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giovedì 12 maggio 2016

Roma, l'incubo simbolico che sta per materializzarsi

E se alla fine ci si rendesse conto che gl'incubi non si fanno solo di notte, ma prendono forma anche a occhi aperti, quando il sole non è ancora calato del tutto e si è pienamente svegli? Se, per esempio, ci si dovesse rendere conto che la realtà ha il nome di qualcosa di già noto, ma l'etichetta inganna anche il più esperto e, al di sotto, tutto è profondamente diverso? Filosofia? Nient'affatto: considerazioni spicciole, che all'ombra del Colosseo possono avere effetti devastanti.
Si immagini, giusto per fare un esperimento, che Viva l'Italia fosse ricordato anche dai drogati di politica come un simbolo innocuo (dopo la sua prima versione furbetta che clonava la bandierina di Forza Italia), presentato alle comunali del 2013. E si immagini anche di scoprire all'improvviso che la scritta c'è, sì, ma sotto a una parola scritta a caratteri cubitali, "Gioia!", bianca su fondo rosso, con in alto una fettuccia tricolore da inaugurazione (o simile alla fascia da sindaco) e un "con" che la affianca. Potreste all'improvviso rendervi conto che quel disegno vi ricorda qualcosa, ad esempio "Con Giorgia", con la fascia a richiamare un Colosseo tricolore piazzato altrove: se poi il cognome della capolista facesse Meloni (anche se il nome fosse Tiziana), il colpo sarebbe completo.
E si prosegua nel gioco, immaginando che un Movimento per Roma, già visto in passato qua e là con lo stesso Anfiteatro Flavio sullo sfondo giallo, potesse finire sulla scheda. E si immagini invece la faccia di chi scoprisse che il fondo in realtà è bianco, delimitato da una circonferenza rossa e non contiene altro che il nome della lista, scritto in nero su tre righe, con la preposizione rossa e - guarda caso - la stessa font del MoVimento 5 Stelle. Non bastasse il caso che ha voluto divertirsi di brutto, piazzando la Lista del Grillo Parlante proprio sopra all'emblema del M5S, per l'eventuale elettore pentastellato non troppo attento alla scheda potrebbe profilarsi un doppio trabocchetto.
E, se si volesse proprio mettere la ciliegina esplosiva, perché non pensare che Lega Centro, il simbolo depositato come del tutto inoffensivo alle politiche del 2013, ma già protagonista di un'operazione genialmente luciferina alle elezioni regionali - con "Storace" scritto grosso come una casa, al punto da sfiorare un eletto a Roma e farne perdere almeno uno alla lista del candidato presidente - potesse completare l'opera questa volta? Perché dunque non immaginare che, sopra al nome del partito, comparisse il disegno di una ruspa - toh! - e sotto, in carattere manoscritto, spuntasse la parola "Salviamo", in cui casualmente risuona un cognome come Salvini, che peraltro potrebbe essere lo stesso del capolista (con Giovanni come nome)?
E se, alla fine di tutto, questa somma di tre incubi non fosse frutto dell'immaginazione (se non di quella di chi ha progettato i simboli), ma fosse stato consegnata alle commissioni elettorali competenti, approvata e destinata a essere stampata a colori su oltre un milione di schede? Il risveglio per Giorgia Meloni e Virginia Raggi, nella loro corsa verso il governo della Capitale, potrebbe essere piuttosto amaro; tendendo l'orecchio, potrebbero sentire il riso aromatizzato allo zolfo della banda del Grillo Parlante - alias Renzo Rabellino - che l'ha fatta a tutti e ha colpito di nuovo, osando ancora di più del solito... 

lunedì 9 maggio 2016

Roma, passeggiando tra Colossei, tricolori e uccelli

Indubbiamente in queste ore a tenere banco più di ogni altra cosa a Roma è il "caso Fassina", con il Tar che dovrà decidere se le firme raccolte a sostegno delle liste dell'ex Pd, ora Sinistra italiana sono valide o meno. Nel frattempo, però, si è completato il quadro delle liste che potrebbero essere presenti sulla scheda nella Capitale e - salvo ulteriori problemi - si parla di ben 35 liste (37 se quelle di Fassina fossero riammesse), poche meno del record di 40 registrato nel 2013.
Rispetto alle elezioni precedenti, tuttavia, un primato potrebbe essere battuto, sempre che i giudici amministrativi rimettano in corsa le due liste dubbie (o, per lo meno, quella civica): saranno ben quattro le raffigurazioni del Colosseo e, per giunta, piuttosto distribuite tra le coalizioni. Oltre alla Civica per Fassina, infatti, c'è la stilizzazione tricolore che spicca in Con Giorgia Meloni sindaco, quella bianca e azzurra sulla lista Storace a sostegno di Marchini e, da ultimo, la "maschera" bianca su fondo giallo (con corona circolare giallorossa) del Movimento per Roma, una delle liste a sostegno di Dario Di Francesco: tra i candidati più citati, giusto Roberto Giachetti (oltre, per ovvie ragioni simboliche, a Virginia Raggi) non ha nella sua "squadra" nemmeno un disegnino dell'Anfiteatro Flavio.
Più presente del Colosseo, c'è solo il tricolore: a volte si tratta solo di piccoli elementi, di "complementi d'arredo" con striscette o fasce, altre volte la presenza è più significativa. C'è sullo scudo di Italia cristiana (l'associazione-partito di Francesco Verduchi), c'è in Viva l'Italia per Di Francesco, c'è nella lista messa in piedi dal Pli per la Meloni, c'è ovviamente - per costituzione - nel simbolo del Pd per Giachetti e in quello di Forza Italia per Marchini, così come ritorna un simbolo già visto alle comunali del 2013, quello del Movimento Cantiere Italia, che schiera la bandiera al vento più realistica di tutte quelle destinate a finire sulla scheda. Quella formazione, guidata da Gerardo Valentini, si qualifica come "un cantiere senza recinto dove le idee di tutti s’incontrano e si confrontano per tentare di dare risposte sensate a problemi che sono sotto gli occhi di tutti": tre anni fa ci provarono da soli e ottennero lo 0,1%, stavolta ritenteranno al fianco di Marchini.
Non è poi da trascurare un "filone zoologico", visti gli animali che spuntano qua e là. Alcuni naturalmente sono di uso tradizionale, come la tartaruga di Casa Pound; l'area più rappresentata in assoluto, peraltro, è quella degli uccelli. Lo dimostrano il gabbiano d'arcobaleno dell'Italia dei Valori (per Giachetti), lo stesso volatile - triplicato in tricolore - per l'Unione pensionati (per Di Francesco, che conta anche sulla Lista del Grillo Parlante), la rondine del Movimento politico Libertas (per Enrico Fiorentini) e, da ultima, l'aquila di Rete liberale. Il soggetto non è nuovo, essendo apparso come Rete Liberal (con la presenza di Vittorio Sgarbi) alle regionali in lazio nel 2010; ora il nome è lo stesso di un diverso gruppo, sviluppatosi anni fa attorno a Vincenzo Palumbo (per un periodo aderente al Pli), ma l'attività continua.

venerdì 6 maggio 2016

La sfida di Di Francesco, il primo a puntare al Campidoglio

Nessuno a Roma conosce le procedure elettorali meglio di lui, difficile dunque pensare che si sarebbe fatto anticipare da qualcuno. Morale, in via Petroselli, dove ha sede l'ufficio elettorale, lui c'era già dalle sette di martedì mattina, con addirittura tre giorni di anticipo. Non si parla di un romano qualunque, ma di Dario Di Francesco
Proprio lui, 56 anni, romano de Roma e creatore di Forza Roma. Lui che, nella fila per depositare i documenti per le elezioni comunali del 2001 - le prime con il simbolo giallorosso - riuscì a conquistarsi la gratitudine di depositanti, impiegati e funzionari, ristorando con casse di acqua minerale e cornetti caldi tutti quelli che erano lì dentro da ore, ormai stremati. Sempre lui che, quando era in fila davanti al Viminale nel 2008, si scoprì essere più famoso di Giuliano Ferrara, nel pieno della sua battaglia antiabortista. 
Ora non c'è più bisogno di presidiare gli uffici elettorali settimane prima come in passato - ah, i bei tempi delle scazzottate tra i radicali che volevano il primo posto e i comunisti che l'avevano sempre avuto e lo pretendevano di diritto... - bastano pochi giorni, ma bisogna avere la voglia di passarli lì. Di Francesco era là, ma non solo o non tanto come "pratico elettorale": stavolta si candida a sindaco direttamente lui. E lo fa con il sostegno, per ora - sia perché c'è ancora tempo per presentare documenti, sia perché le carte andranno vagliate dai funzionari della commissione - di quattro liste, le prime in assoluto a essere presentate, già a partire dalle 8 quando l'ufficio elettorale è stato aperto. 
"Io, come Spartaco, intendo guidare 'la rivolta degli schiavi' - spiega Di Francesco - la politica è servizio al cittadino, deve servire per facilitarlo, per risolvere i suoi problemi, mentre oggi non accade niente di tutto questo perché è il cittadino ad essere schiavo del potere. Sono tutti stufi di una politica che negli ultimi anni è ingrassata alle spalle di tutti noi procurando solo danno. Mi sono candidato per dare un domani diverso ai tanti che attendono un vero cambiamento che faccia di nuovo sorridere il volto della città più bella del mondo: dico ai cittadini romani di avere fiducia, perché cambiare si può votando cittadini come noi, quelli che sono davvero 'fuori dalla politica'". 
Questa volta, ad accompagnare la corsa di Di Francesco Forza Roma non c'è. Non si sa se abbia fatto il suo tempo o se non si voglia rischiare la bocciatura, dopo che il Viminale ha introdotto il "comma Di Nunzio" per bocciare simboli che ricordino troppo da vicino, tra l'altro, squadre calcistiche anche nei colori». Il primo emblema, in ogni caso, è già stato sperimentato alle comunali precedenti: Viva l'Italia. Subito dopo sono stati depositati gli incartamenti per il Movimento per Roma e per due emblemi della "ditta Rabellino" (avuti, dunque, presumibilmente in delega): la Lega Centro e la Lista del Grillo Parlante - No Euro (pronta a diventare, per come è facile immaginare, Lista dei Grilli Parlanti... ma non è detto). Presidente dell'ultimo raggruppamento, tra l'altro, questa volta risulta essere Alessandro D'Agostini, che lascia da parte per una volta il suo Movimento Poeti d'Azione e si candida con Di Francesco. Ricomincio da quattro, insomma... ed è solo l'inizio.