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domenica 17 luglio 2022

Partito della Follia creativa: la nuova sfida di Cirillo, Dr. Seduction

Se si fa una ricerca nella banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, per scoprire se sono stati depositati di recente segni distintivi contenenti la parola "Partito" nella descrizione, tra i primi c'è quello del Partito della Follia creativa, l'ultima creazione di Giuseppe Cirillo, ossia il Dr. Seduction, che dal 1999 dispensa - anzi, somministra - provocazioni meditate alla politica e alla società civile per attirare l'attenzione sui temi che più gli stanno a cuore. Lo ha fatto a ogni livello, dalle elezioni di livello nazionale a quelle locali, proponendo altrettanto spesso (e certamente volentieri) iniziative slegate dalle chiamate alle urne, proponendo "soluzioni" originali e inconfondibili alle situazioni più diverse. Se dal 2018 in avanti aveva rilanciato - pur con varie e progressive modifiche grafiche - la sua prima creatura politico-elettorale, cioè il Partito delle Buone Maniere, quest'anno Cirillo ha deciso di sfornare un nuovo progetto, che non sostituisce del tutto i precedenti ma certamente gli somiglia più di ogni altro. Tanto più che al centro del simbolo depositato come marchio c'è proprio lui, sia pure in versione caricaturale, nel disegno di "un uomo calvo che abbraccia una sirena dai capelli arancio, la cui coda di pesce attorciglia le gambe dell'uomo". Partiamo, ovviamente, da qui per farci spiegare ex viva voce Seductoris la sostanza del nuovo partito-provocazione.

* * *

Il Dr. Seduction, al secolo Giuseppe Cirillo, è dunque pronto a una nuova sfida e stavolta ci mette, letteralmente, la faccia, visto che per la prima volta hai scelto di farti raffigurare nel simbolo, per giunta in modo singolare, abbracciato a una sirena!
Eh sì, in forma caricaturale ma quello abbracciato, anzi avvinghiato alla sirena sono proprio io... e noi uomini ne siamo felicemente vittime in questo periodo, lo sai! (ride)... A parte gli scherzi, quell'immagine è la parte eloquente dei simbolo, è una rappresentazione sui generis della follia ed evidenzia quello che intendo dire: non a caso, sotto il disegno c'è l'espressione "Identità personale", nel senso che ci si identifica con una dimensione se si ritiene che quella sia frutto delle proprie esperienze. Direi che, anche se quest'esperienza è molto giovane, piuttosto recente, la follia rappresenta se vogliamo il filone comune di tante mie iniziative da decenni. Mi riferisco all'essere un po' fuori dalle righe, borderline, al lanciare di frequente provocazioni a volte utili e a volte - lo riconosco io stesso - superflue, per cui ho accettato ovviamente anche critiche a quello che ho fatto: non sempre ho usato il mio metodo per colpire nel segno, magari agivo a partire da notizie giornalistiche e proponevo le mie osservazioni o le mie critiche, che comunque di fatto seguivano il modello della satira. Questa altro non è che il contrasto al modo di pensare dominante: anche in quei casi, dunque, la follia diventa un "osare mentale" che consente a chi lo sa adottare e gestire di poter andare oltre i limiti imposti dagli stereotipi della vita quotidiana e di aspirare a creare qualcosa di utile e innovativo per la società. Questo vale soprattutto per i giovani, che si cimentano nei percorsi di crescita e ricerca: di cervelli importanti ne abbiamo parecchi, in particolare nelle università.
Quello che dici mi fa venire in mente il monito di Steve Jobs agli studenti della Stanford University, "stay hungry, stay foolish". Tu ovviamente declini il concetto a modo tuo, non a caso nel simbolo parli di "identità personale". Si può dire che, di tutte le iniziative politiche che hai intrapreso da oltre vent'anni, è quella che ti somiglia di più? 
Assolutamente sì, perché le mie iniziative precedenti erano monotematiche, a partire da quella che si ricorda più facilmente, Preservativi gratis, ma anche altre, incluso il Partito delle Buone maniere...
Erano "liste di scopo", insomma...
Esatto, hai colto esattamente il punto. Il Partito della Follia creativa, invece, è quella che mi calza meglio, per quel che riguarda il mio modo di essere, pensare e agire: il modo con cui mi approccio ad ogni situazione, quotidiana o eccezionale, ha sempre qualcosa di "folle", dunque mi identifico davvero molto in questa mia nuova proposta.
Dunque tu ti sei fatto raffigurare in modo caricaturale, con tanto di occhiali azzurrati, abbracciato a una sirena che a sua volta ti ha avvinto le gambe con la coda, coda su cui peraltro si legge bene la parola "Follia". Possiamo quindi dire che la follia è una sirena che seduce.
Esatto, è una sirena che seduce e di cui io non posso liberarmi!
Giuseppe, non puoi o non vuoi? O entrambe le cose?
Assolutamente entrambe le cose: c'è consapevolezza nell'accettare e nel godere dell'essere avvinghiato dalla dimensione della follia che mi prende: una dimensione che ovviamente va gestita e curata, bisogna conviverci perché la follia, credimi, è una responsabilità. Bisogna saper partire dalla normalità del comune modo di intendere la vita di chi ci sta attorno, con tutte le critiche e osservazioni che si possono fare, e tentare di fare quel salto che ci porta verso la dimensione che non è solo razionale, cosciente e prevedibile, ma ci accompagna lungo itinerari e su spiagge mai calpestate. Lì c'è il rischio, per chi non lo sa fare, di non poter tornare indietro: per questo parlo di responsabilità.
Stai descrivendo dunque - anche se può sembrare un ossimoro - una follia "prudente", "sorvegliata". Che ti rappresenta, ma che con questo progetto tu proponi anche alle altre persone, dunque non è solo tua. 
Certo. Avverto come inevitabile che, nell'itinerario di cui ti parlavo prima, io stesso sia messo alla prova nell'attuare quel passaggio dalla normalità alla follia: persino io, che ho partorito quest'idea, non conosco tutte le tappe di quel percorso, dunque io per primo mi sento messo alla prova, per vedere se nel tempo e in base ai temi che saranno affrontati sarò in grado di gestire quel passaggio. In questo, il confronto con le altre persone è fondamentale. 
Dunque la follia è qualcosa che va scoperto, sdoganato, incoraggiato... qual è il verbo più adatto, secondo te?  
Direi "proposto" e "somministrato". Per dire, giusto pochi giorni fa ho inviato a molti atenei il mio curriculum, decisamente orientato sul "discorso follia", proponendo di tenere "lezioni di follia", ovviamente gratuite,  
Se la tua raffigurazione caricaturale non passa inosservata, certamente la parola "Follia" è l'elemento più visibile del simbolo. Una volta che hai attirato l'attenzione di chi vede il tuo emblema, occorre invece aguzzare gli occhi o inforcare gli occhiali - un po' com'era avvenuto con il Partito Impotenti esistenziali - per leggere la parola che completa il concetto chiave del tuo progetto. Perché non di follia qualunque si tratta, ma di "Follia creativa": cosa intendi? 
Quell'aggettivo per me è fondamentale: senza il simbolo sarebbe lacunoso e dispersivo, potrebbe far pensare alla follia come patologia, quindi si finirebbe su un piano decisamente più complesso. Con "follia creativa" intendo dire che, in fondo, in ogni situazione quotidiana delle nostre interazioni con le altre persone, così come nelle nostre personali riflessioni sul da farsi o sul nostro modo di pensare - ma il discorso può valere anche all'interno di una coppia - si può "andare oltre": mantenere una certa dose di "follia creativa", purché ben gestita, aiuta a dare alla gestione delle emozioni e del vissuto una rifinitura e un salto in più, per non cadere nella logica limitante del "si è sempre fatto così, per ottenere questo si deve fare così". Credo sia importante potere e sapere dire, compatibilmente con le varie situazioni, "si può fare questo" e, se le persone intorno hanno dubbi, anche legittimi e comprensibili, essere in grado di dire "vieni, dammi la mano e camminiamo insieme", accompagnando dunque nel nuovo cammino che si vuole tracciare.    
Resta da dire di quel cuoricino che compare sopra la "i" di "Follia", come un puntino, e che certamente non hai scelto a caso. 
Cirillo alla chitarra; dietro, la prima versione del simbolo
Ti dirò, all'inizio il cuoricino non c'era. Ho già schierato una prima volta il simbolo del Partito della Follia creativa alle ultime elezioni amministrative, un "battesimo" molto limitato a Valle di Maddaloni (in provincia di Caserta), naturalmente senza alcuna pretesa di ottenere qualche risultato tangibile: il mio stile ormai lo conosci da anni, mi interessa lanciare messaggi in cui credo e impiegare le campagne elettorali per farlo, locali, regionali o nazionali che siano, senza preoccuparmi del risultato. In ogni caso, in quell'occasione avevo presentato una prima versione del simbolo, quasi uguale a quella che hai visto depositata come marchio, ma sopra la "i" di "Follia" avevo messo un pallino nero: in teoria non lo si dovrebbe mettere, visto che quella parola è scritta tutta in maiuscolo, ma io - nel voler essere anche in questo "fuori dalle righe - l'avevo messo lo stesso perché attirava l'attenzione e aiutava a distinguere la "i" dalle lettere precedenti. 
In alcuni dei documenti che avevo presentato in quelle elezioni, però, mi ero dimenticato di indicare quel puntino e la commissione elettorale mi invitò a uniformare la grafica. Io scelsi di far comparire il puntino anche dove inizialmente mancava; successivamente, però, ho pensato di dare un po' di colore anche nella parte alta del simbolo, così ho messo il cuoricino. che comunque richiama anche il rosso del disegno centrale. 
Il conio del Partito della Follia creativa è arrivato, in un certo senso, come punto di arrivo di un tuo percorso. Per anni, infatti, alle elezioni cui hai preso parte con il Partito delle Buone maniere, hai proposto l'istituzione di un assessorato alla Follia: a questo punto dovrebbe diventare un ministero? E a cosa potrebbe servire in politica?
Potrebbe essere, o anche solo una delega all'interno di un altro ministero, magari quello delle pari opportunità: se non si può fare un ministero, va bene anche un dipartimento o un sottodipartimento alla Follia creativa...
Sarebbe osare tanto...
Eh sì (ride), ma le applicazioni in ambito politico della mia proposta sulla follia sono tantissime. Pensa per esempio al fenomeno dei "voltagabbana", che peraltro non scomparirà mai: dal mio punto di vista è "follia" riuscire a mantenere l'impegno con gli elettori che ti hanno votato, eletto e ti hanno permesso di raggiungere quell'incarico, senza tradirlo durante il mandato. Va di moda il contrario, come sappiamo, ma c'è chi c'è riuscito: penso per esempio a Stefano Rodotà, di cui ho ascoltato per due anni le lezioni, per due mandati presidente del Garante per la protezione dei dati personali e che più di ogni altra persona venuta dopo di lui ha incarnato quel ruolo. Bene, lui nel 1994, tre anni prima della nomina, aveva scelto di non ricandidarsi al Parlamento, rinunciando quindi anche all'indennità legata a quella carica, per tornare alla ricerca e all'insegnamento: non so oggi quanti sarebbero stati capaci di fare altrettanto. Ricordo volentieri il suo motto, per cui "l'emergenza non giustifica l'invadenza".
La situazione politica che stiamo vivendo in queste settimane da più parti è considerata "folle", nel senso che normalmente attribuiamo a questa parola: che contributo costruttivo può apportare a tutto questo il Partito della Follia creativa?
La follia di cui parlo io è un monito, un'esortazione, una spinta a fare un esame di coscienza su molte cose: se la si sposa come metodo per cercare di non fare le cose "come si sono sempre fatte", magari con il loro corredo di trasformismi, interessi personali e corruzioni, può essere applicata in tanti campi.
Dopo il battesimo in tono minore a Valle di Maddaloni, dove punti di presentare il Partito della Follia creativa?
Il primo appuntamento cui ci piacerebbe partecipare è rappresentato dalle elezioni regionali in Sicilia, anche perché in quel periodo - soprattutto se non ci saranno elezioni anticipate - si voterà solo lì e i media daranno molta attenzione a quel voto: stiamo facendo le prime valutazioni e nei prossimi giorni mi recherò con altre persone sull'isola per vedere se ci sono le condizioni per raccogliere le firme e presentare la nostra lista. Non si tratta di una trasferta facile, ma era apparso difficile anche presentarci alle regionali in Umbria nel 2019, eppure ricorderai che allora riuscimmo a raccogliere le firme necessarie, tu stesso avevi gentilmente diffuso un appello per aiutarci a concorrere a quelle elezioni. Naturalmente poi è nostra intenzione depositare il simbolo al Ministero dell'interno per concorrere alle elezioni politiche: ci impegneremo per raccogliere le firme sicuramente nei collegi della Campania, ma sarebbe bello cercare di essere presenti anche in Lazio. 
In effetti nel 2018 depositai il simbolo ma non presentammo liste; nel 2013 però, quando portavo avanti il progetto elettorale Voto di protesta - dal cui simbolo tolsi l'espressione "BEPPEciRILLO.IT", che secondo il Viminale avrebbe potuto creare confusione con il Beppegrillo.it allora usato dal MoVimento 5 Stelle - riuscimmo a raccogliere le firme per essere presenti nelle circoscrizioni campane. In Campania 1 prendemmo 6049 voti, più del Pli, della Fiamma Tricolore e di Fare per Fermare il declino, nonché più della Lega Nord di allora. In Campania 2 [quella che comprende la provincia di Caserta, la terra di Cirillo, ndb] andò anche meglio, con 6694 voti, e battemmo anche la lista Amnistia Giustizia Libertà che schierava come capolista Marco Pannella. Speriamo di farcela anche stavolta: sarà dura, sarà una "follia", ma proprio per questo lo faremo!

Prima di chiudere la chiacchierata, Cirillo ha il tempo di accennare una sua canzone, scritta prima della partecipazione alle ultime amministrative, ovviamente dedicata alla follia: "Il brano inizia dicendo 'Siamo tutti mortificati in questa società che non ci comprende', per dare l'idea di quanto chi esce dagli schemi fatichi a trovare ascolto e spazio. Non a caso, nel ritornello dico 'è la follia la casa tua', perché è importante che chi vuole andare oltre sappia di avere una casa". Ora, a quanto pare, ha anche un partito.

domenica 30 gennaio 2022

Caserta che non c'è, l'ultima "follia creativa" di Giuseppe Cirillo

Diventerà un simbolo?
Sarà per deformazione passionale o professionale, ma quando chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica legge o ascolta i nomi di certe persone notevoli (per la loro storia o per i loro "precedenti" politico-elettorali), lo sguardo si fa subito attento, le orecchie si tendono come antenne e ci si prepara ad accogliere eventuali novità da approfondire, da meditare o da raccontare. Non importa che il nome sia noto ai più o solo a una ristretta cerchia di aficionados: basta incontrarlo e la reazione è automatica. Senza alcun dubbio, tra i nomi scatenanti c'è quello di Giuseppe Cirillo: proprio lui, il Dr. Seduction, il demiurgo del Partito delle Buone Maniere, l'alfiere dei Preservativi gratis (puntualmente dedotti dalle imposte) e il disvelatore degli Impotenti esistenziali. Tutti progetti con un respiro sovralocale, anche quando si sono tradotti in liste elettorali presentate in realtà contenute: di solito hanno ottenuto pochi voti, ma sono sempre riuscite a non passare inosservate (e, per i #drogatidipolitica, farsi notare e ricordare è persino più importante che raccogliere i voti).
Questa volta, invece, proprio Cirillo si sta occupando espressamente di Caserta, con un progetto che anche in questo caso promette di non restare sullo sfondo. Il progetto si chiama Caserta che non c'è e nei giorni scorsi è apparso su vari manifesti, affissi in diversi punti della città. In effetti il nome del dr. Cirillo non è presente sulle affissioni, ma a chi gli chiede se per caso sia stato lui a concepire quei manifesti, lui conferma: "Caserta è un territorio ricco di talenti e intelligenze - spiega - ma anche molto trascurato: lo dimostra anche l'ultima indagine sulla qualità della vita del Sole 24 Ore, che ha collocato la provincia di Caserta al 100° posto su 107, con una perdita secca di sei posizioni rispetto all'anno precedente. Nella provincia la presenza della 'terra dei fuochi' è purtroppo nota a livello nazionale; nel capoluogo, osservando la presenza notevole di barriere architettoniche, la persistenza di amianto nei tetti di alcune scuole che attenta alla salubrità di chi le frequenta, un piano traffico che penalizza molto i commercianti e altri dettagli, la situazione è tutt'altro che rosea. Si dice che servono soldi, che dovrebbero arrivare con il Pnrr, ma si tratta comunque di somme a debito, non se ne può parlare con leggerezza. Ci sarebbe dunque bisogno di una 'Caserta che non c'è', nel senso di un'altra Caserta, che 
sta nella mente delle persone ma non c'è ancora nella realtà".
Per questo Cirillo ha dato impulso a Caserta che non c'è, con l'idea di ascoltare i cittadini casertani per guardare a "una città immaginata in modo più vivibile ed europeo, ma che appunto per ora sta solo nella testa di chi la vuole migliore". Quello stesso concetto viene espresso dal logo disegnato apposta per questo movimento, che raffigura una testa di donna dalla quale esce la città come la si vorrebbe, o almeno come l'ha in mente Cirillo: c'è l'ambiente di cui occorre prendersi cura, l'energia più pulita (rappresentata dalle pale eoliche e dai pannelli fotovoltaici sul tetto di una casa), una mobilità sostenibile (con l'autobus elettrico e la bicicletta) e una maggiore connessione col mondo esterno (rappresentata dall'antenna parabolica); c'è anche una torre, che vuole simboleggiare la necessità di una maggior attenzione per il patrimonio storico e artistico (può anche far pensare alla torre di Casertavecchia, anche se in realtà il profilo è diverso).
Al momento Caserta che non c'è è solo un movimento d'opinione, ma non si può escludere che - alla pari di altre imprese politico-civiche del dr. Cirillo - quel logo si trasformi in simbolo, anzi in contrassegno elettorale e finisca sulle schede delle prossime elezioni. Certo, non passa inosservato già ora il fatto che questo "movimento di ascolto" sia stato annunciato a fine gennaio, quando dalle ultime elezioni comunali sono trascorsi poco più di tre mesi e alle prossime - in base alle previsioni di legge - mancano oltre quattro anni e mezzo: per quanto sia opportuno prepararsi in anticipo, in questo caso sembra leggermente eccessivo. 
Il simbolo presentato
dal 2019 al 2021
Qualche motivo di insoddisfazione locale che abbia suggerito di organizzare quest'iniziativa dev'esserci stato e Cirillo non lo nega: "Ricorda innanzitutto che da alcuni anni, quando presento candidature, nel programma elettorale inserisco sempre l'idea di istituire un assessorato o comunque una delega alla follia, da declinare anche come 'assessorato alla follia creativa' o come 'assessorato alla follia e alla gioventù'. Si tratta di una proposta che io ho registrato e tutelato, ispirandomi alla famosa frase di Steve Jobs stay hungry, stay foolish: l'ho formulata nel mio programma, come dicevo, tanto quando mi sono candidato alla guida della regione Umbria, nel 2019, per cui il tuo sito aveva gentilmente invitato alla raccolta firme, quanto alle regionali campane del 2020 e alle comunali del 2021 a Roma, quando avevo presentato una lista del Partito delle Buone maniere, pur senza avere alcuna pretesa". Una campagna indimenticabile quella, soprattutto per le romane e i romani ("Vero: 
l'auto rosa con cui circolavamo ha avuto più selfie di Renzi o Salvini e le signore che incontravo ai mercatini si sono innamorate delle mie strisce pedonali portatili!"), anche se alla fine erano arrivati solo 340 voti per Cirillo e 253 al Partito delle Buone maniere. 
L'idea di quell'assessorato però non si è fermata: "Finito il primo turno delle elezioni romane - continua Cirillo - a Caserta ero stato cercato da entrambi i candidati sindaci arrivati al ballottaggio. Dissi, credendo di porre un paletto insormontabile a ogni collaborazione, che avrei sostenuto chi avesse accettato di impegnarsi per iscritto con me e con i casertani a istituire l'assessorato alla follia. Con mia grande sorpresa, Carlo Marino accettò, organizzai una manifestazione a tema il 15 ottobre e al ballottaggio Marino vinse di duemila voti. La delega effettivamente è stata istituita e assegnata, ma non a me e comunque senza riconoscere pubblicamente che l'autore di quell'idea sono io: questo non mi sta bene e intendo tutelare il mio diritto a essere riconosciuto autore". Anche per questo, al dr. Cirillo è venuta voglia di avviare con Caserta che non c'è un "movimento politico e sociale per colmare i vuoti sulle richieste e i diritti dei cittadini che oggi i partiti non riescono a soddisfare", con l'idea di organizzare ogni due mesi "tre incontri in diversi punti della città" per ascoltare i cittadini e indirizzarli agli uffici e alle figure competenti per semplificare la soluzione ai loro problemi. Forse parlare di follia è esagerato (anche se, in fondo, "l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale", come diceva Lucio Dalla, quindi voler fare da soli ciò che un tempo facevano i consigli di quartiere magari un po' folle lo è); in compenso, sulla creatività di Giuseppe Cirillo non si discute. Chissà se l'idea prenderà piede e, magari, finirà sulle schede la prossima volta... 

lunedì 16 settembre 2019

Umbria, anche il Partito delle buone maniere finirà sulla scheda?

Occhi puntati sulle elezioni regionali in Umbria. E non solo - o, per i frequentatori assidui di questo sito, non tanto - per capire se l'alleanza tra MoVimento 5 Stelle e Partito democratico sarà replicata (anche nella forma del sostegno a un candidato civico, proposta ieri da Luigi Di Maio). Tra coloro che stanno scaldando i motori per partecipare a questa competizione elettorale, infatti, c'è anche un vero eroe simbolico (questa, per lo meno, è la qualifica che gli diedi intervistandolo all'interno di Per un pugno di simboli): il casertano Giuseppe Cirillo, noto anche come Dr. Seduction.
Cirillo da Santa Maria Capua Vetere, classe 1953, dopo aver portato avanti le sue battaglie con il Partito preservativi gratis, il Partito impotenti esistenziali, le boutade Donne insoddisfatte e incomprese, Italia nei malori e Italiani poca cosa?, fino al Voto di protesta del 2012-13, da un paio d'anni ha ripreso la sua prima creatura politica, il Partito delle buone maniere, presente anche nelle bacheche dei contrassegni delle elezioni politiche del 2018 (tra lo stupore di chi vide il Dr. Cirillo presentarsi al Viminale con strisce pedonali portatili, paste e caciocavalli al seguito).
Rispetto allo scorso anno, tuttavia, il simbolo - che non ha perso il suo colore rosa caratteristico nella parte superiore - ha lasciato per strada la storica mano guantata che porge un fiore: questa nuova versione - che questo sito aveva già inserito nella bacheca dei simboli non depositati in vista delle europee di quest'anno - preferisce inserire nella parte inferiore blu due volti - uno di donna e uno di uomo - che si guardano, pur non avendo un'espressione serena. Un modo come un altro, probabilmente, per invitare al confronto anche quando c'è incomprensione, per evitare di ricorrere alla violenza e all'insulto che sembrano essere la cifra della contemporaneità.
Nel simbolo, naturalmente, c'è anche l'indirizzo mail della lista, accanto all'indicazione dei profili Instagram e Facebook del Dr. Cirillo, perché come sempre per lui ogni campagna elettorale è l'occasione per invitare la gente a riflettere esercitando la curiosità, per affrontare "in modo spettacolare problemi sociali per tutte le generazioni con nuove idee stravaganti" (come scrive sulla sua pagina Fb), sperando che nel mentre ci scappi anche qualche voto. 
Così, mentre la scorsa settimana Cirillo aveva progettato di illustrare agli umbri il suo progetto politico (e su Fb cercava l'aiuto di un Pr), nella Caserta aveva creato un certo movimento sollevando l'attenzione sul problema atavico del suo territorio: "trattenere i turisti in visita alla reggia almeno un giorno in città per spendere nei negozi e trovare un parcheggio lontano dalla reggia per costringerli a camminare in città". La sua soluzione? Mettere in campo e in strada - letteralmente - un risciò bianco da regalare al comune, per portare i turisti alla scoperta del centro e dei suoi negozi: "Vendiamo con amore" è stato il claim della nuova impresa firmata Dr. Seduction (che qualche settimana prima aveva promosso un casting gratuito per formare una band di artisti LGBT, sostenuto la battaglia per la vita di Radio Radicale, avversato il federalismo e l'autonomia "perché ucciderà il Sud" e protestato contro i sindaci indossando vestiti bucati, perché "le strade sono il vestito delle nostre città e voi ci date vestiti bucati, sulle cui buche cadono le moto, muoiono persone, si rompono ammortizzatori e facciamo figure pessime con i visitatori stranieri"). Tutto questo potrebbe arrivare anche in Umbria, a patto che Cirillo e i suoi raccolgano le firme: da queste parti glielo auguriamo, di tutto cuore.

martedì 1 gennaio 2013

La protesta di Beppecirillo.it (ovvero come intercettare il voto grillino)


Ci sono ancora almeno 10 giorni di tempo per concepire nuovi simboli da presentare alle elezioni, fossero anche strambi e più o meno "decettivi" (parolone per nascondere il fatto che traggono in inganno): l'abbassamento per decreto del numero di firme necessarie per presentare le liste, tra l'altro, faciliterà di molto il compito dei farloccatori - per passione, per professione o, talvolta, entrambe le cose - che prima provvederanno a depositare simboli il più possibile ingannevoli, sperando che il Ministero dell'interno o le commissioni competenti li accettino, poi completeranno l'opera presentando pure le liste, così quei contrassegni finiranno sulle schede e potranno davvero abbagliare più di qualche elettore.
C'è ancora una decina di giorni, dicevo, ma qualcuno si è messo avanti con il lavoro. Intorno a Natale, sulle pagine della Nuova Gazzetta di Caserta sarebbe apparsa un'inserzione elettorale davvero singolare del Movimento 5 Stelle, che il blog Non leggerlo ha ripreso (su suggerimento di Giuseppe Di Monaco). Al suo interno campeggiava, debitamente crocettato, (ma per eliminarlo, non per votarlo) un contrassegno che a un occhio attento fa sorridere, a un occhio poco allenato rende perplessi, a un occhio "grillino" fa montare la rabbia. Già, perché la lista "Voto di protesta" sembra proprio un'imitazione, nient'affatto casuale, dell'emblema scelto da tempo da Beppe Grillo. Nessun problema, ovviamente, per la denominazione della formazione (anche quello per i "grillini" può essere un voto di protesta, certamente, ma non si può certo immaginare un'esclusiva su quell'espressione a beneficio di qualcuno), così come per la dicitura sottostante "Diritto alla dignità"; lascia più dubbi una stellina gialla, piazzata leziosamente come puntino della I, non lontano dalla posizione in cui trovano posto le stelle del contrassegno del M5S (anche se, naturalmente, il numero è diverso).
Il vero tocco di genio (del male o del bene, a piacimento di chi valuta) è però alla base del contrassegno: lì è riportata la dicitura "BEPPEciRILLO.IT", che pur essendo in un font diverso è decisamente somigliante all'indirizzo web dell'ispiratore del M5S. La "ci" è l'unica differenza tra i due elementi ed è stata scritta in minuscolo proprio per eludere l'occhio (ma se fosse stata invece "Ci" sarebbe stata ancora più insidiosa, perché avrebbe "clonato" meglio la G maiuscola). Manco a dirlo, a quel dominio non corrisponde nessun sito, ma si tratta della "firma" dell'autore del simbolo, una vecchia conoscenza per chi si occupa di emblemi elettorali: il padrino della lista non è altro che Giuseppe ("Beppe", per l'occasione) Cirillo da Caserta, già noto come Dr. Seduction del Partito delle Buone Maniere (lo presentò addirittura alle europee del 1999), l'ideologo degli Impotenti esistenziali (che, peraltro, fu anche un film diretto da Tinto Brass), il profeta dei Preservativi gratis (molto, ma molto meno molesto di Gabriele Paolini, soprattutto per gli inviati dei tiggì).
La sua carriera di presentatore inesauribile di simboli merita ben altra attenzione e presto l'avrà, ma nel frattempo è proprio il Dr. Cirillo a vincere il premio del Prototarocco di queste elezioni: probabilmente quasi tutto l'emblema (che non si sa ancora in quali circoscrizioni potrebbe effettivamente vedersi) potrebbe essere ritenuto valido, ad eccezione del vero guizzo, cioè del sito farlocco, che obiettivamente potrebbe indurre in errore (e non certo per caso) l'elettore, un po' per la scrittura molto simile, un po' per la posizione "a sorriso" in cui è stato collocato. Riuscirà Cirillo a convincere della bontà del suo contrassegno i funzionari del Viminale? Vale la pena di aspettare una decina di giorni per saperlo.