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mercoledì 4 luglio 2018

Salvini registra il guerriero di Legnano, anche senza Lega

Magari non serve a niente, ma non si sa mai: solo così si può spiegare la scelta di vari leader politici di continuare a depositare i simboli dei loro partiti come potenziali marchi d'impresa, con l'idea che questo aumenti la tutela degli stessi emblemi e, magari, possa permettere anche di recuperare qualche soldo a beneficio del partito. L'ultimo, in ordine di tempo, è Matteo Salvini: due settimane fa l'Adnkronos aveva dato per prima la notizia in base alla quale cinque giorni prima il ministro dell'interno aveva depositato la domanda di registrazione come marchio per tre segni distintivi, che rappresentano altrettante versioni del contrassegno elettorale della Lega. Elemento comune alle tre è la presenza di Alberto da Giussano o, per essere più corretti, del guerriero di Legnano a spadone sguainato.
Una delle versioni depositate corrisponde esattamente al fregio utilizzato alle elezioni politiche del 2018; le altre due ne rappresentano delle varianti "per sottrazione", nel senso che le grafiche depositate sono il frutto dell'eliminazione di alcuni elementi del contrassegno, lasciando gli altri esattamente dove sono, a costo di ottenere un simbolo il cui "peso visivo" è distribuito in modo squilibrato. Uno degli altri due possibili marchi è privo del segmento inferiore che porta la scritta "Salvini premier" ed è così descritto:
Il marchio è costituito dall'immagine di Alberto da Giussano, di colore bianco e blu su sfondo bianco, sovrastato dalla parola LEGA, di colore blu, in caratteri maiuscoli di fantasia. Tra le lettere "E" e "G" della parola LEGA si inserisce la spada sguainata del cavaliere. Il cavaliere, nella mano opposta rispetto alla spada, tiene uno scudo sul quale è riportato il disegno del "Leone di San Marco" con la spada sguainata. Il tutto è inserito all'interno di un cerchio di colore blu.
L'altra variante è ancora più vuota, comprendendo soltanto il guerriero di Legnano, senza nessun altro riferimento, nemmeno al nome. E se il deposito del marchio con la parola "Lega" potrebbe servire a rivendicare una volta per tutte la titolarità di quel nome, per tutelarsi dall'uso fatto da altri partiti (anche se "Lega" è un nome comune e come tale è sempre stato protetto dai giudici fin qui; ora però che la Lega Nord si chiama solo Lega, nessun altro partito potrà chiamarsi solo così), la scelta di depositare il solo Alberto da Giussano ad alcuni potrebbe sembrare un modo per mettere fine alle chiacchiere in base alle quali quel simbolo se l'era "comprato" Berlusconi in cambio di un accordo con Bossi per salvare il Carroccio dal tracollo finanziario.
Tutti i segni distintivi sono stati depositati a nome di Matteo Salvini dall'avvocato Andrea Valente Cioncoloni, il cui studio (Studio Consulenza Brevetti Cioncoloni Srl) si occupa di proprietà industriale e se n'è chiesta la registrazione per le classi 36 (assicurazioni; affari finanziari; affari monetari; affari immobiliari), 41 (educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali) della classificazione di Nizza. Un modo, evidentemente, per non coprire soltanto l'uso politico degli emblemi, ma anche altri servizi (la pratica, del resto, è in uso da tempo, magari non per la classe 36 ma per le 41 e 45 sì).
Chi pratica il diritto dei partiti sa che, in realtà, la registrazione di un simbolo come marchio non è affatto essenziale per vederlo tutelato, anzi in passato capitava che il Viminale, in sede di parere richiesto dal Ministero dello sviluppo economico, desse responso negativo per evitare sgradevoli interferenze del diritto dei marchi con le norme sulla propaganda elettorale; per gli emblemi già usati e già noti è più facile la registrazione come "segni notori" (è già avvenuto in molti casi), ma probabilmente sarebbero egualmente protetti e, comunque, la registrazione come marchio non dà alcun titolo di protezione in ambito elettorale, perché questo è regolato da norme speciali anche in materia di contrassegni. Ma, come si diceva all'inizio, non si sa mai...

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