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venerdì 31 ottobre 2025

Uniti per Manildo presidente: l'Alde "debutta" alle regionali in Veneto

Tra le regioni chiamate al voto il 23 e il 24 novembre c'è il Veneto: si sono concluse, come nelle altre regioni, le procedure di ammissione delle liste, ma solo in Veneto - almeno al momento in cui si scrive - non risulta alcun ricorso al TAR, anche perché le liste sono state tutte ammesse (l'unica situazione problematica era quella relativa a Popolari per il Veneto, unica lista a sostegno della candidatura di Fabio Bui: esclusa la candidatura in un primo tempo per il deposito ritenuto tardivo della nomina dei rappresentanti di lista, l'ufficio elettorale centrale regionale ha ribaltato il giudizio, sulla base di una vecchia sentenza del Consiglio di Stato che aveva riammesso una candidatura grazie ai documenti prodotti subito dopo la scadenza del termine per il deposito).
Ci sarà tempo per analizzare le cinque candidature alla guida della regione e i simboli delle 16 liste a sostegno (e delle candidature a presidente, visto che la legge regionale li prevede), ma dei contrassegni via via resi noti - oltre a quello della Lega per la questione legata al riferimento a Luca Zaia non inserito sotto Alberto da Giussano - aveva attirato l'attenzione di più di qualcuno l'emblema di una delle liste presentate a sostegno del candidato presidente proposto dal "campo larghissimo", Giovanni Manildo. Si trattava, in particolare, di Uniti per Manildo presidente: la formazione può qualificarsi come civico-politica, visto che unisce candidature civiche direttamente legate allo stesso Manildo (delle altre sei formazione su cui potrà contare l'aspirante presidente, nessun'altra può qualificarsi come "lista personale", così come nessun altro contrassegno ha dato lo stesso rilievo al cognome del candidato) persone riconducibili ad alcuni partiti, anche se nessuno di questi formalmente figura con il proprio simbolo ufficiale. 
Il contrassegno, infatti, contiene tre miniature: a sinistra c'è quella di Casa riformista, progetto promosso in varie regioni da Italia viva (ma di solito costituito in lista a sé), mentre a destra si riconosce quella di Avanti, con il garofano bianco a contorni rossi scelto dal Partito socialista italiano per partecipare alle elezioni e rivolgersi a una platea elettorale potenzialmente più ampia, anch'essa di stampo riformista (stavolta però non è riportato anche il simbolo ufficiale del Psi nel segmento rosso inferiore, probabilmente anche perché risulterebbe illeggibile). La miniatura più interessante, tuttavia, è quella collocata al centro: vi si trova infatti il logo ufficiale dell'Alde Party, vale a dire il Partito dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa: salvo errore, questa è la prima volta in cui il simbolo di quel partito politico europeo appare sul contrassegno elettorale di un'elezione regionale (e forse non solo: anche a livello superiore, in passato risultano essere stati impiegati solo riferimenti nominali all'Alde Party, come nel 2014 nella lista Scelta europea, mentre negli ultimi anni si è visto piuttosto il riferimento al gruppo parlamentare europeo Renew Europe, il cui carattere non sembra troppo diverso - fatta eccezione per la sostituzione del tondo con il corsivo - da quello utilizzato per l'espressione "uniti per").
Ora, Italia viva appartiene al Partito democratico europeo (anche se i colori usati per il simbolo di casa riformista, a ben guardare, oltre che le tinte del nome di Iv ricordano anche quelle del logo di Alde), così come il Psi è uno dei membri del Partito del socialismo europeo: il riferimento all'Alde Party, dunque, richiama inevitabilmente altre forze politiche, aderenti a quel partito politico europeo. Non si deve pensare, in effetti, all'impegno di tutti i soggetti italiani aderenti all’Alde: a quanto si apprende, infatti, la lista include candidati di +Europa e Azione, due dei partiti italiani membri di Alde. La scelta di non inserire gli emblemi di questi due partiti, così come quelli del Psi e di Iv, sembra doversi spiegare - oltre che con l'intenzione di evitare la moltiplicazione di miniature difficili da leggere sulla scheda - con il proposito di non perdere la connotazione di "lista del presidente", comunque aperta anche a candidature e figure di area riformatrice, liberal-democratica e federalista europea non iscritte ai relativi partiti. 
Di fatto in Veneto si è costituita la lista libdem e riformista comune che non aveva visto la luce - pur essendo invocata da più parti - alle elezioni europee del 2024. La presenza del simbolo dell'Alde Party, peraltro, non è passata inosservata, anche per il suo inserimento nella coalizione del centrosinistra (forse non condiviso da tutti coloro che fanno riferimento all'area libdem) e per l'accostamento a simboli legati ad altri partiti europei: per questo, qualcuno si è domandato se il logo fosse stato impiegato a fronte di una delega esplicita o sulla base di altri titoli. A quanto è stato possibile appurare, esiste una procura speciale, rilasciata il 20 ottobre al veneziano Michele Scibelli (coordinatore del gruppo locale di +Europa a Venezia) dal belga Didrik de Schaetzen, segretario generale e legale rappresentante dell'Alde Party, davanti a un notaio di Bruxelles: quel documento è stato depositato il giorno dopo da Nicolò Scibelli (responsabile dell'ufficio legislativo di +E, che in questi anni si è sempre occupato del deposito del contrassegno presso il Viminale) presso un notaio romano. Nella procura redatta in inglese e italiano, in particolare, de Schaetzen "autorizza e dà mandato" al veneziano Michele Scibelli "di presentare e sottoscrivere in nome e per conto di ALDE Party in tutte le circoscrizioni provinciali della Regione italiana Veneto una lista circoscrizionale di candidati alla carica di consigliere regionale e tutti gli atti connessi in occasione delle elezioni regionali del Veneto, in Italia, che si terranno il 23 e 24 novembre, utilizzando il logo Alde Party all’interno della lista Uniti per Manildo presidente".
L'atto di procura, peraltro, contiene la descrizione estesa del contrassegno della lista Uniti per Manildo presidente, presumibilmente inserita anche nei documenti di presentazione della lista. Il genere letterario, ormai consolidato da anni, è stato consacrato dalle elezioni europee dello scorso anno, per il gran numero di contrassegni ultracompositi. Anche se questo fregio elettorale è oggettivamente meno complesso e "pieno" rispetto a quelli visti un anno fa, è un preciso dovere verso la comunità dei #drogatidipolitica offrire di seguito - ringraziando per la possibilità offerta - la descrizione integrale, anche per aumentare la consapevolezza circa i riti elettorali e le regole che devono essere rispettate, anche nei dettagli.
Nella parte superiore del cerchio, su fondo di colore blu, è riportata la scritta "UNITI PER" in caratteri maiuscoli bianchi, centrata orizzontalmente. La parte centrale del simbolo é occupata da una fascia orizzontale bianca che attraversa il cerchio da margine a margine. All'interno di tale fascia compare, in caratteri maiuscoli di grandi dimensioni e di colore blu, la scritta "MANILDO". Immediatamente sotto, in caratteri maiuscoli di dimensioni inferiori e dello stesso colore blu, è riportata la scritta "PRESIDENTE", anch'essa centrata orizzontalmente. A separare la fascia bianca centrale dalle parti superiore e inferiore del cerchio vi sono due sottili linee orizzontali e sfumate di colore fucsia. La parte inferiore del simbolo, su fondo blu, contiene tre piccoli cerchi disposti orizzontalmente, ciascuno recante il contrassegno di una forza aderente alla lista. 
  • Nel cerchio di sinistra compare il simbolo di "CASA RIFORMISTA" cosi descritto: "un cerchio delimitato in blu chiaro e a sfondo bianco, con in alto al centro la scritta 'CASA' in stampatello maiuscolo di colore fucsia e al di sotto la scritta 'RIFORMISTA' in stampatello maiuscolo di colore blu chiaro. Al centro è presente una casa stilizzata di colore blu chiaro, con rappresentato un tetto spiovente stilizzato di colore blu chiaro con un muro stilizzato sulla destra di colore blu chiaro, una porta stilizzata di colore blu chiaro ed una finestra altresi stilizzata di colore fucsia nella parte superiore e blu chiaro nella parte inferiore. Nella parte inferiore del cerchio è presente un'area delimitata superiormente da una linea curva posizionata in obliquo e di colore blu chiaro, al cui interno - in posizione leggermente inferiore - è presente un'ulteriore area di colore fucsia che sfuma verso il basso e delimitata superiormente da una linea obliqua fucsia che, partendo leggermente più in basso a sinistra, si congiunge a destra con l'estremita dell'area blu chiaro sottostante". 
  • Nel cerchio centrale compare il logo "ALDE PARTY - EUROPEAN LIBERALS AND DEMOCRATS" così descritto: "Il logo dell'ALDE Party è composto dalla scritta "alde" in stampatello minuscolo al centro in composizione cromatica come di seguito indicato: lettere 'a' ed 'e' di colore blu, lettera 'l' di colore magenta e la lettera 'd' di colore celeste. Nella parte superiore a destra è presente un elemento grafico magenta seguito dalla scritta 'PARTY' in colore blu in stampatello maiuscolo. Nella parte inferiore è presente una linea blu e la scritta in stampatello maiuscolo blu 'ALLIANCE OF LIBERALS AND DEMOCRATS FOR EUROPE'. In basso a destra completano il simbolo due elementi grafici astratti, che rappresentano una freccia, di colore blu e magenta". 
  • Nel cerchio di destra compare il logo "AVANTI" così descritto: "Figura circolare bianca con 2 contorni di colore rosso: quello esterno più sottile e quello interno più spesso. Al centro del cerchio la scritta AVANTI in stampatello maiuscolo rosso e in grassetto. Nella parte superiore destra è disegnato un garofano stilizzato di colore bianco con contorni rossi. Nella parte inferiore un segmento circolare di colore rosso".

Tutti e tre i loghi inferiori sono di uguali dimensioni, allineati su un'unica linea orizzontale e centrati rispetto all'asse verticale del simbolo. Il blu dello sfondo della parte superiore del cerchio, quello della parte inferiore e la scritta "MANILDO PRESIDENTE" sono del medesimo pantone blu. Il complesso del disegno è racchiuso all'interno del margine circolare nero che definisce il perimetro del contrassegno.

lunedì 1 aprile 2024

Se la lista di scopo, per +Europa, è anche questione di "diritto dei partiti"

Come si è ricordato nei giorni scorsi, il progetto della lista Stati Uniti d'Europa, pensata come "lista di scopo" per le elezioni europee che si terranno l'8 e il 9 giugno, sembra avere fatto passi avanti, anche se non tutti i nodi sono ancora stati sciolti: lo stesso simbolo mostrato mercoledì può essere considerato provvisorio, non solo perché la compagine potrebbe potenzialmente allargarsi (quanto a soggetti partecipanti e a rappresentazione grafica), ma perché in alcuni casi alla presenza nel contrassegno divulgato non corrisponde ancora un'adesione ufficiale.
Si è già visto giovedì, per esempio, che l'assemblea di Volt non ha ancora deciso ufficialmente la partecipazione alla lista, anche se il simbolo viola e bianco era già stato inserito nel fregio elettorale presentato ai media. Ma se l'attenzione dei più è stata catturata dalle polemiche sollevate da Carlo Calenda che ha deciso di non partecipare al cartello elettorale - sia per la presenza di Italia viva, sia per alcuni altri compagni di strada apportati da Matteo Renzi e ritenuti sgradevoli - occorre non trascurare la situazione che sta riguardando +Europa, che - grazie innanzitutto a Emma Bonino -  riveste il ruolo di principale partito promotore di questo progetto elettorale, volto a sostenere la comune idea degli Stati Uniti d'Europa (con meno ostacoli all'ingresso, in virtù della riottenuta esenzione dalla raccolta firme in virtù dell'elezione di alcuni parlamentari nei collegi uninominali) e a unire le forze di buona parte dei soggetti politici che fanno riferimento all'area liberaldemocratica (che a livello europeo si riconosce nell'Alde Party o nel Partito democratico europeo, dunque nel gruppo parlamentare Renew Europe) e riformista, in modo da rendere meno arduo l'obiettivo di raggiungere il 4% dei voti e superare la soglia di sbarramento.

La situazione e gli scontri

Nelle settimane precedenti si era fatta sempre più concreta la ricostruzione che raccontava di una spaccatura all'interno di +Europa, tra coloro che erano propensi ad allearsi con Italia viva e coloro che invece vedevano come interlocutore privilegiato il partito di Calenda, escludendo quello di Renzi: la prima linea era ed è incarnata innanzitutto dal segretario di +E, Riccardo Magi, mentre la seconda è portata avanti soprattutto dal presidente del partito, Federico Pizzarotti. Questa situazione ha certamente concorso ad allungare i tempi di gestazione della lista, ma in assenza di altri elementi poteva essere considerata un semplice dissidio interno, condito da malumori, situazione tutt'altro che rara in politica.
La presentazione pubblica del potenziale contrassegno elettorale di lista mercoledì scorso, però, ha fatto da detonatore: la mattina stessa del 27 marzo, infatti, Pizzarotti si è espresso pubblicamente attraverso il social X.: "L’eventuale adesione della Nuova Dc di Salvatore Cuffaro a una lista con +Europa sarebbe semplicemente lunare, assurda e inconciliabile con qualsiasi scopo uno voglia dare alla lista. Trovo anche incomprensibile che Emma Bonino liquidi la questione dicendo che la presenza di Cuffaro è un problema di Renzi: se si vuol fare una lista di scopo per gli Stati Uniti d’Europa, tutti i candidati e i movimenti politici che ne fanno parte dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi. Leggo che Italia Viva si è affrettata a smentire le candidature di Cuffaro e Francesca Donato. Il problema di allearsi con la Nuova DC rimarrebbe comunque intatto. Quale può mai essere lo scopo comune di Più Europa e Cuffaro? Sono mesi che propongo una lista comune tra Azione e Più Europa, capeggiata magari da Carlo Cottarelli, e dovremmo invece allearci Cuffaro e Donato?"
Il giorno dopo, giovedì, è circolata la notizia della candidatura in lista di Marco Zambuto, genero di Totò Cuffaro: Pizzarotti così ha rincarato la dose rivolgendosi direttamente a Emma Bonino,"Se la notizia riportata da Repubblica fosse confermata, e cioè che la Nuova DC candiderebbe Zambuto nella lista Stati Uniti d’Europa per conto di IV, non sarebbe un problema di Renzi, ma di +Europa! Come puoi accettare di compromettere +E e la tua storia personale in un'alleanza politica ed elettorale con un signore condannato in via definitiva a 7 anni per favoreggiamento dei mafiosi? Ti sembra una cosa in linea con Renew Europe?" Stavolta però l'intervento pubblico di Pizzarotti è andato oltre una mera questione politica (che comunque esiste), sollevandone una giuridica: "Come più volte anticipato in Direzione, da Presidente di +Europa non posso prestarmi a questa farsa lesiva degli interessi del partito e dei suoi elettori. Alle condizioni attuali non posso cofirmare, come da statuto, la proposta di partecipazione elettorale. Fermiamoci, azzeriamo tutto e ripartiamo tenendo alti i nostri principi di onestà, serietà e distanza assoluta da qualsiasi potere criminale".
Tanto è bastato perché qualcuno si interrogasse sull'effettiva portata di quelle parole, anche se non sembra preoccuparsene più di tanto Emma Bonino, che le ha liquidate così intervenendo a Un giorno da pecora nella puntata di giovedì 28 marzo: "Bisogna spiegare a Pizzarotti, che ancora non lo ha capito, che una lista di scopo è una lista di scopo. Ognuno dei partecipanti ha le sue libertà fino alle elezioni; il giorno dopo ognuno tornerà a fare quello che ritiene. Ovviamente se Pizzarotti è così innamorato di Calenda ci vada. [...] Una proposta politica non è un carcere, ognuno si assume la responsabilità di quello che fa". Sollecitata da Giorgio Lauro, che la interrogava circa la possibilità di presentare comunque le liste anche se non le avesse cofirmate Pizzarotti come presidente di +Europa, Bonino ha risposto: "Dipende dallo statuto, che in questo momento non ho sotto mano"; all'ulteriore sollecitazione di Lauro ("Quindi è un casino perché dipende tutto da Pizzarotti?") ha replicato "Sì, fa un po' ridere, ma fa lo stesso".
La disputa politico-giuridica, peraltro, è proseguita, con Pizzarotti che ha risposto prima a Bonino, il 28 marzo ("A te farà ridere che dipenda da me la presentazione della lista, va bene, ma non fa ridere che dipenda dalle regole che il partito si è dato. Ho scelto +Europa fin dal 2019 (candidandomi alle Europee in una lista che sapevamo non avrebbe raggiunto il 4%), proprio perché è un partito che ha scelto di funzionare secondo le regole e non secondo il volere di un capo. Dunque, con molta serenità, fermiamoci e decidiamo insieme con chi +E dovrebbe allearsi o no. Io dico che la Nuova DC di Totò Cuffaro e della No-Euro Francesca Donato non ha nulla a che fare con noi"), poi a Renzi, il 30 marzo, in un botta e risposta tra giornali e social ("L'idea che un progetto chiamato Stati Uniti d'Europa possa saltare per il veto di tal Pizzarotti da Parma mi sembra lunare. Facciamo questa scelta per togliere il diritto di veto a Orban, non per darlo a un ex grillino iscritto al MoVimento 5 Stelle quando Grillo chiedeva di uscire dall'euro"; "Sono diventato sindaco M5S nello stesso anno in cui tu facevi il rottamatore del Pd. Eravamo entrambi 'anti-sistema' e nel sistema siamo entrati per provare a cambiarlo e migliorarlo. Io continuo a farlo: proviamo a rispettarci evitando il bullismo mediatico. Come Più Europa parteciperà alle Europee lo decideranno gli organi secondo le regole che abbiamo, non le tue interviste").

Lo statuto

Oggi, 1° aprile, Federico Pizzarotti non si è sottratto al rito del "pesce d'aprile", proponendo un annuncio sui generis ("Visto che secondo qualcuno 'si è grillini per sempre', ho deciso di invitare anche Giuseppe Conte al tavolo per la lista Stati Uniti d'Europa. Conte ha accettato entusiasta, ponendo come unica condizione la candidatura di Rocco Casalino capolista al Sud. [...] Un nuovo fronte per un"Europa più forte"); mentre si cerca di sorridere, però, vale la pena cercare di capire meglio cosa preveda lo statuto di +Europa in materia di partecipazione alle elezioni.
L'articolo 11, che regola la Direzione (organo di organizzazione e di indirizzo politico), al comma 5 stabilisce che essa "delibera, su proposta congiunta del Segretario e del Presidente di +Europa, sulla partecipazione alle elezioni e sulle relative liste e candidature con la maggioranza dei 2/3 dei presenti"; lo stesso organo "autorizza l’utilizzo del simbolo, nella composizione descritta all'art. 2 o con delle varianti, come simbolo elettorale di aggregazione di partiti e movimenti politici, in forma associativa e non, cui partecipi anche +Europa o da questa promossi, se del caso subordinando l’autorizzazione alla formulazione di specifici punti del programma elettorale". A una prima lettura, si vede che il testo dello statuto prevede dalla metà di luglio del 2021 che sia la partecipazione alle elezioni sia la proposta delle candidature sia fatta in modo congiunto dal segretario e dal presidente, mentre fino a quel momento a proporle era stato solo il presidente: quell'assetto certamente non era estraneo al clima che aveva preceduto il secondo congresso del partito (durante il quale la norma fu approvata) e che aveva portato al ritorno di Benedetto Della Vedova alla segreteria e all'arrivo di Riccardo Magi alla presidenza. In base a quelle regole scritte, non sembra esserci rimedio qualora una delle due cariche non concorra alla proposta della partecipazione e delle candidature, di fatto dando luogo a una presentazione incompleta, dunque non completamente formata. 
Vale altrettanto la pena precisare che quelle che si vorrebbero distinguere con il contrassegno di Stati Uniti d'Europa dovrebbero essere liste di un soggetto giuridico diverso da +Europa: è prassi comune, infatti, che anche alle "liste di scopo" o, più in generale, alle liste elettorali si dia la forma dell'associazione non riconosciuta, costituita con atto notarile dai rappresentanti dei diversi soggetti politici che concorrono alla fondazione (quando le liste di scopo, invece, sono emissione essenzialmente di un soggetto, può accadere che siano presentate direttamente da questo, anche quando hanno denominazione e simbolo diversi, come la lista Amnistia Giustizia Libertà, formalmente presentata nel 2013 dall'Associazione politica nazionale "Lista Marco Pannella"). Questo per dire che la Direzione non dovrebbe deliberare sulle intere liste da presentare, ma solo sulle candidature che +Europa inserirebbe nelle liste di Stati Uniti d'Europa, non anche sui candidati proposti dagli altri partiti (e magari non graditi a qualcuno). 
Detto questo, l'art. 11 prevede due regimi diversi per partecipazione elettorale e candidature, da una parte, e simbolo, dall'altra. Con riguardo a quest'ultimo, sarebbe certamente necessaria l'autorizzazione della Direzione per inserire il simbolo di +Europa nel contrassegno composito della lista Stati Uniti d'Europa, se questa - come si diceva - risultasse presentata da un soggetto giuridico a sé; quell'autorizzazione, tra l'altro, "coprirebbe" anche la resa grafica del nome della lista, chiaramente frutto della stessa mano - quella di Stefano Gianfreda, direttore creativo del partito - che ha concepito il logo originario di +E. In mancanza di altre indicazioni, non è prevista la presentazione congiunta - da parte di segretario e presidente - delle richieste di autorizzazione all'impiego del simbolo e per l'approvazione basta la maggioranza semplice: una minoranza consistente, dunque, non ha possibilità di opporsi efficacemente all'uso del proprio fregio a fini elettorali. Diverso è il discorso con riguardo alla partecipazione elettorale e alle candidature: occorrendo il quorum dei due terzi dei presenti, la minoranza può far pesare i propri voti in quell'organo; a monte, se il presidente non presenta le proposte di candidatura insieme al segretario (che resta il legale rappresentante) e, prima ancora non co-propone la partecipazione elettorale (sia pure nella forma della lista di scopo), in teoria la Direzione non può deliberare (e, se lo facesse, la decisione potrebbe essere impugnata con probabilità di successo). La stessa deliberazione sul simbolo, peraltro, dovrebbe essere logicamente successiva alla delibera sulla partecipazione di +Europa alla lista (e, già prima, alla proposta congiunta di concorso alle elezioni), diversamente non avrebbe senso autorizzare l'uso del fregio.
Il gesto di un eventuale rifiuto del presidente di co-presentare le proposte di partecipazione alle elezioni e di candidature  manderebbe un messaggio netto: "non sono d'accordo con alcune candidature altrui, quindi a monte piuttosto che partecipare a questa lista con nostri candidati preferisco che ufficialmente non se ne presenti nessuno, anzi, che non partecipiamo proprio". Ufficialmente, perché - a ben guardare - lo statuto è piuttosto vago nelle parti dedicate ai procedimenti sanzionatori e non prevede tra i comportamenti antistatutari la candidatura in liste che non abbiano avuto il placet del partito.
Nel frattempo, nei prossimi giorni dovrebbe riunirsi l'Assemblea - organo che, da statuto, "articola e, ove necessario, integra il progetto e gli obiettivi stabiliti dal Congresso alla luce della attualità politica, stabilisce le priorità politiche, definisce gli strumenti e le iniziative più efficaci" - e in quell'occasione potrebbe essere presentata e votata una mozione in materia di partecipazione alle elezioni europee da sottoporre alla Direzione perché la attui. La Direzione stessa, però, resta padrona di agire come meglio crede (anche per la maggioranza qualificata richiesta dallo statuto).
Il contenuto della decisione ovviamente influirà sul contrassegno da presentare. Per ora ci si limita a notare - una volta di più - che conoscere le regole interne che un partito si dà è fondamentale per non avere sorprese; oltre che conoscerle, però, è necessario prenderle sul serio, a maggior ragione se queste regole sono state cambiate durante la vita del soggetto politico. Al di là di ogni valutazione sulla condivisibilità o meno di certe posizioni sul piano politico, se una disposizione statutaria richiede che si seguano determinati passaggi per ottenere un risultato, questo può ottenersi solo così, non in altre forme (tanto più che quelle regole sono frutto del lavoro iniziale di alcuni soci e le modifiche vanno comunque approvate da organi interni). Il "diritto dei partiti", insomma, non dovrebbe fare ridere, ma merita serietà e attenzione.

mercoledì 27 marzo 2024

Stati Uniti d'Europa, +Europa e Italia viva accolgono Volt, Psi e Libdem

Simbolo ricostruito
AGGIORNAMENTO DEL 28 MARZO: È corretto dare conto del comunicato emesso da Volt Italia, in particolare dal suo presidente Guido Silvestri: "Anche oggi abbiamo partecipato a diverse interlocuzioni con i partiti 
politici. In vista delle prossime elezioni europee, continua l'esplorazione di Volt Italia, il capitolo italiano del partito europeo VoltEuropa.org, con le diverse coalizioni su cui deciderà il 6 aprile la nostra assemblea in accordo con i nostri processi democratici. Ogni diversa ricostruzione, incluse ipotesi di simboli di coalizione, non si possono considerare espressione del nostro partito". Evidentemente, dunque, quello mostrato è un simbolo ipotetico, che potrebbe ancora cambiare nelle prossime ore: Volt prenderà la sua decisione in assemblea e se ne darà conto a tempo debito.

Da settimane tra le notizie politiche fa capolino qualche riferimento all'idea di una lista comune dell'area liberaldemocratica per le elezioni europee dell'8 e 9 giugno, prima pensata per tenere unite le forze politiche che, pur afferendo a due partiti europei diversi (Alde - Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa e Partito democratico europeo), fanno riferimento al comune gruppo al Parlamento europeo Renew Europe, poi ampliata alle forze riformiste interessate ad appoggiare l'idea di una lista di scopo nel nome del progetto degli Stati Uniti d'Europa. Il 15 dicembre 2023, infatti, La Stampa ha pubblicato un appello di Emma Bonino intitolato proprio E ora gli Stati Uniti d'Europa: le elezioni europee non erano il fine immediato, ma una tappa rilevante per riuscire ad arrivare all'obiettivo degli Stati Uniti d'Europa. Era però piuttosto chiaro che si volesse approntare nel frattempo uno strumento elettorale per affrontare in modo unitario l'appuntamento di giugno, nel tentativo di far pesare in Europa determinate voci, unendo le forze per raggiungere e superare la soglia del 4%: un obiettivo rilevante e insidioso, visto che non era riuscito alla lista Scelta Europea nel 2014 e al tandem +Europa - Italia in Comune - Pde Italia nel 2019.
Da poche ore è stato mostrato un primo simbolo (primo perché potrebbe non essere ancora definitivo) di una lista denominata, appunto, Stati Uniti d'Europa, la cui guida è certamente assunta da +Europa (partito esente dalla raccolta firme grazie ai parlamentari eletti nei collegi uninominali): lo mostra piuttosto chiaramente il nome della lista, scritto in carattere Arial Rounded (o assimilato) e colorato con la stessa composizione cromatico-geometrica - concepita da Stefano Gianfreda - che caratterizza fin dalla nascita il partito di Emma Bonino e Riccardo Magi: quel nome è stato inserito in una sorta di "fumetto" geometrico bianco, collocato sopra una bandiera europea sventolante, mentre il fondo in alto è giallo: il colore delle stelle d'Europa, il colore che sta nella parte inferiore del simbolo di +E, ma anche il colore tradizionalmente legato all'area libdem
Nella parte inferiore del simbolo, in un segmento curvilineo biconvesso bianco, trovano posto le miniature di cinque simboli di forse politiche. Il primo è +Europa, poi si trovano Italia viva e, nella seconda fila, Volt, Partito socialista italiano e Libdem europei: si tratta delle forze politiche che da più tempo hanno mostrato interesse per questo progetto di lista comune. In particolare, +Europa e Libdem (Costituente per il partito – Liberali Democratici Europei, fondata nel 2022 da Giuseppe Benedetto, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino e Sandro Gozi, ora presieduta da Andrea Marcucci, mentre il segretario è Piero Cecchinato) sono soggetti membri dell'Alde Party (così come lo è Radicali italiani, che non appare nel simbolo ma dovrebbe essere della partita); il Psi - ovviamente membro del Pse - aveva già sostenuto la lista presentata da +Europa e Italia in Comune nel 2019; Volt aveva considerato seriamente la presentazione di una propria lista, fino a quando l'emendamento di Fratelli d'Italia al "decreto elezioni 2024" ha cancellato l'esenzione per i partiti affiliati a soggetti politici che avevano eletto europarlamentari in paesi diversi dall'Italia (la legge di conversione, peraltro, al momento non risulta ancora in vigore); quanto a Italia viva (rappresentata al Parlamento europeo da Nicola Danti e Sandro Gozi - eletto in Francia - ed esente dalla raccolta firme avendo almeno un gruppo parlamentare), aveva fin dall'inizio manifestato interesse per il progetto della lista nel nome di Renew Europe.
Come si diceva, quello mostrato poche ore fa potrebbe essere un simbolo non definitivo, quindi una tappa intermedia; di certo alle spalle ha un percorso accidentato, di convinzioni, dubbi, proposte e rifiuti. Un percorso che in molti (e più di tutti forse Mario Lavia su Linkiesta) hanno raccontato finora nei suoi continui ferma-e-riparti, ma soprattutto negli ostacoli emersi via via. Com'è noto e come il simbolo mostra, Azione non è tra i soggetti promotori o partecipanti al progetto di lista: la sua presenza sarebbe sicuramente importante per garantire - almeno sulla carta - il superamento della soglia, ma ancora a metà marzo Carlo Calenda si era detto "disponibile a una lista Stati Uniti d’Europa promossa da +Europa e Azione. Non sono disponibile a farla insieme a Renzi, Mastella, Cuffaro e la new entry Cesaro". In precedenza questa posizione e i dubbi di altri soggetti avevano messo seriamente a rischio l'intero progetto; oggi sembra essersi fatto un passo avanti (anche grafico) verso la concretizzazione della lista, mentre Azione - a sua volta esente dalla raccolta firme grazie al suo gruppo "in deroga" alla Camera - rimane impegnata in un suo percorso che, oltre a Nos, ha per ora raccolto il Partito repubblicano Italiano e i Repubblicani europei (facendo subito pensare ai #drogatidipolitica che, per ricucire tutte le scissioni, bisognerebbe recuperare anche i Repubblicani Democratici di Giuseppe Ossorio).
Bonino conferma la speranza di un ripensamento di Calenda e, da Italia viva, Maria Elena Boschi nega l'esistenza di veti, ma al momento un ulteriore ampliamento delle forze ad Azione sembra poco probabile. Non proprio scontato, peraltro, appare l'obiettivo del 4% per l'eventuale lista guidata dalla stessa Azione, specie se questa non dovesse contare sull'appoggio di quella parte di +Europa guidata dal suo presidente, Federico Pizzarotti, che avrebbe preferito allearsi con il partito di Calenda. 
Al di là delle probabili future candidature (Bonino, Alessandro Cecchi Paone, l'ex presidente dell'Unione Camere penali Giandomenico Caiazza, l'ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, il corrispondente di Libération Eric Jozsef e l’ex presidente dell'Alde Graham Watson; non invece Totò Cuffaro, a dispetto delle voci circolate in questi giorni, pur avendo la "sua" Dc manifestato interesse per la collaborazione con Iv), il progetto di "lista di scopo" (per superare il 4% e fare pesare le sensibilità europeiste, liberaldemocratiche, riformiste e moderate) pare più vicino alla realizzazione. Pochi, però, sembrano ricordare che il nome che si intende schierare - dalla storia illustre, essendo stato titolo di un libro di Ernesto Rossi e avendo avuto usi ancora precedenti - era già finito in bacheca al Viminale, anche se non sulle schede, senza essere caduto in desuetudine in questi anni. Il particolare non è privo di rilievo e merita di essere tenuto in considerazione, specie nei prossimi giorni.

martedì 21 febbraio 2023

Ancora sul rapporto tra simboli e marchi: il caso di +Europa

A volte le coincidenze esistono o forse, più semplicemente, sono inevitabili. Era stata avviata fin dalla fine del 2022 la macchina congressuale di +Europa, che offrirà a partecipanti e osservatori il suo momento più importante dal 24 al 26 febbraio, quando i delegati delle varie liste/mozioni si ritroveranno per discutere del futuro politico del partito, per eleggerne i nuovi organi e modificare le norme dello statuto. Solo all'inizio di questa settimana - dunque ieri - si era però deciso di dare spazio al congresso di +E su questo sito (prestando particolare attenzione ai simboli delle liste presentate), essenzialmente per il poco tempo a disposizione e per trattare senza troppo anticipo l'aspetto congressuale più interessante per chi frequenta questo spazio. 
A distanza di appena un giorno, tuttavia, si rende necessario parlare di nuovo del percorso congressuale di +Europa, non più con riferimento ai loghi delle liste/mozioni, ma proprio a proposito del simbolo ufficiale del partito. Tutto è nato dalla notizia diffusa da Adnkronos - in un pezzo a firma di Antonio Atte e Francesco Saita - in base alla quale il simbolo di +Europa è stato depositato come marchio giusto ieri a nome di Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, rispettivamente segretario e presidente di +E (nonché unici deputati eletti dal partito nei pochi collegi uninominali vinti dal centrosinistra), insieme a Emma Bonino, militante storica e già parlamentare del Partito radicale (nonché della lista che portava il suo nome e prima ancora quello di Marco Pannella), oltre che senatrice proprio di +Europa nella scorsa legislatura. Si sarebbe trattato di una notizia di per sé, ma lo è ancora di più se si considera che il deposito è avvenuto a pochi giorni dall'apertura del rito finale del congresso e che Della Vedova e Magi - oltre che figure di vertice del partito - sono anche capilista di due delle sei mozioni in campo, che insieme esprimono 119 dei 250 delegati della platea congressuale, numeri che da soli potrebbero non essere sufficienti a determinare la nuova guida del partito (anche con l'apporto dei 4 delegati della mozione guidata da Stefano Pedica). 
Tanto è bastato per scatenare tensioni all'interno del partito, in particolare tra coloro che sostengono la candidatura alla segreteria di Federico Pizzarotti, ex sindaco di Parma e approdato di recente a +E. Sempre l'agenziAdnkronos, peraltro, haggiunto dopo qualche ora una dichiarazione riferibile a "fonti del partito", in cui si parlava di un deposito "meramente precauzionale" e già ritirato.

Il deposito del simbolo come marchio

La veridicità della notizia del deposito dell'emblema del partito è facile da verificare consultando il registro dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Con una rapida ricerca si trova la scheda relativalla domanda di marchio, presentata e depositata appunto lunedì 20 febbraio (dunque ieri) e relativalla grafica che "consiste nella dicitura '+EUROPA' in carattere stampatello maiuscolo di fantasia con il simbolo '+' sovrapposto alla lettera 'E'. Tale dicitura è in vari colori: giallo, blu, azzurro, verde, rosso, viola e fucsia, ed è posta all’interno di una circonferenza blu. Il tutto su sfondo bianco". Se si mette a confronto la descrizione appena vista con quella contenuta nello statuto - "Cerchio con fondo bianco e bordo blu, con: nella parte centrale, la dicitura '+Europa', in stampatello maiuscolo con grafica multicolore ('+' in giallo e 'Europa' in blu, turchese, verde, violetto, rosso corallo, fucsia)" si può dire che, al netto di alcune differenze di poco conto, si tratta esattamente del simbolo ufficiale del partito elaborato da Stefano Gianfreda e non, ad esempio, di una delle versioni impiegate alle elezioni (magari con la parte inferiore colorata di giallo a taijitu - e magari con un nome contenuto all'interno, come nel 2018 e nel 2022 o con le bandiere d'Italia e d'Europa, come nel 2019 per il simbolo in condominio con Italia in Comune e Pde).
La domanda di marchio è relativalle classi di beni e servizi 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (Servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali), che come al solito seguono la "classificazione di Nizza"Quanto a coloro che figurano come richiedenti, la domanda indica tre quote divise in parti uguali tra Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi ed Emma Bonino (nello stesso ordine in cui la scheda li riporta), mentre mandatari risultano essere ben 14 professionisti, tutti legati alla Giambrocono & C. S.p.A., vale a dire uno dei maggiori studi Italiani di consulenza in tema di proprietà industriale.

Il caso, la prassi e le sue insidie "circolari" 

Per Federico Pizzarotti, candidato alla segreteria sostenuto innanzitutto dalla lista/mozione che lo nomina nel simbolo, vale a dire Energie Nuove, il cui capolista è Piercamillo Falasca (in passato vicesegretario di +E, con Della Vedovalla segreteria) e che da sola può contare su 87 delegati su 250 (il numero più elevato di tutte le compagini) la scelta dei vertici attuali e uscenti di +Europa di depositare il simbolo come marchio suona come "una vera e propria dichiarazione di guerra", secondo quanto riporta l'agenzia: 
Abbiamo saputo del deposito del simbolo, il mondo è piccolo... L'azione non mi sembra una delle più lungimiranti: è un gesto che certamente non va nella direzione di trovare soluzioni di dialogo. Spero ci sia la possibilità di un ripensamento. Dal punto di vista pratico è un'azione che non porterà ad alcun risultato se non a quello di dare l'immagine di una chiusura, che è antitetica rispetto allo spirito di +Europa. Quindi spero che i tre firmatari ritirino questa richiesta di registrazione.
I lanci di agenzia continuano citando quella di cui si sta parlando come l'ultima puntata della "sfida tra gli eredi del Partito Radicale pannelliano e le sue anime", citando un caso avvenuto pochi mesi prima e relativo stavoltal percorso pre-congressuale di Radicali Italiani (l'atto finale del congresso si è tenuto a Rimini dal 9 all'11 dicembre 2022): si fa in particolare riferimento a un post apparso alla fine di novembre sul sito di Ri a firma di Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni (segretario, tesoriera e presidente), in cui si lamentava come "le peggiori pratiche di gestione del potere, le stesse che Marco Pannella ha denunciato per cinquant'anni, sembra[sser]o essersi affermate anche tra alcuni radicali". Poco prima che il comitato nazionale di Ri decidesse le regole congressuali, in una manciata di ore erano "arrivate quasi novanta iscrizioni (pari a un quinto delle iscrizioni di un anno intero), la maggior parte delle quali riguardavano persone che non avevano mai avuto nulla a fare col movimento, cioè non risultavano presenti nell’indirizzario costituito da oltre 100mila persone e frutto di anni di appelli, raccolte firme e piccoli contributi", peraltro "dopo che era circolata una bozza informale di regolamento [...] in cui si ipotizzava che solo chi si fosse iscritto entro la mezzanotte di giovedì stesso avrebbe potuto partecipare e votare al congresso online", senza presentarsi presso la sede congressuale: un potenziale tentativo relativamente facile - secondo i denuncianti - di influenzare l'esito del congresso.
Per Radicali italiani sul banco degli imputati era finito per l'ennesima volta il tesseramento, specie quello "massivo" e "in zona Cesarini", magari di chi al partito non aveva mai aderito prima. E se nel 2021 ci si era scontrati anche in +Europa sulla regolarità del tesseramentoanche questa volta vari casi sono stati sottoposti alla commissione di garanzia (presieduta da Carlo Cottarelli): questa ha escluso 85 iscrizioni su un totale di 4758 (ma i casi dubbi erano circa 800), quando ha ritenuto che non fosse stato rispettato il principio del pagamento personale della quota di iscrizione e del divieto di iscrizioni collettive.
Lasciando da parte la questione delle tessere, però, qui rileva la questione del simbolo e del suo tentativo di registrarlo come marchio, ottenendo dunque diritti di privativa temporalmente e "merceologicamente" definiti su di esso. Si è già detto che nel tardo pomeriggio "fonti di +Europa" interpellate dAdnkronos hanno sostanzialmente sgonfiato il caso, precisando:
Il deposito del logo di +Europa era una iniziativa predisposta in via meramente precauzionale e tale era destinata rimanere, essendo peraltro noto che la procedura di assegnazione è lunga e articolata. Il deposito del logo di +Europa è stato ritirato.
In ogni caso, sembra opportuno analizzare la questione nel dettaglio, visto che presenta vari profili di interesse. La polemica sul simbolo-marchio è divampata anche perché un rapido giretto su una delle pagine del Ministero delle imprese e del Made in Italy (già Ministero dello sviluppo economico) permette di leggere che non possono essere registrati come marchio, dunque come segno distintivo qualificato, gli "stemmi di partiti politici". Se fosse semplicemente così, ovviamente, il problema semplicemente non esisterebbe: il deposito del simbolo di +Europa come marchio sarebbe destinato a un fallimento e si concluderebbe con la reiezione della domanda. In realtà la questione è assai più complessa, come la stessa pratica può facilmente dimostrare.
Se si spulcia di nuovo il database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, magari interrogandolo cercando la parola "Partito" o "Movimento" nella denominazione/descrizione, si trova un gran numero di domande di marchio relative a emblemi di partito reali o futuribili: di questi, non poche sono state respinte, altre sono state accolte, altre ancora sono tuttora sotto esame. Negli ultimi anni, per esempio, ce l'hanno fatta il Partito della Follia creativa di Giuseppe Cirillo, il Partito della Cultura di Alberto Veronesi, il Partito Valore Umano, il MoVimento 5 Stelle (2018), il Pd (rinnovato nella registrazione), il simbolo precedente del Psi (e quello col garofano di Panseca); niente da fare, invece, per il Partito liberale europeo, per il Partito Gay, per il Partito del Nord, per vari emblemi del Pli e per una marea di segni spesso sconosciuti o quasi. Gli esiti delle domande di marchio relative ai simboli di partito (esistenti, passati o potenziali), dunque, non sono univoci e consentono di escludere subito che "gli stemmi di partiti politici" non siano registrabili.
Da dove si dovrebbe trarre l'affermazione riportata dal sito del ministero? Di solito, in effetti, chi vuole depositare un emblema politico come marchio trova sulla sua strada l'art. 10 del codice della proprietà industriale. Se il comma 1 nega la registrabilità dei "segni  contenenti
simboli, emblemi e stemmi che rivestano un interesse pubblico" (ma non possono oggettivamente rientrarvi i simboli dei partiti, essendo peraltro possibile l'autorizzazione della "autorità competente", ruolo che non può essere rivestito da un partito), il comma 2 precisa che se il potenziale marchio contiene "parole, figure o segni con significazione politica o di alto valore simbolico", l'Ufficio italiano brevetti e marchi deve mandare il marchio per un parere alle amministrazioni pubbliche interessate o competenti: se queste sono contrarie alla registrazione del marchio, la domanda viene respinta. In quei casi, specialmente quando il deposito riguardava simboli di uso partitico nuovi o appena nati, il ministero finiva per interpellare spesso il Viminale e puntualmente i richiedenti si vedevano rispondere picche, essenzialmente per i dubbi circa l'uso che i titolari del "marchio politico" potrebbero fare sotto elezioni. 
Il Ministero dell'interno, in particolare, in varie sue note aveva spiegato di temere che la registrazione come marchio permettesse di aggirare le regole e i termini per il deposito dei contrassegni elettorali: visto che l'Ufficio italiano brevetti e marchi non valuta la confondibilità rispetto i contrassegni depositati, qualcuno poteva far circolare marchi simili ai simboli destinati alle schede invocando le norme sui marchi a proprio favore. Ancora di più, però, c'era il timore che registrare i simboli come marchi permettesse di aggirare le norme sulla propaganda elettorale: magari, dicendo che un certo emblema era utilizzato come marchio e non come contrassegno elettorale, si poteva fare "pubblicità" alle rispettive liste in tempi e modi non concessi per la propaganda. E visto che per il Viminale a identificare il contrassegno elettorale era "la caratteristica forma di cerchio", in quelle note indirizzate al Ministero dello sviluppo economico si precisava che il logo con significazione politica da registrare "dovrebbe comunque non presentare alcuna forma circolare": sotto questo profilo, non stupisce che vari simboli politici di forma quadrata abbiano superato il vaglio, assai più di quanto sia accaduto a quelli rotondi (lo stesso Piercamillo Falasca ne è del tutto consapevole, come si vide a suo tempo).
Lo stesso Ministero dell'interno, peraltro, finiva per suggerire una possibile via per consentire la registrazione di un simbolo di partito come marchio: quella di considerarli segni notori ai sensi dell'art. 8, comma 3 dello stesso codice della proprietà industriale. Si legge che "se notori, possono essere registrati o usati come marchio solo dall'avente diritto, o con il consenso di questi [...] i segni usati in campo [...] politico [...], le denominazioni e sigle di [...] enti ed associazioni non aventi finalità economiche, nonché gli emblemi caratteristici di questi". Pure in questo caso, in effetti, le note del Viminale chiedevano di evitare la forma circolare, ma di fatto le registrazioni viste sopra hanno mostrato delle eccezioni.  
Visto tutto questo, si può dire che la scelta di depositare il simbolo di +Europa come marchio si inserisce in un fenomeno molto più ampio di tentativi di tutelare un segno politico anche attraverso uno strumento - la registrazione come marchio - che certamente non è nato per questo scopo e, anzi, non sembra particolarmente adatto a questo. Benedetto Della Vedova, quale segretario (pro tempore), sembrava in qualche modo titolato al deposito del segno, così come volendo lo poteva essere Riccardo Magi quale presidente: lo statuto assegnal segretario la rappresentanza legale del partito e al presidente il compito di coadiuvare il segretario. Più delicato e difficile da spiegare sembrava il ruolo di Emma Bonino, che nel partito non hincarichi: si era peraltro scelto di non depositare il simbolo contenente il suo nome (nella versione del 2018 o del 2022), quindi si spiega meno il suo eventuale ruolo di "avente diritto", al di là ovviamente del suo "peso" politico.
Di certo i tempi di vaglio della domanda sarebbero stati del tutto incompatibili con l'eventuale sorgere di diritti subito dopo un potenziale verdetto sfavorevole del congresso. Sembranche ben difficile pensare che un'eventuale registrazione del marchio potesse impedire usi elettorali del segno da parte di soggetti diversi dai depositanti o senza la loro autorizzazione: le elezioni e i partiti sono regolate/i da norme diverse rispetto a quelle del diritto della proprietà industriale e si devono applicare quelle. Soprattutto, però, anche se il simbolo poteva e può oggettivamente ritenersi un segno notorio (tale è grazie all'uso fatto a partire dal 2018), non era scontato che l'ostacolo della forma circolare fosse tranquillamente superabile: non pochi emblemi politici tondi, anche noti, sono infatti ancora sotto esame. Benché ormai sia chiuso, dunque, il caso del simbolo di +Europa depositato come marchio è stato un'ottima occasione per richiamare alcune regole e alcune insidie, troppo spesso trascurate.

lunedì 20 febbraio 2023

3° congresso di +Europa: appuntamento con liste e simboli

In questo fine settim
ana, dal 24 al 26 febbraio, è prevista la fase conclusiva del terzo congresso di +Europa (Roma, presso il Rome Life Hotel di via Palermo), per il quale è stato scelto il titolo "Fatti di libertà". Si tratta di un'assise rilevante, che arriva dopo un biennio oggettivamente delicato.

Verso il congresso

Questo sito si era già occupato di quanto era accaduto prima del precedente congresso (2021), conclusosi con la conferma alla segreteria di Benedetto Della Vedova, dopo che un primo scontro sugli adempimenti che avrebbero dovuto portare al congresso - in particolare in materia di tesseramento e di regole congressuali - aveva prodotto la sfiducia all'allora tesoriere Valerio Federico (e le dimissioni di Della Vedova, che in quel modo assicurarono comunque l'avvio del processo congressuale).
Il citato scontro si trasferì nelle aule di tribunale già prima della celebrazione del congresso. I ricorrenti, che avevano chiesto di invalidare l'assise, a novembre del 2021 avevano però trovato un accordo con i vertici del partito per "formalizzare la separazione consensuale" tra +E e il gruppo che aveva intrapreso l'azione legale e che si riconosceva nell'associazione Italia Europea: quest'ultimo avrebbe rinunciato alla causa, mentre +Europa, sempre a scopo transattivo, avrebbe versato 57mila euro all'associazione. Il giudizio di merito del processo civile, però, era continuato: Elvis Colla e Alexander Schuster, intervenuti in precedenza sostegno delle tesi dei ricorrenti, avevano ritenuto che si dovesse comunque procedere ad accertare gli eventuali vizi degli atti precongressuali, anche se i ricorrenti erano nel frattempo usciti di scena: in un primo tempo il giudice aveva comunque dichiarato estinto il processo, ma (dopo il reclamo di Colla e Schuster) alla fine di maggio dello scorso anno il tribunale di Romaveva sospeso gli atti dell'assemblea che aveva preceduto il congresso del 2021 (inclusa l'approvazione del regolamento congressuale).
Gli atti del secondo congresso non erano formalmente stati sospesi (come gli organi eletti in quell'occasione, visto che trl'altro nessuno ha impugnato gli atti successivi, come il partito ha tenuto a sottolineare rispondendo a un articolo pubblicato da Linkiesta), ma certo per alcuni mesi - come si è scritto a suo tempo su questo sito - sull'attività di +Europa era stato legittimo intravedere una discreta spada di Damocle. La situazione era di certo stata complicata dalla crisi di governo insorta metà luglio e le successive elezioni anticipate, con il partito che avrebbe dovuto decidere se e in che forma partecipare alle elezioni: anche per questo, chi scrive non si era stupito di voci che in agosto davano per imminente una nuova transazione per risolvere la parte di contenzioso rimasta pendente e affrontare la campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre 2022 con meno patemi d'animo
Le voci hanno trovato conferma ufficiale il 21 ottobre scorso, quando si è appreso che il segretario Della Vedova e la tesoriera Maria Saeli avevano trovato prima del voto un accordo con Alexander Schuster ed Elvis Colla, in base al quale il congresso biennale di +Europa sarebbe stato convocato entro dicembre 2022 e si sarebbe celebrato entro febbraio 2023, con un regolamento che prevedesse "la partecipazione paritaria nell'organo di garanzia congressuale dei due ricorrenti e/o persone da loro designate" e l'emissione di un altro regolamento per disciplinare "l'accesso all'elenco degli iscritti per i componenti degli organi statutari e per gli iscritti stessi" che ne avessero fatta motivata richiesta (posto che si sarebbe dovuto ribadire il carattere "individuale e diretto delle iscrizioni", in evidente riferimento a quanto eraccaduto in passato ed era stato oggetto di contestazioni). Pure in quel caso era stata riconosciuta da +Europuna somma di denaro alla controparte (in cambio della rinuncial giudizio civile), ma Colla e Schuster si erano riservati "di donare il 70% dell'importo pattuito al Partito" ove i principi ispiratori enunciati" nell'accordo avessero trovato "ampia attuazione". Nel frattempo, come si è detto sopra, si erano celebrate le elezioni politiche e +Europa, pur avendo ottenuto meno voti rispetto al 2018 (d841.468 sono diventati 793.961), era cresciuta dal 2,56% al 2,83% alla Camera e addirittural 2,93% al Senato, ma errimasta sotto la soglia del 3%: non aveva così potuto partecipare al riparto dei seggi nella quota proporzionale, riuscendo peraltro a eleggere solo Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi nei collegi uninominali dellCamera vinti da un centrosinistra nettamente perdente.
Per questi e per altri motivi, dunque, il 3° congresso di +Europa merita di essere guardato con una certa attenzione, guardando a ciò che decideranno i 250 delegati, chiamati a eleggere le nuove cariche di presidente, segretario e tesoriere, nonché i membri dell'assemblea e della direzione e a votare le proposte di modifica dello statuto

Le mozioni/liste e i simboli

Per chi segue questo sito, i congressi di +Europa sono in passato stati motivi di interesse anche per un motivo particolare: le mozioni che si sono affrontate avevano scelto di distinguersi con un simbolo, cosa che nelle altre forze politiche avviene assai raramente. Pure in quest'occasione si è scelto di dotare di un emblema le liste, proseguendo con la decisione - già sperimentata lo scorso anno - di "normalizzare" le grafiche con una forma circolare. Le mozioni avevano presentato almeno parte dei propri candidati (almeno 6 persone alternate per genere), oltre al loro nome e al documento politico entro lunedì 23 gennaio; fino al 2 febbraio iscritte e iscritti al partito hanno potuto sottoscrivere le liste (nel frattempo  completate, potendo comprendere da 50 a 125 candidati, con una quota di genere minima del 40%) e sono state ammesse solo liste che abbiano raccolto almeno 135 firme. Il voto per i delegati, in forma telematica, è avvenuto il 12 e il 13 febbraio e i partecipanti al congresso sono stati individuati tra le sei liste ammesse.
Nel file contenente il quadro completo delle candidature la prima lista risulta essere Territori Diritti e Libertà, il cui capolista è l'ex parlamentare Idv (prima Dc-Ccd-Udr, poi Diritti e libertà, Cantiere democratico e PdStefano Pedica. La formazione dichiara di voler conciliare "un partito che sappia conciliare la grande credibilità e autorevolezza di una figura di primo piano del panorama politico italiano ed europeo come Emma Bonino con un'attività diffusa e concreta sul territorio", anche grazie a "figure riconosciute e [...] una classe dirigente locale vera, eletta nei territori". La lista, nel suo documento di una sola pagina, non sceglie dall'inizio "un suo candidato segretario, ma lancia un appello a tutti gli iscritti a scegliere i suoi delegati affinché questi abbiano un mandato chiaro: lavorare perché il partito sia unito, coeso e inclusivo, capace di beneficiare del contributo di tutti". Il simbolo è meramente testuale, essendo costituito dal nome scritto nel carattere Arial Rounded in verde, ocra e azzurro, con l'unico guizzo rappresentato dalla "e" in stile manoscritto; la lista ha ottenuto 4 delegati su 250.
Se il simbolo visto, pur minim
al, è nuovo, è alla sua terzapparizione quello della lista Europa in comune: la scrittmantiene la texture del nome del partito, ma tinta di blu, arancione e giallo per richiamare la bandiera europea; come nel 2019, poi, il fondo è bianco (si è abbandonato il grigio di due anni fa). Il gruppo, che ha 14 delegati su 250, è guidato ancordall'ex tesoriere Valerio Federico (tra i nomi noti ci sono anche Serafina Funaro, Zeno Gobetti e Dino Guido Rinoldi) e vuole impegnarsi perché +E "sia sempre più un soggetto protagonista dell'area liberaldemocratica e riformatrice del Paese e del Continente, ponendo al centro dell'agenda proposte che consentano di accrescere produttività, concorrenza, occupazione e salari, salvaguardando conti pubblici e ambiente [...]; di estendere il patrimonio di diritti civili oggi riconosciuti"; l'idea è di concorrere ad "aggregare tutti coloro che si riconoscono nella promozione delle libertà economiche, del merito, del federalismo, dei diritti individuali, dell'ecologismo, nel sostegno alla politica euro-atlantica", avendo come primo obiettivo la ripresa dei dialoghi "con il Terzo Polo di Azione e Italia Viva [...], forze con cui [+E] condivide valori e collocazione europea [...], fino a dar vita, in prospettiva, a un soggetto politico unico europeista e liberale".
Nuov
a è invece la mozione Energie nuove, che candidalla segreteria l'ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti: lui, dopo la militanza nel M5S, aveva già condiviso con +Europa la candidaturalle elezioni europee del 2019 (si presentava nome del suo progetto politico Italia in Comune). Per questa mozione, +E deve trasformarsi da movimento d'opinione a soggetto costruttore e diffusore di "un 'europeismo quotidiano' che dia concretezza alla [propria] visione" e in grado di "scegliere territorio per territorio persone e obiettivi che facciano essere il partito protagonista della vita politica e amministrativa delle comunità locali". Per ora si tratta della lista decisamente prevalente, visto che è riuscita ottenere 87 delegati su 250: molti nomi sono nuovi, ma spiccano il capolista Piercamillo Falasca (che torna in +Europa e continua lavorare con Federico Pizzarotti, dopo l'esperienza della Lista Civica Nazionale), Riccardo Lo Monaco (tra i ricorrenti del 2021) e Roberto Baldi (allo scorso congresso nella lista Forward, allora guidata da Fabrizio Ferrandelli). Il simbolo è caratterizzato da un fregio curvilineo - che stilizza un vortice o un uragano, portatori di energia vigorosa - anch'esso tinto dei colori del partito (ma somigliano pure a quelli della Lcn). 
Il nome dell
a mozione Next Generation +Eu è alla secondapparizione (la prima, ovviamente, era stata due anni fa), ma la grafica risulta rinnovata: la lista guidata dal segretario uscente Benedetto Della Vedova ha rinunciato quasi del tutto al font tipico del logo di +Europa, mantenendolo soltanto nella sigla "+EU" gialla, questa volta scritta con i tre caratteri staccati (il "+" non è più fuso con la "E"); in compenso, dal centro della "E" di "Next" parte una freccia giallina che diventa parte della "X"; il nome è riportato su una fasciazzurra sfumata obliqua. La mozione lavora per un partito riconoscibile tra i libdem (anche per il patrimonio rappresentato da Emma Bonino) e impegnato a rafforzare l'area che oggi si ritrova nel gruppo europeo Renew Europe, che faccia della tutela dei diritti un tratto identitario e si organizzi in modo più efficace. La lista, che ha ottenuto 53 delegati su 250, schiera tra i nomi di rilievo anche quelli di Manuela Zambrano, Annalisa Nalin, Marco Taradash, Simona Viola (già presidente del partito), Giorgio Pasetto e Stella Borghi.
Si present
a come nuova la mozione ImMagina +Europa, che anche visivamente evidenzia (grazie a un fumetto fucsiall'interno della parola principale del nome che sormonta il logo del partito) la figura di guida della lista, vale a dire il presidente uscente, Riccardo Magi (formalmente, tra l'altro, né lui né Della Vedova sono stati ufficialmente candidati alla segreteria). Il documento della mozione (16 pagine, il più corposo) punta sui diritti civili "e non solo" per essere "liberali a 360°", sull'attenzione anche alle elezioni locali (grazie ai gruppi territoriali, essenziali per riorganizzarsi) e sull'impegno per campagne (nazionali e locali) e dossier/report; anche qui si rimarca la collocazione nell'Alde e in Renew Europe (confrontandosi con gli altri partiti dell'area), si sottolinea la necessità  di un'organizzazione più efficace (soprattutto al Sud), di creare un centro studi e di coinvolgere in modo strutturale e strutturato i giovani. La lista ha ottenuto 66 delegati; tra i nomi spiccano anche quelli di Bruno Gambardella, Tania Pace, Nicolò Scibelli, Silvio Viale, Silvia Nalin, Alfonso Maria Gallo (ora tesoriere).
Riappare infine, identica nel nome e nella grafica quella del 2021, la mozione Scossa Liberale, guidatallora come due anni fa da Giulio Del Balzo (nelle grafiche ufficiali della mozione però manca il riferimento del 2021 "Del Balzo segretario", il gruppo è anzi dato come vicino alla candidatura di Pizzarotti). Per i promotori (che hanno presentato un documento di 13 pagine) "è arrivato il momento di dare unnuova Scossa" al partito, essendo convinti che "+Europa possa diventare il centro di gravità per le forze attualmente in gioco, superando l’attuale frammentazione dei liberaldemocratici per dare voce e rappresentanza a quanti non si riconoscono nei populismi statalisti di destra e di sinistra": "Il nostro partito non dovrebbe più essere la stampella di alleanze improponibili, spesso subalterno alle scelte elettorali del Pd o del Terzo Polo, ma [...] possedere quell'autonomia che gli permetta di affermare la propria identità e di promuovere proposte concrete", attraendo energie e talenti dispersi, investendo sulle persone, promuovendo "una reale partecipazione dal basso" e il radicamento nei territori (rivoluzionando la struttura del partito, per renderlo più trasparente e digitale). La lista, che alla saetta della Scossa ha visto assegnare 26 delegati, vede schierate tra le altre figure Selene Rosselli, Giulia Casalino, Diana Severati (tornata nel partito, avendo avuto ruoli rilevanti tra i membri individuali Alde), nonché Matteo Riva e altre figure già a lui vicine nel congresso 2021.


Non si trova invece tra le liste ammesse quella denominata I non allineati, che volev"portare contributi di idee per l'evoluzione del partito +Europa al di fuori degli schieramenti costituiti" (così si legge nel sito www.laboratoricivici.it), per offrire "uno spazio di partecipazione attiva o semplicemente di voto per i delegati al congresso" a coloro che non si ritrovavano nelle liste già annunciate, ritenute espressione di storie, sensibilità e persone identificabili. Con l'idea, ad esempio, di rendere +Europa "il primo partito smart italiano" (inteso come "partito innovativo e innovatore capace di utilizzare strumenti digitali per rafforzare la partecipazione") e "il partito dei diritti e delle opportunità". La lista, guidata dLuca Monti e Benedetta Dentamaro, non avrebbe raggiunto il numero di firme necessarie; sul suo documento politico, in ogni caso, spiccancora il disegno di una colomba, che domina nel fregio scelto per la proposta congressuale.