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martedì 14 febbraio 2017

Patto per Palermo, simboli di partito sempre più lontani dalle schede

Si avvicina il tempo per il voto a Palermo e, in queste settimane, non è cambiato nulla o quasi: i due principali sfidanti, Leoluca Orlando per il centrosinistra e Fabrizio Ferrandelli per il centrodestra, di simboli di partito sulla scheda elettorale non vogliono neanche l'ombra.
Lo testimonia, per esempio, Patto per Palermo, che qualche giorno fa ha iniziato a circolare come possibile emblema a sostegno di Orlando: non è ancora chiaro, peraltro, se sia stato pensato come contrassegno per l'intera coalizione - con la possibilità dunque che finisca solo sui materiali di campagna, ma non sulle schede, visto che nemmeno la legge elettorale siciliana prevede che la candidatura del sindaco sia accompagnata da un simbolo del candidato, oltre a quello della lista o delle liste - o se possa essere utilizzato anche come emblema per la "lista del candidato sindaco", con la prospettiva dunque di essere usata anche in chiave elettorale.
A prescindere dall'utilizzo, il simbolo raffigura, come ha scritto Salvo Cataldo su Live Sicilia, "la cattedrale stilizzata in blu e sopra la scritta 'Patto per Palermo' in verde e rosso, i colori del Partito democratico". E se la cattedrale di Maria Assunta rappresenta inequivocabilmente il territorio e la sua storia (senza rischiare di essere scambiata per un segno solo religioso), la scelta dei colori sarebbe tutt'altro che casuale: "La scritta in rosso e verde - continuava Cataldo - renderebbe facilmente individuabile il peso dei dem nel listone, mentre lo sfondo blu darebbe conto della presenza degli alleati centristi della coalizione". 
Sembrerebbe infatti farsi strada un'ipotesi intermedia rispetto alle due ricordate sopra: Patto per Palermo - anche se il nome, sempre secondo l'articolo, potrebbe anche essere 'Democratici e popolari per Orlando' e 'Democratici e riformisti per Palermo', mentre il "patto" rimanderebbe al cartello che oggi sostiene il governo Gentiloni e l'intesa firmata tra Matteo Renzi e Orlando mesi fa per portare parecchi investimenti in città - potrebbe diventare l'unica lista in campo a sostegno del sindaco uscente, concentrando le candidature tutte all'interno di questa. La "terza via" permetterebbe di non imporre un sacrificio troppo pesante al Pd, accomunandolo con quello di tutte le altre forze, parimenti chiamate a rinunciare alle proprie insegne e (in questo caso) alle proprie liste; a questo punto, il micro-uccello in volo sopra la cattedrale potrebbe sembrare un riferimento al vecchio Patto dei democratici per le riforme di Salvatore Cardinale, che si era già accordato con Orlando, ma con il suo nuovo partito Sicilia futura.
In ogni caso, la sparizione dei simboli di partito sembra davvero un affare comune. Ha ben descritto la situazione (e, soprattutto, la differenza rispetto al passato) Giuseppe Pipitone per Ilfattoquotidiano.it:
Niente più tricolori con l’emblema di Forza Italia, un tempo proiettati persino sulle facciate del teatro Massimo, quando la Sicilia regalava a Silvio Berlusconi 61 seggi parlamentari su 61 e a Palermo era stato installato un sindaco, Diego Cammarata, votato a furor di popolo nonostante fosse sconosciuto ai più. Stop anche ai rassicuranti ramoscelli d’ulivo piazzati alla base del simbolo del Partito democratico, ormai diffuso ovunque dopo le visite settimanali di Matteo Renzi in tempi di referendum costituzionale. Basta anche con lo scudo crociato dell’Udc, il partito di Totò Cuffaro, che prima ancora faceva da scenografia alle tentacolari campagne elettorali di Salvo Lima e Vito Ciancimino. 
Unico simbolo nazionale che sarà sicuramente sulla scheda, come nota sempre Pipitone, sarà quello del MoVimento 5 Stelle (a sostegno, a quando pare, di Ugo Forello, fondatore di Addiopizzo). Nel centrodestra, invece, sugli emblemi di partito la pensa come Orlando anche Fabrizio Ferrandelli, che nel 2012 si era candidato a sindaco per il centrosinistra (sconfitto proprio da Orlando): ora vorrebbe riprovarci come "candidato di tutti" ed è disponibile ad accettare il sostegno di Forza Italia o di altri soggetti, ma senza il loro simbolo. L'idea, però, non piace per niente a Gianfranco Micciché, che all'emblema forzista non vuole rinunciare pur avendo da tempo espresso simpatia per Ferrandelli (che non è certo nato berlusconiano): come andrà a finire, lo si saprà nelle prossime settimane...

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