
Da parecchio tempo si discute della possibilità, per Futuro nazionale, il partito fondato pochi mesi fa da Roberto Vannacci, di ottenere una posizione più strutturata all'interno del Parlamento. Questo soprattutto perché poter disporre di un gruppo o almeno di una componente politica del gruppo misto alla Camera è un elemento fondamentale per ottenere visibilità, ma soprattutto tempi, spazi e risorse nell'attività parlamentare. Oggi l'operazione è ufficialmente riuscita: si tratta di un esito rilevante da vari punti di vista, incluso quello regolamentare, ma il ragionamento finisce inevitabilmente per coinvolgere anche le possibili modifiche alla legge elettorale e gli effetti che potrebbe avere sul deposito dei simboli e sulla presentazione delle candidature.
Il contesto regolamentare
Al Senato, va detto, la nascita di gruppi per partiti nati dopo le ultime elezioni politiche è oggi molto difficile: dopo le riforme del 2017 e del 2022, è prescritto oltre al requisito numerico (10 senatori fino al 2022, 6 attualmente) anche un requisito politico-elettorale, essendo necessario che il gruppo rappresenti "un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle ultime elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di almeno un Senatore" (si fa un'ecezione esplicita, dopo la riforma del 2022, per i gruppi che abbiano almeno 9 senatori e rappresentino "un partito o un movimento politico che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche o del Parlamento europeo propri candidati conseguendo l’elezione di propri rappresentanti, a condizione che tale Gruppo [...] abbia la medesima denominazione ovvero il medesimo contrassegno del partito o movimento politico rappresentato"). Anche a volere immaginare una dinamica simile a quella che aveva portato alla nascita del gruppo Psi-Italia viva a Palazzo Madama nella scorsa legislatura, sfruttando dunque la possibilità per un partito per quest'operazione occorrerebbe necessariamente l'apporto di una forza politica che alle elezioni politiche si era presentata all'interno di una lista federata e, a dispetto del risultato insufficiente, era riuscita a ottenere almeno un eletto in un collegio uninominale (è il caso di Noi con l'Italia, Italia al Centro, Coraggio Italia, Udc, Europa Verde, Sinistra Italiana, Centro democratico, al limite anche di Italia viva o di Azione).
Alla Camera è richiesto di norma solo una consistenza numerica minima, peraltro piuttosto rilevante specie in questa legislatura a ranghi ridotti: servono infatti ancora 20 deputati (le modifiche approvate nel 2022 porteranno il numero minimo a 14, ma solo dalla prossima legislatura), con possibilità di derogare a quel numero - con l'autorizzazione dell'Ufficio di presidenza della Camera - ove il gruppo rappresenti "un partito organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati, le quali abbiano ottenuto almeno un quoziente in un collegio e una cifra elettorale nazionale di almeno trecentomila voti di lista validi". Al momento il partito di Vannacci conta su quattro deputati (Emanuele
Pozzolo, Laura Ravetto, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello), un numero ben lontano dal consentire la nascita di un gruppo "ordinario" a Montecitorio.
Com'è noto, però, esiste anche la fattispecie "minore" della componente politica del gruppo misto, espressamente regolata alla Camera dal 1997 e in Senato solo dal 2021 (con un parere della Giunta per il regolamento, mentre ora le stesse norme si trovano nel regolamento di Palazzo Madama). Anche qui, peraltro, lo spazio sulla carta per la costruzione di una componente da parte di un partito nuovo sarebbe molto ridotto: al Senato, infatti, l'art. 14, comma 6 richiede che gli aspiranti membri della componente "rappresentino un partito o un movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle ultime elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di almeno un Senatore" oppure - questa è la parte che interessa - che rappresentino "un partito o un movimento politico che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche, regionali o del Parlamento europeo propri candidati conseguendo l’elezione di propri rappresentanti"; occorrerebbe dunque avere partecipato con il proprio simbolo alle elezioni europee o regionali e soprattutto aver ottenuto almeno un eletto, dovendosi produrre anche (in base al comma 7) "una dichiarazione di riconoscimento da parte del partito o movimento politico che intendono rappresentare".
In Senato non è previsto un requisito numerico (anche una sola persona può formare una componente). Alla Camera, invece, per formare una componente "ordinaria" occorrono almeno 10 deputati (7 dalla prossima legislatura) e non è stabilito alcun requisito politico, dunque anche un partito di nuova costituzione può fondarla; si è prevista anche qui un'ipotesi in deroga, che richiede una consistenza di almeno 3 deputati, i quali peraltro dovrebbero rappresentare "un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". Qui il testo sembrerebbe chiaro nel dire che i deputati che vogliono formare la componente - o, alla peggio, almeno uno di loro - dovrebbero essere stati eletti con il partito di cui intendono adottare il nome, dunque lo rappresentano essendone esponenti. In pratica, però, è noto che questo requisito è stato riletto in modo decisamente estensivo dal 2005, più esattamente dal 10 febbraio: in quel giorno, l'allora presidente della Camera Pierferdinando Casini autorizzò il sorgere della componente che intendeva fare riferimento alla neonata Democrazia cristiana guidata da Gianfranco Rotondi (poi Dc per le autonomie), ma formalmente rappresentava una diversa forza politica, gli Ecologisti democratici, cioè i Verdi-Verdi, che avevano presentato liste alle elezioni precedenti (cambiarono il nome per evitare scontri con i Verdi del sole che ride).
La dinamica, da allora, si sarebbe ripetuta più volte, con i partiti nuovi che iniziarono ad accompagnare il loro nome a quello di formazioni che avevano concorso alle elezioni su scala piuttosto ridotta (a volte si era trattato di sigle note, come il Pri o il Pli, in altri casi si sono prestate formazioni conosciute soprattutto dai #drogatidipolitica, come il Ppa). Anche nella scorsa legislatura è accaduto più volte, perfino con casi eclatanti in cui la componente è stata prima fatta nascere e poi fatta dissolvere, con il ritiro della rappresentanza (si vedano i casi di Sogno Italia - 10 volte meglio e di Facciamo Eco - Verdi). Non stupisce affatto, dunque, che una soluzione simile sia stata cercata anche in quest'occasione; è lo stesso regolamento della Camera (art. 15, comma 3), del resto, a ricordare che "per l'esplicazione delle loro funzioni ai Gruppi parlamentari è assicurata la disponibilità di locali e attrezzature, secondo modalità stabilite dall’Ufficio di Presidenza, tenendo presenti le esigenze di base comuni ad ogni Gruppo e la consistenza numerica dei Gruppi stessi" e che "Le dotazioni ed i contributi assegnati al Gruppo misto sono determinati avendo riguardo al numero e alla consistenza delle componenti politiche in esso costituite, in modo tale da poter essere ripartite fra le stesse in ragione delle esigenze di base comuni e della consistenza numerica di ciascuna componente"; di più, le componenti hanno diritto a una parte di tempo per gli interventi durante i lavori parlamentari, dunque i vantaggi della costituzione di quest'articolazione sono indubbi.
L'avvento di Free, l'anti-Pinocchio
Già a febbraio si era parlato con una certa insistenza della possibilità che a consentire a Futuro nazionale di costituirsi in componente fosse Il Popolo della Famiglia: lo stesso Mario Adinolfi, intervistato da questo sito, aveva richiamato la "sintonia valoriale" tra lui e Vannacci, parlando di un dialogo aperto, ma chiarendo che sarebbe stato prematuro parlare di un matrimonio politico. Di certo c'era che Il Popolo della Famiglia aveva partecipato alle elezioni all'interno della lista Alternativa per l'Italia (guidata dallo stesso Adinolfi e partecipata anche da Exit, guidata da Simone Di Stefano) ed era riuscito a raccogliere firme sufficienti a presentare liste in 8 collegi plurinominali della Camera.
Anche altre forze politiche sarebbero state in grado di permettere la nascita della componente, ma quando oggi alle 18 sui canali social di Futuro nazionale è apparsa la notizia dell'approdo ufficiale di Fn alla Camera, non c'era ttraccia del nome del partito attraverso il quale l'articolazione del gruppo misto era stata costituita: si sottolineava solo come quel risultato fosse stato "costruito con determinazione dal Presidente Roberto Vannacci e dal Coordinatore Nazionale Massimiliano Simoni, che hanno lavorato per dare a Futuro Nazionale una presenza sempre più forte, riconoscibile e organizzata anche nelle istituzioni".
Per avere l'informazione mancante, occorreva casomai dare uno sguardo al resoconto stenografico in corso di seduta della Camera (o riascoltare la seduta sui canali della Camera o sul sito di Radio Radicale): si apprendeva così dalla voce del vicepresidente di turno Sergio Costa (M5S) che "a seguito della richiesta pervenuta in data 27 maggio 2026, è stata autorizzata in pari data, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, la formazione della componente politica denominata 'Futuro Nazionale Vannacci-Free'", con Edoardo Ziello indicato come rappresentante. Ricordato rapidamente che l'autorizzazione sulla nascita di una componente politica del gruppo misto spetta esclusivamente al Presidente della Camera (mentre sui gruppi costituiti in deroga si esprime, come si è detto, l'Ufficio di Presidenza), ci si può concentrare sul partito che, avendo partecipato alle elezioni della Camera del 2022, ha permesso di integrare il requisito dell'art. 14, comma 5 del regolamento di Montecitorio.
Per avere l'informazione mancante, occorreva casomai dare uno sguardo al resoconto stenografico in corso di seduta della Camera (o riascoltare la seduta sui canali della Camera o sul sito di Radio Radicale): si apprendeva così dalla voce del vicepresidente di turno Sergio Costa (M5S) che "a seguito della richiesta pervenuta in data 27 maggio 2026, è stata autorizzata in pari data, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, la formazione della componente politica denominata 'Futuro Nazionale Vannacci-Free'", con Edoardo Ziello indicato come rappresentante. Ricordato rapidamente che l'autorizzazione sulla nascita di una componente politica del gruppo misto spetta esclusivamente al Presidente della Camera (mentre sui gruppi costituiti in deroga si esprime, come si è detto, l'Ufficio di Presidenza), ci si può concentrare sul partito che, avendo partecipato alle elezioni della Camera del 2022, ha permesso di integrare il requisito dell'art. 14, comma 5 del regolamento di Montecitorio.
Il partito in questione è Free, passato forse inosservato ai più, ma non all'autore di questo articolo: la mattina del 12 agosto 2022, infatti, chi scrive era in Piazza del Viminale per il deposito dei contrassegni per le elezioni politiche e non gli era sfuggita, con una certa - ma non completa - sorpresa la presenza di Marco Lusetti, guastallese come lui. Quel giorno era lì per depositare proprio il simbolo di Free, da lui stesso creato: all'interno di un cerchio nero bordato di rosso, un uomo stilizzato prendeva a calci la testa di Pinocchio. Nel sito dell'associazione - ora non più attivo, ma leggibile attraverso Archive.org - era possibile conoscere gli scopi di Free, presieduta dallo stesso Lusetti: "resistere all'oppressione quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana; porre alla base del proprio agire lo spirito dell'Assemblea costituente e la Costituzione della Repubblica Italiana entrata in vigore il 1 Gennaio 1948; concorrere con metodo democratico a determinare la politica locale, regionale e nazionale, mantenendo gli impegni presi con i Cittadini e adempiendo con disciplina ed onore alle funzioni pubbliche eventualmente ricoperte; mettersi a disposizione dei Cittadini, al fine di difenderli dalla politica, dallo Stato e dalla Magistratura; compiere ogni azione necessaria per garantire ai Cittadini la libertà dal bisogno". Secondo Lusetti, "da molti anni in Italia la classe politica è largamente composta da incapaci, ignoranti e corrotti; molti giornalisti sono asserviti nello scrivere e molti magistrati sono faziosi nel giudicare. L'Associazione Free nasce in questo contesto di deriva istituzionale e di negazione dei diritti e delle libertà. Attraverso la creazione di una rete capillare di Comitati Civici porteremo avanti il rispetto e la difesa della Costituzione della Repubblica Italiana".
Lusetti si proponeva di sviluppare azioni soprattutto con quattro scopi: "creare una Rete di cittadini dove ognuno mette a disposizione una po’ del suo tempo libero, esperienze e saper fare, per aiutare gli altri; [...]; denunciare il regime e i complici del regime; strutturare un Progetto Europa per unire tutte le forze europee che vogliono contrastare le violazioni delle libertà e dei diritti;) Lottare per una società eco-sostenibile". Il simbolo di Free oggettivamente finì sulle schede, anche se si vide solo alla Camera nell'unico collegio plurinominale della circoscrizione Lombardia 4 e nei rispettivi collegi uninominali di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova: in quest'ultimo collegio il candidato era proprio Lusetti e lì era arrivato iIl risultato migliore, con lo 0,16%. In tutto il collegio plurinominale la percentuale si era attestata sullo 0,1%, che a livello nazionale - complice la mancata presentazione di altre liste - è stata pari allo 0,00%: tanto pesano, secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, gli 829 voti raccolti in Lombardia 4.
Lusetti si proponeva di sviluppare azioni soprattutto con quattro scopi: "creare una Rete di cittadini dove ognuno mette a disposizione una po’ del suo tempo libero, esperienze e saper fare, per aiutare gli altri; [...]; denunciare il regime e i complici del regime; strutturare un Progetto Europa per unire tutte le forze europee che vogliono contrastare le violazioni delle libertà e dei diritti;) Lottare per una società eco-sostenibile". Il simbolo di Free oggettivamente finì sulle schede, anche se si vide solo alla Camera nell'unico collegio plurinominale della circoscrizione Lombardia 4 e nei rispettivi collegi uninominali di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova: in quest'ultimo collegio il candidato era proprio Lusetti e lì era arrivato iIl risultato migliore, con lo 0,16%. In tutto il collegio plurinominale la percentuale si era attestata sullo 0,1%, che a livello nazionale - complice la mancata presentazione di altre liste - è stata pari allo 0,00%: tanto pesano, secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, gli 829 voti raccolti in Lombardia 4.
Lusetti prima di Free
Dalla metà di febbraio Lusetti risulta come referente del Comitato Costituente Reggio Emilia 083, legato a Futuro nazionale, su autorizzazione - così si legge sul Resto del Carlino - del coordinatore Massimiliano Simoni. Tra aprile e maggio, in più, vari media reggiani hanno dato notizie di contestazioni svoltesi davanti ai banchetti di Fn a Guastalla, allestiti per raccogliere adesioni e firme per le campagne già promosse dal partito.
La messa a disposizione della facoltà spettante a Free, dunque, si spiega facilmente considerando l'adesione dello stesso Lusetti al partito di Vannacci (che nel 2022 non aveva ancora acquistato particolare notorietà). Il fatto però che il sostegno di Free abbia permesso di avere una presenza parlamentare ufficiale al partito dell'europarlamentare eletto con la Lega per Salvini premier e già vicesegretario federale dello stesso partito fa notare un ulteriore punto di contatto tra Vannacci e Lusetti. Anche quest'ultimo, infatti, ha un passato da militante e dirigente della Lega, ma non quella salviniana, bensì la Lega Nord.
Cresciuto in un ambiente di sinistra (come dichiarato da lui stesso in varie occasioni), Lusetti è divenuto per la prima volta consigliere comunale nel 2002 a Campegine, formalmente per una lista civica. Nel 2004 si candidò come sindaco a Guastalla, sostenuto dalla lista Identità guastallese, venendo eletto in consiglio con il 9,32%; divenne anche consigliere provinciale per la Lega Nord, avendo pure le funzioni di capogruppo. Nel 2009 fu rieletto in consiglio provinciale, ma si dimise subito perché nel frattempo il centrodestra aveva vinto per la prima volta le elezioni comunali a Guastalla (il sindaco era Giorgio Benaglia) e proprio Lusetti era stato scelto come vicesindaco. Conservò quel ruolo per poco più di un anno, giungendo in quel periodo anche a ruoli di rilievo all'interno del partito: Lusetti era infatti il vicesegretario per la nazione Emilia, quando il segretario era Angelo Alessandri, deputato alla sua seconda leguslatura (e la sede della segreteria era proprio a Reggio, in via dell'Aeronautica).
Nella seconda metà del 2010 qualcosa cambiò: già a luglio i giornali reggiani parlarono di espulsione di Lusetti dalla Lega Nord (il provvedimento secondo l'ex dirigente non sarebbe stato valido, nentre per il partito sarebbe stato confermato dagli organi interni) e nello stesso periodo gli fu revocata la carica di vicesindaco. Da allora Lusetti intraprese un'opera consistente di azioni ed esposti contro il suo ex partito (anche sulla gestione del denaro), mentre già alla fine del 2010 ne lanciò un altro, Agire insieme - Lega federale, che aveva nel simbolo l'immagine di una statua della Dea della Giustizia, con la bilancia e non lo spadone nella mano (successivamente la parola "Lega" - non a caso verde come lo erano il "Sole delle Alpi" e le camicie di una delle stagioni leghiste più iconiche - scomparve dal simbolo).
Impegnato come lobbista presso il Parlamento europeo, aveva annunciato l'idea di candidarsi di nuovo come sindaco a Guastalla per le elezioni comunali del 2014, ma in aprile di quell'anno la lista "Per Guastalla mettiamoci il cuore" non fu presentata e il suo simbolo con quattro cuori biancorossi su fondo bianco non arrivò sulle schede. L'attività politica di Marco Lusetti è ripresa in modo più consistente tra il 2020 e il 2021, con l'attività e le denunce portate avanti dall'associazione Free. Le prime petizioni a firma di Lusetti, curiosamente, riguardavano proprio i regolamenti di Camera e Senato, ritenuti non conformi alla Costituzione proprio nelle parti in cui prevedevano la formazione di gruppi e componenti politiche sulla base di requisiti politici: a suo dire, infatti, se in base all'art. 67 Cost. "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato", non si poteva chiedere in quei regolamenti che uno o più eletti rappresentassero un partito. La scelta di mettere il simbolo di Free e le sue prerogative a disposizione di Futuro nazionale, volendo, potrebbe vedersi in continuità con quelle petizioni di sei anni fa.
Curioso è anche che l'annuncio della costituzione della componente politica del gruppo misto alla Camera sia arrivato nello stesso giorno in cui il centrodestra ha proposto l'adozione di un nuovo testo base per la legge elettorale, che muta vari dettagli della proposta originaria, ma ne conserva - tra gli altri - uno: "Ciascuna lista deve presentare candidature in almeno un terzo delle circoscrizioni". Già nella relazione si leggeva che tale innovazione vorrebbe assicurare che, nella formazione di una "assemblea eletta su base nazionale, chiamata a rappresentare l’intero corpo elettorale della Repubblica", accedano al riparto dei seggi "soggetti dotati di una effettiva consistenza organizzativa e di un consenso non meramente localizzato o occasionale". Di certo, l'obbligo di presentare - pena l'esclusione - le liste in un terzo delle circoscrizioni, con relativo onere di raccolta delle firme (per ora non toccato dalla proposta di riforma, che non modifica neppure le esenzioni), non consentirebbe più di presentare liste in pochi collegi uninominali: in poche parole, con le regole di cui il centrodestra auspica l'introduzione il partito Free non avrebbe potuto creare nessuna componente, perché a monte quell'unica lista non sarebbe stata ammessa (a meno che non fosse stata affiancata da altre liste in altre circoscrizioni).



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