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giovedì 2 giugno 2016

Milano, simboli e curiosità sulla scheda

Anche a Milano si è dovuto attendere l'intervento del Consiglio di Stato per rendere stabile lo schieramento dei concorrenti alle prossime elezioni amministrative: alla fine ai nastri di partenza ci sono 17 liste, spalmate su 9 candidati sindaci. In mancanza della ricandidatura del sindaco uscente, l'ordine che si seguirà è quello risultante dal manifesto delle candidature.

Nicolò Mardegan

Aveva acquistato notorietà alcuni mesi fa, quando aveva accusato il probabile vincitore delle primarie meneghine Sala di avere copiato lo slogan "Noi, Milano" dal nome della sua lista civica, Noi x Milano, nata alcuni mesi prima e con tutta l'intenzione di partecipare al voto di primavera. Forse Mardegan non ha intrapreso iniziative legali contro il candidato del centrosinistra, ma certamente si è confermata in lui l'idea di partecipare alle elezioni con una propria lista. L'impianto grafico originario è sostanzialmente confermato, anche se ora nella parte inferiore c'è posto anche per un tricolore e per l'indicazione "Mardegan sindaco"; da segnalare, nella parte destra del contrassegno, anche la "pulce" del Popolo della famiglia, non candidato con una sua lista ma comunque presente sulle schede.


Natale Azzaretto

Anche a Milano il Partito comunista dei lavoratori è riuscito a raccogliere le firme e a presentare una propria lista, che candida a sindaco il 65enne Natale Azzaretto. Vista la scelta di altre formazioni dichiaratamente di sinistra di correre in liste senza segni di partito (si veda soprattutto Milano in comune, di cui si dirà tra poco), quello del Pcl è l'unico simbolo che riporti l'accoppiata di falce e martello (ovviamente sovrapposta al globo terrestre, come da tradizione del partito di cui è portavoce nazionale Marco Ferrando): non si tratta di un partito di sinistra contro la sinistra, ma di "un partito - lo ha detto al manifesto lo stesso Ferrando - che si presenta al voto come tale perché non ha nulla da nascondere". 


Marco Cappato

Eletto in consiglio comunale nel 2011 nella Lista Pannella-Bonino, all'epoca sostenitrice di Giuliano Pisapia, Cappato - presidente di Radicali italiani - si candida stavolta al di fuori di ogni coalizione, per dare seguito alle battaglie di legalità condotte negli ultimi cinque anni. Lo fa con la lista Radicali con Cappato sindaco, il cui emblema - senza riferimenti simbolici tradizionali per i radicali, al di là del nome e del colore giallo - è quello presentato all'inizio di aprile a Roma nella sede radicale di via di Torre Argentina 76 - con Riccardo Magi, Valerio Federico ed Emma Bonino - con l'aggiunta del riferimento alla candidatura a sindaco. La presentazione di questa lista, come di quella a sostegno di Giachetti a Roma ha provocato aspre discussioni all'interno dell'area radicale, ma Cappato è rimasto convinto della necessità di proseguire il suo impegno, dunque si presenta agli elettori.


Basilio Vincenzo Rizzo

Si affida a un esperto della sala consiliare milanese la lista Milano in comune, che raccoglie l'area convintamente di sinistra, intenzionata a continuare l'esperienza della giunta Pisapia al di fuori della coalizione di Beppe Sala. Basilio Rizzo è stato consigliere per 33 anni ed è apparso il rappresentante migliore per quel progetto. Come si diceva, nessun simbolo tradizionale: in bella vista c'è il nome della lista, con tre semicerchi colorati (arancione, verde e viola) che partono dalla scritta e si espandono come onde radio, arrivando chissà dove; lo spicchio rosso, che contiene il motto "Sinistra e Costituzione", è lo stesso che usa tuttora Rifondazione comunista nel proprio emblema ufficiale (con la dicitura "Sinistra europea").


Luigi Santambrogio

Decisamente essenziale e schematico l'emblema di Alternativa municipale, la lista civica che candida a sindaco Luigi Santambrogio, già assessore della giunta Formentini (1993-1997) ma allontanatosi presto dalla Lega, in seguito presidente regionale di Italia nostra e impegnato in vari comitati (realtà che hanno contribuito alla nascita della lista). La formazione si definisce "democratica, progressista, ambientalista e riformatrice": anche per questo, come segni sceglie soltanto la M di Milano con un punto esclamativo (che ricorda anche la sigla MI) e sceglie un fondo rosso per risultare evidente all'occhio. Curiosità: il capolista è Felice Carlo Besostri, già senatore per il centrosinistra (1996-1999) e ben noto come avvocato per i sui ricorsi contro numerose storture elettorali (dal Porcellum alle azioni in corso contro l'Italicum). 


Gianluca Corrado

Le "comunarie" organizzate dal MoVimento 5 Stelle hanno scelto come candidato sindaco Gianluca Corrado e lui, di conseguenza, correrà con il simbolo ufficiale del M5S, naturalmente con la modifica già recepita dell'indirizzo web del Movimento e non più quello del sito di Beppe Grillo. Non c'è davvero molto da dire su questo contrassegno - pressoché uguale a se stesso da anni - che si appresta probabilmente a essere il più votato di tutta la scheda milanese, senza che questo comporti per forza la prima posizione anche per il candidato a Palazzo Marino (né prefiguri con certezza la - pur possibile - partecipazione del M5S al ballottaggio).


Maria Teresa Baldini

Ha dovuto attendere il verdetto dei giudici di Palazzo Spada per ottenere il via libera a partecipare alle elezioni di domenica Maria Teresa Baldini, candidata sindaca (unica donna) di Fuxia PeopleBaldini, già giocatrice di basket e per vari anni medico chirurgo, già nel 2012 aveva fondato il movimento politico Fuxia People (il simbolo è lo stesso già usato alle elezioni di Forte dei Marmi in quell'anno) e attualmente consigliera regionale (eletta nella lista Maroni presidente, ora rappresentante proprio di Fuxia People). Per lei quello evocato è "il colore della bellezza e del benessere" e contiene una nota femminile. La X bianca e manoscritta non passa inosservata: fosse stata nera, probabilmente sarebbe stata bocciata; così com'è, invece, può restare al suo posto.

martedì 19 aprile 2016

Sosteniamo Milano con Emanuelli (e una strana "pillola" blu)

Vietato pensare che, in terra meneghina, se la giochino solo Sala, Parisi e il M5S Gianluca Corrado (del quale si parla ben poco, ma c'è). A puntare alla poltrona di sindaco di Milano ci sono varie altre persone, come il radicale Marco Cappato e Basilio Rizzo (per la sinistra), ma c'è anche chi dai partiti e dal loro sostegno si tiene ben lontano. Come Massimo Emanuelli, per esempio. Cresciuto professionalmente prima davanti ai microfoni delle radio libere, poi anche tra carta stampata, scuola e spettacolo, Emanuelli si presenta come candidato sindaco di Sosteniamo Milano, una lista civica, "anzi, siamo l'unica vera lista civica, le altre che si dichiarano tali sono composte da professionisti della politica, mentre qui ci sono solo cittadini: artisti, giornalisti, disabili, studenti, insegnanti, impiegati, commercianti, avvocati, architetti, medici, pensionati, giovani, anziani". 
Il gruppo intende perseguire scelte non connotate politicamente, ma "derivanti solo da buon senso, competenza e professionalità: a ogni problema cercheremo sempre una soluzione logica, mai ideologica". Prima traduzione del buon senso sarebbe il rispetto del principio del costo standard, per rivedere ogni spesa del comune e, indirettamente, "soffocare tutte quelle organizzazioni di parassiti che si frappongono tra i lavoratori ed il Comune". Che significa? "Se per cambiare un rubinetto, comprare un bus, pulire un’aula o far mangiare un profugo il costo medio verificato da un 'competente' è 100 - chiarisce il candidato sindaco - il Comune metterà a disposizione 100: ciò farà morire di morte naturale tutti gli intermediari". 
Le proposte di buon senso si tradurrebbero, tra l'altro, nel mettere a disposizione asili nido sufficienti per i residenti, facilitare il primo impiego ai giovani, ricreare le scuole civiche, integrare meglio aziende, scuole e università; e poi, ancora, rafforzare il sostegno e le possibilità lavorative per tutte le persone diversamente abili, ripristinare sicurezza e legalità e anche aiutare chiunque abbia bisogno di accoglienza, ma sempre nel rispetto del canone dei costi standard. "Milano ha sempre aperto le porte a tutti - spiega Emanuelli - ma se un rifugiato politico 'costa' 35 euro al giorno, deve riceverne altrettanti la nonnina che oggi vive con una pensione sociale di 490 euro al mese. E quei soldi devono andare direttamente ai bisognosi, non ai gruppi di parassiti di ogni specie che ingrassano sulle disgrazie altrui". 
"Buon senso e competenza" figurano anche nel simbolo scelto per la lista: al suo interno, le prime tre lettere di "Sosteniamo Milano" sono evidenziate in rosso, quasi per sottolineare che la città è in uno stato di emergenza, da Sos appunto. "Per certi versi è così, a causa delle scelte fatte dalle amministrazioni precedenti, motivate da troppa ideologia e poco buon senso", spiega Sergio Zanetti, capolista e responsabile delle relazioni esterne. "Certe decisioni, di Pisapia come della Moratti, sembravano spinte da linee politiche più che pratiche: lo si è visto sul traffico, su Expo, su tante cose. Alcune sono state dannose, se non addirittura suicide: l'attenzione all'ambiente, per dire, è di buon senso, ma pedonalizzare certe strade e piazze in nome del dio-bicicletta le ha desertificate per il commercio. Per far sparire un negozio bastano pochi mesi di chiusura al traffico, per riaprirlo ci vogliono anni".
Al di là del nome della lista e del candidato, però, è innegabile che nel simbolo risalti soprattutto l'elemento grafico centrale, a costo di lasciare perplessi o di scandalizzare gli osservatori. Impossibile che passi inosservata quella che ha tutta l'aria di essere la famosa pillola blu, un esemplare di Viagra debitamente marcato con la citata sigla Sos. E' davvero così o è tutto un gigantesco abbaglio? "Beh - ammette Zanetti, non senza un accenno di sorriso, anche perché l'emblema l'ha creato lui - la nostra intenzione era proprio di suscitare più interesse e interrogativi rispetto al solito Duomo stilizzato, alle mani che si stringono o alle frecce. Siamo arrivati a questa grafica tra il trasgressivo e il sorridente con un ragionamento piuttosto semplice: secondo noi Milano va 'tirata su' e occorre una medicina, da lì pensare alla pillola che 'solleva' per antonomasia è stato facile...".
Certamente la scelta è destinata a suscitare curiosità e perplessità, ma tutto è stato messo in conto: "Abbiamo rischiato critiche e prese in giro - riconosce il creatore del logo - ma questo, per assurdo, può darci più visibilità e aiutarci a far conoscere il nostro programma, che è serio quanto dev'esserlo quello di una lista civica: quel curioso oggetto, magari, attira l'attenzione anche sulle nostre bandiere del buon senso e della competenza, scritte in piccolo ma presenti. Non abbiamo mezzi adatti per contrastare Pd, Lega e M5S, al massimo possiamo permetterci la guerriglia, dando uno shock che permettesse a qualcuno di accorgersi di noi: al di là di quattro bigottoni che comunque non ci avrebbero votato, nel far sorridere qualcuno è più facile farsi vedere. Del resto, la nostra non è nemmeno un'idea tanto nuova: la 500X della Fiat, nella pubblicità, non era frutto di una pillolina di Viagra?" 
Eppure, proprio in quello spot, la pillola blu era esagonale, forse per evitare grane di qualche tipo con le case farmaceutiche produttrici, anche se il riferimento era chiarissimo ugualmente: come la si mette in questo caso? "In effetti anche noi abbiamo leggermente alterato la pillola nelle proporzioni, proprio per risparmiarci guai legali - conclude Zanetti - e comunque nella descrizione ufficiale abbiamo parlato di un rombo tridimensionale, se poi qualcuno lo interpreta come 'pillola dell'amore', beh, è libero di farlo...", E se poi, in questa vicenda, qualche azienda farmaceutica dovesse sentirsi lesa e volesse diffidare la lista perché cambi simbolo, di certo Sosteniamo Milano avrebbe più pubblicità che danno...

mercoledì 13 aprile 2016

Milano, ultime evoluzioni grafiche per Parisi (e Passera)

Prima di tutto un'ammissione necessaria: mi ero sbagliato. Giusto pochi giorni fa, alla notizia del ritiro della candidatura di Corrado Passera a sindaco di Milano e del suo sostegno a Stefano Parisi attraverso una lista civica, avevo immaginato che il simbolo di questa non avrebbe contenuto né il nome di Parisi (in base a un accordo che in qualche modo era stato stretto all'interno della coalizione, specialmente con Berlusconi), né simboli partitici, "nemmeno quello di Milano unica". Alla fine, invece, nel simbolo presentato ieri sono apparsi tanto il nome di Parisi, quanto la scritta "Milano unica": tutto questo, probabilmente, è stato frutto di una rapida evoluzione che si è consumata nelle ore precedenti l'annuncio.
In realtà, già domenica qualcuno aveva fatto notare che la costruzione del simbolo di quella lista civica a favore di Parisi non sarebbe stata una passeggiata. Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, ad esempio, aveva ricordato che, "dal punto di vista del consenso, un simbolo in più sulla scheda, se incarna una proposta nota, rappresenta un valore che altrimenti rischia di perdere concretezza", rischio che si poteva correre se Passera fosse stato del tutto assente dalla grafica elettorale di Sala, "soprattutto dopo una campagna elettorale fortemente concentrata sulla persona quale è stata quella di Corrado Passera".
Lo stesso articolo che citava la Ghisleri, scritto per il Corriere da Marco Cremonesi, ricordava l'accordo che impediva a Parisi di "utilizzare il proprio nome sulla sua lista civica" (a differenza di quanto sarebbe comunque avvenuto con gli emblemi di Forza Italia, Milano popolare e Fratelli d'Italia), aggiungendo che l'idea iniziale era di indicare invece il nome del capolista, l'ex sindaco di centrodestra Gabriele Albertini; l'emersa opportunità di dare peso grafico anche a Passera avrebbe affidato ai creativi la difficile risoluzione del "rebus di un marchio per la lista Parisi che citi Albertini e Passera ma non Parisi".
Quel rebus doveva essere troppo difficile da risolvere, al punto che qualcosa nella partita del nome si è sbloccato nelle ore successive: secondo i media (lo scrive, ad esempio, Andrea Senesi sul Corriere) sarebbe stato Berlusconi in persona a consentire l'inserimento del nome di Parisi, per evitare "il paradosso" del nome del candidato sindaco mancante solo sulla sua lista personale, specie se sul logo ci fosse stato (anche) il riferimento ad Albertini: un paradosso, probabilmente, più forte della "paura di vedere cannibalizzato il voto a Forza Italia" che aveva portato l'ex presidente del consiglio a quella richiesta.
Quando alla fine il simbolo è stato presentato, Gabriele Albertini lo si è visto in carne e ossa, ma non sull'emblema in questione. Si è scelta la dicitura generica (ma quasi personalizzata) di Lista civica Parisi, conservando dell'immagine coordinata utilizzata fin qui dal candidato sindaco tanto il triangolino tricolore (che nasconde in parte la parola "Civica", come nelle grafiche nascondeva un pezzo del cognome), quanto il colore giallo carico, che tinge il fondo del cerchio, sul quale si legge in filigrana la mappa del centro storico di Milano. In alto è stato inserito lo slogan "Io corro per Milano", già varato alla fine di febbraio; in basso, invece, è stato inserita l'espressione "per una Milano unica", con le ultime due parole in netta evidenza. Si tratta, ovviamente, del riferimento alla forza politica di Corrado Passera, declinata in chiave locale, senza una citazione diretta del leader (che non è candidato). 
Le amministrative di Milano potevano essere la prima vera occasione di visibilità per il partito di Passera; il fatto che sul contrassegno della lista Parisi - cui Italia unica partecipa assieme ad alcuni candidati di Fare per Fermare il declino - non appaia il simbolo ma solo il nome, può rappresentare piuttosto un test, un esperimento per vedere l'effetto che fa, con la possibilità di presentare il simbolo originale in future competizioni elettorali dopo un primo radicamento territoriale consolidato dal voto milanese.

venerdì 8 aprile 2016

Milano, Sala e Rizzo si divertono coi colori

Alle elezioni, è ovvio, i bambini non votano, ma il sospetto è che, in certe parti d'Italia, i piccoli potrebbero divertirsi molto a guardare le schede e i manifesti, per i motivi più diversi. Si prenda Milano, per esempio: nell'attesa che i loro genitori sbrighino le operazioni di voto e li vengano a riprendere nei corridoi delle sedi di seggio, i bimbi potrebbero divertirsi a giocare con i colori e a vedere gli effetti delle loro combinazioni. Merito essenzialmente del simbolo di Noi, Milano, cioè la lista "civica" (e "personale") di Beppe Sala: il logo è stato presentato giusto ieri e andrà ad affiancarsi a quello del Pd e agli altri segni distintivi delle liste della coalizione di centrosinistra. 
Per chi lo guarda, l'emblema dà inevitabilmente una sensazione di déjà vu, e non può essere altrimenti. Lo slogan è proprio lo stesso utilizzato da Sala nella campagna delle primarie (con tanto di polemiche per la somiglianza del nome con una lista civica e del simbolo con quello di Ncd), la stessa in cui era stato impiegato per la prima volta il segno del "fumetto", che nel nuovo simbolo contiene le parti testuali ed è stato replicato più volte con i tre colori primari, le cui sovrapposizioni si tingono delle varie combinazioni cromatiche possibili. Anche questo, ovviamente, non è un tema nuovo, ma è una sorta di "biglietto da visita" per Sala: tutti quanti, infatti, hanno subito notato che lo stesso gioco cromatico era alla base del marchio di Expo 2015 ed era quasi naturale che chi è stato amministratore delegato di Expo 2015 Spa e (dal 6 maggio 2013) commissario del governo per l'Expo si fregiasse di qualche rimando grafico a quell'esperienza.

I colori, però, sembrano piacere anche a qualche avversario di Sala. Che dire, ad esempio, di Basilio Rizzo, 33 anni di esperienza in consiglio comunale a Milano, eletto l'ultima volta nella lista "Sinistra per Pisapia" e che vorrebbe portare avanti il disegno politico iniziato con quell'amministrazione? Anche il simbolo della lista di sinistra è stato presentato da poco ed è così descritto da Alessandro Braga per Radio Popolare: "Uno spicchio rosso, con la scritta 'Sinistra e Costituzione', il nome 'Milano in Comune', con tre semicerchi colorati (arancione, verde e viola) e sotto, bianca in campo rosso, la scritta 'Basilio Rizzo sindaco'". 
La "lunetta" rossa, per chi ha buona memoria, era la stessa che spuntava negli anni 2000 a destra del simbolo di Rifondazione comunista, con la scritta "sinistra europea". I tre semicerchi colorati - che un po' ricordano la lunetta appena vista, un po' sembrano onde sonore che partono dal nome della lista e si propagano - sono meno giustificati, ma si possono spiegare in ottica oppositiva a Sala: se lui ha schierato i colori fondamentali, Rizzo ha impiegato i colori secondari, che risultano dalla mescolanza di quelle stesse tinte, come a dire che il lavoro della lista - e, in realtà, la stessa Milano - è frutto della somma di vari apporti individuali, senza che i componenti originari si possano più distinguere. Tutta roba su cui un bambino potrebbe arrovellarsi a lungo, facendo mille domande una dopo l'altra.

lunedì 4 aprile 2016

Milano, simboli ritoccati al minimo (e senza nome a Sinistra)

Facendo quattro passi tra i simboli già noti delle elezioni amministrative a Milano, sembra facile rendersi conto che i partiti maggiori sono poco interessati a modificare profondamente i propri emblemi in occasione di questo turno elettorale. Fatta eccezione per il caso sui generis del Nuovo centrodestra (che in gran parte dell'Italia sembra pronto a utilizzare il marchio di Area popolare, declinato città per città, come decisione del partito a livello nazionale), gli altri attori politici in campo non solo non nascondono le loro insegne, ma generalmente concepiscono come unica modifica la "personalizzazione" dell'emblema, con l'inserimento del nome del candidato sindaco o poco più. 
Vale per l'emblema di Forza Italia visto nei giorni scorsi, ma anche per quello del Partito democratico, presentato alla fine di marzo assieme alla campagna di comunicazione "Avanti Milano!". L'inserimento, in questo caso, riguarda non solo il cognome del candidato, ma il nome tutto intero (o quasi, visto che Beppe è la forma breve), probabilmente perché gli spazi consentivano al testo di stare sotto al simbolo. Rispetto alla soluzione grafica adottata per Pisapia nel 2011 (un segmento a una base tutto verde, che conteneva l'espressione "Pisapia sindaco"), stavolta si è scelto un segmento a due basi, dunque una sorta di fascia per evidenziare solo il nome del candidato alla guida di Milano. Non sembra esserci un motivo particolare per questo diverso "trattamento" (e non c'entra che la proposta di Sala sia venuta dal Pd, rispetto a quella di Pisapia che invece era un esterno): l'effetto finale è sostanzialmente lo stesso.
Non si discosta molto da questa logica il simbolo di Fratelli d'Italia, che pure sceglie uno stratagemma grafico diverso: il simbolo nazionale non viene ritoccato, ma semplicemente rimpicciolito di poco e inserito in una corona circolare gialla, in cui - in basso - si legge "per Parisi sindaco". Decisamente interessante, tuttavia, è che nella parte alta della corona sia in buona evidenza il nome di Giorgia Meloni (che risalta forse di più del riferimento a Stefano Parisi): sembra quasi un tentativo di massimizzare anche a livello locale il potenziale attrattivo della leadership (in una fase in cui, come si è già ricordato, Berlusconi non metterà invece il suo nome sul simbolo di Forza Italia), senza peraltro ricorrere a forzature grafiche poco felici già viste in passato, con i nomi all'interno del simbolo tradizionale. 
Tornando nello schieramento di centro sinistra, niente nome invece per la lista Sinistra x Milano, formazione nata per raccogliere soprattutto il consenso di Sel, dei Verdi e di coloro che genericamente si richiamavano all'area "arancione" che si era riunita intorno alla candidatura di Giuliano Pisapia nel 2011, fino alla sua vittoria. Il colore arancione del simbolo è rimasto e tinge tutto il fondo dell'emblema; il "x" è composto con una sorta di segno di "maggiore", che può anche essere letto come una freccia che parte da sinistra e punta in avanti. Il nome di Sala, invece, come detto non c'è, forse perché poco in linea con "l’ambizione di voler parlare a tutti quei cittadini progressisti democratici e di sinistra che in questi cinque anni sono stati vicini all'amministrazione di Giuliano Pisapia", messa in luce da una nota ufficiale della lista, che sarà guidata da Daria Colombo. Chi voterà Sinistra x Milano, insomma, non lo farà necessariamente per Sala (o, forse, lo farà nonostante lui).