venerdì 23 ottobre 2026

Rifondazione comunista e Italia Domani, meno firme con le componenti; +Europa cerca il gruppo (con Tabacci) e l'esenzione grazie alla Corte

Ricordate la pagina Facebook "Marxisti per Tabacci" e il "Compagno Br1"? Erano i tempi delle primarie della coalizione Italia. Bene Comune e Bruno Tabacci, sfidando in modo quasi temerario Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola e Laura Puppato col suo slogan "Italia concreta", per qualcuno era improvvisamente diventato - et ioci causa, ma nemmeno troppo - la persona maggiormente in grado di "spianare il terreno all'avvento del socialismo in Italia", avendo come ricco biglietto da visita "i suoi trascorsi da democristiano di sinistra, la cura che sempre ha avuto per il sociale e per la famiglia, il suo naturale rappresentare, per essenza stessa, la gloriosa Prima Repubblica con il suo corollario di piena occupazione, disavanzo di bilancio e gestione assistenzialistica dello Stato". All'epoca, bisogna ricordarlo, Tabacci non aveva ancora avviato la sua attività di nocchiero elettorale volta a esentare nuove forze politiche dalla raccolta delle firme, anche se stava già preparando la sua barca da traghettatore, denominata Centro democratico, messa in acqua alla fine del 2012.
Dopo quattordici anni si parla ancora di Tabacci, ma i traghettatori si moltiplicano, se non per esonerare dalla raccolta delle firme, almeno per ridurre di . Così, quando oggi è circolata la notizia che in Senato, dopo la componente del Progetto civico Italia nata grazie al "prestito" del senatore Luigi Nave (eletto col MoVimento 5 Stelle e al passaggio attraverso la componente di Alleanza Verdi e Sinistra) e al sostegno tecnico di Avanti - Psi, sarebbe stata pronta a nascere la componente del Partito della Rifondazione comunista grazie al sostegno di una formazione di livello regionale (Open FVG) e a un senatore che ha abbandonato il gruppo del Partito democratico su richiesta della stessa segretaria Elly Schlein, al Foglio è venuto spontaneo parlare del "compagno Crisanti". Già, perché il senatore "prestato" dal Pd non è una figura di secondo o terzo piano, poco nota ai più, ma è Andrea Crisanti, microbiologo che deve gran parte della sua fama al suo operato al tempo del Covid-19 ed è stato eletto a Palazzo Madama nel 2022 nella lista presentata dal Pd nella ripartizione Europa della circoscrizione Estero. Il fatto è che il solo "compagno Andrej" (che pure ha dichiarato di avere militato da giovane nell'associazione Potere Operaio) non sarebbe stato sufficiente per condurre a termine l'operazione, occorrendo la necessaria collaborazione del "compagno Furio" e ovviamente del "compagno Maurizio", ma anche l'indispensabile apporto di un altro trasportatore, il "compagno Peppe". 
Il "compagno Maurizio" in questione è chiaramente Maurizio Acerbo, segretario del Prc dal 2017. "Venerdì - spiega - dopo avere assistito alla nascita della componente di Progetto civico Italia e avere approfondito la materia che il partito studiava da tempo, io ho scritto una lettera ai segretari dei partiti dell'area progressista presenti in Senato, chiedendo loro la disponibilità di una tra le persone elette a Palazzo Madama a formare, all'interno del gruppo misto, una componente politica che rappresentasse anche il Prc, in modo da poter beneficiare della riduzione del numero di firme da raccogliere alle elezioni politiche". Prima di rivolgersi ai segretari dei partiti di opposizione, a dire il vero, Acerbo ha voluto verificare la fattibilità del percorso per ottenere quel beneficio, rivolgendosi direttamente al presidente del Senato, Ignazio La Russa, al quale spetta la decisione circa la costituzione della componente: "Mi sono messo in contatto con lui dopo la nascita della componente PcI-Avanti Psi, chiedendogli come quella componente fosse sorta: lui mi ha spiegato e gli ho detto che il Prc era collegato a varie liste regionali che aveva sostenuto e avevano riportato eletti, chiedendo se fosse possibile seguire per noi lo stesso ragionamento fatto per il partito fondato da Onorato. Lui ha preso tempo per riflettere, poi mi ha richiamato: in armonia con il precedente, sarebbe stato possibile autorizzare anche una nostra componente attraverso una delle liste che avevano ottenuto eletti a livello regionale, se avessimo avuto in tempo utile la disponibilità di un senatore o di una senatrice. Devo dire che La Russa si è comportato correttamente e lo ringrazio per avermi fornito tempestivamente le risposte di cui avevo bisogno, così come sono grato a Enzo Maraio, segretario del Psi, per avermi ulteriormente chiarito la procedura che era stata seguita per la nascita della loro componente".
Quali erano queste liste regionali che avrebbero potuto fornire il sostegno necessario alla nascita della componente al Senato? "Come Partito della Rifondazione comunista - chiarisce Acerbo - avevamo acquisito la disponibilità di tre liste che avevano eletto consiglieri alle regionali celebrate nel corso di questa legislatura: c'era Open FVG - Sinistra con Honsell, che aveva corso in Friuli - Venezia Giulia nel 2023 anche con nostri candidati ed era legata all'ex sindaco di Udine Furio Honsell, che noi conosciamo e stimiamo da molto tempo; c'erano anche le liste Abruzzo insieme, che nel 2024 aveva sostenuto la candidatura a presidente di Luciano D'Amico, e Tridico Presidente, che lo scorso anno aveva appoggiato la candidatura dell'europarlamentare Pasquale Tridico alla presidenza della giunta della Calabria. La disponibilità del senatore, peraltro, è arrivata solo ieri sera e avevamo poco tempo per preparare tutti i documenti necessari: ho optato dunque per formalizzare il sostegno di una sola lista regionale, appunto Open FVG, per non complicare troppo la procedura". 
Nel frattempo, infatti, occorreva un senatore o una senatrice disponibile a uscire dal proprio gruppo per costituire la componente e il tutto doveva svolgersi entro la data di entrata in vigore della legge n. 180/2026, cioè il 24 ottobre. "Dopo la lettera di venerdì scorso aveva risposto la segretaria del Pd Elly Schlein, dicendo che si sarebbe valutata la disponibilità di uno dei membri del gruppo. Ieri ci è stato comunicato che aveva accettato di rappresentare Rifondazione comunista il senatore Crisanti, con cui peraltro abbiamo già collaborato varie volte; è stato anche ospite alla nostra festa nazionale, sulla sanità ha posizioni molto affini alle nostre, possiamo dire che con lui c'è anche una sintonia programmatica. Naturalmente, però, quando ci eravamo rivolti agli altri partiti democratici chiedendo di mettere a disposizione un senatore non avevamo chiesto che quella persona, nel resto della legislatura, portasse in aula le posizioni di Rifondazione comunista, ma solo che svolgesse un ruolo di servizio al fine di superare almeno in parte l'ostacolo posto da una riforma elettorale assolutamente antidemocratica approvata dal Parlamento su impulso del governo Meloni, con la spada di Damocle delle elezioni anticipate se il testo non fosse passato".
Oltre all'appoggio di un partito che aveva ottenuto eletti almeno alle elezioni regionali e alla disponibilità di un partito a privarsi fino alla fine della legislatura di un membro del proprio gruppo parlamentare, infine occorreva anche l'appoggio di un ulteriore "nocchiero" disposto a traghettare il senatore "migrante", poiché il regolamento vigente del Senato non consente più il passaggio diretto di un eletto dal suo gruppo al gruppo misto, ma permette il trasferimento con l'ingresso in una componente già formata. "Appena si è saputo della disponibilità di Crisanti - continua Acerbo - il presidente del gruppo misto, nonché rappresentante di Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro, peraltro caro amico che per anni ha militato nel Prc, ha subito dato la disponibilità ad accogliere il senatore nella componente di Avs, per poi consentire l'uscita di Crisanti per la costituzione della nuova componente, proprio come ha fatto con il senatore Luigi Nave, uscito dal gruppo del M5S per dare rappresentanza al PcI". Viene spontaneo tornare indietro di due anni e mezzo, quando nel 2024 fu proprio De Cristofaro a difendere tanto in commissione Affari costituzionali quanto in aula a Palazzo Madama gli emendamenti di Avs per cercare di allentare la norma "strozzaesenzioni" presentata dal centrodestra per ridurre di molto gli spazi per l'esenzione dalla raccolta firme alle elezioni europee (e contestata, tra l'altro, anche da Rifondazione comunista con una lettera al Presidente della Repubblica). 
Ottenuta la formazione della componente e il conseguente taglio delle sottoscrizioni da raccogliere, Rifondazione comunista continua peraltro a impegnarsi anche sul fronte giuridico-contenzioso: "Noi ovviamente sosteniamo la battaglia contro le disposizioni di questa legge elettorale che appaiono non rispettose della Costituzione, incluse le disposizioni sulla raccolta firme e sull'esenzione: siamo, in particolare, tra i firmatari dei ricorsi che lunedì saranno presentati presso i tribunali civili, volti a far arrivare varie questioni di legittimità alla Corte costituzionale. Come Prc siamo tra i sottoscrittori proprio perché i giuristi coordinati da Roberto Zaccaria, Enrico Grosso e Pietro Adami, hanno individuato anche noi tra i partiti danneggiato dalle norme introdotte dalla legge". 
Nel frattempo, come si è visto nei giorni scorsi, il Prc si prepara a partecipare alle elezioni suppletive di novembre nel collegio camerale di Chieti, sostenendo la candidatura di Luciano D'Amico insieme a Pd, Avs, MoVimento 5 Stelle, Casa riformista e Avanti Psi. Non è passato inosservato il ritorno del simbolo del Prc su una scheda delle elezioni politiche vent'anni dopo la volta precedente, avvenuta nel 2006, peraltro l'unico simbolo che non ha subito variazioni dal 2005 ("Ma se ci pensi - precisa Acerbo - il nucleo centrale, con la bandiera rossa con falce, martello e stella, stilizzata a parallelogramma e unita a un tricolore c'era già nel 1991-1992"); allo stesso tempo, è stata oggetto di commenti, anche sarcastici (e oltre), la presenza nella stessa compagine che comprende l'evoluzione politico-elettorale di Italia viva. "Posto che in un contesto di suppletive il sostegno è dato innanzitutto al candidato e Luciano D'Amico è senz'altro persona stimabile, segnalo che il Partito della Rifondazione comunista non fa parte organicamente del cosiddetto 'campo largo': proponiamo invece un fronte costituzionale, sulla base di un programma minimo volto a difendere la Costituzione e con punti programmatici che vadano in quella direzione. Certamente una cosa era il Pd del 2014 guidato da Matteo Renzi, che superava il 40%, altra cosa è il Pd di oggi guidato da Elly Schlein, forza maggioritaria di una coalizione in cui hanno un peso rilevante partiti come il MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, i cui eletti al Parlamento europeo fanno parte del gruppo della Sinistra, con il Prc che cofondò il Partito della Sinistra europea. Come nessuna persona di buonsenso potrebbe affermare che un accordo con Rifondazione comunista renda quella coalizione anticapitalista, è impossibile pensare che la presenza di Casa riformista - Italia viva, data intorno al 2%, sia assimilabile a quella del passato". 
Di certo c'era già chi si domandava se l'eventuale elezione di D'Amico alle suppletive, realizzata anche con il concorso di Rifondazione comunista, avrebbe potuto fornire al Prc (che, tra l'altro, aveva concorso alle candidature di Unione popolare) un primo tassello per costuire una componente nel gruppo misto; la componente, però, sarebbe potura nascere solo dopo l'entrata in vigore della legge n. 180/2026 e la riduzione delle firme da raccogliere sarebbe stata inapplicabile (potendo costituire, al più, un sospetto trattamento irragionevolmente diverso da sottoporre ai giudici e, magari, alla Corte costituzionale), obiettivo invece raggiunto col sorgere della componente in Senato. "Dopo il 2006, in effetti, alle elezioni politiche non abbiamo più presentato il nostro simbolo. All'ultimo congresso ho proposto di rivedere questa posizione, perché i tentativi di aggregare tutta l'area a sinistra del Pd oggettivamente non possono dirsi riusciti, nonostante i nostri sforzi e pur avendo scelto di sacrificare la nostra visibilità: in tutte quelle occasioni, tra l'altro, noi abbiamo concorso in modo determinante alla raccolta delle firme, per cui senza il nostro sforzo non sarebbero arrivati sulle schede Unione popolare nel 2022, Potere al Popolo! nel 2018 e la Sinistra - l'Arcobaleno nel 2008 e sicuramente avrebbe faticato di più nella raccolta firme Rivoluzione civile nel 2013, che pure contava anche sul sostegno dell'Italia dei valori. Altrove la scelta di costruire aggregazioni oggettivamente più forti, come in Spagna, aveva senso e ha portato risultati rilevanti; in Italia, a guardare i risultati, non mi pare avesse senso continuare così, quindi tanto vale riprendere il nostro simbolo e impegnarci perché arrivi sulle schede. Del resto, se perfino negli Stati Uniti per qualcuno è possibile dirsi socialista e addirittura essere eletto, non vedo perché nel paese di Gramsci, Pertini e Berlinguer non si possa orgogliosamente presentare il simbolo dei comunisti e quello dei socialisti, ovviamente inserito nel contesto di oggi". 
Anche 1500 sottoscrizioni da raccogliere in ogni collegio pluirnominale, però, possono essere un ostacolo consistente. "Il nostro è un partito di militanti e attivisti - conclude Acerbo - e sono convinto che ce la faremo: abbiamo circa 10mila iscritti e centinaia di circoli diffusi in tutta l'Italia. Non abbiamo ancora discusso in quale forma pensare alla raccolta e alle candidature: il nostro è un partito democratico e non leaderistico, faremo una consultazione delle iscritte e degli iscritti per decidere la nostra collocazione e immagino che avremo altre soggettività individuali e collettive che condividono la nostra idea di fronte costituzionale e parteciperanno alla costruzione delle liste. Certo, tanto nella fase della raccolta delle firme quanto nella campagna elettorale e i giorni del voto ci sarà bisogno sicuramente del concorso di tutte le antifasciste e tutti gli antifascisti, per evitare che la coalizione di centrodestra, ottenendo più voti delle altre e superando la soglia per ottenere il premio di maggioranza, sia nella condizione di ottenere tutte le cariche, sovvertendo gli equilibri costituzionali". 

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Rifondazione comunista, dunque, ha ottenuto la riduzione delle firme alle prossime elezioni politiche con la formazione della componente. Occorre segnalare che - come ipotizzato meno di un mese fa da chi scrive e da Marco Chiumarulo - la strada delle componenti firmate "per via regionale" allo scopo di ridurre il numero di firme da raccogliere è già stata battuta anche da altri negli stessi giorni. Il 21 ottobre, due giorni fa dunque, è entrato a far parte del gruppo misto Antonio Guidi, già eletto con Fratelli d'Italia e "prestato" all'inizio della legislatura per consentire la nascita del gruppo di Noi moderati; ieri ha fondato la componente Civici Marche, lista presentata nel 2025 a sostegno del candidato presidente del centrodestra Francesco Acquaroli) e con un eletto in consiglio.
La stessa componente di cui è parte Guidi oggi risulta essere stata ridenominata Italia domani - Marco Rizzo: evidentemente, dunque, anche il nuovo partito promosso da Rizzo e guidato da Francesca Antinozzi come segretaria aspira a presentare liste (magari pescando dai voti finora attribuiti a Futuro Nazionale) e il diretto impegno di un esponente riconoscibile del centrodestra rivela un aiuto significativo volto a rendere più semplice la raccolta firme. Merita di essere sottolineato anche che il passaggio di Guidi al gruppo misto è avvenuto tramite l'adesione alla componente neocostituita Progetto civico Italia - Avanti Psi: può sembrare assurdo o incomprensibile questo passaggio, considerando che si tratta di un parlamentare riferito a tutt'altro schieramento politico rispetto a quello di PcI-Avanti Psi, ma è probabile che si sia trattato di un gesto di cortesia istituzionale (rifiutare ospitalità dichiaratamente temporanea a Guidi dopo aver ottenuto la possibilità di costituire la componente a valle di un percorso pressoché identico sarebbe stato un comportamento poco commendevole). 
Le componenti di Rifondazione comunista e Italia domani si aggiungono a quelle create in precedenza: oltre a quella di Progetto civico Italia (e a quella più risalente di Futuro Nazionale), infatti, va ricordata anche quella di Sud chiama Nord, sorta il 12 ottobre grazie all'adesione di due deputati di Fratelli d'Italia, Manlio Messina e Luca Sbardella (commissario Fdi in Sicilia), unitisi al deputato di ScN Francesco Gallo (unico esponente della Camera eletto per il partito guidato da Cateno De Luca). Ma se c'è chi si "accontenta" di vedere ridotto l'impegno richiesto dalla raccolta firme, c'è anche chi punta a qualcosa di decisamente più consistente, sia pure attraverso un percorso tutt'altro che privo di incognite (e che, anche per questo, merita di essere osservato con una certa attenzione).  
Ci si riferisce, in particolare, all'annuncio dato giovedì da Riccardo Magi circa il deposito la sera precedente della "richiesta di formazione di un gruppo parlamentare denominato '+Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d'Europa'" e composto dallo stesso Magi, Benedetto Della Vedova e Luca Pastorino (cioè i tre membri della componente del gruppo misto di +E-SUE), nonché da altri due membri del gruppo misto, Bruno Tabacci (rieccolo!) e Aboubakar Soumahoro, fuoriuscito dal gruppo di Avs a gennaio del 2023. Secondo Magi i criteri indicati dall'art. 14, comma 2 del regolamento della Camera perché l'Ufficio di Presidenza (vale a dire l'organo composto dal Presidente, dai quattro Vicepresidenti, dai tre deputati Questori e dai quattordici deputati Segretari indicati in questa legislatura) possa autorizzare la costituzione del gruppo pur in assenza del numero minimo di 20 membri sarebbero tutti soddisfatti: in particolare, la disposizione citata richiede che il gruppo rappresenti "un partito organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati" e che abbia "ottenuto almeno un quoziente in un collegio" e "una cifra elettorale nazionale di almeno trecentomila voti di lista validi". Ora, a ben guardare, tanto +Europa quanto Centro democratico (insieme a Impegno civico) hanno presentato liste con lo stesso contrassegno almeno in venti collegi plurinominali;  l'autorizzazione sono soddisfatti: sicuramente +Europa ha ampiamente superato i 300mila voti validi (ne ha avuti quasi 800mila) e tanto +E quanto Cd hanno eletto almeno un parlamentare. Altrettanto vero è, però, che sembra difficile assimilare automaticamente quegli eletti all'ottenimento di un quoziente in un collegio: al tempo in cui il regolamento venne scritto, il quoziente era il risultato del rapporto tra il totale dei voti validi espressi in un collegio e il numero dei seggi in palio e il seggio scattava in quel collegio quando una lista aveva ottenuto almeno quel numero di voti; oggi, però, questo non è più scontato, perché esiste la clausola di sbarramento nazionale al 3% e né +Europa (col 2,83%) né Impegno civico - Centro democratico (con lo 0,62%) hanno raggiunto quella soglia, motivo per cui hanno ottenuto eletti solo nei collegi uninominali.
Occorre dire che è altrettanto vero che la decisione sulla formazione del gruppo "in deroga" è rimessa, come detto, all'Ufficio di Presidenza della Camera, il quale "può autorizzare" la costituzione del gruppo: ciò significa non solo che non è tenuto ad autorizzarla, paradossalmente anche in presenza di tutti i requisiti (ciò magari per motivi di opportunità, legati all'articolazione della rappresentanza parlamentare o al contenimento delle spese), ma anche che il testo può essere interpretato in modo evolutivo, guardando al sistema elettorale vigente. Così avvenne, per esempio, nel 2001, quando fu autorizzato il gruppo di Rifondazione comunista con 11 membri perché, pur non potendosi parlare di quoziente da ottenere, era comunque stata superata la soglia del 4% (precedente che non tornerebbe utile a +Europa); durante le legislature del Porcellum, invece, ci si è accontentati della presenza elettorale diffusa e dell'accesso alla ripartizione dei seggi (ottenuto da chi superava le soglie di sbarramento del 4% per le liste non coalizzate e del 2% per le liste coalizzate, ma anche dalle liste "migliori perdenti" di ciascuna coalizione). A ciò si deve aggiungere il parere della Giunta per il regolamento del 26 ottobre 2022, che ha ritenuto sussistenti i requisiti per la costituzione del gruppo in deroga anche qualora una forza politica che abbia partecipato alle elezioni, "pur non avendo raggiunto la soglia per l'accesso alla ripartizione proporzionale dei seggi sul territorio nazionale, avendovi comunque presentato proprie liste con lo stesso contrassegno in almeno venti circoscrizioni, abbia conseguito almeno un eletto in un collegio uninominale, purché univocamente riconducibile, al momento della consultazione elettorale, alla medesima forza politica": su tale base, a seguito di apposita deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 26 ottobre 2022 sorse il gruppo in deroga di Noi Moderati, che non avendo superato l'1% non aveva certo avuto accesso alla ripartizione dei seggi. 
L'Ufficio di Presidenza, dunque, con una decisione indubbiamente dal valore più politico che tecnico, potrebbe continuare ad applicare il citato parere della Giunta per il regolamento; del resto, se il requisito del quoziente intero circoscrizionale aveva, secondo quanto espresso dal costituzionalista Salvatore Curreri in un suo corposo saggio del 2015 (ripreso nel 2021 da chi scrive in un altro ponderoso contributo sulla costituzione delle componenti del gruppo misto), il fine di vedere verificato per la singola forza politica "il radicamento in una data circoscrizione territoriale", allora non è assurdo pensare che la vittoria in un collegio uninominale di figure di primo piano di un partito testimoni quel radicamento. Quanto alla notevole distanza della consistenza del gruppo di cui si chiede la formazione (5 invece di 20), occorre ricordare che nel 1976 fu ammessa la costituzione del gruppo del Partito radicale con tre soli deputati, quando addirittura il plenum dell'aula era di 630 persone.
Non è dato sapere se l'Ufficio di Presidenza autorizzerà la formazione del gruppo; se lo farà, in ogni caso, ciò avverrà dopo l'entrata in vigore della legge n. 180/2026, dunque oltre il termine indicato per la costituzione di nuovi gruppi o componenti in grado di ridurre il numero di firme da raccogliere. La componente di +Europa presente alla Camera alla data di domani, 24 ottobre, sarebbe comunque già in grado di ridurre le firme da raccogliere, quindi perché cercare di costituire un gruppo? Lo si legge in un'intervista di Riccardo Magi pubblicata il 20 ottobre su Corriere.it: "Insieme possiamo hackerare il Melonellum", si legge nella copertina del post che riporta il testo. L'idea di base è la presentazione di un nuovo ricorso al tribunale civile di Roma, volto a "portare davanti alla Corte costituzionale la battaglia contro la nuova legge elettorale, contestando le norme che ostacolano il pluralismo e l'accesso alla partecipazione democratica". Nel mirino c'è la disposizione che limita il beneficio dell'esonero totale dalla raccolta firme ai partiti costituiti in gruppo alla data del 31 dicembre 2025, ritenuta irragionevole: se però +Europa riuscisse a far trasformare al tribunale le sue censure in una questione di costituzionalità, rischierebbe di vederla dichiarare infondata o inammissibile dalla Corte costituzionale, poiché l'eventuale rimozione del termine del 31 dicembre 2025 non gioverebbe a +Europa, non essendo il partito costituito in gruppo ma solo in componente parlamentare. Qualcosa di simile era già accaduto con la sentenza n. 48/2021, in occasione del precedente ricorso di +Europa al tribunale di Roma e da questo portato all'attenzione del giudice delle leggi: per evitare che anche la nuova sortita non finisca bene, insomma, occorrerebbe un gruppo parlamentare. Per questo Magi si è rivolto "innanzitutto alle opposizioni che hanno combattuto con noi questa legge e alle forze del centrosinistra che, alle elezioni del 2022, hanno beneficiato in termini di parlamentari eletti anche del 2,9% conquistato da +Europa. Ma l’appello è rivolto a tutti i parlamentari che considerano inaccettabile che le regole elettorali diventino uno strumento per restringere il pluralismo", consentendo tra l'altro che sia esonerato dalla raccolta delle firme un partito - Noi Moderati - che non ha raggiunto l'1% e che invece debba comunque raccoglierle +Europa che ha sfiorato il 3%, in barba alla ratio che richiede un minimo di consenso e serietà per partecipare alle elezioni, da provare con la raccolta firme o con la presenza parlamentare qualificata.
In un articolo di Ruggiero Montenegro sul Foglio quotidiano di oggi si legge che dal "campo largo" non sarebbe arrivato il sostegno sperato ("Non sono stati così sensibili...", si suppone con riferimento a chi è stato eletto grazie ai voti apportati da +Europa alla coalizione e trasformati in seggi per questa nei collegi plurinominali, senza che il partito abbia potuto goderne essendo rimasto sotto la soglia del 3%), quindi gli altri due membri del potenziale gruppo sono stati individuati tra gli iscritti al gruppo misto ma non aderenti ad alcuna componente, dunque Aboubakar Soumahoro e Bruno Tabacci (sono rimasti fuori Luigi Marattin, che non ha escluso di guardare al centrodestra, e Lorenzo Cesa, che già ne fa parte). Il nome di Tabacci ha scosso più di qualcuno, anche perché giorni fa si parlava della possibilità che con altri due deputati potesse nascere la componente di Centro democratico, per poi alleggerire eventualmente la raccolta firme di Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli: la componente, però, non risulta essersi mai costituita e quindi l'effetto "tagliafirme" svanirebbe.
Certo, il discorso potrebbe cambiare, e di molto, se - attraverso il ricorso al tribunale di Roma e l'eventuale incidente di costituzionalità, al limite anche uno di quelli provocati dagli altri ricorsi che si depositeranno lunedì - la Corte si esprimesse e ritenesse tanto irragionevole e arbitrario da essere incostituzionale il limite del 31 dicembre 2025. Certo, il termine da proporre come tertium comparationis (l'altra disposizione da utilizzare per il test di ragionevolezza della norma che si ritiene incostituzionale) non dovrebbe essere la data di entrata in vigore della nuova legge (che sarebbe comunque già superata qualora il gruppo di +Europa fosse autorizzato nei prossimi giorni), bensì la data di convocazione dei comizi, prevista "a regime" per gruppi sorti in corso di legislatura e componenti. Ciò sicuramente gioverebbe a +Europa, ma ancora di più rimuoverebbe un aspetto palesemente irragionevole, tanto in prima applicazione delle nuove norme sul procedimento elettorale quanto per le consultazioni successive. I ricorsi, ovviamente, potrebbero non limitarsi ai giudici nazionali, ben potendosi arrivare - ma con tempi più lunghi - alla Corte europea dei diritti umani (la stessa chiamata a decidere sul ricorso presentato ndl 2023 da Mario Staderini e altri contro l'Italia, sulla ritenuta instabilità delle leggi elettorali in Italia e la potenziale violazione del diritto a libere elezioni). La partita sulla raccolta firme e sulle sue esenzioni parziali o totali, quando ancora non si sa quando si voterà, non sembra affatto terminata.

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