sabato 4 febbraio 2023

Lazio, simboli e curiosità sulla scheda

Com'è noto, il 12 e il 13 febbr
aio si voterà per il rinnovo dei consigli regionali di Lombardia e Lazio, oltre che delle presidenze delle rispettive giunte. La consuetanalisi dei simboli impiegati parte dal Lazio, che vedrà 5 persone contendersi la carica di presidente della giunta regionale, sostenute in tutto da 17 liste (anche se in un primo tempo le candidature erano 6 e le liste 19, come si vedrà). La scheda sarà di certo meno affollata di quella del 2018, quando le persone aspiranti alla guida della regione erano ben 9, per un totale di 19 liste.
Si procede dunque con la consuetanalisi dei simboli presentati, seguendo l'ordine sorteggiato per la circoscrizione provinciale di Roma. Occorre peraltro ricordare che la legge elettorale regionale del Lazio, pur non prevedendo più il "listino" regionale per i candidati alla presidenza, richiede ancora che questi ultimi siano contrassegnati da un proprio emblema, che dunque sarà anch'esso analizzato.


Sonia Pecorilli

1) P
artito comunista italiano

Il sorteggio ha indicato come prima candidatura quella di Sonia Pecorilli, infermiera e consigliera comunale Pci a Sermoneta. Si presenta sostenuta da una sola lista, appunto quella del Partito comunista italiano, rifondato nel 2016 e guidato a livello nazionale da Mauro Alboresi. Il simbolo, parente stretto di quello tradizionale del Pci, con la siglal di sotto dellbandiera rossa recante falce, martello e stella sovrapposta quella italiana e le aste scure (stavolta più virate al blu rispetto al passato), contrassegna tanto la candidatura regionale quanto le liste circoscrizionali. 

Francesco Rocca

L
a seconda candidaturalla presidenza della giunta regionale, in ordine di estrazione, è quella di Francesco Rocca, dimessosi dall'incarico di presidente della Croce Rossa Italiana (che deteneva dal 2013) proprio per partecipare a queste elezioni regionali come aspirante presidente per il centrodestra. Lo sostengono sei liste, i cui emblemi non lasciano ovviamente alcuna traccia nel simbolo legato alla candidatura presidente: la parte testuale ("Per il Lazio") è la stessa che aveva usato Nicola Zingaretti nel 2018 per la sua seconda corsa (quella di Stefano Parisi era "Lazio 2018"); la grafica invece è molto simile, con il fondo blu (più chiaro di quello di cinque anni fa) e una bandierina tricolore la cui asta è collocata proprio sopra la "i" di "Lazio".
 

2) Forz
a Italia

La prima formazione sorteggiata della coalizione di centrodestra è Forza Italia. presenza costante di quella compagine anche se molto più ridimensionata rispetto al passato. Il simbolo impiegato in quest'occasione è parente stretto di quello adottato alle ultime elezioni politiche, con la bandierina tricolore ridotta di dimensioni rispetto al passato per fare posto alla dicitura "Partito popolare europeo" (a quanto pare l'esigenza di marcare l'appartenenzal Ppe si è fattancora più intensa soprattutto dopo l'elezione di varie figure moderate, alla Gianfranco Rotondi, in quota Fdi); il riferimento a Berlusconi, sotto al tricolore, si è ingrandito, "stirato" in verticale (mancando la parola "presidente" al di sotto.
 

3) List
a civica Francesco Rocca presidente

Il secondo simbolo del centrodestra è quello più legato al candidato scelto: è infatti quello della Lista civica Francesco Rocca presidente, nella quale sono state inserite figure civiche (a Roma c'è anche l'ex direttrice generale della Rai Lorenza Lei) ed esponenti di forze politiche minori (tra queste Democrazia liberale, L'Italia del Meridione e la Dc-Grassi). Il simbolo ha la sagoma bianca della regione in campo rosso (oltre alle scritte bianche e a un piccolo tricolore sopral cognome). Le tinte sono simili a quelle che in passato hanno caratterizzato la lista Polverini, ma finiscono - più o meno involontariamente - per richiamare anche il rosso e il bianco del logo della Croce Rossa Italiana.

4) Leg
a per Salvini premier

Come terzo simbolo del centrodestra è stato sorteggiato quello della Lega per Salvini premieral suo secondo appuntamento elettorale regionale in Lazio (aveva esordito appunto nel 2018, visto che elezioni politiche e regionali laziali si erano svolte contemporaneamente). Questa volta sulle schede finisce proprio il simbolo ufficiale del partito (non quello rettangolare dello statuto, ovviamente, ma quello di uso comune), mentre nel 2018 al posto della parola "premier" era stato inserito un riferimento alla Regione Lazio; anche qui, come in Forza Italia, nessuno spazio per il nome del candidato presidente (e forse è un bene, perché sarebbe stato inserito "a forza").

5) Fr
atelli d'Italia

Non poteva mancare nella coalizione di centrodestra la forza politica che esprime la presidente del Consiglio: Fratelli d'Italia è il quarto simbolo della compagine che appoggia la candidatura di Rocca (lcapolista Romè l'ex eurodeputatRobertAngelilli, subito seguita dAntonio Aurigemma). Pure in questo caso, il partito ha schierato lo stesso contrassegno usato alle elezioni politiche nel 2018 e nel 2022 (e anche alle scorse regionali), dunque con il simbolo ufficiale di Fdi inserito in un altro cerchio blu e bianco, nel quale spicca in giallo sul fondo blu il nome di Giorgia Meloni. I partiti maggiori, quindi, hanno scelto di non spendere anche il nome del loro aspirante presidente regionale.

6) Unione di centro - Verde è Popol
are

Il nome (anzi, il cognome) di Francesco Rocca figura invece nel contrassegno della penultima delle cinque liste presentate a suo sostegno, quello che unisce Unione di centro e Verde è Popolare. Il contrassegno è decisamente dominato dagli elementi del simbolo dell'Udc, con lo scudo crociato che domina - ingrandito rispetto al solito - sul fondo azzurro, che lascia vedere in trasparenza le vele che furono del Ccd e (ancor più sotto) di Democrazia europea. Il riferimento a Rocca è stato inserito nella parte superiore (dove di solito sta il segmento rosso), mentre di Verde è Popolare, la formazione di Gianfranco Rotondi, Paola Balducci e Giampiero Catone, si vede solo il nome (in fondo, però, anche in quel simbolo c'è un accenno di scudo crociato...).

7) Noi moder
ati - Rinascimento Sgarbi

L'ultima lista della coalizione di centrodestra unisce Noi moderati (il cartello che alle elezioni politiche aveva unito Noi con l'Italia, Italial Centro, Coraggio Italia e Udc) e Rinascimento, partito che si riconosce nella leadership di Vittorio Sgarbi (che, non a caso, è anche il capolista di questa formazione a Roma). La struttura del simbolo, per fasce orizzontali, ricorda un po' quella della lista Rinascimento-Cambiamo messa in campo per le comunali di Roma nel 2021 a sostegno di Enrico Michetti: questo in fondo non stupisce, visto che le due liste hanno una certa continuità politica.
In questo c
aso, peraltro, si deve rilevare un dettaglio sicuramente di secondo piano, ma che non può sfuggire ai #drogatidipolitica. Sui file dei manifesti delle candidature e dei fac simile di scheda figura un simbolo (quello riportato accanto al paragrafo precedente), mentre nei materiali elettorali diffusi online c'è una versione differente dell'emblema (quella riportata qui a fianco). Quest'ultima dà più spazio ai nomi delle due forze politiche, riducendo quello destinato a Rocca nel segmento centrale bianco. Nella versione per manifesti e schede, poi, il nome del candidato è scritto con un carattere diverso e, soprattutto, il riferimento a Sgarbi è stato mantenuto grande (pur con la rinuncial grassetto): per questo, l'ombra della "i" finisce per debordare anche nella coroncina bianca che marca il contorno del contrassegno.

Rosa Rinaldi

8) Unione popol
are

Terza candidaturalla guida della regione è quella di Rosa Rinaldi, sottosegretarial lavoro nel secondo governo Prodi in quota Rifondazione comunista. Tuttora parte del Prc, è la candidata di Unione popolare, che dunque continua il suo cammino pur non essendo riuscita superare lo sbarramento del 3% alle ultime elezioni politiche (non era scontato: spesso gli insuccessi elettorali hanno portato all'abbandono di potenziali progetti politici unitari). Il simbolo - valido per la lista e per la candidaturalla presidenza - è quello presentato prima delle elezioni politiche (col nome e l'arcobaleno su fondo sfumato viola, senza il riferimento a Luigi De Magistris); capolista Romè Beatrice Gamberini (già candidata di Potere al Popolo! alle ultime suppletive al Trionfale); al terzo posto c'è la stessa Rinaldi, ma si trovano anche l'ex deputata Silvia Benedetti (M5S, poi Sogno Italia e Manifesta) e la precedente candidata di PaP alla presidenza della Regione, Elisabetta ("Lisa") Canitano.

Donatella Bianchi

Qu
arta candidaturalla guida della giunta regionale del Lazio è quella di Donatella Bianchi, già presidente del Wwf e nota per la sua lunga conduzione di Linea Blu su Rai1. La sostengono due liste e anche Bianchi ha scelto di distinguersi con un contrassegno che non contiene alcun riferimento alle forze politiche che la supportano. L'emblema, forse quello più curato (anche nei dettagli) tra quelli delle coalizioni, contiene la dicitura "Lazio 2023" e lsagoma della regione su fondo blu che, nella parte inferiore, contiene una stilizzazione del mare (quello che caratterizza parte della regione, ma che rimanda inevitabilmente anche a Linea Blu); nella parte superiore, un accenno di arcobaleno termina "a coda di rondine", seguendo in realtà il confine stilizzato del mare mosso.
 

9) Polo progressist
a di sinistra & ecologista - Civici per Bianchi presidente

Ora che il quadro elettorale del Lazio è completo, si può davvero dire - senza troppa tema di smentita - che il simbolo più confuso e meno riuscito graficamente (non si vuole offendere, ma è la realtà) è quello della lista Polo progressista di sinistra & ecologista - Civici per Bianchi presidente, che riunisce soprattutto Sinistra italiana e il Coordinamento 2050, promosso da Stefano Fassina e Loredana De Petris. Il problema sembra dato soprattutto dall'uso del carattere Stencil (poco adatto di per sé a un simbolo elettorale, per di più in profondo contrasto con il font molto più sottile alternato a questo) e per l'uso delle pezzature di vari toni di rosso e verde (volte certamente a richiamare la sinistra e la sensibilità ecologista) e delle tinte dell'arcobaleno, per giunta tutte marcate con un poco elegante contorno nero.

10) MoVimento 5 Stelle

La seconda lista in corsa sostegno di Donatella Bianchi è quella del MoVimento 5 Stelle: è stato infatti il suo presidente, Giuseppe Conte, a indicare Bianchi come aspirante guida della Regione Lazio. Il simbolo, identico a quello presentato alle ultime elezioni politiche, è lo stesso indicato dallo statuto come uno dei simboli ufficiali: al di sotto del nucleo centrale grafico del contrassegno c'è, su segmento rosso, il riferimento al 2050 (come anno dell'obiettivo della "neutralità climatica"). Capolista Roma è proprio Bianchi: ciò significa che quasi certamente la sua elezione in consiglio regionale è assicurata (anche se, in ipotesi, si classificasse terza tra le candidature alla presidenza) e che eventuali voti espressi solo scrivendo "Bianchi" accanto al simbolo del M5S saranno senza dubbio validi.

Alessio D'Amato

Quint
a e ultima candidaturalla presidenza della regione è quella di Alessio D'Amatoassessore uscente allsanità e integrazione socio-sanitaria della secondgiunta guidata da Nicola Zingaretti. Potrà contare sul sostegno di sette liste (il numero più alto di questo turno elettorale) e il suo contrassegno personale contiene la dicitura "Insieme per il Lazio" e la sagoma della regione blu, disegnata frottage (stessa scelta di Zingaretti nel 2018 nell list Per il Lzio, mallora il colore era verde) su fondo arancione. Non stupisca la scelta di non utilizzare il proprio nome sul simbolo, fatta del resto pure da Rocca e Bianchi: lo scopo principale, infatti, è non incentivare chi vota mettere la croce su quel simbolo, perché se questi poi non segnasse anche una delle liste (o praticasse il voto disgiunto) le singole forze politiche perderebbero voti preziosi. 

11) List
a civicD'Amato presidente

Il sorteggio ha collocato al primo posto della coalizione di centrosinistra (almeno a Roma) la formazione più vicinall'aspirante guida della regione, vale a dire lLista civicD'Amato presidente, guidata Roma dalla capogruppo uscente della lista Zingaretti Marta Bonafoni. Il simbolo è dominato dall'azzurro e dal verde (i colori che connotano la sua campagna elettorale) e dal riferimento al suo nome, di certo il più evidente tra quelli che compariranno sulle schede. Non passa del tutto inosservato nemmeno l'apostrofo rosso, che ricorda un po' quello dell'Ulivo (e poi il puntino sulla "i" dei Democratici).

12) Verdi e Sinistr
a - Europa Verde - Possibile

Il simbolo sorteggiato per secondo nella circoscrizione di Roma, tra le liste che appoggiano D'Amato, merita un po' più di attenzione e un esercizio di memoria. Il nome, Verdi e Sinistra, ricorda inevitabilmente l'Alleanza Verdi e Sinistra che ha corso alle politiche (e che corre in Lombardia). Si è però visto che Sinistra italiana sostiene Donatella Bianchi, dunque lo stesso simbolo era inutilizzabile. Europa Verde conquista così più spazio, mentre sotto spunta, in un segmentino color lampone pastello, il riferimento a Possibile. Il riferimento alla sinistra rimandall'esperienza cittadina di Sinistra civica ecologista, manche un po' a Sinistra ecologia libertà (il carattere non è identico, ma lo ricorda). Tra i candidati a Roma, oltre alla capolista Simona Saraceno (Ev) c'è pure Alessio Pascucci, già sindaco di Cerveteri (e in passato tra i fondatori di Italia in Comune con Federico Pizzarotti).

13) 
Azione - Italia viva

Terza lista sostegno di D'Amato è quella che unisce, proprio come alle elezioni politiche scorse, Azione e Italia viva: il contrassegno presentato, infatti, è proprio quello visto sulle schede di Camera e Senato nel 2022, contenente i simboli dei due partiti in miniatura (con tanto di riferimento ben visibile a Carlo Calenda e al gruppo europeo Renew Europe). Tra le figure candidate a Roma, oltre al capolista Federico Petitti "detto Petiti, Pettiti, Pettitti, Petti" (così da non perdere nessun voto di preferenza causa di errori di grafia; il candidato è sostenuto pure da Buona Destra), anche Luciano Nobili in terza posizione.

14) +Europ
a - Radicali italiani - Volt

A sostenere D'Amato c'è anche la lista formata da +Europa, Radicali italiani e del movimento paneuropeo Volta Roma il capolista è il consigliere regionale uscente Alessandro Capriccioli, eletto nel 2018 proprio con +E. Il contrassegno è denominato dal simbolo di +Europa, che nella parte inferiore gialla (senza più il riferimento a Emma Bonino e senza il ritocchino tridimensionale pensato da Stefano Gianfreda per le elezioni politiche) contiene le miniature dei simboli di Volt e di Radicali italiani: questa, tra l'altro, è una delle pochissime occasioni in cui la rosa di Ri (mutuata dal vecchio simbolo dei Riformatori creato dAurelio Candido) finisce sulle schede elettorali (la si vide, ad esempio, alle comunali di Roma del 2008).

15) P
artito democratico

La quinta lista su cui potrà contare l'assessore regionale alla salute uscente è quella del Partito democratico, cioè la forza politica cui lo stesso Alessio D'Amato appartiene. Il simbolo è una variazione di quello ufficiale, con il logo di Nicola Storto leggermente ridotto di dimensioni per fare spazio - nella parte inferiore del cerchio - a un segmento verde con il riferimento al cognome del candidato presidente, scritto esattamente con lo stesso carattere (apostrofo rosso incluso) della sua lista civica personale. Il capolista Roma è il vicepresidente uscente Daniele Leodori.

16) DemoS - Democr
azia solidale

Sesta lista della coalizione di centrosinistra è quella di Democrazia solidale, in continuità con l'esperienza di Centro solidale che nel 2018 aveva eletto Paolo Ciani (poi consigliere comunale a Roma e oggi deputato, oltre che segretario nazionale di DemoS). Il simbolo è raccolto nella parte superiore del cerchio (con il monogramma bianco e il nome abbreviato verdino su fondo verde acqua), mentre nella parte inferiore è stato inserito il riferimento al candidato presidente (con l'apostrofo rosso, ma stavolta con un altro carattere). Capolista è l'oncologo Giacomo Moscati, che a novembre era subentrato a Ciani in consiglio dopo le sue dimissioni.
 

17) P
artito socialista italiano

Ultima lista della coalizione che sostiene Alessio D'Amato è quella del Partito socialista italiano, che nel 2018 era presente con Verdi e Area civica nella lista Insieme (l'unica che non aveva ottenuto seggi), mentre questa volta fa la propria corsa da solo, sia pure nella coalizione (così come aveva scelto di correre in modo visibile con una sua formazione elettorale alle ultime amministrative di Roma, in appoggio a Gualtieri). Il simbolo schierato è quello ufficiale del Psi (guidato in regione da Gianfranco Schietroma), con il nuovo garofano a fianco della sigla e del nome. 

* * *

In conclusione, occorre 
almeno dare conto del fatto che erano state presentate altre due liste, entrambe a sostegno di Fabrizio Pignalberi, fondatore di Più Italia. Si trattava, in particolare, di Pignalberi presidente (contenente i simboli di Partito italiano e Noi per il Lazio) e di 4 Polo per l'Italia (con le miniature di Italia sovrana e, appunto, Più Italia). Tuttavia prima è stata esclusa la lista del 4° Polo per mancanza del numero di firme necessarie, dopodiché sarebbero sorti dubbi sull'autenticità di oltre 248 firme a sostegno della lista Pignalberi presidente riferitalla circoscrizione di Frosinone (è in corso un'indagine sul punto), così sarebbe venuto meno il requisito di presenza di almeno una lista su almeno tre province.
Ciò h
appunto causato - il 30 gennaio - la revoca dell'ammissione della candidatura di Pignalberi alla presidenza della regione. Questi, tuttavia, ha presentato vari ricorsi, l'ultimo dei quali sarà discusso lunedì dal Tar Roma. Non è escluso che il contenzioso proseguanche davanti al Consiglio di Stato, nel tentativo di ritornare in corsalmeno con una lista. Certo è che più passa il tempo e più sembra difficile che - al di là di ogni valutazione sul numero e sulla bontà delle firme, certamente impossibile a chi scrive - un collegio di giudici si prenda la responsabilità di riammettere la candidatura di Pignalberi, con l'inevitabile risultato di provocare il rinvio delle elezioni (per la necessità di assicurare il tempo di campagna elettorale e far stampare le schede corrette).   

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