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giovedì 18 aprile 2024

Europee, simbolo di Alleanza Verdi e Sinistra (senza Possibile) intatto?

In queste ore si sta parlano moltissimo della candidatura annunciata da Alleanza Verdi e Sinistra di Ilaria Salis, "detenuta in Ungheria, in condizioni che violano gravemente i diritti delle persone, [...] prossime elezioni europee" dell'8 e del 9 giugno. La candidatura, concertata con il padre Roberto, è ancora da definire nei modi (anche per l'accettazione che Salis dovrà firmare per poter entrare in lista) e nelle forme, con il fine di "tutelare i diritti e la dignità di una cittadina europea, anche dall'inerzia delle autorità italiane, per ottenere una rapida scarcerazione in favore degli arresti domiciliari negati con l'ultima decisione dai giudici ungheresi" e di generare, a partire dalla candidatura, "una grande e generosa battaglia affinché l’Unione Europea difenda i principi dello Stato di Diritto e riaffermi l’inviolabilità dei diritti umani fondamentali su tutto il suo territorio e in ognuno degli Stati membri". 
L'annuncio è arrivato quando formalmente non è ancora stato confermato il simbolo con cui le liste di Avs si distingueranno alle elezioni europee; se si guardano alcuni materiali elettorali già circolanti - per esempio le grafiche dell'europarlamentare uscente Massimiliano Smeriglio, eletto nel 2019 con la lista Pd - Siamo Europei e uscito dalla delegazione dem all'inizio del 2024 - si ha la sensazione che il contrassegno sia esattamente lo stesso presentato alle ultime elezioni politiche: proprio il risultato ottenuto nel 2022, che ha consentito l'elezione di deputati costituitisi in gruppo, consente la presentazione delle liste senza dover raccogliere le firme. I due soggetti principali costituenti, peraltro, fanno riferimento a due partiti politici europei (e gruppi parlamentari) diversi: il Partito verde europeo per Europa Verde (che schiera anche il girasole dell'European Green Party) e il Partito della Sinistra Europea per Sinistra Italiana (che ha lo status di osservatore, visto che solo il Partito della Rifondazione comunista è un membro a pieno titolo del partito europeo). 
Martedì 16 aprile, tuttavia, di Avs si è iniziato a parlare soprattutto a proposito del rapporto complesso con Possibile: il partito, fondato da Pippo Civati e guidato dal 2018 da Beatrice Brignone, nel 2019 aveva concorso alle liste di Europa Verde (anche se il contrassegno ormai era stato depositato), candidando lo stesso Civati (che non mancò di polemizzare sull'inserimento di alcune candidature espressione del Fronte Verde, oggi partecipante alla lista Libertà di Cateno De Luca) senza però riuscire a spingere la lista a superare la soglia di sbarramento. 
Sulla questione della posizione di Possibile alle elezioni europee di giugno, il partito proprio il 16 aprile ha diffuso una propria nota, riportata di seguito: 
A partire dalle politiche del 2022 e poi sui territori per le amministrative e le regionali abbiamo avviato ove possibile percorsi comuni con Alleanza Verdi e Sinistra e con le forze la compongono, percorsi che hanno dato e stanno dando, in vista della tornata di giugno, forza e incisività alle nostre idee, alle battaglie comuni e alle persone che scelgono di portarle avanti. Purtroppo abbiamo constatato che non c'è la stessa disponibilità per quanto riguarda il percorso europeo, quindi condividiamo con tutte e tutti voi la riflessione che abbiamo già inviato alle forze politiche che costituiscono AVS, a Europa Verde, a Sinistra Italiana e ai Verdi Europei, ringraziandovi per il sostegno e per l'interesse che state dimostrando per le battaglie che portiamo avanti e per il modo di fare politica della nostra comunità. 
"Tra pochissime settimane verranno depositate le liste per le prossime elezioni Europee, ma nonostante il tentativo intrapreso da parte nostra fin dalle scorse politiche di costruire insieme una forza che si presenti alle elezioni unita, ad oggi ci spiace constatare che la nostra partecipazione non appare utile né forse gradita. Come capirete, all’alba di una campagna elettorale, senza coinvolgimento né risposte e senza vedere definizioni di alcun tipo, per noi non è più possibile traccheggiare oltre ed è con vero dispiacere che siamo costretti a prendere atto del fatto che il contributo che siamo convinti di poter portare al progetto e alla campagna elettorale non possa esserci con queste condizioni, e a condividere la situazione con chiarezza con il partito e con i nostri elettori. I progetti che vedono presentarsi unitamente AVS e Possibile sui territori dimostrano la validità dell’alleanza e ci auspichiamo che possano crescere e consolidarsi, ma è evidente che a livello nazionale non è al momento possibile replicare la stessa alchimia.  Ringraziamo i vertici dei Verdi Europei per i tentativi di mediazione e ci auguriamo che in futuro si valuti con maggiore attenzione la risorsa che Possibile può rappresentare."
Un articolo di Luca Pons su Fanpage ha cercato di approfondire il punto, raccogliendo un lapidario commento di Civati ("Povera sinistra") e una risposta più articolata di Brignone: a suo dire, non ci sarebbero stati problemi di carenza di posti tra le candidature. "Non siamo neanche arrivati a parlarne. Il punto è che fin dalle ultime elezioni politiche stiamo cercando di costruire una proposta politica unitaria a sinistra. Pensavamo che i tempi fossero maturi per farlo anche alle europee, ma evidentemente ci sbagliavamo". E se, come si comprende dalle parole scritte, tra i Verdi italiani ed europei "c'era disponibilità a presentare un contrassegno comune, [...] Sinistra italiana non è stata della stessa idea".
Brignone e Civati si candidarono nelle liste di Avs (prive di ogni riferimento grafico a Possibile) senza conseguire l'elezione; questo non ha impedito che in seguito si siano concepiti altri percorsi comuni: nel 2023, per esempio, alle elezioni regionali in Lazio ha partecipato alla lista Verdi e Sinistra a sostegno di Alessio D'Amato (portando - pur nella sconfitta della coalizione di centrosinistra - all'elezione di un consigliere, non riferibile però a Possibile) e in Friuli ha concorso alla lista di Avs in appoggio a Massimo Moretuzzo (lui non ha vinto, ma la lista ha comunque ottenuto un'eletta, sia pure riferita a Sinistra Italiana); in Sardegna, poi, quest'anno è stata presentata una lista a sostegno di Alessandra Todde che, grazie alla vittoria della candidata, ha ottenuto quattro rappresentanti in consiglio regionali, inclusa Maria Laura Orrú, aderente a Possibile e confermata nella sua carica di consigliera). 
"Nei territori dove a Possibile è stato riconosciuto un giusto ruolo, ci auguriamo che il buon lavoro dei nostri iscritti si fortifichi e si potenzi", ha detto Brignone, che con riferimento alla situazione legata alle elezioni europee ha usato altre parole: "Il problema sta nella tendenza a mantenere lo status quo. Siamo un Paese conservatore, anche a sinistra. Difficilmente cambiano schemi, parole e protagonisti". L'autore dell'articolo ha aggiunto altro, sostenendo che le trattative con Avs e in particolare con Sinistra Italiana si sarebbero rotte proprio sul contrassegno, quindi sull'inserimento di un riferimento a Possibile, "creando un clima di 'imbarazzo' che ha sostanzialmente impedito di arrivare a confrontarsi sulla campagna elettorale".
Sul piano grafico bisogna dire che la presenza di Possibile spesso non ha migliorato l'aspetto finale del simbolo: in alcuni casi, come in Sardegna e - in parte - in Lazio, ha decisamente contribuito a riempire e "appesantire" il contrassegno, mentre in Friuli - Venezia Giulia si è trovata una soluzione più fine, a danno però della visibilità e riconoscibilità del partito guidato da Brignone. Ci sarebbe ancora tempo, in ogni caso, per intervenire sulla grafica, se solo si volesse effettivamente includere possibile all'interno della lista; nel frattempo, è giusto segnalare che dalla sua creazione il partito fondato da Civati e guidato dal 2018 da Brignone non ha mai depositato il suo emblema al Ministero dell'interno, almeno con riferimento alle elezioni politiche (2018 e 2022) ed europee (2019). Sarà così anche questa volta? 

martedì 26 luglio 2022

Sinistra italiana ed Europa Verde, alleanza grafica con tocco arcobaleno

Che alle prossime elezioni politiche una delle liste sarebbe stata presentata da Europa Verde e Sinistra italiana insieme era ormai chiaro da tempo, almeno da quando il 2 luglio le due forze politiche avevano tenuto insieme a Roma l'evento "Nuove Energie", rendendo nota la loro intenzione di camminare insieme verso la nuova scadenza elettorale. Oggi il progetto della lista, denominata Alleanza Verdi e Sinistra, è stato presentato dai rispettivi leader, che in conferenza stampa hanno "svelato" il simbolo che sarà schierato alle elezioni.
Non si trattava certo della prima alleanza per nessuna delle due forze: la Federazione dei Verdi - lo stesso soggetto giuridico che oggi si chiama Europa Verde - aveva già partecipato alle elezioni politiche con altri partiti (lo Sdi nel Girasole nel 2001, Pdci e Consumatori uniti al Senato nel 2006, il Psi, Area civica e ulivisti nel 2018, passando per i cartelli della Sinistra l'Arcobaleno e di Rivoluzione civile nel 2008 e nel 2013). Quanto a Sinistra italiana, assai più giovane come soggetto politico, nel 2018 aveva concorso alle elezioni all'interno della lista Liberi e Uguali, mai divenuta partito ma sopravvissuta come componente del gruppo misto al Senato e soprattutto come gruppo parlamentare alla Camera: proprio questo particolare, tutt'altro che insignificante, consentirà alla lista presentata oggi di correre senza firme alle prossime elezioni (visto che, tra l'altro, nel frattempo il gruppo a Montecitorio è stato rinominato come Liberi e Uguali - Articolo 1 - Sinistra italiana, esplicitando le due forze principali all'interno del gruppo e consentendo appunto a Si di fruire dell'esenzione spettante al gruppo di LeU).
Si diceva del simbolo, letteralmente "svelato" alla fine della conferenza (insieme all'indirizzo che ospiterà il sito web della lista, www.verdisinistra.it). Pur non essendo stato illustrato dai presenti, il contrassegno è di facile lettura, tenendo presente che non era facile far convivere gli emblemi dei due partiti senza seguire le forme "classiche" e un po' limitanti della "bicicletta". Chi ha curato la grafica ha pensato di ovviare riservando alle due forze politiche un segmento circolare convesso, diviso rigorosamente a metà, facendo rinunciare al "doppio cerchio": se la "sigla lineare" di Sinistra italiana, con tanto di nome sottolineato del partito, in fondo è semplicemente incastonata al centro del semisegmento destro (con un curioso ribaltamento semantico), Europa Verde ha ridotto - dando lo stesso ingombro del logo di Si - il girasole dei Verdi europei e il nome del partito, al punto che lo storico sole che ride sarà piuttosto difficile da leggere sulla scheda (ma mai quanto il riferimento all'European Green Party, spostato subito sotto al nome e praticamente illeggibile). Nella parte superiore, a fondo bianco, trova posto il nome della lista, "Alleanza Verdi e Sinistra" appunto: questa parte può comprensibilmente ricordare - pure con l'uso di altri caratteri - il centro del simbolo di Sinistra ecologia libertà, in cui i colori (e anche i concetti rossi e verdi) erano invertiti. Accanto non passa inosservata, anche per riequilibrare il peso del testo, la sagoma di una colomba tinta con i colori della pace (che riporta al tempo in cui la Federazione dei Verdi, dal 2004, aveva inserito i colori dell'arcobaleno e la dicitura "per la Pace" nel suo simbolo); non manca in alto a sinistra un piccolo riferimento arancione alle "Reti civiche", con riferimento alla partecipazione di realtà civiche legate ai territori (tra l'altro, alla fine del 2011, i Verdi avevano preso il nome di Ecologisti e Reti civiche).
L'apertura della conferenza è stata affidata alla co-portavoce di Europa Verde, l'eurodeputata Eleonora Evi, per tratteggiare un'alleanza che "rappresenta due partiti che hanno due forti identità, ma vuole anche aprirsi al mondo, alle reti civiche, alle associazioni e alla società civile": in questo senso, ha rivolto un appello "a tutte quelle donne e quegli uomini che rappresentano le nuove energie di cui questo paese ha bisogno per affrontare le crisi drammatiche che stiamo vivendo, quella climatica e ambientale e insieme quella sociale". Nel proporre un'azione di netta discontinuità rispetto a quanto è accaduto soprattutto negli ultimi mesi in materia ambientale e sociale, Evi ha invitato a non ritenere scontato e inevitabile che vincano "le destre: il paese è antifascista e credo ci siano tante cittadine e tanti cittadini che non vogliono un governo populista, sovranista e neofascista, che neghi la crisi climatica e possa arretrare sul riconoscimento dei diritti".
"Siamo stanchi di guardare all'Europa solo quando ci chiede di tagliare le spese o di aumentare gli investimenti in armamenti - ha aggiunto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana -. Ci piace l'Europa in cui in ogni Paese c'è un salario minimo e il matrimonio egualitario, in cui si corre veloci verso il solare e l'elettrico, mentre in Italia siamo drammaticamente al palo. Vogliamo costruire un Paese in cui i salari tornino a crescere, in cui si riduca l'orario di lavoro a parità di salario e si redistribuisca la ricchezza, in cui non si debba scegliere tra innovazione, transizione ecologica e tenuta del lavoro, in cui si torni a investire nella sanità pubblica che protegga le persone e si possa andare a scuola e all'università gratuitamente". La lista messa in campo è la proposta "contro una destra che restringe i diritti e ci manda indietro: occorre il coraggio di una proposta politica chiara, costruendo massa critica": nell'appello di Fratoianni affinché "tutte e tutti si facciano un esame di coscienza" per costruire "la più larga convergenza per impedire che la destra avanzi" e dare all'Italia un Parlamento "in cui ci siano più sinistra, più ecologisti e meno destra" non è impossibile vedere un'apertura alla partecipazione a un'alleanza ampia di cui faccia parte anche il Pd (con cui però restano molte differenze sensibili, soprattutto sullo sguardo sulle politiche di transizione ecologica della cosiddetta "agenda Draghi"), ma c'è soprattutto il desiderio di rafforzare nel corpo elettorale la presenza del progetto che vuole unire giustizia ambientale e sociale.
"Il tema della crisi climatica è entrato nelle case delle famiglie in modo drammatico, non solo per il caldo, ma anche per le disparità sociali che questa crisi determina" ha ricordato il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli: "Siamo l'unica forza che sta portando avanti una battaglia molto forte contro un colosso dell'energia, Eni, che in questo paese alla fine del 2021 ha visto aumentare l'utile rispetto a un anno prima del 3870%: da una parte abbiamo miliardi di euro che producono tanta ricchezza, dall'altra famiglie e imprese che si impoveriscono". L'idea è di costruire "un argine democratico", oltre che centrato sulle battaglie ambientali e sociali, grazie al cammino condiviso tra Europa Verde, Sinistra italiana e varie realtà civiche, inclusi vari amministratori locali (Bonelli ha citato i sindaci di Latina, Carmine Valente, e di Brindisi, Riccardo Rossi).
C'è ancora un po' di tempo - ma non molto - per capire come si collocherà la lista, se sceglierà di coalizzarsi con il Pd e/o con altre forze politiche o troverà strade diverse. Di certo questo è il primo contrassegno composito presentato in vista delle elezioni politiche del 2022 (almeno tra le forze parlamentari, visto che è composito anche il simbolo di Alternativa per l'Italia); non può dirsi un capolavoro - è piuttosto pieno e non totalmente leggibile - ma non era facile far convivere i due simboli di partito (da inserire, per essere riconoscibili) con gli altri elementi e almeno traspare un certo studio per cercare di tenere insieme tutti i tasselli. In passato si sono visti esiti meno soddisfacenti; non è improbabile che ciò accada di nuovo anche quest'anno.

giovedì 21 aprile 2022

Padova, Europa Verde contro i Verdi per l'Italia. Il nome è "blindato"?

Mancano circa tre settimane alla presentazione ufficiale delle liste in vista delle elezioni amministrative di primavera, ma c'è già qualche scintilla qua e là: in alcuni casi, al centro delle polemiche ci sono proprio i simboli che dovrebbero finire sulle schede elettorali. Si è già raccontato, una manciata di giorni fa, della diffida che Fratelli d'Italia avrebbe inviato al gruppo che intenderebbe presentare la lista Fratelli di Riccione (a sostegno di Claudio Cecchetto). Già all'inizio di questo mese, tuttavia, una prima polemica era scoppiata a Padova, con un altro partito di livello nazionale che aveva lamentato un possibile uso indebito di parte del proprio nome ad opera di una potenziale lista.
Il soggetto politico nazionale in questione, peraltro, è abituato a sostenere lotte "simboliche": si tratta infatti di Europa Verde - Verdi, vale a dire lo stesso partito che fino a pochi mesi fa era denominato Federazione dei Verdi. Il 1° aprile, sul sito di Europa Verde - Veneto, è apparsa la seguente nota dei co-portavoce di Europa Verde-Verdi del Veneto, Luana Zanella ed Enrico Bruttomesso, e dei co-portavoce padovani della stessa formazione, Nicola Mazzucato e Eugenia Fortuni:
Abbiamo mobilitato i nostri avvocati e inviato all'Associazione "Verdi per l'Italia" di Padova una diffida dall'utilizzo, alle prossime elezioni comunali, di simboli elettorali che contengano la denominazione "Verdi". Riteniamo inaccettabile il tentativo di mistificazione della realtà portata avanti da questa associazione, la quale intende con ogni evidenza cavalcare l'onda mediatica delle tematiche ambientaliste, sfruttando il nome e la storia pluridecennale dei Verdi per trarne vantaggio elettorale. A nessuno deve essere consentito utilizzare impropriamente la parola "Verdi" nel proprio nome o simbolo e per tutelare il nostro diritto al nome e all’identità siamo pronti a ricorrere alle sedi giudiziarie opportune. I cittadini veneti conoscono bene i veri Verdi, le loro battaglie storiche in difesa dell'ambiente, degli animali e per la giustizia ambientale e sociale: non si faranno confondere da liste improvvisate dell'ultimo minuto. Questa vicenda dimostra una volta di più la nostra determinazione nel difendere e tutelare da brutte imitazioni un pezzo rilevante della storia politica di questo Paese, che ha condotto battaglie importanti come quella contro il nucleare.
In particolare, stando a quanto della diffida - firmata dal tesoriere e rappresentante legale di Europa Verde - Verdi, Francesco Alemanni - è stato riportato dal Mattino di Padova, si è fatto notare che 
"Il nome Verdi è una denominazione protetta, trattandosi di un segno distintivo che identifica la storia e cultura politica del movimento nato nel 1986. È un nome registrato anche presso la commissione di controllo dei partiti e movimenti politici. C'è da aggiungere poi che l'utilizzo del nome Verdi nel simbolo, in un momento in cui le tematiche ambientaliste hanno ripreso un enorme vigore, avrebbe come esito evidente quello di generare grande confusione nell'elettore. Questa è una violazione concreta con una piena lesione del diritto al nome e all'identità e per questo diffida l'associazione a non utilizzare questo nome e a modificarlo". La confusione, in più, si avrebbe sul piano elettorale anche perché Europa Verde ha nel frattempo annunciato il proprio sostegno alla ricandidatura del sindaco uscente di Padova, Sergio Giordani.
La pagina Facebook dei Verdi per l'Italia esiste dal 20 febbraio; il progetto di un'associazione con lo stesso nome, tuttavia, risale alla metà di ottobre del 2021, quando Domenico Minasola già a capo del Mercato agro alimentare di Padova ed ex esponente di Area civica, formazione che nel 2017 aveva sostenuto Giordani pur essendo stata costituita da soggetti già legati alla giunta Bitonci - aveva sostenuto che " i temi ambientali non possono essere ad appannaggio esclusivo di una sola parte politica": con lui c'erano coloro che avrebbero costituito sul piano giuridico insieme allo stesso Minasola il soggetto politico, Sebastiano Arcoraci (già assessore provinciale) e Gianernesto Zanin; si era visto anche l'ex parlamentare di Civici e innovatori (eletto in Scelta civica, in passato aderente a Forza Italia e poi riferimento di Energie per l'Italia) Domenico Menorello. Nei mesi successivi sono stati trattati vari temi, tra cui la riconsiderazione del "nucleare pulito" come alternativa sul piano energetico (così si spiega, tra l'altro, il riferimento alle battaglie antinucleariste nella dichiarazione di Europa Verde).
Alla diffida di Europa Verde i Verdi per l'Italia hanno risposto, intervistati sempre dal Mattino di Padova: per Menorello "qualcuno qui vuole metterci il bavaglio. Anche perché l'ultima cosa al mondo che vorremmo è quella di essere confusi con questi signori, che a tutto pensano tranne che allo sviluppo sostenibile della nostra città. Noi siamo un'associazione culturale e non un partito, quindi la loro diffida è quanto meno grottesca, ma al di là di questa deriva autoritaria, non credano di essere gli unici depositari dei temi ambientali. Mi auguro che l'attuale sindaco, sostenuto da questa gente, si faccia sentire per garantire la pluralità di voci". Arcoraci, tuttavia, ha precisato: "Ovvio che non lo metteremo", con riferimento alla parola "Verdi".
Certamente una scelta simile si può spiegare con l'idea di voler evitare guai e contestazioni che, una volta fatta la lista, potrebbero finire con l'estrometterla dalla competizione elettorale, vanificando il lavoro fatto sino a quel momento. In questa sede, però, è lecito chiedersi se effettivamente Europa Verde - Verdi abbia l'esclusiva sull'uso della parola "Verdi" oppure no (fermo restando che, comprensibilmente, quel soggetto politico cerca in ogni caso di difendere ciò che ritiene proprio). 
Si è ricordato prima che la Federazione dei Verdi in passato ha parecchio combattuto per cercare di vedersi riconoscere l'uso esclusivo della parola Verdi, almeno fin da quando alle elezioni del 1992 erano spuntati nelle bacheche del Viminale i contrassegni dei Verdi-Verdi, dei Verdi Federalisti e via via verdeggiando. In quell'occasione i Verdi si opposero all'ammissione di quegli emblemi e in effetti anche il Viminale aveva invitato i depositanti a sostituire i contrassegni, visto che la parola "Verdi" era già in Parlamento legata al "sole che ride"; i rappresentanti di quelle formazioni, però, si rivolsero all'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione e i magistrati riammisero quei simboli. Per loro, la denominazione "Verdi", "sia per la acquisita riferibilità ad una vasta area politico-culturale trascendente l'ambito di singole organizzazioni partitiche sia, anche, per il fatto di essere stata utilizzata in passato contemporaneamente nelle denominazioni e nei contrassegni di distinti movimenti di ispirazione ambientalistica ed ecologistica postisi in concorrenza tra loro in diverse competizioni elettorali, deve essere ritenuta, allo stato, carente di specifica portata individualizzante intrinseca e di una propria rilevanza ai fini della caratterizzazione dei simboli e dei contrassegni elettorali"; in più, non c'erano altre somiglianze grafiche che potessero essere contestabili. In questo senso, è bene notare che il simbolo dei Verdi per l'Italia difficilmente potrebbe essere ritenuto confondibile con quello di Europa Verde: il fondo è di colore verde chiaro, ma al posto del girasole stilizzato e del sole che ride c'è una sagoma bianca dell'Italia racchiusa in un cuore verde stilizzato; in più, la parola "Verdi" ha un rilievo grafico assai minore e pure decentrato. 
Com'è noto, nuovi ricorsi della Federazione dei Verdi non hanno avuto fortuna, fino al 2004: in quell'anno il contrassegno della lista comune tra Verdi-Verdi e Verdi Federalisti pensata per le elezioni europee sopravvisse all'esame del Viminale e della Cassazione, ma non del Consiglio di Stato (cui si erano rivolti i Verdi, dopo aver visto bocciare il loro ricorso al Tar del Lazio). I giudici di palazzo Spada il 18 maggio, meno di un mese prima del voto, sostennero che "l’apposizione in primo piano, all'interno del contrassegno delle liste appellate, di segni grafici (p. es. espressione letterale 'verdi' nel carattere e nella forma utilizzati; colore giallo in campo verde, simboli grafici stilizzati) è idonea a produrre confusione nell'elettore medio, richiamando simboli tradizionalmente associati alla formazione politica dell’appellante": il collegio impose di ingigantire la "pulce" della lista Abolizione scorporo (per evitare la confondibilità e valorizzare l'esenzione dalla raccolta firme ottenuta col "prestito" di quell'emblema), ma il contrassegno rimase. Nel 2006, grazie a quel precedente, i Verdi contestarono il nuovo emblema unitario degli "altri" Verdi e allora l'Ufficio elettorale centrale nazionale diede loro ragioneal di là delle differenze esistenti, "i due simboli [...] appaiono identicamente connotati dalla parola 'Verdi' riprodotta, su entrambi, con la medesima collocazione e identico carattere grafico, in un cerchio tagliato, a pari distanza dal centro, da due linee parallele, al cui interno la parola è inserita", dunque secondo l'interpretazione delle disposizioni "in termini di diritto vivente" si doveva dire che "la riproduzione, nel simbolo, della parola 'Verdi', con la specifica collocazione e composizione grafica di cui sopra, in quanto tradizionalmente riferibile al partito ricorrente, ha assunto carattere identificativo dello stesso [...]. Con la conseguenza che la riproduzione della parola stessa, in un contesto grafico assai similare per quelli che sono i profili di più immediato impatto visivo, effettivamente realizza quella potenzialità di inganno dell'elettore che ne comporta il divieto".
Sicuramente dopo quella decisione - di cui si prende atto, senza commento - la parola "Verdi" è più tutelata rispetto al passato; non sfugge tuttavia che anche in quel caso i giudici hanno insistito sulla collocazione, sul carattere e sulla "composizione grafica" della parola "Verdi", mentre - lo si deve ammettere - per i Verdi per l'Italia non potrebbe in alcun modo riscontrarsi un uso visivo "tradizionalmente riferibile" a quello fatto dalla Federazione dei Verdi e a Europa Verde. Resta da dire di un importante passaggio citato nella diffida, vale a dire l'iscrizione di Europa Verde - Verdi (e, fin dal 2014, della Federazione dei Verdi) nel Registro dei partiti politici: ciò comporterebbe, tra l'altro, l'applicazione dell'art. 3, comma 1 del decreto-legge n. 149/2013 (la fonte che ha dettato in Italia le prime norme di "democrazia interna" relative ai partiti), in base al quale, tra l'altro, "[i]l simbolo del partito e la denominazione, anche nella forma abbreviata, devono essere chiaramente distinguibili da quelli di qualsiasi altro partito politico esistente". La disposizione si applica certamente ai partiti che chiedono la registrazione e non alle liste civiche locali, anche legate a comuni "superiori", tuttavia mette sicuramente su un piano di forza il partito "registrato" rispetto alle altre forze politiche. Anche quella disposizione, tuttavia, potrebbe non bastare a "blindare" l'uso elettorale della parola "Verdi": se il simbolo non fosse modificato, infatti, in sede di ammissione delle liste si potrebbe rilevare che non solo i contrassegni elettorali sarebbero ben diversi tra loro (lo si è già detto), ma anche i nomi "Europa Verde - Verdi" (declinato sul piano locale) e "Verdi per l'Italia" non sarebbero così simili. O, almeno, non sarebbero meno "chiaramente distinguibili" di quanto non lo siano tra loro i nomi di partiti già regolarmente registrati, quali Alternativa popolare e dei Popolari per l'Italia, oppure ancora Alternativa popolare e Alternativa (proprio ieri inserita nel registro dei partiti).
Detto tutto questo, la scelta di un altro nome toglierebbe ogni rischio di vedersi bocciare la lista, almeno per queste ragioni: sta ovviamente ai promotori delle candidature scegliere se conservare il nome speso finora e rischiare, oppure cambiare nome e riprendere a lavorare per consolidare quello. La vicenda, in ogni caso, meritava di essere approfondita a dovere.

venerdì 11 febbraio 2022

Alla Camera nasce la componente di Europa Verde (e si parla di nuovo di esenzione dalla raccolta firme)

Il gruppo misto della Camera dei deputati in questo periodo appare molto simile a un crogiuolo, che contiene materiale fuso, fluido, dal quale si possono forgiare nuove entità, in questo caso nuove componenti. Dopo l'annuncio della nascita di Manifesta, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione comunista - Sinistra europea, dato in aula tre giorni fa, questa mattina la seduta si è aperta con un nuovo annuncio, dato questa volta dal vicepresidente di turno Fabio Rampelli: a sorgere, questa volta, è la componente politica Europa Verde - Verdi Europei, la cui formazione è stata chiesta il 9 febbraio ed è stata autorizzata dalla Presidenza della Camera ieri. Anche di quest'articolazione fanno parte quattro tra deputate e deputati, che hanno in comune - di nuovo - l'elezione sotto le insegne del MoVimento 5 Stelle: 
Cristian Romaniello (indicato come rappresentante della componente e vicepresidente del gruppo misto), Elisa Siragusa, Paolo Nicolò Romano e Devis Dori (nel proprio testo pronunciato in aula, Rampelli ha precisato - fatto piuttosto insolito, salvo errore - che gli ultimi due deputati nominati provengono rispettivamente dalla componente Alternativa e dal gruppo Liberi e Uguali).
Il caso di cui si parla ora non è del tutto assimilabile all'ultimo visto, anche se si fonda sulle stesse norme di diritto parlamentare già passate in rassegna molte volte. La nuova componente, in particolare, è stata autorizzata sulla base dell'art. 14, comma 5 del Regolamento, che consente la formazione di una componente politica di almeno tre tra deputate e deputati, purché costoro "
rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". In questo caso, il soggetto politico che ha partecipato alle ultime elezioni politiche è la Federazione dei Verdi, che aveva inserito una miniatura del proprio simbolo all'interno del contrassegno della lista Italia Europa Insieme, accanto alle "pulci" del Partito socialista italiano e di Area civica (oltre che al rametto di Ulivo richiamato in modo leggerissimo).
Si ricorderà che già in passato - con riferimento ovviamente a questa legislatura - la Federazione dei Verdi ha consentito la nascita di una componente politica del gruppo misto, vale a dire Facciamo Eco, autorizzata a marzo dello scorso anno. Alla metà di luglio, tuttavia, sempre la Federazione dei Verdi (anzi, più esattamente Europa Verde, soggetto politico che rappresenta la continuità giuridica dei Verdi e che ha la disponibilità dei suoi segni distintivi) ha scelto di revocare l'uso del simbolo alla componente: coloro che erano parte della componente hanno così deciso di scioglierla direttamente (prima che fosse rilevato il venir meno della rappresentanza di un partito titolato a costituirsi in componente), salvo poi unirsi all'articolazione formata dal Maie e dal Psi, aggiungendo il loro nome alla componente all'inizio di agosto.
Tornando all'articolazione del gruppo misto appena nata, questa volta non c'è un soggetto politico nato all'interno della Camera che ha avuto bisogno dell'avallo di una forza politica esterna ma titolata a formare la componente: qui è direttamente la forza politica esterna ad aver formato un proprio raggruppamento a Montecitorio, costituito da propri iscritti. La pagina Fb di Europa Verde, infatti, segnala che le quattro persone che hanno presentato la richiesta "già avevano formalizzato l'iscrizione a Europa Verde": si allunga dunque l'elenco di persone elette con il MoVimento 5 Stelle che hanno aderito a Europa Verde, dopo soprattutto Eleonora Evi, europarlamentare e dall'estate scorsa co-portavoce - con Angelo Bonelli - di Ev. Vale giusto la pena precisare che, benché formalmente il diritto di formare la componente spettasse alla Federazione dei Verdi e non a Europa Verde (sorta nel 2019 come associazione che ha presentato liste alle elezioni europee), un rapido sguardo alla pagina del Registro dei partiti politici conferma che la Federazione dei Verdi con debite modifiche statutarie si è trasformata nella Federazione "Europa Verde - Verdi", per cui si tratta dello stesso soggetto giuridico-politico che poteva chiedere e ottenere la formazione della componente, sussistendone le condizioni.

La notizia della creazione della componente è certamente rilevante per chi studia il diritto parlamentare o ne è incuriosito. C'è però un'altra notizia altrettanto significativa, che merita di essere già ora considerata con attenzione, anche se la nascita delle ultime due componenti non dovrebbe avere effetti da questo punto di vista. Tra gli emendamenti presentati al disegno di legge di conversione del "decreto milleproroghe" (A.C. n. 3431), in discussione presso le commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera, ce ne sono alcuni che vorrebbero prevedere nuove ipotesi una tantum di esenzione dalla raccolta delle firme per le forze politiche con qualche forma qualificata di rappresentanza parlamentare (estendendo, ovviamente, il regime attuale che esonera dalla ricerca delle sottoscrizioni solo le forze politiche costituite in gruppo parlamentare in entrambe le Camere dall'inizio della legislatura). Si tratta, in particolare, di sei emendamenti che in un primo tempo erano stati ritenuti inammissibili, ma il 1° febbraio sono stati riammessi e saranno discussi nelle prossime sedute (in quella di ieri si è deciso di accantonarli): essi puntano ad aggiungere un comma all'art. 19 del d.l. n. 228/2021 (cioè il "milleproroghe") - con cui si sono prorogate le disposizioni sulle modalità operative, precauzionali e di sicurezza in materia elettorale per applicarle anche alle ultime suppletive - oppure a introdurre subito dopo un art. 19-bis, da collocare lì per ovvia vicinanza della materia. 
Chi in questi giorni ha evidenziato la presenza di questi emendamenti ha fatto notare che la discussione sull'esenzione dalla raccolta firme questa volta è iniziata molto prima del consueto, visto che di solito a operazioni simili (di esenzione o riduzione sensibile del numero di sottoscrizioni necessarie) si è provveduto sul finire della legislatura, grazie a decreti-legge o addirittura a disposizioni di natura finanziaria dal calendario "a tappe forzate" (visto come corsia preferenziale). Le cose in effetti stanno così, ma non è così strano e, anzi, è una buona notizia: il Codice di buona condotta in materia elettorale adottato nel 2002 dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (c.d. "Commissione di Venezia", organo legato al Consiglio d'Europa) stigmatizza le modifiche alle norme elettorali che intervengano meno di un anno prima dalla data del voto (punto n. 65), soprattutto per quanto riguarda "gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni". Posto che, da questo punto di vista, l'Italia si è dimostrata assai inadempiente (con riguardo alle elezioni del 1994 - anche se, essendo anticipate, non erano del tutto prevedibili - a quelle del 2006 e del 2018, benché nell'ultimo caso abbia pesato la sentenza n. 35/2017 della Corte costituzionale su alcune disposizioni dell'Italicum approvato nel 2015), formalmente l'esenzione dalla raccolta firme non è parte degli "elementi fondamentali del diritto elettorale" citati prima; di certo però è un elemento molto rilevante. Discutere ora delle ipotesi di esonero consentirebbe di determinare con ragionevole anticipo (di circa un anno) sulla data del voto quali forze politiche dovranno raccogliere le firme; questo, ovviamente, non esclude che - complice anche la riduzione dei parlamentari - nei prossimi mesi si discuta di significativi ritocchi alla legge elettorale, anche se "fuori tempo massimo" in base a quanto si è visto prima.
Tornando agli emendamenti, è significativo e - lo si conceda - illuminante collegare gli effetti di ciascuno di essi alla situazione delle forze politiche dei proponenti. In particolare, l'emendamento 19.3 a firma di Maurizio Lupi (
Noi con l'Italia) propone, "in considerazione della situazione epidemiologica da COVID-19, al fine di prevenire i rischi di contagio nonché di assicurare il pieno esercizio dei diritti civili e politici", di estendere l'esenzione prevista una tantum dalla legge n. 52/2015 (l'Italicum) e già applicata alle elezioni del 2018 (esentando coloro che disponevano almeno di un gruppo parlamentare in un ramo del Parlamento al 15 aprile 2017, data ritoccata rispetto al 1° gennaio 2014 originariamente previsto) anche alle prime elezioni successive all'entrata in vigore della norma, peraltro ampliandola anche ai partiti o gruppi "costituiti in gruppo parlamentare, o in una componente del gruppo misto, in almeno una delle due Camere all'inizio della legislatura in corso". Secondo questa soluzione, oltre a MoVimento 5 Stelle, Partito democratico, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia (e ai partiti rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano ottenuto almeno un seggio alle ultime elezioni politiche: stavolta, Svp-Patt e Union Valdôtaine), sarebbero esenti Liberi e Uguali (in virtù del gruppo alla Camera, autorizzato quasi subito, e in ogni caso delle componenti create alla prima occasione disponibile), Noi con l'Italia (guarda caso), +Europa, Psi, probabilmente l'Udc e il Partito sardo d'Azione (se riuscissero a far valere il fatto che il loro nome fa parte dall'inizio delle denominazioni dei gruppi di Fi e Lega al Senato) e quasi certamente Civica popolare, Centro democratico, Maie e Usei (visto che le componenti sono sorte pochi giorni dopo).
Gli emendamenti 19.2 e 19.05, presentati da Riccardo Magi (+Europa) ed Enrico Costa (Azione) mirano - rispettivamente aggiungendo un comma all'art. 19 o prevedendo un art. 19-bis - estendere l'esenzione dalla raccolta firme ai soggetti politici 
"costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 15 settembre 2021 o che nelle precedenti elezioni politiche abbiano ottenuto almeno un seggio con un proprio contrassegno". Se si guarda ai gruppi, risulterebbero esenti (oltre ai cinque partiti e alle due forze di minoranze linguistiche visti) Coraggio Italia, Italia viva, Liberi e Uguali e forse il Psd'az (come visto prima). A questi si dovrebbero aggiungere le forze che hanno eletto "almeno un seggio con un proprio contrassegno", frase che porta con sé qualche problema di interpretazione: posto che si fanno ovviamente rientrare in questa categoria i partiti che hanno eletto persone candidate nei collegi uninominali, non è chiaro se con "contrassegno" ci si riferisce al contrassegno di lista (per cui l'esenzione vale per un'unica forza politica, anche se il contrassegno era composito) oppure ai singoli simboli contenuti nel contrassegno (dunque "moltiplicando" l'esenzione per tutte le forze politiche visibilmente contenute nei contrassegni e che siano riuscite a eleggere almeno un loro candidato). In quest'ultima ipotesi, dell'esonero fruirebbero Udc (anche a non voler riconoscerle un gruppo parlamentare), Noi con l'Italia, +Europa (ovvio), Centro democratico, Psi, ma anche Alternativa popolare e Centristi per l'Europa.
Resta da dire degli emendamenti 19.4, 19.06 e 19.07, presentati da Felice Maurizio D'Ettore e Marco Rizzone (Coraggio Italia). Il primo e l'ultimo intendono esentare le forze politiche che al 31 dicembre 2021 disponevano di un gruppo parlamentare almeno in una Camera: oltre ai "magnifici sette" già ricordati sopra, non dovrebbero raccogliere le firme Coraggio Italia (chiaro...), Italia viva, Liberi e Uguali e forse (se si considera la loro presenza nei nomi dei gruppi al Senato) Udc, Psi e Psd'az. L'emendamento centrale, invece, aggiunge a questi soggetti quelli che alle ultime elezioni politiche hanno ottenuto "almeno un seggio con un proprio contrassegno". Di fatto si tratta dello stesso emendamento presentato da +Europa e Azione: è vero che quest'ultimo indica come data il 15 settembre 2021 mentre Coraggio Italia propone il 31 dicembre dello stesso anno, ma non esistono gruppi che si siano formati o siano cessati in quel periodo, tali dunque da coprire un arco diverso di forze politiche.
Restano invece esclusi dal beneficio dell'esenzione in base a tutti gli emendamenti i soggetti politici che hanno costituito componenti durante la legislatura senza trasformarle in gruppo (Azione, Radicali italiani, Europa verde, Alternativa, Rinascimento, Alleanza di centro, Italexit, Europeisti, Potere al popolo!, Partito comunista, Noi di centro, etc.), per non parlare ovviamente del gruppo dalla vita più breve della storia, vale a dire Cal (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Italia dei valori, durato solo un giorno al Senato tra il 27 e il 28 gennaio 2021. Queste riflessioni, ovviamente, non tengono conto di eventuali altre proposte di modifica che dovessero essere presentate in seguito; su questi emendamenti il governo non ha mosso obiezioni e risulta essersi rimesso al parere dell'aula, quindi la partita è aperta.
Vale la pena aggiungere, infine, che tra gli emendamenti che gravitano intorno all'art. 19 del decreto "milleproroghe" ce ne sono tre di Italia viva sulle elezioni dei parlamentari della circoscrizione Estero (con varie norme procedimentali) e uno - il 19.1 - a doppia firma Magi-Costa che cerca di riproporre - dopo la bocciatura "da pareggio" di un testo analogo discusso in sede di conversione del "decreto Pnrr" - la possibilità di raccogliere le firme a sostegno delle liste delle elezioni politiche "anche su documento informatico, sottoscritto con firma elettronica qualificata" (consentendo dunque anche l'uso dello Spid). Si tratterebbe di una novità oggettivamente dirompente per la raccolta firme delle elezioni politiche - come lo è stato per alcune delle richieste di referendum che la Corte costituzionale sta per valutare, dopo l'emendamento a prima firma Magi, preparato da Mario Staderini - almeno per le forze politiche che sceglieranno di avvalersi di quello strumento. Non si tratta di una strada priva di problemi (oltre alla sicurezza, c'è la questione per niente trascurabile dei costi legati alla tecnologia da utilizzare), ma questa è probabilmente l'ultima occasione seria e consistente per introdurre questa novità. Non sembra opportuno perdere la possibilità di rifletterci sopra.

sabato 17 luglio 2021

Europa Verde - Verdi: "Via il simbolo alla componente Facciamo Eco"

Nemmeno una settimana fa, nel dare notizia dell'evoluzione della Federazione dei Verdi nel nuovo soggetto politico Europa Verde - Verdi, ci si era interrogati sul destino della componente politica del gruppo misto alla Camera Facciamo Eco, nata a marzo grazie al sostegno (determinante) del partito del Sole che ride. Si pensava che entro qualche giorno 
il nome della compagine potesse cambiare, inserendo al suo interno anche il riferimento a Europa Verde per rendere visibile pure nelle aule parlamentari l'evoluzione del progetto politico. Non sarà così, anzi, almeno per ora il riferimento ai Verdi sparirà proprio dall'aula di Montecitorio: due giorni fa, infatti, la direzione nazionale di Europa Verde - Verdi ha deciso all'unanimità di revocare la concessione del simbolo della Federazione dei Verdi alla componente parlamentare. Che, evidentemente, è destinata a cessare alla prima seduta utile, a meno che un'altra forza politica che ha partecipato alle elezioni del 2018 le consenta di "sopravvivere". 
Vale giusto la pena richiamare in breve l'inizio di questa storia. La componente del gruppo misto 
Facciamo Eco era nata lo scorso 10 marzo ad opera dei deputati Rossella Muroni (eletta in Leu), Alessandro Fusacchia (eletto in +Europa) e Lorenzo Fioramonti (eletto nel M5S). Questa si era potuta costituire, tuttavia, solo grazie all'apporto dei Verdi, in quanto forza politica presentatasi alle ultime elezioni politiche con il proprio simbolo visibile sulla scheda elettorale (sia pure all'interno delle liste Insieme Italia Europa). Il regolamento della Camera, all'art. 14, comma 5, consente la formazioni di componenti politiche interne al gruppo misto, purché siano composte da almeno dieci membri, senza che sia richiesta alcuna omogeneità politico-partitica; si fa eccezione alla regola permettendo il sorgere di componenti con almeno tre membri, purché questi appartengano a minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione oppure - ed è il caso più frequente - "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". 
Sulla base di questa disposizione (e visto il modo piuttosto generoso in cui essa è stata finora interpretata), la Federazione dei Verdi - che allora aveva come co-portavoce Elena Grandi e Matteo Badiali - aveva stretto un rapporto di collaborazione con i tre membri originari della componente, concedendo loro l'uso del proprio simbolo e, soprattutto, acconsentendo a dirsi rappresentata alla Camera dai membri della componente. Se il simbolo dei Verdi, in particolare il sole che ride, era a disposizione della compagine fin dall'inizio, alla sua nascita Facciamo Eco era soprattutto un'etichetta, senza una resa grafica precisa, anche se erano stati individuati due colori (verde e viola) usati come elemento visivo ricorrente nei materiali e nei contenuti diffusi. Il 26 marzo, sulla pagina Facebook della componente - alla quale avevano aderito fin dall'inizio anche i deputati Andrea Cecconi e Antonio Lombardo (entrambi eletti nel MoVimento 5 Stelle) - era apparsa una grafica tinta degli stessi colori, con "Facciamo" viola in alto ed "Eco" verde subito sotto, molto evidente e con due elementi curvilinei alle estremità per dare l'idea dell'eco acustica che si propaga. In più di un'occasione i membri della componente hanno accostato il loro nome principale a quello dei Verdi, senza far pensare che ci fossero problemi in questo senso.
Proprio ieri, invece, una comunicazione a iscritte e iscritti dei due freschissimi co-portavoce di Europa Verde - Verdi, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi (eletti una settimana fa all'assemblea costituente della forza politica), ha fatto capire che alcuni problemi, nemmeno tanto lievi, erano invece sorti ed erano tali da richiedere un intervento deciso. Se i Verdi avevano accettato di farsi rappresentare in Parlamento da Facciamo Eco (concedendo all'unanimità l'uso del proprio simbolo) "
nella prospettiva di un processo politico unitario e di una positiva collaborazione politico-programmatica", scorrendo la deliberazione della direzione nazionale di Europa Verde - Verdi si apprende di "crescenti divergenze politiche e programmatiche rispetto alla posizione da assumere nei confronti del Governo Draghi". 
Per dirla in poche parole, il consiglio federale dei Verdi il 22 maggio aveva scelto di collocare il partito all'opposizione del governo guidato da Mario Draghi, pur avendo inizialmente "accolto con speranza l’avvento del governo Draghi e le promesse sulla transizione ecologica". Promesse che, a detta dell'organo collegiale dei Verdi, non sarebbero state mantenute, sotto vari piani: nella deliberazione si segnala innanzitutto che la relazione al Pnrr prevede "l'aumento delle spese militari e la richiesta di fondi sul ponte sullo Stretto di Messina" (due punti incompatibili "con la storia del movimento ecologista e pacifista italiano"), eppure i membri della componente si sono astenuti sul punto, così come sull'intero Pnrr "che non rispetta gli obiettivi sul clima" (perché "sottrae risorse al trasporto pubblico, alla depurazione, alla mobilità elettrica, alle rinnovabili, favorendo ancora le fonti fossili, alla lotta allo smog, alle bonifiche dei siti inquinati, agli asili nido e all'imprenditoria femminile"), mentre la componente avrebbe addirittura votato a favore del fondo complementare del PNRR "che finanzia l'Alta velocità nel sud a discapito degli investimenti sui treni regionali, che al 50% ancora oggi sono alimentati a gasolio". 
Europa Verde - Verdi contesta poi al governo Draghi il parere favorevole dato alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina ("un’opera che verrebbe realizzata in un'area ad alta sismicità e che sarà finanziata dal governo utilizzando le risorse che si sono liberate da quelle opere finanziate dai fondi del Recovery Plan"), così come la presentazione di "riforme in campo ambientale come il 'd.l. semplificazioni' che diminuiscono le tutele e rinunciano ad investire sui controlli ambientali" e il rifinanziamento della marina militare libica, mentre "la guardia costiera libica è accusata di torture ai danni di migranti e molti video documentano le atrocità commesse". Una stoccata è diretta anche al ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, il quale avrebbe riaperto "discussioni chiuse dai referendum popolari come quella sulla realizzazione delle centrali nucleari, o autorizzando nuove trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, frenando gli investimenti sulla mobilità elettrica ritenuta dal ministro non conveniente almeno fino ai prossimi dieci anni nel nostro paese andando in controtendenza a quello che accade in tutto il mondo che investe nell’auto elettrica" 
Insomma, per Europa Verde - Verdi il partito non può certo sostenere Draghi, ma deputate e deputati della componente Facciamo Eco - Verdi sarebbero stati indisponibili ad "assumere una collocazione politica all’opposizione del governo Draghi che non può limitarsi alla semplice critica come invece proposto" da Rossella Muroni. Europa Verde - Verdi ha preso atto di ciò, riconoscendo libertà e autonomia ai membri della componente ma rivendicando lo stesso per sé.
La situazione, già delicata sul piano parlamentare, sarebbe acuita dal non aver riscontrato "alcuna disponibilità da parte della componente parlamentare" al sostegno di liste di Europa Verde - Verdi o alla formazione di "liste verdi ecologiste e civiche comuni per le prossime elezioni amministrative e regionali". I vertici dei Verdi, che avrebbero dato vita in seguito a Europa Verde - Verdi, già dallo scorso novembre - come si legge sempre nel deliberato della direzione nazionale - avrebbero chiesto più volte a Rossella Muroni "di cooperare insieme per costruire una lista Verde, ecologista, civica e femminista per le prossime elezioni di Roma Capitale", mentre lei a fine giugno avrebbe comunicato alla Federazione dei Verdi "che la componente Facciamo Eco-Federazione dei Verdi non si sarebbe occupata di elezioni amministrative". Una posizione considerata "contradditoria e opposta a quella realmente praticata", in base alle notizie riportate dal Pd Roma e da altre forze politiche, in base alle quali proprio Muroni starebbe "partecipando attivamente e in prima persona alle riunioni per la costruzione di una lista civica ecologista concorrente alla lista di Europa Verde - Verdi all’interno della coalizione a sostegno del candidato sindaco di Roma Roberto Gualtieri": ciò avrebbe creato "non poco stupore", facendo concludere che "il simbolo dei Europa Verde-verdi non può essere concesso per favorire liste concorrenti e contrapposte alle elezioni amministrative". 
Il fatto stesso, infine, che nell'ultima newsletter della componente parlamentare si sia espressa la volontà di darsi "una struttura ben definita, con l’obiettivo, entro la fine dell’anno, di iniziare ad essere presenti anche fuori dal Parlamento", con la costruzione di "una rete di tante realtà che condividano la nostra agenda e i nostri valori", è stato ritenuto da Europa Verde - Verdi "esplicitamente divaricante rispetto all’iniziale prospettiva di un processo politico unitario, pur nella reciproca autonomia". 
Il documento approvato dunque parla di "comune decisione" (non è chiaro se ci si riferisca solo ai componenti della direzione nazionale di Europa Verde - Verdi, a interlocuzioni con i Verdi Europei o se la decisione sia stata condivisa pure da Facciamo Eco) di sospendere fino alle elezioni amministrative la costruzione del percorso unitario. Sulla base di ciò, la direzione di Europa Verde - Verdi ha deciso all'unanimità "di revocare la concessione del simbolo della Federazione dei Verdi, oggi nella disponibilità di Europa Verde-Verdi che ne rappresenta la continuità giuridica, alla componente parlamentare Facciamo Eco"; questo non fa venir meno l'auspicio affinché si lavori per creare "subito dopo le elezioni amministrative, come comunemente deciso anche con i Verdi Europei, le condizioni di un lavoro comune, che possa rendere nuovamente possibile una proficua e rinnovata collaborazione anche in Parlamento".
Al di là dell'auspicio, va rilevato che quando il rappresentante di Europa Verde - Verdi (Bonelli o Evi, ma più probabilmente il tesoriere e legale rappresentante Francesco Alemanni) comunicherà alla Presidenza della Camera la revoca del simbolo alla componente Facciamo Eco, che non rappresenta più la Federazione dei Verdi, la citata componente non avrà più ragione di esistere proprio per il venir meno del "requisito della rappresentanza di un partito o movimento politico richiesto ai sensi dell'articolo 14 comma 5, secondo periodo, del Regolamento". Questo era stato scritto sul sito della Camera a proposito della cessazione - il 17 dicembre 2019 - della componente Cambiamo - 10 volte meglio: quest'ultima forza politica (presente alle ultime elezioni solo in poche circoscrizioni e senza alcun proprio rappresentante in Parlamento) nel maggio del 2019 aveva dichiarato di sentirsi rappresentata dalla componente (che all'inizio si chiamava Sogno Italia) e poi aveva ritirato la dichiarazione di rappresentanza, comportando la cessazione della componente (e causando le proteste di chi, come il costituzionalista Salvatore Curreri, riteneva pericoloso che a decidere sul sorgere o sulla "fine" di un'articolazione parlamentare fosse un soggetto politico del tutto esterno alle Camere), mentre i suoi membri residui qualche settimana dopo avrebbero aderito alla componente ridenominata "Noi con l'Italia - Usei - Cambiamo! - Alleanza di centro".
Facciamo Eco, dunque, sembra destinata alla consunzione. Quel nome potrebbe non sparire però dalla vita e dai resoconti della Camera se un'altra delle forze politiche che hanno partecipato alle elezioni politiche del 2018 con il loro simbolo - anche all'interno di altri contrassegni, anche solo in poche circoscrizioni - accettasse di dirsi rappresentata da Facciamo Eco e mettesse a disposizione, insieme al proprio simbolo, la possibilità di costituirsi in componente politica del gruppo misto conferita dal regolamento. Ben difficilmente, tuttavia, questo potrebbe far sopravvivere la componente che oggi esiste: è molto più probabile che di questa si dichiari la cessazione e che il Presidente della Camera autorizzi subito dopo il sorgere di una nuova componente (grazie all'apporto di una diversa forza politica) sulla base della richiesta pervenutagli. 
Il precedente - non identico, ma con alcuni elementi di somiglianza - su cui si poggia quest'idea ha riguardato, nella scorsa legislatura, la compagine di Alternativa libera, formata da deputate e deputati che avevano ottenuto l'elezione nel MoVimento 5 Stelle: sorta nel febbraio 2015 come componente "maggiore" formata da dieci membri e poi sopravvissuta, dopo alcune defezioni, grazie all'arrivo dei rappresentanti di Possibile (forza politica nata dopo le elezioni del 2013, dunque senza facoltà di costituire una propria componente), una volta scesa sotto la consistenza minima richiesta dal regolamento è stata dichiarata cessata il 20 marzo 2017; lo stesso giorno, le cinque persone elette che si riconoscevano ancora in Alternativa libera hanno chiesto e ottenuto di formare una componente grazie al sostegno tecnico di Tutti insieme per l'Italia, al dichiarato scopo di non disperdere lo staff tecnico che aveva assistito la componente sino a quel momento. Nonostante questo, però, lo staff dovette comunque lavorare a fianco di una nuova componente, non potendosi evitare lo scioglimento di quella precedente poiché erano venute meno le condizioni per la sua permanenza in vita (cioè il numero minimo richiesto dal regolamento, che in ogni caso non ci sarebbe più stato dopo la scelta annunciata di Possibile di aderire al gruppo di Sinistra italiana). Anche in questo caso, se non altro per una questione di trasparenza e correttezza, ove un'altra forza politica concedesse a Facciamo Eco di esistere di nuovo come componente, sarebbe opportuno che quella nata grazie ai Verdi cessasse, per poi rinascere subito dopo con il supporto di un altro soggetto politico.
Proseguono dunque le meraviglie - per chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica tali sono - del gruppo misto della Camera, a dispetto delle proposte di modifica del regolamento che cercano di scoraggiare fenomeni simili, oltre a quello più generale del transfughismo (il cambio diffuso di casacca, detto in altre parole). Nonostante questo, non sarà così facile voltare pagina del tutto: se ne parlerà tra qualche giorno più nel dettaglio, analizzando la proposta di modifica al regolamento presentata dal Pd a fine giugno.

domenica 11 luglio 2021

Europa Verde, da lista a forza politica (evoluzione dei Verdi)

Di solito le liste presentate alle elezioni europee da più forze politiche, 
bisogna ammetterlo, non godono di grande fortuna nel medio periodo, figurarsi nel lungo: spesso non superano lo sbarramento del 4%; quando ci riescono, di frequente si rivelano fusioni a freddo o semplici cartelli elettorali, destinati a far perdere le tracce di sé nel giro di qualche manciata di mesi (e a volte le cose non vanno benissimo nemmeno alle elezioni politiche: esemplare il caso di Liberi e Uguali, nata come lista comune, mai davvero diventata partito unitario a dispetto delle intenzioni proclamate e rimasta solo gruppo parlamentare alla Camera). C'è anche chi, invece, prova a scrivere un finale diverso alla propria storia: è il caso di Europa Verde, nata come lista per le elezioni europee del 2019 soprattutto per iniziativa della Federazione dei Verdi (in quanto soggetto membro del Partito verde europeo), ma che aveva unito anche l'impegno di altre forze politiche di sensibilità ambientalista e progressista, "nonché femminile e femminista", a partire da Possibile.
Ieri e oggi, infatti, si è tenuta a Chianciano Terme l'assemblea costituente della nuova forza politica, il cui nome esatto risulta essere Europa Verde - Verdi e che lo statuto appena approvato qualifica come "federazione" (per cui di fatto la forma organizzativa è rimasta la stessa già vista in passato nell'area "verde"); lo stesso statuto fissa la sede a Roma, in via Augusto Valenziani, 5 (la stessa indicata per la Federazione dei Verdi). Di fatto il nuovo soggetto politico si pone come confluenza delle due esperienze, quella quasi quarantennale della Federazione dei Verdi e quella biennale di Europa Verde. Più difficile, al momento, è dire quale procedimento giuridico sia stato effettivamente adottato, se cioè si sia di fronte davvero alla nascita di un nuovo soggetto giuridico-politico o, piuttosto, non si sia provveduto a modificare lo statuto (di fatto sostituendolo) con il nuovo testo elaborato da una commissione ad hoc. Sembra quasi che la seconda ipotesi sia più probabile (ma naturalmente, ove non fosse così, si provvederà a rettificare quanto prima), visto il post pubblicato sulla pagina Facebook nel primo pomeriggio di sabato: "L'Assemblea dei delegati della Federazione dei Verdi e i numerosi ospiti presenti, esponenti del mondo ambientalista civico e associazionista, presenti a Chianciano Terme hanno deciso: sarà Europa Verde-Verdi a ereditare dalla Federazione dei Verdi il lascito di Alex Langer e a portare in Italia quelle istanze ecologiste, europeiste, femministe e di solidarietà caratteristiche della formazione ambientalista".
Il simbolo adottato sabato è quasi identico a quello coniato in occasione delle elezioni europee di due anni fa; lo stesso, tra l'altro, che con poche modifiche è stato usato fin qui anche alle elezioni sul territorio anche dopo il voto per il Parlamento europeo, eleggendo anche consiglieri regionali. Si rivede dunque il cerchio a fondo verde chiaro, con il girasole adottato dall'European Green Party (riportato anche con il suo nome inglese, riferimenti che hanno permesso nel 2019 di evitare la raccolta firme) e il nome della forza politica subito sotto, con lo storico sole che ride al posto della "o" di "Europa"; unica differenza riguarda la parola "Verdi", aggiunta nella parte superiore a destra del fiore, accanto al bordo del cerchio (qui "Verdi" è proposto in un normalissimo carattere "bastoni", lo stesso usato per indicare i Verdi europei, senza richiamare in alcun modo le font usate in precedenza dalla Federazione dei Verdi). 
A Chianciano si è proceduto all'elezione delle principali cariche della nuova forza politica  "ecologista, europeista, solidale e femminista" (così si legge sulla pagina Facebook, che fino alla fine di gennaio era stata quella dei Verdi, per poi essere unita con quella - creata nel 2019 - di Europa Verde). Co-portavoce sono Eleonora Evi (eletta europarlamentare nel 2014 e nel 2019 con il MoVimento 5 Stelle, passata pochi mesi fa al gruppo verde/Ale e attiva nel progetto di Europa Verde da aprile) e Angelo Bonelli (già deputato verde nella XV legislatura e presidente della Federazione dei Verdi dal 2009 al 2018); in continuità con l'esperienza dei Verdi appare l'elezione a tesoriere (una conferma, di fatto) di Francesco Alemanni; co-presidenti del consiglio federale del partito sono invece Fiorella Zabatta (già componente dell'esecutivo nazionale dei Verdi) e Marco Boato (il cui lungo impegno come parlamentare prima radicale, poi verde è ben noto). Si mantiene dunque la doppia figura di guida del soggetto politico (praticata anche nel vertice del consiglio federale), per esprimere in pieno la parità di genere; è invece monocratica la figura del tesoriere o della tesoriera, anche perché la natura collegiale mal si concilia con le disposizioni in termini di rappresentanza legale.
Ieri è dunque iniziato ufficialmente il cammino di Europa Verde - Verdi. Si vedrà poi se, tra i primi atti, ci sarà anche l'approdo in Parlamento, con la modifica della denominazione della componente del gruppo misto Facciamo Eco - Federazione dei Verdi, magari in Facciamo Eco - Europa Verde - Verdi: in fondo è importante che all'interno del nome resti il riferimento al soggetto che ha partecipato in modo visibile alle elezioni del 2018 perché la componente possa continuare a operare e sarebbe sufficiente una comunicazione alla Presidenza della Camera di un soggetto di vertice di Europa Verde - Verdi per operare il cambiamento.

lunedì 3 agosto 2020

Europa Verde-Demos, liste composite per De Luca crescono

Qualcosa si era già anticipato nell'articolo di ieri: la coalizione che sosterrà la nuova candidatura di Vincenzo De Luca alle regionali in Campania sarà molto numerosa, ma probabilmente un po' meno di quanto si era ipotizzato alcuni giorni fa. Sarà per il monito lanciato da Ciriaco De Mita una settimana fa, durante la conferenza di presentazione della lista dei Popolari ("dieci liste per lo stesso risultato danno una sensazione di ammucchiata"), sarà che si era pensato anche un numero ben più alto di dieci formazioni (che avrebbero portato voti alla coalizione, ma di fatto li avrebbero dispersi, sottraendoli soprattutto al Pd che da tempo si lamenta di questa situazione), sta di fatto che nelle ultime manciate di ore il numero di liste sembra in effetti sfoltirsi, procedendo per accorpamenti. Alcuni di questi, peraltro, saranno visibili nei contrassegni di lista.
Tra gli emblemi compositi, uno degli ultimi a essere presentati è quello della lista che vedrà insieme Europa Verde e Demos - Democrazia solidale. Nel consiglio regionale uscente la componente ecologista è rappresentata da Francesco Emilio Borrelli, eletto nel 2015 nella circoscrizione di Napoli per la lista che i Verdi avevano presentato insieme a Davvero di Michele Ragosta e presidente del gruppo Campania libera. A livello regionale tuttavia è presente anche Demos, gruppo nato come associazione nel 2015 da una scissione di Per l'Italia (avendo come nomi più noti gli ex montiani Lorenzo Dellai, Andrea Olivero, Mario Marazzin e Mario Giro, nonché l'ex ministro Andrea Riccardi) e dal 2019 si è trasformato in un vero partito, presieduto dallo stesso Mario Giro e coordinata da Paolo Ciani, con le proprie radici nel cristianesimo sociale e assai vicino alla comunità di Sant'Egidio. Non a caso, la lista è stata presentata proprio presso la Scuola di lingua e cultura italiana di Sant'Egidio a Napoli, in una conferenza stampa il 28 luglio alla quale hanno partecipato Angelo Bonelli (coordinatore dell'esecutivo nazionale di Europa Verde) e Mario Giro. 
"Quest'intesa è importante sul piano culturale e politico - ha spiegato Bonelli - Si tratta di una novità politica, di un laboratorio che fa incontrare la giustizia ambientale e la giustizia sociale. Ecologia significa questo: dove c'è ingiustizia ambientale c'è ingiustizia sociale, le due cose sono collegate ed ecco perché quest'unione di due mondi per me è fondamentale, per la Campania che è luogo di grandi problemi ambientali e sociali e, se sapremo avere buoni risultati coi nostri candidati e le nostre candidate, anche su scala nazionale. I Verdi in Germania, nel land del Baden-Württemberg, governano già con la Cdu: costruire una visione nuova dell'ambientalismo nel nostro paese, che allarga lo sguardo e si coniuga con la giustizia sociale, può rappresentare un'occasione importante per l'Italia". "Spesso si pensa che in una società come la nostra, specie nei momenti di crisi, l'ecologia sia un lusso - ha aggiunto Giro - per noi invece è un'assoluta necessità. Demos è nata un anno e mezzo fa, abbiamo creato prima la rete umana dei vertici e abbiamo partecipato a varie consultazioni elettorali. Pensiamo che vada portata fino al livello nazionale l'espressione di tante sensibilità che vengono dal basso. Siamo abituati a batterci contro le disuguaglianze sulle persone: questa è una 'lista Laudato si', proprio perché mette insieme la lotta alle disuguaglianze e alle ingiustizie ambientali, di cui la Terra dei Fuochi è solo uno degli esempi".
Il percorso comune delle due forze politiche si traduce in un simbolo occupato per la maggior parte dal simbolo di Europa Verde (con la precisazione che si tratta del raggruppamento campano ecologista), mentre il segmento inferiore del cerchio è dedicato all'emblema di Demos, con il logotipo piccolo e bianco sul fondo color verde-acqua. A ben guardare, si deve riconoscere che si tratta di un contrassegno composito piuttosto ben congegnato, in cui l'accostamento cromatico è ben bilanciato e piuttosto gradevole. Il percorso citato, peraltro, riguarda anche la Liguria, dove tuttavia si utilizza un simbolo diverso: la parte superiore e prevalente è sempre di Europa Verde, ma a Demos è affidato più spazio e qui i colori si ribaltano (il fondo è bianco, il logo e le scritte sono color verde-acqua, lo stesso che tinge la conferenza che racchiude tutto il contrassegno; in più compare anche l'hashtag #laforzadelNOI che caratterizza il partito di Giro e Ciani). 
A proposito di contrassegni compositi e visto che si è citato Davvero, si può cogliere l'occasione per segnalare che, negli ultimi giorni, la lista che già era stata presentata come composta dal gruppo di Michele Ragosta e dal Partito animalista ha ampliato la propria composizione, includendo anche le candidature di Italia in comune. L'unione si vede anche sul piano grafico: gli animalisti ora sono al centro del contrassegno, con la loro fascia rossa che ha visto ridurre un po' il corpo della scritta, così da lasciare il posto in basso al fregio di Italia in comune, anche se nel segmento inferiore non c'è abbastanza spazio per mostrare per intero le "code" tricolori. Anche qui si è fatto il possibile per preservare un minimo di armonia della rappresentazione complessiva, anche se va detto che, rispetto al contrassegno di Europa Verde - Demos (che pure è interamente campito di colore), questo sembra assai più "affollato" e "pieno", il che era inevitabile con tre soggetti politici sviluppati in orizzontale. In ogni caso, lo sforzo di mantenere il decoro grafico emerge e va riconosciuto.