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mercoledì 27 marzo 2024

Stati Uniti d'Europa, +Europa e Italia viva accolgono Volt, Psi e Libdem

Simbolo ricostruito
AGGIORNAMENTO DEL 28 MARZO: È corretto dare conto del comunicato emesso da Volt Italia, in particolare dal suo presidente Guido Silvestri: "Anche oggi abbiamo partecipato a diverse interlocuzioni con i partiti 
politici. In vista delle prossime elezioni europee, continua l'esplorazione di Volt Italia, il capitolo italiano del partito europeo VoltEuropa.org, con le diverse coalizioni su cui deciderà il 6 aprile la nostra assemblea in accordo con i nostri processi democratici. Ogni diversa ricostruzione, incluse ipotesi di simboli di coalizione, non si possono considerare espressione del nostro partito". Evidentemente, dunque, quello mostrato è un simbolo ipotetico, che potrebbe ancora cambiare nelle prossime ore: Volt prenderà la sua decisione in assemblea e se ne darà conto a tempo debito.

Da settimane tra le notizie politiche fa capolino qualche riferimento all'idea di una lista comune dell'area liberaldemocratica per le elezioni europee dell'8 e 9 giugno, prima pensata per tenere unite le forze politiche che, pur afferendo a due partiti europei diversi (Alde - Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa e Partito democratico europeo), fanno riferimento al comune gruppo al Parlamento europeo Renew Europe, poi ampliata alle forze riformiste interessate ad appoggiare l'idea di una lista di scopo nel nome del progetto degli Stati Uniti d'Europa. Il 15 dicembre 2023, infatti, La Stampa ha pubblicato un appello di Emma Bonino intitolato proprio E ora gli Stati Uniti d'Europa: le elezioni europee non erano il fine immediato, ma una tappa rilevante per riuscire ad arrivare all'obiettivo degli Stati Uniti d'Europa. Era però piuttosto chiaro che si volesse approntare nel frattempo uno strumento elettorale per affrontare in modo unitario l'appuntamento di giugno, nel tentativo di far pesare in Europa determinate voci, unendo le forze per raggiungere e superare la soglia del 4%: un obiettivo rilevante e insidioso, visto che non era riuscito alla lista Scelta Europea nel 2014 e al tandem +Europa - Italia in Comune - Pde Italia nel 2019.
Da poche ore è stato mostrato un primo simbolo (primo perché potrebbe non essere ancora definitivo) di una lista denominata, appunto, Stati Uniti d'Europa, la cui guida è certamente assunta da +Europa (partito esente dalla raccolta firme grazie ai parlamentari eletti nei collegi uninominali): lo mostra piuttosto chiaramente il nome della lista, scritto in carattere Arial Rounded (o assimilato) e colorato con la stessa composizione cromatico-geometrica - concepita da Stefano Gianfreda - che caratterizza fin dalla nascita il partito di Emma Bonino e Riccardo Magi: quel nome è stato inserito in una sorta di "fumetto" geometrico bianco, collocato sopra una bandiera europea sventolante, mentre il fondo in alto è giallo: il colore delle stelle d'Europa, il colore che sta nella parte inferiore del simbolo di +E, ma anche il colore tradizionalmente legato all'area libdem
Nella parte inferiore del simbolo, in un segmento curvilineo biconvesso bianco, trovano posto le miniature di cinque simboli di forse politiche. Il primo è +Europa, poi si trovano Italia viva e, nella seconda fila, Volt, Partito socialista italiano e Libdem europei: si tratta delle forze politiche che da più tempo hanno mostrato interesse per questo progetto di lista comune. In particolare, +Europa e Libdem (Costituente per il partito – Liberali Democratici Europei, fondata nel 2022 da Giuseppe Benedetto, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino e Sandro Gozi, ora presieduta da Andrea Marcucci, mentre il segretario è Piero Cecchinato) sono soggetti membri dell'Alde Party (così come lo è Radicali italiani, che non appare nel simbolo ma dovrebbe essere della partita); il Psi - ovviamente membro del Pse - aveva già sostenuto la lista presentata da +Europa e Italia in Comune nel 2019; Volt aveva considerato seriamente la presentazione di una propria lista, fino a quando l'emendamento di Fratelli d'Italia al "decreto elezioni 2024" ha cancellato l'esenzione per i partiti affiliati a soggetti politici che avevano eletto europarlamentari in paesi diversi dall'Italia (la legge di conversione, peraltro, al momento non risulta ancora in vigore); quanto a Italia viva (rappresentata al Parlamento europeo da Nicola Danti e Sandro Gozi - eletto in Francia - ed esente dalla raccolta firme avendo almeno un gruppo parlamentare), aveva fin dall'inizio manifestato interesse per il progetto della lista nel nome di Renew Europe.
Come si diceva, quello mostrato poche ore fa potrebbe essere un simbolo non definitivo, quindi una tappa intermedia; di certo alle spalle ha un percorso accidentato, di convinzioni, dubbi, proposte e rifiuti. Un percorso che in molti (e più di tutti forse Mario Lavia su Linkiesta) hanno raccontato finora nei suoi continui ferma-e-riparti, ma soprattutto negli ostacoli emersi via via. Com'è noto e come il simbolo mostra, Azione non è tra i soggetti promotori o partecipanti al progetto di lista: la sua presenza sarebbe sicuramente importante per garantire - almeno sulla carta - il superamento della soglia, ma ancora a metà marzo Carlo Calenda si era detto "disponibile a una lista Stati Uniti d’Europa promossa da +Europa e Azione. Non sono disponibile a farla insieme a Renzi, Mastella, Cuffaro e la new entry Cesaro". In precedenza questa posizione e i dubbi di altri soggetti avevano messo seriamente a rischio l'intero progetto; oggi sembra essersi fatto un passo avanti (anche grafico) verso la concretizzazione della lista, mentre Azione - a sua volta esente dalla raccolta firme grazie al suo gruppo "in deroga" alla Camera - rimane impegnata in un suo percorso che, oltre a Nos, ha per ora raccolto il Partito repubblicano Italiano e i Repubblicani europei (facendo subito pensare ai #drogatidipolitica che, per ricucire tutte le scissioni, bisognerebbe recuperare anche i Repubblicani Democratici di Giuseppe Ossorio).
Bonino conferma la speranza di un ripensamento di Calenda e, da Italia viva, Maria Elena Boschi nega l'esistenza di veti, ma al momento un ulteriore ampliamento delle forze ad Azione sembra poco probabile. Non proprio scontato, peraltro, appare l'obiettivo del 4% per l'eventuale lista guidata dalla stessa Azione, specie se questa non dovesse contare sull'appoggio di quella parte di +Europa guidata dal suo presidente, Federico Pizzarotti, che avrebbe preferito allearsi con il partito di Calenda. 
Al di là delle probabili future candidature (Bonino, Alessandro Cecchi Paone, l'ex presidente dell'Unione Camere penali Giandomenico Caiazza, l'ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, il corrispondente di Libération Eric Jozsef e l’ex presidente dell'Alde Graham Watson; non invece Totò Cuffaro, a dispetto delle voci circolate in questi giorni, pur avendo la "sua" Dc manifestato interesse per la collaborazione con Iv), il progetto di "lista di scopo" (per superare il 4% e fare pesare le sensibilità europeiste, liberaldemocratiche, riformiste e moderate) pare più vicino alla realizzazione. Pochi, però, sembrano ricordare che il nome che si intende schierare - dalla storia illustre, essendo stato titolo di un libro di Ernesto Rossi e avendo avuto usi ancora precedenti - era già finito in bacheca al Viminale, anche se non sulle schede, senza essere caduto in desuetudine in questi anni. Il particolare non è privo di rilievo e merita di essere tenuto in considerazione, specie nei prossimi giorni.

giovedì 11 agosto 2022

Pd - Italia democratica e progressista: piccolo ritocco, lista più ampia

Alla fine il contrassegno elettorale presentato poche ore fa dal Partito democratico (presso la "Casa dei volontari" a Roma) per la propria lista aperta ad altri partiti politici e soggetti civici per il rinnovo del Parlamento il 25 settembre non è molto diverso da quello che in un primo tempo era stato pubblicato all'inizio di agosto, salvo essere ritirato poco dopo, lasciando però tracce qua e là (seguite e utilmente impiegate da questo sito, che era riuscito a recuperare l'immagine originaria). Il logo creato nel 2007 da Nicola Storto è praticamente nello stesso posto, cambia soltanto leggermente il segmento inferiore, che completa il fregio elettorale: il fondo è rimasto di colore rosso - nonostante subito dopo il "ritiro" della prima versione del simbolo fossero circolate voci di lamentele anche sulla tinta usata - anche se la base è stata leggermente incurvata, particolare piuttosto inedito per i simboli dem, anche locali; all'interno, poi, è riportata la dicitura "Italia democratica e progressista", quasi identica alla precedente ("Per un'Italia democratica e progressista"), ma ora resa più visibile essendo più breve.
Non c'è stato dunque alcun cambiamento rilevante del fregio elettorale, in termini di colori o contenuti (nessun riferimento, per esempio, al socialismo europeo, come qualcuno aveva sperato: si capirà poi il perché dell'assenza). Si è invece allargata la compagine che concorrerà a costruire la lista, perno della coalizione di centrosinistra: ciò è stato frutto, innanzitutto, del lavoro svolto in questi mesi attraverso il percorso delle Agorà democratiche (che in concreto si è tradotto in un migliaio di appuntamenti, con oltre 100mila persone raggiunte e circa 900 proposte elaborate, molte delle quali verranno recepite nel programma che il Pd approverà nei prossimi giorni). Nella valorizzazione di quel percorso rientra la candidatura di Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che correrà  da indipendente (come esponente della comunità Coraggiosa, dopo avere militato nel Pd e in Possibile): nel suo intervento ha sottolineato l'importanza del lavoro fatto nelle Agorà "per cercare di ricucire un rapporto proficuo con la 'sinistra diffusa' e costruire insieme il programma da proporre", in modo che coloro che lo portano avanti si pongano come "i più duri avversari della paura di futuro che sta colpendo larghe fasce della società".
Al di là dei saluti del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ("In questi ultimi due anni e mezzo l'Italia ha avuto paura perché rischiava di morire: in quei momenti drammatici siamo stati il simbolo delle forze della speranza. Governata la parte sanitaria del Covid-19 ma ancora con i suoi effetti drammatici di natura sociale ed economica sul tappeto, penso che il nostro sarà anche stavolta il simbolo della speranza, che parlerà del futuro con meno rischi e più certezze, senza negare le paure ma cercando di trasformarle in voglia di riscatto") e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri (che ha parlato del nuovo emblema elettorale come "simbolo dell'inclusione, che caratterizzerà una campagna di combattimento gioioso, pieno di fiducia e partecipazione per avere un'Italia più democratica, più progressista, più europea e più giusta"), è stato interessante seguire gli interventi delle e dei rappresentanti delle forze politiche che daranno il loro contributo alla lista allargata. 
Fin dall'inizio l'interlocutore principale è stato Articolo Uno, con il suo segretario nazionale e ministro della salute uscente Roberto Speranza: in fondo, "Italia democratica e progressista" non è troppo diverso come nome da "Movimento democratico e progressista" che aveva caratterizzato soprattutto i primi tempi del partito. "Di fronte a una destra che può portare a sbattere il Paese - ha detto - mai come oggi i destini dell'Italia dipenderanno dal nostro simbolo e dalla nostra capacità di camminare e convincere le persone. La Costituzione è il programma più forte che abbiamo e mi vengono i brividi sentendo di progetti di riforma che vorrebbero portare nella nostra Carta l'idea di pieni poteri o di una persona sola al comando. Dobbiamo essere innanzitutto la lista degli articoli 1, 3 e 32, della difesa del valore e della dignità del lavoro, della lotta contro le diseguaglianze soprattutto attraverso la scuola e la sanità pubblica".
Aveva aderito presto al progetto di lista unitaria e allargata anche il Partito socialista italiano, rappresentato dal segretario Enzo Maraio: "I socialisti sono pronti ad accogliere questa sfida, anche nel nome dei valori del socialismo europeo che ci accomunano e stanno cambiando le sorti dei migliori paesi d'Europa: abbiamo voluto dare un segnale forte all'Italia, mettendo insieme energie, valori, ideali, storia, anche se il passato non sempre ci ha visti uniti. L'abbiamo fatto perché dobbiamo affrontare insieme priorità e obiettivi per questo Paese, cui dobbiamo dare risposte concrete, impegnandoci innanzitutto per ridare fiducia e speranza alle giovani generazioni con una visione di sviluppo strategico, che possa sbloccare l'ascensore sociale e valorizzare davvero il merito e le competenze". 
Oltre ad Articolo Uno e al Psi aveva aderito tempestivamente al progetto di lista anche Democrazia solidale (DemoS), forza politica maggiormente legata al cattolicesimo sociale (soprattutto alla Comunità di Sant'Egidio), ma di certo non lontana nei valori dagli altri soggetti politici citati sin qui: "Siamo nati tre anni fa e in varie realtà governiamo con il Pd e il resto del centrosinistra - ha detto il segretario nazionale Paolo Ciani - ma il lavoro comune è cresciuto soprattutto nelle Agorà democratiche intorno alle idee: proprio la mancanza di idee ha fatto allontanare tante persone dalla politica. Per noi di DemoS, provenendo in gran parte dal mondo dell'associazionismo e del volontariato, c'è al centro la Persona, quella vera e concreta che spesso la politica degli altri dimentica o usa strumentalmente".   
Non poteva invece passare inosservata, soprattutto per chi appartiene alla categoria dei #drogatidipolitica, la partecipazione alla lista del Movimento dei repubblicani europei, rappresentati all'evento di lancio del contrassegno dalla storica leader Luciana Sbarbati: "Il simbolo è nuovo e vecchio allo stesso tempo: accorpa una classe dirigente politica che ha fatto sempre delle battaglie sociali, culturali ed economiche per la giustizia sociale di questo Paese. Per noi Repubblicani europei, che siamo da sempre con Enrico Letta e col Partito democratico come prima avevamo aderito all'Ulivo, essere qui non è un privilegio ma, mazzinianamente, un dovere: abbiamo sempre voluto un'Italia laica, giusta, democratica, meritocratica, attenta alle esigenze dei più poveri. Voler mettere la scuola pubblica al primo posto e ridarle dignità, come ha annunciato Letta, per noi è tutto". 
Da registrare anche l'intervento di Eliana Canavesio, co-presidente di Volt Italia: "Abbiamo un cuore italiano di prima e seconda generazione, ma abbiamo uno sguardo europeo e siamo qui a rimboccarci le maniche cercando davvero di combattere per un futuro già migliore oggi e anche per le generazioni che verranno, perché se non ci sentiamo tradite e traditi per un patto intergenerazionale che non è stato rispettato, non vogliamo che accada lo stesso in futuro, come accadrebbe certamente con la flat tax abbandonando la progressività dell'imposizione fiscale. Occorre poi parlare seriamente ora di lotta al cambiamento climatico, dalla mobilità sostenibile agli investimenti importanti nelle energie rinnovabili, di diritti da portare avanti, di lotta alle diseguaglianze, innanzitutto da quelle di genere". 
Accanto al contrassegno elettorale di fatto è stato presentato da Enrico Letta un altro simbolo: il minibus elettrico - il mezzo più grande concepibile con quel tipo di alimentazione - con cui saranno svolte le ultime due settimane di campagna elettorale: "Si tratta di una scelta impegnativa - ha  spiegato - perché abbiamo capito, nel progettare questo periodo, quanto l'Italia sia ancora arretrata sulla mobilità elettrica: fare un giro d'Italia con questo veicolo è praticamente impossibile, ma a noi le sfide impossibili piacciono, così i nostri incontri saranno scanditi dalle colonnine della ricarica, visto che oltre i 150 km non si può andare". "Insieme - ha concluso - si è più forti e convincenti, possiamo arrivare a essere la prima lista del nostro paese alle elezioni politiche. Il simbolo racconta qualcosa di importante, cosa significhi essere Italia democratica e progressista. In queste elezioni, come nella vita, crediamo che nessun destino sia già scritto e lavoreremo per questo: non conta chi sei, chi sei stato, conta chi vuoi diventare e cosa vuoi fare per questo Paese che vogliamo cambiare insieme". Il Pd e le altre forze che si impegneranno nella lista comune hanno reso noto con quale simbolo intendono distinguersi, Impegno civico e l'Alleanza Verdi e Sinistra pure: resta da conoscere il contrassegno di +Europa, che - visto l'elenco fatto ieri - sarà elettoralmente autonoma, ma sempre coalizzata. 

venerdì 6 marzo 2020

Svolta!: Italia in comune, Volt e Toscana nel Cuore insieme nel centrosinistra

Rinviato - ancora non si sa a quando - il referendum confermativo della revisione costituzionale che comporterebbe un taglio del numero dei parlamentari elettivi, l'attenzione si sposta sulle elezioni che certamente si terranno in primavera (probabilmente il 17 maggio). Al di là del turno - non così nutrito - di elezioni comunali, la partita più interessante sarà rappresentata dalle 6 regioni chiamate a rinnovare presidenza e consiglio: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto. Molta attenzione sarà riservata alla Toscana, che necessariamente cambierà guida: Enrico Rossi sta terminando il suo secondo mandato da presidente, dunque il centrosinistra ha dovuto trovare un altro candidato. Tra le liste che lo sosterranno, anche una denominata Svolta!: si tratta di un cartello elettorale messo in piedi da Volt, Italia in comune e Toscana nel Cuore, che hanno scelto di appoggiare appunto la figura che il centrosinistra vorrebbe succedesse a Rossi, vale a dire il presidente uscente del consiglio regionale Eugenio Giani.
L'alleanza elettorale unisce due forze piuttosto giovani, che stanno lavorando per strutturarsi sul territorio: Italia in comune, fondata da Federico Pizzarotti, Alessio Pascucci e altri amministratori locali, in agosto compirà due anni di vita e ha già partecipato ad alcune competizioni di livello comunale; Volt - in questo caso indicata come Volt Toscana, con riferimento al gruppo di attivisti locale - è stato fondato come soggetto politico paneuropeo nel 2017, ma in Italia ha iniziato a cimentarsi in qualche elezione solo nel 2019 (di recente ha corso alle regionali in Emilia-Romagna e alle suppletive di Roma-Trionfale). A questi due soggetti politici si aggiunge Toscana nel Cuore, formazione cui risulta appartenere Gabriele Bianchi, eletto nel 2015 con il MoVimento 5 Stelle e dal 15 febbraio parte del gruppo misto in assemblea, dichiarandosi di maggioranza. Nel lasciare il gruppo consiliare del M5S, nei primi giorni di febbraio, Bianchi aveva dichiarato di voler porre all'attenzione del centrosinistra determinati temi e obiettivi per configurare un percorso comune, con attenzione per legalità e trasparenza, ma anche con la convinzione che il centrodestra debba essere arginato: "Forze senza nessuna proposta di modifica, forze che lavorano a devastare l’esistente senza soluzione in grado spesso di generare odio e divisione tra le persone. La Toscana si merita di meglio per la storia, la cultura e le tradizioni che la contraddistinguono e che la fanno grande nel mondo. Dobbiamo tornare ad aver la Toscana nel cuore".
Dall'11 febbraio su Facebook esiste l'immagine di Toscana nel Cuore - la silhouette gialla della regione con sopra il nome e un cuore: a Emilia-Romagna coraggiosa ha portato bene, anche se l'area politica non è sovrapponibile - ed è esattamente la stessa che, senza essere inserita in un cerchio, figura all'interno del contrassegno, nella sua parte alta, accanto alle "pulci" di Italia in Comune (emblema già noto, con il semicerchio inferiore rosso e l'indicazione locale) e di Volt Toscana (consueto simbolo viola con nome in bianco). La parte inferiore del cerchio è occupata dal nome scelto - un nome che, tra l'altro, rimanda almeno in parte a Volt - scritto in bianco su segmento blu, sormontato da una striscia arcobaleno. Da lì però parte la figura che caratterizza il contrassegno: il Pegaso inalberato (con le zampe anteriori davanti al segmento, come se volesse uscire dalla scheda), tinto di blu sfumato e con la testa rivolta all'indietro
Il cavallo alato è l'elemento principale dello stemma regionale, ma la sua presenza in questo caso non crea problemi di compatibilità con le norme - da anni si dissuadono le forze politiche dall'uso degli stemmi; ciò peraltro non aveva impedito nel 2015 la presentazione della lista Passione per la Toscana - perché il tema è interpretato con sufficiente grado di creatività. In particolare, come si diceva, il Pegaso (che è anche caro alla comunità LGBTQI, al pari dell'arcobaleno, dunque testimonia l'attenzione per i diritti civili) ha la testa rivolta all'indietro, ma guai a dire che si guarda indietro: la posa serve a evidenziare il concetto di svolta, a non dimenticare la storia da cui si proviene e - già che ci si è - a rendere più visibili le stelle della bandiera europea - particolarmente cara a Volt - il cui colore tinge il cavallo, sia pure a tinte sfumate.
L'alleanza tra queste tre forze dovrà servire a sostenere proposte innovative e progressiste (peculiari rispetto alle altre liste della coalizione), con attenzione all'Europa, ai giovani e ai territori. Il tutto cercando di unire le energie per superare il 3% dei voti validi, soglia valida per le liste coalizzate che vogliano accedere alla ripartizione dei seggi. Il primo obiettivo da centrare, tuttavia, è rappresentato dalla raccolta delle firme: nessuna delle tre forze costituenti la lista, infatti, conta su un proprio gruppo in consiglio (il concorso di Bianchi al progetto elettorale, dunque, non esonera in alcun modo la compagine dalla raccolta) e non pare che uno dei gruppi presenti sia pronto a concedere la propria quasi-esenzione (in Toscana l'esonero dalle firme non è mai totale: anche i partiti con gruppi consolidati devono comunque raccogliere dieci firme per ogni circoscrizione).

venerdì 7 febbraio 2020

Suppletive per la Camera: Roma, addirittura sette simboli

Dopo quello del 23 febbraio, il successivo turno di elezioni suppletive si svolgerà il 1° marzo, con riguardo al collegio uninominale 1 - Roma della Camera, lasciato libero da Paolo Gentiloni: la circoscrizione del collegio comprende i quartieri della capitale Rione Monti, Rione Trevi, Rione Colonna, Rione Campo Marzio, Rione Ponte, Rione Parione, Rione Regola, Rione Sant'Eustachio, Rione Pigna, Rione Campitelli, Rione Sant'Angelo, Rione Ripa, Rione Borgo, Rione Esquilino, Rione Ludovisi, Rione Sallustiano, Rione Castro Pretorio, Rione Celio, Rione San Saba, Rione Testaccio, Rione Trastevere, Trionfale, Rione Prati, Flaminio, Della Vittoria.
Dopo la scadenza dei termini per la presentazione delle candidature e il sorteggio degli aspiranti deputati per l'ordine sulla scheda, il quadro è completo e chiaro. Per cominciare, la citata scheda sarà più affollata per gli elettori romani rispetto a quella per quelli napoletani chiamati a votare una settimana prima: se in quest'ultimo caso i concorrenti saranno cinque, a Roma si sfideranno in sette per lo scranno della Camera rimasto libero. Il sorteggio ha collocato in prima posizione Marco Rizzo, segretario del Partito comunista, che continua nel suo tentativo di essere presente il più possibile negli appuntamenti elettorali, soprattutto quando hanno un certo peso. Il suo simbolo sarà l'unico a contenere una riproduzione di falce e martello.
Al secondo posto, la sorte ha inserito un personaggio ben noto ai romani, che quattro anni fa lo hanno avuto anche come candidato sindaco: si tratta di Mario Adinolfi, che come allora si presenta con le insegne del Popolo della Famiglia, di cui è tra i fondatori. In questi quattro anni, il simbolo è sempre rimasto lo stesso, dunque anche stavolta gli elettori troveranno sulla scheda la famigliola tradizionale tracciata a matita su fondo blu, con il monito-programma "No gender nelle scuole" nella parte alta del contrassegno. Anche se è stato necessario raccogliere le firme, evidentemente a Roma Adinolfi ha il potenziale per poter essere presente senza grossi problemi al cimento elettorale.
Esprime una propria candidatura autonoma anche il MoVimento 5 Stelle, che candida in quel seggio Rossella Rendina. Dopo le elezioni regionali di Emilia-Romagna e Calabria, i test delle elezioni suppletive saranno rilevanti anche per vedere i risultati del M5S: non si tratta naturalmente di dati comparabili, ma l'esito non proprio esaltante per il progetto politico fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio induce inevitabilmente a guardare con occhio più attento i dati che usciranno dalle urne per la formazione attualmente guidata da Vito Crimi. Il simbolo utilizzato, naturalmente, è lo stesso noto dal 2018, con la dicitura Ilblogdellestelle.it al di sotto della grafica consolidata dal 2010.
Domenica scorsa si era già parlato della candidatura di Roberto Gualtieri per il centrosinistra, con il sostegno al ministro dell'economia da parte di Partito democratico, Italia viva, Sinistra italiana, Partito socialista italiano e Articolo Uno. Per evitare la moltiplicazione di emblemi - e in analogia con quanto si è già visto con riguardo a Napoli e, probabilmente, con quanto avverrà nel collegio senatoriale di Terni - le forze politiche hanno scelto di presentare il contrassegno unitario denominato Roma con Gualtieri, con il tricolore e dominato dal rosso, senza alcun riferimento ai partiti che appoggiano unitariamente la candidatura (a dispetto delle tensioni che a livello nazionale si avvertono in queste settimane).
Le elezioni suppletive romane saranno anche il debutto per il simbolo generico, senza indicazioni locali, di Volt, partito paneuropeo che aveva fatto la sua prima comparsa alle elezioni regionali in Emilia-Romagna (appunto con il riferimento alla regione all'interno del contrassegno a fondo viola). Per questa prima partecipazione al voto politico, che mira essenzialmente a far conoscere il progetto e a offrire una prima sede per confrontarsi con le altre forze politiche, Volt ha candidato Luca Maria Lo Muzio Lezza, di professione architetto, "varese di nascita, romano di adozione" come si legge nella sua breve biografia su Facebook. 
Ha cercato e trovato una soluzione unitaria anche il centrodestra, che per questo appuntamento elettorale ha rimesso in pista Maurizio Leo, avvocato, già deputato di Alleanza nazionale e assessore al bilancio della giunta guidata da Gianni Alemanno. Lo sostengono Lega, Fratelli d'Italia (in cui si riconosce ora), Forza Italia e Udc, per cui stavolta il contrassegno contiene le miniature di tutti e quattro i simboli di partito: il risultato grafico si commenta da sé. 
Ultimo emblema secondo l'ordine determinato dal sorteggio è quello di Potere al popolo!, che sostiene la candidatura di Elisabetta Canitano, già aspirante presidente della regione Lazio nel 2018 per quel progetto politico. Il simbolo non è cambiato in questi due anni, anche se i risultati sono stati pochi, non è stato possibile partecipare alle elezioni europee e nel frattempo Rifondazione comunista e il Partito del Sud hanno scelto di abbandonare il gruppo che aveva scelto di evolvere in soggetto politico più strutturato. Come a Napoli, in ogni caso, l'emblema amaranto e nero con la stella finirà sulle schede.