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mercoledì 9 febbraio 2022

Manifesta, nuova componente alla Camera grazie a Potere al Popolo! (così torna anche Rifondazione comunista)

Le soddisfazioni per chi osserva con particolare attenzione le dinamiche del gruppo misto alla Camera non si interrompono, anzi: si aggiunge un'altra puntata rilevante: il riaffacciarsi in Parlamento, dopo 14 anni, di Rifondazione comunista. Ciò  è stato possibile sempre grazie alle disposizioni regolamentari sulle componenti del gruppo misto e alla particolare lettura che ne viene data da anni, oltre che grazie all'indispensabile apporto di Potere al popolo!, senza il quale quel ritorno non sarebbe stato comunque possibile. 
Ma cos'è accaduto, dunque? Scorrendo il resoconto stenografico della seduta di ieri dell'assemblea di Montecitorio, verso la fine della seduta stessa, si può leggere questo intervento del presidente di turno (in quel momento il forzista Andrea Mandelli): 
Comunico che, a seguito della richiesta pervenuta in data 28 gennaio 2022, è stata autorizzata in data odierna, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, la formazione della componente politica denominata "Manifesta, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea" nell'ambito del gruppo parlamentare Misto, cui aderiscono le deputate: Doriana Sarli, Simona Suriano, Yana Chiara Ehm e Silvia Benedetti. La deputata Simona Suriano ne è stata designata rappresentante. 
Vale la pena ricordare che Potere al popolo! era già entrato nelle aule parlamentari, quando lo scorso 20 luglio era stata accolta la richiesta del senatore Matteo Mantero di rappresentare nel gruppo misto di Palazzo Madama il soggetto politico di sinistra che aveva presentato liste alle elezioni politiche del 2018, pur senza eleggere parlamentari non avendo raggiunto la soglia del 3%: ciò era stato ritenuto possibile in ossequio al parere della Giunta per il regolamento reso a maggio che - intervenendo in sostanza sul regolamento del Senato, ma senza il regolare procedimento per modificarlo - apriva alla costituzione di 
componenti del gruppo misto anche dopo le modifiche delle norme sulla formazione dei gruppi di fine 2017, purché quelle componenti fossero espressione di una forza politica candidata col proprio contrassegno alle ultime elezioni politiche e i membri della componente fossero espressamente autorizzati a rappresentare quel partito al Senato.
Al Senato una componente (che non è né più né meno che un'etichetta, che figura nei resoconti e nelle riprese televisive ma non ha altre implicazioni organizzative o economiche) può essere formata anche da una sola persona eletta; alla Camera, invece, ne occorrono almeno tre. Come si è ricordato più volte, l'art. 14, comma 5 del regolamento di Montecitorio indica come requisiti per formare una componente l'adesione di almeno dieci persone (componente "maggiore"); il numero può scendere a tre (componente "minore"), a patto che i suoi membri "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". Si è già ricordato come quel rapporto di rappresentanza sia ormai dal 2005 interpretato - tra le proteste di varie voci della dottrina costituzionalistica - come possibilità per un partito che ha partecipato alle elezioni ma non ha ottenuto eletti di dirsi rappresentato da deputate e deputati che non aderiscono a quel partito, ma desiderano comunque formare un'articolazione autonoma nel gruppo misto (cosa che consente, in base al regolamento, di ottenere tempi dedicati di intervento in aula, spazi e risorse per il personale). Nella denominazione di quelle componenti, dunque, figura il nome del partito che consente il sorgere di quell'articolazione parlamentare, di solito accanto al nome della forza politica o delle forze politiche (magari sorte in corso di legislatura) cui effettivamente i membri della componente aderiscono.
Tornando al caso di cui ci si occupa ora, in aula ieri si è annunciato il sorgere della componente 
Manifesta, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea. Come si è detto, l'indicazione di Potere al Popolo! (qui senza apostrofo) consente all'articolazione parlamentare di quattro deputate - tutte elette nel 2018 con il MoVimento 5 Stelle - di nascere. Rifondazione comunista (qui riportata con il suo nome integrale), per parte sua, riappare nei resoconti della Camera dei deputati - salvo errore - dopo esservi comparsa per l'ultima volta il 9 aprile 2008, nell'ultima seduta della XV Legislatura: in seguito non ha più eletto parlamentari, né con liste proprie (non più presentate dal 2008 in avanti) né all'interno di altre formazioni (non hanno avuto fortuna le esperienze elettorali della Sinistra - L'Arcobaleno, di Rivoluzione civile e, appunto, di Potere al Popolo! di cui è stata parte; fa eccezione, in questo senso, L'Altra Europa con Tsipras, che ha portato al Parlamento europeo nel 2014 Eleonora Forenza). Occorre ricordare che circa un anno fa si era dibattuto, a Palazzo Madama, sulla possibilità di costituire la componente del gruppo misto del Prc, in base alla richiesta presentata da Paola Nugnes; la questione - in parte problematica, visto che Rifondazione comunista non aveva presentato liste nel 2018 e non era nemmeno ufficialmente tra i soggetti fondatori di Pap! - è rientrata con il venir meno della domanda (ora Nugnes rappresenta Sinistra italiana). Ora che la componente alla Camera è nata grazie a Potere al Popolo!, invece, è tranquillamente possibile aggiungere il nome del Prc alla denominazione della componente stessa.
Resta da capire a cosa faccia riferimento invece Manifesta, che apre il nome dell'articolazione del gruppo misto e verosimilmente è il nome in cui si identificano di più le deputate che hanno chiesto di costituirla. Formalmente non esiste una forza politica con quel nome, né pagine "ufficiali" sui social network così denominate; su Facebook si trova un gruppo denominato "Manifesta", creato un anno fa come strumento che "diffonde le idee del MoVimento 5 Stelle", ma evidentemente le deputate della nuova componente non fanno riferimento a quel gruppo. Spiega il senso del nome e dell'operazione la deputata Simona Suriano, rappresentante della componente stessa nel gruppo misto, interpellata da chi scrive attraverso la sua pagina Facebook: "Manifesta vuole essere un appello ad alzare la testa, a reagire per rivendicare i propri diritti, e soprattutto a partecipare attivamente alla costruzione di un modello di società più equo e più giusto. Ancora non abbiamo una grafica: è una cosa nata dall'esigenza di portare i temi di sinistra in Parlamento".
La nascita della nuova componente rappresenta un fatto da registrare, al momento per quello che è (il modo, appunto, per dare voce ai temi di sinistra e, già che ci si è, anche ad alcune sue sigle). Non si può escludere - ma questa è solo un'idea dell'autore di questo contributo e ovviamente è presto per dirlo - che questo raggruppamento parlamentare possa essere l'occasione per la nascita di nuovi progetti politico-elettorali; sarà anche interessante vedere se, nei mesi che restano della legislatura, nel mettere mano alle norme elettorali sarà prevista qualche forma di esenzione per i partiti che hanno un solo gruppo parlamentare (ora ne occorre uno in entrambe le Camere, per giunta dall'inizio della legislatura, condizione che riguarda solo M5S, Pd, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia) o, magari, una componente del gruppo misto. Comunque vadano le cose, Rifondazione comunista nei prossimi mesi avrà la possibilità di far sentire la propria voce e di far risuonare il proprio nome in aula alla Camera (e Potere al Popolo! potrà farlo anche a Montecitorio, oltre che a Palazzo Madama).

domenica 1 agosto 2021

Potere al Popolo approda in Senato con Mantero

Una caratteristica costante delle ultime tre elezioni politiche è stata l'esclusione della sinistra dichiarata dalle aule parlamentari. Al di là di Sel nel 2013 e Liberi e Uguali nel 2018 (di area sinistra, ma certo non le formazioni più a sinistra dei rispettivi turni elettorali), le liste costituite per cercare di superare lo sbarramento mettendo insieme varie forze che si riconoscevano nella stessa area erano rimaste lontane dalle soglie di sbarramento di volta in volta previste: niente da fare per la Sinistra - l'Arcobaleno nel 2008 (3,08% alla Camera), per Rivoluzione civile nel 2013 (2,25%) e per Potere al popolo! nel 2018 (1,13%). A differenza delle altre due liste, rimaste fuori dalle Camere durante tutta la rispettiva legislatura, Potere al popolo! il 20 luglio è approdata in Parlamento, come componente del gruppo misto del Senato: è stata infatti accolta la richiesta in tal senso di Matteo Mantero, eletto nel 2018 con il MoVimento 5 Stelle (dopo la prima elezione sotto lo stesso simbolo nel 2013). 
 
 
La notizia è stata data dallo stesso Mantero con un post su Facebook: 
"Dal 20 luglio ho l’onore di rappresentare ufficialmente Potere al Popolo in Senato. Il mio percorso politico nelle istituzioni si chiuderà con questo mandato, penso che il limite di mandati sia un principio sacrosanto per contrastare una politica autoreferenziale che pensa solo a tutelare se stessa. Continuerò ad occuparmi di politica come cittadino. Questa mi ha dato la libertà di accostarmi alla forza politica che più sentivo vicina ai miei valori e principi. Ho visto in Potere al Popolo molti aspetti comuni con il Movimento delle origini. Una forza politica nata dal popolo che rivendica la propria sovranità, cittadini attivi che si spendono per il bene comune e si pongono come alternativa (unica ormai) ai partiti che hanno mal governato il nostro paese. Da subito ho provato grande vicinanza con questo movimento: sono, anzi siamo, una forza giovane, dinamica e proattiva e ho sentito grande sintonia sui temi che ho seguito in questi anni, la difesa dell’ambiente, la lotta all’illegalità, le battaglie per i diritti, dall’eutanasia alla legalizzazione della Cannabis. Sono molto contento di poter essere il loro terminale in Parlamento per questo scampolo di legislatura, spero di rappresentarli degnamente e non posso fare altro che ringraziarli per la fiducia e per avermi dato modo di chiudere la mia carriera politica con un ritorno alle origini, le mie radici affondano nei valori della sinistra, ma con una nuova avventura. Ridiamo voce e potere al popolo". 
Mantero, che il 19 febbraio scorso aveva aderito al gruppo misto (all'indomani del voto contrario all'insediamento del governo Draghi e della dichiarazione con cui Vito Crimi aveva annunciato l'espulsione dal M5S per chi non aveva votato la fiducia), è riuscito a costituire la componente in base alle ultime decisioni della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama. L'organo, in un parere formulato a maggio, aveva stabilito che - in sostanziale coerenza con quanto previsto dalle modifiche al regolamento approvate alla fine della scorsa legislatura per la formazione dei gruppi, ma senza che a maggio sia stato seguito il procedimento per modificare "ufficialmente" il regolamento, inclusa l'approvazione a maggioranza assoluta, come pure l'art. 64 Cost. richiederebbe - si potevano costituire componenti del gruppo misto purché fossero espressione di una forza politica che aveva presentato candidature con il proprio contrassegno alle ultime elezioni politiche (e purché i senatori interessati fossero espressamente autorizzati a rappresentare il partito dal legale rappresentante dello stesso). Proprio la partecipazione alle ultime elezioni di Potere al popolo! - a dispetto del risultato certo non soddisfacente - ha consentito la costituzione della componente.
L'adesione di Mantero è stata commentata con grande favore dai portavoce nazionali di Potere al Popolo!, Giuliano Granato e Marta Collot: "Questa notizia ci rende estremamente felici e siamo orgogliosi di essere rappresentati in Parlamento da una persona come Matteo, che da anni porta avanti con trasparenza e coerenza battaglie importantissime e che si è fatto portavoce di istanze molto spesso dimenticate. La sua adesione è significativa di una sempre più crescente credibilità del nostro progetto: se fino ad adesso ne abbiamo avuto prova sui territori, ora si manifesta finalmente anche da un punto di vista nazionale. Ma è solo l’inizio: siamo in una fase particolare, di ristrutturazione del sistema nel suo complesso e di riconfigurazione dello spazio politico. La crisi del M5S, la disintegrazione di quel progetto, è palese e sappiamo che in tanti sono in cerca di un'alternativa e possono riconoscersi nei nostri principi e nelle nostre innumerevoli battaglie sui territori. Da oggi inizia un'importante attività di controllo popolare all’interno del Senato, che ci consentirà di portare la voce, gli interessi, i bisogni di tante e tanti che da anni non hanno una reale rappresentanza e che noi ogni giorno intercettiamo nelle vertenze e nelle attività mutualistiche e solidali. Questo è un piccolo-grande passo che ci spinge ad osare sempre di più e a portare avanti il nostro progetto complessivo di trasformazione della realtà".
Per completare la notizia manca solo un piccolo dettaglio "simbolico", che a chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica non può sfuggire. Nella foto con cui ha dato notizia della nascita della componente di Potere al popolo! al Senato, infatti, Matteo Mantero ha in mano il suo iPhone e sullo schermo appare un'immagine ben riconoscibile: non il simbolo di Pap, come ci si potrebbe aspettare, ma l'immagine complessiva che raccoglieva diverse varianti cromatiche dell'emblema, postata a dicembre del 2017 sul gruppo Fb di Potere al popolo! per un sondaggio "artigianale", quando ancora la grafica elettorale non era definitiva e si cercava di capire quali colori potessero rendere meglio e incontrare il favore di militanti, elettrici ed elettori. Si trattava in fondo di una grafica "cotta e mangiata", fatta solo di simboli di prova affiancati e pensata solo per quello specifico uso, senza essere destinata a durare o a essere ricordata. La memoria di chi appartiene ai #drogatidipolitica, però, ha meccanismi strani e si attiva anche solo grazie a un dettaglio, a un particolare, a un ricordo. Ed è bastato uno sguardo veloce per far riemergere la composizione, a più di tre anni e mezzo di distanza.

domenica 16 agosto 2020

Campania, Potere al popolo! e Democratici e progressisti: la sinistra non in Terra

Settimane fa si è parlato dell'esperienza della lista Terra, che raccoglie buona parte della sensibilità di sinistra in vista delle elezioni regionali in Campania. Non tutte le formazioni di quell'area, tuttavia, hanno scelto di partecipare a quel progetto politico-elettorale. Alla fine di luglio, per esempio, è stata resa ufficiale la corsa in forma autonoma di Potere al popolo!, che proprio in Campania ha avuto la sua origine già nel 2015 (grazie al centro sociale "Je so' pazzo" di Napoli) e dunque continua la propria attività.
Per queste elezioni come candidato presidente è stato scelto Giuliano Granato (34 anni, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali, sindacalista) e la scelta è stata fin dall'inizio nettamente contraria ai due maggiori schieramenti in campo alle elezioni regionali: "In anni di gestione clientelare, di privatizzazioni, di devastazione ambientale, Caldoro, quanto De Luca, ci hanno ridotto a vivere in una delle Regioni con i tassi di disoccupazione e di emigrazione più alti, hanno dismesso la sanità pubblica e hanno lasciato inquinare il nostro territorio, svendendo ogni centimetro possibile di costa. Per questo, c’è bisogno che qualcuno gli impedisca di andare avanti così, qualcuno che gli stia col fiato sul collo e difenda gli interessi e il futuro di questo popolo e di questo territorio: c’è bisogno di un salvataggio popolare". L'idea di base, come sottolineato dalla portavoce nazionale Viola Carofalo, è che "la Campania sta affondando" e, dunque, dev'essere salvata, anche con un'iniziativa elettorale.
Per l'occasione è stato presentato anche un simbolo leggermente modificato. Il corpo del contrassegno è rimasto uguale a quello coniato per le elezioni politiche del 2018, ma i colori degli archi che delimitano il cerchio sembrano virati dal cremisi al viola; la stessa tinta colora un fumetto incollato sotto al nome del movimento, con la dicitura "la Campania è il Futuro", con l'ultima parola scritta in maiuscolo e con l'evidenza maggiore in tutto il simbolo. Tecnicamente, peraltro, occorre notare che proprio il fumetto fuoriesce leggermente dal cerchio che gli archi viola tracciano, per cui si deve presumere che - poiché le Istruzioni del Viminale e la prassi richiedono che tutti gli elementi siano perfettamente contenuti in un cerchio - la grafica sarà tutta contenuta in una sottile circonferenza nera, con una sorta di "effetto cannocchiale".
Un'altra parte della sinistra (quella parlamentare) si riconosce peraltro in una delle liste che sostengono Vincenzo De Luca (o meglio, che lo sosterrebbero: con l'accordo tra Italia viva e i Popolari dei De Mita è iniziata un'opera di riduzione della numerosissima compagine in appoggio al presidente uscente - un po' per non dare l'idea dell'ammucchiata, un po' per le difficoltà di alcune formazioni a trovare tutti i candidati per presentare le proprie liste - e dunque nessuna lista può dirsi completamente certa fino alla scadenza dei termini). Il riferimento è alla lista Democratici e progressisti che era stata annunciata negli ultimi giorni di luglio e, per il momento, sembra resistere. A promuovere questa formazione è il consigliere uscente Francesco Todisco, candidato nel 2015 nella lista De Luca presidente ed eletto ad Avellino. Già consigliere dem in quel comune, in seguito è approdato ad Articolo Uno. A metà luglio era stata esclusa la presentazione di una lista con il simbolo di Liberi e Uguali o di Articolo Uno, si diceva che non c'erano le condizioni per farlo; in seguito, tuttavia, qualcosa dev'essere cambiato.
Il nome scelto per la lista richiama inevitabilmente una parte del nome originario di Articolo Uno, Movimento democratico e progressista (proprio la parte che aveva fatto infuriare Ernesto Carbone che in Calabria nel 2015 aveva fatto presentare come Pd la lista Democratici progressisti). Il rosso di fondo è lo stesso di Liberi e Uguali e certamente da quel simbolo viene la sottolineatura del nome, che qui marca tutta la sua larghezza. In questo caso, peraltro, si sono aggiunte una circonferenza bianca interna e la sagoma verde della Campania, oltre al riferimento al candidato presidente; la grafica, a dire il vero, è mutuata da quella della lista Progressisti per la Basilicata che si era presentata in terra lucana alle regionali dello scorso anno. Riuscirà questo simbolo a finire sulla scheda o, magari insieme ad altri, sarà sacrificato in nome della razionalizzazione?

mercoledì 3 aprile 2019

Europee, niente simbolo di Potere al popolo: parola di Cremaschi

Se sulla presenza di alcuni simboli alle elezioni europee 2019 (e, nel caso, sulla loro esatta conformazione) ci si sta ancora interrogando, è già noto che sulle schede non finirà il contrassegno di Potere al popolo! La notizia circolava già da alcuni giorni e si era parlato con insistenza del problema della raccolta delle firme prescritte dalla legge, ma probabilmente le ragioni non sono solo queste. Dei motivi ha parlato Giorgio Cremaschi, già presidente del comitato centrale della Fiom e da poche settimane portavoce nazionale di Pap, in un'intervista pubblicata oggi da L'Antidiplomatico
"Abbiamo deciso - ha spiegato - di iniziare un tavolo di trattative dopo una votazione online dei nostri iscritti con alcune forze politiche di sinistra, tra cui DeMa di De Magistris, ma il tutto è saltato sui contenuti". In particolare, Pap avrebbe chiesto di "rompere" i trattati Ue (anche se non è chiaro quale soluzione giuridica si sarebbe dovuta adottare) per combattere con nettezza il neoliberismo, di opporsi alla Nato (e dire basta a una collocazione euroatlantica dell'Italia), ridurre le spese militari, di escludere ogni accordo con il Pd (anche) a livello regionale o comunale, nonché di perseguire un rinnovamento delle liste, "sia dal punto di vista del genere che delle persone", scegliendo candidature provenienti dai movimenti e dal mondo sociale (invece che dalla politica).
Queste richieste, stando alle parole di Cremaschi, sono state completamente rigettate da Sinistra italiana e da Diem25 ("si sono alzati dal tavolo per la sola nostra presenza, ci hanno definiti i 'sovranisti di sinistra'!"), mentre Rifondazione comunista si era detta teoricamente d'accordo (ma "ha fatto il pesce in barile, dicendoci che bisognava abbandonare quei punti per far confluire tutti. Noi non li abbiamo abbandonati e si è aperta una crisi del tavolo") e DeMa "aveva dato un ok di massima al primo punto". Il cammino verso una lista unica con la partecipazione di Potere al popolo si è inevitabilmente interrotto perché il Prc è rimasto sulle sue posizioni, preferendo lavorare alla lista del Partito della Sinistra europea ("lì ci sarà tutto e il contrario di tutto. Addirittura non daranno vincoli sul gruppo di cui far parte nel Parlamento europeo, pare per candidare dirigenti politici come Cofferati che poi non sceglieranno il Gue"), mentre il gruppo di De Magistris ha annunciato che il suo gruppo - legato al simbolo Uniti con De Magistris, depositato come marchio - non si sarebbe candidato, per la mancanza di tempo e di varie condizioni.
Sarebbe rimasta, a dire il vero, la possibilità per Potere al popolo! di una corsa solitaria alle europee, ma a impedirla ha provveduto - questa volta con certezza, per ammissione dello stesso Cremaschi - "lo sbarramento assurdo delle 180mila firme [in realtà 150mila, ndb] in pochi giorni da raccogliere (3 mila solo in Val D’Aosta e Molise)". Un numero di sottoscrizioni che di certo Pap non è in grado di raccogliere (al pari, probabilmente, di ogni altra forza politica: nel 2014 solo L'Altra Europa con Tsipras vi riuscì) e nemmeno di aggirare, sullo stile dei "furbetti sul modello Bonino-Tabacci, con il mercatino dei simboli". Nel denunciare il requisito della raccolta firme e gli istituti "che escludono dal voto e dalla rappresentanza le forze nuove" (comprese le soglie di sbarramento), Giorgio Cremaschi precisa che Potere al popolo! non darà indicazioni di voto in Italia "ma sosterremo in Francia France Insoumise, con la quale abbiamo rapporti e condividiamo il patto di Lisbona fra forze radicalmente antiliberiste", mentre correrà alle amministrative in vari comuni, tra i quali Livorno, Firenze, Cesena e Aversa. Il simbolo con la stella - quella che a Makkox faceva tanto venire voglia di chinotto San Pellegrino, non proprio no logo - non abbandonerà le schede, ma senza puntare a Bruxelles.

giovedì 21 dicembre 2017

Potere al popolo, per la sinistra basta la stella

Non sono ancora noti i giorni in cui si dovranno depositare i contrassegni delle liste per le elezioni politiche (anche se è facile prevedere che, se si dovesse votare il 4 marzo, il deposito si svolgerà dal 19 al 21 gennaio, dal 44° al 42° giorno precedente al voto); già ora, tuttavia, è possibile immaginare che il numero di falci e martelli sulla scheda elettorale sarà decisamente ridotto rispetto al passato. Se era prevedibile che il segno social-comunista non apparisse nell'emblema di Liberi e Uguali, da alcuni giorni si ha la certezza che questo non sarà presente nemmeno nel simbolo della lista di sinistra che - dopo la raccolta firme - si presenterà agli elettori.
L'emblema, presentato domenica all’Ambra Jovinelli a Roma (e disegnato probabilmente da Totore Caruso), contiene essenzialmente il nome scelto per la lista, cioè Potere al popolo!: si tratta del progetto politico-elettorale che ha fatto seguito all'appello lanciato il 18 novembre dagli attivisti napoletani dell’Ex Opg Je so’ pazzo (il cui logo, peraltro, sarebbe stato un discreto simbolo...). Accanto a realtà civiche e sociali di tutta l'Italia, sindacati di base e comitati ambientali, sono parte dell'iniziativa soggetti politici come Rifondazione comunista, Rete dei comunisti, Sinistra anticapitalista e il rifondato Partito comunista italiano: sono ben tre, dunque, le coppie falce-martello che non arriveranno sulla scheda (nemmeno quella del Pci, sebbene da più parti fosse sentita l'esigenza di concorrere alle elezioni con il simbolo tradizionale dei comunisti in Italia), anche se è molto probabile che almeno Prc e Pci depositino comunque il loro emblema al Viminale, per evitare iniziative di disturbatori.
Il nome scelto - che intende parafrasare il concetto di democrazia - è scritto in gran parte con una font "bastoni" imponente (probabilmente Granby Elephant Pro), tranne la preposizione "al", decisamente più leggera e scritta in corsivo e in colore rosso scuro, tra il bordeaux e il carminio. La stessa tinta caratterizza la stella (presente negli emblemi di Prc e Pci) e due archi di circonferenza "a mezzaluna", che delimitano quasi per intero lo spazio del simbolo (riprendendo, almeno in parte, un escamotage grafico usato nell'emblema della Sinistra anticapitalista).
Quel colore, peraltro, era stato inizialmente utilizzato come tinta di fondo per il simbolo preferito tra le opzioni di un piccolo sondaggio creato da un militante sul gruppo Fb di Potere al popolo!: si trattava di un sistema molto artigianale per rilevare le preferenze della base sull'emblema che sarebbe stato utilizzato per la lista. Alla fine il contrassegno è risultato a fondo bianco, ma il colore diverso dal nero è proprio quello preferito da oltre un centinaio di persone. 
L'effetto finale sembra gradito alla maggior parte dei militanti, come giusto equilibrio tra modernità e tradizione, dotato di semplicità, efficacia e pulizia. Certamente non è mancato chi ha lamentato l'assenza della falce e del martello, ma per altri la stella - simbolo comunista da pari tempo - e il nome scelto sono sufficienti a caratterizzare politicamente la proposta della lista e, anzi, sono in grado di andare oltre le originarie appartenenze per raccogliere fiducia e consenso di un maggior numero di persone.