra di cui parlavo - continua Nicosia -. Nessuno è legittimato a imporre qualcosa agli altri, il 'tu devi' non comporta alcun obbligo giuridico in capo alla persona cui si riferisce, ma nemmeno obblighi morali: chi si sente dire 'tu devi' non è obbligato a fare qualcosa perché gliel'ha detto quella persona, non è legittima l'imposizione e non c'è alcuna autorità perché un essere umano non vale più di un altro. La stessa proprietà privata può fondarsi solo sul consenso, su una convenzione tra persone, nella quale può rientrare anche il pagamento. Se poi la terra è comune, lo sono anche le risorse naturali: le risorse naturali impiegate nel processo produttivo sono capitale comune e vanno a vantaggio di tutti. Certamente è ammesso il profitto individuale, ma occorre scorporare la parte delle risorse naturali, proprio perché sono comuni: una parte degli utili va a tutti e per me rappresenta l'utile universale".
Il gruppo delle persone che hanno fondato il Partito libertario, come spiega il suo ideatore e promotore, non è omogeneo e indistinto: "Io personalmente sono sempre stato un radicale di cultura anarchica, ma nel Laboratorio libertario si ritrovano in molti, dai left libertarian agli anarcocapitalisti a molte altre correnti di pensiero, al punto che in passato non sono mancate le discussioni e i litigi. Quel gruppo è stato fondato da me e da un giovane studioso di filosofia politica, Tommaso Biagi, e proprio lì si sono sviluppati i ragionamenti e le riflessioni che hanno portato alla creazione di questo partito". L'idea ha riscosso l'interesse di vari iscritti (tra cui ex radicali ed ex anarcocapitalisti), al di là di coloro che, ritenendosi pienamente anarchici, si sono dichiarati contrari all'idea in sé di un partito. "Si tratta di prendere atto - si legge nel manifesto  delle secche in cui si è arenato il movimento anarchico ufficiale con il suo estraniarsi dalla politica, riconoscendo che, almeno su questo punto, hanno avuto ragione i marxisti, ossia che per far valere le proprie idee nella società è indispensabile fare i conti con la questione del potere, e possibilmente esercitarlo, non essendo affatto sufficiente evocare sia pure necessari 'movimenti dal basso'". 
Al momento non c'è ancora uno statuto, inteso come documento che raccoglie le norme organizzative interne ("è comunque un tema all'ordine del giorno"); in compenso il simbolo è già stato scelto. Si tratta di una raffigurazione della Marianna all'interno della A cerchiata degli anarchici, posizionata su un fondo colorato: "Nel mio libro Il dittatore libertario - spiega Nicosia, illustrando l'origine del fregio - avevo sostanzialmente tratteggiato la figura del radicale anarchico, che poi sarebbe il giacobino anarchico, vale a dire l'anarchico che prende il potere e smantella l'apparato statale per estinguerlo: un concetto un po' marxiano se si vuole, salvo il fatto che Marx riteneva che, dopo la presa del potere del proletariato, lo stato avrebbe finito per estinguersi da sé, mentre qui si immagina un ruolo più attivo nell'estinzione dello stato. Partendo da questo pensiero, avevo già unito la Marianna, richiamando esplicitamente la tradizione radicale, e il simbolo anarchico per il mio sito Radicali anarchici: si tratta di una Marianna un po' punk, per il disegno e anche per la foggia della A che va oltre il bordo; mi viene in mente anche un vecchio sondaggio di Re Nudo, della metà degli anni '70, in cui la maggior parte dei suoi lettori si dichiarava sia radicale sia anarchica, una posizione in cui sostanzialmente mi riconoscevo". 
Salta però all'occhio che la A cerchiata e le scritte del sito "Radicali anarchici" erano in rosso: "Varie persone interessate al progetto del Partito libertario non amavano molto questo dettaglio: in fondo io mi sento più a sinistra di buona parte della nostra base o, se si preferisce, questa è più conservatrice di me. Nel definire il simbolo del partito, dunque, siamo partiti dall'elaborazione grafica dei Radicali anarchici, ma i colori si sono modificati, guardando piuttosto a quelli che caratterizzano il geolibertarismo che si rifà ad Henry George: il giallo richiama i libertarian americani, il nero guarda agli anarchici, mentre il verde simboleggia la terra, quindi la res communis; un po' di rosso comunque è rimasto, soprattutto nel berretto frigio, per richiamare comunque la componente left di questo partito nascente".
Gettate in modo solido le fondamenta ideologiche su cui poggiare, resta ora da realizzare in concreto il partito: al manifesto costitutivo dovrà fare seguito l'atto costitutivo e lo statuto, in vista della partecipazione alla politica nazionale. Una sfida non semplice di questi tempi, ma di certo non meno stimolante.