venerdì 31 luglio 2026

Partito Capibara: accelerare per rallentare (e speronare il Parlamento)

Il loro primo scopo, probabilmente, lo hanno già raggiunto. Da varie settimane, infatti, non pochi media hanno dedicato articoli e interviste a un progetto politico destinato a non passare inosservato, per le sue proposte e per la sua immagine, ma anche - da qualche settimana a questa parte - per la dichiarata intenzione di partecipare alle prossime elezioni politiche (adempimenti burocratici e preparatori permettendo). Si tratta del Partito Capibara, un progetto le cui radici risalgono a una decina di anni fa: il nerbo risale almeno al 2019, ma ha preso maggiore concretezza - e anche un simbolo, anzi, più simboli da poco più di un anno. Nel progetto la Rete e i social network hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale, ma comunque complementare rispetto all'elaborazione di pensiero e di proposte, in bilico tra utopia e realizzabilità. 
I media giustamente si sono concentrati sugli elementi fondamentali del progetto politico, a partire dalla settimana lavorativa ridotta a 24 ore (con più tempo per vivere grazie ai frutti dell'automazione, ma senza che alcuna persona sia licenziata) mantenendo lo stesso stipendio, senza comunque scendere sotto i 1560 euro netti al mese (15 euro netti l'ora) e dalla riforma fiscale (nessuna imposta sul patrimonio fino a quella cifra, poi imposizione progressiva fino al prelievo totale della parte che eccede i 666mila euro annui, con tetto massimo alla ricchezza di 6,66 milioni di euro), fino alla gratuità dei bisogni fondamentali - in particolare casa, cibo, utenze, trasporti, salute, istruzione , tempo e cultura - come punto chiave della filosofia del gratuitismo per disinnescare il "ricatto del lavoro". Qui, però, vale forse la pena di analizzare un po' meglio il percorso del partito, oltre che le scelte simboliche fatte sin qui. Chi scrive ne ha parlato con uno dei principali promotori del progetto, Davide Dibitonto, in rete noto con il nickname xenodibi, per avere qualche delucidazione in più.  
Innanzitutto, dove si potrebbe collocare la data di nascita di questo progetto "politico" (in senso lato): "Dovremmo collocarla circa dieci anni fa - spiega Dibitonto -. Alla base del nostro progetto c'è un pensiero che si sviluppa nel Regno Unito: #Accelerate, di Robin Mackay e Armen Avanessian, è del 2014, Inventing the Future, di Nick Srnicek e Alex Williams, è del 2015; britannico è anche Mark Fisher, autore assolutamente di riferimento per noi". Tiene a precisare xenodibi che questa corrente di pensiero è arrivata in Italia tramite i meme, cioè quelle unità di senso (soprattutto idee in forma di immagini, video o grafiche) destinate a replicarsi per imitazione e a diffondersi in modo virale, soprattutto grazie a Internet. "Negli anni di cui ti parlavo si è registrata un'orda di comunità memetiche, in particolare legate a un vecchio gruppo Facebook, Sinistralibro (più esattamente 'Suona come il Sinistralibro italiano ma va bene', a partire dalla traduzione pedissequa dell'inglese Leftbook, ndb), per cui si sono diffusi meme della Pimpa in chiave 'comunista', sono nati vari gruppi come 'Automatizzato Comunismo Memetico' e così via: tanti personaggi inventati, dunque, hanno veicolato in Italia questa corrente di pensiero, senza passare attraverso la via classica di studi, libri e paper tradotti (al di là dell'apporto della casa editrice Nero, con la collana Not)".
In quella fase la componente creativa e di gioco aveva una parte molto importante, ma il "seme partitico" a quanto pare era già presente. "La realtà - continua Dibitonto - è che in questo contesto i meme già dall'inizio iperstizionavano l'idea di un partito, cioe la facevano autoavverare". La stessa lingua inglese è tuttora involontariamente (o forse no) complice nel gioco e nella creatività: uno degli ultimi eventi, dedicato a una delle figure di riferimento, l'autore di Realismo capitalista, è stato denominato "Mark Fisher Party", ove party qui significa "festa", ma notoriamente significa pure "partito"; non a caso a queste comunità è molto caro il concetto di free party, inteso come "festa libera" ma leggibile anche come "partito gratis" o "della gratuità".
Di certo per arrivare al progetto più concreto, con la messa in moto di una strategia politico-partitica, ci è voluto più tempo: "Ci siamo mossi soprattutto dalla primavera dello scorso anno". Il progetto, dalla chiara matrice anarchica, trova ispirazione in una poesia di Belgrado Pedrini (Schiavi!), poi divenuto con un testo modificato uno dei brani più noti del canzoniere anarchico, cioè Il galeone. "L'ammutinamento degli schiavi sul galeone e la loro trasformazione in pirati è il presupposto per la loro decisione di impadronirsi della nave e di mandarla a schiantarsi contro i frangenti delle rive: è un po' come guidare quella stessa nave contro la cabina di comando del sistema, un po' come la strategia della Flotilla. In questo senso, concepiamo il Partito capibara come un galeone, una Flotilla appunto, su cui far salire compagne e compagni del movimento, per andare dritti verso la cabina di comando e speronarla: questa cabina l'abbiamo identificata nel Parlamento". 
Al di là della cornice anarchica, in queste settimane l'iniziativa del Partito Capibara è stata di norma presentata come inserita nel filone dell'accelerazionismo di sinistra, come teoria che propone di puntare sull'accentuazione dell'automazione e in generale dell'evoluzione tecnologica, perché questa non sia inquadrabile in una logica di profitto o di sfruttamento capitalistico, ma dia frutti soprattutto per migliorare la qualità della vita di tutte le persone. Certo, sentire parlare di accelerazionismo (e di gratuitismo) porta con sé il rischio che chi legge o ascolta - a patto che abbia buona memoria televisiva - si veda comparire davanti Corrado Guzzanti nei panni del dottor Armà, che dagli schermi di TeleProboscide magnifica il Sorpresismo e il Nascondismo di Tonino Mutandari, quindi occorre dire qualcosa di più su questo concetto. "Per noi - chiarisce xenodibi - 'accelerare' significa riattivare il movimento storico che si era impantanato nella post-modernità, per fare un passo avanti nell'evoluzione. Non deve sfuggire, però, che il futuro verso cui vogliamo accelerare è fatto di lentezza, sul modello della decrescita felice, reso però possibile dall'evoluzione dell'automazione perché tutti possano riceverne effetti davvero positivi, con la liberazione dal 'ricatto' del lavoro".
Prima ancora delle evoluzioni della primavera del 2025, però, è necessario un passo indietro alla fine dell'estate del 2022, quando sempre in Rete - in particolare su Instagram - si era consumato un rito surreale, ma del tutto pertinente con il progetto che si narra qui: quello delle Elezioni iperstizionali 2022: "Quell'esperienza - racconta Dibitonto - è stata fondamentale nell'elaborazione del programma del Partito Capibara: il motore dell'immaginazione era di certo sempre il gioco, ma giocando e scherzando si è sedimentato qualcosa che ha finito per avere radici nella realtà e può arrivare a trasformarla. A settembre del 2022, come ricordi bene, c'erano le elezioni politiche, ma per noi erano estremamente noiose, tristi e misere dal punto di vista politico: per questo il Circolo Nomade Accelerazionista, di cui ho sempre fatto parte e che radunava varie persone in dibattiti e laboratori d'immaginazione, una rete informale insomma, decise di dare vita a un grande gioco". 
L'idea era di avere sempre liste concorrenti, che però si sfidavano come in un torneo su Instagram: il primo post fu del 6 settembre, nei giorni successivi vennero rese note le 8 liste concorrenti, con tanto di simbolo e programma di base. Tre simboli erano relativamente vicini a quelli che nel corso del tempo erano finiti sulle schede elettorali: Potere al capibara! (con la testa del capibara coronata di basco stellato all'interno del doppio arco amaranto), Rifondazione accelerazionista (nella bandiera rossa romboidale era stato inserito il tema della copertina di Inventare il futuro nella traduzione pubblicata da Nero) e Partito xenocomunista dei postlavoratori (il simbolo del Pcl era stato rivisitato con la falce abbinata a un bicchiere da cocktail al posto del martello, concetto simile a quello che aveva già caratterizzato i Comunisti gaudenti); del tutto inventati erano i loghi di Sinistra Fuxia (un fucile spezzato... anzi no, un kalashnikov e un dildo su fondo fucsia), Confederalismo cosmolocalista (un globo grigioverde con edifici tutti connessi, collocato su una stella gialla in campo rosso, con un font squadratissimo inconfondibile), Movimento parassita rivoluzionario (un ragno nero su fondo bianco), Azione ecoterrorista (variazione del simbolo anarchico su fondo verde) e Coalizione postumana (un misto di tecnologia, automazione, allucinazione e alienazione). 
Il 13 settembre venne pubblicato il "tabellone" della competizione, completo di ricostruzione del contesto ("Grazie ad un ponte xenocybertemporale apertosi oltre gli strati chimerici del nostro universo, assisteremo a una lotta senza tregua tra 8 liste iperstizionali che si contenderanno il potere supremo. La competizione si giocherà con un torneo a eliminazione diretta, affinché la democrazia rappresentativa possa assicurare un potere illimitato e senza alcun controllo alla lista vincitrice. Giorno dopo giorno, le liste si scontreranno una contro l'altra. Solo i voti del popolo decreteranno l'esito di questi feroci combattimenti. Che la democrazia rappresentativa abbia inizio!!"). Ogni scontro si produceva sui programmi elaborati per ciascuna lista e il voto avveniva con le reazioni alle stories. Alla fine, l'8 ottobre, risultò prevalente il Partito xenocomunista dei postlavoratori, con i seguenti punti programmatici: divieto assoluto di lavorare più di 12 ore a settimana; reddito di base universale di 2000 euro al mese; salario minimo di 24 euro l'ora; piano nazionale per la piena automazione di tutti i lavori di merda; piena gratuità di tutti i mezzi di trasporto e abolizione dei caselli; distribuzione obbligatoria di una casa a testa, massimo due, e abolizione dell'affitto; abolizione delle bollette a uso domestico; espropriazione di tutti i patrimoni sopra il tetto massimo di 66,6 milioni di euro.
"Quell'esperienza - ricorda Dibitonto - fu molto divertente per noi, ma è stata soprattutto un laboratorio d'immaginazione di programmi: del resto l'immaginazione si libera quando si sospende il giudizio, quando cioè si ragiona come un bambino che non si vergogna di immaginare qualcosa perché lo ritiene troppo assurdo. Quell'utopia immaginifica bambina si è potuta poi evolvere in punti programmatici più dettagliati e approfonditi, che appunto nella primavera del 2025 hanno costituito la base per immaginare il Partito Capibara". Già prima di quelle "elezioni iperstizionali", del resto, si era fatta strada ed era diventata virale l'immagine dei capibara - roditori prima sconosciuti ai più - che in Argentina, in piena pandemia da Sars-Cov-2, avevano finito per invadere in massa le strade, i giardini privati e perfino le piscine delle residenze di uno dei quartieri più ricchi (il Nordelta, a nord di Buenos Aires), riconquistando gli spazi che un tempo erano le "loro" zone umide.
Nel 2022, come si è detto, a quelle curiose elezioni non vinse Potere al Capibara (la cui unica rivendicazione era "Portare al potere il Capibara"), eppure l'attuale Partito Capibara costituisce la sintesi evolutiva di quell'esperienza. "In effetti - precisa Dibitonto - la prima versione del nostro progetto era una pura performance situazionista: avevamo in mente un partito illegale che candidasse soltanto compagne e compagni carcerati, da Luigi Mangione ad Alfredo Cospito. Era un'idea decisamente provocatoria pensata per smuovere le coscienze. In seguito è però iniziata un'opera di "raffinamento e smussamento", per rendere il progetto più incisivo, in grado di trasmettere il senso di realtà della proposta; la strategia si è perfezionata nel tempo anche nella visione elettorale. "Abbiamo immaginato - continua xenodibi - una 'squadra parlamentare' composta da compagne e compagni del movimento in equilibrio intersezionale, rappresentando dunque le diverse intersezionalità della lotta, dall'antispecismo al transfemminismo, dall'abolizione del carcere ai diritti delle persone migranti, dalle battaglie per la salute a quelle per la scuola, e così via, facendo salire tutte e tutti loro sul galeone perché vadano a speronare il Parlamento, comportandosi in piena autonomia relazionale. Si tratta di una strategia chiaramente anarchica, che intende utilizzare il partito come arma per un'incursione istituzionale ,senza mai davvero giocare al gioco parlamentare come lo si intende di norma: per questo il progetto intercetta anche l'attenzione di militanti che non amano i partiti".
Evidentemente l'idea di speronare il Parlamento, in questo caso, è stata vista come più efficace rispetto al proposito, già sentito, di aprirlo come una scatoletta di tonno. "Non a caso, nel nostro statuto scriveremo che il Partito Capibara non farà accordi di governo con nessuna forza politica, potendo governare solo avendo la maggioranza assoluta". "E a quel punto faremo la rivoluzione", viene da pensare recuperando un'altra performance indelebile di Corrado Guzzanti, stavolta nei panni di Fausto Bertinotti al Pippo Chennedy Show (mentre più tardi, di nuovo all'Ottavo nano, l'imitatore del segretario di Rifondazione comunista si sarebbe inventato la fase "dei grandi scherzi", non del tutto inappropriata in questa sede) Eppure quella rivoluzione concretamente il Partito Capibara non sarà in grado di farla: "Pensa alla patrimoniale che abbiamo in mente, che fa perdere tutto il potere ai multimilionari, anche se questi restano tali. Esperienze come quella di Salvador Allende in Cile o come la Comune di Parigi insegnano che i veri padroni, i veri potenti della terra sono internazionalisti e non permetteranno che una cosa simile avvenga. Del resto il nostro galeone sa che, proprio come la Flotilla, quasi certamente sarà bloccata prima di arrivare contro le rive, ma sa anche che il tragitto risveglia le coscienze del popolo ed è proprio questo il vero obiettivo del Partito Capibara, così com'era l'obiettivo di Mark Fisher, che nel suo ultimo libro incompiuto, Comunismo acido, s'interrogava sull'origine di quell'incredibile iperstizione collettiva che è stata il Sessantotto. Il nostro vero obiettivo è appunto risvegliare le coscienze, rivelando che viviamo nell'abbondanza e abbiamo tutti gli strumenti materiali per costruire una società della cura: la società si prende cura di noi e la cura è un atto incondizionato, gratuito, che non chiede nulla in cambio e garantisce la vita; quando questi pensieri saranno diventati senso comune, sarà come mettere piede nei nuovi anni Sessanta-Settanta". 
In ogni caso, lasciata alle spalle l'esperienza delle elezioni iperstizionali del 2022, l'idea di lanciare un progetto simil-partitico doveva andare di pari passo con l'identificazione in un simbolo. Il Capibara è tornato utile, ma occorreva dargli forma: "All'inizio - ricorda Dibitonto - abbiamo scelto di prendere come simbolo un meme, dunque i capibara che invadono giardini e piscine dei ricchi in Argentina, perché un meme buca l'attenzione, un cavallo di Troia, se preferisci un capibara di Troia". Il concetto non è difficile da capire: in Italia, ad esempio, non si può dimenticare l'immagine bersaniana della mucca in corridoio, in qualche modo traduzione italica dell'elefante nella stanza, quindi perché non affidarsi a un animale molto meno conosciuto, cercando peraltro di renderlo simpatico piazzandolo in piscina, magari con tanto di occhiali da sole?
Era nato, ridendo e scherzando, il simbolo del nuovo progetto. "La prima versione, poco più che una bozza, era stata generata con l'AI - continua xenodibi - poi però questa è stata modificata e trasformata per renderla più cute". All'inizio l'immagine era circondata da una corona rossa scura, con il testo bianco in un classico Franklin Gothic; poco dopo però fu prodotta una seconda versione, con la corona rossa schiarita e molto più spessa, per permettere l'uso di un carattere assai consistente e più giocoso (un'atmosfera quasi da salvagente, visto il tema grafico invocato); qualche ritocco al disegno del capibara in piscina ha reso l'immagine comunque più leggibile, pur avendo meno spazio a disposizione. 
"A un certo punto - riprende Dibitonto - si è sviluppata una riflessione nell'ambito di un gruppo di comunicazione al nostro interno. Quel processo però è stato particolarmente lungo e laborioso e alla fine ha prodotto un logo dichiaratamente provvisorio, destinato a essere sostituito con i successivi passi del progetto". Il simbolo provvisorio ha eliminato la piscina: il capibara qui è visto di profilo, su sfondo viola sfumato verso il fucsia, contornato da una corona lillina contenente anche il nome del partito (nero, raccordato da due archi viola chiaro). La dichiarata provvisorietà del logo non ha impedito a qualcuno di coniare subito una versione hackerata di quello stesso emblema, riletta in chiave decisamente anarchica: i colori e le proporzioni non cambiavano, ma il capibara aveva sul proprio corpo il simbolo anarchico pennellato nero (ma con una stella rossa con falce e martello e fucile) e in testa una feluca da pirata.
Esiste poi una quarta versione del capibara, che già si può vedere in alcuni siti (a partire da Sinistraverso) e che comparirà nel costruendo sito del Partito Capibara: più che un simbolo, a dire il vero, è una vera e propria mascotte, vale a dire una raffigurazione dell'animale sempre in versione cute, di nuovo con gli occhiali da sole ma stavolta seduto, senza piscina.
Viene peraltro spontaneo domandarsi il motivo di questa proliferazione di emblemi, peraltro non ancora esaurita. "In generale - spiega Dibitonto - la riflessione che abbiamo fatto riguarda proprio il vedere il capibara come una mascotte e non come un simbolo. Per noi servirebbe un partito visto come un protocollo free open source, per cui qualunque raffigurazione del capibara diventa rappresentazione del partito: si tratta del tentativo di sussumere il prodotto culturale del capibara, che è diventato un meme gigantesco, e politicizzarlo, cioè assegnargli un significato politico. Avere un unico simbolo in cui identificarsi non è una scelta automatica per una comunità anarchica che preferisce, appunto, un protocollo free open source, che ognuno può modificare a suo piacimento e diffondere". A livello comunicativo si tratta di una scelta problematica, visto che non aiuta affatto nell'identificazione in un soggetto chiaro, che tra un'interpretazione e l'altra potrebbe modificarsi notevolmente. Lo stesso Dibitonto, poi, riconosce che, se si vorrà davvero partecipare alle elezioni, sarà necessario adottare e definire un simbolo da usare ovunque all'interno della stessa competizione: in quel caso sarà come se la scheda elettorale venisse vista in modo dinamico: "essendo il contrassegno sempre in evoluzione, le schede stampate sarebbero una sorta di fermo immagine, offrendo agli elettori il simbolo di quel preciso momento, mentre un attimo prima o un attimo dopo la grafica sarebbe stata anche solo in parte diversa. Siamo comunque consapevoli della necessità di affrontare tutta una parte burocratica, inclusa la redazione dello statuto che contenga, oltre che i principi, le regole di funzionamento del partito ed è un compito tutto meno che banale e semplice". 
Naturalmente tra il proposito e la partecipazione alle elezioni sarà necessario affrontare vari passaggi, incluso quello della raccolta delle firme, ancora una volta in forma cartacea (almeno 1500 per ogni collegio uninominale, da raccogliere in almeno un terzo dei collegi per finire sulle schede), senza che si sia riusciti a ottenere - almeno per ora - la sottoscrizione in forma digitale, che per un progetto come questo sarebbe stata a dir poco perfetta. Nonostante ciò - anzi, proprio per questo - il Partito Capibara darà il via a una raccolta di firme online, per preparare il terreno a quella ufficiale. Occorre tenere a freno l'idea che i promotori del progetto somiglino a una banda di "scappati di casa dal basso", che arrivano con mazze, pietre e fionde al momento d'intraprendere l'impresa più ambiziosa di sempre: "Noi in realtà una strategia di lungo periodo ce l'abbiamo - precisa xenodibi - ma il fermento ha un ruolo fondamentale, quindi appena c'è un'idea la si prende e la si lancia subito, poi la si misura sul campo e lì la si sistema, la si rifinisce ma intanto se ne spara un'altra, quindi è tutto molto energetico, se vogliamo".
Tra le prossime idee, per dire, c'è la preparazione di un momento di riflessione di natura economica, da svolgere a Roma in ottobre, con il professor Luigi Corvo, e contemporaneamente di pubblicare in forma cartacea un volume che illustra nel dettaglio la riforma della settimana lavorativa di 24 ore; a marzo del prossimo anno sarà il turno della riforma sanitaria. Nel frattempo, forse, si saprà quando si terranno le nuove elezioni politiche e, magari, sarà pronto anche il nuovo simbolo del Partito Capibara.

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