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sabato 30 maggio 2015

Una passeggiata simbolica nel Napoletano (2)

L'altro comune importante chiamato al voto domani è San Giorgio a Cremano: anche qui la scheda è clamorosamente affollata – 19 contrassegni – e le sorprese non mancano di certo. L'emblema che salta subito agli occhi – e non può essere diversamente – è quello del Movimento civico LiberaMente San Giorgio, e il merito non è del nome piuttosto lungo, né del tricolore ad arco sullo sfondo azzurrino appena mosso (quasi con effetto velluto). Emerge soprattutto la raffigurazione di San Giorgio che sconfigge il drago: è chiaro che l'immagine fa parte dell'iconografia religiosa, ma la comunità è da sempre legata a quella figura, al punto che anche nello stemma del comune è presente. Non è chiaro da dove sia stata tratta l'immagine (non coincide con quella dell'emblema comunale), ma inevitabilmente a qualcuno verrebbe spontaneo chiedersi se siamo nel 2015 o piuttosto nella preistoria (o, almeno, nel Medioevo).
La lista LiberaMente San Giorgio fa parte della coalizione che sostiene Giorgio Zinno, definibile come di centrosinistra. Ci sono il Pd, l'Idv, l'Udc (che sostituisce la parola Italia con il nome del comune), Centro democratico e anche i Popolari per l'Italia; tra i partiti nazionali vanno segnalati anche – se non altro sul piano grafico – il simbolo di Sel, che plasma l'elemento rosso inferiore dandogli la forma della skyline cittadina, nonché quello di Ecologia & diritti che unisce le grafiche di Psi e Verdi, con qualche spunto moderno, ma non con un risultato fantastico.
In coalizione, però, i simboli sono addirittura dieci e non poteva non essercene qualcun altro da guardare con attenzione (e occhio possibilmente critico). 
Non poteva mancare, ad esempio, il simbolo classico della cooperazione e della sinistra, ossia la stretta di mano (braccia nude, senza tracce di giacche o camicie formali) che sormonta il contrassegno di Progetto San Giorgio: in questo modo, l'emblema cerca di darsi un tono realmente civico, a differenza delle tante liste di caratura politica che sono state citate sopra. La parte inferiore del contrassegno, tuttavia, comunica un'atmosfera old fashioned, che forse non è proprio la migliore possibile.
Riprende il filone "viva la gente", con qualche tocco di sociale e di ecologico, il simbolo di Città Ideale, ultima delle liste a sostegno di Zinno. Su un terreno verde, stagliandosi su un cielo sfumato e solcato da un arcobaleno del tutto irreale, tante sagome stilizzatissime di umani si tengono per mano. C'è praticamente tutto: i genitori (puntualmente con i colori stereotipati di madri e padre), i bambini con tanto di pallone da calcio, l'anziano con il bastone e la persona con disabilità sulla carrozzina. È apprezzabile lo sforzo riassuntivo, ma obiettivamente pare si sia voluto mettere di tutto e di troppo, nel cerchiolino di tre centimetri di diametro.
Visto che il centrosinistra si prende oltre metà delle liste in corsa, sulle altre coalizioni resta meno da dire. Sembra quasi normale, quindi, il contrassegno sfoggiato dalla Lista civica Iniziativa sangiorgese, tra le formazioni che sostengono la candidatura di Ciro Di Giacomo: il fondo azzurrino e il carattere graziato, da libro stampato, sembra quasi rassicurante insieme all'immagine della colomba bianca ad ali spiegate, immagine un po' pacifica  un po' spirituale. Peccato però per quel "Sindaco" scritto con il solito e un po' pacchiano Brush Script, che francamente sa molto di infantile.
Nella stessa coalizione, oltre a Forza Italia e a Fratelli d'Italia, c'è anche la lista RiPrendiamoci la Dignità: un simbolo tutto bianco, blu e carminio, con un fiorellino a petali blu, che ricorda piuttosto la corolla di una margherita (quella di Rutelli o, volendo, anche quella che era stata dei Verdi Arcobaleno alla fine degli anni '80). 
Non è ben chiaro che significato stia dietro a questa grafica, ma sembra abbastanza anonima: un po' troppo blu per stare a sinistra, probabilmente, ma che starebbe bene come forza civica in tutte le competizioni in cui lo si volesse utilizzare per riscattarsi rispetto al passato.
Da ultimo, però, bisogna riconoscere che la terra che ha legato il suo nome a Massimo Troisi ha in serbo un'ultima perla grafica. Se ne rende responsabile Aquilino Di Marco, che si candida al ruolo di primo cittadino sostenuto da Noi Sud (con il simbolo nuovo, con omino tricolore stilizzato) e una lista civica personale. Non lasciatevi ingannare da quella fascia tricolore, un po' da inaugurazione e taglio del nastro e un po' da indumento riservato al sindaco: il vero simbolo di quel contrassegno è la sigla ADM, ossia le iniziali del nome del candidato. A qualcuno doveva venire in mente, anche se in effetti non è la prima volta: ci aveva già pensato alla fine del 2007 Lamberto Dini, che nel suo nuovo simbolo in uscita dalla Margherita aveva riverniciato quello di Rinnovamento italiano e ci aveva piazzato sopra le iniziali metallizzate LD. Ma quella volta si poteva pensare che fosse l'acronimo di Liberal Democratici, cioè del nome della lista; stavolta sbagliarsi è davvero impossibile. Un uomo, una sigla. 

venerdì 29 maggio 2015

Una passeggiata simbolica nel Napoletano (1)

Ormai i giochi sono fatti, o se non altro si stanno per fare. Dopodomani si voterà per rinnovare le amministrazioni regionali, ma anche per un certo numero di comuni. E se per la Campania farà notizia soprattutto la sfida tra Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca (impresentabile o no), a Ercolano, Caivano e San Giorgio a Cremano i cittadini penseranno anche a chi dovrà governarli direttamente, visto che lì si deve eleggere pure il sindaco, assieme a tutto il consiglio comunale. Gli elettori, dunque, avranno (almeno) due schede e le curiosità - c'è da starne certi - non mancheranno.
Partiamo, ad esempio, da Caivano e dalla peculiarità di alcuni suoi grafici. Perché non si può non restare colpiti – guardando una scheda affollatissima, con 25 simboli — di fronte a certe soluzioni adottate, spesso con uno sguardo che definire naïf è dire poco. Si prenda ad esempio La mossa giusta, tra le liste a sostegno di Raffaele Del Gaudio: qui, più che l'interesse del gruppo per cultura, ambiente, azione e tradizione (tutte compendiate dalla A che hanno in comune, senza che ciò sia convincente all'occhio), emerge la metafora scacchistica legata al nome, tutta bidimensionale, come nemmeno nei giochi da computer si vede più.
Un po' naïve è anche, se si vuole, il cuoricino stilizzato (e acquistato su internet) di Con Caivano nel cuore, della stessa coalizione. Tra i punti qualificanti anche qui c'è l'ambiente, insieme alla cultura, all'occupazione e alla solidarietà; è bello e condivisibile (anche se chiaramente declinato nell'ottica del gruppo che lo adotta) il messaggio "per il riscatto dei caivanesi", eppure il contrassegno non riesce a staccarsi da questa lettura meno energica e più zuccherosa, anche se di certo non era questo l'intento originario (ma i messaggi, come è noto, hanno gambe diverse da quelle delle intenzioni).
Sembra invece davvero impossibile equivocare la voce dell'emblema di Ambiente nuovo, lista che sostiene il candidato sindaco Simone Monopoli (insieme, tra l'altro, a Forza Italia, Fratelli d'Italia e Popolari per l'Italia, graficamente maltrattati): protagonista indiscussa del contrassegno – accanto al nome della lista, dalla resa incerta con quella font Forte – è una famiglia tradizionale e ben poco nucleare, con almeno tre generazioni, di quelle che al Nord non si vedono praticamente più e che invece a Meridione si sfoggiano con orgoglio. Il tutto è disegnato con colori e tratti che sarebbero appropriati in un disegno scolastico, ma non ci si aspetterebbe di vederli su una scheda elettorale.
"Tengono famiglia" (© Livio Ricciardelli) però anche altri emblemi, sia pure schierando meno persone nei cerchiolini. È il caso dell'unica lista che sostiene Carlo Ciccarelli, che come nome si dà un ottimistico Votate per voi, e di Noi per Caivano, che appoggia la corsa di Luigi Sirico e piazza sull'emblema anche una mamma che spinge un passeggino.
Sirico è sostenuto da parte del centrosinistra (i socialisti del Psi e del Nuovo Psi stanno con Del Gaudio), dunque da Pd e Udc, ma ci sono anche l'Idv e – non è un errore – pure il Nuovo centrodestra e i Popolari italiani per l'Europa di Peppino Gargani. Nella stessa coalizione, peraltro, merita di essere segnalato anche il contrassegno di Liberi Cittadini, stessa grafica della lista civica regionale che Giovanni Favia aveva varato in Emilia Romagna alle scorse regionali e che stavolta ritocca leggermente la torre e sostiuisce il verde con il blu (ma inverte i colori, così la fogliolina che spunta in basso si tinge di rosso... e non è nemmeno autunno).
Da ultimo, tra i candidati a sindaco c'è anche Giuseppe (Pippo) Papaccioli, che si fa sostenere da Noi con Salvini. Il simbolo ovviamente è quello presentato a dicembre dell'anno scorso; accanto però c'è un'altra lista, più personale, cioè Con Papaccioli per Caivano. La base grafica è chiaramente la stessa, anche se la resa non può proprio dirsi equivalente (ma pazienza). Curiosità, quel tricolore intrecciato che si vede nella parte alta sembra quello di "Una destra per la terza repubblica", della manifestazione voluta mesi fa da Isabella Rauti, invece è quello adottato (per esempio) dall'Associazione reggiana per la costituzione ... insomma, c'entra fin lì.

sabato 23 maggio 2015

Mantova, una scheda di profili... biancorossi (2)

C'è altro a Mantova, sulla scheda elettorale, oltre ai segni del territorio di cui si è detto l'altro giorno? Beh, sì: altri segni, come i colori del comune (passati anche alla squadra di calcio), cioè il bianco e il rosso. Per esempio, c'è chi nel centrodestra osa non poco con quell'accoppiata cromatica. Perché va bene i colori locali, ma fa una certa impressione vedere che il rosso è il colore prevalente nella lista personale di Paola Bulbarelli, che accanto ha i simboli di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega Nord - Lega Lombarda. La Bulbarelli, assessore regionale della Lombardia nonché giornalista, figlia d'arte (di Rino Bulbarelli, figura irrinunciabile del giornalismo mantovano, padre anche del giornalista Rai Auro), viene identificata dal suo contrassegno con l'intera città: quella "e" accentata corsiva, con un tocco di grazia, sembra porsi come il vero segno identitario della campagna elettorale della candidata.
La scelta "eretica" del fondo rosso colpisce anche di più se solo si pensa che La Sinistra per l'Altra Mantova, rifacendosi all'ormai noto schema grafico della lista Tsipras - sia pure interpretato in molti modi diversi a seconda dei luoghi - per candidare Cesare Azzetti ripropone esattamente la stessa coppia di colori, con testo bianco su fondo rosso, solo appena un po' più scuro. Non c'era naturalmente motivo di impedire a uno dei due emblemi di utilizzare quella combinazione cromatica, ma la concomitanza dio quelle tinte non può non colpire. Per fortuna, se non altro, la lotteria del sorteggio ha fatto sì che i due emblemi non siano vicini e, dunque, diminuisca il rischio di fare confusione.
Peraltro, a volerla dire tutta, non sfugge alla logica della cromia locale nemmeno la Lista De Marchi per Mantova, con cui si candida al ruolo di primo cittadino Luca De Marchi, già capogruppo in consiglio comunale per il carroccio ed espulso dal partito l'anno scorso dopo che aveva votato la sfiducia al sindaco uscente Nicola Sodano. De Marchi - la cui lista è stata riammessa dal Tar di Brescia, dopo che la commissione elettorale aveva escluso alcuni candidati per mancanza di documenti, facendo scendere il loro numero sotto la quota minima richiesta per legge - ha convertito ai colori mantovani lo schema grafico della lista Tosi per Verona, solo invertendo i colori dello stemma cittadino (anche perché le istruzioni del Viminale non ne consentivano l'uso tal quale).
Sceglie tutt'altra combinazione di colori la lista Civici con De Pietri per Mantova, il cui emblema - nella sua estrema semplicità - si mostra decisamente nature, con la metà inferiore tutta verde e, nella parte superiore, un semicerchio interno giallo su fondo azzurro richiama il sole nel cielo. Il contrassegno cerca di mettere in luce soprattutto la natura civica e alternativa del progetto (Arnaldo De Pietri ha lavorato a lungo per associazioni onlus e fondazioni non profit, oltre che essere esperto di comunicazione, sebbene abbia già ricoperto dal 1994 al 2005 il ruolo di consigliere comunale); in lista, peraltro, si possono trovare anche un ex candidato sindaco (Corrado Andreani) ed esponenti del Faro di Mantova legato a Tosi.
Chiudono l'elenco delle liste depositate Comunità e territori, altro progetto civico già noto ai mantovani (il simbolo con le losanghe arcobaleno era stato varato nel 2011, con la candidatura alla provincia di Mantova di Alessandro Pastacci; stavolta viene candidato a sindaco Alberto Grandi) e Immagina Mantova, lista legata al candidato Mohamed Tabi, di sinistra (anzi, "a sinistra della sinistra", come si è letto in questi giorni) ma critico con il Pd (di cui ha fatto parte fino a poche settimane fa), tutto da rottamare. Nell'emblema non c'è nessun riferimento particolare, ma forse il rinnovamento parte anche da questo.