Tiene a qualificarsi non come partito, ma come "movimento aperto, europeista, democratico, transnazionale": Spazio Pubblico si definisce "non un contenitore, ma un progetto. Non un altro microcosmo, ma una comunità politica che prende sul serio il futuro". La stessa promotrice Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha precisato che quello cui ha dato vita "non è un partito, è un comitato che serve proprio a riunire la frammentazione", "un movimento aperto, con l'obiettivo di unire un fronte troppo spesso frammentato e di costruire un polo europeista e democratico, mettendo insieme culture europeiste e riformiste".
Non si mette certamente in dubbio l'intenzione espressa (e, in qualche modo, già dimostrata). Eppure il soggetto/progetto collettivo promosso da Picierno dopo la scelta di abbandonare il Partito democratico (di cui era stata una delle prime persone elette alla Camera, nel 2008), arrivata dopo un disagio lungamente manifestato in scelte e posizioni difformi da quelle del Pd guidato da Elly Schlein - in particolare con riguardo alle idee sulla politica estera, tra Ucraina e Medio Oriente, e al sostegno al "Sì" in occasione del referendum costituzionale in materia di giustizia - ha già finito per acquisire, nei pochi giorni trascorsi dal suo annuncio, alcuni caratteri "visibili" che guardano, se non alla forma partito, almeno a un posizionamento chiaro anche in vistao di eventuali elezioni.
Posto che la notizia dell'abbandono del Pd da parte di Picierno risale a un mese fa, più esattamente al 4 giugno, tre giorni più tardi lei stessa ha dato notizia della "nascita" di Spazio Pubblico, "un movimento aperto, europeista, democratico. Non una corrente, non un'etichetta, uno spazio per tutti quelli che credono ancora che libertà, diritti e giustizia sociale siano il futuro, non il passato - si leggeva sull'account X dell'europarlamentare. Serve una proposta seria, riformista, pragmatica. Per chi produce, chi investe, chi innova, chi crea lavoro. Per chi vuole un'Europa libera, forte, giusta e un’Italia che non sia condannata alla perpetua irrilevanza. Spazio Pubblico nasce per unire i liberi e i forti, per riunire coloro che lottano contro i populismi, le oligarchie e i profeti di sventura".
In quell'occasione è stato lanciato il sito di Spazio Pubblico, con il blu e il rosso come colori dominanti. Il logo scelto, di forma rettangolare, era quasi interamente verbale - con il nome minuscolo diviso tra blu e rosso e un angolino rosso in alto a sinistra - a prima vista, a dispetto dell'uso di un carattere diverso, per l'uso dei colori ricordava almeno in parte l'ultima versione del segno distintivo di Libertà eguale, associazione riformista legata al centrosinistra italiano, nata nel 1999 e oggi guidata da Enrico Morando (presidente) e Stefano Ceccanti (vicepresidente vicario): proprio il sito di quest'associazione, peraltro, nel corso del tempo ha dedicato vari articoli alla posizione di Pina Picierno (occupandosi anche del suo addio al Pd e del lancio del progetto Spazio Pubblico) valutando il suo ruolo nell'area riformista.
Più o meno contemporaneamente, tuttavia, su alcuni social network è apparsa anche un'altra versione del logo, adeguata alla forma circolare. Il carattere impiegato - Unit Slab - era lo stesso, ma i colori iniziali (blu scuro e rosso carico) tingevano solo le iniziali delle due parole, fuse nella sigla maiuscola posta al centro, mentre il nome - altrettanto maiuscolo e stavolta virato al grigio - era disposto ad arco, in alto e in basso, prestandosi a essere inscritto perfettamente in un cerchio. In effetti non sono mancate - era quasi inevitabile, dato il periodo che non risparmia il varo di alcun progetto politico - ironie su quella grafica "fatta con WordArt invece che con ChatGPT" (copyright: Federico D'Ambrosio); per Giacomo Cervo (Si-Avs) si tratta di un logo "fatto con Canva in 15 minuti, che roba è?" (provocando la risposta di Sp: "Magari ad averci Canva. Siamo biologici e a km zero, dovresti apprezzare, siamo contro l'estetica borghese del capitalismo digitale"). Tra i vari commenti, spicca quello di Makkox a Propaganda Live nella puntata dell'8 giugno ("Fuori città, zona capannone, trovi quei discount che c'hanno 'sti loghi, vojo di'... 'spendo poco'... e il logo è funzionale, perché quando è fatto così tu dici 'veramente qua spendi poco, guarda che logo c'hanno questi!'): il testo, ripreso dall'account @nonleggerlo, ha visto ovvimente l'ulteriore replica di Spazio Pubblico ("Vorremmo dirle che abbiamo passato ore e ore a fare briefing ma la verità è che siamo solamente poveri. Ma belli"), replica che ha anche raggiunto chi ha proposto altre versioni più o meno sarcastiche o ironizzava sul numero di follower e si è visto rispondere "loghi belli, urne vuote".
C’è chi celebra @s_pubblico come la grande “novità” della politica italiana.
— Lorenzo Cianti (@LorenzoCianti) June 10, 2026
Peccato che il nome sembri ricalcato su @placepublique_ e il logo ricordi parecchio quello di @SDPhq.
I “centrini” peccano di scarsa originalità e, guarda caso, orbitano sempre… à gauche. pic.twitter.com/n2R6wG1bmq
C'è anche chi - Lorenzo Cianti - ha accusato l'operazione di scarsa originalità e orbitante à gauche, notando l'assonanza del nome con quello di Place Publique (partito francese "umanista, ecologista ed europeista") e avendo ravvisato una somiglianza del logo con quello di Partito socialdemocratico britannico (ma l'account ufficiale dl Sp ha ribattuto "ti concenti molto sul contenitore e non sul contenuto, una vecchia abitudine che non passa mai").
Che quello circolato fosse un logo provvisorio, tuttavia, sembra dimostrarlo la sostituzione - avvenuta il 30 giugno - su tutti i canali social (ma non ancora sul sito) delle precedenti grafiche con una nuova, anch'essa di forma rotonda, questa volta in modo voluto. Naturalmente inevitabilmente influenzata dal fatto che le immagini profilo su Facebook, X, Instagram sono altrettanto rotonde, ma non sembra esserci solo una spiegazione legata all'attività sui social network. Il cambio d'immagine, avvenuto alla vigilia dell'evento di presentazione di Spazio Pubblico il 1° luglio (con Picierno intervistata da Flavia Fratello a Torino), offre ora un simbolo arancione, che reca più o meno al centro il nome del progetto in bianco, disposto su due righe, collocato a destra di un disegno dal tratto esile, raffigurante un papavero (oppure un anemone); sotto al nome si legge il riferimento - piccolo di dimensioni - all'European Democratic Party, di cui è tuttora presidente l'ex primo ministro francese e cofondatore del partito (con Francesco Rutelli) François Bayrou, mentre segretario è Sandro Gozi. Va ricordato, infatti, che il 17 giugno Picierno ha lasciato il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, approndando invece al gruppo Renew Europe, che unisce gli eletti che fanno riferimento all'Alde Party e, appunto, al Partito democratico europeo. E proprio dalla nuova grafica del Pde (adottata alla fine del 2024) provengono il colore arancione e anche il carattere utilizzato (probabilmente Causten).
Alla forma tonda, dunque, si aggiunge un riferimento partitico europeo ben preciso (si ricordi che fanno parte del Partito democratico europeo Italia viva, guidata da Matteo Renzi, e Tempi nuovi - Popolari uniti di Giuseppe Fioroni). Si tratta di un progetto politico che inevitabilmente si colloca in uno spazio in cui si stanno muovendo, tra gli altri, Azione guidato da Carlo Calenda, il Partito liberaldemocratico di cui è segretario Luigi Marattin, il Movimento socialista liberale (guidato da Oreste Pastorelli e Mauro Del Bue) e altre forze politiche, con cui sono in corso interlocuzioni (si pensi anche a Europeisti.eu, progetto promosso da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli). Questo senza contare chi, pur collocandosi al centro, vorrebbe comunque rimanere in un'orbita di centrosinistra per costruire una coalizione vincente o almeno competitiva (ma per farlo avrebbe comunque bisogno di rivolgersi allo stesso potenziale serbatoio di voto del "terzo" polo). Ci sarà tempo per vedere se il tentativo di federazione, di reductio ad unum, riuscirà (e, nel caso, sotto quale simbolo). Nel frattempo Picierno mira a coinvolgere nel progetto "donne e uomini che vengono da culture riformiste ed esperienze democratiche diverse", non uniti da "una sigla del passato né una famiglia partitica preconfezionata" ma dall'urgenza di "rimettere in moto l'Italia e costruire un'Europa all'altezza del proprio momento storico", volendo che la politica sia di nuovo "un luogo, non uno scontro perpetuo, non uno spettacolo, non una guerra di identità. Un luogo dove si ragiona, si costruisce, si decide, distante dall'inseguimento delle emozioni più elementari, dalla perdita dell’etica e dei fondamenti della razionalità e dall'annullamento del vero nel trionfo della post-verità". Per un orizzonte nettamente alternativo ai populisti e ai sovranisti.
.jpg)

