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sabato 4 aprile 2026

Riunire la Dc? Scintille di una nuova disputa sullo scudo crociato

Chi, per un motivo o per l'altro, sentisse l'inspiegabile bisogno di non restare per troppo tempo senza notizie sulla Democrazia cristiana, sui tentativi di riportarla in vita e sulle dispute sulla titolarità del partito o sull'uso del nome e del simbolo non rischierebbe davvero di rimanere a bocca asciutta. In queste settimane si sta consumando l'ennesima lite, che si sviluppa a colpi di comunicati stampa e post sui social network e offre a chi segue le vicissitudini dello scudo crociato una nuova puntata di uno scontro che non pare fuori luogo chiamare infinito (visto anche il postulato dell'eternità dei democristiani).
Tutto è iniziato, verosimilmente, con la diffusione di un comunicato stampa, diffuso il 24 febbraio scorso da Fratelli d'Italia e ripreso da alcuni media (incluso La Voce del Patriota diretto da Ulderico De Laurentiis). 
Oggi presso la sede nazionale di via della Scrofa a Roma il responsabile nazionale dell'organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, ha incontrato gli esponenti storici della Democrazia cristiana: il presidente della "Dc con Rotondi" On. Gianfranco Rotondi, il segretario nazionale della Dc storica Nino Luciani, il vice segretario nazionale Raffaele Cerenza, il segretario amministrativo Carlo Leonetti. Nel corso dell'incontro è stato ribadito il riconoscimento della storia del movimento oltre che il comune cammino a sostegno di Giorgia Meloni. La riunione è stata programmata in questi giorni per ribadire l'impegno e organizzare iniziative a sostegno del "sì" nella campagna referendaria sulla riforma della giustizia, ritenuta oggi più che mai determinante per garantire la governabilità dell'Italia.
Se qualcuno non dev'essersi particolarmente stupito nell'apprendere della visita alla sede di Fratelli d'Italia di Gianfranco Rotondi, presidente della Dc con Rotondi ma anche deputato eletto in un collegio uninominale vinto dal centrodestra e membro del gruppo parlamentare di Fdi, non altrettanto dev'essere avvenuto nell'apprendere che della delegazione facevano parte anche Nino Luciani, Raffaele Cerenza e Carlo Leonetti: il primo ritiene di agire dal 2020 quale segretario politico della Dc, lo stesso partito che avrebbe contribuito a riattivare come primo firmatario - nel 2016 - della richiesta del 10% dei soci "autoconfermati" nel 2012 di riconvocare l'assemblea degli iscritti; Cerenza, a lungo impegnato all'interno di una delle associazione degli iscritti alla Dc del 1993 per ricostruirne le vicende (giuridiche e patrimoniali), è attualmente indicato come vicesegretario del partito guidato da Luciani (dopo essere stato a lungo segretario amministrativo del progetto di riattivazione guidato da Franco De Simoni), mentre Leonetti si qualifica come segretario amministrativo dello stesso partito (in particolare risulta legale rappresentante dal 2023, legato allo stesso codice fiscale degli anni '90, anche per l'Agenzia delle entrate). Da alcuni mesi, incidentalmente, la Dc-Luciani utilizza con una certa frequenza un emblema diverso dal solito, che contiene la denominazione "Democrazia cristiana storica" e affianca lo scudo crociato a bordo superiore leggermente arcuato al volto di Alcide De Gasperi.
In ogni caso, nemmeno un mese dopo l'incontro con Donzelli, il 13 marzo, Luciani ha diffuso via e-mail un testo, denominato "Comunicato congiunto DC storica e On. G. Rotondi", il cui contenuto non poteva passare inosservato: 
In vista delle elezioni politiche del 2027, la DC, storicamente e giuridicamente continua con quella del 1994, e l'on. G. Rotondi: 1) appellano a tutte le "DC", alle Associazioni e Partiti di ispirazione cristiana, in special modo agli INTELLETTUALI CATTOLICI (non solo cattolici) a dare vita ad una LISTA ELETTORALE per la costituzione di un unico Gruppo Parlamentare con nome "Democrazia Cristiana", in Camera e Senato; 2) Convocano a Roma per il 18 aprile 2016, al Teatro Golden, Roma, via Taranto 36 (Porta S. Giovanni), a 80 anni dalla fondazione della DC.  
Il testo, dunque, faceva pensare all'avvio di un percorso comune tra il partito di Rotondi (che rivendica puntualmente la sua natura democristiana mai nascosta e la sua permanenza in Parlamento negli ultimi 25 anni, anche sotto il nome della Dc) e uno dei molti tentativi di riattivare il partito democristiano (l'unico riuscito secondo Luciani, non corretto e sbagliato secondo chi non era d'accordo con quella via di "risveglio"). A un futuro appuntamento al teatro Golden di Roma il 18 aprile - nel giorno in cui la Democrazia cristiana storica vinse le elezioni politiche del 1948 - peraltro, Luciani aveva già fatto cenno in una sua precedente e-mail del 25 gennaio, quando - riprendendo sue riflessioni precedenti - aveva auspicato per le elezioni politiche del 2027 la presentazione di una lista della Dc (con nome e simbolo originali), per proporre un "programma di libertà e di giustizia sociale, ispirato ai principii cristiani" (citando l'atto costitutivo originario del partito di De Gasperi) e guardando al modello tedesco (nel quale "Cdu e Csu convergono a fare un unico Gruppo Parlamentare nel Bundestag": per Luciani "l'unico modo di unificare in via breve le molte 'dc' create (sia pur legittimamente nulle) dopo lo scioglimento del 1994" sarebbe "creare un'unica lista elettorale per tutti i partiti aderenti, ma con l'impegno di costituire un solo gruppo parlamentare Dc in Camera e Senato" e il cammino verso questo obiettivo doveva appunto iniziare con un'adunata al Golden il 18 aprile.
Il referendum costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale del 22 e 23 marzo si è poi tenuto (e la posizione favorevole alla riforma, tenuta anche da Rotondi e da Fdi, non è risultata prevalente), ma subito dopo era già programmato da settimane un evento organizzato dalla Dc con Rotondi: il 27 e 28 marzo (i giorni delle elezioni del 1994, le prime senza il nome della Dc sulla scheda, essendo mutato il nome in Ppi e a fronte delle scissioni intervenute), ad Avellino, si è tenuta l'assemblea "degli esterni" - chiaramente ispirata a quella convocata nel 1981 dall'allora segretario Flaminio Piccoli, che oltre quindici anni dopo avrebbe provato a riattivare la Dc frattanto travolta - sul tema Cattolicesimo politico, abbiamo ancora qualcosa da dire? All'evento si sono registrati interventi di rilievo: il ministro dell'interno Matteo Piantedosi, il sottosegretario (ed ex segretario Cisl) Luigi Sbarra, l'ex ministro Mario Landolfi, campioni di democristianità mai dismessa come Bruno Tabacci (ancora in Parlamento) e Vincenzo Scotti, ex parlamentari come Erminia Mazzoni (Ccd-Udc-Pdl, poi Ncd) e Vito Bonsignore e ancora parlamentari come Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Luciano Ciocchetti (nato nella Dc, passato al Ccd e all'Udc, poi divenuto forzista e fittiano e, da lì, confluito in Fratelli d'Italia). Soprattutto, però, si sono ricordate pietre miliari della storia democristiana, a partire dall'appena scomparso Paolo Cirino Pomicino, ma la citazione più significativa per chi passa da queste parti viene da Arnaldo Forlani: "Se proverete a riunire i democristiani, al massimo scoprirete perché si sono divisi". 
La frase è sembrata profetica: il giorno dopo, il 29 marzo, Emilio Cugliari - che si qualifica come presidente della Dc e si ritiene legittimato all'interno del percorso iniziato dall'autoconvocazione del 2016, ritenendo però illegittimo tanto il percorso che ha portato alla segreteria di Gianpiero Samorì (facente funzione dopo le dimissioni di Totò Cuffaro), quanto l'elezione alla segreteria di Nino Luciani - ha fatto diffondere un comunicato con cui ha voluto smentire tanto ogni legame tra l'iniziativa di Rotondi quanto la riconducibilità alla "sua" Dc (da egli, ovviamente, ritenuta la sola legittimata) del percorso comune iniziato dalla Dc-Rotondi e dalla Dc-Luciani con Fdi. Ecco di seguito il testo che riunisce due comunicazioni affini, fatte circolare in rete (anche sul sito www.democraziacristiana.io, riconducibile alla Dc-Cugliari) e a vari siti d'informazione:

Numerose sentenze della Corte di Cassazione (n. 25999/2010, n. 805/2017, n. 18746/2019), unitamente alla decisione del Tribunale di Roma (n. 2847/2025), hanno stabilito in modo inequivocabile che la Democrazia Cristiana non è mai stata sciolta e che nessun altro partito, gruppo o singolo soggetto può rivendicarne la continuità giuridica, né l'uso del nome o del simbolo. Nel medesimo solco giurisprudenziale, tutti i ricorsi avanzati da soggetti che pretendevano di rappresentare la Democrazia Cristiana sono stati respinti con condanna alle spese, confermando la piena legittimità dell’attuale assetto del partito. 

Non siamo di fronte a una semplice imprecisione lessicale, ma a una distorsione sostanziale della realtà storica e giuridica della Democrazia Cristiana. L’affermazione dell’onorevole Giovanni Donzelli, secondo cui il prossimo 18 aprile Fratelli d'Italia "riunirà le varie anime della Democrazia Cristiana", è, senza ambiguità, un falso storico e un errore politico di fondo. Abbiamo poi appreso da un recente servizio del TG2 che il signor Rotondi è tornato a parlare della Democrazia Cristiana. Non appartiene alla Democrazia Cristiana e non può parlare né per nome né per titolo del partito. Ogni sua dichiarazione in tal senso è priva di qualsiasi legittimazione. Anche in questo caso si tratta di una rappresentazione non corrispondente alla realtà giuridica. Per tale ragione sarà formalmente richiesta alla testata una rettifica, al fine di ristabilire la verità dei fatti.

La verità giuridica e politica: La Democrazia Cristiana non è un contenitore disperso, né una galassia di sigle. È un soggetto politico unico, la cui continuità è stata più volte confermata in sede giudiziaria. I tribunali italiani hanno chiarito, con sentenze definitive, che non esistono "più Democrazie Cristiane": esiste una sola realtà legittima, che ha mantenuto identità, simbolo e continuità organizzativa. A guidarla è oggi il presidente Emilio Cugliari, sotto la cui direzione il partito continua a operare regolarmente su tutto il territorio nazionale, con attività politica concreta e una presenza organizzata, anche attraverso i propri canali ufficiali di comunicazione. 
L’equivoco delle "anime": Parlare di "varie anime" della Democrazia Cristiana significa accettare una narrazione fuorviante. La DC ha una sola anima: quella dei suoi militanti, iscritti e dirigenti che ne custodiscono la tradizione e ne portano avanti l’azione politica. Le molteplici iniziative nate negli anni da ex aderenti o gruppi che si richiamano nominalmente alla DC non hanno alcuna legittimazione giuridica né continuità politica riconosciuta. Si tratta, nei fatti, di tentativi reiterati e sistematicamente respinti nelle aule di tribunale. Il risultato è un insieme di strutture prive di sostanza, meri simulacri che non possono essere confusi con il partito reale. 
Un errore politico grave: Che un partito di governo cada in una simile rappresentazione non è un dettaglio marginale. È un errore che incide sulla credibilità delle istituzioni e sulla qualità del dibattito pubblico. Attribuire a forze esterne la capacità di “riunire” ciò che non è mai stato diviso significa non solo ignorare la realtà giuridica, ma anche svilire il ruolo della politica stessa, riducendola a operazione comunicativa scollegata dai fatti. La Democrazia Cristiana non è disponibile a essere oggetto di narrazioni improprie o strumentali. Non è un’eredità da redistribuire né un marchio da evocare: è un soggetto vivo, organizzato, operativo. 
Una responsabilità verso il Paese: I veri democratici cristiani non possono accettare che si diffondano rappresentazioni errate che rischiano di confondere cittadini ed elettori. La chiarezza, in politica, è un dovere. Per questo è necessario ristabilire la verità: la Democrazia Cristiana è una sola, continua a esistere e agire, ed è riconosciuta come tale nei luoghi dove conta davvero - nelle istituzioni e nei tribunali. Ogni altra ricostruzione non è solo inesatta: è, semplicemente, infondata.

Poco importa che le sentenze di Cassazione citate da Cugliari - peraltro in modo non sempre preciso - non si riferiscano formalmente a una Dc guidata da lui e che quella del tribunale di Roma del 2025, pur vedendo effettivamente la Dc-Luciani soccombere contro Cugliari, non dica in concreto - né, verosimilmente, potrebbe farlo - che questi sia il solo legittimato a guidare la Democrazia cristiana. Rileva piuttosto che la disputa in nome della rappresentanza dello scudo crociato riesca incredibilmente ad autorigenerarsi ogni volta, a partire da un qualunque episodio, anche apparentemente minore (non vissuto come tale, evidentemente, da qualcuno). Lo stesso Cugliari, per dire, sempre sul sito della "sua" Dc il 2 aprile ha scritto un articolo - Rete 4 e gli "zombi" cattocomunisti - in cui si lamentava della partecipazione di Pierferdinando Casini alla trasmissione Realpolitik condotta da Tommaso Labate (in cui si è parlato, tra l'altro, di un'altra reunion democristiana, organizzata da Dario Franceschini al Salone delle Colonne dell'Eur il 29 marzo per ricordare i cinquant'anni dal congresso Dc che rielesse segretario Benigno Zaccagnini alla segreteria): "Giornali e televisioni - ha scritto Cugliari - hanno paura di invitare chi con tanta fatica, sta organizzando il nuovo corso della Democrazia Cristiana [...]. Però invitano i disertori della Democrazia Cristiana che nel momento di difficoltà del Partito anziché lottare e resistere all’onda d’urto giudiziario hanno scelto di fuggire e abbandonare la Democrazia Cristiana e gli associati, non esitando un attimo a cercarsi un nuovo posticino al sole tradendo chi aveva dato loro lustro e beneficio in passato ed ancora oggi ne usufruiscono indegnamente". Cugliari si ribadisce "pronto per un eventuale contraddittorio senza se e senza ma, in qualunque sede e con chiunque", peraltro senza avere alcuna pretesa patrimoniale nei confronti di chi sostiene che "la Democrazia cristiana è morta".
Nel frattempo, Rotondi ha fatto sapere che l'assemblea "degli esterni" verrà ripetuta anche in altre città, inclusa Roma. Data dell'incontro romano, il 18 aprile, sempre nell'anniversario della vittoria democristiana del 1948. Non è stato precisato il luogo, ma non si può escludere che quell'evento venga fatto coincidere con "l'adunata" presso il teatro Golden annunciata da tempo da Nino Luciani. E, c'è da giurarci (non da augurarselo, per carità), le dispute riprenderanno.

lunedì 20 luglio 2020

Democrazia cristiana, la via travagliata verso il XIX congresso

Si è visto pochi giorni fa come varie sigle partitiche e associative riunite nella Federazione popolare dei Democratici cristiani siano pronte, alle prossime elezioni regionali e comunali, a mettere in piedi una lista unitaria chiamata Unione democratici cristiani (il simbolo in sostanza è una variante dell'Udc, con lo scudo crociato in primo piano); si è visto che all'operazione partecipa anche la Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria di Renato Grassi. 
Occorre non dimenticare, però, che una parte di coloro che si qualificano come soci della Dc ha sollevato da tempo contestazioni di metodo, ritenendo che il XIX congresso celebrato nel 2018 e che aveva eletto Grassi fosse in realtà inesistente o almeno nulla, per varie irregolarità formali (a partire dalla mancata identificazione dei delegati regionali). Per questo, il 12 ottobre 2019 a Roma - quasi contemporaneamente a un'altra assemblea in cui si era autoconvocata una riunione degli iscritti alla Dc del 1993, che elesse segretario politico Franco De Simoni e segretario amministrativo Raffaele Cerenza - si è tenuta una riunione dell'assemblea dei soci, formalmente convocata da Gianni Fontana (in quanto presidente dell'associazione eletto dai soci nell'assemblea del 26 febbraio 2017) e materialmente disposta e guidata da Nino Luciani: in quell'occasione i soci presenti decisero la sostanziale revoca degli atti congressuali per le citate irregolarità, provvedendo contestualmente a indicare lo stesso Luciani come presidente ad interim, nel percorso che avrebbe dovuto portare a ricelebrare il XIX congresso non appena fosse stato possibile.
Nelle settimane scorse si è dato conto dell'attività di quei soci, in particolare delle riunioni telematiche che si sono tenute in periodo di lockdown tanto in vista dell'udienza - poi rinviata a ottobre - della causa civile intentata da Cerenza e De Simoni per far invalidare il congresso del 2018, quanto in preparazione del congresso. Nell'ultimo spezzone di riunione online, il 18 giugno, si era deciso di provvedere a una ricognizione dei soci effettivi (in modo da contenere sensibilmente le spese di spedizione degli avvisi personali per la convocazione e quelle per ottenere una sala idonea), chiedendo a ogni socio di confermare espressamente la propria affiliazione entro 30 giorni dalla delibera e versando la quota sociale di 50 euro; Luciani aveva poi convocato per il 2 luglio alle 11 e 30 a Roma una nuova assemblea - stavolta dunque in presenza - per decidere l'ordine del giorno e magari la data del XIX congresso.
Sull'esito di quella riunione, tuttavia, non c'è accordo: ci sono infatti due tesi contrastanti su ciò che è accaduto a Roma, con tanto di verbali differenti (uno già approvato, l'altro in via di approvazione). Le versioni concordano sul fatto che l'assemblea, fissata (in seconda convocazione) come si diceva per le 11 e 30, è iniziata quasi un'ora dopo per l'arrivo in ritardo dello stesso convocante, cioè Nino Luciani che, nel suo verbale, adduce problemi legati al suo viaggio in treno. C'è chi sottolinea però che, nell'attesa di Luciani, i soci presenti avevano deciso di iniziare ugualmente l'assemblea per non avere a loro volta problemi con i biglietti ferroviari già acquistati; all'arrivo di Luciani, questi non avrebbe riconosciuto come validamente aperta l'assemblea, solo lui essendo titolato ad aprirla e a presiederla (nel verbale di Luciani, però, c'è traccia solo di ciò che sarebbe avvenuto dalla sua presidenza in avanti).
Dopo l'inizio contrastato, la diatriba sarebbe proseguita tanto sull'identificazione dei soci partecipanti con delega e sul loro titolo a prendere parte all'assemblea (in quella fase il verbale di Luciani dà conto anche dell'elenco dei soci preso e fatto volare in aria, con fogli che poi non si sarebbero ritrovati), quanto sulla validità degli atti compiuti nei mesi precedenti, in particolare nelle riunioni online a partire da quella del 14 marzo. Raffaele Lisi, in particolare, avrebbe sottolineato che la disposizione del d.P.C.M. dell'8 marzo 2020 utilizzata per ritenere possibile lo svolgimento di un'assemblea da remoto (art. 1, comma 1, lett. q) non sarebbe stata valida per gli organi delle associazioni (in seguito, si aggiunge qui, è peraltro stato emanato il decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con legge n. 27/2020, con cui si è stabilito all'art. 73, comma 4 che anche gli organi delle associazioni non riconosciute potevano riunirsi in videoconferenza), avendo già segnalato il problema a Luciani che non ne avrebbe tenuto conto; Emilio Cugliari (assieme a Lisi tra i maggiori contestatori della legittimità del congresso del 2018, essendone stato il segretario e avendo firmato un verbale che dava conto della mancata consegna del verbale della commissione verifica poteri) avrebbe poi sostenuto che non tutti i soci erano stati informati di quella riunione online, per cui questa non avrebbe avuto valore giuridico. Le critiche di Lisi si sarebbero tradotte in una mozione di sfiducia a Luciani, con annessa non conferma dell'attività svolta fin lì online. La sfiducia sarebbe stata messa ai voti e approvata, ma da qui in avanti le due versioni su quanto accaduto divergono in modo significativo, anche sul computo dei voti favorevoli o contrari alla sfiducia o delle astensioni. 
Quelli che hanno visto approvata la mozione di sfiducia avrebbero ottenuto di ricostituire la presidenza con cui la riunione era iniziata (prima dell'arrivo di Luciani), provvedendo a eleggere all'unanimità dei presenti Emilio Cugliari come nuovo presidente facente funzione della Democrazia cristiana. "Nel frattempo - ha precisato questi - Gianni Fontana si è dimesso dalla carica di presidente Dc, che aveva mantenuto dopo che la nostra assemblea del 12 ottobre 2019 aveva revocato gli atti congressuali del 2018: per evitare contestazioni ho chiesto che le sue dimissioni fossero autografe e lui lo ha fatto". Cugliari spiega di voler provvedere in fretta a nominare dei commissari del partito nelle varie regioni, in modo che a ottobre possa tenersi il congresso nazionale (il 2 luglio sarebbe già stato approvato il regolamento congressuale, a partire da una proposta di Lisi).
Diversa è la versione che si evince dal verbale diffuso da Nino Luciani, firmato da Valentina Valenti. Al di là dei disaccordi sul conteggio dei voti, Luciani ritiene che la sfiducia nei suoi confronti sia nulla, perché quell'ordine del giorno non sarebbe stato presentato nelle forme previste - rinviando il codice civile all'ordinamento interno della singola realtà associativa - dall'art. 27 dello statuto della Democrazia cristiana (a partire dall'obbligo di presentare detto ordine del giorno almeno dieci giorni prima della discussione). Luciani, pertanto, ritiene di non aver potuto chiudere l'assemblea dei soci da lui aperta e di doverla riconvocare - via e-mail, disponendone lo svolgimento in videoconferenza - per poter esaurire la trattazione dei punti rimasti all'ordine del giorno, con lui ancora nelle vesti del presidente ad interim.
Comunque la si pensi in questa vicenda, sembra evidente che seguiranno altri passaggi relativi allo scudo crociato (paralleli alle vicende elettorali che riguarderanno l'Unione democratici cristiani). C'è solo da sperare che siano meno conflittuali di quelli appena ritratti.