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mercoledì 31 ottobre 2018

Dc, cariche rinnovate per ridare corpo allo scudo crociato

Alla fine il tanto evocato - per volerlo o scongiurarlo - XIX congresso della Democrazia cristiana è stato celebrato (il 14 ottobre) e, di seguito (il 27), si è tenuto anche il primo consiglio nazionale che da quella riunione sarebbe derivato: in queste due occasioni, il partito si sarebbe dato di nuovo un segretario politico (Renato Grassi) e avrebbe ricostituito gli organi nazionali, a partire dalla direzione nazionale e dal segretario amministrativo (Nicola Troisi), con l'intenzione di ritornare pienamente operativo a livello nazionale per poter riutilizzare il simbolo dello scudo crociato nella vita politica ordinaria e agli appuntamenti elettorali. 
Naturalmente, trattandosi di vicende democristiane, c'è da sospettare che avranno strascichi in tribunale, non appena a qualcuno verrà in mente di presentare ricorso o se atti precedenti a quelli relativi a quest'assise saranno dichiarati nulli o annullati (in particolare, quelli relativi all'assemblea degli iscritti del 26 febbraio 2017, impugnati da Raffaele Cerenza e Franco De Simoni, la cui ultima udienza è prevista per il 19 marzo 2019).  
Volendoci fermare ai fatti, questa volta la Dc si è data come segretario un suo dirigente del passato, che peraltro nel corso del tempo ha militato anche in altri partiti che hanno rivendicato l'eredità almeno politica dello scudo crociato, al punto da adottarlo come emblema: risultò, in particolare, tra i fondatori dell'Udc, di cui è stato anche segretario organizzativo nazionale. La candidatura di Grassi, alla fine, è risultata l'unica rimasta in campo: si era infatti presentato anche Nino Luciani (già primo firmatario della richiesta di convocazione dell'assemblea Dc e candidatosi anche allora come presidente dell'assemblea dei soci), ma all'ultimo momento sarebbe stata eccepita la mancanza di una lista di candidati a suo sostegno e non ci sarebbe più stato tempo per sanare il problema. 
La mozione approvata alla fine del congresso - così come la si legge nel sito www.democraziacristiana.cloud - rilancia l'idea di riproporre "un progetto di società nel quale i diritti di tutti vengano difesi e i doveri di tutti attuati: insomma una nuova fase costituente dei doveri", da attuare superando "le tentazioni nostalgiche accompagnate da silenziose lamentele" e considerando il partito riattivato come "una tenda, un luogo includente e aperto a tutti i democristiani, senza costruzione di confini, senza preclusioni ed esclusioni". Occorre dunque verificare in concreto la possibilità di ricostruire, sotto l’unico nome e simbolo dello scudo crociato nella memoria dei Padri Fondatori che hanno fatto la Democrazia Cristiana, l’unità di tutti i democristiani che sino ad oggi, in differenti modi e con diverse iniziative, hanno tuttavia tenuto desto il nome della Dc dopo la diaspora del 1994": ciò dovrà essere fatto aprendo innanzitutto il tesseramento "a tutti coloro che vorranno partecipare a questo progetto e assumere sul serio 'la politica come la più alta forma della carità' (Paolo VI) orientati dalla stella polare della Dottrina Sociale della Chiesa aderendo allo statuto e al codice etico della Dc".
Si sarebbe alla fine trovato un accordo per legare questo progetto a un nuovo nome, quello appunto di Renato Grassi (già scelto, peraltro, per presiedere l'assemblea del 26 febbraio 2017 al posto di Luciani), ma anche per non escludere del tutto Gianni Fontana, che fino a questo momento dell'assemblea dei soci Dc era stato il presidente, pur se ampiamente discusso da più parti. Fontana, alla fine, è stato eletto presidente del consiglio nazionale del partito (non senza polemiche e proteste, tanto da parte di chi lo avrebbe voluto ancora alla guida della Dc, quanto soprattutto da chi lo aveva sostanzialmente accusato dell'inattività del partito e di aver depositato per le politiche del 2018 un simbolo diverso da quello tradizionale, bocciato dal Viminale). 
Non è ancora dato sapere come il partito (che ritiene di essersi) riattivato intenderà percorrere la via della "ricomposizione della diaspora" democristiana, se con una federazione con altre forze o con l'invito a chi si ritiene parte della storia Dc a iscriversi al partito. Anche questa volta non mancano, a dire il vero, polemiche per lamentate irregolarità nelle convocazioni dei soci e nei congressi locali; può essere che siano superate, come può essere che si trasformino in nuove carte bollate. Tra i motivi di polemica, c'è anche la contestazione mossa da alcuni in base alla quale il sito del Nuovo Cdu guidato da Mario Tassone indicherebbe ancora Renato Grassi come titolare del dipartimento organizzativo del partito ed è possibile che lo sia stato anche al momento del congresso democristiano: ciò, secondo alcuni, comporterebbe l'ineleggibilità di Grassi alla segreteria della Dc (ma sul sito dei democristiani è apparso il riferimento alla decisione del Nuovo Cdu di azzerare le cariche nazionali già dall'aprile scorso). 
Nel frattempo, il consiglio nazionale ha deliberato di riaprire il tesseramento (sarà la direzione nazionale del 10 novembre a decidere come fare operativamente) e deciso che tutte le convocazioni degli organi del partito avverranno attraverso la posta elettronica (per non spendere altri soldi che non ci sono). In Abruzzo, peraltro, si continua a parlare della possibilità di presentare una lista unitaria da parte dell'Udc e della Dc riattivata da Gianfranco Rotondi, magari con la candidatura di quest'ultimo alla presidenza e con l'unione del nome e del simbolo storici. Una mossa che a chi ritiene di essere in piena continuità giuridica con la Dc storica non è piaciuta per niente. Sarà un'altra occasione per far sorgere contrasti?

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