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domenica 4 giugno 2017

Palermo, simboli e curiosità sulla scheda

Di certo uno dei test elettorali più importanti di questo turno primaverile del 2017 riguarda Palermo: le ragioni per questo interesse sono varie. Innanzitutto, a queste elezioni potrebbe seguire il quinto mandato da sindaco - un record assoluto - per Leoluca Orlando, che dalla sua coalizione (ben sette liste) ha cercato di tenere fuori i simboli dei partiti e ci è quasi riuscito. Era questo l'intendimento anche di uno dei suoi due principali avversari, Fabrizio Ferrandelli, al punto tale da creare un terremoto all'interno dei partiti che lo volevano appoggiare; di fatto, però, sul manifesto e sulle schede di sette contrassegni tre sono di partito. Sarà poi interessante verificare i consensi del MoVimento 5 Stelle (che candida Ugo Forello), al primo appuntamento elettorale importante in Sicilia dopo l'emersione delle accuse di aver presentato firme false proprio alle comunali palermitane di cinque anni fa. 
Da ultimo, risulta particolarmente interessante anche l'applicazione - al massimo grado possibile - della nuova legge elettorale: essa, tra l'altro, oltre a introdurre la doppia preferenza di genereinserisce di nuovo il cosiddetto "effetto trascinamento", per cui il voto alla lista darà in automatico il voto al candidato sindaco (a meno che sia stato esercitato il voto disgiunto), premiando di fatto i candidati con più liste a sostegno; soprattutto, il premio di maggioranza scatta già al primo turno se un candidato raggiunge il 40% delle preferenze (non occorre più la metà dei voti) con le liste che hanno superato il 5%, soglia che vale anche come sbarramento per l'ingresso in consiglio comunale.


Ciro Lomonte


Il sorteggio ha designato come primo tra i candidati sindaci Ciro Lomonte, per il movimento sovranista Siciliani liberi (curiosamente, Lomonte figura pure come capolista). Il gruppo, ritenendo violata da parte dello Stato italiano l'autonomia riconosciuta per statuto alla Sicilia, vuol costituire uno Stato di Sicilia "dotato di piena indipendenza e sovranità, per una libera nazione che dovrà riacquistare il posto che le spetta tra i popoli liberi, crocevia nel Mediterraneo tra popoli e culture". Tutto questo è rappresentato nel contrassegno, che oltre al nome leggermente arcuato (blu e in font Candara) contiene la stilizzazione della Sicilia (tre linee blu non collegate) con "una fascia orizzontale ondeggiante e sfumante alle estremità" rossa e gialla, con due aquile d'oro ad ali spiegate.

Salvatore Forello detto Ugo

La seconda posizione sulla scheda è toccata in sorte al candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle Ugo Forello (di cui il manifesto e le schede svelano il vero nome, Salvatore), indicato attraverso le "comunarie", anche se il suo concorrente, il poliziotto Igor Gelarda, è comunque presente come capolista. Il simbolo utilizzato per la competizione è lo stesso di cinque anni fa, fatta eccezione per l'indicazione del sito del MoVimento al posto di quello di Beppe Grillo. In mancanza di coalizioni (escluse per principio), il M5S dovrà basarsi solo sulla propria forza per arrivare almeno al ballottaggio, sperando di ottenere di più del 5% solo sfiorato da Riccardo Nuti nel 2012 (Il MoVimento si fermò al 4.24%).

Fabrizio Ferrandelli detto Fabbrizio

Terzo candidato sindaco, in base al sorteggio, risulta essere Fabrizio Ferrandelli (e già vedere l'espressione "detto Fabbrizio" fa un po' sorridere, considerando che sarebbe stato riconoscibile anche con una sola B). Il primo simbolo estratto è quello della lista civica Per Palermo con Fabrizio (senza cognome e con una sola B), che raccoglie candidati "che vengono dal mondo del sindacato, della rappresentanza e con esperienze amministrative passate" (si legge nel sito di Ferrandelli) e si fa rappresentare da una sfilata di monumenti della città (tra cui la Cattedrale, la Basilica di san Francesco, la chiesa di san Cataldo) disegnati a mano, su fondo rosso e arancione, con un rilievo nella parte superiore del cerchio.
La seconda lista in appoggio a Ferrandelli, invece, è chiaramente politica, anche se è poco nota al di fuori dei confini siciliani. Si tratta infatti del Cantiere popolare, che rappresenta l'evoluzione dei Popolari di Italia domani di Francesco Saverio Romano (con l'apporto anche di Azione Popolare di Silvano Moffa, del Movimento Cristiano Lavoratori di Carlo Costalli e del Patto Cristiano Esteso di Massimo Ripepi). La lista, già presente alle elezioni del 2012, si riconosce per la bandiera tricolore leggermente ondulata, circondata da una corona circolare blu, colori che rimandano direttamente a una collocazione di centrodestra, quale in effetti è.
Al terzo posto tra le liste che sostengono Ferrandelli c'è probabilmente quella che ha maggiormente legato il suo nome al candidato sindaco: Coraggiosi Palermo, legata al movimento fondato dallo stesso Ferrandelli dopo le sue dimissioni dall'Assemblea regionale siciliana. Dalla grafica molto schematica e immediata, il simbolo si fa notare soprattutto per l'uso del punto esclamativo color porpora su fondo blu: vicino al nome (scritto in bianco) sembra quasi fare la funzione della I, come se si dovesse leggere "I coraggiosi". E che sia la lista direttamente di emanazione del candidato lo conferma il fatto che Ferrandelli è schierato anche come capolista.
Quarta lista sorteggiata tra quelle presentate da Ferrandelli è di nuovo una formazione di partito: si legge perfettamente, infatti, il simbolo dell'Unione di centro, o per lo meno di ciò che è rimasto (com'è noto, in Sicilia, la scissione dei Centristi per la Sicilia, parte dei Centristi per l'Europa di Gianpiero D'Alia è stata pesante). In questo caso, in effetti, il nome risulta integrato anche dalle parole Liberali e Popolari, segno che in questo caso è stato allargato il campo delle candidature ospitate in lista. Nel segmento rosso superiore, al posto della parola "Italia", è stato inserito il riferimento al comune di Palermo; partirà da qui il rinnovamento per l'Udc siciliana e nazionale?
In quinta posizione si troverà probabilmente il simbolo più discusso in assoluto di tutta la coalizione di Ferrandelli. Com'è noto, Forza Italia voleva a tutti i costi conservare il proprio simbolo per una questione di visibilità, mentre il candidato sindaco avrebbe preferito l'appoggio di sole liste civiche. Alla fine, come è facile da capire, l'hanno spuntata i forzisti più intransigenti, che hanno soltanto tolto il nome di Berlusconi e inserito il riferimento a Palermo. Ed è innegabile che, dopo aver visto il nome di Ferrandelli accostato al simbolo del Pd nel 2012, vederlo ora vicino un altro tricolore, quello della bandierina forzista, non possa davvero passare inosservato.

Altra lista presentata dallo stesso Ferrandelli si chiama Al centro e si presenta come una "bicicletta" di due simboli. Il secondo, quello di Palermo al centro, è un raggruppamento espresso dal comitato elettorale del candidato (con tanto di sottolineatura sull'espressione rossa "Al centro", curiosamente ribattuta due volte nel contrassegno) e, nel proprio emblema, rappresenta il profilo di San Giovanni degli Eremiti, in modo abbastanza gradevole. Colpisce di più il primo simbolo, quello di Forza Palermo, con una testa nera di aquila su un fondo rosa attraversato da una barra nera. I colori sono chiaramente quelli del Palermo calcio e a livello nazionale qualcosa di simile non sarebbe più possibile; è vero però che le istruzioni elaborate dalla Regione Sicilia non prevedono alcun divieto di uso di marchi di società sportive e non risulta che la squadra si sia lamentata pubblicamente di quell'uso.
Ultimo simbolo della compagine a sostegno di Ferrandelli è Palermo prima di tutto, la lista nata (così si legge sempre nel sito del candidato) "dal percorso di partecipazione fatto nei quartieri e nelle borgate di Palermo, attraverso la Palermocrazia". Il simbolo, anche in questo caso, è molto semplice e utilizza i colori nazionali, con il semicerchio inferiore riempito di verde ma con la linea di demarcazione in alto tracciata in modo irregolare, come se fosse stato riempito a matita. Sorprende un po' l'uso di caratteri graziati (soprattutto per quanto riguarda le I maiuscole), piuttosto raro, ma in fondo la grafica è piuttosto pulita. Anche se, ovviamente, al di là del testo non dice granché.

Leoluca Orlando

Subito dopo Ferrandelli, il sorteggio ha voluto che fossero sciorinate le liste in appoggio al sindaco uscente Leoluca Orlando: rispetto a cinque anni fa, in cui era sostenuto da Idv e dal cartello Verdi-Prc, questa volta le liste sono ben sette, quasi tutte civiche. Il primo simbolo estratto, peraltro, è quello che appare meno riuscito: Alleanza per Palermo (lista messa in piedi dal deputato regionale Totò Lentini per "portare avanti il progetto del sindaco") utilizza una foto di San Giovanni degli Eremiti e, in basso a sinistra, vi sovrappone la statua della Fontana del Genio di Villa Giulia, tagliando entrambe le immagini con un segmento tricolore tratteggiato, al punto da non far leggere a dovere la dicitura "Movimento d'iniziativa popolare". Anche la scelta di tre (o quattro) font diversi per il simbolo non aiuta a creare un buon risultato.
Secondo simbolo estratto è quello del Movimento 139, soggetto politico-amministrativo nato già a maggio del 2013, con il contributo determinante di Felice Belisario, già senatore Idv (partito in cui Orlando militava allora); capolista è il presidente del consiglio comunale Totò Orlando. L'origine del nome era facilmente individuabile: 139, infatti, sono gli articoli della Costituzione italiana, cui il movimento sostiene di ispirarsi, anche in chiave locale per risolvere i problemi di Palermo; per Orlando, anzi, la sua formazione politica si distingueva come "atto di amore per questa città". La grafica, molto semplice, tinge il numero 139 - proposto in Bodoni - dei colori della bandiera italiana (il 3 però è colorato di grigio, per poter risaltare sul fondo bianco); meno elegante la parola "Movimento" contornata di rosso, ma non si può avere tutto...
La successiva lista è stata una delle più discusse nelle scorse settimane. A molti Democratici e popolari è apparsa un tentativo di non presentare ufficialmente simboli di partito, accontentando comunque le esigenze soprattutto del Pd (ma anche di Alternativa popolare) di visibilità e riconoscibilità. Così, la D bianca ritagliata nel rettangolo rosso (come pure quella della parola "Democratici" e la P di "Popolari") è chiaramente quella del Pd, che occupa graficamente più di metà del simbolo (e metà della lista); la parola "Popolari" evoca il partito di Angelino Alfano e, volendo, i Centristi per l'Europa di D'Alia, citati anche con il segmentino inferiore blu con quattro stelle europee. Il risultato alla fine è comunque gradevole, ma è difficile dire che questo simbolo non è di partito.
In quarta posizione è stata sorteggiata la lista Sinistra comune, gruppo che fin dall'inizio aveva deciso di sostenere il tentativo di riconferma di Leoluca Orlando. La formazione, che raccoglie soprattutto militanti di Sinistra italiana, Rifondazione comunista, L'Altra Europa e altri gruppi, aveva scelto per sé un nome unificante, in grado di far pensare al lavoro amministrativo e, soprattutto, ben piantato a sinistra. Altrettanto dimostra il simbolo (scelto dopo una consultazione tra gli attivisti): in effetti il rosso risulta essere il colore dominante e la sigla "Sx" (con la X pennellata gialla, anche per ricostruire i colori regionali) rimanda ulteriormente alla sinistra.
Quinta lista della coalizione di Orlando è rappresentata da Uniti per Palermo, riconducibile al partito Sicilia futura dell'ex ministro Salvatore Cardinale: la regola di non presentare il simbolo, tuttavia, valeva anche per lui e non sembra essere stato un grave problema adattarsi. La lista - che si pone l'obiettivo di "realizzare la visione di una città moderna e culturalmente importante, una città in cui credere" - ha scelto di distinguersi raffigurando graficamente il suo nome: la parola "Uniti", dunque, è stata posta davanti a un gruppo nutrito di persone, unite appunto (e tinte di blu per far emergere a dovere la parola bianca). Su fondo giallo c'è anche l'espressione blu "X Palermo", scritta in stile gesso.
Sesta e penultima formazione che appoggia il sindaco uscente nella sua nuova corsa è Palermo 2022, con chiaro riferimento nel nome all'anno di fine naturale dell'attuale consiliatura (inteso come sguardo al futuro, ma anche come certezza che si continuerà a operare fino a quella data, senza scossoni e dimissioni o decadenze precedenti). La lista, che è tra quelle più vicine al sindaco, si è dotata di un emblema molto semplice, quasi naïf, con un arcobaleno tracciato a mano (quasi tentacolare) su fondo verde, con l'anno 2022 scritto con una font manuale, come se fosse stato inserito con un pennarello o qualcosa di simile. Non un capolavoro di grafica, ma va bene cosi.
Ultima tra le liste a sostegno della ricandidatura di Orlando è Mosaico Palermo, una lista che punta anche e soprattutto su una sorta di rinascimento "artistico" della città. Il messaggio è trasmesso, tra l'altro, con la scelta della font con cui è scritta la parola "mosaico" (manuale, ma non sgraziata né troppo bambinesca) e con l'uso delle tessere da puzzle per formare la corona circolare che chiude il contrassegno. Un espediente grafico, questo, che consente l'impiego di dodici tessere ciascuna con una tonalità cromatica diversa: un modo per dire che ogni sfumatura è importante e che tutte insieme, come in un mosaico o in un puzzle, appunto, costituiscono un'entità completa.


Nadia Spallitta

Dopo Ferrandelli e Orlando, il sorteggio ha indicato al quinto posto la candidatura di Nadia Spallitta, con una lista - di cui risulta anche capolista - denominata semplicemente Spallitta sindaco (e non sindaca). Il contrassegno si configura come una "bicicletta" tra il simbolo ben noto della Federazione dei Verdi (cui Spallita ha aderito mesi fa) e la "pulce" del comitato Palermo città futura, che era stato creato mesi fa per sostenere la sua candidatura alla guida della città (e che come emblema ha il profilo di un volto femminile tinto dei colori della Sicilia). L'emblema in fondo figura come ben congegnato, anche se il colore verde del fondo uguale a quello del simbolo del Sole che ride è un po' troppo omogeneizzante.


Ismaele La Vardera

Ultimo candidato sindaco sorteggiato - e il più giovane di tutti, essendo del 1993 - è Ismaele La Vardera, aspirante primo cittadino per la lista Centrodestra per Palermo. Si tratta, in effetti, di un cartello che per l'occasione riunisce i simboli di Fratelli d'Italia (nella versione delle elezioni europee del 2014), di Noi con Salvini e di Il Centro destra, formazione presieduta da Alessandro Fontanini e nata nei mesi scorsi "dal popolo di elettori di centrodestra" che non crede più nei vecchi partiti di quell'area (accusati di essere "destrosinistri" e desidera invece "coerenza e serietà politica". Se la si possa trovare in quell'emblema non è dato sapere; bisogna ammettere però che un po' più di cura grafica di quel piccolo simbolo (con il nome sul tricolore pieghettato per il vento e "II" che non si capisce se voglia dire "il" o "secondo"), come di tutto il contrassegno, non sarebbe stata buttata via... 

martedì 28 marzo 2017

Palermo, Democratici e Popolari per Orlando senza simboli. Tranne uno

Alla fine la lista di Pd, Centristi per l'Europa e Alternativa popolare che appoggerà Leoluca Orlando nel tentativo di farsi confermare sindaco di Palermo si è data un nome, Democratici e Popolari, e un contrassegno. E se il nome, tutto sommato, è sufficientemente generico per includere tutti (anche se con riferimenti precisi alle due anime della lista, quella dem e quella dell'asse tutto siciliano Alfano-D'Alia), la vera partita delicata era quella dell'emblema: Orlando aveva ripetuto più volte di non volere alcun emblema di partito a sostegno della propria corsa e la richiesta, fermissima, non era stata accolta senza malumori dalle forze politiche interessate all'appoggio. 
Il contrassegno presentato ieri pomeriggio, tecnicamente, non contiene alcun simbolo di partito, per lo meno non ne raccoglie di interi. Eppure non serve un occhio allenato per dire che, in realtà, i simboli ci sono eccome, soprattutto uno. Spezzettato come un puzzle, magari, ma c'è. Perché la D bianca individuata grazie al fondo rosso è chiaramente quella del Pd, come la forma e la piccola "unghiata" del traforo della lettera testimoniano; la stessa D di "Democratici" è proprio quella del simbolo dem ideato da Nicola Storto nel 2007. 
E che il Pd sia, in qualche modo, un "azionista di maggioranza" della lista - che, non a caso, esprimerà metà dei candidati della lista, mentre l'altra metà se la dovranno dividere le altre due sigle - lo mostra il fatto che la P dell'emblema dei dem è stata usata come iniziale di "Popolari", praticamente fagocitando il partito di Alfano e Dore Misuraca: l'impressione è consolidata dall'uso della font Din, spesso presente nelle grafiche del Pd, anche per la parola "Popolari", se non altro tinta di blu scuro, come il vecchio logo di Ncd. Ancora più ridotto, se possibile, appare il peso grafico dei Centristi per l'Europa, di fatto richiamati solo dal segmentino inferiore blu con quattro delle dodici stelle d'Europa (un po' più dinamiche rispetto al simbolo originale, in verità) e, volendo, dalla stessa etichetta di Popolari, che non farà parte del nome del nuovo partito di Pierferdinando Casini e Gianpiero D'Alia, ma appartiene pur sempre alla loro storia politica.
La versione ufficiale fornita da Antonio Rubino, responsabile organizzativo del Pd siciliano, è un trionfo degli sforzi inclusivi: "Il simbolo che abbiamo presentato tiene dentro le istanze dei nostri alleati, del Sindaco ma soprattutto dei tanti iscritti e militanti del Pd che ci hanno spronato a tenere insieme unità e identità. Siamo convinti di esserci riusciti e che adesso ci sono tutte le condizioni per fare una bella ed entusiasmante campagna elettorale". Bisogna dare atto - quel che è vero va detto - che graficamente il risultato finisce per essere gradevole: il contrassegno è piuttosto armonico, spazi e colori sono ben studiati; anche da piccoli dettagli - come l'angolino del fondo rosso della D, ripiegato per mostrare il retro verde - dimostrano l'attenzione messa nell'elaborare un emblema che doveva mettere d'accordo varie esigenze. Certo, cura e attenzione non bastano a rendere originale un contrassegno che proprio non può esserlo, così come continuare a sostenere che in quel cerchio non c'è nemmeno un simbolo diventa per lo meno difficile.

martedì 14 febbraio 2017

Patto per Palermo, simboli di partito sempre più lontani dalle schede

Si avvicina il tempo per il voto a Palermo e, in queste settimane, non è cambiato nulla o quasi: i due principali sfidanti, Leoluca Orlando per il centrosinistra e Fabrizio Ferrandelli per il centrodestra, di simboli di partito sulla scheda elettorale non vogliono neanche l'ombra.
Lo testimonia, per esempio, Patto per Palermo, che qualche giorno fa ha iniziato a circolare come possibile emblema a sostegno di Orlando: non è ancora chiaro, peraltro, se sia stato pensato come contrassegno per l'intera coalizione - con la possibilità dunque che finisca solo sui materiali di campagna, ma non sulle schede, visto che nemmeno la legge elettorale siciliana prevede che la candidatura del sindaco sia accompagnata da un simbolo del candidato, oltre a quello della lista o delle liste - o se possa essere utilizzato anche come emblema per la "lista del candidato sindaco", con la prospettiva dunque di essere usata anche in chiave elettorale.
A prescindere dall'utilizzo, il simbolo raffigura, come ha scritto Salvo Cataldo su Live Sicilia, "la cattedrale stilizzata in blu e sopra la scritta 'Patto per Palermo' in verde e rosso, i colori del Partito democratico". E se la cattedrale di Maria Assunta rappresenta inequivocabilmente il territorio e la sua storia (senza rischiare di essere scambiata per un segno solo religioso), la scelta dei colori sarebbe tutt'altro che casuale: "La scritta in rosso e verde - continuava Cataldo - renderebbe facilmente individuabile il peso dei dem nel listone, mentre lo sfondo blu darebbe conto della presenza degli alleati centristi della coalizione". 
Sembrerebbe infatti farsi strada un'ipotesi intermedia rispetto alle due ricordate sopra: Patto per Palermo - anche se il nome, sempre secondo l'articolo, potrebbe anche essere 'Democratici e popolari per Orlando' e 'Democratici e riformisti per Palermo', mentre il "patto" rimanderebbe al cartello che oggi sostiene il governo Gentiloni e l'intesa firmata tra Matteo Renzi e Orlando mesi fa per portare parecchi investimenti in città - potrebbe diventare l'unica lista in campo a sostegno del sindaco uscente, concentrando le candidature tutte all'interno di questa. La "terza via" permetterebbe di non imporre un sacrificio troppo pesante al Pd, accomunandolo con quello di tutte le altre forze, parimenti chiamate a rinunciare alle proprie insegne e (in questo caso) alle proprie liste; a questo punto, il micro-uccello in volo sopra la cattedrale potrebbe sembrare un riferimento al vecchio Patto dei democratici per le riforme di Salvatore Cardinale, che si era già accordato con Orlando, ma con il suo nuovo partito Sicilia futura.
In ogni caso, la sparizione dei simboli di partito sembra davvero un affare comune. Ha ben descritto la situazione (e, soprattutto, la differenza rispetto al passato) Giuseppe Pipitone per Ilfattoquotidiano.it:
Niente più tricolori con l’emblema di Forza Italia, un tempo proiettati persino sulle facciate del teatro Massimo, quando la Sicilia regalava a Silvio Berlusconi 61 seggi parlamentari su 61 e a Palermo era stato installato un sindaco, Diego Cammarata, votato a furor di popolo nonostante fosse sconosciuto ai più. Stop anche ai rassicuranti ramoscelli d’ulivo piazzati alla base del simbolo del Partito democratico, ormai diffuso ovunque dopo le visite settimanali di Matteo Renzi in tempi di referendum costituzionale. Basta anche con lo scudo crociato dell’Udc, il partito di Totò Cuffaro, che prima ancora faceva da scenografia alle tentacolari campagne elettorali di Salvo Lima e Vito Ciancimino. 
Unico simbolo nazionale che sarà sicuramente sulla scheda, come nota sempre Pipitone, sarà quello del MoVimento 5 Stelle (a sostegno, a quando pare, di Ugo Forello, fondatore di Addiopizzo). Nel centrodestra, invece, sugli emblemi di partito la pensa come Orlando anche Fabrizio Ferrandelli, che nel 2012 si era candidato a sindaco per il centrosinistra (sconfitto proprio da Orlando): ora vorrebbe riprovarci come "candidato di tutti" ed è disponibile ad accettare il sostegno di Forza Italia o di altri soggetti, ma senza il loro simbolo. L'idea, però, non piace per niente a Gianfranco Micciché, che all'emblema forzista non vuole rinunciare pur avendo da tempo espresso simpatia per Ferrandelli (che non è certo nato berlusconiano): come andrà a finire, lo si saprà nelle prossime settimane...

lunedì 23 gennaio 2017

Palermo, il simbolo "fantasma" del Pd diventa un caso nazionale

Che da un po' di tempo a questa parte i simboli dei partiti abbiano iniziato a sparire dalle schede delle elezioni amministrative è ormai un fatto: l'estate scorsa, in un suo articolo per la Repubblica, Tommaso Ciriaco aveva notato che la percentuale di comuni al voto solo con liste civiche, senza nemmeno un emblema di partito, era pari al 65,2%. Nelle città più grandi il fenomeno è ovviamente più raro, ma non poteva non destare scalpore l'eventualità che a Palermo il Partito democratico potesse valutare realisticamente l'ipotesi di presentare una lista, senza però schierare il proprio contrassegno tradizionale
Le ragioni per una scelta tanto drastica sembrano essere essenzialmente due: da una parte l'incapacità di mettere in campo un proprio candidato credibile e realisticamente in grado di vincere, dall'altra la possibilità tutt'altro che remota di sostenere (anche se i rapporti in passato sono stati tutt'altro che buoni) la ricandidatura di Leoluca Orlando, il quale però non avrebbe gradito vedere il simbolo della accanto a quelli della sua coalizione che si sta via via delineando. 
A mettere sul tavolo concretamente la possibilità di lasciare da parte il simbolo è stato, il 16 gennaio, addirittura il sottosegretario Davide Faraone, con una sua dichiarazione difficile da equivocare: "Il dialogo [con Orlando] è in corso, ma non deve sbocciare per forza. Potrebbe anche interrompersi, tutto può accadere. Al momento è un percorso avviato. Ma non dobbiamo rischiare di fare accadere ciò che è successo a Torino, ecco perché dobbiamo vincere con un unico candidato con il 40,1 per cento. La forza principale del centrosinistra ha il dovere di costruire un percorso unitario, anche rinunciando a qualcosa". A chi gli chiedeva se questo qualcosa potesse essere il logo dem, Faraone ha risposto: "Non è un problema di simboli, a noi interessa presentare alle amministrative di Palermo un unico candidato del centrosinistra perché vogliamo vincere, non possiamo lasciare Palermo ai Cinque stelle, dobbiamo lasciare da parte gli egoismi". 
L'ipotesi di sostenere Orlando senza il proprio marchio politico, tuttavia, ha provocato un'alzata di scudi da parte di persone di rilievo all'interno del partito, così come all'interno della base. Tra i primi a mettersi di traverso, il deputato palermitano dem Giuseppe Lauricella che, senza mai fare il nome di Faraone o di altre persone a lui vicine, non ha usato mezzi termini: "Pensare di trovare a Palermo un accordo di centrosinistra senza presentare il simbolo del Pd sarebbe un atto di resa, oltre che di mortificazione, per un partito che rappresenta la forza politica maggiore nazionale. Certamente, non sarebbe quel modello di cui alcuni dirigenti Pd artatamente parlano, da proporre in seguito a livello regionale e nazionale, perché non credo che alle prossime elezioni regionali e tanto meno alle prossime nazionali il Pd possa presentarsi senza simbolo; in realtà, qualcuno sta barattando il simbolo Pd con spazi politici personali nella futura amministrazione comunale di Palermo. Purtroppo, sono gli stessi che si candidano a rappresentare il Pd e i siciliani alle prossime elezioni regionali".
Che si rischi lo scollamento tra partito ed elettorato, come teme Lauricella, lo dimostrerebbe la "lettera aperta" che ieri un gruppo di dem palermitani - #orgogliopd, primi firmatari Fabio Teresi, Carmelo Greco, Antonio Ferrante, Federica Tarantino e Ruggero D'Amico - ha deciso di inviare al segretario Matteo Renzi: 

Caro Segretario, ti scriviamo questa lettera aperta perchè crediamo che in un momento così difficile per il nostro partito che si appresta ad affrontare le amministrative di Palermo, anche un tuo diretto intervento sia necessario perchè il Pd possa giocare un ruolo da protagonista e così ripartire da una delle più importanti città del Sud Italia. Essere militanti del Pd per noi significa mettere la faccia sempre e comunque, soprattutto nei momenti più difficili dove il nostro orgoglio e il nostro spirito di appartenenza e l’amore per la nostra città devono prevalere su ogni tatticismo o interesse di parte. Per questa ragione siamo intervenuti pubblicamente per rivendicare la necessità che il Pd si presentasse con il proprio simbolo senza abdicare ad un "civismo senza anima" in nome dell'unità del centrosinistra. Da attivisti impegnati da anni per la nostra città siamo consapevoli dell’importanza di unire le forze che con noi condividono gli ideali del riformismo provando a ricomporre il centrosinistra e costruire un campo largo capace di frenare l'avanzata populista o di un centrodestra che nella nostra città ha lasciato ferite di mal governo assai profonde. Ma il raggiungimento di tali obiettivi non può passare dal progressivo smantellamento di quello che dovrebbe essere il partito aggregante della coalizione e che oggi invece,nella quinta città d’Italia, viene considerato mero comprimario o addirittura scomoda zavorra. [...] Va bene il centro sinistra allargato ai moderati, va bene Leoluca Orlando ma tutto ciò con il rispetto che la più grande forza politica del paese merita. Chi sceglie di lottare può vincere o perdere, chi si arrende o si nasconde semplicemente ha fallito e non sarà mai in grado di cambiare davvero le cose. E noi vogliamo cambiarle.
E che quella del simbolo a Palermo rischi di diventare una questione nazionale lo dimostra la dichiarazione di oggi di Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, ma soprattutto autocandidatosi da tempo alla segreteria del Pd: "Secondo me hanno ragione gli amici e i compagni che chiedono di non rinunciare al simbolo del Pd alle prossime elezioni di primavera per il Comune. Senza il nostro simbolo in una delle più importanti città italiane questo progetto, che considero fondamentale per il Paese, subirebbe un colpo significativo. Il simbolo è ciò che tiene insieme e unisce una comunità. Rinunciarvi sarebbe a mio parere un gesto suicida e per tanti compagni e amici anche fuori dalla Sicilia un'ulteriore umiliazione, che rischia di portare acqua solo al mulino dell'antipolitica e della retorica anti partito come origine di tutti i mali". Per Rossi Orlando, persona degna di stima, potrebbe porre condizioni sul programma, sugli ideali da perseguire e sulle qualità dei candidati, ma non sui simboli da mostrare; d'altra parte, il presidente della Toscana non condivide neppure "coloro che nel Pd con troppa facilità sostengono che l'importante è vincere e che i simboli vengono dopo. Noi abbiamo bisogno di un partito popolare e strutturato, con una forte identità, un radicamento saldo tra i ceti popolari e un programma di cambiamento per Palermo, per la Sicilia e per il Paese". Come dire: i simboli non si toccano e non si accantonano al bisogno, casomai bisogna essere degni di portarli.

domenica 22 gennaio 2017

Sinistra comune, con Orlando per re-immaginare Palermo

Il simbolo votato ieri mattina
Si avvicina il tempo per le elezioni amministrative a Palermo e il sindaco uscente, Leoluca Orlando, che aprirà la sua campagna elettorale per il mandato di riconferma (in caso di vittoria sarebbe il quinto, anche se ovviamente i precedenti non sono stati consecutivi), può già contare sul sostegno sicuro di una lista messa in campo dalle forze di sinistra. Al progetto si lavorava da mesi, ma ieri il gruppo che raccoglie Sinistra italiana, Rifondazione comunista, L’Altra Europa, come pure movimenti ambientalisti e di altra natura, reti associative operanti sul territorio e non pochi singoli, si è riunito a Palazzo Cefalà e si è dato un nome, un manifesto e un simbolo, ufficializzando il loro impegno a favore del nuovo mandato di Orlando. 
Il gruppo di lavoro, pronto a tradursi in una lista, si chiama Sinistra comune, senza connotazioni territoriali nel nome, ma con due parole di sicuro richiamo identitario: la parola "comune", tra l'altro, sembra riferirsi tanto all'obiettivo di prendersi cura del comune (e della città come "bene comune") e di entrare in municipio, quanto all'impegno a tenere insieme forze diverse, non sempre concordi nella loro azione pur essendo piuttosto omogenee, innanzitutto nel loro ritenersi "di sinistra".
Ciò emerge anche da una nota emessa a margine dell'incontro di ieri: "Sinistra comune - si legge - nasce dopo un lungo e faticoso lavoro, iniziato circa due anni fa, perché riteniamo che in Sicilia sia necessario costruire una forza di alternativa che passi da una nuova idea di governo delle città, capace di legare la visione globale al progetto locale. [...] pensiamo che a Palermo sia necessario uno sforzo che metta insieme le forze politiche della Sinistra e le tante e varie esperienze di civismo democratico presenti sul territorio [...]. L’insieme di soggettività plurali, che animano già la nostra città, è stato, infatti, decisivo per cominciare un cammino che non solo guardi alle prossime amministrative, ma sappia anche andare oltre, costruendo una soggettività politica di Sinistra. Non è stato facile ma, mettendo da parte i vecchi rancori, ce l'abbiamo fatta, perché abbiamo capito che uniti possiamo essere una forza determinante". 
I simboli in gioco (foto di Gaspare Semprevivo
- grazie a Maruzza Battaglia per l'indicazione)
Per contrassegnare davvero un percorso unificante, probabilmente, l'emblema votato in maggioranza dagli oltre 200 presenti di questa mattina - tra tre possibili opzioni - non contiene falci e martelli o altri simboli tradizionali della sinistra: a farla da padrone, in ogni caso, è il colore rosso, che tinge (ovviamente) la parola "Sinistra" e la parte superiore del cerchio di sfondo. In quel semicerchio, un po' obliquo, trova posto la S di "Sinistra" (stavolta bianca, per farla risaltare sullo sfondo) e, al fianco, una X gialla tendente all'arancione, stile pennellato, un po' per ricordare la croce del voto (e, visto il colore e le dimensioni, non c'era alcun rischio di confonderla con il segno della matita copiativa), un po' per far leggere Sx (come abbreviazione di "Sinistra") e un po' per evocare il concetto di "per", del lavoro e dell'impegno a favore di Palermo.  
C'era soddisfazione tra i partecipanti - compresi il deputato di Sinistra italiana Erasmo Palazzotto, l'assessore uscente alla mobilità Giusto Catania e il segretario provinciale del Prc Vincenzo Fumetta - per essere arrivati a definire l'identità e i segni per individuare questo percorso comune. Del resto, la prima scelta qualificante aveva riguardato il tempo e il luogo della riunione di ieri: "I simboli sono importanti – scriveva su Facebook Catania - Non è un caso che, per presentare il simbolo e il manifesto della Sinistra Unita palermitana, abbiamo scelto luogo e data simbolici. A Palazzo Cefalà, nel maggio del 1893, si svolgeva il congresso fondativo del Partito socialista dei lavoratori italiani e del Movimento dei fasci dei lavoratori siciliani; il 21 gennaio del 1921, a Livorno, nasceva il Partito comunista italiano".
Il progetto è ambizioso, non certo al ribasso: "Vogliamo provare a ripensare la nostra città - continua la nota precedente - osservando anche tutti i limiti che vorremmo contribuire a superare e le potenzialità ancora inespresse. E re-immaginare Palermo vuol dire, innanzitutto, ripartire dalla comunità, affidandole il potere decisionale, l’organizzazione dello spazio urbano, la bellezza dei luoghi da difendere e valorizzare, la promozione e lo sviluppo di forme di mutualismo e welfare dal basso".
Tutto questo, per chi ha dato vita all'iniziativa, può essere fatto a fianco di Orlando, che avrebbe lavorato bene fin qui, ma non in collaborazione con il Pd, soprattutto dopo le ipotesi dei giorni scorsi, che ritenevano plausibile un sostegno dem al sindaco uscente, ma senza simbolo di partito. Se per Palazzotto, al di là dei simboli, conta il fatto che "Noi non condividiamo con i democratici né idee né programma. Privatizzazioni e disattenzione per le classi più deboli, iniziative e atteggiamento costante dei dem al governo, non ci appartengono. E poi come si può pensare di riunire il centrosinistra quando a livello regionale e nazionale il Pd va a braccetto con un partito che si chiama Nuovo centrodestra?", per altri i dem sono semplicemente "ospiti non graditi" e su questo chiederanno garanzie a Orlando. Il percorso, in ogni caso, è iniziato e chissà che, da Palermo, l'idea di camminare insieme a sinistra non si estenda anche altrove...