AGGIORNAMENTO DELL'8 MAGGIO: Anche il Consiglio di Stato ha respinto - ieri nel pomeriggio - il ricorso di Mario Adinolfi, dunque la lista del Popolo della Famiglia è definitivamente esclusa dalle elezioni amministrative pratesi.
I giudici si sono concentrati essenzialmente sulla questione delle firme non ritenute valide perché abbinate, nella sottoscrizione delle candidature, a documenti di identità scaduti e sulla censura della difesa di Adinolfi, per la quale la "certezza dell'identificazione del sottoscrittore" non sarebbe stata messa in dubbio, perché la qualità di elettore dei sottoscrittori sarebbe stata sufficientemente attestata dal certificato elettorale e comunque l'autenticatore avrebbe attestato l'identità del sottoscrittore all'atto della firma (a dispetto del documento scaduto). Il collegio ha contestato il valore di questa tesi: il certificato di iscrizione alle liste elettorali, infatti, servirebbe solo ad attestare "la condizione (o meno) di elettore pratese in capo ai nominativi risultanti dalle sottoscrizioni in questione", mentre per accertare la validità delle firme occorre anche che (come già rilevato dal Tar) "ognuna di esse sia collegabile con certezza alla persona fisica elettore (apparentemente) sottoscrittore". Tale certezza "può essere assicurata solo dall'esibizione di un documento di identità in corso di validità da parte del sottoscrittore"; i giudici hanno riconosciuto che le stesse norme vigenti consentono una strada "eccezionale", in base alla quale l'autenticatore può "attestare comunque la propria personale conoscenza del sottoscrittore" (ma occorre una "contestuale ed espressa dichiarazione aggiuntiva, che dia "atto dell’intervenuta scadenza del titolo pubblico di riconoscimento"), oppure può richiedere all'elettore che sottoscrive la lista di autocertificare "che i dati riportati sul predetto documento non hanno subito modifiche successivamente alla data della sua scadenza" (in base al dettato dell'art. 45, comma 3 del d.P.R. n. 445/2000. Nessuna delle due dichiarazioni integrative (e contestuali alla raccolta), tuttavia, figurava sui moduli di presentazione della lista o allegata a questi, dunque le 49 firme non potevano essere recuperate.
I giudici hanno anche contestato che la mancata contestazione formale (per iscritto) e la messa a disposizione degli atti di ricusazione abbia impedito un pieno esercizio del diritto di difesa da parte di Adinolfi (perché questi ha comunque potuto contestare la ricusazione; più che altro, però, l'atto era disponibile sull'albo pretorio del comune di Prato); quanto a eventuali violazioni della legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo, essa non regola la procedura elettorale, retta invece da norme speciali e scandita da tempi che comunque non consentirebbero l'applicazione della lex generalis.
I giudici hanno anche contestato che la mancata contestazione formale (per iscritto) e la messa a disposizione degli atti di ricusazione abbia impedito un pieno esercizio del diritto di difesa da parte di Adinolfi (perché questi ha comunque potuto contestare la ricusazione; più che altro, però, l'atto era disponibile sull'albo pretorio del comune di Prato); quanto a eventuali violazioni della legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo, essa non regola la procedura elettorale, retta invece da norme speciali e scandita da tempi che comunque non consentirebbero l'applicazione della lex generalis.
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AGGIORNAMENTO DEL 4 MAGGIO: Il Tar della Toscana ha appena respinto il ricorso presentato da Mario Adinolfi, dunque al momento la lista del Popolo della famiglia rimane esclusa dalla competizione elettorale di Prato.
Secondo i giudici, Adinolfi non contesta che 49 sottoscrizioni di elettori pratesi siano state abbinate a documenti di identità scaduti, ma per lui sarebbe sufficiente vedere dimostrato lo status di elettori nel Comune, anche grazie al certificato elettorale regolarmente rilasciato. Per il collegio, però, "per la validità delle sottoscrizioni della lista non è sufficiente la condizione di elettore ma occorre anche che ognuna di esse sia collegabile con certezza alla persona fisica elettore (apparentemente) sottoscrittore" e un documento scaduto non fornisce sufficiente certezza "che quel tale elettore abbia realmente sottoscritto la presentazione della lista": tale certezza deve sussistere per ognuna delle firme che sono richieste per legge, quanto al numero, altrimenti sarebbe frustrato lo scopo di "assicurare che [la competizione] si svolga tra liste concorrenti (e relativi candidati sindaci collegati) che abbiano un minimo radicamento nel corpo elettorale, onde evitare che il relativo procedimento sia appesantito dalla partecipazione di liste estranee al contesto sociale locale". Per il principio di economicità, ai giudici basta dimostrare che la mancata accettabilità delle firme legate a elettori riconosciuti con documento scaduto ha portato la lista al di sotto del numero di sottoscrizioni richieste dalla legge, senza doversi occupare anche delle contestazioni legate "alle doppie sottoscrizioni e alle sottoscrizioni riferite a persone decedute" (poiché in numero non sufficiente a superare la "prova di resistenza").
Tanto nel suo ricorso, quanto soprattutto nel suo intervento in udienza, Adinolfi ha citato vari precedenti di decisioni dei giudici amministrativi alla base della riammissione di varie liste, ma non sono stati ritenuti pertinenti, essendo relativi ad altri profili della presentazione delle candidature (ritardi rispetto al termine, riduzione eccessiva del numero di candidati), non all'identificazione dei firmatari e all'autenticazione delle sottoscrizioni.
Adinolfi, in ogni caso, ha già annunciato ricorso al Consiglio di Stato nelle prossime ore e si darà conto della nuova pronuncia.
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In Toscana i capoluoghi di provincia chiamati a rinnovare la propria amministrazione il 24 e il 25 maggio saranno tre. Tra essi figura anche Prato, nonostante le elezioni precedenti si siano tenute solo nel 2024: Ilaria Bugetti, eletta sindaca allora sostenuta dal "campo largo", si è infatti dimessa solo un anno dopo l'elezione, dopo la notizia del suo coinvolgimento in un'indagine in materia di corruzione. Dopo una decina di mesi di commissariamento, dunque, il comune toscano torna al voto in netto anticipo rispetto alla scadenza naturale dell'amministrazione eletta due anni fa.
Chi si recherà ai seggi sulla scheda elettorale troverà 6 aspiranti sindaci, sostenuti da 12 liste: nel 2024 i pretendenti alla carica principale erano nello stesso numero, ma i simboli che li appoggiavano erano 15, uno in meno di quelli visti nel 2019 (quando però a contendersi il ruolo di sindaco erano stati in 8). Mentre si scrive, tuttavia, si è ancora in attesa della sentenza del Tar di Firenze sul ricorso presentato da Mario Adinolfi per opporsi all'esclusione della sua candidatura a sindaco: se ne darà conto alla fine dell'articolo e verranno forniti aggiornamenti (eventualmente anche sull'ordine del sorteggio).
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Matteo Biffoni
1) Casa riformista - Orgoglio per Prato
Il sorteggio ha collocato in prima posizione la candidatura di Matteo Biffoni, anzi, la ricandidatura, essendo stato lui sindaco di Prato per due mandati pieni, dal 2014 al 2024. Conterà sul sostegno di cinque liste, la prima delle quali è Casa riformista - Orgoglio per Prato: si tratta ovviamente dell'evoluzione elettorale di Italia viva, elaborata in vista delle regionali toscane dello scorso anno (promotrice risulta essere l'assessora regionale Cristina Manetti), ma connotata da accenti e partecipazioni di natura civica. Lo dimostra la seconda parte del nome, scritta in fucsia e blu - gli stessi colori di Iv che tingono l'immagine della casa e del suo terreno - su fondo bianco, anche se inspiegabilmente sono stati usati due caratteri diversi, che ben poco si parlano con il Futura di Casa riformista.
2) Biffoni sindaco
La seconda lista della coalizione del "campo largo" è senza dubbio quella più vicina al candidato alla guida dell'amministrazione: Biffoni sindaco. Anche nel 2019 c'era una lista con lo stesso nome (nel 2014 c'era un più elaborato Con Matteo Biffoni per Prato), ma allora il cerchio era tutto blu, con la parola "sindaco" collocata su una fascetta arancione; questa volta invece il contrassegno è decisamente più bianco, con il cognome blu in enorme evidenza e la parola sindaco rossa, seguita da un punto (come a voler suggerire nettezza, senza bisogno di aggiungere altro); gli stessi colori - prevalenti nello stemma cittadino - tingono un rettangolo orizzontale collocato nella parte destra, attraversato a un quarto dell'altezza da un filetto bianco.
3) Alleanza Verdi e Sinistra
In terza posizione nella coalizione che appoggia Biffoni compare il contrassegno di Alleanza Verdi e Sinistra: questo aveva già partecipato alle elezioni amministrative del 2024, ma in forma ampliata (alla Snistra civica ecologista, nella Sinistra unita - Prato), ottenendo un consigliere col 3,89%. Questa volta, invece, il simbolo è identico a quello coniato in vista delle elezioni politiche del 2022, senza che sia stata introdotta alcuna specificazione territoriale o senza che sia indicato il nome del candidato alla guida dell'amministrazione.
4) MoVimento 5 Stelle
Nel 2024 aveva ottenuto quasi gli stessi voti di Avs - sei in più, arrivando al 3,9% e all'elezione di un rappresentante in consiglio - il MoVimento 5 Stelle, che dunque aveva scelto di schierarsi nel "campo largo" (mentre nel 2019 e nel 2014, quando il centrosinistra aveva proposto Biffoni, si era presentato con candidature autonome). Il contrassegno proposto in quest'occasione è esattamente identico a quello schierato due anni fa - quello con il riferimento all'anno 2025 nel segmento inferiore rosso - anche in questo caso senza alcuna altra aggiunta rispetto all'emblema ufficiale.
5) Partito democratico
Quinta e ultima lista della coalizione del "campo largo" è quella presentata dal Partito democratico, cioè il partito che esprime il candidato sindaco. Il logo ufficiale del partito lascia il posto nella parte inferiore a un segmento biconvesso rosso che contiene il riferimento al candidato. Proprio su Biffoni, sui due mandati già svolti e sull'interpretazione dell'art. 51, comma 2 del Testo unico degli enti locali ("Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco [...] non è, allo scadere del secondo mandato, immediatamente ricandidabile alle medesime cariche") si è scatenata una polemica politica nelle scorse settimane con alcuni avversari di Biffoni; il ministero dell'interno, tuttavia, avrebbe confermato in un parere chiesto dalla prefettura che per interrompere la consecutività tra la fine del secondo mandato e l'inizio dell'eventuale terzo basta che frattanto sia stato eletto un diverso sindaco, a prescindere dalla durata della permanenza in carica di quest'ultimo.
Emilio Paradiso
6) Alleati per Prato
Secondo candidato alla carica di sindaco è Emilio Paradiso, eletto nel 2009 in consiglio con la Lega Nord, uscito per formare il gruppo Lega Toscana, poi rientrato e infine espulso nel 2014. Torna a presentarsi quest'anno con la lista Alleati per Prato, la stessa con cui aveva cercato di concorrere due anni fa (mentre era stato escluso per insufficienza di firme, dopo l'eliminazione delle sottoscrizioni doppie). Il simbolo ha al centro la sigla del nome bianca su fondo blu (un carattere simile a quello usato da Forza del Popolo), parzialmente nascosta da "tre figure stilizzate umanoidi, disposte affiancate, che richiamano i colori della bandiera italiana" (ma che, soprattutto, fanno pensare all'elemento grafico caratteristico delle liste "Prima ...", di matrice leghista); alla sigla è abbinata la parola "civici". Nella parte inferiore bianca è contenuto il riferimento al candidato, a fianco della bandiera del Granducato di Toscana (la stessa usata dalla Lega Toscana in passato).
Gianluca Banchelli
7) Forza Italia
Il terzo candidato alle comunali di Prato è Gianluca Banchelli, consulente strategico per aziende. Lo sostiene tutto il centrodestra, articolato in tre liste. La prima, in ordine di sorteggio, è quella di Forza Italia, che - come mostra il contrassegno nel segmento blu ricavato nella parte inferiore, a costo di schiacciare il cognome di Silvio Berlusconi - contiene anche candidati dell'Unione di centro. Va segnalato che in un primo tempo Forza Italia aveva proposto la candidatura dell'ex assessora Rita Pieri, per poi convergere su Banchelli (e Pieri non è nemmeno in lista).
8) Fratelli d'Italia
Seconda lista della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, la più legata allo stesso Banchelli, già consigliere comunale a Prato e candidato proprio per Fdi alle ultime elezioni regionali. Il contrassegno utilizzato - identico a quello di due anni fa, quando aveva ottenuto il 17,79% - è lo stesso che il partito guidato da Giorgia Meloni ha impiegato alle elezioni europee che si svolsero proprio contemporaneamente al precedente voto per le comunali: nella parte superiore blu ci sono il nome del partito bianco in alto, il riferimento giallo alla leader subito sotto, al centro del cerchio; sotto alla striscetta tricolore, c'è la fiamma storica del Msi con base lineare.
9) Lega
Terza e ultima formazione elettorale a sostegno di Banchelli è quella presentata dalla Lega (che in un primo tempo sembrava pronta a sostenere la candidatura di Claudiu Stanasel). Anche in questo caso il contrassegno è identico a quello di due anni fa, ma anche a quello delle elezioni del 2019 e la cosa in questo caso appare ulteriormente significativa: si tratta di uno dei non frequenti casi in cui, sotto alla statua di Alberto da Giussano, nel segmento blu è riportata ancora la dicitura "Salvini premier", la stessa inaugurata alle elezioni politiche del 2018. Certo, se nel 2019 il simbolo aveva raccolto il 22,84% (con 6 consiglieri, a dispetto della sconfitta della coalizione), due anni fa la lista aveva solo sfiorato il 3%, dunque cercherà di migliorare.
Enrico Zanieri
10) Unità popolare
Esaurite le coalizioni presentate, il sorteggio ha collocato in quarta posizione Enrico Zanieri, operatore sociale e padre di due figli, nonché segretario provinciale del Partito comunista italiano. A sostenerlo è la lista Unità popolare, che - escludendo fin dall'inizio ogni possibilità di alleanze - raccoglie il Partito della rifondazione comunista, Potere al Popolo! e il Pci; le miniature dei tre simboli stanno nel segmento rosso biconvesso collocato nella parte inferiore, mentre sopra - su fondo bianco - c'è il nome rosso della lista, sormontato da una stella anch'essa rossa.
Jonathan Targetti
11) L'alternativa c'è
Il quinto candidato alla guida dell'amministrazione pratese è Jonathan Targetti, imprenditore nel settore dell’antiquariato e del vintage militare, nonché blogger. Targetti si era già proposto come sindaco due anni fa, candidando di fatto il suo blog, Targettopoli; questa volta, invece, è sostenuto dalla lista L'alternativa c'è (un nome che ricorda il primo nome provvisorio degli espulsi dal MoVimento 5 Stelle che non votarono la fiducia al governo Draghi, ma che non c'entra nulla: a sostenere la candidatura, infatti, sono Partito liberaldemocratico, Ora!, Radicali pratesi, Liberisti italiani, Unione liberale, Prato libera & sicura, Una nuova prato e Lista civica Taiti). Il simbolo ha al centro una "stilizzazione del Castello dell'imperatore di Prato", di colore giallo e blu, collocata davanti a una fascia arancione; in alto, nella semicorona blu chiaro, trova posto il nome della lista, mentre nel segmento in basso blu scuro c'è il riferimento al candidato.
Claudio Belgiorno
12) Lista civica Claudio Belgiorno sindaco
Chiude le candidature a sindaco quella di Claudio Belgiorno, già consigliere di Fratelli d'Italia, partito abbandonato nel 2025 a seguito di indagini che lo avevano riguardato (una, in materia di rimborsi per attività politica, si è chiusa con l'archiviazione). Belgiorno ha raccolto le firme per candidarsi con una formazione denominata semplicemente Lista civica Claudio Belgiorno sindaco: il contrassegno, molto semplice, contiene il nome intero della lista, con il nome e - soprattutto - il cognome in grande evidenza al centro, di colore blu, sottolineati con una linea tricolore; il tutto è racchiuso in una doppia circonferenza blu e gialla.
La candidatura esclusa di Mario Adinolfi (Il Popolo della famiglia)
Come si è anticipato, nel sorteggio non è rientrata la candidatura di Mario Adinolfi, che si era presentato sostenuto dalla sola lista del Popolo della famiglia (con tanto di aggressione / "correzione fraterna" all'inviato delle Iene). Alla base dell'esclusione non c'è ovviamente il contrassegno (lo stesso intatto da dieci anni), ma un giudizio negativo sulla sufficienza delle sottoscrizioni presentate a sostegno della lista. Leggendo l'atto della Commissione elettorale circondariale (meritoriamente pubblicato sull'albo pretorio del comune di Prato: non sempre questo accade, in caso di ricusazioni), si apprende che delle 463 sottoscrizioni depositate (quasi tutte rese "nel comune di Riolo Terme -
RA - e tutte lì autenticate dal locale consigliere comunale Mirko De
Carli", pratica riconosciuta legittima dal Consiglio di Stato), 371 erano "riconducibili a cittadini iscritti nelle liste elettorali del comune di Prato"; di queste ultime, però, 12 sarebbero riconducibili a persone che avevano già sottoscritto un'altra lista depositata in precedenza e 49 sarebbero state riferite a persone "identificate in virtù di documenti di identità scaduti" (particolare ritenuto dalla commissione "non una mera irregolarità formale", essendo "la necessaria e sicura identificazione dei sottoscrittori [...] attraverso documento di riconoscimento valido è un requisito essenziale del procedimento di autenticazione"); di più, la stessa commissione avrebbe individuato due firme riconducibili a persone decedute che hanno portato a ritenere nullo l'intero atto separato che le conteneva (a causa di un "evidente e macroscopico caso di 'falsità non innocua' che, inficiando l'affidabilità e credibilità dell'atto nel suo iniseme, ne comporta la nullità per intero") e avrebbe acquisito le dichiarazioni di due pratesi, figuranti tra i firmatari, che "affermano di non aver mai reso tale sottoscrizione". Tutto ciò ha portato la lista di Adinolfi a 293 firme, al di sotto delle 350 richieste per la valida presentazione della candidatura.
Nel suo ricorso, depositato il 28 aprile, Adinolfi lamenta come alla delegata di lista l'esclusione sia stata annunciata solo telefonicamente (dunque senza forme scritte, ma in effetti il provvedimento è stato pubblicato - come detto - all'albo pretorio) e senza alcuna contestazione esplicita circa le altre criticità legate al numero insufficiente di firme ritenute valide. Circa le ragioni alla base dell'invalidità di alcune sottoscrizioni, per Adinolfi si tratterebbe di tesi "prive di fondamento", risultando dal verbale di presentazione la consegna di 370 sottoscrizioni ed essendo le 12 firme "doppie" state raccolte "in data 12 aprile 2026 antecedentemente [...] rispetto al momento in cui le altre liste avevano anche solo completato le candidature"; quanto alle 49 firme di persone identificate con documenti scaduti, per loro non verrebbe meno "la condizione di elettore comprovata dal certificato elettorale" (circa i defunti, l'aspirante sindaco aveva detto ai media "nessun morto è in possesso di un certificato elettorale"). Per Adinolfi, dunque, questi elementi dovrebbero far applicare il favor partecipationis e portare alla riammissione della lista (del resto lo stesso ricorso lamenta come attraverso i media si sia appreso che "la lista di Targetti [...] aveva sbagliato i moduli ma poi è stata accettata col benestare anche di tutte le altre liste 'rivali'", ponendo rimedio a una "bischerata" mancante sui moduli, prontamente sistemata, mentre al Popolo della famiglia sarebbe stato riservato un altro trattamento).
Si vedrà l'esito dell'udienza, fissata peraltro per il primo giorno utile che - a causa della festa del 1° maggio caduta di venerdì - sarà solo il 4 maggio (quindi sei giorni dopo il deposito), quando ormai mancano 20 giorni all'apertura delle urne.













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