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giovedì 8 gennaio 2026

Le nuove vicende del Partito liberale italiano (e il "diritto dei partiti")

Non sono ancora trascorsi dieci giorni del nuovo anno e già si profilano nuove questioni rilevanti di "diritto dei partiti". Una di queste, con tutta probabilità, riguarderà il Partito liberale italiano. Nella giornata di oggi, infatti, è stato diffuso un comunicato stampa relativo alla ripresa delle attività del gruppo che il 4 luglio aveva programmato di celebrare il XXXIII congresso a Roma, alla Sala Capranichetta dell'Hotel nazionale, salvo poi scegliere di non tenere l'assise prevista dopo un pronunciamento del Tribunale di Roma (di cui si era parlato nei mesi scorsi). Di seguito si riporta per intero il testo diffuso e ricevuto, per poi offrire dopo altri elementi e qualche riflessione, soprattutto di natura giuridica.
Sabato 13 dicembre 2025 si è tenuto a Napoli, nella sede della Fondazione Aillaud, il Consiglio Nazionale del Partito Liberale Italiano, organo promotore e organizzatore dell'azione politica del Partito. 
Il detto Consiglio Nazionale concludeva il percorso intrapreso con il XXXIII Congresso Nazionale del Partito Liberale Italiano, tenutosi in data 04.10.2025, in seguito alla sua riconvocazione, disposta dopo che l’appuntamento originariamente fissato per il 04.07.2025, veniva rinviato per "gravi motivi" (come previsto dallo Statuto), alla luce delle ultime vicende giudiziarie che hanno riguardato il partito. 
Il Consiglio Nazionale ha provveduto al rinnovo di tutte le cariche rappresentative del partito; ha eletto la Direzione Nazionale e gli altri organi monocratici. I napoletani Piero Cafasso e Marco D’Amico sono rispettivamente il nuovo Segretario e il nuovo Presidente nazionali, Diego Di Pierro di Voghera è il Coordinatore Nazionale organizzativo e il comasco Davide Belli il Presidente del Consiglio Nazionale. 
Il neo eletto Segretario Nazionale Cafasso, ha illustrato le linee programmatiche che informeranno l'azione politica del PLI: la riforma sanitaria in primis, per combattere la lottizzazione politica nella gestione del nostro servizio sanitario nazionale, una riforma fiscale per semplificare un fisco oppressivo e burocratico, l’abolizione della riforma del Titolo V della Costituzione con una graduale soppressione dell'Ente Regione, la regolamentazione della prostituzione e la salvaguardia delle libertà dei cittadini messe a dura prova dagli sprechi nella gestione della cosa pubblica e dall’iper regolamentazione dilagante.
In particolare, a norma dell'art. 17, comma 8 dello statuto del Pli, "Il Congresso Nazionale, una volta convocato, può essere rinviato per non più di tre mesi solo per gravi motivi, in tal caso non sarà necessario rinnovare le procedure per l’elezione dei delegati". A quanto si apprende, al rinvio avrebbe provveduto il presidente del consiglio nazionale uscente (nonché presidente dell'assemblea congressuale) Diego Di Pierro: egli avrebbe poi cercato di contattare Stefano De Luca (quale presidente da ritenere ancora in carica sulla base delle ordinanze del Tribunale di Roma emesse tra il 2023 e il 2024) per sollecitare la (ri)convocazione del congresso, auspicando l'individuazione di una data condivisa. In mancanza di riscontro, lo stesso Di Pierro avrebbe provveduto a riconvocare i delegati già convenuti il 4 luglio a Roma per il 4 ottobre dello scorso anno - volendo rispettare il termine di tre mesi indicato dalla citata disposizione statutaria - scegliendo però di tenerlo non in presenza, ma con una riunione in forma telematica.
L'evento congressuale così convocato si sarebbe tenuto, come si evince dal comunicato (e, a quanto si apprende, con la commissione di verifica dei poteri e l'ufficio di presidenza nella stessa composizione prevista per l'evento di luglio), e si sarebbe concluso con l'elezione del consiglio nazionale, dalla consistenza di 57 membri. Durante la prima riunione dell'organo - quella svoltasi a Napoli il 13 dicembre scorso, come riportato dal comunicato diffuso - si sarebbe provveduto all'elezione delle cariche indicate dall'art. 18 dello statuto. Pie(t)ro Cafasso, indicato come nuovo segretario nazionale, aveva già operato come segretario regionale in Campania durante il periodo in cui Roberto Sorcinelli aveva agito come segretario nazionale del Pli.
I passaggi compiuti tra ottobre e dicembre avrebbero concluso, secondo il comunicato, il percorso che si era interrotto lo scorso luglio. Non è difficile immaginare, tuttavia, che quegli stessi fatti saranno al centro di un nuovo contenzioso giuridico con il citato Stefano De Luca e Grazio Trufolo che agiscono nelle qualità di presidente e segretario del Pli a seguito del XXXIII congresso celebrato il 27-28 giugno dello scorso anno e ritengono di fondare la propria attività sulla base delle pronunce del Tribunale di Roma emesse fin qui e che possono considerarsi efficaci; nuove contese sulla rappresentanza del partito - e, di fatto, sulla spendibilità del simbolo - sembrano dunque profilarsi, potenzialmente avviabili da entrambe le compagini interessate dalla vicenda in questione.
Questo sito, ovviamente, per ora si limita a dare notizia di ciò che accade e ad attendere gli sviluppi che con ogni probabilità ci saranno e di cui, qualora fossero disponibili documenti utili, si darà adeguatamente conto: pur senza esprimere valutazioni nel merito, si può rilevare che le questioni legate alla "democrazia nei partiti" (cioè al rispetto delle regole statutarie/interne e delle norme applicabili alle associazioni non riconosciute) continuano ad avere un rilievo tutto meno che trascurabile, tanto in formazioni che si richiamano a lunghe e consolidate storie politiche (ed è il caso del Pli, ricostituito nel 1997 ma con radici ben più profonde), quanto in soggetti politico-giuridici di più recente costituzione. E, per questa ragione, occorre prestare l'attenzione che tali questioni meritano.

domenica 6 aprile 2025

Lega per Salvini premier, lo statuto dopo il congresso

Si è concluso oggi il primo congresso della Lega per Salvini Premier (anche se, in base alle disposizioni transitorie dello statuto, questo si sarebbe dovuto tenere entro 12 mesi dall'approvazione del primo documento statutario, che risale all'incirca - in mancanza di documenti disponibili - a novembre del 2017), con la conferma di Matteo Salvini alla carica di segretario federale del partito. 
Se il dato politico è certamente rilevante, in questa sede interessa sicuramente di più considerare le modifiche allo statuto del partito che il congresso (nella giornata di ieri) ha approvato, considerando le proposte avanzate da una commissione apposita - guidata da Roberto Calderoli e cui hanno partecipato anche Aldo Morniroli, Maurizio Bosatra, Alessandro Panza, Andrea Paganella, Alberto Di Rubba e i vicesegretari federali Claudio Durigon, Alberto Stefani e Andrea Crippa - per attualizzare il testo precedente, la cui prima versione risale appunto al 2017, leggermente modificata nel 2018. "È stata necessaria una manutenzione dello statuto - ha spiegato Calderoli nel suo intervento illustrativo - perché nasce nel 2018, quando la struttura non aveva nulla in termini di delegazioni territoriali: queste si sono sviluppate e oggi dobbiamo regolarle". Di seguito si passano in rassegna le modifiche allo statuto in ordine di "apparizione" (seguendo la numerazione degli articoli), cercando di raggrupparle per tema.

Il simbolo e la denominazione

L'analisi non poteva che iniziare dal simbolo, anche perché la disposizione statutaria che ne tratta - l'art. 3 - è la prima a essere interessata dalla riforma: le modifiche, peraltro, non riguardano il simbolo ufficiale, che resta quello definito in origine e descritto nello statuto come "un rettangolo di colore blu in cui campeggia la scritta 'Lega per Salvini Premier' in bianco, circondata da una sottile cornice sempre di colore bianco". Ovviamente quel simbolo, così com'è, non è mai finito sulle schede elettorali (non fosse altro che per l'incompatibilità della forma rettangolare con le disposizioni legislative e operative vigenti in materia di elezioni): anche per questo, forse, nello statuto non si precisa più che il simbolo "è anche, in tutto o in parte, contrassegno elettorale per le elezioni politiche ed europee", così come non si prevede più la possibilità per le articolazioni regionali di proporre la modifica del contrassegno a livello regionale e locale (col parere preventivo vincolante del Consiglio federale). 
Proprio il Consiglio federale continua a poter "apportare al simbolo e al contrassegno le modifiche ritenute più opportune": nell'ipotesi di presentazione di "contrassegni elettorali, sia con la denominazione "Lega per Salvini Premier", sia con l'aggiunta di tutte le sue varianti regionali nel caso di elezioni regionali e amministrative", evidentemente, deve ritenersi inclusa la possibilità di abbinare il simbolo previsto dallo statuto - anche solo in modo parziale, magari con il riferimento "Salvini" o "Salvini premier" su fondo blu - al simbolo della Lega Nord concesso ufficialmente dopo il congresso straordinario di fine 2019 (anche se, di fatto, l'uso era iniziato prima), potendo esserne usata anche in questo caso una sua parte (come la figura di Alberto da Giussano e al nome "Lega" scritto in carattere Optima). 
Da ultimo, è stata riformulata la norma relativa alla modifica delle disposizioni statutarie sul simbolo e sul nome del partito (nel vecchio testo prevista all’art. 19, ora all’art. 20): prima la modifica era di competenza solo del Consiglio federale (con l’approvazione a maggioranza assoluta dei presenti), mentre ora possono provvedere sia il Congresso federale (sempre a maggioranza assoluta dei presenti, come per le altre modifiche statutarie) sia il Consiglio federale.
Lasciando per un attimo da parte lo statuto, vale la pena segnalare che alcuni interventi del primo giorno di lavori del congresso hanno evocato l'emblema leghista. Così, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha rivendicato come la Lega sia il partito presente "in Parlamento da più tempo senza aver mai cambiato nome ed essendo sempre fieri con quel simbolo, l'Alberto da Giussano col leone di San Marco e con lo spadone sguainato in difesa della libertà" (evidentemente saldando la storia della Lega Nord e quella della Lega per Salvini premier). Per il vicesegretario federale Alberto Stefani "essere della Lega significa significa preferire il coraggioso cammino più difficile di chi difende un'idea rispetto a chi invece sceglie di adeguarsi sempre; essere leghista significa mettere da parte le paure. Significa ricordarsi che noi abbiamo un simbolo che non è una bandiera al vento: è un guerriero e rappresenta il simbolo di questo movimento e noi non dobbiamo mai dimenticarlo. Allora dobbiamo riscoprire il guerriero che c'è in ciascuno di noi: dobbiamo riscoprire tutto questo non come guerrieri di fantomatici eserciti europei, non come guerrieri che imbracciano armi da fuoco, ma guerrieri valorosi che utilizzano gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione per garantire più libertà, più sicurezza, più identità ai nostri cittadini". 
Non passa però inosservato anche uno stralcio del primo intervento di Roberto Calderoli che lamentava le resistenze "burocratiche" sull'attuazione dell'autonomia: "Quel leone di San Marco sullo scudo, qui - ha detto indicando la scenografia del congresso con la raffigurazione del guerriero di Legnano - ha la spada alzata, il libro chiuso e la coda alzata: è quando va in battaglia oppure, quando c'è la pace, sparisce la spada e il libro è aperto. Volete mandarci con la spada e il libro chiuso oppure con il libro aperto?" In origine, in effetto, il simbolo della Liga Veneta comprendeva il leone con libro aperto e senza spada, la stessa figura portata sullo scudo leghista; il 15 febbraio 1997, al terzo congresso federale della Lega Nord, si scelse di sostituire quell'immagine con quella del leon da guera.

La scelta delle candidature per le assemblee rappresentative

Il testo dell'art. 6, dedicato alla scelta delle candidature, ha subito una piccola modifica. Le sezioni comunali, infatti, non propongono più le cariche elettive riferite ai consiglieri provinciali; più in generale, il livello superiore (provinciale per le elezioni comunali, regionale per le elezioni provinciali e dei capoluoghi di provincia, nazionale/federale per le elezioni regionali e dei capoluoghi di regione) prima "ratificava" le proposte del livello inferiore, mentre ora le “approva” (una scelta lessicale che lascia dedurre un che il potere di scelta stia più verso il vertice che verso le articolazioni inferiori).

Gli organi della Lega per Salvini premier

Nell'art. 7, dedicato agli organi del partito, oltre alle modifiche relative all'amministrazione della Lega per Salvini premier (se ne parlerà meglio dopo) sono stati introdotti due responsabili federali: uno per il tesseramento (che non è più di competenza della Commissione statuto e regolamenti, così com'è stato rinominato quel collegio; le competenze della nuova carica sono indicate dall'art. 17) e uno per gli Enti locali (l'art. 18 attribuisce anche il dovere di aggiornare l'anagrafe degli eletti). 
Non è invece più previsto come figura autonoma il responsabile del trattamento dei dati personali (ex art. 21, ora il titolare è l'amministratore federale che può nominare uno o più responsabili), così come non è più previsto l'Ufficio di coordinamento territoriale e legislativo federale: del resto, come rilevato da Calderoli, "di fatto non c'è mai stato".

Il congresso federale

Delle modifiche all'art. 8, che regola il congresso federale, più che la scomparsa - tra le competenze - della valutazione delle "attività svolte dalle articolazioni territoriali regionali", rileva soprattutto l'allungamento della cadenza dei congressi, previsti non più ogni tre anni, ma ogni quattro anni.  Ciò significa che la prossima assise congressuale – salvo congressi straordinari – si svolgerà nel 2029, anno delle elezioni europee e di un turno consistente di elezioni amministrative; soprattutto, però, l'appuntamento cadrà almeno due anni dopo le prossime elezioni politiche (sempre che arrivino a scadenza naturale), senza che dunque il risultato possa avere ricadute immediate sulla guida del partito. Lo stesso Calderoli sembra confermare la prognosi, sostenendo che l'allungamento a 4 anni delle cariche è stato pensato "anche perché, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, io credo che il movimento abbia bisogno della massima tranquillità e stabilità".
Nell'art. 9 spariscono i requisiti temporali di militanza per essere eletti dal congresso segretario federale o membro del Consiglio federale (ma sono indicati dalla disposizione finale). Il nuovo art. 10, che individua i delegati al congresso federale, rende membri di diritto del congresso e votanti tutti i segretari provinciali del partito (mentre prima si richiedeva che la Regione di riferimento avesse almeno 50 soci ordinari militanti), i membri del Governo nazionale (ma non si precisa se si tratta solo dei ministri, o, in una lettura estensiva che lo stesso Calderoli ha in effetti seguito nel suo intervento, devono essere ricompresi anche i sottosegretari) e delle giunte regionali.

Il Consiglio federale

Con riferimento al Consiglio federale - la cui durata è stata allungata a quattro anni - in base al nuovo art. 11 ottengono diritto di parola e di voto i vicesegretari federali, il coordinatore federale del movimento giovanile e i segretari regionali di Regioni che non hanno almeno 50 soci ordinari militanti: di queste cariche, prima solo con diritto di intervento, se le ultime sono maggiormente espressione del territorio, i vicesegretari e il coordinatore del giovanile possono dirsi assai vicini al segretario,  che dunque si rafforza. Curiosamente il nuovo testo non prevede più il riferimento alla tutela delle minoranze mediante formule proporzionali: questo, in teoria, potrebbe far sorgere qualche criticità in sede di esame da parte della Commissione che valuta la conformità degli statuti ai requisiti fissati dal decreto-legge n. 149/2013 e in effetti richiede anche di precisare "i criteri con i quali è promossa la presenza delle minoranze, ove presenti, negli organi collegiali non esecutivi" (anche se, in effetti, il Consiglio federale può essere considerato un organo esecutivo, dunque non toccato da questa previsione). 
Aumentano anche le figure con diritto d’intervento (ma non di voto): sono tali i soci fondatori del partito, i responsabili federali del tesseramento e degli enti locali, gli ex amministratori (per 5 anni), il coordinatore dei dipartimenti e coloro che sono invitati dal Consiglio a partecipare. Il segretario verbalizzante ora è nominato dal Consiglio, non essendo più il delegato della Commissione Statuto e regolamenti. L'articolo, da ultimo, regola anche la possibilità di partecipare alle riunioni del Consiglio federale da remoto, ammettendola "purché prevista nella convocazione": lo stesso organo, dunque può anche escludere quella forma di partecipazione, ammettendo solo la presenza.
Quanto alle competenze del Consiglio federale (previste dall'art. 12), l'organo acquisisce - oltre all'approvazione delle proposte di candidatura formulate a livello regionale - il compito di "definire la veste grafica delle tessere" e i termini pe rinnovare la militanza. Non è più previsto un "comitato esecutivo" nominato tra e dai membri del consiglio federale cui il collegio possa delegare i propri poteri e attribuzioni.

Il Segretario federale

Nell'art. 13, che si occupa della carica di Segretario federale, è innanzitutto riformulata la disposizione sulla rappresentanza politica del partito: questa è disgiunta dalla rappresentanza elettorale (affidata all'amministratore), si precisa che il segretario  "presiede l’organizzazione e l'attività" del partito e che la sua espressione codificata di pareri sulle candidature riguarda le cariche elettive "esterne" (quindi non quelle interne alla Lega).
Anche la durata del mandato del segretario passa da 3 a 4 anni (valgono le considerazioni fatte prima, parlando del congresso), ma passano da 3 a 4 anche i vicesegretari, precisando che – come in passato – devono appartenere tutti ad articolazioni regionali diverse: per questi viene cancellato il requisito di militanza ordinaria ultradecennale (ma, anche qui, si parlerà più tardi dell'applicabilità di un limite più breve). Perché si è aggiunto un vicesegretario? "Oggi abbiamo coperto completamente tutto il territorio nazionale - ha spiegato ieri Calderoli - e ovviamente quello che prima era fattibile dal segretario o da qualche [vice]segretario oggi necessita di qualcuno in più".

L’amministratore federale e la gestione contabile

All'art. 14 non c’è più la scelta tra nominare un comitato amministrativo federale di una persona o di tre (tra cui indicare un amministratore federale): ora è possibile solo nominare un amministratore federale, la cui anzianità di militanza sembra dover essere di almeno tre anni. La nomina, la revoca e la sostituzione dell'amministratore sono di competenza esclusiva del Segretario federale (com'era prima per il comitato amministrativo). Si conferma che l’amministratore è rappresentante legale del partito, ma ora gli spetta anche la firma degli atti relativi alle procedure elettorali: in particolare spetta all'amministratore firmare anche gli atti "relativi alle dichiarazioni ed attestazioni da rendere in sede elettorale per la presentazione delle liste di candidati e/o per la presentazione del contrassegno".
Si precisa che il partito risponde in solido con l’amministratore sul piano civile e amministrativo. L'amministratore può nominare due delegati (del cui operato risponde) per svolgere le sue funzioni. Sparisce invece l'Organo federale di controllo sull’amministrazione: "ormai per legge bisogna rivolgersi a una società di revisione esterna", come ha spiegato Calderoli, e ora - a norma dell'art. 27 - non è più il segretario federale a sceglierla, ma l'amministratore. Ora, infine, l’amministratore federale è anche titolare del trattamento dei dati personali e può nominare uno o più responsabili (prima era il Consiglio federale a nominare il responsabile).
Quanto alla redazione del rendiconto del partito richiesta dalla legge, all'art. 26 non è più prevista la relazione dell’Organo federale di controllo sull’amministrazione (soppresso, come si è detto).

Il responsabile federale organizzativo, i dipartimenti, l'organizzazione giovanile

All'art. 16 ora si precisa che il responsabile federale organizzativo può essere anche revocato (oltre che nominato) dal Segretario federale; il responsabile organizzativo presiede, oltre che il Comitato disciplinare e di garanzia, anche la Commissione statuto e regolamenti.
L'art. 19 precede invece la possibilità di creare dipartimenti, cioè articolazioni interne al movimento, con un ruolo essenzialmente politico-programmatico; il loro coordinatore è nominato dal Segretario federale e nomina (sentito il segretario) i capi dipartimento nazionali (che nominano i referenti regionali di concerto coi segretari regionali).
Quanto all'art. 22, rubricato "Il coordinamento federale del movimento giovanile", l'unica novità è la precisazione per cui, superati i 30 anni, i titolari delle cariche del giovanile completeranno comunque il loro mandato.

Modifiche dello statuto

Sulla base dell'art. 20, per modificare lo statuto serve ancora la maggioranza assoluta dei presenti al Congresso federale; come anticipato, invece, per modificare simbolo, nome e regolamenti può intervenire sia il Congresso federale, sia il Consiglio federale (sempre a maggioranza assoluta dei presenti). Le proposte di modifica dello statuto, sempre formulate dalla Commissione statuto e regolamenti, passano prima dal Consiglio federale e poi dal Congresso federale (unica istanza prima prevista).

Organizzazione territoriale

Nell'art. 28 non è più previsto a livello regionale un Organo di controllo sull’amministrazione; sono previste anche le sezioni di circoscrizione (sovracomunali). Per Calderoli si tratta di "un ritorno" di  "un organo di coordinamento [...] di cui si è sentito una certa mancanza": ha aggiunto che "ci sarà un regolamento che normerà la circoscrizione: se le regioni dovessero volerlo includere nel loro statuto lo faranno al prossimo congresso regionale".

Iscrizioni, qualità di socio, incompatibilità e decadenza

Varie modifiche riguardano l'iscrizione, l'acquisto e la perdita della qualità di socio. All'art. 29 si conferma che la quota associativa è fissata dal Consiglio federale, ma sparisce "annualmente" (quindi non occorre rinnovare ogni volta una deliberazione apposita se il prezzo non cambia); si richiede al socio di comunicare ogni variazione del suo domicilio (registrato negli elenchi) per le notifiche previste dallo statuto.
Quanto alla qualità di socio, una delle modifiche più evidenti riguarda le incompatibilità: ora si precisa che l'adesione a soggetti collettivi preclusi (tra i quali spariscono gli enti no profit e si parla genericamente di associazioni) è incompatibile solo se "manifestata" e "pubblica", dunque non ci sarebbe incompatibilità in caso di adesione "privata" o non divulgata. Una volta emersa l’incompatibilità, si prevede anche la possibilità di "superamento della stessa": qualora ciò non si verifichi, si genera la "cancellazione d’ufficio", di fatto una decadenza (e non più l’espulsione, intesa come provvedimento disciplinare). L'art. 32 chiarisce che la cancellazione d'ufficio per incompatibilità è un'ipotesi di decadenza e si precisa che gli aspetti applicativi sono normati dal regolamento.
Com'è noto, la Lega per Salvini premier, com'era stato per la Lega Nord, prevede due categorie di soci: i soci sostenitori (dopo la prima iscrizione) e i soci ordinari militanti (status necessario per accedere a determinate cariche, che si acquisisce a norma del regolamento del partito, che oggi richiede che un socio sostenitore abbia svolto "un periodo di attività volontaria della durata di non meno di 12 mesi" a livello territoriale). L'art. 31, che regola la perdita della qualifica di socio ordinario militante (Som), ora prevede che il direttivo della sezione comunale chieda al consiglio direttivo provinciale la perdita della qualifica di Som per un iscritto entro il 30 novembre (indicando la sua "inattività") e il provinciale esprime parere entro il 31 dicembre; in caso di parere positivo, è inviata comunicazione scritta all’ex Som "declassato" a sostenitore che può ricorrere al direttivo regionale entro 30 giorni ("Se uno non milita, è impossibile che resti a fare il militante" ha chiosato Calderoli). 
L'art. 30 citato prima, peraltro, ora prevede che i soci sostenitori non abbiano diritto di voto, tranne che "per le sole elezioni della Sezione Comunale, con anzianità di tesseramento normata da apposito regolamento". Lo stesso Roberto Calderoli ha riconosciuto che il punto è stato oggetto di varie discussioni, ma ha invitato a riflettere a partire dai numeri: "Se io mi rendo conto che il 42% delle sezioni ha più soci ordinari militanti che soci sostenitori, è evidente che quei militanti non portano neanche una tessera di sostenitore; aggiungo, se il 96% delle sezioni negli ultimi anni ha fatto zero sostenitori mi chiedo che cosa ci stiano a fare. [...] Io credo che non sia nei numeri corretti e per il futuro sarà necessario definire un rapporto che ciascuno sarà tenuto a rispettare perché alcune sezioni, e siamo andati proprio a farcele passare una per una, da dieci anni contano cinque militanti, sono sempre gli stessi e non fanno una tessera da sostenitore... Io non dico che sia giusto o sbagliato, ma se in una sezione non si fanno nuove militanti e non si fanno nuovi sostenitori mi chiedo che cosa ci sta a fare". Onde evitare o contenere il rischio di "pacchetti di tessere" in momenti delicati - magari in corrispondenza delle elezioni - si è dunque scelto di definire con un regolamento federale la definizione di un minimo di anzianità ("Io oggi l'ho pensata nei termini di prevedere a livello federale un minimo e un massimo - ha aggiunto Calderoli - e poi demandare a livello delle singole Regioni di definire qual è l'anzianità minima richiesta, perché credo che sia completamente diversa oggi l'esigenza della Lombardia rispetto a quella della Basilicata, hanno la necessità di strumenti flessibili e che comunque portino a un'apertura del movimento".

I procedimenti disciplinari

Con riferimento al controllo sugli organi interni, l'art. 33 ora precisa che l’organo superiore che controlla quello inferiore “può avocare a sé i poteri dell’organo inerte”; non si prevede più il contraddittorio con la parte in caso di revoca di un segretario o di scioglimento del direttivo. 
Sono più consistenti le modifiche in materia di procedimenti disciplinari sui soci: "I provvedimenti disciplinari - ha spiegato Calderoli - vengono semplificati nei termini che le sanzioni restano sempre le stesse, ma viene tutto semplificato e avvicinato al territorio". L'art. 34, ora, prevede che l'organo giudicante di prima istanza sia il consiglio direttivo regionale, su proposta del direttivo provinciale questo deve informare con raccomandata AR la persona interessata, che può difendersi), ma può agire anche da solo (se avvisa direttamente la persona). Organo d’appello diventa il Comitato disciplinare e di garanzia, che invece è organo di primo grado per le cariche istituzionali sovraprovinciali e per i componenti degli organi federali (in quel caso la richiesta parte dal consiglio direttivo regionale): in questo caso l’organo d’appello è il Consiglio federale (che non può più attivarsi direttamente). Tutti i provvedimenti sono direttamente esecutivi, quindi producono subito effetti. Visto che il segretario federale fa parte del Consiglio federale, peraltro, il nuovo art. 15 lo esclude dal Comitato disciplinare e di garanzia: la presidenza spetta al responsabile federale organizzativo (che cura l’istruttoria e la verbalizzazione e non voterà nell’eventuale giudizio d’appello in Consiglio federale) e i membri di nomina da parte del Consiglio federale passano da 3 a 5 (il testo ora precisa che non devono avere diritto di voto in consiglio federale, per evitare la commistione degli organi e dei ruoli).
Rientra tra le previsioni in materia di procedimenti disciplinari un'aggiunta all'art. 35, in cui si precisa per gli eletti che il mancato rispetto dei loro doveri (inclusi quelli di mettere a disposizione il proprio tempo per le attività del partito e di concorrere al finanziamento, immaginando che questo valga soprattutto per gli eletti in Parlamento e nei consigli regionali) comporta l’attivazione di una procedura disciplinare. Questi obblighi, secondo quanto detto da Calderoli, non tutti gli eletti li rispettano, "né a livello morale, né a livello sostanziale e siccome non è giusto che solo alcuni concorrano, è prevista anche la possibilità per questo motivo di attivare un procedimento disciplinare e credo che una cosa così giusta non avessimo mai prevista" (e l'applauso scattato, in un'assemblea che forse comprendeva anche le persone evocate, non è passato inosservato).

Le disposizioni finali su modifiche statutarie e requisiti di militanza

Nelle disposizioni finali, a seguito della riforma statutaria, si precisa innanzitutto che eventuali modifiche allo statuto richieste dalla Commissione di garanzia per gli statuti per rendere conforme il nuovo testo al d.l. n. 149/2013 non dovranno passare per un nuovo congresso (più complesso e oneroso da convocare), ma saranno apportate direttamente dal Consiglio federale che ne informerà il congresso alla prima occasione. 
L'intervento più significativo sulle disposizioni finali riguarda i requisiti di militanza per l'accesso alle cariche, prima previsti nei vari articoli dello statuto e tuttavia "sospesi" dalla IV disposizione transitoria dello statuto (e a norma della deliberazione del Consiglio federale del 7 gennaio 2021 richiamata dal regolamento del partito annotato). Lo stesso Calderoli ha segnalato come i requisiti originari fossero "assolutamente inapplicabili", essendo stata costituita l'associazione nel 2017. Ora occorrono almeno 7 anni di anzianità per essere Segretario federale (attualmente sembrerebbero avere quest'anzianità essenzialmente i fondatori del partito, che - in base al primo intervento di Roberto Calderoli al congresso - dovrebbero essere stati Salvini, Lorenzo Fontana, lo stesso Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Giulio Centemero; in seguito, ovviamente, le persone con questo requisito aumenteranno); servono poi almeno 5 anni per essere membro del Comitato disciplinare e di garanzia e almeno 3 anni per tutte le altre cariche elettive federali (in cui probabilmente si devono ricomprendere anche l’amministratore e forse anche il vicesegretario). anche se in effetti Calderoli ha riferito il requisito triennale solo ai "membri elettivi del Consiglio federale".
Un'ultima osservazione potrebbe riguardare un caso "pratico" appena sorto e comunque previsto. I media hanno dato ampia risonanza alla consegna della tessera di socio a Roberto Vannacci, eletto lo scorso anno europarlamentare nelle liste della Lega per Salvini premier. Chi aveva letto il nuovo testo dello statuto senza guardare le disposizioni finali aveva pensato che i requisiti di militanza venissero semplicemente meno e questo permettesse a Vannacci di diventare vicesegretario con la semplice iscrizione al partito. Qualora, tuttavia, si ritenesse di dover applicare anche alla carica di vicesegretario federale (che è fiduciaria, non strettamente elettiva) il requisito di militanza triennale, occorre non dimenticare che il regolamento della Lega per Salvini premier prevede attualmente che ai soci sostenitori possa essere riconosciuta la qualifica di socio ordinario militante e anche un’anzianità di militanza per attività svolte in organismi o movimenti non preclusi dalla Lega per Salvini Premier; in più, i parlamentari italiani e - si suppone - anche europei possono diventare soci ordinari militanti anche senza trascorrere il primo periodo da sostenitori. Per sapere come andrà, basterà aspettare un po' di tempo. 

lunedì 10 febbraio 2025

4° congresso di +Europa: liste, simboli, esiti (e tensioni)

Merita di essere considerato con attenzione, proprio come nei suoi tre appuntamenti precedenti, il congresso nazionale di +Europa - il quarto, appunto - svoltosi dal 7 al 9 febbraio a Roma, all'auditorium Antonianum (lo stesso luogo in cui si sono svolti nel corso del tempo molti altri eventi politici, inclusi il "cantiere" di Italia al Centro e il congresso del Psi nel 2022, nonché - ironia della sorte - il congresso del Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito del 2019). Il primo motivo di interesse è una conferma di ciò che è stato rilevato già nelle tre occasioni precedenti: anche questa volta, infatti, le liste concorrenti per la formazione della platea si sono distinte con un proprio simbolo, caso pressoché unico nel panorama congressuale partitico italiano. Pure questa volta, dunque, si porrà attenzione alle liste che hanno partecipato alle fasi che hanno portato al congresso da poco concluso e, ovviamente, ai loro simboli.
Accanto a questo motivo, però, ce n'è anche (almeno) un altro: pure questo congresso di +Europa, infatti, come il primo (quello delle molte tessere fatte e pagate "in blocco" nelle ultime ore di tesseramento aperto e del clamore per gli iscritti - giunti a Milano in pullman ma non solo - riconducibili tra l'altro al gruppo di Bruno Tabacci e risultati determinanti per la vittoria di Della Vedova come segretario) e il secondo (con riguardo alle vicende che lo hanno preceduto e ai contenziosi che lo hanno seguito), ha fatto registrare polemiche circa il tesseramento e i suoi effetti sull'assetto del partito e sugli esiti congressuali. Esiti che hanno visto la conferma alla segreteria dell'unico candidato, Riccardo Magi (205 voti a favore, a fronte di 72 schede bianche e 20 nulle) e l'elezione alla presidenza di Matteo Hallissey (con 198 voti, a fronte degli 87 espressi per l'ex segretario Benedetto Della Vedova, delle 7 schede bianche e delle 4 nulle), mentre come tesoriera è stata confermata la collaboratrice storica di Emma Bonino Carla Taibi (con 201 voti, a fronte delle 90 schede per Valerio Federico - che già aveva ricoperto quel ruolo dal 2019 al 2021 - delle 3 bianche e dell'unica nulla). 
  
Nella prima fase congressuale - chiusa il 28 gennaio - sono state sottoscritte e votate le liste per l'elezione dei delegati che avrebbero formato la "platea" del congresso stesso; in quell'occasione sono state ammesse cinque formazioni. Aveva ottenuto il maggior numero di delegati (123 su 300, il 41%) la lista ImMagina la rivoluzione europea, che fin dal suo nome metteva in chiaro chi avrebbe sostenuto per la carica politicamente più rilevante, vale a dire il segretario uscente Riccardo Magi: la prima parola della denominazione - collocata al centro di un cerchio bianco con contorno sfumato rosa-viola-blu-azzurro - infatti, ha visto evidenziato con un fumetto rosa le quattro lettere centrali, corrispondenti proprio al cognome di Magi. Proprio Magi era il primo della lista dei potenziali delegati, seguito da Taibi e Franco Corleone; in lista, tra gli altri, c'erano anche Antonella Soldo, Ennio Ferlito, Arcangelo Macedonio, Tania Pace e Francesco Moxedano. Di fatto questa è stata l'unica lista in sostanziale continuità con il congresso precedente (allora si chiamava ImMagina +Europa).
76 delegati (il 25,3%) sono stati ottenuti dalla lista Operazione Millennium: dopo i nomi di Angelo Cenicola e di Giovanna Caterina De Luca, si trovano quelli dell'ex tesoriere Valerio Federico e - scorrendo un altro poco la lista - emergono quelli dell'ex deputato (Prc, poi Sel, Pd e Italia viva) Gennaro Migliore, di Alessandro Massari, del docente di diritto dell'Unione Europea Dino Guido Rinoldi, di Marco Ajello, Zeno Gobetti e Dario Boilini. Il simbolo costituiva una variante della bandiera europea, con una delle stelle gialle sostituita da una stella tricolore che si stava spezzando, mentre al centro del circolo di stelle trovava posto il nome in corsivo della lista, con le due "M" in evidenza in verde e in rosso a ricreare il tricolore insieme al resto della scritta riportata in bianco: emblema semplice, ma forse non del tutto soddisfacente sul piano grafico. 
Si è aggiudicata invece il 14% dei delegati la lista Stati Uniti d'Europa, che nelle posizioni più alte della lista riportava l'ex segretario Della Vedova, Anna Lisa Nalin, Marco Taradash e Manuela Zambrano (presidente uscente dell'assemblea); tra i nomi presenti si individuavano anche quelli di Giordano Masini, dell'ex presidente del partito Simona Viola, di Giorgio Pasetto e dell'ex tesoriere di Radicali italiani Michele Capano. Pure questo simbolo aveva come base la bandiera europea, ma il nome bianco collocato al centro - decisamente in evidenza - copriva due delle stelle e una terza (quella collocata più in basso) era seminascosta dal fondo blu, che risultava "tagliato" al centro, come se fosse una sorta di sipario; anche qui una delle stelle era tricolore, ma stavolta era integra.
Si distaccava decisamente sul piano grafico dagli altri simboli di lista il contrassegno che distingueva la lista Eretika!, volta più delle altre a "rompere gli schemi" (ha ottenuto 33 delegati, l'11% del totale). Capolista era il presidente (e segretario uscente) di Radicali italiani Matteo Hallissey, seguito da Debora Striani, Bruno Gambardella, Irene Zambon (ma in lista c'era anche l'ex deputato ed ex tesoriere del Partito radicale Paolo Vigevano). Il nome della lista (provvisto di punto esclamativo) era riportato in bianco su un romboide fucsia obliquo - a ben guardare il testo di tutti questi emblemi Era di fatto in stile Italic - su un fondo con una texture multicolore ma velata di rosa: i colori erano molto simili alla campagna #giovaniunca*zo condotta da Radicali italiani nel 2024 nelle città universitarie italiane.
Gli ultimi 26 delegati (8,67%) se li era aggiudicati la lista "Europeismo o fascismo", che nel proprio nome riprendeva dichiaratamente il titolo di un articolo di Carlo Rosselli pubblicato nel 1935 su Giustizia e libertà; il contrassegno era il solo a riprendere il carattere e tutti i colori del simbolo di +E (il cui logotipo è presente - anche qui, unico caso delle cinque formazioni presentate - nel segmento biconvesso inferiore), aggiungendo all'interno del fregio i valori "autonomia", "diritti", "innovazione" e "ambiente", scritti appunto con i colori della texture del logo. Tra i primi nomi della lista figuravano Federico Eligi (ex assessore toscano e coordinatore regionale del partito) Agnese Balducci, Federico Parea e Monica Balbinot.

Nella seconda fase del congresso, insieme alle candidature, sono state presentate le liste per la composizione dell'assemblea. Qui è comparsa una "sorpresa", vale a dire la presenza di una sesta lista, Radichiamo +Europa sui territori: il simbolo - che, visto a dimensioni originali, appare il più sgranato di tutti - riprende di più il logotipo del partito (citato direttamente e con una texture simile nella parola "Radichiamo", mentre il carattere è usato in tutti gli elementi testuali) e al centro porta una sagoma bianca di albero stilizzato su un cerchio blu. Scorrendo la lista presentata per l'assemblea, molti dei nomi (a partire dai primi indicati, quelli di Riccardo Volpe, Rita Leone, Michele Di Lorenzo e Maria Cristina Ferrucci) si ritrovano all'interno della lista ImMagina la rivoluzione europea. Al momento della conta per l'assemblea, Radichiamo ha ottenuto 57 voti, uno in più della lista ImMagina (56); se il maggior numero delle schede sono state attribuite a Operazione Millennium (70), le altre se le sono divise Stati Uniti d'Europa (45), Eretika! (36) ed "Europeismo o fascismo" (28), mentre 3 schede sono rimaste bianche. 
Vari media hanno messo in luce il risultato inatteso di Radichiamo (che tra i suoi candidati nella lista assembleare mostrava un cognome ricorrente) e lo hanno connesso con il singolare caso di circa 1900 iscrizioni giunte tutte insieme "in zona Cesarini" - prima della chiusura del tesseramento valido per il congresso - e provenienti in gran parte dalla Campania, soprattutto da due suoi comuni. Si sarebbero registrate contestazioni (invocando gli interventi degli organi di controllo interni) circa la validità di tali iscrizioni (che avrebbero influito sulla composizione della "platea congressuale"), eventi che potrebbero far presagire - dopo quello relativo al secondo congresso - un ricorso al giudice civile per invalidare l'assise. Vale la pena sottolineare che, se le 72 schede bianche (e le 20 nulle) registrate per l'elezione del segretario possono segnalare un certo disagio all'interno del congresso, i 57 voti per la lista Radichiamo hanno sicuramente concorso al risultato, ma - visti i numeri ricordati all'inizio - avrebbero potuto dirsi determinanti per l'elezione di Hallissey alla presidenza di +Europa e per la conferma di Taibi alla tesoreria (a danno rispettivamente di Della Vedova e Federico) solo se tutti i delegati avessero votato in blocco per l'altra persona candidata. 
Si vedrà cosa accadrà in seguito, non necessariamente nelle aule giudiziarie. Nel frattempo si apprende che, per votazione dei delegati a modifica dello statuto, la cadenza del congresso è diventata da biennale a triennale (per cui il prossimo dovrebbe celebrarsi nel 2028, dopo le elezioni politiche), mentre la direzione nazionale del partito sulla partecipazione alle elezioni e sulla composizione delle liste non deciderà più a maggioranza dei due terzi, ma a maggioranza assoluta degli aventi diritto. Cambiamenti da registrare, per chi studia il "diritto dei partiti".

martedì 21 febbraio 2023

Ancora sul rapporto tra simboli e marchi: il caso di +Europa

A volte le coincidenze esistono o forse, più semplicemente, sono inevitabili. Era stata avviata fin dalla fine del 2022 la macchina congressuale di +Europa, che offrirà a partecipanti e osservatori il suo momento più importante dal 24 al 26 febbraio, quando i delegati delle varie liste/mozioni si ritroveranno per discutere del futuro politico del partito, per eleggerne i nuovi organi e modificare le norme dello statuto. Solo all'inizio di questa settimana - dunque ieri - si era però deciso di dare spazio al congresso di +E su questo sito (prestando particolare attenzione ai simboli delle liste presentate), essenzialmente per il poco tempo a disposizione e per trattare senza troppo anticipo l'aspetto congressuale più interessante per chi frequenta questo spazio. 
A distanza di appena un giorno, tuttavia, si rende necessario parlare di nuovo del percorso congressuale di +Europa, non più con riferimento ai loghi delle liste/mozioni, ma proprio a proposito del simbolo ufficiale del partito. Tutto è nato dalla notizia diffusa da Adnkronos - in un pezzo a firma di Antonio Atte e Francesco Saita - in base alla quale il simbolo di +Europa è stato depositato come marchio giusto ieri a nome di Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, rispettivamente segretario e presidente di +E (nonché unici deputati eletti dal partito nei pochi collegi uninominali vinti dal centrosinistra), insieme a Emma Bonino, militante storica e già parlamentare del Partito radicale (nonché della lista che portava il suo nome e prima ancora quello di Marco Pannella), oltre che senatrice proprio di +Europa nella scorsa legislatura. Si sarebbe trattato di una notizia di per sé, ma lo è ancora di più se si considera che il deposito è avvenuto a pochi giorni dall'apertura del rito finale del congresso e che Della Vedova e Magi - oltre che figure di vertice del partito - sono anche capilista di due delle sei mozioni in campo, che insieme esprimono 119 dei 250 delegati della platea congressuale, numeri che da soli potrebbero non essere sufficienti a determinare la nuova guida del partito (anche con l'apporto dei 4 delegati della mozione guidata da Stefano Pedica). 
Tanto è bastato per scatenare tensioni all'interno del partito, in particolare tra coloro che sostengono la candidatura alla segreteria di Federico Pizzarotti, ex sindaco di Parma e approdato di recente a +E. Sempre l'agenziAdnkronos, peraltro, haggiunto dopo qualche ora una dichiarazione riferibile a "fonti del partito", in cui si parlava di un deposito "meramente precauzionale" e già ritirato.

Il deposito del simbolo come marchio

La veridicità della notizia del deposito dell'emblema del partito è facile da verificare consultando il registro dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Con una rapida ricerca si trova la scheda relativalla domanda di marchio, presentata e depositata appunto lunedì 20 febbraio (dunque ieri) e relativalla grafica che "consiste nella dicitura '+EUROPA' in carattere stampatello maiuscolo di fantasia con il simbolo '+' sovrapposto alla lettera 'E'. Tale dicitura è in vari colori: giallo, blu, azzurro, verde, rosso, viola e fucsia, ed è posta all’interno di una circonferenza blu. Il tutto su sfondo bianco". Se si mette a confronto la descrizione appena vista con quella contenuta nello statuto - "Cerchio con fondo bianco e bordo blu, con: nella parte centrale, la dicitura '+Europa', in stampatello maiuscolo con grafica multicolore ('+' in giallo e 'Europa' in blu, turchese, verde, violetto, rosso corallo, fucsia)" si può dire che, al netto di alcune differenze di poco conto, si tratta esattamente del simbolo ufficiale del partito elaborato da Stefano Gianfreda e non, ad esempio, di una delle versioni impiegate alle elezioni (magari con la parte inferiore colorata di giallo a taijitu - e magari con un nome contenuto all'interno, come nel 2018 e nel 2022 o con le bandiere d'Italia e d'Europa, come nel 2019 per il simbolo in condominio con Italia in Comune e Pde).
La domanda di marchio è relativalle classi di beni e servizi 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (Servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali), che come al solito seguono la "classificazione di Nizza"Quanto a coloro che figurano come richiedenti, la domanda indica tre quote divise in parti uguali tra Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi ed Emma Bonino (nello stesso ordine in cui la scheda li riporta), mentre mandatari risultano essere ben 14 professionisti, tutti legati alla Giambrocono & C. S.p.A., vale a dire uno dei maggiori studi Italiani di consulenza in tema di proprietà industriale.

Il caso, la prassi e le sue insidie "circolari" 

Per Federico Pizzarotti, candidato alla segreteria sostenuto innanzitutto dalla lista/mozione che lo nomina nel simbolo, vale a dire Energie Nuove, il cui capolista è Piercamillo Falasca (in passato vicesegretario di +E, con Della Vedovalla segreteria) e che da sola può contare su 87 delegati su 250 (il numero più elevato di tutte le compagini) la scelta dei vertici attuali e uscenti di +Europa di depositare il simbolo come marchio suona come "una vera e propria dichiarazione di guerra", secondo quanto riporta l'agenzia: 
Abbiamo saputo del deposito del simbolo, il mondo è piccolo... L'azione non mi sembra una delle più lungimiranti: è un gesto che certamente non va nella direzione di trovare soluzioni di dialogo. Spero ci sia la possibilità di un ripensamento. Dal punto di vista pratico è un'azione che non porterà ad alcun risultato se non a quello di dare l'immagine di una chiusura, che è antitetica rispetto allo spirito di +Europa. Quindi spero che i tre firmatari ritirino questa richiesta di registrazione.
I lanci di agenzia continuano citando quella di cui si sta parlando come l'ultima puntata della "sfida tra gli eredi del Partito Radicale pannelliano e le sue anime", citando un caso avvenuto pochi mesi prima e relativo stavoltal percorso pre-congressuale di Radicali Italiani (l'atto finale del congresso si è tenuto a Rimini dal 9 all'11 dicembre 2022): si fa in particolare riferimento a un post apparso alla fine di novembre sul sito di Ri a firma di Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni (segretario, tesoriera e presidente), in cui si lamentava come "le peggiori pratiche di gestione del potere, le stesse che Marco Pannella ha denunciato per cinquant'anni, sembra[sser]o essersi affermate anche tra alcuni radicali". Poco prima che il comitato nazionale di Ri decidesse le regole congressuali, in una manciata di ore erano "arrivate quasi novanta iscrizioni (pari a un quinto delle iscrizioni di un anno intero), la maggior parte delle quali riguardavano persone che non avevano mai avuto nulla a fare col movimento, cioè non risultavano presenti nell’indirizzario costituito da oltre 100mila persone e frutto di anni di appelli, raccolte firme e piccoli contributi", peraltro "dopo che era circolata una bozza informale di regolamento [...] in cui si ipotizzava che solo chi si fosse iscritto entro la mezzanotte di giovedì stesso avrebbe potuto partecipare e votare al congresso online", senza presentarsi presso la sede congressuale: un potenziale tentativo relativamente facile - secondo i denuncianti - di influenzare l'esito del congresso.
Per Radicali italiani sul banco degli imputati era finito per l'ennesima volta il tesseramento, specie quello "massivo" e "in zona Cesarini", magari di chi al partito non aveva mai aderito prima. E se nel 2021 ci si era scontrati anche in +Europa sulla regolarità del tesseramentoanche questa volta vari casi sono stati sottoposti alla commissione di garanzia (presieduta da Carlo Cottarelli): questa ha escluso 85 iscrizioni su un totale di 4758 (ma i casi dubbi erano circa 800), quando ha ritenuto che non fosse stato rispettato il principio del pagamento personale della quota di iscrizione e del divieto di iscrizioni collettive.
Lasciando da parte la questione delle tessere, però, qui rileva la questione del simbolo e del suo tentativo di registrarlo come marchio, ottenendo dunque diritti di privativa temporalmente e "merceologicamente" definiti su di esso. Si è già detto che nel tardo pomeriggio "fonti di +Europa" interpellate dAdnkronos hanno sostanzialmente sgonfiato il caso, precisando:
Il deposito del logo di +Europa era una iniziativa predisposta in via meramente precauzionale e tale era destinata rimanere, essendo peraltro noto che la procedura di assegnazione è lunga e articolata. Il deposito del logo di +Europa è stato ritirato.
In ogni caso, sembra opportuno analizzare la questione nel dettaglio, visto che presenta vari profili di interesse. La polemica sul simbolo-marchio è divampata anche perché un rapido giretto su una delle pagine del Ministero delle imprese e del Made in Italy (già Ministero dello sviluppo economico) permette di leggere che non possono essere registrati come marchio, dunque come segno distintivo qualificato, gli "stemmi di partiti politici". Se fosse semplicemente così, ovviamente, il problema semplicemente non esisterebbe: il deposito del simbolo di +Europa come marchio sarebbe destinato a un fallimento e si concluderebbe con la reiezione della domanda. In realtà la questione è assai più complessa, come la stessa pratica può facilmente dimostrare.
Se si spulcia di nuovo il database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, magari interrogandolo cercando la parola "Partito" o "Movimento" nella denominazione/descrizione, si trova un gran numero di domande di marchio relative a emblemi di partito reali o futuribili: di questi, non poche sono state respinte, altre sono state accolte, altre ancora sono tuttora sotto esame. Negli ultimi anni, per esempio, ce l'hanno fatta il Partito della Follia creativa di Giuseppe Cirillo, il Partito della Cultura di Alberto Veronesi, il Partito Valore Umano, il MoVimento 5 Stelle (2018), il Pd (rinnovato nella registrazione), il simbolo precedente del Psi (e quello col garofano di Panseca); niente da fare, invece, per il Partito liberale europeo, per il Partito Gay, per il Partito del Nord, per vari emblemi del Pli e per una marea di segni spesso sconosciuti o quasi. Gli esiti delle domande di marchio relative ai simboli di partito (esistenti, passati o potenziali), dunque, non sono univoci e consentono di escludere subito che "gli stemmi di partiti politici" non siano registrabili.
Da dove si dovrebbe trarre l'affermazione riportata dal sito del ministero? Di solito, in effetti, chi vuole depositare un emblema politico come marchio trova sulla sua strada l'art. 10 del codice della proprietà industriale. Se il comma 1 nega la registrabilità dei "segni  contenenti
simboli, emblemi e stemmi che rivestano un interesse pubblico" (ma non possono oggettivamente rientrarvi i simboli dei partiti, essendo peraltro possibile l'autorizzazione della "autorità competente", ruolo che non può essere rivestito da un partito), il comma 2 precisa che se il potenziale marchio contiene "parole, figure o segni con significazione politica o di alto valore simbolico", l'Ufficio italiano brevetti e marchi deve mandare il marchio per un parere alle amministrazioni pubbliche interessate o competenti: se queste sono contrarie alla registrazione del marchio, la domanda viene respinta. In quei casi, specialmente quando il deposito riguardava simboli di uso partitico nuovi o appena nati, il ministero finiva per interpellare spesso il Viminale e puntualmente i richiedenti si vedevano rispondere picche, essenzialmente per i dubbi circa l'uso che i titolari del "marchio politico" potrebbero fare sotto elezioni. 
Il Ministero dell'interno, in particolare, in varie sue note aveva spiegato di temere che la registrazione come marchio permettesse di aggirare le regole e i termini per il deposito dei contrassegni elettorali: visto che l'Ufficio italiano brevetti e marchi non valuta la confondibilità rispetto i contrassegni depositati, qualcuno poteva far circolare marchi simili ai simboli destinati alle schede invocando le norme sui marchi a proprio favore. Ancora di più, però, c'era il timore che registrare i simboli come marchi permettesse di aggirare le norme sulla propaganda elettorale: magari, dicendo che un certo emblema era utilizzato come marchio e non come contrassegno elettorale, si poteva fare "pubblicità" alle rispettive liste in tempi e modi non concessi per la propaganda. E visto che per il Viminale a identificare il contrassegno elettorale era "la caratteristica forma di cerchio", in quelle note indirizzate al Ministero dello sviluppo economico si precisava che il logo con significazione politica da registrare "dovrebbe comunque non presentare alcuna forma circolare": sotto questo profilo, non stupisce che vari simboli politici di forma quadrata abbiano superato il vaglio, assai più di quanto sia accaduto a quelli rotondi (lo stesso Piercamillo Falasca ne è del tutto consapevole, come si vide a suo tempo).
Lo stesso Ministero dell'interno, peraltro, finiva per suggerire una possibile via per consentire la registrazione di un simbolo di partito come marchio: quella di considerarli segni notori ai sensi dell'art. 8, comma 3 dello stesso codice della proprietà industriale. Si legge che "se notori, possono essere registrati o usati come marchio solo dall'avente diritto, o con il consenso di questi [...] i segni usati in campo [...] politico [...], le denominazioni e sigle di [...] enti ed associazioni non aventi finalità economiche, nonché gli emblemi caratteristici di questi". Pure in questo caso, in effetti, le note del Viminale chiedevano di evitare la forma circolare, ma di fatto le registrazioni viste sopra hanno mostrato delle eccezioni.  
Visto tutto questo, si può dire che la scelta di depositare il simbolo di +Europa come marchio si inserisce in un fenomeno molto più ampio di tentativi di tutelare un segno politico anche attraverso uno strumento - la registrazione come marchio - che certamente non è nato per questo scopo e, anzi, non sembra particolarmente adatto a questo. Benedetto Della Vedova, quale segretario (pro tempore), sembrava in qualche modo titolato al deposito del segno, così come volendo lo poteva essere Riccardo Magi quale presidente: lo statuto assegnal segretario la rappresentanza legale del partito e al presidente il compito di coadiuvare il segretario. Più delicato e difficile da spiegare sembrava il ruolo di Emma Bonino, che nel partito non hincarichi: si era peraltro scelto di non depositare il simbolo contenente il suo nome (nella versione del 2018 o del 2022), quindi si spiega meno il suo eventuale ruolo di "avente diritto", al di là ovviamente del suo "peso" politico.
Di certo i tempi di vaglio della domanda sarebbero stati del tutto incompatibili con l'eventuale sorgere di diritti subito dopo un potenziale verdetto sfavorevole del congresso. Sembranche ben difficile pensare che un'eventuale registrazione del marchio potesse impedire usi elettorali del segno da parte di soggetti diversi dai depositanti o senza la loro autorizzazione: le elezioni e i partiti sono regolate/i da norme diverse rispetto a quelle del diritto della proprietà industriale e si devono applicare quelle. Soprattutto, però, anche se il simbolo poteva e può oggettivamente ritenersi un segno notorio (tale è grazie all'uso fatto a partire dal 2018), non era scontato che l'ostacolo della forma circolare fosse tranquillamente superabile: non pochi emblemi politici tondi, anche noti, sono infatti ancora sotto esame. Benché ormai sia chiuso, dunque, il caso del simbolo di +Europa depositato come marchio è stato un'ottima occasione per richiamare alcune regole e alcune insidie, troppo spesso trascurate.