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venerdì 19 agosto 2022

5 simboli riammessi: nuova puntata di #RomanzoViminale

Fonte: www.interno.gov.it
Alle ore 16 di ieri è scaduto il termine per accogliere l'invito del Ministero dell'interno a modificare i contrassegni ritenuti confondibili o usati senza titolo, a integrare i documenti presentati o, al contrario, a presentare opposizione alla richiesta, chiedendo l'intervento dell'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione. Di quest'ultimo passaggio si potrà dare conto solo nelle prossime ore, quando saranno rese note le decisioni del collegio di magistrati; nel frattempo, in compenso, si può dire che cinque forze politiche hanno seguito le indicazioni del Viminale e hanno visto riammettere il loro fregio elettorale, che dunque figura nell'ultima bacheca dei contrassegni ammessi, in coda a quelli regolarmente "approvati" martedì 16 agosto (dunque dopo Italia dei Diritti).
Dopo le ore 21 di ieri, infatti, sul sito del Ministero dell'interno è apparsa la notizia in base alla quale il numero complessivo degli emblemi ammessi era salito a 75, appunto dopo le ultime riammissioni. Non vengono indicate le ragioni relative ai singoli casi di forze politiche riammesse (né, del resto, era stata data specifica notizia sulle valutazioni che avevano portato a ricusare 14 emblemi e a ritenerne altri 17 non in grado di consentire la presentazione di liste), così ci si deve limitare a ciò che si può intuire attraverso la foto complessiva pubblicata.
Due dei cinque contrassegni riammessi risultano modificati rispetto alla versione depositata al Viminale lo scorso fine settimana: in quei casi, dunque, i problemi rilevati dal ministero riguardavano effettivamente l'emblema elettorale o, almeno, una sua parte. Questo vale, ad esempio, per la prima forza politica ad avere sostituito il proprio simbolo, cioè Dcl - Democrazia cattolica liberale: si era detto, infatti, che l'unico elemento davvero problematico era costituito dal triplo scudo crociato collocato in primo piano nel contrassegno, vista la norma che tutela i simboli tradizionalmente usati da partiti presenti in Parlamento, quale è l'Udc (piaccia o no ai vari gruppi che vorrebbero rimettere in opera la Dc e sostengono che il Viminale tuteli in modo inopportuno e scorretto la posizione del partito guidato da Lorenzo Cesa). Marco Peretti, capo della forza politica, ha evidentemente scelto di rinunciare agli scudi crociati, semplicemente togliendoli: è rimasta l'espressione "Dcl Liberazione", prima leggibile sui bracci orizzontali delle tre croci una dopo l'altra, mentre la sigla Dcl è stata spostata al centro del cerchio, ora non più occupato dagli scudi (e che mostra la sfumatura da blu ad azzurro che, in fondo, ora può ricordare il profilo di uno scudo).
L'unico altro emblema modificato rispetto alla (prima) fase di deposito è quello di Pensiero e azione Ppa. Il contrassegno ora ammesso - il quarto, in ordine di riammissione - non contiene più la miniatura del simbolo della formazione La Politica dei Giovani: si deve quindi supporre - come del resto si era già immaginato quando è stata esposta la bacheca dei simboli non ammessi - che il Ministero avesse rilevato la mancata delega all'inserimento di quel simbolo all'interno del contrassegno di Ppa, mentre è bastato togliere quel riferimento grafico (e far emergere per intero il nastrino tricolore sottostante) per risolvere il problema che in un primo tempo era stato sollevato e far ritenere ammissibile la nuova versione del contrassegno.
Non ha subito modifiche invece il terzo simbolo riammesso, quello di Palamara Oltre il Sistema. Luca Palamara ad Adnkronos ha dichiarato già mercoledì che 
"La dea che sorregge la bilancia simbolo di equità e come un nume tutelare sovrasta l’Italia simbolo della urgenza di fare la riforma della giustizia avrà modo di correre e di comparire per le prossime competizione elettorale di settembre. La giustizia è di nuovo in corsa. Più forti di prima, si va oltre il sistema". Che la lista corra o meno, ciò sarà possibile per il deposito della dichiarazione di trasparenza, dell'atto di mandato al deposito autenticato al 14 agosto e "rettificato il 17/08/22" e della dichiarazione di consenso all'uso del cognome nel contrassegno": quelle integrazioni documentali, dunque, sono state sufficienti a riammettere l'emblema presentato domenica.
Non risultano modifiche nemmeno per il secondo e il quinto simbolo oggetto di riammissione. Il secondo, relativo al Partito federalista italiano, che non appare ritoccato in alcuna sua parte, è stato probabilmente riammesso in seguito alla sanatoria dei documenti presentati. Pur mancando maggiori informazioni in materia, si può pensare che le cose siano andate così: chi scrive, infatti, ha visto con i propri occhi che il depositante e capo della forza politica, Pierantonio Sabini, è rimasto a lungo impegnato insieme al suo collaboratore con la sottocommissione che si è occupata della pratica di ammissione, per cui è probabile che fossero rimaste in sospeso alcune questioni di documentazione incompleta, risolte dopo il primo verdetto di non ammissione.
Quanto al quinto e ultimo emblema riammesso, quello di L'Italia sé desta, anche qui l'immagine pubblicata non sembra modificata, nemmeno nel presunto errore ortografico relativo al nome (che pure potrebbe essere interpretato come "L'Italia desta se stessa", come l'azione dei soldati che infiggono la bandiera, stile 
Iwo Jima riflessa). La riammissione, che a questo punto sembra dovuta all'integrazione della documentazione (in particolare della dichiarazione di trasparenza), permette tra l'altro di smentire materialmente l'idea - che pure era circolata o qualcuno aveva auspicato - che l'emblema fosse stato in un primo tempo "bocciato" proprio a causa dell'errore (nel 2013 fu ammessa senza problemi l'espressione "Aqua bene comune" nel simbolo Recupero maltolto di Enrico Andreoni, anche se in realtà il suo era un latinismo, infatti in seguito avrebbe scritto "Bonum commune aqua").
Altri soggetti esclusi hanno probabilmente fatto opposizione agli inviti del Viminale: si dovrà attendere il verdetto dell'Ufficio elettorale centrale nazionale, atteso per la giornata di domani, per avere il quadro definitivo dei contrassegni ammessi, anche se è probabile che anche eventuali decisioni favorevoli ai presentatori non aumentino il numero di liste sulle schede (le firme, insieme al resto dei documenti, dovrebbero comunque essere consegnate presso le sedi delle corti d'appello entro lunedì sera).

sabato 9 luglio 2022

Oltre il Sistema, così Palamara guarda alle elezioni con la Giustizia

La data di lancio ufficiale è già stata fissata: il 23 luglio. In quel giorno, a Roma, all'hotel Baglioni, si terranno gli Stati Generali di Oltre il Sistema, movimento politico fondato e guidato da Luca Palamara, già presidente dell'Associazione nazionale magistrati e membro del Consiglio superiore della magistratura, poi radiato dalla magistratura stessa in seguito ad alcuni procedimenti giudiziari nei quali è stato ed è coinvolto.
L'annuncio - diffuso ieri e pubblicato tra ieri e oggi dai media - arriva dopo la notizia data il 9 maggio scorso della futura candidatura alle elezioni politiche dell'ex magistrato (per un "impegno politico per una giustizia giusta e non vendicativa", le cui forme sarebbero state rese note in seguito); il primo tassello di quell'impegno, peraltro, era già stato messo con la candidatura alle suppletive nel collegio camerale di Roma Primavalle tenutesi il 3 e il 4 ottobre dell'anno scorso. E direttamente da quella esperienza viene anche il simbolo del movimento che è stato divulgato e che è possibile vedere sul sito www.oltreilsistema.it (l'indirizzo è stato registrato lo scorso 5 febbraio a nome di Monica Macchioni, giornalista ed editrice: nel 2017 ha creato Male Edizioni, dirige Spraynews e si occupa di comunicazione politica e aziendale).
Come nel contrassegno impiegato lo scorso anno, c'è la dea della Giustizia,  rappresentata di profilo, protesa in avanti (anche se stavolta, mancando le righe orizzontali sullo sfondo, sembra più ferma, meno pronta a correre), senza spada, ma con la mano che regge la bilancia a due piatti e la benda sugli occhi, segni di equilibrio e imparzialità. La figura della Giustizia - identica nella raffigurazione - in questo caso è tinta di blu scuro, come la sagoma dell'Italia che le è stata posta al fianco. Non è stato replicato il "cancelletto" tricolore, prestato lo scorso anno dall'associazione Cultura Identità, così come non c'è il nome dello stesso Palamara; i colori della bandiera invece tingono un segmento circolare posto nella parte inferiore del cerchio, sulla quale trova posto la parola più evidente del nome del movimento, che guarda caso rimanda a Il Sistema, il titolo del libro-intervista con Alessandro Sallusti che ha venduto oltre 300mila copie (e il concetto è stato citato anche nella copertina del successivo volume dei due, Lobby & Logge). 
Nella proposta politica di Palamara il tema della giustizia ha un ruolo inevitabilmente rilevante, anche perché "parlare di giustizia oggi - ha sottolineato - equivale a parlare di democrazia e di libertà. Pensare per il legislatore e per i leader politici di ignorare un tema così importante come quello della Giustizia e dei meccanismi che regolano le nomine e le cariche all'interno della Magistratura significherebbe non avere a cuore l'agibilità democratica del Paese in cui viviamo", mentre "è compito delle forze democratiche vigilare affinché non ci siano travalicazioni, affinché un potere non ingerisca l'ambito dell'altro condizionandone il corso".
Secondo l'ex presidente Anm si è di fronte a "un punto di non ritorno", nel quale "troppe contraddizioni hanno attraversato il mondo delle toghe, troppe interazioni tra magistratura e politica hanno inquinato l’autonomia della magistratura e hanno parificato il mondo dei magistrati ad un manuale Cencelli in sedicesimi, dove gli equilibri sono venuti spesso prima del merito e della verità. Una corsa smodata al carrierismo e ai fuori ruolo presso gli uffici legislativi di Camera e Senato e dei Ministeri: rendite di posizione, di relazioni, di visibilità". Sarebbe questo, in poche righe, il "Sistema" da lasciare alle spalle e che, sempre con le parole di Palamara, "si regge da anni e determina l'inizio e la fine di un leader politico, la fine ad orologeria di governi eletti dal popolo" (che non esistono, come ovviamente Palamara sa visti i suoi studi di diritto costituzionale, ma evidentemente la formula esercita un fascino notevole...).
Per l'ex presidente Anm è prioritario "cancellare per sempre il ricorso strumentale all'uso politico della giustizia per favorire gli amici applicando la legge solo contro i nemici e interpretandola a favore dei primi", come pure eliminare "lo strapotere delle correnti, le rendite di posizione, i carrierismi e i tifi ideologici", proponendo invece - come "tema dirimente e imprescindibile per le elezioni del 2023" - una giustizia da declinare in ogni forma, "a partire dalla giustizia sociale, alla giustizia economica, alla giustizia fra popoli, giustizia nei concorsi (sperando che non siano già coi posti assegnati)", in un percorso che possa contribuire a far rinascere l'Italia. Oltre il Sistema si propone appunto questo - tentando di attualizzare, a suo modo, l'appello ai "liberi e forti" di Sturzo - mettendo in campo "una proposta per l'Italia e dunque al tema centrale della giustizia verranno affiancati declinandola altri temi", seguiti da chi vorrà partecipare a una "battaglia collettiva per una Italia più giusta". L'invito-appello è esplicitamente rivolto "a tutti, destra, sinistra, centro, astenuti, apolitici", con l'idea di costituire "una piattaforma iniziale su cui innestare con forza un movimento riformatore nuovo".
Naturalmente è presto per dire se il simbolo di Oltre il Sistema diventerà pure contrassegno elettorale (per giunta autonomo) e finirà sulle schede al prossimo rinnovo del Parlamento. Di certo è possibile, ma - posto che molto dipenderà anche da quando si andrà al voto, viste le tensioni che in queste settimane non mancano - bisogna ammettere che l'attuale sistema elettorale non sarebbe del tutto favorevole per una lista di questo tipo, considerando almeno la legittima aspirazione a eleggere propri parlamentari. A dispetto del 6% ottenuto da Luca Palamara alle suppletive di ottobre - certamente non trascurabile, ma il risultato riguarda un territorio limitato - non è affatto ovvio che una lista di questo tipo possa raggiungere la soglia di sbarramento del 3%; anche percentuali più ridotte, naturalmente, potrebbero essere utili per i candidati nei singoli collegi uninominali per prevalere sugli avversari (e ovviamente in quel caso Oltre il Sistema dovrebbe sperare nell'elezione di propri candidati in quei collegi). Diverso sarebbe il discorso con una differente legge elettorale, magari con formula più ampiamente proporzionale (visto che in questi giorni qualche passo rilevante in più sembra essere stato fatto), anche se - di nuovo - i dettagli sarebbero fondamentali per decidere sulla partecipazione. Non sarebbe indifferente nemmeno il problema della raccolta firme, un ostacolo che oggettivamente non piace a nessuno, alle forze presenti in Parlamento (si vedano le parole sferzanti di Gianluigi Paragone - ItalExit - sulla "porcatina" dell'esenzione dalla raccolta per alcune forze politiche con una rappresentanza parlamentare "molto qualificata") e a quelle che stanno fuori. Intanto, però, il simbolo già c'è e verrà impiegato in questi mesi: potrà finire sulle schede o, se le manifestazioni di Palamara in giro per l'Italia otterranno seguito, potrà essere utile per convincere qualche forza politica a ospitare esponenti di Oltre il Sistema nelle sue liste, condividendo quelle battaglie per la Giustizia.

venerdì 3 settembre 2021

Suppletive a Roma Primavalle, simboli e candidati sulla scheda (e non)

Alla fine, a sfidarsi per le suppletive del collegio di Roma-Primavalle, lasciato libero dalla deputata del M5S Emanuela Del Re (nominata rappresentante speciale Ue per il Sahel) saranno in sei: dopo i verdetti ufficiali dell'Ufficio elettorale centrale circoscrizionale (presso la Corte d'appello di Roma) e il sorteggio dell'ordine delle candidature sulle schede elettorali, la situazione è definita. Alcune presenze erano state annunciate nelle scorse settimane, altre sono diventate concrete solo negli ultimi giorni, se non addirittura nelle ultime ore disponibili. Non mancano alcune assenze rilevanti, di cui si darà conto alla fine dell'articolo.
 

Giampaolo Bocci - Italexit

Il sorteggio da parte dell'ufficio elettorale competente ha collocato al primo posto nei manifesti e sulle schede la candidatura di Giampaolo Bocci, che partecipa al voto in rappresentanza di Italexit - Per l'Italia con Paragone dopo varie campagne a fianco degli imprenditori in difficoltà per le misure legate al Covid-19 e contro la certificazione verde. Si tratta - insieme all'analogo voto senese di cui si parlerà più avanti - della prima partecipazione alle elezioni politiche (e, in particolare, alle suppletive) del soggetto politico fondato da Gianluigi Paragone lo scorso anno. Per l'occasione i candidati - che hanno dovuto raccogliere le firme - sfoggiano una versione nuova del simbolo, che nella freccia in primo piano colloca la dicitura "Per l'Italia con Paragone" (con il cognome del fondatore in maggiore evidenza rispetto al passato) e colora con i colori nazionali l'esagono presente sullo sfondo (all'inizio era tinto solo il contorno, che qui peraltro è intero e non parziale). 
 

Luca Palamara - Palamara

Nella seconda posizione sulla scheda, dopo il sorteggio, si colloca l'unico candidato privo di simboli politici ma anche quello che aveva reso noto con largo anticipo la proprio volontà di candidarsi: ci si riferisce a Luca Palamara, che si è presentato da cittadino "battitore libero", con un contrassegno che presenta il suo nome in evidenza, una raffigurazione della Giustizia (senza spada) ma nessun simbolo di partito (mentre c'è parte dell'emblema dell'associazione Cultura Identità di Edoardo Sylos Labini. L'ex magistrato - che per presentarsi è passato attraverso la raccolta firme - si candida anche per dare maggiore risonanza alle sue battaglie "contro il sistema": per questo si è rivolto senza preclusioni a destra e sinistra, pur potendo immaginare che la sua proposta avrebbe potuto trovare maggiore consenso tra le elettrici e gli elettori del centrodestra. Non era mancato infatti chi aveva proposto di far convergere i partiti di quell'area sulla candidatura di Palamara, almeno fino a quando non si è deciso di ricandidare Pasquale Calzetta.

Danilo Ballanti - Partito comunista

Il terzo posto tra le candidature alle suppletive di Roma-Primavalle spetta a Danilo Ballanti, espressione del Partito comunista guidato da Marco Rizzo, che ha deciso di impegnarsi in questo turno elettorale (lo stesso Rizzo si presenta personalmente alle suppletive nel collegio di Siena, come del resto aveva concorso all'analoga competizione che lo scorso anno aveva riguardato il collegio Roma - Trionfale e che aveva visto vincere Roberto Gualtieri). Il simbolo utilizzato - per il quale sono state raccolte le firme - è quello ufficiale del Partito comunista (ormai immutato dalla seconda metà del 2013), con falce e martello di colore bianco su quadrato rosso, il tutto inscritto in un cerchio di colore grigio; in questo caso, tuttavia, si è scelto di inserirlo in un cerchio più grande bianco e rosso, con il riferimento al segretario Rizzo ben visibile. 

Pasquale Calzetta - centrodestra

In quarta posizione su manifesti e schede si trova Pasquale Calzetta, già candidato dalla coalizione di centrodestra nel 2018 (ottenne poco più di 1300 voti in meno di Emanuela Del Re, risultata vincitrice). La decisione di ripresentarlo in quest'occasione è stata presa in extremis (anche perché non c'era bisogno qui di firme per la candidatura), soprattutto per l'insistenza di Forza Italia che da settimane aveva rilanciato il nome di Calzetta (già collaboratore del nuovamente ministro Renato Brunetta), senza cedere a chi aveva proposto un sostegno a Palamara. A fianco del nome del candidato si troverà un contrassegno che contiene i cinque simboli dei maggiori partiti del centrodestra: ecco quindi Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e, nello stesso cerchietto, Udc e Noi con l'Italia, con una scelta grafica che può non piacere, ma necessaria per poter contenere tutti (e dare anche conto di alcune proporzioni nella compagine politica). 
 

Andrea Casu - Partito democratico - centrosinistra

Al quinto posto il sorteggio ha collocato Andrea Casu, dal 2017 segretario del Partito demoratico di Roma. La sua candidatura è stata decisa una settimana fa e, nonostante ciò, era stata la prima legata a una delle forze politiche maggiori a essere espressa (sarebbe stata seguita, in realtà, solo da quella di Calzetta). Non c'è stato bisogno di raccogliere le firme perché nel collegio di Roma-Primavalle il Pd ha scelto di presentare il suo candidato con il proprio simbolo, integrato solo da un segmento rosso con il riferimento al centrosinistra (ricalcando in qualche modo la coalizione che alle comunali sosterrà la candidatura di Roberto Gualtieri, scegliendo in questo caso di non indicare altri emblemi di partito nell'unico contrassegno che la legge elettorale consente di schierare alle suppletive). Non si immaginava, forse, che il MoVimento 5 Stelle non avrebbe presentato alcuna candidatura, per una competizione contemporanea a quella in cui si ripresenta Virginia Raggi... 

Giovanni Antonio Cocco - Rinascimento - Partito liberale europeo

Chiude le sei candidature per il collegio uninominale di Roma-Primavalle Giovanni Antonio Cocco, tesoriere del Partito liberale europeo, formazione che negli ultimi mesi si sta muovendo parecchio in quell'area politica (aprendo sedi e investendo risorse) e dunque non ha . La candidatura ha il sostegno anche di Rinascimento, il partito fondato da Vittorio Sgarbi. Non stupisce così che i simboli dei due partiti siano affiancati nella parte superiore del contrassegno (con l'emblema di Rinascimento messo per primo, forse per la maggiore notorietà e per il rilievo grafico dato al cognome di Sgarbi), mentre il segmento inferiore blu è dominato dal cognome del candidato, scritto in giallo (con una soluzione grafica un po' leghista-salviniana, ma non c'è ovviamente il rischio di confondersi). 

Chi non parteciperà

Ricordate le persone che si presenteranno a queste suppletive romane, qualche riga va spesa per chi invece non parteciperà alla competizione. Nei giorni scorsi si è parlato soprattutto dell'assenza di Elisabetta Trenta, già ministra della difesa nel primo governo guidato da Giuseppe Conte: dopo l'adesione di pochi mesi fa all'Italia dei valori, aveva in progetto di presentarsi con il simbolo di Noi - Nuovi orizzonti per l'Italia, ma ha dichiarato di aver raccolto in poco tempo più firme del necessario, ma "non tutte sono state utili, soprattutto per questioni di territorialità" (per cui sottoscrittrici e sottoscrittori probabilmente non risiedevano nelle zone comprese nel collegio). Trenta ha pure lamentato di non aver ricevuto alcun sostegno dal MoVimento 5 Stelle (del quale, com'è noto, non fa più parte da mesi).
Aveva comunque presentato la propria candidatura, non accettata per insufficienza di firme, anche Valentina Valenti per la Democrazia cristiana (per lo meno, per quella che si riconosce nella segreteria nazionale di Nino Luciani). Lei non ha nascosto la propria delusione, anche perché ha riferito che, pur mancando le firme, non erano stati mossi rilievi sul contrassegno utilizzato, che ovviamente impiegava lo scudo crociato. Per Valenti, evidentemente, sarebbe stata l'occasione tanto attesa di poter usare lo scudo senza doversi preoccupare dell'Udc (che pure ha schierato il suo emblema a favore di Calzetta); è più probabile, in realtà, che i magistrati di Corte d'appello non abbiano mosso alcun rilievo sul simbolo proprio per l'assenza di un numero sufficiente di firme, mentre non è affatto scontato che l'emblema sarebbe stato pacificamente ammesso (insieme a quello dell'Udc) ove il requisito delle firme fosse stato integrato.

venerdì 6 agosto 2021

Suppletive, Palamara candidato a Roma con la Giustizia nel simbolo

Finora ci si è occupati poco o nulla dei simboli che stanno iniziando a spuntare copiosi in vista delle elezioni amministrative (e regionali calabresi) che si terranno il 3 e il 4 ottobre: si tratta di una scelta consapevole, poiché in questo mese scarso molto potrebbe cambiare (un contrassegno potrebbe non avere le firme necessarie; più forze potrebbero unirsi in un'unica lista, com'è accaduto a Rinascimento e a Cambiamo! a Roma nei giorni scorsi). Lo stesso vale per le elezioni suppletive previste negli stessi giorni, anche per un'altra ragione: com'è noto, ciascuna persona candidata può essere sostenuta da un solo contrassegno, quindi nello stesso emblema possono trovare posto più miniature di simboli, se la coalizione decide di rendere visibile la propria composizione. 
Proprio oggi, tuttavia, ha appena fatto irruzione la candidatura probabilmente più clamorosa alle suppletive, con riferimento a quelle che interesseranno il collegio della Camera di Roma - Primavalle (il collegio 11 del collegio plurinominale Lazio 1): Luca Palamara ha infatti annunciato la propria candidatura, con tanto di simbolo presentato in conferenza. Lo ha fatto in una conferenza stampa convocata nella sede del Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito, con cui collabora fin dal 9 ottobre dello scorso anno (quando l'ex magistrato, invitato dall'avvocato - e presidente della commissione giustizia del partito - Giuseppe Rossodivita, si iscrisse al Prntt) per le campagne in nome della giustizia giusta. Non si tratta però di una candidatura di partito con emblema politico: è stato lo stesso Palamara a sottolineare che la sua decisione non coinvolge direttamente il Partito radicale (che, com'è noto e come ha ricordato nella sua introduzione il segretario Maurizio Turco, per statuto dal 1989 ha scelto di non presentarsi alle elezioni "in quanto tale e con il proprio simbolo"). 
Quella di Palamara è una corsa elettorale annunciata "come cittadino, parlando e rappresentando le istanze del popolo, dei cittadini, confrontandomi con un territorio - quello di Roma Primavalle - che rievoca i miei primi passi di giovane ragazzo a livello sportivo"; una nuova partenza "dal basso per rispondere alle istanze della collettività di tutti quei cittadini che in questi mesi, durante i pubblici dibattiti, mi hanno sempre chiesto di esprimere la mia opinione sui temi della giustizia". La candidatura arriva dopo il "caso Palamara" (legato alle accuse relative a presunti episodi di corruzione contestati, su cui sono in corso procedimenti penali e che hanno portato alla radiazione dalla magistratura dello stesso Palamara, confermata ieri dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione) e dopo la pubblicazione di Il sistema, il volume che l'ex magistrato ha scritto con Alessandro Sallusti per raccontare dal suo punto di vista la magistratura e le sue correnti e che ha venduto oltre 300mila copie.
Pur senza le insegne del Partito radicale, il sostegno che singoli esponenti del Prntt sceglieranno di fornire alla candidatura di Palamara si inserisce nell'impegno pluridecennale del partito - da Marco Pannella in avanti - sul tema della giustizia giusta, di cui i sei quesiti referendari promossi insieme alla Lega e ad altre forze politiche (tra cui Udc, Fi, Psi e Nuovo Psi, nonché +Europa) sono ora solo l'aspetto più evidente. Questi sono una parte delle iniziative messe in campo per "mettere la parola fine a un certo modo di amministrare la giustizia in questo Paese - ha sottolineato Rossodivita durante la conferenza - anche se sicuramente ci sono forze, politiche e corporative, che si oppongono a qualsiasi cambiamento" "La magistratura - aveva sottolineato già prima Irene Testa, tesoriera del partito - si chiude e si difende, in Parlamento a malapena si è riusciti a far passare la riforma Cartabia, che certo non è rivoluzionaria, mentre le persone sono molto interessate alla giustizia e alla sua riforma, viste le tante persone che vengono a firmare ai tavoli dei referendum".
Prendendo la parola, Luca Palamara ha dichiarato di aver riposto "la toga, che è pure la toga paterna, nell'armadio, con la certezza di poterla reindossare all'esito di un percorso che sarà lungo, ma sono convinto che ristabilirà la verità di quello che è accaduto e che dallo scorso 9 ottobre ho deciso di raccontare". Rispetta tutte le sentenze, anche quella della Cassazione che ieri ha confermato la sua radiazione dalla magistratura, pur ritenendola ingiusta; ritiene però di dover dar seguito al suo racconto e al percorso iniziato proprio nella commissione giustizia del Partito radicale con la sua candidatura: "Voglio rilanciare il mio impegno e, senza ovviamente coinvolgere gli altri, ma come cittadino libero, decido di candidarmi per dare più forza al mio racconto, per raccontare ancora di più come hanno funzionato i meccanismi interni, per incoraggiare un cambiamento reale e soprattutto per dare più forza alla battaglia dei referendum" (che ha firmato, tranne quello sulla responsabilità diretta del magistrato).
Il simbolo scelto per quest'avventura elettorale non passa certo inosservato: oltre al cognome di Palamara, scritto in nero maiuscolo e collocato tra due righe dello stesso colore, spicca una rappresentazione di Themis-Dike-Iustitia, la dea della Giustizia (con tanto di bilancia e benda sugli occhi, dettaglio che può essere letto in mille modi in un contesto tanto delicato), accanto a un "cancelletto" tricolore, che non trasforma l'ex magistrato in un hashtag ma sembra voler marcare una posizione, come a dire "ci sono, voglio esserci e ci sarò" ("Non mi piace essere definito un 'ex' - ha precisato -. Sono un cittadino che vuole esprimere le sue idee e opinioni, partecipando al dibattito sulla giustizia"). Non c'è nulla di radicale, dunque, nel simbolo (quanto all'iconografia classica); colpisce peraltro vedere il modo in cui è stata resa la figura di Dike, senza spada (quindi senza richiamare il volto punitivo della Giustizia, ma solo l'imparzialità legata alla benda e all'equilibrio dello ius dicere evocato dalla bilancia) e non ritta in piedi, ma protesa in avanti (come in qualche modo suggeriscono anche le linee orizzontali tracciate sullo sfondo) e pronta a correre. Per chi vede Palamara come "volto del sistema", la scelta della dea Giustizia può apparire sfrontata e incredibile; per chi ritiene che lui sia stato sacrificato come capro espiatorio di un sistema assai più ampio e impunito, quella Dike è un messaggio che rafforza la battaglia per la giustizia giusta.
"Ritengo di dovermi mettere a disposizione senza preclusioni, né per la destra, né per la sinistra - ha concluso Palamara -. Cerco di rivolgermi a tutti coloro i quali, in maniera per me inaspettata, mi fermano per strada, mi riconoscono, mi chiedono di raccontare perché i processi durano così tanto, perché sono stato carcerato ingiustamente. La mia priorità è sposare le istanze del territorio, della mia città, della città in cui sono cresciuto". "Siamo convinti - ha aggiunto Maurizio Turco - che all'indomani del voto referendario ci saranno grossi cambiamenti all'interno del mondo politico organizzato così com'è oggi: se in questo momento una presenza elettorale, può aiutare ancora di più a rendere pubblica la situazione del sistema giudiziario, avremo fatto un ulteriore passo avanti, nella chiarezza delle posizioni e delle responsabilità che ciascuno di noi ha". Il primo passo ora è la raccolta delle firme: ne occorrono tra 300 e 600 (non operando alcuna riduzione dovuta al Covid-19, né alcuna esenzione) da ottenere all'interno del collegio uninominale di Roma-Primavalle, da presentare tra il 29 e il 30 agosto insieme al simbolo e agli altri documenti richiesti dalla legge.


Aggiunta del 15 agosto 2021:
 Va precisato che il "cancelletto" è stato "prestato" al simbolo da Cultura Identità, associazione fondata nel 2018 "che ha come scopo - si legge nel sito - la difesa, la promozione e la diffusione dell’Identità italiana e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico. Siamo operatori culturali, artisti, giornalisti, intellettuali e imprenditori che in un mondo globalizzato vogliono riscoprire il valore della nostra italianità". Fondatore e presidente è Edoardo Sylos Labini, consulente artistico del milanese (e "fininvestiano") Teatro Manzoni, nonché regista e attore di Il sistema, atto unico ispirato proprio al libro di Palamara e Sallusti. Sylos Labini ha spiegato a Radio Radicale il sostegno di Cultura Identità alla candidatura di Palamara, al punto da "prestare" parte del logo dell'associazione. Qualcuno, anche per la "vicinanza" di Sylos Labini a Berlusconi (ne ha sposato la nipote Luna), ha pensato che il centrodestra potesse decidere di sostenere Palamara e le sue battaglie odierne contro la magistratura; giorni fa Maurizio Gasparri ha decisamente smentito ("Palamara rappresenta l’esatto opposto di ciò che il centrodestra propone agli italiani"), ma secondo Il Fatto Quotidiano l'idea è concreta. Lo si capirà meglio nei prossimi giorni.