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giovedì 2 ottobre 2025

Toscana, simboli e curiosità sulla scheda


La quarta regione, tra quelle che sono chiamate al voto in questo turno elettorale autunnale, è la Toscana, che rinnova la Presidenza e il Consiglio alla scadenza naturale, essendosi svolte le precedenti elezioni proprio cinque anni fa. 
Il presidente uscente, Eugenio Giani, sostenuto dal centrosinistra, si ricandida (appoggiato da una coalizione più ampia) alle elezioni fissate per il 12 e il 13 ottobre, dovendosi confrontare con altri due aspiranti alla guida della giunta regionale; i tre candidati alla presidenza saranno sostenuti da 10 liste in tutto. Si tratta di numeri decisamente più ridotti rispetto al voto del 2020, quando i candidati alla presidenza erano 7 e le liste sulla scheda erano 15 (anche grazie a un taglio significativo delle firme da raccogliere, dovuto al voto in "epoca Covid-19"). 
I contrassegni delle liste saranno analizzati secondo l'ordine valido per la circoscrizione di Firenze 1; uno spazio alla fine sarà dedicato anche ai simboli che non finiranno sulla scheda (perché esclusi insieme alle loro liste o perché le rispettive forze politiche hanno ritenuto di non riuscire a raccogliere le firme in tempo utile e se ne sono lamentate davanti ai giudici amministrativi).
 
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Antonella Moro Bundu

1) Toscana Rossa

Unica donna in corsa per la guida della giunta regionale toscana è Antonella Moro Bundustorica attivista, fiorentina di madre sierraleonese, già candidata sindaca di Firenze nel 2019 per Sinistra Italiana, Potere al popolo! e Firenze città aperta. La sostiene una sola lista, Toscana Rossa, dichiaratamente di sinistra: il contrassegno contiene le miniature dei simboli del Partito della rifondazione comunista, di Potere al popolo! e di Possibile. Il rosso è il colore dominante, del cerchio interno tagliato in alto (per ospitare le miniature ricordate: nessuna di queste, peraltro, era in grado di evitare la raccolta delle firme, non essendo quelle forze state rappresentate da un gruppo consiliare creato almeno sei mesi prima del voto) e del nome della regione inserito in un romboide bianco in primo piano: a fianco di questo si può notare un piccolo fiocco con la bandiera palestinese, lo stesso che era stato visto in altri simboli della stessa area politica in precedenti turni di elezioni regionali (per esempio in Emilia-Romagna lo scorso anno). Sono poco leggibili di, perché molto sottili, le parole "Pace | ambiente | salute | lavoro" collocate a metà della parte tinta di rosso.
 

Eugenio Giani

2) Eugenio Giani presidente - Casa riformista 

Seconda candidatura da considerare è quella del presidente uscente, Eugenio Giani, sostenuto da un "campo (più o meno) largo", articolato per l'occasione in quattro liste. La prima, nella circoscrizione Firenze 1, è Casa riformista, che come si sa è stata promossa soprattutto da Italia viva (ed è probabile che questo sia stato sufficiente ad abbattere la raccolta firme), ma vede l'adesione anche di esponenti di +Europa, Psi, Pri (formazioni che, insieme ad Azione, avevano lavorato a una possibile lista denominata Avanti con Giani)o. In questo caso, tuttavia, il nome della lista è stato collocato nella parte inferiore sfumata, sotto la casa stilizzata: il rilievo maggiore, all'interno del contrassegno, è dato all'altra parte del nome, Eugenio Giani presidente. Proprio il rilievo di questa espressione fa pensare che Casa riformista, almeno in Toscana abbia anche il ruolo di "lista del presidente" (anche perché, come si vedrà, tutte le altre liste della coalizione sono espressione di partiti e il nome del candidato presidente non figura altrove).
 

3) Alleanza Verdi e Sinistra

Seconda formazione della compagine di liste che appoggia la ricandidatura di Giani è Alleanza Verdi e Sinistra. Non c'è in realtà moltissimo da dire sul contrassegno, che fa il suo esordio alle regionali toscane (essendo stato concepito solo nel 2022, ma le due componenti erano già presenti alle ultime regionali, sia pure su fronti diversi: Europa Verde sosteneva Giani, Sinistra italiana appoggiava Tommaso Fattori) ma è identico alla versione due volte depositata al Viminale. La lista comprende anche candidati di Ecolò; a rappresentare EV è la consigliera uscente Silvia Noferi, già M5S (attualmente componente del gruppo misto).
 

4) Partito democratico

Parte essenziale della coalizione che appoggia la ricandidatura di Giani è la lista del Partito democratico; cinque anni fa aveva conquistato quasi tutti i consiglieri della compagine che aveva sostenuto il candidato divenuto Presidente. Proprio come allora, il Pd ha scelto di indirizzare alle schede elettorali il suo simbolo ufficiale ufficiale senza alcuna aggiunta o variazione: nemmeno in questo caso, infatti, il cognome di Giani ha trovato posto all'interno del cerchio.
 

5) MoVimento 5 Stelle

La vera novità all'interno del gruppo di formazioni che sostiene il presidente uscente e ricandidato è costituita dal MoVimento 5 Stelle, che nelle precedenti occasioni aveva sempre sostenuto proprie candidature autonome. L'accordo per queste elezioni è stato firmato da Giani e dalla precedente candidata Irene Galletti, con la presenza rilevante della vicepresidente nazionale del M5S Paola Taverna, per cui non è certo passato inosservato sui media. Nulla di particolare da dire sul simbolo del MoVimento, se non il fatto che si tratta della terza versione a finire sulle schede (2015 con Beppegrillo.it, 2020 con Ilblogdellestelle.it, 2025 con il riferimento al 2050 come anno della neutralità climatica). 
 

Alessandro Tomasi

6) Noi moderati - Civici con Tomasi

Terzo e ultimo candidato, tra quelli ammessi a concorrere a queste elezioni regionali, è Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia e proposto dal centrodestra. Prima lista da citare è quella presentata da Noi moderati, partito che - espressione di un gruppo parlamentare, al pari degli altri partiti della coalizione - ha avuto bisogno di pochissime firme per correre. Nel contrassegno, peraltro, trova posto anche la dicitura "Civici per Tomasi" (è in lista anche il consigliere regionale uscente Andrea ulmi, eletto con la Lega ma ora rappresentante della componente del gruppo misto Merito e lealtà), scritta che ha un rilievo appena inferiore rispetto a quello del nome del partito; per farle trovare posto, però, il ponte tricolore è stato "schiacciato" e deformato e in alto non è stato inserito il riferimento al Ppe.
 

7) Forza Italia - Unione di centro

Altra lista del centrodestra è quella dominata da Forza Italia, che occupa all'interno del contrassegno circa due terzi dello spazio: ha riservato per sé la parte superiore, a costo di ridurre le dimensioni della bandierina e - in misura minore - del cognome di Silvio Berlusconi. La parte inferiore, tinta di blu, serve invece a contenere il riferimento al candidato presidente e la miniatura - leggermente debordante - del simbolo dell'Unione di centro (anche nel 2020 l'Udc aveva fatto la lista con Fi, ma era stata citata solo con la sigla). L'impressione complessiva è di un contrassegno decisamente pieno.
 

8) Lega - Il Popolo della Famiglia

A sostegno di Tomasi c'è anche la lista della Lega, che partecipa con il suo contrassegno consolidato, molto simile a quello già visto nel 2020, tranne che per due particolari. Il primo, al di sotto del cognome di Matteo Salvini (che stavolta non ha rischiato di trovare un omonimo-cognonimo sulla scheda) non c'è la parola "premier", ma il riferimento alla regione; il secondo, a destra della statua di Alberto da Giussano c'è la miniatura del simbolo del Popolo della Famiglia, che ha concorso alla formazione delle liste. Questa è la sola lista della coalizione a non contenere il nome del candidato presidente.
 

9) È ora! - Lista civica per Tomasi presidente

L'unica formazione a sostegno di Tomasi che non esibisce alcun simbolo di partito è È ora! Lista civica per Tomasi presidente: non è quindi difficile identificare queste candidature come quelle da ritenersi più vicine all'aspirante presidente proposto dal centrodestra. Il contrassegno scelto è relativamente vuoto, basato soprattutto sulla prima parte del nome, "che rimanda a 'è ora di cambiare' e che racchiude un programma chiaro", come si legge nella nota che spiega il simbolo:  "In questa tornata elettorale si può cambiare, dopo 55 anni di potere senza alternanza democratica. È ora di farlo". Il blu carta da zucchero è leggermente dominante, insieme al Bianco dello sfondo, ma emerge nettamente l'espressione "È ora!" proposta in rosso scuro, mentre una serie di punti colorati si affianca al puntino del punto esclamativo, sottolinea il concetto; al centro c'è la dicitura maiuscola "Lista civica", ben visibile (pur essendo sottile) "come a rivendicare la volontà di entrare in Consiglio regionale per essere quel presidio civico per le istanze di tutti i toscani che fino ad oggi è mancato". 
 

10) Fratelli d'Italia

Chiude la coalizione di centrodestra e anche le liste presentate e ammesse a queste regionali toscane Fratelli d'Italia, che si distingue dalle altre elezioni viste finora per avere recuperato una conformazione del contrassegno più frequente negli anni scorsi e un po' messa da parte di recente: il riferimento giallo a Giorgia Meloni sta in alto, con "per" a fianco (a quel carattere sembra essersi ispirata la civica di Tomasi per la stessa preposizione), poco sopra al centro - sempre su fondo blu - è stato collocato il riferimento al candidato presidente - che, non a caso, aderisce a Fdi - e in basso trova posto il simbolo ufficiale del partito.
 
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Sembra opportuno anche dare conto delle iniziative di tre simboli che sulle schede non finiranno, se non altro perché in loro nome sono stati presentati due ricorsi, peraltro respinti dai giudici amministrativi.
Si era rivolto al Tar Toscana già prima della presentazione delle candidature il Movimento sociale Fiamma tricolore: il partito, guidato da Daniele Cerbella e difeso da Marco Tarelli (vicesegretario e abogado), lamentava come la necessità, per le liste non presenti con proprio gruppo in Consiglio regionale, di raccogliere circa 8mila firme (per concorrere in tutta la Regione) creasse evidenti sproporzioni rispetto alle forze politiche "quasi esonerate" perché, visti i tempi di indizione delle elezioni, dette raccolta doveva sostanzialmente svolgersi tutta nel mese di agosto, con le difficoltà che questo comporta per l'assenza delle persone a causa delle vacanze. La lamentela si traduceva in una richiesta di annullare e, in via cautelare, sospendere in questa stazione il decreto che aveva indetto le elezioni, individuando una data successiva che non comprimesse il diritto a presentare candidature.
Il Tar, però, ha giudicato il ricorso irricevibile, ritenendolo tardivo: il decreto di indizione, infatti, era stato pubblicato sul bollettino regionale il 18 agosto, avrebbe dovuto essere impugnato entrò i tre giorni successivi, mentre l'impugnazione risalirebbe al 15 settembre. 
Vale peraltro la pena di sottolineare che uno ricorso simile era stato presentato ancora prima da Democrazia sovrana popolare e dal suo potenziale candidato presidente Hubert Ciacci (imprenditore già vicino alla Lega): nell'atto, tra l'altro, ci si lamentava del fatto che, svolgendosi le elezioni alla scadenza naturale del consiliatura, sarebbe stato possibile possibile in dire con anticipo le elezioni regionali, in modo da consentire alle liste non rappresentate in consiglio di avviare la raccolta firme fruendo di tutti i 180 giorni antecedenti la scadenza della presentazione delle candidature indicati dalla legge n. 53/1990 per cercare i sottoscrittori, mentre la necessità di indicare sui moduli di presentazione della lista anche la data della competizione elettorale ha limitato il periodo utile sostanzialmente a un solo mese: sulla base di questo, sì gliel'ho chiesto di sospendere e annullare l'indizione del voto, ma potenzialmente anche la disapplicazione della norma regionale in materia di sottoscrizione delle liste o una sua rilettura costituzionalmente conforme, da tradurre in una riduzione del numero delle firme richieste. Il Tar, in compenso, ha ritenuto il ricorso inammissibile (perché la raccolta firme era ancora possibile e non c'era nessuna supposta immediata lesione di diritti che potesse giustificare l'impugnazione del decreto di indizione prima del voto) e pure infondato: "la raccolta delle sottoscrizioni finalizzate alla presentazione delle liste non presuppone la previa pubblicazione del decreto presidenziale di indizione delle elezioni, ben potendo avvenire anche prima della sua adozione", considerando pure che "il comma 4 dell’art. 11 della L.R.T. 51/2014 non prevede che i moduli (peraltro sempre disponibili da parte degli interessati) debbano indicare la data esatta delle elezioni" (buono a sapersi...), mentre ogni lamentela di incostituzionalità sarebbe stata in contrasto con la natura accelerata del processo amministrativo pre-elettorale e, comunque, non fondata ("il sistema legislativo regionale [...] non impedisce alle formazioni politiche che intendono partecipare alla competizione elettorale [...] di predisporre l’organizzazione necessaria alla raccolta delle firme con congruo anticipo rispetto alla fissazione della data di svolgimento della stessa").
Aveva invece presentato proprie liste tra il 12 e il 13 settembre Forza del Popolo, il partito fondato e guidato da Lillo Massimiliano Musso, scegliendo come candidato presidente Carlo Giraldi, medico e fondatore del Centro Medico Amico. Tutte le liste però in un primo tempo non erano state ammesse per la ritenuta mancanza di un congruo numero di certificati di iscrizione alle liste elettorali dei sottoscrittori; in seconda battuta, dopo aver chiesto il riconteggio anche dei certificati su supporto Usb, la lista è stata riammessa nella circoscrizione Firenze 1, ma non nelle altre, così liste e candidatura a Presidente sono state ricusate. Forza del Popolo ha presentato ricorso, allegando che una parte dei certificati cartacei non erano ancora stati consegnati dai comuni o lo erano stati a ridosso della consegna e che dunque era possibile anche l'integrazione dopo il termine per presentare le liste.
Per il Tar Toscana, però, il ricorso non era fondato. I giudici avevano innanzitutto sostenuto che "i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei sottoscrittori [fossero] stati prodotti in parte in formato cartaceo e in parte in formato digitale su supporto USB", al punto che "tale massiva e disorganizzata produzione documentale, oltre che non di facile consultazione (trattandosi di certificati talvolta di immediata lettura e talaltra consultabili mediante collegamento alla e-mail trasmessa dal Comune) non ha consentito di procedere a una compiuta verifica dei certificati prodotti e al corretto accertamento della corrispondenza di detti certificati con il relativo sottoscrittore". Secondariamente, rispetto alla lamentela della lista per cui sarebbe stato possibile consegnare i documenti mancanti e ricevuti in ritardo anche oltre le ore 12 del 15 settembre (giorno successivo alle contestazioni degli uffici circoscrizionali), il collegio ha ritenuto che "la produzione alluvionale di documentazione effettuata dalla ricorrente" (ritenuta "copiosa e confusa", di non "pronta e facile consultazione da parte del Collegio e non [...] compatibile con il celere esame proprio del rito elettorale, che richiede tempi immediati per la pubblicazione della sentenza e che non ammette dilazioni temporali per compiere attività istruttoria") non fosse idonea "a comprovare la non imputabilità del ritardo, non essendo state fornite in giudizio prove di facile riscontro circa la completezza e della idoneità dei certificati fatti pervenire alla Commissione". 
Nemmeno il ricorso al Consiglio di Stato ha avuto esito migliore: il collegio ha anzi sposato un orientamento più restrittivo, per cui il termine delle ore 12 del 29° giorno prima del voto per depositare i documenti richiesti sarebbe perentorio, per contemperare "il principio del favor partecipationis con le esigenze di celerità e certezza del procedimento elettorale", così non si sarebbe potuto depositare alcun documento dopo il 15 settembre (e direttamente all'Ufficio centrale regionale). Quanto alle richieste di considerare anche i certificati informatici (consegnati in tempo) che avrebbero consentito di raggiungere il numero sufficiente, i giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che il ricorso non avesse contestato nel dettaglio "fatti - id est, la regolarità dei certificati digitali e la loro riferibilità ai sottoscrittori della lista - specificamente smentiti dagli stessi provvedimenti oggetto di impugnazione, se non previa specifica contestazione (anche) di quanto attestato da questi ultimi in punto di fatto"; di più, non avrebbe potuto "che ridondare in danno del presentatore della lista l'inadeguatezza delle modalità di produzione dei documenti al fine di dimostrare il possesso di requisito di legge per la presentazione della lista; in particolare, è legittimo motivo di esclusione l'inadeguatezza della produzione digitale dei certificati elettorali a consentire all’ufficio elettorale il controllo agevole ed immediato della corrispondenza dei certificati elettorali con i sottoscrittori della lista che deve essere garantito nel procedimento elettorale". La vicenda contenziosa, peraltro, potrebbe non essere terminata: il sito di Forza del Popolo indica che "le elezioni regionali toscane sono a rischio di annullamento, perché se si prova (come è) che i certificati erano sulla chiavetta sin dal primo deposito per almeno tre circoscrizioni (Arezzo, Firenze 4 e Siena), sulla cui validità di produzione in digitale lo stesso Consiglio di Stato si è espresso favorevolmente, creando un precedente nazionale importantissimo, dopo la proclamazione degli eletti il TAR Toscana sarà chiamato ad entrare nel merito". Delle candidature alle regionali toscane, dunque, probabilmente si parlerà ancora a lungo.

sabato 5 settembre 2020

Toscana, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

La Toscana si presenta senza dubbio fra i territori osservati speciali, in vista delle elezioni regionali del 20 e del 21 settembre. Il motivo è presto detto: per la prima volta, la storica regione rossa appare contendibile, sebbene il centrosinistra sia in testa nei sondaggi (ma con margini non rassicuranti per quella coalizione). L’attuale presidente Enrico Rossi non sarà della partita, dopo aver governato per due mandati, dal 2010 ad oggi: i due principali sfidanti saranno Eugenio Giani (presidente uscente del consiglio regionale) per il centrosinistra e Susanna Ceccardi (europarlamentare della Lega ed ex sindaca di Cascina) per il centrodestra. E per conoscere il nome del nuovo presidente potrebbero essere necessarie due settimane in più. Già, perché la legge elettorale toscana - che costituisce un caso molto particolare nell'intricata panoplia della normativa elettorale regionale italiana - prevede, dal 2015, anche il ballottaggio, nel caso in cui nessuno dei candidati riuscisse a superare il 40% dei voti. Le circoscrizioni sono in totale 13, corrispondenti ai confini di ciascuna provincia eccetto l’area metropolitana di Firenze, che – per ragioni demografiche – è stata suddivisa in quattro circoscrizioni.
Per entrare in consiglio regionale, lo sbarramento è del 5% per una lista non coalizzata, mentre scende al 3% per le liste che fanno parte di una coalizione. Dopo la discussa esclusione del Patto per la Toscana di Roberto Salvini (che nel frattempo ha impugnato l'esclusione davanti al Consiglio di Stato), sono al momento sette le candidature a presidente e quindici le liste in campo, a fronte di 40 seggi di cui si compone l’assise. Vediamo i simboli che finiranno sulla scheda, secondo l’ordine del sorteggio relativo alla circoscrizione di Firenze 4, che riunisce l’area Est della provincia di Firenze, e comprende comuni importanti come Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Scandicci.

Tiziana Vigni

1) MOVIMENTO 3V - LIBERTà DI SCELTA 

Il sorteggio ha premiato il Movimento 3V (Vaccini vogliamo Verità) - Libertà di scelta, che sarà il primo simbolo sulla scheda degli elettori appartenenti alla suddetta circoscrizione. A differenza delle altre due regioni - Veneto e Marche - in cui ha presentato le proprie liste in questo turno elettorale, in Toscana il Movimento 3V non candida a presidente un medico, bensì un'avvocata: si tratta di Tiziana Vigni, attivista vicina ai movimenti ambientalisti, già membro del Codacons e candidata (con scarso successo) nella lista Sinistra per Poggibonsi alle elezioni amministrative dello scorso anno nella cittadina senese. Nulla da aggiungere in relazione al logo, lo stesso presentato anche nelle Marche e nel Veneto, e che allude chiaramente alla libertà di scelta terapeutica. 

Eugenio Giani

2) 
ORGOGLIO TOSCANA 

All'unica lista di Vigni segue, nell’ordine, la coalizione di Eugenio Giani. A tal proposito, bisogna dire che, quando si parlava di Coronavirus solo con riferimento a Wuhan e le elezioni erano fissate per fine maggio, non erano previste liste civiche nella coalizione di centrosinistra: uno dei paletti posti da Italia viva a Giani per concretizzare l’alleanza consisteva proprio nel rinunciare a creare una lista del presidente, così da non sottrarre consensi alla stessa formazione renziana ("la lista riformista che guarda anche al mondo civico, basti pensare a tutti i nostri comitati, è proprio Italia Viva" aveva dichiarato il deputato Gabriele Toccafondi). Le cose sono poi andate diversamente ed ecco Orgoglio Toscano, che raccoglie società civile, nomi legati allo sport e all'associazionismo, ma anche amministratori locali di comuni medio-piccoli, sempre utili quando c’è da raccogliere preferenze. Al suo interno, tuttavia, sono rappresentate anche sigle minori del centrosinistra, dal Partito repubblicano italiano a Centro democratico, fino all'Italia dei valori e al Psi. Il simbolo, che bilancia i tre colori della bandiera italiana con una prevalenza del rosso, presenta anche il nome di Giani in bella vista e la sagoma del Pegaso che caratterizza anche lo stemma ufficiale della regione. 

3) SVOLTA! 

Un altro simbolo inedito che troveranno i toscani sulle schede è quello di Svolta!, aggregazione nata per iniziativa di Italia in Comune, dei giovani europeisti di Volt e del gruppo civico Toscana nel Cuore, sempre in appoggio alla candidatura di Giani. Con immancabile puntualità, il blog aveva già raccontato questa esperienza ai suoi fedeli lettori all'indomani dell'accordo, avvenuto lo scorso marzo. Il rinvio del voto non ha generato ripensamenti, né ha fatto apportare modifiche al logo con nuovi ingressi o, al contrario, eventuali defezioni. Le firme sono state raccolte e presentate, la lista sarà presente in tutte le circoscrizioni, e ora il Pegaso europeista può finalmente spiccare il volo, pur senza trascurare uno sguardo alla storia e al passato. 

4) ITALIA VIVA - +Europa

Per la prima volta dalla nascita ufficiale del partito, proprio un anno fa, Italia viva si misurerà con il giudizio degli elettori, e la Toscana è certamente la regione a cui guarda con maggior fiducia, tanto che la coordinatrice regionale Stefania Saccardi ha affermato, lo scorso luglio, che la formazione politica di Matteo Renzi risulterà determinante per la vittoria di Giani. Inoltre, per l’occasione è stato siglato un accordo con +Europa, in virtù del quale anche il simbolo finale risulta una crasi tra i loghi dei due partiti, a dire il vero con un effetto grafico premiante per i renziani, in termini di proporzioni (la bandiera europea con stella italiana sostituisce il segmento a tinte Instagram di Iv e il logo di +E è contenuto nella piega della bandiera). Al momento, Italia viva può contare su un assessore e tre consiglieri regionali (tutti eletti con il Pd cinque anni fa): un risultato poco convincente in una regione come la Toscana potrebbe rimettere in discussione molti aspetti, compresa la collocazione del partito che appare ancora incerta, come dimostrano le differenti scelte effettuate nelle sei regioni chiamate al voto. 

5) EUROPA VERDE PROGRESSISTA E CIVICA 

Torna sulle schede anche il Sole che ride, che ha aderito alla coalizione di centrosinistra. Il simbolo di Europa Verde, però, si presenta in una veste grafica leggermente differente da quella elaborata per le europee del 2019: in basso non troviamo il nome di Giani, ma due aggettivi, "progressista" e "civica", posti al probabile scopo di allargare il bacino elettorale cui la lista si rivolge, considerando inoltre che non mancano candidature indipendenti. Non sfugge, infine, una piccola ape in volo (orientata in direzione centro-sinistra, ma forse è solo una scelta casuale): insetti caratterizzati da grande abnegazione e laboriosità le api, ma dalla vita breve; in effetti, hanno popolato in più occasioni vari simboli di partito, per poi scomparire e riapparire a intervalli regolari… 

6) PARTITO DEMOCRATICO 

Il Partito democratico, da sempre, tocca in Toscana le percentuali più alte in assoluto, un trend che ha sostanzialmente mantenuto negli ultimi anni, nonostante l'indebolimento generale del centrosinistra che non ha risparmiato il fu "cuore rosso" d'Italia. E forse è proprio in ragione di tale radicamento che non è stato necessario (o non si è ritenuto opportuno) aggiungere alcun elemento al simbolo originale. Non dovrebbe essere in discussione l'egemonia sulla coalizione, considerando anche l’apporto di candidature non partitiche (come quella del noto attivista per i diritti dei disabili Iacopo Melio), e candidature di altre realtà della sinistra, come il gruppo che fa riferimento all'ex ministro Valdo Spini; tuttavia, per il Pd, replicare il risultato di cinque anni fa (quando, con il 45,9%, si accaparrò l’intero bottino di seggi spettanti alla maggioranza) sarà di fatto impossibile, giacché dovrà fare i conti con una non facile concorrenza interna, a partire da Italia viva. 

7) SINISTRA CIVICA ECOLOGISTA 

Sulla scia del buon risultato conseguito in Emilia-Romagna, l’esperienza della lista "Coraggiosa" - ispirata da Elly Schlein e da varie sigle (partitiche e non) a sinistra del Pd - prende forma anche in Toscana, dove ha preso il nome di Sinistra civica ecologista. Il blog aveva già descritto tempo fa sia il simbolo che l’intero progetto e ha trovato conferma anche la supposizione in merito alla mancanza della parola "progressista" (a differenza del logo emiliano-romagnolo), sostituita da "Sinistra": come si è visto, "progressista" è comparso in Europa Verde, oltre che nella lista di Tommaso Fattori. Ed è proprio al gruppo di Fattori che i "coraggiosi" (che pure non hanno ripetuto quel nome, pur rendendosi pienamente riconoscibili sul piano grafico, per i colori e il cuore) faranno concorrenza, rivolgendosi di fatto al medesimo bacino elettorale: già sui social non sono mancate reciproche punzecchiature. Essendo una lista coalizzata, per Sinistra civica ecologista sarà più facile ottenere rappresentanza (basta il 3%); se però vuole raggiungere l'obiettivo dichiarato, cioè spostare l’asse della coalizione a sinistra, non potrà certo accontentarsi di superare lo sbarramento. 

Tommaso Fattori

8) TOSCANA A SINISTRA 

Una delle sorprese alle scorse elezioni regionali fu la lista Sì - Toscana a sinistra, guidata da Tommaso Fattori, che - con il 6,2% dei voti di lista - superò abbondantemente la soglia, eleggendo due consiglieri, compreso Fattori stesso. In questi anni, il progetto non si è frantumato (come spesso avviene a sinistra), anzi sembra aver raccolto ulteriori adesioni: ad ogni modo, la lista si ripropone agli elettori toscani, con il medesimo candidato a presidente ma con una veste grafica rinnovata (ne avevamo parlato, su queste pagine, già due mesi fa, anche se rispetto ad allora qualcosa è cambiato nei caratteri e nei colori). Stavolta, però, la sfida si preannuncia più dura: nel 2015 - complice anche un centrodestra diviso - la vittoria di Rossi si presentò scontata dall'inizio, cosicché molti elettori a sinistra del Pd poterono ignorare il richiamo al "voto utile". Ora lo scenario è assai diverso e la "coalizione-Fattori" (che comprende anche Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista) dovrà fare i conti con una concorrenza che va dalla Sinistra civica ecologista con Giani ai due partiti comunisti.

Irene Galletti

9) MOVIMENTO 5 STELLE 

Simbolo classico per il MoVimento 5 Stelle, che candida a presidente Irene Galletti, esperta in cooperazione internazionale e attuale consigliera regionale, eletta nella circoscrizione di Pisa con quasi 6mila preferenze. Nel 2015 il M5S riuscì - con il 15% - ad ottenere cinque consiglieri regionali, una rappresentanza oggi ridottasi a tre membri del consiglio (uno dei due fuoriusciti, Gabriele Bianchi, ha recentemente aderito a Toscana nel cuore e oggi è candidato nella lista Svolta!). Stando ai sondaggi, il 15% sarà un risultato difficilmente replicabile, tuttavia i voti del MoVimento potrebbero rivelarsi determinanti in un eventuale secondo turno. Proprio nella terra d'adozione del presidente Giuseppe Conte, ovvero colui che al momento rappresenta il principale collante del tormentato dialogo fra M5S e centrosinistra… 

Marco Barzanti

10) PARTITO COMUNISTA ITALIANO 

Dopo l’infelice esperienza delle regionali in Umbria lo scorso anno, torna sulle schede il Partito comunista italiano di Mauro Alboresi, che ha scelto di non coalizzarsi con il gruppo di Fattori (a differenza dei "cugini" rifondaroli) e di presentarsi autonomamente sotto la guida di Marco Barzanti, attuale segretario regionale del partito. Il simbolo è quello che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, senza variazioni di alcun tipo: la sigla PCI, le aste, la bandiera italiana che sventola dietro la falce e martello. Insomma, almeno dal punto di vista grafico, una riproduzione quasi perfetta del partito-Chiesa che in Toscana esercitava un dominio rimasto inscalfibile per quasi mezzo secolo. Il richiamo alle origini basterà per scaldare i cuori di chi rimpiange quella lunga stagione? 

Salvatore Catello

11) PARTITO COMUNISTA 

La sorte ha voluto che i due simboli con la falce e il martello capitassero di fianco, almeno nella circoscrizione di Firenze 4. E così, al decimo posto, troviamo il Partito comunista di Marco Rizzo, che propone per la presidenza della regione Salvatore Catello, già candidato nel collegio uninominale di Arezzo nel 2018, nonché nelle liste per le europee del 2019. Nei due appuntamenti elettorali appena citati, il Pc di Rizzo ha conseguito proprio in Toscana i suoi migliori risultati su scala nazionale (lo scorso anno un 1,7%: lusinghiero, date le circostanze), radicandosi nel territorio e presentandosi anche ad elezioni comunali - nel 2019 a Firenze e Livorno - senza però centrare l'obiettivo della rappresentanza consiliare. Il simbolo rimane lo stesso, con il quadrato incasellato nel cerchio a distinguerlo dalle tante altre sigle dell’arcipelago comunista, rispetto alle quali Rizzo è ormai da anni orientato a differenziarsi, anche nella sostanza della proposta politica. 

Susanna Ceccardi

12) LEGA 

La Lega, in Toscana, cercherà di tirare la volata a Susanna Ceccardi, fedelissima di Matteo Salvini, che cinque anni fa vinse sorprendentemente il ballottaggio per le comunali di Cascina, risultando così la prima sindaca leghista di un comune superiore toscano. Ha abbandonato poi la carica lo scorso anno, vista l’incompatibilità con il seggio da europarlamentare nel frattempo ottenuto in seguito alle europee del giugno 2019. La Lega – che presenta il simbolo classico coniato per le politiche del 2018 con "Salvini premier", senza varianti territoriali – stavolta mira ad imporsi come il primo partito in assoluto, sperando di approfittare dello sfilacciamento avvenuto nella coalizione avversa, che certamente indebolirà il Partito Democratico. Inoltre, la quasi definitiva esclusione della lista dell’altro Salvini (Roberto, che proprio 5 anni fa riuscì a diventare consigliere battendo Ceccardi) certamente gioverà alla Lega, scongiurando quantomeno la fuga di possibili elettori distratti (ammesso che lo fossero davvero).

13) FRATELLI D'ITALIA 

Il secondo partito estratto per la coalizione di centrodestra è Fratelli d'Italia, che sceglie di correre con il simbolo ufficiale in versione elettorale, cioè con il nome di Giorgia Meloni in grande evidenza (nel 2015, in alto compariva la dicitura "Liste civiche con Giorgia Meloni", in seguito all’accordo che era stato stipulato con numerose realtà civiche sparse in varie province). In questi anni, il partito si è sufficientemente strutturato sul territorio toscano per poter correre autonomamente, con l’ambizione di ottenere un risultato importante, dopo il 4,3% alle politiche 2018 e il 6,5% alle europee dell’anno successivo. D’altra parte, Fdi - che in Toscana conta sulla figura rilevante di Giovanni Donzelli - sembra oggi l’unico soggetto politico sulla cui costante crescita, almeno a livello nazionale, sono d’accordo tutti i sondaggisti. 

14) FORZA ITALIA - UDC 

Suscita curiosità, invece, il simbolo che ha presentato Forza Italia. Il partito di Berlusconi, infatti, ha stretto un accordo con l’Unione di centro "seguendo le indicazioni nazionali che vedono già al Senato un gruppo unico costituto da Forza Italia ed Udc", come hanno dichiarato dalla direzione regionale del partito di Cesa, precisando altresì che, in caso di consiglieri eletti, vi sarà un unico gruppo consiliare. Tuttavia, non appare alcuna traccia della vela, né dello scudo cruciato: l’unico rimando alla presenza dei centristi è il taglio inferiore del logo di Forza Italia, in azzurro, con la semplice sigla "Udc", quasi a dimostrazione di quali siano i rapporti di forza fra i due partiti, entrambi peraltro indebolitisi molto in Toscana negli ultimi anni. Ai drogati di politica, peraltro, potrebbe tornare in mente il contrassegno visto alle regionali del 1995 (le prime a elezione diretta del presidente), che a Forza Italia univa il Polo popolare (il futuro Cdu di Buttiglione, ancora in via di scissione dal Ppi).

15) TOSCANA CIVICA 

Ad un primo impatto, l'ultima formazione estratta sembrerebbe una classica lista civica. Oltre alla prova autoevidente del nome, anche il simbolo lascia supporre che si tratti di una civica di centrodestra: semicerchio blu, riproduzione dei confini regionali, assenza di riferimenti partitici. Eppure, leggendo tra le righe del sottotitolo, "Per il cambiamento", si può intuire qualcosa. Infatti, una componente essenziale di Toscana Civica è Cambiamo! con Toti, il partito che fa capo al presidente uscente della regione Liguria, nato con l’intento di raccogliere i delusi di Forza Italia (e, più in generale, del centrodestra moderato) e fare da terza gamba alla coalizione sovranista guidata da Salvini e Meloni, in vista di un imminente ritorno alle urne, poi sfumato con la nascita del secondo governo Conte. Toscana Civica, ad ogni modo, raccoglie anche il mondo dell’associazionismo e dell’imprenditoria, e si è radicata da anni soprattutto nell’entroterra, in polemica con un modello di Toscana a due velocità che – secondo i promotori della lista – avrebbe nell’ultimo decennio "marginalizzato i territori". 


BONUS TRACK 

La legge elettorale della regione Toscana si configura come un caso più unico che raro: fu la prima legge elettorale regionale ad essere approvata (nel lontano 2004), per poi essere sottoposta a varie modifiche, che hanno influito notevolmente anche sul sistema politico regionale. Per i veri drogati di politica, un saggio – pubblicato su Diritti regionali e risalente al 2017, ma ancora attuale (tranne che per la struttura della scheda) – scritto dall’autore di questo articolo e dal padrone di casa del blog che state leggendo adesso, interamente dedicato all’evoluzione della legge elettorale toscana. Buona lettura! 

giovedì 23 luglio 2020

Toscana, Sinistra civica ecologista, una lista "coraggiosa" per Giani

Si è detto giorni fa che la sinistra che ha scelto di non appoggiare Eugenio Giani si ritrova quasi tutta nella lista Toscana a Sinistra, che ricandida alla presidenza Tommaso Fattori ("quasi tutta" perché, per esempio, in questi giorni è stata annunciata anche la candidatura di Marco Barzanti, segretario regionale del Partito comunista italiano, che si presenterà dunque in autonomia). Parte della sinistra, invece, ha scelto di far parte della coalizione che porterà voti a Eugenio Giani: si tratta, in particolare, della lista Sinistra civica ecologista, il cui simbolo è stato presentato alla stampa in realtà già da tre settimane, precisamente il 2 luglio. 
In effetti, rispetto alle elezioni del 2015, una certezza c'è già: si può parlare di coalizione anche perché le liste in appoggio al candidato del centrosinistra non saranno soltanto due come allora (quella del Pd e Riformisti 2020 - Il popolo toscano). Quella di cui si parla ora aspira a essere la seconda più votata (anche se, in caso di "lista del presidente", potrebbe essere la terza). 
Il risultato è potenzialmente raggiungibile se si si considera che la formazione unirà tre gruppi, vale a dire Articolo Uno, 2020aSinistra (aggregazione che comprende varie liste civiche e associazioni legate alla sinistra toscana, oltre che varie persone singole interessate) e Comunità Civica Toscana, raggruppamento sorto meno di un anno fa che "rappresenta le Comunità locali all'interno del centrosinistra - così si legge nella pagina Facebook - con le istanze promosse direttamente dai territori". "Siamo molto soddisfatti del risultato che abbiamo raggiunto - ha detto in conferenza stampa Daniela Lastri, fino alla metà di giugno coordinatrice regionale di Sinistra italiana (e dimessasi in seguito a varie manifestazioni di dissenso interno circa l'appoggio a Giani), ora rappresentante di 2020aSinistra -. Di certo, questa lista dà un messaggio positivo di unità, in un panorama politico che apprezza poco l'unità. Non è l'unità totale che speravamo di realizzare, ma è un'unità importante. Un fatto nuovo".

In effetti, i gruppi che hanno presentato la lista avrebbero voluto tanto aggregare più forze, quanto ottenere "un cambio di classe dirigente", dunque candidature diverse. Il nome di Eugenio Giani non era esattamente in linea con quest'auspicio, ma questo non ha fatto venire meno il sostegno alla coalizione "perché la battaglia che ci sta di fronte non ammette divagazioni", visto che la regione per la prima volta appare contendibile "e noi persone e formazioni di sinistra non possiamo sottrarci alla battaglia politica, non possiamo ritirarci nelle nostre riserve". Si è dunque accettato ugualmente il sostegno a Giani, ma con l'idea di far parte della coalizione "in modo autonomo, libero e diverso", cercando di "far pesare di più la sinistra dentro il campo del centrosinistra" e, quindi, puntando soprattutto sul programma e sull'agenda. 

Il gruppo, dunque, vorrebbe puntare soprattutto su sanità (pubblica), ambiente (anche attraverso la riqualificazione energetica e ambientale delle imprese mediante  fondi strutturali europei e un trasporto pubblico a minor impatto), acqua (da rendere nuovamente pubblica), casa (per tutelare il diritto all'abitazione sul territorio regionale), istruzione (combattendo l'abbandono scolastico, rafforzare i servizi per l'infanzia e investendo nell'edilizia scolastica), lavoro. Indichiamo i temi principali di un cambiamento che riteniamo assolutamente necessario di fronte al dopo Covid-19. Non si scherza con quello che è successo, e chiediamo un pensiero e una lettura nuova di ecologia integrale sui territori e di sviluppo economico, sociale, ambientale, culturale della Toscana. Nel programma richiesto dalla lista, secondo Lastri, "c'è il passato e il futuro. C'è il passato della Toscana Rossa, fortemente legata alla lotta contro le diseguaglianze, alla cura dei legami sociali, al lavoro e alla piccola impresa. Ma c'è anche tanto futuro, della nuova Toscana Rosso-verde, che ricostruisce lavoro e qualità del lavoro puntando sulla lotta ai cambiamenti climatici, sull'ecologia delle imprese e sulla cultura".
Non a caso, anche il simbolo scelto per la lista è rosso-verde: basta uno sguardo, tuttavia, per capire che l'idea grafica (e probabilmente anche politica) di fondo viene dalla confinante Emilia-Romagna, in particolare dalla lista Emilia-Romagna coraggiosa, che a fine gennaio ha ottenuto il 3,77%, sancendo il successo personale di Elly Schlein (che dopo il voto è diventata vicepresidente della giunta regionale). I colori sono gli stessi, la disposizione pure, giusto con qualche variazione nella forma degli spazi e nelle sfumature; soprattutto, l'idea del cuore abbinato al profilo della regione su fondo verde è stata riportata tale e quale (anche se qui il tratto regionale non sembra "fatto a mano" e il cuore ha una forma leggermente diversa). Il semicerchio inferiore qui non è tutto rosso, ma contiene una fascia bianca centrale orizzontale, richiamando la bandiera della regione. E se la parola "ecologista" c'era anche in Emilia-Romagna, in Toscana si è scelto di sostituire all'aggettivo "progressista" il nome "Sinistra", per indicare chiaramente il campo di azione (e, probabilmente, anche per non lasciare che solo la lista di Fattori lo utilizzasse).
Nei prossimi giorni sarà più chiaro anche il panorama simbolico della coalizione che sostiene Giani, per le liste che dovranno essere presentate entro il 22 agosto.

venerdì 6 marzo 2020

Svolta!: Italia in comune, Volt e Toscana nel Cuore insieme nel centrosinistra

Rinviato - ancora non si sa a quando - il referendum confermativo della revisione costituzionale che comporterebbe un taglio del numero dei parlamentari elettivi, l'attenzione si sposta sulle elezioni che certamente si terranno in primavera (probabilmente il 17 maggio). Al di là del turno - non così nutrito - di elezioni comunali, la partita più interessante sarà rappresentata dalle 6 regioni chiamate a rinnovare presidenza e consiglio: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto. Molta attenzione sarà riservata alla Toscana, che necessariamente cambierà guida: Enrico Rossi sta terminando il suo secondo mandato da presidente, dunque il centrosinistra ha dovuto trovare un altro candidato. Tra le liste che lo sosterranno, anche una denominata Svolta!: si tratta di un cartello elettorale messo in piedi da Volt, Italia in comune e Toscana nel Cuore, che hanno scelto di appoggiare appunto la figura che il centrosinistra vorrebbe succedesse a Rossi, vale a dire il presidente uscente del consiglio regionale Eugenio Giani.
L'alleanza elettorale unisce due forze piuttosto giovani, che stanno lavorando per strutturarsi sul territorio: Italia in comune, fondata da Federico Pizzarotti, Alessio Pascucci e altri amministratori locali, in agosto compirà due anni di vita e ha già partecipato ad alcune competizioni di livello comunale; Volt - in questo caso indicata come Volt Toscana, con riferimento al gruppo di attivisti locale - è stato fondato come soggetto politico paneuropeo nel 2017, ma in Italia ha iniziato a cimentarsi in qualche elezione solo nel 2019 (di recente ha corso alle regionali in Emilia-Romagna e alle suppletive di Roma-Trionfale). A questi due soggetti politici si aggiunge Toscana nel Cuore, formazione cui risulta appartenere Gabriele Bianchi, eletto nel 2015 con il MoVimento 5 Stelle e dal 15 febbraio parte del gruppo misto in assemblea, dichiarandosi di maggioranza. Nel lasciare il gruppo consiliare del M5S, nei primi giorni di febbraio, Bianchi aveva dichiarato di voler porre all'attenzione del centrosinistra determinati temi e obiettivi per configurare un percorso comune, con attenzione per legalità e trasparenza, ma anche con la convinzione che il centrodestra debba essere arginato: "Forze senza nessuna proposta di modifica, forze che lavorano a devastare l’esistente senza soluzione in grado spesso di generare odio e divisione tra le persone. La Toscana si merita di meglio per la storia, la cultura e le tradizioni che la contraddistinguono e che la fanno grande nel mondo. Dobbiamo tornare ad aver la Toscana nel cuore".
Dall'11 febbraio su Facebook esiste l'immagine di Toscana nel Cuore - la silhouette gialla della regione con sopra il nome e un cuore: a Emilia-Romagna coraggiosa ha portato bene, anche se l'area politica non è sovrapponibile - ed è esattamente la stessa che, senza essere inserita in un cerchio, figura all'interno del contrassegno, nella sua parte alta, accanto alle "pulci" di Italia in Comune (emblema già noto, con il semicerchio inferiore rosso e l'indicazione locale) e di Volt Toscana (consueto simbolo viola con nome in bianco). La parte inferiore del cerchio è occupata dal nome scelto - un nome che, tra l'altro, rimanda almeno in parte a Volt - scritto in bianco su segmento blu, sormontato da una striscia arcobaleno. Da lì però parte la figura che caratterizza il contrassegno: il Pegaso inalberato (con le zampe anteriori davanti al segmento, come se volesse uscire dalla scheda), tinto di blu sfumato e con la testa rivolta all'indietro
Il cavallo alato è l'elemento principale dello stemma regionale, ma la sua presenza in questo caso non crea problemi di compatibilità con le norme - da anni si dissuadono le forze politiche dall'uso degli stemmi; ciò peraltro non aveva impedito nel 2015 la presentazione della lista Passione per la Toscana - perché il tema è interpretato con sufficiente grado di creatività. In particolare, come si diceva, il Pegaso (che è anche caro alla comunità LGBTQI, al pari dell'arcobaleno, dunque testimonia l'attenzione per i diritti civili) ha la testa rivolta all'indietro, ma guai a dire che si guarda indietro: la posa serve a evidenziare il concetto di svolta, a non dimenticare la storia da cui si proviene e - già che ci si è - a rendere più visibili le stelle della bandiera europea - particolarmente cara a Volt - il cui colore tinge il cavallo, sia pure a tinte sfumate.
L'alleanza tra queste tre forze dovrà servire a sostenere proposte innovative e progressiste (peculiari rispetto alle altre liste della coalizione), con attenzione all'Europa, ai giovani e ai territori. Il tutto cercando di unire le energie per superare il 3% dei voti validi, soglia valida per le liste coalizzate che vogliano accedere alla ripartizione dei seggi. Il primo obiettivo da centrare, tuttavia, è rappresentato dalla raccolta delle firme: nessuna delle tre forze costituenti la lista, infatti, conta su un proprio gruppo in consiglio (il concorso di Bianchi al progetto elettorale, dunque, non esonera in alcun modo la compagine dalla raccolta) e non pare che uno dei gruppi presenti sia pronto a concedere la propria quasi-esenzione (in Toscana l'esonero dalle firme non è mai totale: anche i partiti con gruppi consolidati devono comunque raccogliere dieci firme per ogni circoscrizione).