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mercoledì 27 aprile 2016

Una Federazione popolare molto democristiana

Se ne parla poco in queste settimane, prese come sono le cronache dalle liste che spuntano via via tra Milano, Roma e Napoli (con divagazioni altrove), ma alle prossime elezioni amministrative potrebbe spuntare anche il simbolo dell'ennesimo repackaging dell'area riconducibile alla vecchia Democrazia cristiana. Alla fine di marzo, infatti, è stata fondata in uno studio notarile di Roma Federazione popolare, un soggetto politico che si propone di riunire varie realtà politiche ispirate "ai principi della religione cattolica e cristiana e ai valori riformisti e liberali".
L'emblema, abbastanza anonimo, contiene il nome (con "Popolare" in maggiore evidenza) sopra a una fascia tricolore leggermente piegata su se stessa e, sullo sfondo, le dodici stelle della bandiera europea in parte nascoste dalla scritta. Come si vede, non c'è lo scudo crociato - inutile, del resto, rischiare di infilarsi nell'ennesimo contenzioso legale con l'Udc e con altri eredi veri o presunti della Balena Bianca - ma sono pienamente democristiani coloro che hanno voluto la nascita di quest'aggregazione. Vale innanzitutto per Mario Tassone, leader del Nuovo Cdu e per Giancarlo Travagin, già segretario amministrativo della Dc guidata nei primi anni 2000 da Angelo Sandri e da anni a capo del suo movimento Alleanza Democratica (con il gruppo che fu di Willer Bordon e Ferdinando Adornato, ovviamente, nessuna attinenza). 
Vale però anche, in qualche modo, per i Popolari per l'Italia e per Mario Mauro, eletto negli anni con Forza Italia, il Pdl e Scelta civica, ma riconducibile senza troppi problemi a quell'area politica (come vale del resto per vari esponenti di Pi, a partire da Potito Salatto). Vale sicuramente, infine, per Giuseppe Gargani, già campione di Balena Bianca, passato attraverso varie formazioni (compresi i suoi Popolari italiani per l'Europa) e attualmente presidente di un "Comitato popolare per il NO al Referendum sulle modifiche alla Costituzione", nel quale si riconoscono più movimenti e associazioni e che vede come aderenti anche gli stessi Mauro e Tassone.
L'idea è, come si diceva, di presentare liste alle prossime amministrative, a partire da Napoli, sostenendo Enzo Rivellini (e forse anche a Novara, città in cui - lista autonoma o no - è già stato annunciato l'appoggio a Daniele Andretta; su Milano si sta ancora ragionando); al gruppo avrebbero aderito anche altri eletti in parlamento e assemblee e comunque si tenterà di radicare la formazione sul territorio nei prossimi mesi, oltre che di sostenere il "No" al referendum confermativo sulla riforma costituzionale assieme ad altri comitati che sono sorti in questi mesi. 
"Per chiara decisione dei soci costituenti - si legge in un comunicato - la Federazione Popolare è aperta agli altri movimenti e partiti che vorranno aderire, entro la metà del mese di luglio 2016, garantendo a tutti la pari dignità e una gestione condivisa dei percorsi politici da intraprendere". Toccherà in primo luogo agli elettori, peraltro, stabilire il successo di questa nuova aggregazione.

mercoledì 19 marzo 2014

Udc e Popolari per l'Italia insieme in Europa (e Mauro toglie le frecce)

Chissà, forse non ci ha pensato per niente, forse ci ha pensato a prescindere da quello che avevo detto qui in passato, commentando il simbolo nuovo nuovo dei Popolari per l'Italia. Eppure Mario Mauro alla fine ha ceduto alla "maledizione della freccia", che in un recente passato aveva colpito Fare per Fermare il declino, la Lista 3L di Tremonti e Forza Evasori (bloccato prima ancora delle elezioni): le punte direzionali, infatti, sono proprio l'unico dettaglio che non si vede nel contrassegno composito presentato questa mattina da Pi e Udc in vista della partecipazione alle elezioni europee.
Naturalmente la parte del leone - rispettando le proporzioni numeriche - la fa l'emblema del partito rimasto nelle mani di Lorenzo Cesa, con lo scudo crociato in ampia evidenza, senza che ci sia la minima intenzione di dismetterlo. Dell'emblema scelto dal gruppo di Mauro rimane solo la striscia tricolore che ospita il nome del partito, un po' più coricata e, come si diceva, senza le punte di freccia. In questo modo, però, "Popolari per l'Italia" è l'unica parte testuale che si vede sul simbolo, senza alcun riferimento al nome o alla sigla dell'Udc, com'era stato alle precedenti elezioni politiche ed europee. Da un certo punto di vista, il simbolo vuole presentarsi come una sorta di fusione in parte già avvenuta o per lo meno naturale, visto il percorso che le due formazioni hanno intrapreso nelle ultime settimane.
Non stupisce l'accostamento dei colori e dello scudo, del resto già presente nell'emblema che il segretario amministrativo dell'Udc aveva depositato tempo fa ad Alicante come marchio. Nonostante questo, però, c'è qualcosa di precario in questa grafica, come spesso avviene quando due o più gruppi politici si mettono insieme senza optare per un segno nuovo, ma unendo quelli già noti. Perché il tanto spazio "vuoto" lasciato in alto a destra, dovuto alla scelta di mantenere obliqua la banda tricolore di Mauro & co., ricorda un po' quei contrassegni preparati per le elezioni amministrative, piazzando un fiore qui o una stretta di mano là, tanto per dire che, anche se non si corre con un proprio emblema, si esiste ancora. Quello verso Strasburgo sarà solo un piccolo cammino comune, sarà una tappa verso un'assimilazione o, nel frattempo, qualcuno avrà messo di nuovo mano al marchio politico?  

sabato 8 febbraio 2014

I Popolari per l'Italia: una freccia, in barba ai flop di un anno fa

Bisogna proprio dirlo: a qualcuno i flop del recente passato non fanno paura. Anche quando, in fondo, ricordarli è piuttosto semplice. C'era un minimo di attesa per la presentazione - prevista per oggi - del simbolo dei Popolari per l'Italia, la nuova formazione di Mario Mauro, Andrea Olivero e degli altri fuoriusciti da Scelta civica. Qualcuno, ovviamente, più che all'emblema pensava al problema spinoso della collocazione, visto che l'ex forzista-pidiellino Mauro in questi giorni ha marcato più volte le distanze da Slivio Berlusconi, proprio quando i probabili nuovi compagni di strada dell'Udc hanno annunciato con Pierferdinando Casini il loro ritorno nel centrodestra. Un tempismo invidiabile, non c'è che dire, ma ormai il meccanismo era avviato e il rito dell'emblema doveva compiersi. 
Giusto qualche giorno fa erano circolate alcune protografiche, legate ai primi appuntamenti che hanno sancito la nascita del partito: come ingredienti, i soliti quattro colori nazionali, con una striscia tricolore diagonale crescente su fondo blu, con le scritte sulle bande colorate a seguire il loro andamento. Oggi che l'emblema è stato varato, bisogna riconoscere a chi ha concepito la grafica un tasso di estro contenuto, incurante di alcuni canoni di leggibilità e - come si diceva - dei precedenti dal retrogusto amaro.
Già, perché il tema già anticipato del tricolore diagonale è interpretato con la sovrapposizione di tre frecce, quella bianca sopra le altre, a coprire parzialmente quella verde e quella rossa, pronte a fermare un freccione che, ospitando il nome del partito nel suo corpo, punta in alto (e, viste le dimensioni del partito, è un obiettivo ambizioso) e a destra (si può anche dire avanti, ma difficilmente pare che la strada porti a sinistra). iIl tutto su uno sfondo blu-azzurro, con tre cerchi tangenti, dal più grande scuro al più interno chiaro, a tentare di movimentare un po' il contrassegno.
Il simbolo potrebbe finire sulle schede già alle amministrative (oltre che alle europee), ma non si può non spingere la memoria indietro di un anno e passa, quando le frecce sembravano andare per la maggiore tra gli ultraliberisti antitasse: Tremonti (con il suo 3L) abbandonò in fretta le sue velleità sagittarie, i libertari di Forza evasori - Stato ladro si scontrarono mortalmente con il "no" del Viminale; si salvò solo Fare per Fermare il declino, almeno fino all'incidente dei titoli di Oscar Giannino, che decretò il de profundis elettorale per la formazione che sembrava concretamente avviata a ben altri risultati. Che la freccia potesse portare grane, però, non sembra nemmeno avere sfiorato i grafici dell'ultimo simbolo nato e i loro committenti. Poco superstiziosi, forse, ma il lato estetico lascia a desiderare: il premio per il miglior simbolo del 2014 non lo vinceranno i Popolari per l'italia, poco ma sicuro.