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domenica 6 aprile 2025

Lega per Salvini premier, lo statuto dopo il congresso

Si è concluso oggi il primo congresso della Lega per Salvini Premier (anche se, in base alle disposizioni transitorie dello statuto, questo si sarebbe dovuto tenere entro 12 mesi dall'approvazione del primo documento statutario, che risale all'incirca - in mancanza di documenti disponibili - a novembre del 2017), con la conferma di Matteo Salvini alla carica di segretario federale del partito. 
Se il dato politico è certamente rilevante, in questa sede interessa sicuramente di più considerare le modifiche allo statuto del partito che il congresso (nella giornata di ieri) ha approvato, considerando le proposte avanzate da una commissione apposita - guidata da Roberto Calderoli e cui hanno partecipato anche Aldo Morniroli, Maurizio Bosatra, Alessandro Panza, Andrea Paganella, Alberto Di Rubba e i vicesegretari federali Claudio Durigon, Alberto Stefani e Andrea Crippa - per attualizzare il testo precedente, la cui prima versione risale appunto al 2017, leggermente modificata nel 2018. "È stata necessaria una manutenzione dello statuto - ha spiegato Calderoli nel suo intervento illustrativo - perché nasce nel 2018, quando la struttura non aveva nulla in termini di delegazioni territoriali: queste si sono sviluppate e oggi dobbiamo regolarle". Di seguito si passano in rassegna le modifiche allo statuto in ordine di "apparizione" (seguendo la numerazione degli articoli), cercando di raggrupparle per tema.

Il simbolo e la denominazione

L'analisi non poteva che iniziare dal simbolo, anche perché la disposizione statutaria che ne tratta - l'art. 3 - è la prima a essere interessata dalla riforma: le modifiche, peraltro, non riguardano il simbolo ufficiale, che resta quello definito in origine e descritto nello statuto come "un rettangolo di colore blu in cui campeggia la scritta 'Lega per Salvini Premier' in bianco, circondata da una sottile cornice sempre di colore bianco". Ovviamente quel simbolo, così com'è, non è mai finito sulle schede elettorali (non fosse altro che per l'incompatibilità della forma rettangolare con le disposizioni legislative e operative vigenti in materia di elezioni): anche per questo, forse, nello statuto non si precisa più che il simbolo "è anche, in tutto o in parte, contrassegno elettorale per le elezioni politiche ed europee", così come non si prevede più la possibilità per le articolazioni regionali di proporre la modifica del contrassegno a livello regionale e locale (col parere preventivo vincolante del Consiglio federale). 
Proprio il Consiglio federale continua a poter "apportare al simbolo e al contrassegno le modifiche ritenute più opportune": nell'ipotesi di presentazione di "contrassegni elettorali, sia con la denominazione "Lega per Salvini Premier", sia con l'aggiunta di tutte le sue varianti regionali nel caso di elezioni regionali e amministrative", evidentemente, deve ritenersi inclusa la possibilità di abbinare il simbolo previsto dallo statuto - anche solo in modo parziale, magari con il riferimento "Salvini" o "Salvini premier" su fondo blu - al simbolo della Lega Nord concesso ufficialmente dopo il congresso straordinario di fine 2019 (anche se, di fatto, l'uso era iniziato prima), potendo esserne usata anche in questo caso una sua parte (come la figura di Alberto da Giussano e al nome "Lega" scritto in carattere Optima). 
Da ultimo, è stata riformulata la norma relativa alla modifica delle disposizioni statutarie sul simbolo e sul nome del partito (nel vecchio testo prevista all’art. 19, ora all’art. 20): prima la modifica era di competenza solo del Consiglio federale (con l’approvazione a maggioranza assoluta dei presenti), mentre ora possono provvedere sia il Congresso federale (sempre a maggioranza assoluta dei presenti, come per le altre modifiche statutarie) sia il Consiglio federale.
Lasciando per un attimo da parte lo statuto, vale la pena segnalare che alcuni interventi del primo giorno di lavori del congresso hanno evocato l'emblema leghista. Così, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha rivendicato come la Lega sia il partito presente "in Parlamento da più tempo senza aver mai cambiato nome ed essendo sempre fieri con quel simbolo, l'Alberto da Giussano col leone di San Marco e con lo spadone sguainato in difesa della libertà" (evidentemente saldando la storia della Lega Nord e quella della Lega per Salvini premier). Per il vicesegretario federale Alberto Stefani "essere della Lega significa significa preferire il coraggioso cammino più difficile di chi difende un'idea rispetto a chi invece sceglie di adeguarsi sempre; essere leghista significa mettere da parte le paure. Significa ricordarsi che noi abbiamo un simbolo che non è una bandiera al vento: è un guerriero e rappresenta il simbolo di questo movimento e noi non dobbiamo mai dimenticarlo. Allora dobbiamo riscoprire il guerriero che c'è in ciascuno di noi: dobbiamo riscoprire tutto questo non come guerrieri di fantomatici eserciti europei, non come guerrieri che imbracciano armi da fuoco, ma guerrieri valorosi che utilizzano gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione per garantire più libertà, più sicurezza, più identità ai nostri cittadini". 
Non passa però inosservato anche uno stralcio del primo intervento di Roberto Calderoli che lamentava le resistenze "burocratiche" sull'attuazione dell'autonomia: "Quel leone di San Marco sullo scudo, qui - ha detto indicando la scenografia del congresso con la raffigurazione del guerriero di Legnano - ha la spada alzata, il libro chiuso e la coda alzata: è quando va in battaglia oppure, quando c'è la pace, sparisce la spada e il libro è aperto. Volete mandarci con la spada e il libro chiuso oppure con il libro aperto?" In origine, in effetto, il simbolo della Liga Veneta comprendeva il leone con libro aperto e senza spada, la stessa figura portata sullo scudo leghista; il 15 febbraio 1997, al terzo congresso federale della Lega Nord, si scelse di sostituire quell'immagine con quella del leon da guera.

La scelta delle candidature per le assemblee rappresentative

Il testo dell'art. 6, dedicato alla scelta delle candidature, ha subito una piccola modifica. Le sezioni comunali, infatti, non propongono più le cariche elettive riferite ai consiglieri provinciali; più in generale, il livello superiore (provinciale per le elezioni comunali, regionale per le elezioni provinciali e dei capoluoghi di provincia, nazionale/federale per le elezioni regionali e dei capoluoghi di regione) prima "ratificava" le proposte del livello inferiore, mentre ora le “approva” (una scelta lessicale che lascia dedurre un che il potere di scelta stia più verso il vertice che verso le articolazioni inferiori).

Gli organi della Lega per Salvini premier

Nell'art. 7, dedicato agli organi del partito, oltre alle modifiche relative all'amministrazione della Lega per Salvini premier (se ne parlerà meglio dopo) sono stati introdotti due responsabili federali: uno per il tesseramento (che non è più di competenza della Commissione statuto e regolamenti, così com'è stato rinominato quel collegio; le competenze della nuova carica sono indicate dall'art. 17) e uno per gli Enti locali (l'art. 18 attribuisce anche il dovere di aggiornare l'anagrafe degli eletti). 
Non è invece più previsto come figura autonoma il responsabile del trattamento dei dati personali (ex art. 21, ora il titolare è l'amministratore federale che può nominare uno o più responsabili), così come non è più previsto l'Ufficio di coordinamento territoriale e legislativo federale: del resto, come rilevato da Calderoli, "di fatto non c'è mai stato".

Il congresso federale

Delle modifiche all'art. 8, che regola il congresso federale, più che la scomparsa - tra le competenze - della valutazione delle "attività svolte dalle articolazioni territoriali regionali", rileva soprattutto l'allungamento della cadenza dei congressi, previsti non più ogni tre anni, ma ogni quattro anni.  Ciò significa che la prossima assise congressuale – salvo congressi straordinari – si svolgerà nel 2029, anno delle elezioni europee e di un turno consistente di elezioni amministrative; soprattutto, però, l'appuntamento cadrà almeno due anni dopo le prossime elezioni politiche (sempre che arrivino a scadenza naturale), senza che dunque il risultato possa avere ricadute immediate sulla guida del partito. Lo stesso Calderoli sembra confermare la prognosi, sostenendo che l'allungamento a 4 anni delle cariche è stato pensato "anche perché, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, io credo che il movimento abbia bisogno della massima tranquillità e stabilità".
Nell'art. 9 spariscono i requisiti temporali di militanza per essere eletti dal congresso segretario federale o membro del Consiglio federale (ma sono indicati dalla disposizione finale). Il nuovo art. 10, che individua i delegati al congresso federale, rende membri di diritto del congresso e votanti tutti i segretari provinciali del partito (mentre prima si richiedeva che la Regione di riferimento avesse almeno 50 soci ordinari militanti), i membri del Governo nazionale (ma non si precisa se si tratta solo dei ministri, o, in una lettura estensiva che lo stesso Calderoli ha in effetti seguito nel suo intervento, devono essere ricompresi anche i sottosegretari) e delle giunte regionali.

Il Consiglio federale

Con riferimento al Consiglio federale - la cui durata è stata allungata a quattro anni - in base al nuovo art. 11 ottengono diritto di parola e di voto i vicesegretari federali, il coordinatore federale del movimento giovanile e i segretari regionali di Regioni che non hanno almeno 50 soci ordinari militanti: di queste cariche, prima solo con diritto di intervento, se le ultime sono maggiormente espressione del territorio, i vicesegretari e il coordinatore del giovanile possono dirsi assai vicini al segretario,  che dunque si rafforza. Curiosamente il nuovo testo non prevede più il riferimento alla tutela delle minoranze mediante formule proporzionali: questo, in teoria, potrebbe far sorgere qualche criticità in sede di esame da parte della Commissione che valuta la conformità degli statuti ai requisiti fissati dal decreto-legge n. 149/2013 e in effetti richiede anche di precisare "i criteri con i quali è promossa la presenza delle minoranze, ove presenti, negli organi collegiali non esecutivi" (anche se, in effetti, il Consiglio federale può essere considerato un organo esecutivo, dunque non toccato da questa previsione). 
Aumentano anche le figure con diritto d’intervento (ma non di voto): sono tali i soci fondatori del partito, i responsabili federali del tesseramento e degli enti locali, gli ex amministratori (per 5 anni), il coordinatore dei dipartimenti e coloro che sono invitati dal Consiglio a partecipare. Il segretario verbalizzante ora è nominato dal Consiglio, non essendo più il delegato della Commissione Statuto e regolamenti. L'articolo, da ultimo, regola anche la possibilità di partecipare alle riunioni del Consiglio federale da remoto, ammettendola "purché prevista nella convocazione": lo stesso organo, dunque può anche escludere quella forma di partecipazione, ammettendo solo la presenza.
Quanto alle competenze del Consiglio federale (previste dall'art. 12), l'organo acquisisce - oltre all'approvazione delle proposte di candidatura formulate a livello regionale - il compito di "definire la veste grafica delle tessere" e i termini pe rinnovare la militanza. Non è più previsto un "comitato esecutivo" nominato tra e dai membri del consiglio federale cui il collegio possa delegare i propri poteri e attribuzioni.

Il Segretario federale

Nell'art. 13, che si occupa della carica di Segretario federale, è innanzitutto riformulata la disposizione sulla rappresentanza politica del partito: questa è disgiunta dalla rappresentanza elettorale (affidata all'amministratore), si precisa che il segretario  "presiede l’organizzazione e l'attività" del partito e che la sua espressione codificata di pareri sulle candidature riguarda le cariche elettive "esterne" (quindi non quelle interne alla Lega).
Anche la durata del mandato del segretario passa da 3 a 4 anni (valgono le considerazioni fatte prima, parlando del congresso), ma passano da 3 a 4 anche i vicesegretari, precisando che – come in passato – devono appartenere tutti ad articolazioni regionali diverse: per questi viene cancellato il requisito di militanza ordinaria ultradecennale (ma, anche qui, si parlerà più tardi dell'applicabilità di un limite più breve). Perché si è aggiunto un vicesegretario? "Oggi abbiamo coperto completamente tutto il territorio nazionale - ha spiegato ieri Calderoli - e ovviamente quello che prima era fattibile dal segretario o da qualche [vice]segretario oggi necessita di qualcuno in più".

L’amministratore federale e la gestione contabile

All'art. 14 non c’è più la scelta tra nominare un comitato amministrativo federale di una persona o di tre (tra cui indicare un amministratore federale): ora è possibile solo nominare un amministratore federale, la cui anzianità di militanza sembra dover essere di almeno tre anni. La nomina, la revoca e la sostituzione dell'amministratore sono di competenza esclusiva del Segretario federale (com'era prima per il comitato amministrativo). Si conferma che l’amministratore è rappresentante legale del partito, ma ora gli spetta anche la firma degli atti relativi alle procedure elettorali: in particolare spetta all'amministratore firmare anche gli atti "relativi alle dichiarazioni ed attestazioni da rendere in sede elettorale per la presentazione delle liste di candidati e/o per la presentazione del contrassegno".
Si precisa che il partito risponde in solido con l’amministratore sul piano civile e amministrativo. L'amministratore può nominare due delegati (del cui operato risponde) per svolgere le sue funzioni. Sparisce invece l'Organo federale di controllo sull’amministrazione: "ormai per legge bisogna rivolgersi a una società di revisione esterna", come ha spiegato Calderoli, e ora - a norma dell'art. 27 - non è più il segretario federale a sceglierla, ma l'amministratore. Ora, infine, l’amministratore federale è anche titolare del trattamento dei dati personali e può nominare uno o più responsabili (prima era il Consiglio federale a nominare il responsabile).
Quanto alla redazione del rendiconto del partito richiesta dalla legge, all'art. 26 non è più prevista la relazione dell’Organo federale di controllo sull’amministrazione (soppresso, come si è detto).

Il responsabile federale organizzativo, i dipartimenti, l'organizzazione giovanile

All'art. 16 ora si precisa che il responsabile federale organizzativo può essere anche revocato (oltre che nominato) dal Segretario federale; il responsabile organizzativo presiede, oltre che il Comitato disciplinare e di garanzia, anche la Commissione statuto e regolamenti.
L'art. 19 precede invece la possibilità di creare dipartimenti, cioè articolazioni interne al movimento, con un ruolo essenzialmente politico-programmatico; il loro coordinatore è nominato dal Segretario federale e nomina (sentito il segretario) i capi dipartimento nazionali (che nominano i referenti regionali di concerto coi segretari regionali).
Quanto all'art. 22, rubricato "Il coordinamento federale del movimento giovanile", l'unica novità è la precisazione per cui, superati i 30 anni, i titolari delle cariche del giovanile completeranno comunque il loro mandato.

Modifiche dello statuto

Sulla base dell'art. 20, per modificare lo statuto serve ancora la maggioranza assoluta dei presenti al Congresso federale; come anticipato, invece, per modificare simbolo, nome e regolamenti può intervenire sia il Congresso federale, sia il Consiglio federale (sempre a maggioranza assoluta dei presenti). Le proposte di modifica dello statuto, sempre formulate dalla Commissione statuto e regolamenti, passano prima dal Consiglio federale e poi dal Congresso federale (unica istanza prima prevista).

Organizzazione territoriale

Nell'art. 28 non è più previsto a livello regionale un Organo di controllo sull’amministrazione; sono previste anche le sezioni di circoscrizione (sovracomunali). Per Calderoli si tratta di "un ritorno" di  "un organo di coordinamento [...] di cui si è sentito una certa mancanza": ha aggiunto che "ci sarà un regolamento che normerà la circoscrizione: se le regioni dovessero volerlo includere nel loro statuto lo faranno al prossimo congresso regionale".

Iscrizioni, qualità di socio, incompatibilità e decadenza

Varie modifiche riguardano l'iscrizione, l'acquisto e la perdita della qualità di socio. All'art. 29 si conferma che la quota associativa è fissata dal Consiglio federale, ma sparisce "annualmente" (quindi non occorre rinnovare ogni volta una deliberazione apposita se il prezzo non cambia); si richiede al socio di comunicare ogni variazione del suo domicilio (registrato negli elenchi) per le notifiche previste dallo statuto.
Quanto alla qualità di socio, una delle modifiche più evidenti riguarda le incompatibilità: ora si precisa che l'adesione a soggetti collettivi preclusi (tra i quali spariscono gli enti no profit e si parla genericamente di associazioni) è incompatibile solo se "manifestata" e "pubblica", dunque non ci sarebbe incompatibilità in caso di adesione "privata" o non divulgata. Una volta emersa l’incompatibilità, si prevede anche la possibilità di "superamento della stessa": qualora ciò non si verifichi, si genera la "cancellazione d’ufficio", di fatto una decadenza (e non più l’espulsione, intesa come provvedimento disciplinare). L'art. 32 chiarisce che la cancellazione d'ufficio per incompatibilità è un'ipotesi di decadenza e si precisa che gli aspetti applicativi sono normati dal regolamento.
Com'è noto, la Lega per Salvini premier, com'era stato per la Lega Nord, prevede due categorie di soci: i soci sostenitori (dopo la prima iscrizione) e i soci ordinari militanti (status necessario per accedere a determinate cariche, che si acquisisce a norma del regolamento del partito, che oggi richiede che un socio sostenitore abbia svolto "un periodo di attività volontaria della durata di non meno di 12 mesi" a livello territoriale). L'art. 31, che regola la perdita della qualifica di socio ordinario militante (Som), ora prevede che il direttivo della sezione comunale chieda al consiglio direttivo provinciale la perdita della qualifica di Som per un iscritto entro il 30 novembre (indicando la sua "inattività") e il provinciale esprime parere entro il 31 dicembre; in caso di parere positivo, è inviata comunicazione scritta all’ex Som "declassato" a sostenitore che può ricorrere al direttivo regionale entro 30 giorni ("Se uno non milita, è impossibile che resti a fare il militante" ha chiosato Calderoli). 
L'art. 30 citato prima, peraltro, ora prevede che i soci sostenitori non abbiano diritto di voto, tranne che "per le sole elezioni della Sezione Comunale, con anzianità di tesseramento normata da apposito regolamento". Lo stesso Roberto Calderoli ha riconosciuto che il punto è stato oggetto di varie discussioni, ma ha invitato a riflettere a partire dai numeri: "Se io mi rendo conto che il 42% delle sezioni ha più soci ordinari militanti che soci sostenitori, è evidente che quei militanti non portano neanche una tessera di sostenitore; aggiungo, se il 96% delle sezioni negli ultimi anni ha fatto zero sostenitori mi chiedo che cosa ci stiano a fare. [...] Io credo che non sia nei numeri corretti e per il futuro sarà necessario definire un rapporto che ciascuno sarà tenuto a rispettare perché alcune sezioni, e siamo andati proprio a farcele passare una per una, da dieci anni contano cinque militanti, sono sempre gli stessi e non fanno una tessera da sostenitore... Io non dico che sia giusto o sbagliato, ma se in una sezione non si fanno nuove militanti e non si fanno nuovi sostenitori mi chiedo che cosa ci sta a fare". Onde evitare o contenere il rischio di "pacchetti di tessere" in momenti delicati - magari in corrispondenza delle elezioni - si è dunque scelto di definire con un regolamento federale la definizione di un minimo di anzianità ("Io oggi l'ho pensata nei termini di prevedere a livello federale un minimo e un massimo - ha aggiunto Calderoli - e poi demandare a livello delle singole Regioni di definire qual è l'anzianità minima richiesta, perché credo che sia completamente diversa oggi l'esigenza della Lombardia rispetto a quella della Basilicata, hanno la necessità di strumenti flessibili e che comunque portino a un'apertura del movimento".

I procedimenti disciplinari

Con riferimento al controllo sugli organi interni, l'art. 33 ora precisa che l’organo superiore che controlla quello inferiore “può avocare a sé i poteri dell’organo inerte”; non si prevede più il contraddittorio con la parte in caso di revoca di un segretario o di scioglimento del direttivo. 
Sono più consistenti le modifiche in materia di procedimenti disciplinari sui soci: "I provvedimenti disciplinari - ha spiegato Calderoli - vengono semplificati nei termini che le sanzioni restano sempre le stesse, ma viene tutto semplificato e avvicinato al territorio". L'art. 34, ora, prevede che l'organo giudicante di prima istanza sia il consiglio direttivo regionale, su proposta del direttivo provinciale questo deve informare con raccomandata AR la persona interessata, che può difendersi), ma può agire anche da solo (se avvisa direttamente la persona). Organo d’appello diventa il Comitato disciplinare e di garanzia, che invece è organo di primo grado per le cariche istituzionali sovraprovinciali e per i componenti degli organi federali (in quel caso la richiesta parte dal consiglio direttivo regionale): in questo caso l’organo d’appello è il Consiglio federale (che non può più attivarsi direttamente). Tutti i provvedimenti sono direttamente esecutivi, quindi producono subito effetti. Visto che il segretario federale fa parte del Consiglio federale, peraltro, il nuovo art. 15 lo esclude dal Comitato disciplinare e di garanzia: la presidenza spetta al responsabile federale organizzativo (che cura l’istruttoria e la verbalizzazione e non voterà nell’eventuale giudizio d’appello in Consiglio federale) e i membri di nomina da parte del Consiglio federale passano da 3 a 5 (il testo ora precisa che non devono avere diritto di voto in consiglio federale, per evitare la commistione degli organi e dei ruoli).
Rientra tra le previsioni in materia di procedimenti disciplinari un'aggiunta all'art. 35, in cui si precisa per gli eletti che il mancato rispetto dei loro doveri (inclusi quelli di mettere a disposizione il proprio tempo per le attività del partito e di concorrere al finanziamento, immaginando che questo valga soprattutto per gli eletti in Parlamento e nei consigli regionali) comporta l’attivazione di una procedura disciplinare. Questi obblighi, secondo quanto detto da Calderoli, non tutti gli eletti li rispettano, "né a livello morale, né a livello sostanziale e siccome non è giusto che solo alcuni concorrano, è prevista anche la possibilità per questo motivo di attivare un procedimento disciplinare e credo che una cosa così giusta non avessimo mai prevista" (e l'applauso scattato, in un'assemblea che forse comprendeva anche le persone evocate, non è passato inosservato).

Le disposizioni finali su modifiche statutarie e requisiti di militanza

Nelle disposizioni finali, a seguito della riforma statutaria, si precisa innanzitutto che eventuali modifiche allo statuto richieste dalla Commissione di garanzia per gli statuti per rendere conforme il nuovo testo al d.l. n. 149/2013 non dovranno passare per un nuovo congresso (più complesso e oneroso da convocare), ma saranno apportate direttamente dal Consiglio federale che ne informerà il congresso alla prima occasione. 
L'intervento più significativo sulle disposizioni finali riguarda i requisiti di militanza per l'accesso alle cariche, prima previsti nei vari articoli dello statuto e tuttavia "sospesi" dalla IV disposizione transitoria dello statuto (e a norma della deliberazione del Consiglio federale del 7 gennaio 2021 richiamata dal regolamento del partito annotato). Lo stesso Calderoli ha segnalato come i requisiti originari fossero "assolutamente inapplicabili", essendo stata costituita l'associazione nel 2017. Ora occorrono almeno 7 anni di anzianità per essere Segretario federale (attualmente sembrerebbero avere quest'anzianità essenzialmente i fondatori del partito, che - in base al primo intervento di Roberto Calderoli al congresso - dovrebbero essere stati Salvini, Lorenzo Fontana, lo stesso Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Giulio Centemero; in seguito, ovviamente, le persone con questo requisito aumenteranno); servono poi almeno 5 anni per essere membro del Comitato disciplinare e di garanzia e almeno 3 anni per tutte le altre cariche elettive federali (in cui probabilmente si devono ricomprendere anche l’amministratore e forse anche il vicesegretario). anche se in effetti Calderoli ha riferito il requisito triennale solo ai "membri elettivi del Consiglio federale".
Un'ultima osservazione potrebbe riguardare un caso "pratico" appena sorto e comunque previsto. I media hanno dato ampia risonanza alla consegna della tessera di socio a Roberto Vannacci, eletto lo scorso anno europarlamentare nelle liste della Lega per Salvini premier. Chi aveva letto il nuovo testo dello statuto senza guardare le disposizioni finali aveva pensato che i requisiti di militanza venissero semplicemente meno e questo permettesse a Vannacci di diventare vicesegretario con la semplice iscrizione al partito. Qualora, tuttavia, si ritenesse di dover applicare anche alla carica di vicesegretario federale (che è fiduciaria, non strettamente elettiva) il requisito di militanza triennale, occorre non dimenticare che il regolamento della Lega per Salvini premier prevede attualmente che ai soci sostenitori possa essere riconosciuta la qualifica di socio ordinario militante e anche un’anzianità di militanza per attività svolte in organismi o movimenti non preclusi dalla Lega per Salvini Premier; in più, i parlamentari italiani e - si suppone - anche europei possono diventare soci ordinari militanti anche senza trascorrere il primo periodo da sostenitori. Per sapere come andrà, basterà aspettare un po' di tempo. 

mercoledì 15 gennaio 2025

Il simbolo della Lega, i marchi di Salvini e le nuove norme in materia

Si era quasi persa la memoria delle domande che Matteo Salvini aveva presentato nel 2018 per registrare come marchio tre versioni del simbolo della Lega, tutte accomunate dalla presenza dell'immagine del monumento al guerriero di Legnano (identificato nella figura di Alberto da Giussano): una era identica al contrassegno utilizzato per la prima volta alle elezioni politiche del 2018 (per tenere graficamente insieme la Lega Nord - senza la seconda parola - e la Lega per Salvini premier), un'altra era costituita dalla stessa grafica privata del segmento inferiore con la dicitura "Salvini premier" e la terza vedeva solo la statua all'interno della circonferenza, senza nemmeno la parola "Lega".
Due giorni fa un lancio di Adnkronos, puntualmente firmato da Antonio Atte, ha fatto sapere che lo scorso 9 gennaio l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha accolto le tre domande di marchio depositate a metà di giugno del 2018 da Salvini (quando, oltre che leader delle due Leghe, era anche vicepresidente del Consiglio e ministro dell'interno da un paio di settimane). In quel lancio di agenzia ci sono alcune brevi dichiarazioni di Andrea Valente Cioncoloni, avvocato (dello Studio Consulenza Brevetti Cioncoloni Srl) che ha supportato Salvini nella pratica di deposito e registrazione dei segni distintivi. Secondo l'avvocato, in particolare, sarebbe "a tutti gli effetti il titolare del logo di Alberto da Giussano", mentre la lunghezza notevole - e non consueta - del procedimento di registrazione sarebbe dovuta "alle tempistiche d'ufficio. Ad ogni modo, i rilievi sono stati superati e siamo riusciti ad arrivare a dama".
Non è dato sapere formalmente quali siano stati i rilievi che l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha mosso alle tre domande e cui il 31 luglio del 2023 il rappresentante di Salvini ha risposto. In mancanza di documenti originali (che potrebbero ovviamente smentire la tesi qui riportata), tuttavia, non è da escludere che quei rilievi riguardassero la nota e già trattata questione dei "segni con significazione politica" alla cui registrazione come marchio il Ministero dell'interno - quando è stato richiesto di un parere - si è sempre opposto, principalmente per non consentire o facilitare aggiramenti delle norme sul procedimento elettorale (come ha ricordato il recente caso del MoVimento 5 Stelle). In ogni caso, è probabile che alla fine il simbolo sia stato registrato come segno notorio (in base all'art. 8, comma 3 del codice della proprietà industriale), superando la previsione in materia di segni con significazione politica (contenuta all'art. 10, comma 2 della stessa fonte).  
Una volta appresa la notizia della registrazione dei marchi, viene spontaneo domandarsi quali effetti questa novità possa produrre. Innanzitutto si può rilevare che è più raro che sia il leader di un partito a chiedere personalmente la registrazione del simbolo del suo partito come marchio, essendo più frequente che a ciò provveda l'associazione stessa, in modo che in caso di cambio al vertice della forza politica non ci siano dubbi sulla titolarità dei diritti. Secondariamente, Matteo Salvini è titolare del marchio (anzi, di quei tre marchi, nonché di "Salvini premier", di "Prima gli Italiani" e del simbolo che fu di Noi con Salvini) e - si presume - dei diritti di sfruttamento economico dello stesso (o almeno è nella posizione di doverlo autorizzare), ma non del simbolo della Lega come segno politico o come elemento di identificazione: quello non può che restare nel patrimonio della Lega Nord e della Lega per Salvini premier. 
In terzo luogo, è ormai ben chiaro che la titolarità del marchio non comporta in automatico una titolarità del contrassegno elettorale, anche se uno dei tre marchi è identico al fregio utilizzato dalla Lega a partire dal 2018. Ciò vale a maggior ragione dopo che, lo scorso anno, in sede di conversione del decreto-legge n. 7/2024 ("decreto elezioni 2024"), è stata inserita con un emendamento di Fratelli d'Italia la disposizione - art. 2-bis - in base alla quale "La registrazione come marchio d'impresa di simboli o emblemi usati in campo politico o di marchi comunque contenenti parole, figure o segni con significazione politica non rileva ai fini della disciplina elettorale e, in particolare, delle norme in materia di deposito dei contrassegni, di liste dei candidati e di propaganda elettorale". La stessa norma che non garantirebbe alla Fiamma tricolore l'uso pacifico del suo simbolo ove la sua domanda di marchio venisse accolta (a causa dell'uso parlamentare della fiamma da parte di Fdi) non renderebbe automaticamente "più forte" la posizione salviniana sul piano elettorale; la forza, casomai, verrebbe anche qui dalla presenza del partito in Parlamento, che tutela di riflesso la Lega per Salvini premier attraverso la tutela [dell'affidamento] del suo elettorato dalla presentazione di eventuali simboli simili. Non è dato sapere perché Salvini allora avesse provveduto al deposito: erano ancora di là da venire le iniziative guidate da Gianni Fava e Gianluca Pini circa la possibilità di impiegare il simbolo della Lega Nord alle elezioni o il tentativo (non riuscito) di far riconvocare il congresso di quello stesso partito. In ogni caso, si vedrà se la registrazione come marchio dei simboli leghisti sarà invocata in qualche occasione e a quale scopo.

venerdì 19 aprile 2024

Europee, Lega per Salvini premier conferma simbolo, Udc solo in lista?

Avanti tutta senza cambiare nulla. Sembra di poter dire questo con riguardo alle scelte "simboliche" della Lega per Salvini premier con riguardo alle elezioni europee. Ieri le agenzie hanno dato notizia di una nota diffusa dal partito in cui si diceva che il consiglio federale aveva "approvato all'unanimità" il simbolo da utilizzare e che sarebbe stato "lo stesso delle ultime politiche, con il nome di Salvini sotto lo storico Alberto da Giussano". Lo stesso comunicato fa sapere che sarebbero in fase di chiusura le liste, il cui deposito presso gli uffici elettorali circoscrizionali è previsto per il 30 aprile (dunque nel primo dei due giorni a disposizione): le liste includerebbero, tra coloro che hanno dato la disponibilità a presentarsi (in numero "ben superiore al massimo previsto") "diversi aspiranti europarlamentari civici e la collaborazione con l'Udc dell'amico Lorenzo Cesa in tutti i collegi".
Dal tenore di queste righe, si deve dunque immaginare che per la quarta volta consecutiva nelle bacheche del Viminale il partito guidato da Matteo Salvini farà arrivare lo stesso contrassegno, senza alcuna modifica. Il simbolo delle ultime elezioni politiche (2022), infatti, è lo stesso utilizzato a partire dal voto politico precedente (2018) e mantenuto anche alle europee del 2019. Diverso fu il discorso nel 2014 - le prime elezioni di livello nazionale gestite da Salvini come segretario, ovviamente della Lega Nord - quando nel contrassegno trovarono posto un riferimento alle autonomie, l'emblema in miniatura di Die Freiheitlichen e, nel segmento prima occupato dalla Padania o dal riferimento ai leader, la dicitura "Basta €uro" (e, a destra del guerriero di Legnano, si poteva ancora vedere il "Sole delle Alpi", sia pure molto più piccolo rispetto al passato
L'unica modifica che potrebbe esserci riguarderebbe eventualmente il colore del cognome di Salvini: alcune grafiche diffuse sia online sia sui manifesti, infatti, sembrano utilizzare un giallo più scuro, tendente piuttosto all'arancione. Sembra difficile che il colore usato nel simbolo sia stato adeguato a quello delle grafiche: si attende dunque di conoscere la tinta corretta del nome. In teoria il comunicato fa supporre che l'Udc non inserirà un riferimento grafico all'interno del contrassegno, così come non si parla della possibilità di citarvi Identità e Democrazia, il partito europeo cui aderisce la Lega (anzi, le Leghe: il sito riporta sia la Lega Nord, sia la Lega per Salvini premier): per verificare tutto questo, però, occorre aspettare domenica 21 aprile, nella quasi granitica certezza che prima dell'apertura dei cancelli del Viminale - prevista alle 8 del mattino - Roberto Calderoli raggiungerà i colleghi del partito che avevano preso il posto per la fila e curerà le operazioni di deposito.
La conferma del simbolo precedente lascia da parte, almeno per un po', gli inviti a togliere il riferimento a Salvini nel simbolo e anche nel nome (li ripete da tempo, per esempio, Paolo Grimoldi, tra i promotori del Comitato Nord) o i casi in cui si è effettivamente scelto - alle elezioni locali o in alcune iniziative del partito, specie in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione della Lega (autonomista) Lombarda - di non inserire il cognome del segretario nel simbolo. 

venerdì 5 aprile 2024

L'Udc verso la Lega per creare un gruppo (?) e correre alle europee

Le elezioni europee del 2019 sono state le prime a non vedere lo scudo crociato sulle schede: allora, infatti, in nome della comune appartenenza al Partito popolare europeo, l'Unione di centro - Udc schierò propri candidati nelle liste di Forza Italia. Cinque anni prima il 4% era stato raggiunto con un po' di fatica dalla lista comune promossa con il Nuovo Centrodestra, ma nel voto che aveva seguito di un anno il risultato deludente di Noi con l'Italia - Udc alle politiche del 2018 (1,3% alla Camera) si era ritenuto più prudente non rischiare e concorrere - proprio insieme a Noi con l'Italia - all'unica lista legata al Ppe (anche se nel simbolo non era indicato) certa di superare lo sbarramento. Nessuno dei sette europarlamentari eletti dalla lista di Fi, però, era espressione dell'Udc: lo stesso segretario Lorenzo Cesa, a dispetto dei suoi oltre 42mila voti, ne ottenne 5mila in meno di Fulvio Martuscello e non venne eletto. 
Considerando il risultato ottenuto dalla lista Noi moderati - partecipata anche dall'Udc - alle elezioni politiche del 2022 (meno dell'1%), le condizioni di partenza per le forze politiche minori del centrodestra sembravano tanto simili a quelle del 2019 da portare a pensare che l'esito fosse lo stesso. Ma se in questi giorni si è in effetti parlato di un accordo "naturale" tra Antonio Tajani per Forza Italia e Maurizio Lupi per Noi moderati (ma, proprio perché non sembri un accordo solo elettorale o una semplice "tribuna", Noi moderati - come si è letto sul Corriere in un pezzo di Marco Cremonesi - insisterebbe per ottenere un richiamo al partito nel simbolo forzista), l'Udc sembra piuttosto proiettata verso una federazione con la Lega per Salvini premier
Oggi le agenzie danno notizia di un comunicato congiunto dei due partiti, in base al quale "Matteo Salvini e Lorenzo Cesa si sono confrontati e hanno condiviso che le prossime elezioni europee rappresenteranno un passaggio decisivo per il futuro del Vecchio Continente e dell'Italia", passaggio in vista del quale è stato annunciato un "patto federativo parlamentare". Già questa mattina, in compenso, su Libero Cesa annunciava in un'intervista a Pietro De Leo l'avvenuta stipulazione di quel patto "grazie all'impegno dell'onorevole Nino Minardo che ha lavorato per costruire questo percorso politico e per cui parla la storia politica che lo ha visto, anche da segretario regionale della Lega in Sicilia, sempre impegnato nel dialogo con le forze moderate, di ispirazione cattolica e autonomista". 
In effetti subito dopo a De Leo Cesa parla della nascita di una "componente Udc alla Camera": chi conosce il diritto parlamentare (e frequenta questo sito) sa bene che gruppo parlamentare e componente politica del gruppo misto sono due realtà ben diverse, visto che per creare una componente nel gruppo misto basta disporre di tre deputati che dichiarino di fare riferimento a "un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera [...], risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali"; per costituire un gruppo, invece, in questa prima legislatura "a ranghi ridotti" servirebbero ancora 20 deputati, criterio cui sarebbe possibile derogare se si fossero ottenuto alle ultime elezioni politiche almeno 300mila voti. La lista federativa Noi moderati si era fermata al di sotto (poco più di 250mila voti), ma l'Ufficio di presidenza della Camera si era accontentato del conseguimento di eletti nei collegi uninominali e aveva autorizzato la formazione del gruppo, benché fosse formato da sole 8 persone, meno della metà del minimo richiesto. Considerando che l'Udc può contare solo su Cesa alla Camera (attualmente nel gruppo composito di Noi moderati) e che a lui si unirà Minardo, è facile rilevare che manca una persona per arrivare a tre, ma è ancora più difficile che si autorizzi la formazione di un nuovo gruppo per sole due persone, benché - come sottolineato da Cesa nell'intervista - militanti e rappresentanti locali dell'Udc rivendichino "una agibilità politica nazionale del nostro partito. Richiesta fondata peraltro dalla presenza dello scudocrociato in tutte le tornate elettorali".
La federazione parlamentare, però, è indicata come tappa intermedia di un percorso più ampio: "Con concretezza e senso di responsabilità - si legge nel comunicato congiunto - Lega e Udc vogliono rafforzare i contenuti programmatici comuni che vanno difesi a Roma come a Bruxelles: si tratta della valorizzazione delle tradizioni e dei valori cristiani dell'Europa; della tutela della famiglia, dell'autonomia dei territori e della valorizzazione degli enti locali, della salvaguardia del lavoro, della determinazione per sostenere sviluppo e nuove infrastrutture, del contrasto all'immigrazione illegale, dell'incoraggiamento a ogni iniziativa finalizzata alla pace e dell'impegno per l'indipendenza energetica del paese". "Matteo è una persona attenta e di grande generosità - ha risposto Cesa a De Leo che gli chiedeva cosa lo accomunasse a Salvini -. Poi chiaramente è un alleato leale e soprattutto un politico concreto come sta dimostrando con il suo lavoro al Mit. Sui contenuti le faccio notare una cosa: sul nostro simbolo, lo scudocrociato, campeggia la parola Libertas, libertà. Come Salvini siamo contro ogni forma di totalitarismo, sia esso fascista o comunista. Abbiamo poi entrambi il desiderio di avere un'Europa più efficiente, più coesa e più vicina alle esigenze dei suoi cittadini: il progetto originale di Adenauer, Schumann e De Gasperi. Per non parlare della difesa dei valori e al contrasto dell'immigrazione illegale. E anche sul tema dell’autonomia ricordo che uno dei precursori è stato don Luigi Sturzo, un siciliano e il fondatore del popolarismo italiano".
Non spetta a questo sito valutare il contenuto di queste e altre dichiarazioni. Ci si limita ad accogliere con sorpresa un nuovo caso di "geometria variabile preventiva": se Forza Italia e Udc condividevano l'appartenenza al Ppe, altrettanto non si può dire per Udc e Lega, visto che questa è parte del partito-gruppo Identità e democrazia e non riesce facile pensare che eventuali candidati dell'Udc che dovessero risultare eletti a Strasburgo accettino di restare sotto le insegne di Id. Di certo, per questioni di concretezza, era altrettanto difficile che Forza Italia, partito più in forma di qualche tempo fa ma comunque lontano dai risultati di un tempo, potesse farsi carico di tutte le attese elettorali dei piccoli partiti di quell'area, con il rischio di vedere troppo penalizzati i propri esponenti.
Proprio per le differenzi collocazioni partitiche a livello europeo, in ogni caso, è ancora più interessante capire se il simbolo della Lega sarà integrato in qualche modo con i riferimenti all'Udc, dubitando - ma non si può mai dire.. - che nel contrassegno per la prima volta appaiano i riferimenti a due diversi partiti europei, Ppe e Id. Sarebbe fin troppo facile, sul piano grafico, ironizzare e pensare a una crasi, partendo dal fatto che il monumento al guerriero di Legnano, oltre che una spada, impugna uno scudo: coprire con lo scudo crociato dell'Udc la figura del leone marciano, così, diventa di una facilità disarmante.
Si tratta ovviamente di uno scherzo, di un simbolo chiaramente farlocco. Eppure ci si può stupire nell'apprendere per caso che a Cassino (Fr) è esistita nel 1963 - e ha operato fin quasi alla fine della consiliatura - una lista contrassegnata dal simbolo del "guerriero crociato". Nata per un dissidio all'interno della Democrazia cristiana (e ammessa dalla commissione elettorale mandamentale, cosa non scontata visto lo scudo crociato in primo piano, solo in parte temperato dalla presenza dell'abbazia di Montecassino sullo sfondo), la lista fu legata soprattutto a Pietro Malatesta, vicino al Movimento popolare cristiano e contrario all'apertura ai socialisti, a differenza della Dc "ufficiale" dell'allora presidente del consiglio Amintore Fanfani. Lo scudo crociato tradizionale ottenne il 45,2% e 15 seggi, ma il guerriero crociato fu scelto da un votante su quattro e il 25% dei voti si tradusse in 8 seggi. La scissione, molto dura in quella comunità, rientrò prima delle elezioni successive, ma ha lasciato traccia nelle memorie scritte (v. Giuseppe Gentile, Un testimone della ricostruzione di Cassino) e in alcuni materiali elettorali che si possono ancora trovare in rete. Una è relativa a uno dei candidati della lista, "Guerriero #crociato", tale ragionier Pietro Cornacchia, "provato amico dei combattenti e delle famiglie numerose" (ma anche, secondo quanto riporta il sito LeggoCassino.it, "Fervente patriota ed irriducibile assertore dei valori morali pertinenti ai combattenti". Chissà che qualcuno non si senta vicino a queste posizioni (magari immaginando combattimenti diversi dalle guerre) e non abbia in mente di "scudocrociare" Alberto da Giussano...

sabato 8 agosto 2020

Fava e Pini: "Rivogliamo il simbolo della Lega Nord per le amministrative"

Chi l'ha detto che la politica nel mese di agosto va in vacanza? Quest'anno, complici anche le elezioni regionali e amministrative previste per il 20 e 21 settembre, no di certo. Ma non si tratta solo di preparare le liste e raccogliere firme: ci sono anche questioni di non poco conto legate all'essenza stessa dei partiti, di quelli che operano e anche di quelli che sopravvivono, in un modo o nell'altro.
Non ha mancato di generare interesse, in questo senso, la chiusura - il 4 agosto - del primo tesseramento valido per tutto il territorio italiano della Lega per Salvini Premier. Molti hanno interpretato quell'evento come la "morte" la "fine" della Lega Nord; in realtà non è esattamente così, visto che - come era stato dichiarato pubblicamente al congresso del 21 dicembre 2019 da Roberto Calderoli - la Lega Nord dovrà per forza continuare a esistere, se non altro per tentare le varie vie di ricorso possibili, in sede europea, nel tentativo di reagire alle sentenze che hanno creato in capo al partito l'obbligo di restituire i noti 49 milioni di euro di finanziamento pubblico e, comunque, per continuare l'opera di restituzione che era stata concordata con i magistrati, con versamenti a cadenza bimestrale.
Se però la Lega Nord continua a esistere, qualcuno tra i soci ordinari militanti (quelli cioè che hanno diritto di voto attivo e passivo all'interno del partito) si è posto una domanda: perché non presentarsi alle elezioni amministrative con il simbolo della Lega Nord? Si sono fatti portatori di quest'istanza, in particolare, due ex parlamentari leghisti, Giovanni Fava per la Lombardia e Gianluca Pini per la Romagna e si sono rivolti direttamente al commissario federale della Lega Nord (anzi, Lega Nord per l'Indipendenza della Padania: il nome ufficiale è ancora questo) Igor Iezzi, deputato dal 2018, che ricopre quella carica nel Carroccio dopo le dimissioni di Matteo Salvini, per l'incompatibilità tra la segreteria di quel movimento e la guida della distinta Lega per Salvini Premier. "Quello della Lega Nord al momento è un caso più unico che raro - dice Fava, appositamente intervistato per I simboli della discordia -. Non ho mai sentito prima di un partito che continua a esistere e, come attività unica o prevalente, concede l'uso del suo simbolo a un altro partito, senza partecipare alle elezioni. Per questo abbiamo cercato di muoverci a modo nostro." 
Gianni Fava - deputato per tre legislature dal 2006 al 2013, poi assessore lombardo all'agricoltura, sfidante di Matteo Salvini alla segreteria della Lega Nord nel 2017 e spesso incaricato di presentare contrassegni e liste del Carroccio - rivendica di essere stato tra coloro che, già da mesi, avevano rinnovato la loro iscrizione alla Lega Nord: "In base allo statuto, modificato al congresso del 21 dicembre 2019, l'iscrizione alla Lega Nord come socio ordinario militante è normata dal regolamento del partito, precisando che spetta al consiglio federale stabilire l’importo delle eventuali quote associative: nell'ultima versione del regolamento, che risale al 2015, si legge all'articolo 4 che i soci ordinari militanti hanno l'obbligo di rinnovare la tessera entro il 31 marzo di ogni anno, pena decadenza. Poiché da almeno due anni il consiglio federale non fissa alcun importo delle quote e, allo stesso tempo, non ci risulta che sia stato modificato il regolamento del partito, io e altri militanti storici come Gianluca Pini abbiamo deciso di iscriverci comunque alla Lega Nord entro il 31 marzo, ritenendo che fosse tuttora valida l'ultima delibera in materia del consiglio federale che aveva stabilito in 50 euro la quota per i soci ordinari militanti. Lo abbiamo fatto perché non volevamo permettere che la Lega Nord sostanzialmente si svuotasse e, venuti meno quasi tutti gli iscritti, fosse fatta morire per consunzione. Conosco almeno una cinquantina di persone che ha deciso di fare così".
Nelle scorse settimane, in effetti, anche Fava ha ricevuto la tessera della Lega Nord per il 2020: "Il fatto è che mi risulta che la tessera sia stata mandata a tutti coloro che erano militanti nel 2019, in automatico e gratuitamente. Questa scelta fa pensare: da una parte, mi viene da dire che così il gruppo vicino a Salvini si è cautelato, perché a un eventuale congresso cui avessero potuto partecipare solo coloro che avevano scelto di rinnovare la tessera nelle forme consuete avrebbe potuto finire in minoranza; dall'altra, mi domando se concedere a tutti gratuitamente la tessera, anche in base allo statuto che ha reso solo eventuale la quota, sia una mossa corretta vista la mole di denaro che il partito si è obbligato a versare allo Stato. Nel frattempo, partita la campagna di tesseramento per la Lega per Salvini Premier, tutti i militanti della Lega Nord sono stati informati che la tessera della Lega Nord, con la firma di un modulo, poteva valere anche per la Lega per Salvini Premier. Ora, nella mia sezione storica della Lega Nord, cioè quella di Pomponesco dove sono stato sindaco, mi risulta che nessuno sia passato alla Lega per Salvini Premier, come buona parte della sezione di Viadana".
Proprio sulla base di questa situazione, cioè di militanti della Lega Nord che continuano a non volersi affiliare al nuovo partito, è nato il ragionamento elettorale per cui si diceva: "Quei militanti - continua Fava - non vogliono candidarsi con il simbolo della Lega per Salvini Premier: a Viadana a settembre si vota, vorremmo sostenere una candidata civica locale, Alessia Minotti, e non il nome proposto dal centrodestra, ma la lista non è ancora pronta quando mancano solo due settimane alla presentazione delle candidature. Quei militanti vogliono partecipare alle elezioni, ma vogliono essere messi nella condizione di farlo con il simbolo del loro partito, la Lega Nord: diversamente, perché dovrebbe continuare a esistere? Per concedere con propria delibera ai rappresentanti di un altro partito il proprio simbolo, come sta accadendo ogni volta che questo partito si presenta alle elezioni anche nel comune più sperduto?" 
Su questa base, Fava e Pini si sono rivolti al commissario federale del partito, inviandogli una lettera via e-mail, facendo tra l'altro leva proprio sul "mai domo spirito autonomista" che l'invio delle tessere da socio ordinario militante ha "orgogliosamente risvegliato" in molti aderenti. Quei militanti avrebbero appunto chiesto a Fava - anche come rappresentante dell'area che non aveva vinto il congresso nel 2017 - di farsi portatore della proposta al vertice del partito perché autorizzi in forma scritta quegli stessi militanti all'uso del simbolo della Lega Nord alle elezioni amministrative. "Del resto - chiarisce Fava - lo statuto continua a prevedere la possibilità di partecipare alle elezioni e farlo è un modo per concorrere a raggiungere lo scopo sociale indicato all'art. 1 dello stesso statuto, cioè il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana''. Nella lettera Fava rimarca la centralità di quello scopo sociale nell'attività del partito e "gli obblighi morali prima che legali dei Dirigenti rispetto a tale scopo nonché la responsabilità sociale di chi riveste ruoli dirigenziali nei confronti delle istanze della base rappresentata dai militanti" e sottolinea l'urgenza di una risposta, anche per poter provvedere a sottoporre in tempo utile le liste - composte solo da soci ordinari militanti - allo stesso commissario federale.
Fava ovviamente intende utilizzare il simbolo della Lega Nord con la "pulce" - piuttosto grande, in verità - della Lega lombarda, che fino alla fine del 2017 era stato sempre utilizzato nelle elezioni regionali e amministrative relative alla Lombardia (ovviamente con il riferimento alla Padania in basso, visto che è tuttora nel nome del partito): "Per me la scelta è naturale - spiega - visto che le liste sarebbero presentate in Lombardia, Pini utilizzerebbe quello con il riferimento alla Romagna: si tratta comunque di simboli che, da statuto, sono nella piena disponibilità della Lega Nord".
La lettera di Fava e di Pini è datata 6 agosto e non è dato sapere se arriverà una risposta da Iezzi e di che natura sarà: per ora c'è solo l'"Auguri!" pronunciato da Matteo Salvini al termine di un comizio a chi gli chiedeva un parere su questa richiesta (che ha provocato la pronta reazione di Gianluca Pini su Facebook). "I vertici si stanno prendendo una bella responsabilità nei confronti dei militanti, in qualunque modo si esprimano: se non si potrà correre con il simbolo del proprio partito, una spiegazione dovranno darla". Resta da capire come si muoveranno i militanti richiedenti in caso di risposta negativa da parte del commissario Iezzi o qualora non arrivi alcuna risposta: non è dato sapere, al momento, se lasceranno perdere o se tenteranno comunque di presentare una lista, con un simbolo diverso o addirittura proprio con quello della Lega Nord (anche se la ricusazione in quel caso sarebbe quasi certa). Di sicuro si tratta di una situazione delicata, difficile da derubricare come mero folclore o come questione di una sola parola (quel "Nord" che sostanzialmente differenza il simbolo della Lega Nord da quello della Lega per Salvini Premier, mentre entrambi hanno la statua di Alberto da Giussano): tocca semplicemente attendere e vedere come andrà a finire. 

lunedì 23 dicembre 2019

Le modifiche allo statuto della Lega Nord, una per una

Dopo aver dato l'attenzione che meritava al Congresso federale straordinario della Lega Nord, tenutosi sabato scorso, è ora opportuno passare puntualmente in rassegna le modifiche statutarie che l'assise di due giorni fa ha approvato all'unanimità. La delicatezza della questione, infatti, meritava che non ci si fermasse alle spiegazioni - pur utili e necessarie - di Roberto Calderoli (pur espertissimo, suo malgrado, di queste questioni) e di altre persone intervenute al congresso e in questi giorni, ma era necessario avere proprio il testo e ragionare su ogni singolo intervento. 
Non si pretende naturalmente di avere centrato il senso di tutte le modifiche (e si è pronti ad accogliere indicazioni e correzioni fondate), ma si è cercato di riflettere su ciò che è stato sottoposto al voto e alle sue ricadute in termini pratici.

L'indipendenza della Padania

Per iniziare, è il caso di mettere subito in luce un elemento che non cambia. Come è già stato sottolineato da più parti, il nome del partito (o "Movimento", come lo statuto preferisce dire) resta "Lega Nord per l'Indipendenza della Padania" e, sempre all'art. 1, resta ferma la "finalità": "il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana". 
Giusto per completezza, l'art. 1 dello statuto della Lega per Salvini premier indica invece come fine "la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno Stato federale attraverso metodi democratici ed elettorali", promuovendo e sostenendo al contempo "la libertà e la sovranità dei popoli a livello europeo". Anche solo per questo, si comprende perché, come detto sabato da Roberto Calderoli, non ci sarà alcun automatismo nell'iscrizione ai due soggetti politici: un militante potrebbe condividere gli obiettivi di entrambi, ma non è scontato che questo avvenga e si potrebbe restare anche solo soci della Lega Nord o diventarlo solo della Lega per Salvini premier (ovviamente il problema non si pone per i militanti delle "nazioni" che continuano a non essere previste dallo statuto della Lega Nord: questi continueranno a poter aderire solo alla Lega per Salvini premier).

Regioni e nazioni

A proposito di "nazioni", il loro elenco non cambia, ma un paio di piccole modifiche interessano l'art. 2 dello statuto. Innanzitutto le "nazioni" (con la minuscola, non più la maiuscola": non è cosa da poco...) sono espressamente qualificate come "articolazioni territoriali regionali", mentre prima si parlava di "Nazioni costituite a livello regionale". In più, il Consiglio federale della Lega Nord non ha più il potere di "approvare la costituzione di altre Nazioni, riconoscendone ufficialmente l’adesione alla Lega Nord", definendone pure i confini (l'elenco, modificato nel 2002 con l'accorpamento di Friuli e Trieste nel Friuli - Venezia Giulia, non sarà più dunque modificabile); può ancora, invece, far aderire altre associazioni al partito e far aderire la Lega Nord ad altre associazioni e organismi internazionali.

Il simbolo e la sua concessione

Il simbolo descritto all'art. 3 e allegato allo statuto della Lega Nord è esattamente lo stesso allegato allo statuto del 2015: "un cerchio racchiudente la figura di Alberto da Giussano, così come rappresentato dal monumento di Legnano; sullo scudo è disegnata la figura del Leone di San Marco, il tutto contornato, nella parte superiore, dalla scritta LEGA NORD. Nella parte inferiore è la parola 'Padania'. Alla destra del guerriero è posizionato il 'Sole delle Alpi', rappresentato da sei petali disposti all'interno di un cerchio". Accanto ad Alberto da Giussano, dunque, restano tanto il nome integrale "Lega Nord", quanto il riferimento alla Padania e il "Sole delle Alpi" (e, con esso, quel tocco di verde che ha comunque dominato l'ambientazione congressuale di sabato).
Al di là dell'appartenenza esclusiva del simbolo alla Lega Nord, lo statuto modificato ribadisce sempre all'art. 3 che lo stesso emblema "è anche contrassegno elettorale" (sparisce il riferimento alle elezioni politiche ed europee: qualcuno potrebbe trarre da questo la volontà di non presentare più candidature a quei livelli, ma in realtà si tratta semplicemente di una parte non essenziale dello statuto). Rimane anche la possibilità che ciascuna nazione modifichi il simbolo per le regionali e le amministrative, "fermo restando il parere preventivo vincolante del Consiglio Federale", ma dev'essere il Segretario federale ad autorizzare nello specifico ogni uso elettorale del simbolo da parte delle nazioni; il Consiglio federale "per tutti i tipi di elezione, può apportare al simbolo ed al contrassegno, le modifiche ritenute più opportune nel rispetto delle disposizioni di legge in materia", ma sparisce il riferimento alla possibilità di aggiungere al nome "Lega Nord" le varianti regionali. Cancellato pure il regolamento di concessione del simbolo alle nazioni (che doveva essere deliberato dal Consiglio federale), mentre si introduce uno dei commi più discussi in questi giorni (il 4): "Il Consiglio Federale può concedere, anche ai fini elettorali, l’utilizzo del simbolo, in tutto o in parte, alle nazioni regolarmente costituite ai sensi del presente Statuto, nonché ad altri Movimenti politici le cui affinità con gli obiettivi di Lega Nord sono rimesse alla valutazione del Consiglio Federale. La concessione del simbolo può essere revocata dal Consiglio Federale". 
Dunque la concessione del simbolo, totale o parziale e comunque revocabile dallo stesso organo che l'ha decisa (dunque il Consiglio federale), può riguardare - oltre che le nazioni - anche "altri Movimenti politici le cui affinità con gli obiettivi di Lega Nord sono rimesse alla valutazione del Consiglio Federale". Ciò significa che proprio il Consiglio federale, l'organo che "determina l'azione generale della Lega Nord, in attuazione della linea politica e programmatica stabilita dal Congresso Federale (art. 12, comma 1: si vedrà poi chi ne fa parte), potrà concedere anche solo parte del simbolo - nello specifico, per esempio, la parola "Lega" scritta in font Optima e la figura di Alberto da Giussano con il leon da guèra di San Marco sullo scudo - a un altro soggetto politico, ove ritenga che i suoi obiettivi siano affini ai propri. La concessione può anche non avere fini elettorali, dunque può valere pure per l'uso del simbolo nell'attività ordinaria del partito. 
Resta poi la clausola finale - più di stile che effettiva - per cui "Tutti i simboli usati nel tempo dal Movimento o dai movimenti in esso confluiti, o che in esso confluiranno, anche se non più utilizzati, o modificati, o sostituiti, nonché qualunque altro simbolo contenente la dicitura Lega Nord, sono di proprietà esclusiva della Lega Nord". Si conferma poi che sono ricondotte esclusivamente al patrimonio della Lega Nord anche le denominazioni utilizzate nel corso del tempo dai partiti fondatori della Lega Nord stessa (compresa la Liga Veneta) e dalle nazioni; ciò, com'è noto, non ha tuttavia impedito la sopravvivenza di formazioni come la Liga Veneta Repubblica, il cui emblema è sempre stato ritenuto ammissibile dal Viminale e dall'Ufficio elettorale centrale nazionale della Cassazione, a dispetto delle opposizioni della Lega Nord.

Sede, padri fondatori della Padania e scioglimento del partito

Nulla cambia per la sede del partito, che - per l'art. 5 - resta nel palazzone di via Carlo Bellerio 41, a Milano (lo stesso vale per la Lega per Salvini premier, almeno dopo la modifica statutaria del 2018, che ha modificato la precedente sede, sempre milanese, di Via privata delle Stelline 1). Resta anche il riferimento ai "padri fondatori della Padania", cioè coloro che hanno concorso all'atto costitutivo della Lega Nord (4 dicembre 1989) e i soci ordinari militanti "che il 15 settembre 1996, dal palco di Venezia, hanno proclamato l’indipendenza della Padania": tutti questi, in base all'art. 6, sono membri di diritto del Congresso federale (ma ora si precisa che devono essere in regola con il tesseramento e, dunque, anche con le regole sull'incompatibilità per l'iscrizione: tra i fondatori del 1989, per dire, c'è anche Franco Rocchetta, storico esponente della Liga Veneta, che aveva lasciato il Carroccio da tempo). Sparisce invece il comma che recitava: "I provvedimenti sanzionatori, nei confronti dei Padri Fondatori, sono di esclusiva competenza del Comitato Disciplinare e di Garanzia. È ammesso il ricorso in appello al Presidente Federale".
Lo statuto poi all'art. 7 prevede le procedure di scioglimento della Lega Nord, applicate anche alla "trasformazione", cioè il passaggio dall'associazione non riconosciuta ad altre forme giuridiche (come la fondazione): la competenza tocca sempre al Congresso federale, ma si abbassa la maggioranza richiesta (prima occorreva quella dei quattro quinti dei presenti, ora basta la maggioranza assoluta dei presenti, non riferita dunque all'intera platea degli aventi diritto). Resta invece, per obbligo di legge, la devoluzione del patrimonio ad "altra associazione con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità" ove lo scioglimento diventi realtà.

L'organizzazione del partito

Come anticipato nell'articolo sul congresso (e come spiegato da Roberto Calderoli), la modifica statutaria ha ampiamente semplificato il quadro degli organi della Lega Nord, prevedendo solo gli organi strettamente necessari perché richiesti dalla legge n. 13/2014 come requisiti di democraticità interna del partito. Resta ovviamente, come richiesto dalla legge, il limite per ciascun sesso dei due terzi nelle candidature agli organi collegiali, al fine di promuovere la parità.
L'art. 9 continua a disciplinare il Congresso federale, che resta "l'organo rappresentativo di tutti i Soci della Lega Nord" (prima si diceva "associati", ma poco cambia) e competente a modificare lo statuto, nonché (art. 10) a eleggere il segretario federale e altri membri del Consiglio federale. Il congresso ordinario è previsto ogni cinque anni e non più ogni tre (si allunga dunque la durata degli organi del partito, probabilmente per la minor urgenza di sottoporli a verifica), mentre quello straordinario si continua a convocare su richiesta della maggioranza dei membri del consiglio federale o ove lo richieda il segretario federale (ora si precisa "in qualsiasi momento"). Quanto alla composizione (art. 11), i delegati delle varie nazioni continuano a essere determinati nel numero in proporzione ai voti ottenuti dalla Lega Nord "nelle ultime elezioni politiche o europee precedenti al congresso" (il che peraltro dovrebbe significare che, se per ventura la Lega Nord non presentasse più liste ma lo facesse solo la Lega per Salvini premier, continuerebbero a valere i risultati delle elezioni europee 2019); spariscono tra i delegati di diritto e votanti i presidenti e i segretari provinciali delle Nazioni con almeno 50 Associati Ordinari Militanti i consiglieri regionali (mentre entrano i Presidenti di Regione: in effetti ora la Lega ne ha due, mentre non ne aveva alcuno nel 2002, quando la norma fu scritta).
Si allunga a cinque anni anche la durata del Consiglio federale, la cui composizione invece non cambia (art. 12): ne fanno parte il Presidente federale (dunque Umberto Bossi), il Segretario federale (attualmente Matteo Salvini), l'Amministratore federale, i Segretari di ciascuna nazione con almeno 50 Soci Ordinari Militanti e tredici membri eletti dal Congresso federale assegnati alle nazioni (sempre determinati in proporzione ai voti ottenuti alle ultime elezioni politiche o europee prima del congresso). Resta la tutela delle minoranze e il diritto di parola e di voto per il candidato alla segreteria sconfitto (o comunque al miglior perdente); non è più previsto che possano partecipare (ma senza diritto di voto) altri soggetti, mentre il Consiglio federale "può estendere la partecipazione alle proprie riunioni anche ad altri appartenenti alla Lega Nord" (senza che lo statuto precisi più altro sulla natura di quella partecipazione, quasi sicuramente senza diritto di voto). Si è introdotta, infine, la possibilità di partecipare in videoconferenza. 
Tra le competenze del Consiglio federale (art. 13), accanto a quelle tradizionali (deliberare sulle questioni più importanti non affidate ad altri organi, approvare il rendiconto e i regolamenti interni, nominare i membri del Comitato disciplinare e di garanzia, stabilire l'entità delle quote associative, nonché "vigilare sul comportamento politico delle nazioni") compaiono la concessione dell'uso del simbolo nei termini detti prima e l'interpretazione autentica dello statuto, nonché la verifica dei requisiti dei soci previsti dallo statuto; non spetta più al Consiglio nominare il Coordinatore federale dei Giovani Padani o dare un parere sulle modifiche agli statuti delle nazioni (ma delibera sull'adesione o revoca delle nazioni alla Lega Nord). Il Consiglio federale diventa poi organo d'appello per i provvedimenti disciplinari di tutti i soci (non solo quelli con oltre dieci anni di militanza), continua a deliberare la composizione delle liste e le eventuali alleanze per le elezioni politiche ed europee (nonché gli eventuali accordi per le regionali) e a ratificare le decisioni delle nazioni sulle candidature per le regionali e le comunali dei capoluoghi di regione; la selezione delle candidature, però, è normata da un regolamento. Si allungano infine i tempi per convocare il Congresso federale ove più della metà dei membri del Consiglio federale si dimetta: i poteri dell'organo sono sempre assunti dal Segretario federale, ma il termine per convocare l'assise passa da 120 giorni a 18 mesi (se il segretario si è dimesso o non può, a convocare il congresso straordinario provvede l'Amministratore federale, come rappresentante legale, entro 180 giorni).
L'art. 14 continua a prevedere, al comma 1, che "il socio Umberto Bossi è il padre fondatore della Lega Nord e viene nominato Presidente Federale a vita, salvo rinuncia". Egli continua a essere garante dell'unità della Lega Nord (ma non si prevede più che promuova "con ogni idoneo mezzo, l'identità padana in collegamento con il Parlamento della Padania e di intesa con il Consiglio Federale", anche per la sparizione del Parlamento padano) e a essere membro di diritto del Consiglio Federale e del Comitato Disciplinare e di Garanzia (non più della Segreteria politica federale, soppressa), ma non ha più il potere di convocare il congresso straordinario in caso di dimissioni di oltre la metà del Consiglio federale e impedimento o dimissioni del segretario (come si è visto, il compito ora spetta all'Amministratore federale).
Rimane ovviamente (art. 15) il Segretario federale, che ha la rappresentanza politica ed elettorale della Lega Nord (non più quella legale, affidata all'Amministratore): i suoi poteri sono sostanzialmente invariati, ma non è più previsto che riscuota "i finanziamenti pubblici ed i rimborsi elettorali per la Lega Nord" (frase che non ricompare da nessuna parte nello statuto modificato) e il suo parere sulle candidature alle cariche elettive non risulta più vincolante. In conformità alla più distante cadenza del Congresso federale, il Segretario federale dura in carica cinque anni; continua a poter nominare tre vicesegretari (tra cui uno vicario, cosa che prima non era prevista), ma non è più tenuto a sceglierli tra tre nazioni diverse. In caso di morte, impedimento permanente o dimissioni del Segretario federale, spetta al Consiglio federale nominare un Commissario "con pieni poteri" (prima si parlava di "segretario pro tempore"), che cura la celebrazione del congresso straordinario entro 120 giorni.
Sul piano amministrativo, l'art. 16 continua a regolare il Comitato amministrativo federale, cui spetta "la gestione amministrativa ed economico-finanziaria della Lega Nord", precisando che l'organo può essere composto - ed era già previsto così, anche se il nome fa pensare sempre a un collegio - da uno o da tre membri, nominati dal Segretario federale tra i soci con almeno dieci anni di militanza; ora si precisa anche la durata quinquennale, mentre prima si diceva solo che il Segretario federale poteva revocarne i membri in qualunque momento (ma è tuttora così). Se il comitato è un collegio, questo elegge l'Amministratore federale (che evidentemente coincide anche con il Comitato stesso, ove sia composto da una sola persona), al quale spetta la rappresentanza legale. Le competenze originarie del Comitato sono state redistribuite tra l'organo collegiale (ove ci sia) e l'Amministratore federale: al primo spetta decidere "l'ammontare della spesa per le campagne elettorali; la possibile erogazione di apporti a favore di una o più nazioni e alle delegazioni territoriali; - la gestione della contabilità della Lega per Nord, la tenuta dei libri contabili, la redazione del rendiconto e l'adempimento di tutte le formalità conseguenti, in conformità alle leggi vigenti in materia; ogni altro adempimento previsto a suo carico dalla legge" (è sparita, tra l'altro, la precisazione che questi compiti devono essere esercitati "nel rispetto delle linee guide assunte dal Consiglio Federale", ma all'art. 21 è previsto, come nel vecchio statuto, che "Le risorse sono utilizzate secondo le modalità stabilite dal Consiglio Federale"); tra i compiti dell'Amministratore federale, invece, sparisce "la riscossione di somme a qualunque titolo spettanti alla Lega Nord, ad esclusione del finanziamento pubblico ai partiti". Nessun controllo, infine, è più previsto sugli atti e sulla contabilità delle nazioni.
All'art. 17 è ancora ovviamente previsto - lo richiede la legge - il Comitato Disciplinare e di Garanzia come "organo che assume provvedimenti disciplinari nei confronti dei soci" (tutti, senza spazi per altri organi di livello nazionale): dura cinque anni e lo compongono, oltre al Segretario federale, il Presidente federale e almeno tre membri (erano sei) del Consiglio federale. Ciò comporta che la composizione dell'organo di seconda e ultima istanza - lo stesso Consiglio federale - sia almeno in parte simile a quella dell'organo di prima (ma era così anche prima, anzi, forse lo era di più).
Soppressi organi ritenuti non necessari, come il Responsabile Federale Organizzativo e del Territorio, la Segreteria Politica Federale e l'Ufficio Legislativo Federale, resta la Commissione Statuto e Regolamenti (art. 18), nominata dal Consiglio federale su proposta del Segretario federale (prima era l'inverso); ora si precisa che dura in carica cinque anni ed è composta da almeno cinque Soci Ordinari Militanti con una militanza di oltre cinque anni. Soppressi il Responsabile dei Regolamenti e del Tesseramento e il Coordinamento federale del Movimento dei Giovani Padani, resta il Titolare del trattamento dei dati personali (art. 19), che però si fa coincidere con il rappresentante legale (dunque con l'Amministratore federale).

Patrimonio e rendiconto

Sparisce tra le entrate previste dallo statuto (art. 21) l'espressa menzione del "contributo dello Stato e dai rimborsi elettorali a norma di legge, fatta salva rinuncia o diversa deliberazione del Consiglio Federale che ne determina la suddivisione", anche se ovviamente resta il riferimento a "qualsiasi altra entrata consentita dalla legge". Si precisa poi che "Sono destinati alle nazioni e alle delegazioni territoriali, qualora da esse raccolti, i proventi di manifestazioni o partecipazioni, le quote associative, le donazioni volontarie dei cittadini secondo la normativa vigente, il contributo volontario dei rappresentanti in organismi elettivi ed enti". Nulla cambia, in sostanza, per le uscite (art. 22).
Nessuna modifica sostanziale riguarda pure il rendiconto della Lega Nord (predisposto, a norma dell'art. 23, dal Comitato amministrativo federale, approvato dal Consiglio federale e debitamente pubblicato con altri documenti sul sito, oltre che sottoposto a una società di revisione, come richiesto dalla legge). Lo statuto continua poi a prevedere (art. 23) un Organo Federale di Controllo sull'Amministrazione, i cui membri (tre) sono "nominati dal Consiglio Federale ovvero da una società di revisione o da un revisore unico" e durano in carica per tre esercizi.

Le nazioni e le delegazioni territoriali

Lo statuto continua a prevedere (art. 26) l'istituto delle nazioni. Esse ora sono obbligate a rispettare i principi e le norme dello statuto e dei relativi regolamenti (prima si parlava di un semplice impegno e non è più previsto che ciascuna nazione adotti un proprio statuto); l'adesione e ora anche la revoca delle nazioni alla Lega Nord è deliberata dal Consiglio federale, mentre spetta alla Commissione Statuto e Regolamenti della Lega Nord (come prima) predisporre il testo dei regolamenti delle nazioni e modificarli (anche sulla base di testi proposti alla commissione), con parere vincolante del Segretario federale e approvazione definitiva dei rispettivi Consigli nazionali. Si semplificano gli organi che ogni nazione deve avere (solo Congresso, Consiglio, Segretario, Presidente e Amministratore, niente più Organo di Controllo sull'Amministrazione, Responsabile Organizzativo e Collegio dei Probiviri).
L'art. 26 cita anche le eventuali delegazioni territoriali delle nazioni, cioè le articolazioni al loro interno. Prima si parlava di Sezioni Provinciali, Circoscrizionali e Comunali, ora invece si dice solo che "Ogni nazione si articola al suo interno in “delegazioni territoriali” sulla base della delibera del Consiglio Federale", senza prevedere altro. Di fatto, non essendo più previste, queste articolazioni sono soppresse, "ma - ha sottolineato Calderoli durante il congresso - è nella disponibilità della singola nazione, col beneplacito ovviamente del Consiglio federale, mantenerle o meno a seconda delle esigenze di quel territorio". Lo statuto invece ora precisa che "ogni nazione deve avvalersi di una società di revisione o di un revisore contabile unico [...] a cui è affidato il controllo periodico della gestione contabile e finanziaria della nazione" (del resto la legge richiede di presentare un rendiconto consolidato, con anche le articolazioni "regionali").

Gli iscritti

Rimane nello statuto la distinzione (posta all'art. 27 e specificata in seguito) tra "Soci Ordinari Militanti" e "Soci Sostenitori" (prima si parlava di "associati", ma nulla cambia), continuando a prevedere che, per la struttura confederale del Movimento, essere soci della Lega Nord comporta in automatico essere soci "della nazione che ha rilasciato la tessera". Le modifiche statutarie rendono la quota associativa eventuale (anche se tra le entrate sono previste ancora le quote associative, sia pure tra gli introiti "qualora raccolti" e si può ancora decadere dalla qualità di socio per il mancato versamento nei tempi prescritti) e la determinazione spetta sempre al Consiglio federale (che potrebbe dunque decidere di non prevederla); la tessera è rilasciata dalle nazioni e delegazioni territoriali, autorizzate dal Consiglio federale anche "alla eventuale riscossione della quota associativa". In base all'art. 28, è sempre un regolamento della Lega Nord a stabilire i requisiti per ottenere la tessera da Socio Ordinario Militante (evidentemente relativi all'anzianità di tesseramento, senza i quali si è solo Soci sostenitori) e avere il diritto di intervento e di elettorato attivo e passivo all'interno del Movimento. 
Particolarmente interessante è analizzare, sempre all'art. 28 (lettera a), il passaggio che dovrebbe consentire il doppio tesseramento a Lega Nord e Lega per Salvini premier: se prima si diceva che "La qualifica di Associato Ordinario Militante è incompatibile con l'iscrizione o l'adesione a qualsiasi altro Partito o Movimento Politico, associazione segreta, occulta o massonica, a liste civiche non autorizzate dall'organo competente o ad enti no profit ricompresi tra quelli preclusi dalla Lega Nord", ora si legge che "La qualifica di Socio Ordinario Militante è incompatibile con l’iscrizione o l’adesione a qualsiasi altro Partito o Movimento Politico, o lista civica non autorizzati, nonché l’adesione ad associazione segreta, occulta o massonica, o ad enti no profit ricompresi tra quelli preclusi dalla Lega Nord". A prima vista cambia poco, ma in realtà questa disposizione va letta in combinato con l'art. 12, per cui il Consiglio federale verifica "i requisiti dei soci ai sensi dell’art. 27" e concede l'uso del simbolo in base al disposto dell'art. 3 (per cui spetta al Consiglio federale valutare "le [...] affinità con gli obiettivi di Lega Nord" di "altri Movimenti politici"): sembra dunque naturale che sia il Consiglio federale a dover autorizzare l'adesione a partiti e movimenti (oltre che liste civiche: l'uso del "maschile non marcato di gruppo" suggerisce di considerare complessivamente queste realtà, a differenza di quanto prevedeva il testo precedente), con riferimento dunque alla Lega per Salvini premier.

Controlli, sanzioni e garanzie

Poco cambia per i controlli sugli organi delle nazioni e delle delegazioni territoriali (che seguono sempre il principio per cui "gli organi di livello superiore controllano gli organi di livello inferiore"), ma le regole dell'art. 30 sono più scarne rispetto al testo dello statuto precedente, sia per la soppressione delle articolazioni territoriali inferiori, sia per la previsione di un regolamento per impugnare le decisioni degli organi superiori, mentre non sono appellabili quelle del Consiglio federale (che, ora si precisa, "può agire, ai sensi del presente articolo, nei confronti di organi di qualsiasi livello").
Quando al controllo sul comportamento dei singoli soci, si precisa innanzitutto che comporta la cancellazione d’ufficio del socio da tutti i libri sociali non solo "l'adesione a gruppi diversi da quelli indicati da Lega Nord da parte di soci eletti alla carica di Parlamentare, di Europarlamentare e di Consigliere, Presidente di Provincia e Sindaco, comprovata da documenti ufficiali", ma anche la semplice candidatura "in una lista non autorizzata", sempre comprovata da documenti ufficiali. Come anticipato, poi, per tutti i provvedimenti disciplinari l'organo giudicante è il Comitato Disciplinare e di Garanzia (mentre prima la situazione cambiava a seconda dell'anzianità e del tipo di provvedimento) e lo statuto disciplina il procedimento; l'organo d'appello, come si diceva, è il Consiglio federale.

Considerazioni finali

Lo statuto si conclude qui: rispetto alla precedente versione, quindi, spariscono i "Principi generali per coloro che ricoprono cariche elettive" (qualcuno può pensare che sia perché la Lega Nord non avrà più cariche elettive, ma in effetti si tratta di parti che la legge non richiede), così come non ci sono disposizioni transitorie e sono ridotte al minimo le disposizioni finali (e tra queste, per esempio, non si legge più che "Lega Nord sostiene e promuove il Parlamento della Padania", com'era rimasto scritto anche nel 2015)
Tra queste ultime si precisa che spetta al Consiglio federale "apportare le modifiche allo Statuto richieste dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, salvo poi informare il Congresso Federale alla prima convocazione utile", dunque qualora l'organo di controllo muova rilievi al testo appena approvato (anche se è probabile che ciò non avvenga, visto che è prassi che i partiti già avviati sottopongano informalmente alla Commissione una minuta e su quella siano fatte valutazioni). Si precisa anche che "Fino allo svolgimento del successivo Congresso Federale, il Segretario Federale, su conforme delibera del Consiglio Federale, ha il potere di modificare la sede della Lega Nord, fermo restando l’osservanza dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 149 del 2013": non significa peraltro che sia previsto un trasferimento a breve, visto che la stessa disposizione era prevista tra le transitorie dello statuto previgente (rispetto ad allora si precisa solo che, in caso di modifica della sede, si deve modificare per atto pubblico lo statuto e sottoporlo di nuovo alla Commissione; a occuparsi della modifica sarà, evidentemente, il Consiglio federale, comunicando poi la modifica al congresso). 
Cosa succederà da qui in avanti non è semplice da dire. Sabato Calderoli ha ricordato che ovviamente la Lega Nord continuerà a esistere, anche solo per l'impegno assunto con la procura di Genova per pagare a rate i quasi 49 milioni di euro di cui è stato ordinato il sequestro (relativi ai contributi ritenuti non spettanti per i tre bilanci irregolari presentati) e per poter comunque contestare quell'obbligo nelle sedi giurisdizionali non ancora interpellate. Guardando le modifiche statutarie, si può immaginare che si tratti di una Lega Nord "smart", sia perché lo statuto è stato alleggerito degli organi e delle parti non essenziali, sia perché è probabile che l'operatività del partito sarà ridotta, da vari punti di vista. Le osservazioni che seguono, naturalmente, sono frutto solo di supposizioni fondate sui testi noti: non costituiscono accuse né mirano a diffamare alcuno.
Da una parte, sul piano elettorale è probabile che la possibilità che il Consiglio federale della Lega Nord valuti come affine ai propri obiettivi quelli della Lega per Salvini premier, concedendo dunque sia il doppio tesseramento, sia l'uso del proprio simbolo, anche parziale e anche a fini elettorali, serva affinché in futuro a presentare le candidature sia soltanto la Lega per Salvini premier, sia pure con il simbolo impiegato dal 2018 in avanti
In effetti, a depositare presso il Ministero dell'interno il contrassegno per le elezioni politiche del 2018 era stata la Lega Nord: lo dimostra tanto la dicitura presente sopra al contrassegno esposto in bacheca, quanto lo statuto della stessa Lega Nord caricato nella pagina del sito del Viminale dedicata alle Elezioni trasparenti del 2018; evidentemente, in quell'occasione, l'emblema - e le candidature contrassegnate da questo - era stato attribuito alla Lega Nord, probabilmente con un'ulteriore dichiarazione (di cui non si dispone, ma che potrebbe anche non esistere, visto che alle elezioni politiche poteva comunque riportarsi un'indicazione relativa al potenziale Presidente del Consiglio) con cui la Lega per Salvini premier concedeva l'uso di parte del proprio nome e della propria grafica (sebbene all'inizio di gennaio 2018 quel partito avesse già visto il proprio statuto riconosciuto dalla Commissione e pubblicato in Gazzetta Ufficiale). E' appena il caso di precisare che, anche se la legge elettorale impone (d.lgs. n. 361/1957, art. 14, comma 2) che i partiti che notoriamente fanno uso di un determinato simbolo presentino le loro liste "con un contrassegno che riproduca tale simbolo", ciò non obbliga i partiti a utilizzare esattamente il proprio simbolo, restando padroni di modificarlo, purché sia riconoscibile: certamente la presenza della parola "Lega" e di Alberto da Giussano sono stati ritenuti sufficienti per ritenere adempiuto l'obbligo (la norma, peraltro, serve solo a evitare cambi improvvisi di simboli da parte di partiti che vogliano adottare solo per le elezioni insegne troppo simili a quelle di altri partiti già esistenti e magari più noti).
La stessa pagina della trasparenza relativa alle elezioni europee del 2019, invece, nella parte relativa ai contrassegni riporta la denominazione "Lega Salvini premier", due titolari (Matteo Salvini e Giulio Centemero) e gli statuti di entrambe le formazioni. Ciò fa pensare che la lista sia stata presentata da entrambi i partiti: ciò, peraltro, è sufficiente perché da quest'anno la Lega per Salvini premier possa fare richiesta per accedere alla ripartizione dei fondi del 2 per mille e alle agevolazioni per il finanziamento privato (basta anche l'aver eletto un rappresentante al Parlamento Europeo). Se, in futuro, le candidature saranno presentate solo dalla Lega per Salvini premier, che - modificando il proprio statuto e indicando l'atto di concessione di Alberto da Giussano da parte del Consiglio federale della Lega Nord - adotterà come proprio simbolo quello usato dalla Lega Nord alle elezioni politiche del 2018 e dalle due Leghe alle europee del 2019, certamente le risorse assicurate dall'elezione di rappresentanti in Parlamento potranno essere ricevute regolarmente (solo) dalla Lega per Salvini premier, senza il rischio che possano essere sequestrate

Ulteriori osservazioni (fantapolitiche ma non infondate)

Se questo è facilmente immaginabile - e segue di fatto una dichiarazione fatta dal procuratore della Repubblica di Genova Francesco Cozzi, per il quale non erano aggredibili i soldi versati a qualunque titolo a un soggetto giuridico diverso dalla Lega Nord ma a questa affine - in futuro potrebbe accadere - non è affatto scontato che vada così, ma ci si conceda un po' di fantapolitica verosimile - perfino un'altra cosa, in un certo senso uguale e contraria a quello che era avvenuto nel 2017, con l'uscita di Roberto Calderoli dal gruppo della Lega Nord e la costituzione della componente al Senato "Lega per Salvini premier"
I nomi dei gruppi presenti alla Camera e al Senato, proprio in virtù della doppia presenza simbolica nel contrassegno delle elezioni politiche, si potrebbero trasformare da "Lega - Salvini premier" in "Lega per Salvini premier": si tratterebbe di una continuità assoluta dei gruppi (sarebbe sempre lo stesso soggetto parlamentare, senza alcuno scioglimento) e non si porrebbe nemmeno il problema se fosse invece la Lega per Salvini premier a modificare il proprio statuto e cambiare il nome in "Lega - Salvini premier". A quel punto, uno o due senatori potrebbero anche uscire dal gruppo e costituire la componente denominata "Lega Nord": per inciso, è vero che ufficialmente al Senato le componenti del gruppo misto non esistono, ma ormai di fatto è consentito anche a una sola persona eletta di fregiarsi di una propria etichetta (lo fanno già ora Emma Bonino e Adriano Cario, rispettivamente con +Europa e Maie, e trattandosi di una forza politica che ha partecipato alle elezioni non ci sarebbe nessun ostacolo formale alla nascita di quella componente). 
A cosa servirebbe tutto questo? Essenzialmente a consentire anche alla Lega Nord di accedere comunque ai benefici previsti dalla legge per i partiti "cui dichiari di fare riferimento un gruppo parlamentare costituito in almeno una delle Camere secondo le norme dei rispettivi regolamenti, ovvero una singola componente interna al Gruppo misto". Se infatti la Lega Nord si è impegnata a pagare 100mila euro ogni due mesi ed è possibile che la quota di adesione alla Lega Nord non sia più prevista (per non far pagare gli associati del Nord anche quell'iscrizione, oltre a quella alla Lega per Salvini premier), farebbe comunque comodo poter comunque fruire non tanto del 2 per mille (si tratta di soldi che è bene che non vengano aggrediti), ma anche solo delle donazioni a regime agevolato di chi volesse contribuire espressamente al pagamento di quanto alla Lega Nord si chiede di pagare. 
Magari non andrà affatto così (e non è affatto detto che qualcuno ci abbia pensato: non è il caso di pensar male a tutti i costi), ma la strada potrebbe non essere del tutto campata in aria. Proprio al congresso di sabato, in fondo, Roberto Calderoli aveva insistito sul fatto che si inizia a esistere come partito "avendo collegato almeno un parlamentare", visto che per la legge è un partito chi ha presentato candidature (e la Lega Nord certamente lo ha fatto fino a pochissimo tempo fa) e chi è presente con la propria denominazione visibile in Parlamento: avere almeno una componente al Senato (meno brigosa e impegnativa di una componente del misto alla Camera) sarebbe un modo per continuare a esistere in modo più compiuto, senza far sparire dalle aule parlamentari un nome che vi era entrato dal 1992, quando la Lega Nord fu in grado di formare un proprio gruppo.